Paese di origine: Stati Uniti (2025)
Genere: Fantasy Dark
Stagione: 5
Regia: Fratelli Duffer
Attori:
- Winona Ryder
- David Harbour
- Finn Wolfhard
- Gaten Matarazzo
- Caleb McLaughlin
- Natalia Dyer
- Charlie Heaton
- Joe Keery
- Millie Bobby Brown
- Noah Schnapp
- Sadie Sink
- Maya Hawke
- Linda Hamilton
Il sottosopra, tra il mondo reale e l'abisso
La quinta e ultima stagione di Stranger Things spalanca il sipario su una Hawkins sull’orlo del collasso, stretta tra i demoni del Sottosopra e le crescenti tensioni del mondo reale. Dopo mesi di attesa, la narrazione riprende con gli eroi ormai divisi tra speranza e disperazione: Undici recupera gran parte dei suoi poteri ma fatica a ritrovarsi, Will sente su di sé un legame inquietante con dimensioni parallele, Lucas e Max affrontano conseguenze personali pesanti, mentre Vecna e un’entità ancora più primordiale, il Mind Flayer, sembrano pronti a riversare l’inferno sulla Terra.
Con Hawkins letteralmente invasa, gli amici si ritrovano costretti a una guerra globale: marines, scienziati senza scrupoli e forze oscure convergono sulle rovine della loro città, trasformando quella che era la loro casa in un teatro di battaglie e rivelazioni sull’origine del Sottosopra. L’ultima puntata da oltre due ore conclude una lunga corsa, dispiegando archi narrativi intrecciati che portano a una resa dei conti che pulsa di sacrificio, memoria e legami indissolubili.
Un capitolo epico e indelebile nella storia della serialità televisiva
Nonostante le polemiche di metà stagione, Stranger Things 5 si erge come un colosso narrativo che difficilmente verrà dimenticato. Questa stagione ha distillato anni di mitologia, citazioni culturali e affetto da parte del pubblico in una conclusione che è, allo stesso tempo, un omaggio e una rottura degli archetipi dell’horror fantasy anni ’90.
La serie, nata con la leggerezza di un’avventura adolescenziale e il fascino nostalgico del cinema di Spielberg, Carpenter e King, chiude il cerchio con un tono maturo e drammatico, capace di mescolare tensione, cuore e un senso di perdita che riverbera oltre lo schermo. Pur con qualche sbavatura, come la gestione del ritmo in alcune fasi del Volume 2, la visione complessiva rimane poderosa: è la storia di un gruppo di ragazzi che cresce, combatte, cade e si rialza, segnando un capitolo di televisione viscerale e appassionante.
In una generazione in cui molte serie finiscono sospese o in fretta, Stranger Things ha il coraggio di chiudere, lasciando dietro di sé un’impronta indelebile nel panorama pop.
Aspetti tecnici: scenografie, corso della storia, cast e personaggi
Una delle costanti più lodate di questa stagione è la scenografia: Hawkins e il Sottosopra non sono mai stati così vividi, minacciosi e dettagliati. Gli scenografi e i VFX teams hanno lavorato con una precisione cinematografica, trasformando boschi lugubri, laboratori militari e città devastate in ambientazioni che sembrano uscire da un film di fantascienza anni ’80 reinventato per il 21° secolo.
Dal punto di vista tecnico, Stranger Things 5 innalza la posta: battaglie notturne coreografate con cura, effetti pratici mescolati con digitale, e un uso della musica che non accompagna semplicemente le emozioni, ma le sottolinea e amplifica.
Tuttavia, sul fronte narrativo il ritmo è una lama a doppio taglio: l’ultimo episodio, pur lungo oltre due ore, sembra comprimere troppe risoluzioni in un unico atto. L’eliminazione del Mind Flayer, ad esempio, avviene con una semplicità quasi disarmante rispetto alla costruzione dell’orrenda entità nell’arco di tutta la stagione; un episodio in più avrebbe potuto dare più spazio alla strategia, alla tensione e persino dare un ruolo all’esercito, che appare spesso come comparsa piuttosto che come forza narrativa e che avrebbe potuto aiutare i protagonisti.
Anche gli schieramenti di demogorgoni, potenzialmente un punto focale di scontri epici, sembrano a tratti ridotti a contorno, in cui persino Will, con il suo particolare legame col mondo parallelo, avrebbe potuto avere un ruolo ancora più centrale e attivo nelle fasi di combattimento, magari giustificandone la loro completa assenza.
Sul fronte del cast, la stagione regge grazie a performance solide e affiatate: il gruppo principale continua a risuonare emotivamente, e attori come Gaten Matarazzo (Dustin), Sadie Sink (Max) e Millie Bobby Brown (Eleven) offrono momenti memorabili. Va detto però che alcune interpretazioni, in particolare Millie Bobby Brown in certe sequenze chiave, non sempre raggiungono l’impatto emotivo massimo che la trama richiederebbe, mentre il resto del cast mantiene una qualità stellare, con scene intense e sincere che riecheggiano i punti forti della serie. La scena di coming out di Will, emotivamente importante e fortemente voluta dai Fratelli Duffer, ha diviso il pubblico, ma riflette la volontà degli autori di dare profondità psicologica ai personaggi oltre l’azione pura.
Particolare menzione per Joe Keery, interprete di Steve Harrington, uno dei miei personaggi preferiti: la crescita di Steve è memorabile e consolida con questa stagione il passaggio da “bullo” a eroe altruista, protettore dei ragazzi.
Finale, nostalgia e l’eredità dei ragazzi di Hawkins
Il finale di Stranger Things è, prima di tutto, una storia di amicizia, crescita e separazione.
Questi ragazzi non combattono soltanto forze ultraterrene: combattono la fine dell’innocenza, il passaggio dall’adolescenza alla realtà adulta. Il distacco dalle vite di tutti i giorni, la nostalgia anni ’90 filtrata attraverso televisori e radio vintage, e la consapevolezza di non poter tornare al “prima” sono temi centrali che risuonano ben oltre l’ultimo fotogramma.
Anche se alcune soluzioni narrative appaiono rapide o affrettate, l’essenza emotiva è fortissima: ogni abbraccio, ogni lacrima e ogni addio raccontano di legami scolpiti dal tempo e dal pericolo, di giovani che hanno imparato a lottare non perché scelti, ma perché costretti a fare sempre la cosa giusta, anche quando fare la cosa giusta fa male. In questo senso, Stranger Things 5 non è solo il finale di una serie: è un commiato poetico al concetto di crescita, al peso dei ricordi e alla resistenza dello spirito umano, che rimarrà nell’immaginario collettivo come un capitolo epico del racconto televisivo moderno. Nostalgia compresa, tra mostri, risate, orrore e cuore puro.
Immagini dei rispettivi autori – © Netflix



