Un ritorno a Narnia… in grande stile
Dopo anni di attesa e timori che il progetto venisse accantonato, il reboot di Narnia è tornato al centro dell’attenzione: la regista Greta Gerwig e Netflix hanno chiuso un accordo con IMAX per un’uscita cinematografica — una rarità per uno streamer noto per le uscite dirette in digital streaming. Il piano prevede una finestra esclusiva di due settimane (con possibilità di estensione) su circa 1.000 schermi IMAX globali, con lancio nel Giorno del Ringraziamento 2026. Solo dopo questo periodo horror-fantasy event, il film arriverà su Netflix a Natale.
Questa decisione segna un netto cambio di strategia per Netflix e, ancor più, per la concezione di “evento cinematografico” per un film originariamente pensato per lo streaming: per la prima volta in molti anni, un adattamento fantasy-classico di tale portata verrà trattato come blockbuster, con un’impostazione da sala e promozione come tale.
Ma le polemiche non si sono fatte attendere

Non tutti hanno liquidato la notizia come un successo. Alcune delle più grandi catene di cinema – in Europa e USA – sono insorte contro l’accordo, denunciando un precedente pericoloso. Il CEO di Vue Entertainment, Tim Richards, ha scritto una lettera aperta definendo l’accordo “dannoso per l’industria e per il pubblico”, sostenendo che una release limitata alle sale IMAX penalizza la maggioranza delle sale tradizionali, soprattutto quelle familiari o orientate a formati diversi da IMAX. Criticato anche il modello stesso di distribuzione: solo due settimane in sala, poi salto su Netflix. Molti esercenti temono che questo “evento esclusivo” deprima l’intero ecosistema cinematografico – un film di grande richiamo dovrebbe poter essere visto dal maggior numero di persone possibile, non creare “esclusività” artificiale.
Alcuni studios (leggasi giganti come Disney) avrebbero addirittura avvertito IMAX di non dare priorità allo schermo per “Narnia”, paventando una guerra tra blockbuster per lo stesso periodo.
Per molti critici la mossa sembra più un esperimento commerciale che una scelta artistica, un tentativo di trasformare uno streamer-movie in prodotto da grande schermo a tutti i costi.
Da un lato, l’idea che Narnia venga proiettato su schermi IMAX e trattato come evento cinematografico mondiale accontenta i fan di lunga data — un ritorno di un’era in cui la sala era sacra, un omaggio alla potenza visiva e viscerale del racconto di C. S. Lewis.
Dall’altro però, l’accordo appare come una forzatura: una finestra così corta che rischia di escludere molti spettatori, e una distribuzione risicata che quasi affida la “magia” del film a chi ha accesso a IMAX.
Il dibattito rivela una spaccatura più grande: da un lato chi crede ancora nel cinema come esperienza condivisa, immersiva e “evento”; dall’altro chi vede in Netflix e nello streaming (o in modelli ibridi) il futuro della fruizione — più democratico, accessibile e meno vincolato a schermi e confini geografici. Narnia diventa dunque un banco di prova: può un progetto nato a tavolino per lo streaming riconquistare dignità da sala senza tradire l’origine?
Il possibile cast
Il reboot di Narnia pare stia radunando un cast di altissimo profilo. La conferma più solida riguarda Emma Mackey, che vestirà i panni della Strega Bianca (Jadis), antagonista iconica dell’universo di Narnia.
Accanto a lei, si parla di Daniel Craig, in trattative per interpretare lo zio Andrew Ketterley, figura chiave che introduce i giovani protagonisti al mondo magico.
Un’altra presenza importante potrebbe essere quella di Carey Mulligan, indicata come possibile interprete di Mabel Kirke, la madre di uno dei due bambini protagonisti.
E forse la scelta più audace: pare che Meryl Streep sia in trattative per prestare la voce al leone parlante Aslan — un colpo di scena che già sta suscitando dibattiti fra fan e puristi della saga.
Immagini dei rispettivi autori – © Netflix



