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L'Ultimo Bastione - Prologo

Ovunque posasse lo sguardo l'oscurità si estendeva impenetrabile. Le tenebre sembravano permeate da un'essenza maligna e i refoli d'aria che avvertiva sulla pelle somigliavano al suo gelido respiro. Qualcosa di inumano si celava tra i flutti di quel mare notturno.
In lontananza sentiva gemiti ed urla raccapriccianti, quando rumori striscianti alle sue spalle lo fecero sobbalzare. La paura s'impadronì definitivamente di lui. Decine di occhi inquieti si accesero nell'ombra e, improvvisa, fu la luce.
Cinerea, giungeva come attraverso grigia pietra traslucida, infondendo a tutto ciò che lambiva un alone sepolcrale. Si trovava in un enorme antro scavato nella roccia. Il suolo irregolare era ricoperto da schegge di pietra dai bordi affilati come rasoi e, prostrato a terra, fronte e ginocchia erano torturati da dolorosi graffi da cui il sangue stillava bagnandogli il viso. Questo aveva eccitato l'olfatto delle creature semiumane dal grottesco volto canino che l'avevano circondato. Gli Orcani lo guardavano dietro i loro malvagi occhi neri, se avessero potuto non avrebbero esitato a ridurlo a brani.
-Il padrone è tra noi!- Guaì la voce gutturale del mostro più vicino a lui. Subito gli Orcani si prostrarono tremanti a terra.
-Il momento è giunto!- Una voce terribile riecheggiò nell'antro facendo tremare le rocce. Gli Orcani guairono terrorizzati.
-Alzati, e preparati! Riceverai il dono che mai ad altri fu dato e che, se riuscirai nel compito che ti affiderò, ti renderà immortale!- Proseguì la voce da un abisso carico d'odio.
Insicuro sulle gambe, soffocato dall'incredibile presenza del suo padrone, lentamente l'uomo fece quanto gli era stato ordinato. Sul volto grosse perle di sudore freddo si mischiavano al sangue caldo, ma vi traspariva anche una gioia selvaggia. Non si era mai trovato al cospetto del suo signore e il solo pensiero di quella vicinanza lo riempiva di un terrore indicibile, ma ciò che gli era stato promesso faceva brillare nel fondo dei suoi occhi un folle lume.
Levando lo sguardo lo vide, o meglio vide la forma in cui volle presentarsi. Nei suoi occhi mortali fu l'ultima immagine che vi si impresse, poiché fu tale l'orrore a quella vista che il suo cuore cessò di battere all'istante. I suoi occhi persero ogni luce. Ma un istante prima di morire si sentì pervadere da una forza immensa che avvertì fluire entro ogni fibra, gonfiando prodigiosamente le sue membra. Al contempo sentì come una mano di ghiaccio squarciargli il petto per estirparvi violentemente il cuore. Al suo posto vi lasciò qualcosa più nero della notte: il dono delle tenebre. Ora era immortale.
Non appena si riebbe dalla spaventosa esperienza, la sua nuova coscienza si impadronì dell'incredibile forza che scorreva nel suo corpo. La sua essenza si espanse e si dilatò, fino a comprendere spazi e tempi che prima neanche avrebbe potuto immaginare esistessero. Si sentiva onnipotente, avrebbe forse potuto persino liberarsi dal giogo del suo padrone... no, la potenza dell'essere che gli aveva dato nuova vita appariva ancora inimmaginabilmente più grande. La sua essenza era talmente vasta che non riusciva a scorgerne la fine in quel mondo desolato, nemmeno utilizzando i suoi nuovi, straordinari poteri.
-Pensavi che la tua trasformazione sarebbe stata piacevole, sacerdote?- Chiese carica di ironia la voce dell'essere. Non attese la risposta. Come se avesse letto i pensieri della nuova creatura continuò. -Questo per ricordarti che come io ho creo, posso distruggere!- Il tono imperioso, in una frazione di secondo nella mente del sacerdote si sovrapposero milioni di immagini di se' stesso sottoposto a torture indicibili. Vacillò.
-Certo mio signore.- Si affrettò a dire affannato.
-Ora sei pronto per compiere il tuo destino.- Continuò il nero signore. -Il Custode di Luce giocherà a breve la sua ultima, più temibile, ma anche più disperata carta. Non deve giungere qui, non avrei alcun potere su di lui nel mio regno.-
-Non temete padrone, con il potere che mi avete affidato non potrò fallire. La vostra generosità verrà ripagata.-
L'essere esplose in una risata agghiacciante. -Generosità...- Ripeté. -Lo spero bene!- Proruppe la voce in un ruggito animalesco che fece accapponare la pelle agli Orcani ancora prostrati. -Ma se fallirai...- Non ebbe bisogno di finire, il sacerdote sapeva bene cosa l'avrebbe aspettato: l'annichilamento totale del suo essere.
-I miei eserciti colpiranno come maglio tutti i regni di Aldegar. Il Caos e l'anarchia impereranno incontrastati. E quando anche le Quattro Chiavi dell'Apocalisse saranno pronte la mia sovranità si estenderà sull'Universo intero!- Un portentoso ghigno fu udito terrificante per tutta la landa desolata.



**** **** **** **** ****


Una morbida luce solare si diffondeva nella volta del cielo. I raggi benevoli gli accarezzavano la pelle del viso circondandolo come in un abbraccio. Una sensazione di pace e serenità lo pervadeva ogni volta che raggiungeva la dimora celeste del suo Signore. D'altronde non poteva che essere così per un Uomo, seppur speciale quale lui era.
Il paesaggio intorno a lui ondeggiava a perdita d'occhio in dolci colline. Fiumi cristallini scorrevano nelle valli, e creature ultraterrene cantavano immergendosi in quelle acque. L'aria era satura di un inebriante profumo, come in un arcobaleno di fiori ed essenze. Nonostante la luce, era possibile ammirare in cielo stelle infinite, grandi come pugni chiusi, luminose come piccoli soli.
Dal giardino dove passeggiavano, il palazzo del suo Signore dominava il paesaggio: immensamente grande, ma al contempo di una simmetria e grazia delle forme supreme, le sue mura parevano innalzarsi leggere come nuvole d'estate, le pietre che le formavano erano fatte di energia lucente, di pura magia. Quel palazzo era l'inno alla perfezione divina.
Al loro passaggio piante e animali salutavano il loro padrone inchinandosi. Il suo Signore... più volte si era trovato al suo cospetto e sempre aveva potuto godere dello sconfinato e vivificante potere che da lui emanava. Ma ora cupe onde increspavano la serenità di quell'aura infinita.
-Il pericolo che corriamo è gravissimo...- così parlava il suo Signore con voce pacata a dispetto del momento. -Il tempo dei Custodi volge al termine. Mai il futuro era apparso così nebuloso e incerto... ci apprestiamo a compiere una svolta, ma non sappiamo cosa ci si parerà di fronte.- Fece una pausa. Tutto il mondo intorno a loro parve fermarsi, quasi partecipasse delle sofferenze del suo creatore. -Ho pensato a lungo, la mia decisione non giunge senza tormenti, ma non vi sono altre soluzioni. Se solo potessi agire in altro modo...- il mondo si fermò di nuovo trattenendo il fiato. Riprese a scorrere. -Ma il mio dovere è anche questo e ad esso non posso sottrarmi. I segni della decadenza sono troppo evidenti, il Custode del Caos non ha tardato ad accorgersene e presto lancerà la sua micidiale offensiva. Dobbiamo prevenirlo prima che sia troppo tardi, altrimenti non vi sarà domani per Aldegar.- Di nuovo una pausa. La luce sembrò diminuire e un velo di oppressione parve calare su quella terra. -Sei il mio più forte e fedele servitore...- Indugiò un lungo istante. -... ed amico, ma il fardello che sto per porre sulle tue spalle potrebbe essere troppo pesante, persino per te... Sei libero di...-
Non lo fece terminare, senza nessuna esitazione l'uomo lo prevenne. -Nessun fardello sarà troppo greve se sarete voi a porgermelo. Come avete detto sono onorato di essere, fra migliaia di creature più degne di me, il servitore in cui riponete la maggior fiducia. Farò di tutto per non deludervi. Tornerò, o morirò nel tentativo di farlo...- terminò risoluto.
-Ciò che mi dici mi rallegra e rattrista al contempo. Sono felice di aver posto la mia stima in un uomo delle tue qualità.- Sorrise benevolo. Poi continuò grave. -Purtroppo l'ombra che vela l'esito della tua impresa deprime le mie speranze di rivederti di nuovo vivo. Se dovessi fallire non ci sarà più luce...-
-Non fallirò!-
Il Signore di Luce guardò il suo servitore. Diverse rughe incresparono la sua fronte. Dal nulla comparve levitando un cilindro nero.
-Prendila allora! L'Arcano della Morte Bianca ucciderà chiunque toccherà questo involucro senza essere stato segnato dal mio sigillo, non importa quanto potente egli sia. Abbine cura. Ora va, nella guerra appena cominciata il tempo non è nostro alleato!-
Chinando il capo, il servitore levò la mano dalle dita affusolate per prendere il nero contenitore. Se lo assicurò sotto le lunghe vesti all'altezza della cinta. Una sfera di energia lucente lo avvolse, un momento dopo, il vuoto.
Il volto umano con cui si era presentato all'uomo scomparve in una nuvola di energia evanescente, non prima però che le sue labbra si incurvassero in un sorriso appena percettibile.




Titolo: L'Ultimo Bastione - Prologo
Categoria: Racconti FantasyItalia
Autore: Tranzillo Vincenzo
Aggiunto: September 26th 2007
Viste: 564 Times
Voto:Top of All
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