Un nuovo Divinity nasce dalle ceneri di Baldur’s Gate 3
Con il nuovo Divinity, Larian Studios non sta semplicemente tornando a una delle sue saghe storiche: sta ripensando da zero il modo in cui costruisce un GDR. Forte dell’esperienza enorme maturata con Baldur’s Gate 3, lo studio belga ha deciso di abbandonare qualsiasi compromesso tecnico e creativo imposto da sistemi esterni come Dungeons & Dragons, sviluppando un motore proprietario completamente nuovo.
La scelta nasce da un limite chiaro emerso durante Baldur’s Gate 3: adattare un regolamento nato per il tavolo ha funzionato, ma ha anche frenato alcune ambizioni.
Divinity sarà quindi costruito su regole pensate esclusivamente per il videogioco, con un mondo più reattivo, una narrazione più elastica e una messa in scena ancora più cinematografica. Rivellon tornerà circa cento anni dopo Original Sin 2, in un’epoca di dèi silenziosi, sacrifici umani e orrore rituale, con un tono più cupo e sporco rispetto all’epica più avventurosa di Baldur’s Gate 3.
Tecnologia, IA e sviluppo più rapido
Il nuovo Divinity Engine non punta solo a migliorare la grafica, ma a sostenere un gameplay più profondo e meno prevedibile. Il combattimento resterà a turni, ma sarà costruito attorno a interazioni ambientali ancora più estreme: superfici, clima, magia e fisica non saranno semplici bonus tattici, ma veri strumenti narrativi.
Le meccaniche di gioco saranno più sistemiche, con missioni che potranno evolvere o collassare in base a scelte anche indirette, come alleanze sbagliate o l’uso eccessivo della violenza. I personaggi promettono una scrittura più stratificata, meno “eroi da party” e più individui moralmente ambigui, spesso legati a culti, divinità decadute o traumi personali.
La trama principale ruoterà attorno a un mondo che sta lentamente marcendo, dove il concetto stesso di salvezza è messo in discussione, e il giocatore potrà diventare tanto un argine al disastro quanto il suo acceleratore. Sul fronte produttivo, Larian punta a ridurre i tempi di sviluppo a tre-quattro anni grazie a una pipeline più efficiente e a un uso mirato dell’IA solo per compiti tecnici, come pulizia del motion capture e test interni, ribadendo che scrittura, design e contenuti finali restano rigorosamente umani.
Perché Divinity è già uno dei GDR più attesi
Al di là delle promesse tecniche, il nuovo Divinity colpisce per la sua direzione tematica. Larian sembra voler fondere dark fantasy, folk horror e paganesimo medievale in un mondo dove speranza e disperazione convivono davvero, non come slogan ma come conseguenza diretta delle scelte del giocatore.
L’idea che il protagonista possa essere tanto una luce quanto una catastrofe vivente è il cuore filosofico del progetto, rafforzato dal ritorno di Boris Slavov alla colonna sonora e dalla possibilità di un nuovo accesso anticipato, pensato come strumento di dialogo con la community. Dopo Baldur’s Gate 3, Divinity non sembra voler alzare l’asticella solo in altezza, ma anche in profondità: meno vincoli, più identità, più rischio.
Se manterrà anche solo parte di ciò che promette, potrebbe diventare il manifesto definitivo di cosa può essere un RPG moderno quando è costruito senza catene.
Immagini dei rispettivi autori – © Larian Studios



