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IL VELENO DI NABRET

Adamaran

I Libri dei Mondi: Libro di Nabret



Prologo

Il Veleno di Nabret



Le tenebre assediarono presto gli abissi della Darumsuria, lasciando i bastioni dei castelli appena percepibili nella nebbia notturna . Inerpicarsi su quei sentieri di quella regione dopo il tramonto, significava smarrirsi e rischiare di sprofondare nei temibili baratri della regione. Arkan , Lorien, Gordian e Karagan, i Quattro Cavalieri di Nabret, conoscevano i rischi. Arkan, il Capo della compagnia, aveva un piano preciso. Ne parlò con gli uomini per definire l’allenamento e il modo d’incursione notturna. Non era la prima volta che agivano con le tenebre, ma era quasi inverno, una stagione micidiale per il combattimento, attaccare i Draghi significava affrontarli su un terreno scivoloso, sulle montagne congelate, con il rischio di rimanere travolti da valanghe o smottamenti. I Draghi, inoltre, volavano. Era un’altra conquista dovuta al patto d’alleanza con i Signori della Luce, antiche divinità maligne e dominatrici. La Luce Rossa li aveva resi in grado di alzarsi in volo e inseguire la folle velocità delle loro prede, gli Allaghèn, creature schive, dagli zigomi eterei e molto più minute di un Uomo, e, soprattutto, colme dell’Energia che gli antichi sovrani stavano cercando in tutto l’universo. Il pericolo era mortale. Arkan pensò a un piano d’incursione all’interno del castello, che non lasciasse respiro ai Draghi, in modo da non dar loro la possibilità di utilizzare le loro ali. Ma bisognava raggiungere il maniero non visti, strisciando per molti metri, controvento, in modo da non far intercettare il proprio odore. Coperti di fango, grasso e olio per impedire alla pelle di spargersi sino alle narici dei rettili, i Cavalieri s’arrampicarono, mimando i movimenti di serpi e linci.

“Il canale delle acque reflue.” Indicò Karagan, un giovane e agile Cavaliere, dalla chioma color bosco e un accenno di peluria scura sul volto “Arkan, vado io, come avevamo già provato.”

“Per l’ultima volta, Karagan, ti consiglio un compagno.” Replicò il Capo della Compagnia.

“No, so cosa faccio. Da solo mi muoverò in fretta, non sono abituato a portarmi dietro qualcuno. Poi se dovessero prendermi, la farei finita subito, senza obbligare un Uomo a combattere per il mio cadavere.” La voce stridente del giovane guerriero era sicura.

“E sia, Karagan, sono fiero di te.” Disse Arkan “Sta’ attento e guardati sempre le spalle in quei liquami.”

“È una cosa schifosa, lo so, ma è l’unico ingresso che non susciterà la reazione delle sentinelle.”Gli rispose, preparandosi.

Arkan, Loren e Gordian, rimasti fuori dalle mura, osservarono il loro amico immergersi in quella poltiglia nero rossastra. Nessuno ebbe voglia di aggiungere qualcosa, e il resto della Compagnia proseguì con il piano. Prepararono le spade, archi e balestre, vennero approntati i pugnali degli stivali, e sigillate le corazze.

Tornò Karagan, coperto da una melma viscida e puzzolente. Passandosi un panno sulla corazza, riferì: “Sono una decina. Tre i maschi dominanti, sette gregari. Vandall è il capo del branco. Tre si riproducono, due, più giovani, sono ammessi alla corte, quindi sono cinque i draghi che custodiscono l’Allaghèn, Vandall incluso, ovvio. Gli altri cinque sono i servi del branco, sentinelle e segugi.”

“Ottima perlustrazione, Karagan, dicci, hai visto anche Vandall?” chiese Arkan

“Il ‘grande capo’ non l’ho visto, ma si sente il suo respiro al piano terra. Credo che stia tormentando il prigioniero nella Sala del Trono.”

“La Sala del Trono è dove usano il corpo degli Allaghèn, sta al centro esatto del castello. Quindi i Riproduttori sono riuniti?”

“No, penso che ci sia solo Vandall con il prigioniero. Ho sentito solo un grande potente respiro provenire da lì dentro. Gli altri draghi li ho visti sparsi fra le torri di guardia, e il mattatoio.”

“Dannazione, sono sparpagliati!” replicò preoccupato Gordian.

“Volevi che si mettessero in posa per te?” rispose Loren

“Sarà difficile prenderli di sorpresa, così!” continuò.

“Lo so, amici.” Disse Arkan “Ma era prevedibile. Karagan, hai detto che Vandall sta da solo nella Sala del Trono con il prigioniero?”

“Proprio così, Arkan.”

“Allora penso che fra non molto i Riproduttori si riuniranno a Vandall. Adesso da quello che ho sentito, le guardie sono sulle torri, mentre il resto della famiglia è nel mattatoio a rimpinzarsi. Vandall ha già mangiato, lui mangia per primo, sempre. Perciò si è ritirato per dare inizio ai rituali di preparazione. Aspettiamo, se non tutti, ma coglieremo di sorpresa almeno quei cinque bastardi , a me interessa Vandall, una volta perso il loro capo, il branco sarà perso.”

“Allora perché non entriamo subito? Vandall è solo e più vulnerabile.” Domandò Karagan.

“No, rischieremo di farci accerchiare da tutto il resto del branco. E poi l’Allaghèn potrebbe reagire difendendo il suo aguzzino, non sarebbe la prima volta. È una deviazione della psiche dei prigionieri, che li rende affezionati ai loro secondini, lo sapete. Ma una volta iniziata la loro tortura, l’Allaghèn sarà senza forze, incapace di qualsiasi reazione e potremmo portarcelo via.”

“Sono d’accordo, Arkan.” Fece Lorien “Ma più aspettiamo qui fuori, più corriamo il rischio di venire scoperti.”

“Me ne rendo conto. Ma non temete, amici, la cosa non si protrarrà per molto. I draghi non amano aspettare con i rituali.”

La notte si fece densa di umidità, e i Cavalieri erano riusciti ad avanzare sino alle vetrate esposte a nord, senza esser scorti. Karagan ritornò dai suoi: “Accadde qualcosa nella Sala del Trono. I cinque si sono riuniti e l’Allaghè è al centro.”

“è il momento, entriamo!” fece Arkan.

I Cavalieri irruppero. In mezzo alla sala, Vandall era sopra l’Allaghèn, lo sovrastava come una montagna dell’inferno, una sola delle sue zanne avrebbe potuto sfondargli il cranio . Al momento dell’incursione sollevò la grossa testa, e lanciò un ruggito sdegnato, che fece vibrare ogni vetro del castello. Gli Uomini si erano addestrati a reagire a quel suono tremendo, capace di abbattersi su un corpo come una tempesta.

“Vecchio mio, devi aggiornare i tuoi sistemi di difesa.” Disse il Arkan il decano, piombatogli davanti.

“Arkan, tu sia dannato!” ringhiò sbavando il grande drago.

Gordian, un guerriero tarchiato e massiccio, sfidò le Sentinelle giunte dalle torri, e, sebbene queste fossero tre volte un Uomo, combatté in modo furioso, Ne annientò due e lacerò in modo grave un’ala d’un’altra. Lorien e Karagan assalirono i tre Draghi Maggiori, i Riproduttori. La lotta fu convulsa, senza regole, mentre Vandall, accecato dall’ira, si gettò addosso ad Arkan.

“Gordian, prendi l’Allaghèn, adesso!” gridò, mentre la sua spada incalzava il capo dei draghi da sotto il ventre, spingendolo verso la parete.

Gordian, liberatosi dalla lotta , si precipitò sul prigioniero, confuso e insudiciato dalla saliva del drago. Lo sollevò sulle spalle, correndo fuori dal campo di battaglia, com’era stato pianificato.

“Via, via, cominciamo a ritirarci!” ordinò Arkan, dopo la mossa di Gordian. Vandall con l’addome squarciato era ancora in grado di combattere e volare. Arkan con un braccio rotto dal suo morso e un dolore allucinante, controllava la battaglia. Lo scudo lo aveva parato da un fendente mortale degli artigli, e la sua spada era potuta affondare nel ventre del nemico. Ma l’artiglio più acuminato della zampa posteriore riuscì a colpire anche la gamba del Cavaliere, lacerandola. La Sala era un lago di sangue. Sangue di Drago e di Uomo. Sebbene Arkan, affrontò un solo Drago, a differenza dei suoi compagni, il suo combattimento fu il più devastante. Vandall odiava gli Uomini, forse più degli Allaghèn e in particolare detestava Arkan. Il Decano fu la causa della cicatrice che circondava il suo occhio, e del suo corno spezzato sulla fronte.

Il Cavaliere, tempo prima, gli balzò in groppa, mentre volava, lanciandosi dai merli di una torre. Gli devastò il muso, e per poco non lo uccise, umiliandolo in modo insopportabile. Da allora cercò sempre la sua vendetta.

Quando anche Arkan riuscì a smaccarsi dal drago: “Via, via, nella foresta, non rimanete allo scoperto!” urlò ai suoi.

Vandall con il fuoco negli occhi, volteggiò dietro agli Uomini come la furia di un tuono. Ma i Cavalieri avevano preparato una via di fuga veloce che li portò al riparo nell’intricato bosco, dove un grosso rettile come lui non era in grado di muoversi.

“Dannazione, con questo schifo addosso, è viscido come una salamandra.” Disse Gordian, mentre al riparo nella foresta, si sistemò l’Allaghè in una posizione più comoda.

Arkan si teneva il braccio, l’energia del combattimento non gli faceva ancora percepire appieno il dolore. I quattro ripulirono il prigioniero dalla bava di Vandall, che gli colava ovunque. Questi sussurrò nell’unica lingua di Nabret che avesse imparato, quella dei suoi aguzzini: “Chi siete, cosa volete?”.

“Ascoltami, siamo Uomini, io sono Arkan, e loro sono i miei compagni che ti hanno liberato dai Draghi. Ci hanno avvertiti della tua prigionia nel castello di Vandall e siamo intervenuti per portarti via. Sei libero, adesso. Nessuno ti farà più del male.” Anche i Cavalieri conoscevano l’idioma dei Draghi. L’Allaghèn respirava in modo rapido, ma per la prima volta forse dopo anni, pianse sulla spalla quadrata di Gordian. Gli Uomini gli fecero coraggio.

Erano giunti sul baratro del Monte Fut Obh, in una delle lunghe notti di Nabret: il mondo dei Cavalieri di Arkan.

Come gli altri tre Uomini, il Decano, viveva per quell’attimo. L’istante in cui quegli occhi neri screziati di lampi azzurri, smettendo di piangere, si volgevano verso l’immensità della notte, un ultimo sguardo agli Uomini, un saluto infiammato di gratitudine e di ansia, perché il cuore corre già, libero, verso i confini della velocità della luce. E poi una ricorsa, il salto più veloce e alto che si possa ammirare in essere vivente, e il suo corpo che scompare in una folgore bianca, risucchiata dalle infinità dei gorghi siderali, la sua libertà.

.






Titolo: IL VELENO DI NABRET
Categoria: Racconti FantasyItalia
Autore: Alessandra Biagini S
Aggiunto: July 8th 2011
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