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Alessandra Biagini Scalambra

Adamaran

Ciclo di Eratai

i Tempi Oscuri

Il Combattimento di Adam

I Maestri Cantori mi raccontano dei Tempi Oscuri come di una lunga, triste epoca, in cui il cuore e la mente di Adam si persero nei fumi della tecnologia di Alath. Quando Adam accettò la proposta di Alath, non fu l’unico Uomo a lasciare la Creazione. Spaventati da un’eternità senza guida, a contatto con forze aliene, e pressati dal terrore che la Linfa li abbandonasse, quattro dei Dodici Uomini decisero, in piena libertà di chiedere al Nomade il permesso di seguirlo. Adam cercò di dissuaderli, ma Alath intervenne con allettanti promesse sul loro destino. Divennero i Quattro Generali dell’Empireo, sottoposti al comando del Luogotenente Adam, per volere di Dio. Si chiamavano Mahanar, Garavan, Umanir, Ruperan. Alath, vista la loro promessa di eterna fedeltà e la solerzia con la quale accettarono il loro nuovo destino, li battezzò mettendo loro il nome che li legasse alla sua divinità, divennero: Mahikal, Gavrial, Urihal, Raphelal. Il Primo Uomo non venne mai battezzato, perché il Dio aveva il tremendo timore di scuotere troppo la sua memoria incatenata, causandone uno sconvolgimento feroce, in grado di liberarla.

Passò il tempo, e l’ultimo dei Dodici Mondi che Adam creò per la Vita, divenne uno strategico feudo controllato da Alath, attraverso il potere dell’immemore Adam, ora divenuto il più potente dei re Vassalli, accecato dalla fedeltà verso il suo Dio. I Maestri Cantori hanno tramandato il nome di mondo come Erat, perché mi dissero di aver ascoltato la melodia della sua creazione e udito un suono simile dalle labbra di Adam. Con il trascorrere delle ere i suoi abitanti cominciarono a chiamarlo Terra. Mi raccontarono di aver chiamato il sistema dei Dodici Mondi della Creazione, Adamath, in ricordo del Nomade.

L’ultimo spasmo della Resistenza irruppe nel deserto di Avila, per combattere la battaglia finale contro l’oblio che avvolse il Primo Uomo. Azyrath portò le sue forze innanzi alle schiere di Alath, sul margine del deserto, di fronte ai bastioni di Erat. Con la Regina si era schierato il popolo di Ad’, formato dai Rettili Pensati, Lacerta e Draghi che insorsero al fianco di Meliel per scacciare l’usurpatore Uzzath, e quello dei Tamud, una gente formata dagli otto dei dodici Uomini rimasti dopo la partenza di Adam, e dai loro discendenti. Non mancarono al suo fianco gli Aehelyhn, una razza di Giganti discesi dall’ Emozione Elyhn che seguì Adam nella Creazione della Vita, assieme a Meliel. Loro pagarono più di altri l’indecenza di Alath, poiché il loro mondo Argum, venne devastato dai primi ordigni che sconvolsero la Creazione, dopo la partenza di Adam. E ora i vecchi amici dell’Uomo erano serrati in file, per attaccarlo. Per un ultimo tentativo di liberare l’Erat dal dominio di Alath.

“Azyrath è lì fuori e attende solo il momento buono per creare una breccia nelle difese del Regno di Adam.” Sospirò Mahikal.

“Lo so, non vi voglio intorno quando dovrò scontrarmi con lei.” Rispose Adam senza diplomazia.

Il Ghihon, l’antico fiume dell’Erat era uno specchio di ghiaccio che illuminava la notte con le stelle riflesse. Il Generale Empireo guardò il suo Signore: “Non capisco, Adam, vorresti fronteggiare gli Ad’ e i Tamùd da solo?”

“Non ho detto questo. Voglio confrontarmi con Azyrath, senza la vostra presenza. Non devo passare da codardo, darò a vedere al suo popolo ribelle come combatto ogni loro intento blasfemo.”

Il Generale pareva turbato:”Gli ordini di Alath erano altri.”

“Tu devi eseguire i miei ordini, per ora.” Replicò il Generalissimo.

“Come vuoi. Ma ti ripeto, mio Signore, è pericoloso fronteggiare Azyrath da soli. La sua potenza è quella delle origini, e, da quanto si conosce, questa energia è rafforzata dalla Linfa, poiché l’ha rubata ai Signori della Luce.”

“Conosco il pericolo. Ma il mio piano è questo.” Adam non cedette.

Venne presto la notte quel giorno. Alath non richiamò il Re della Terra dal suo intento, lasciandolo al cospetto delle lente anse del Ghihon. Oltre il deserto di Avila brillava costellato dalle sue segrete onici.

Adam attese che la notte elevasse al culmine la sua luna, e fu al massimo plenilunio che la distesa d’Avila divenne un’unica lastra bianca, dalle sponde del Ghihon sino all’estremo confine del mondo, Sur. La città dalle memorabili colonne ardenti.

“Aspetta che la luna stenda uno specchio niveo dal Fiume sino all’ultima città conosciuta.” Gli sussurrò la stessa Regina Azyrath, durante un sogno concitato, in cui Adam dovette fronteggiare un demone feroce sulle vette del Monte, in una notte nella quale si radunarono per l’occasione anche i Maestri Cantori. Non disse nulla di questo sogno ai Signori della Luce, e Alath non scavò nel suo cuore.

Adam sapeva che prima o poi la Regina sarebbe tornata da Aurora, e si sarebbe battuta con lui, per un motivo che non riusciva a comprendere, ma che sentiva agitarsi dentro di lui, come un serpente velenoso, in attesa di mordere. Quello era il suo senso di colpa nei confronti di Dio. Nonostante le punte di ferro del cilicio penetrassero in profondità nella sua carne, Adam non riusciva a lavarsi di dosso quel senso di sporco insito nella sua memoria . Anche riducendosi come un animale macellato, il senso del peccato permaneva nel suo cuore. Grande fu l’incantesimo di Alath nei confronti dell’Uomo, rese in lui la colpa per quello che era stato nella vita prima del patto con Dio.

Adam attese l’ultimo abbaglio della luna. Ora essa era giunta in cima al cielo.

Dal mondo oscuro, nel regno dell’orrore e del caos, Aurora, piombò l’ombra della Regina.

Adam alzò lo sguardo e vide che la luna si era chiusa in un velo rossastro.

“Primo degli Uomini, mi presento a te, nel tuo dominio.” Spirò come un nembo di tempesta la sua voce “Chiedo l’onore di battermi solo con te. L’esito di questo duello deciderà le sorti della guerra.” Dalle fila degli alleati di Aurora si levarono mormorii di sorpresa. Si udì in lontananza la voce di un Uomo: “Azyrath, non farlo! Lascia che ti proteggiamo i fianchi!”

Ma lei era lì, davanti al suo nemico, sola. Troppo distante dai suoi alleati, che le avrebbero impedito di avventurarsi sola nel duello. Si ricordò delle parole de Il Blu . Come se un destino di morte avesse avvolto tre vite, costringendole a distruggersi l’una nell’altra, la spada della Regina mantenne la promessa fatta all’Antico Cantore, penetrando nel suo cuore e adesso, Azyrath, invocava la morte per mano di Adam.

La Regina fece all’Uomo“è l’unico modo perché non scorra il sangue di innumerevoli vite.”

Adam non preferì parola, scrutando con un piglio d’odio la sua nemica.

“Il mio sacrificio servirà soprattutto a te, Primo Uomo.” Gli disse.

Ancora quel serpente si smosse nelle viscere della memoria di Adam. Ma questi diede ascolto al suo malessere e ruggì: “Dunque sei consapevole di come andrà a finire, Sovrana d’Aurora?” .

Lei parlò con il viso, annuendo: “Lo sono, Re di Erat.” Azyrath intuì il tormento di Adam e questo la convinse che il tempo era maturo per fare ciò che andava fatto.

“Si sta alzando il vento.” Notò Adam. Colse la sua spada e fece il saluto.

Azyrath sollevò a sua volta la sua lama.

“Sei un nobile nemico.” Disse l’Uomo.

“Un giorno non avrai pietà per colui che ti ha mandato a combattere.” Replicò la sovrana.

Ebbe inizio lo scontro.

Ogni colpo fu tremendo, si abbatteva sui due più forte dello schianto di un asteroide. Un catastrofico terremoto sollevò la terra di Avila sin nei suoi angoli più remoti. Le sabbie eterne divennero onde, le lame sconvolsero con furia devastante il silenzio delle rocce, e smossero i venti del deserto. La tempesta infuriò e venne vista ovunque nella Creazione. Le acque di Ghihon vennero scagliate in alto, e ricaddero per dieci giorni, affogando ogni terra del regno.

Poi d’improvviso tutto tornò a tacere. La sabbia ricadde dal cielo e l’acqua si ritirò nei suoi antichi alveoli. Il bianco sale di Avila divenne un immenso campo color vino. Adam raccolse il suo mantello, scuotendosi la polvere dalle spalle. Si ripulì del sangue che aveva impregnato il suo corpo. Rinfoderata Bevha, la sua spada, si chinò sulle sabbie imbrunite e raccolse il corpo di Azyrath.

L’occhio di Alath confermò al suo impero il Campione, Adam, Re degli Uomini, Dominatore delle Creature dei Mondi. Ovunque il grido di guerra del Dio venne ascoltato, e tremarono le colonne del tempo, ai confini dei quattro Universi.

Adam scavò nelle terre di Avila molto in profondità la tomba di Azyrath. In quello stesso momento fiumi di luce blu cominciarono un lento e triste risalire verso il cielo. Erano gli ultimi Maestri Cantori che lasciarono la Creazione, dopo la sconfitta della loro Sovrana. I Draghi ribelli si riunirono verso i confini di Avila e attesero gli ultimi principi provenire dal Sur, quindi in una mesta processione oltrepassarono anche loro i confini dell’Impero dei Signori della Luce. Tutto era finito con la perdita di Azyrath.

Per nove notti Adam scavò nella Terra, la tomba della Regina. Alath vegliava, mentre un canto funebre si accese da ogni stella in cielo, i Cantori stavano salutando la loro Signora.

Infine depose il corpo nelle profondità, e ricoperto, disse: “Ora l’Onore di Alath è stato riconsacrato in ogni mondo della Creazione.”

“Verrà un giorno in cui non proverai pietà per chi ti ha costretto a questo.” Sentì spandersi le ultime parole di Azyrath sulle sabbie insanguinate, mentre la preghiera di Alath riportava il candore dell’oro originario sul deserto.

Vide il soffio vitale della Regina trasmigrare in alto. La sua voce poi divenne carne e, di lontano, Adam scorse Wahlilyt la figlia della sua colpa, il demonio della sua perdizione .

La sentì parlare come uno spirito nel vento: “Adam dormi, adesso. Si scioglieranno i ghiacci sulla Terra, l’inferno erutterà i suoi incubi e molti innocenti moriranno per colpa tua. Ma ti desterai un giorno, tradirai il tuo Dio, e lotterai contro il tuo passato, perché ti ha divorato la memoria. Adam, sono io la Regina di Aurora, terra del Popolo Libero. ricordati che questo è stato, e nient’altro: ti ho amato, e tu hai amato me,”

L’anima di Azyrath, la Regina Madre passò in sua figlia, Wahlilyth. Un’epoca si fuse nella seguente.

“È finita per il tuo popolo, Wahlilyth, non tentare ancora la mia pazienza.” Parlò Adam.

“No, Uomo, ti sbagli. È l’inizio.”

Il cielo divenne come un’unica, infinita folgore azzurro blu, lampeggiò con screzi policromi, e parve a ogni vivente della Creazione che il tempo stesso fu sul punto di morire. Poi la luce si ritirò nel profondo dei mari cosmici, divenendo invisibile agli occhi mortali. La Luce Madre dei Maestri Cantori era stata richiamata nell’oscurità, uscì per sempre dalla Creazione, trascinandosi dentro la Linfa.

Il silenzio tornò nella notte. Il vento del deserto ricominciò a fischiare le sue melodie ancestrali, come sempre. Ora in Avila c’era solo una collina in più. La tomba di Azyrath.

Adam restaurò la pace nel regno di Dio.




Titolo: Alessandra Biagini Scalambra
Categoria: Racconti FantasyItalia
Autore: Alessandra Biagini S
Link correlati: IL PRINCIPIO DEL CREATORE
Aggiunto: June 23rd 2011
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Voto:Excellent
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