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La condanna del lupo

Alfonso Zarbo



LEGGENDE, STORIE E MONDI INCROCIATI

Il maestro di spade_ parte II

La condanna del lupo



Per quanto intenso e penetrante, il vento della steppa non era nulla in confronto al gelo che opprimeva il petto di Vortighern. Con l’avvicinarsi dell’inverno, le giornate si andavano accorciando e il cacciatore di draghi riconosceva in esse l’ombroso riflesso del suo stato d’animo.

La malinconia di Arda ne era la prova inconfutabile. Per quanto si sforzasse di aiutarlo, lui aveva costruito attorno a sé una barriera insormontabile che nemmeno l’eroe più audace sarebbe stato in grado di infrangere. Ma la giovane non voleva arrendersi. Testarda più che mai, approfittò dell’apparente quiete che regnava nella tenda montata appositamente per il nuovo ospite e lo fissò dritto negli occhi. Li scrutò a lungo quei pozzi senza fondo, come volesse penetrargli l’anima e scoprire cosa si celava dietro al loro eccezionale colore sanguigno. Quella sera stessa, si ripromise, sarebbe venuta a capo della verità.

- Sono preoccupata per te - esordì mentre gli preparava una cura in grado di alleviarne gli incubi ricorrenti e le fitte intense del pomeriggio. - L’improvviso capogiro che hai avuto quest’oggi non è normale. Cosa sarebbe successo se Bleda ti avesse sfidato? - domandò seria, confidandogli il proprio timore.

Lui non si scompose. Il chiarore delle fiamme marcava di nero i lineamenti del suo volto, rendendolo agli occhi della giovane ancora più orgoglioso.

- Sarebbe stato il suo ultimo gesto.

- Non dire sciocchezze - si sentì ammonire - Saresti potuto morire e lo sai.

Vortighern inarcò un sopracciglio. - È probabile, ma non è questo che ti turba, vero? Ho come la sensazione che tu voglia chiedermi dell’altro.

La giovane annuì con un cenno del capo. Ora o mai più, s’incoraggiò. - Parlami del passato. Voglio sapere che cosa intimorisce tanto un uomo che non ha battuto ciglio nemmeno dinnanzi al Bluädawulf più crudele. Cosa può esserci di così tremendo fra i tuoi ricordi?

Il cacciatore scosse subito il capo. - Mi sembrava di essere stato chiaro, Arda, sia con te che con Dumnail. I miei ricordi mi appartengono. Li ho sepolti sotto una lastra di pietra e non concederò a nessuno di dissotterrarli.

Lei si sedette sul bordo del letto e con fare premuroso gli porse l’infuso tra le mani. - Ma ora Dumnail non c’è. E io… - esitò, ma poi non riuscì più a trattenere le parole dentro di sé. - sono forse “Nessuno” per te?

- È per il tuo bene, credimi - protestò l’altro.

- Per il mio bene, certo, ma non per il tuo.

- Io, veramente… - Il cacciatore non si aspettava una risposta simile. L’inquietudine smorzò del tutto la sua voce, cedendo il posto a un silenzio insopportabile, interrotto solamente dal crepitio del fuoco e dal vento della sera.

Arda non s’arrese. C’era determinazione nel suo sguardo, la stessa che caratterizzava l’anziano padre adottivo, ma anche dolcezza e implorazione. - Non potrò mai guarirti se prima non mi rivelerai l’origine del tuo dolore.

Il cacciatore di draghi la fissò, ma i suoi occhi oltrepassarono senza volere i limiti del tempo e dello spazio, tornando indietro al dannato istante che aveva distrutto per sempre la sua vita. Le immagini di lui e di Theryos che correvano fianco a fianco all’ombra degli alberi furono così fulminee che ben presto si ritrovò inghiottito dalla notte, in una stanza completamente buia e priva di vie d’uscita. Era come se tutti i suoi pensieri si fossero congedati per lasciarlo solo, a piangere la sua sventura sulle spoglie del misero compagno. Lui, al contrario loro, non lo aveva mai abbandonato.

Non appena si riscosse, le iridi che aveva ereditato con disprezzo parvero accrescere di intensità.

- Sai mantenere un segreto? - domandò.

C’era tenacia in quell’espressione fiera e Arda per un impercettibile secondo ne provò paura, come d’altro canto era giusto che fosse. Vortighern non fingeva: se fosse stato tradito, l’avrebbe punita con durezza.

Prendendogli le mani, la donna prese un bel respiro e deglutì, pregando che le sua voce non ne tradisse il nervosismo. - Potrei mai mentirti?

Vortighern le sorrise, soddisfatto. La guardò a lungo, proprio come la prima volta che si erano incontrati. Ne contemplò con minuziosità il verde intenso degli occhi, i riflessi lucidi sui capelli rossi, la pelle priva di imperfezioni. Poteva fidarsi di Arda; le avrebbe detto la verità.

- Lo so che è difficile da credere - cominciò, quasi per prendere altro tempo. Alla fine si convinse - È colpa di un drago. Lo avevo ferito a morte; avevamo la vittoria in pugno - scandì rabbiosamente, martellando le parole una a una - Ma quando tutto ormai sembrava essere andato per il meglio, l’ho guardato negli occhi… e ho visto la follia. Tutto d’un tratto mi sono sentito travolgere da una rabbia irrefrenabile, un odio profondo covato persino nei confronti di coloro ai quali ero affezionato. Senza che me ne rendessi conto, ho perso il controllo delle mie stesse azioni e, in un impeto di furore, l’ho ucciso.

Arda si sentì gelare il sangue nelle vene. - Non stai parlando del drago, vero? Chi… chi hai ucciso?

Il viso del cacciatore si adombrò. - Theryos: uno dei miei compagni, un fratello per me. Ho ripreso i sensi solo a tragedia compiuta. Sono scappato.

La ragazza ebbe un sussulto, tanto fu il dispiacere nei suoi confronti. - Oh, Vortighern…

Fu quasi per caso che le loro labbra si toccarono. In questo momento entrambi avevano bisogno l’uno dell’altro. Consci della reciproca attrazione, lasciarono che fosse la passione a parlare per loro.

Quasi senza volerlo, Vortighern allungò le mani verso le curve sinuose della giovane, le accarezzò il collo e scivolò lungo le sue vesti con delicatezza per scorrere sempre più giù, sino a fermarsi. Lei si morse le labbra in un brivido di piacere, ma fu costretta a vincere il forte impulso di ricambiare la sua passione. Con un immenso sforzo di volontà si separò da lui.

- Devo… devo andare!

Il sole era tramontato da parecchio tempo e, presto o tardi, una guardia di suo padre sarebbe passata da lei per accertarsi delle sue condizioni. Quale sorpresa sarebbe stata per Dumnail se invece di crederla al sicuro fosse stata scoperta assieme a Vortighern in un intrico di pura estasi e di corpi nudi? L’avrebbe mai perdonata?

Il cacciatore di draghi si sollevò sui gomiti. I suoi occhi cremisi le mandarono un lampo di elettrizzante frenesia. - Resta con me, stanotte.

Lei si sistemò i vestiti alla svelta e si ravvivò i capelli passandosi le dita fra le lunghe ciocche, in un gesto che ne aumentò ancora di più la sensualità. - Lo vorrei tanto, credimi - rispose, sincera - Ma di questi tempi, coi predoni alle calcagna, Dumnail è preoccupato più che mai; trasmette questa tensione persino alle sue guardie, capisci?

Sbirciando tra le falde della tenda con fare guardingo, osservò per quello che le era possibile l’esterno dell’accampamento. Si rassicurò: non c’era anima viva.

- Tornerò domani, non temere - stuzzicò Vortighern con un sorrisetto malizioso, soffermando gli occhi su di lui. - E allora riprenderemo quello che abbiamo interrotto.



Arda nascose le mani sotto le ascelle per il freddo e, con ancora il sorriso sulle labbra, si avviò a rapidi passi verso la propria tenda senza guardarsi attorno. Ora sapeva la verità sul conto di Vortighern e, per quanto tragiche fossero le notizie da lui riportate, si sentiva alquanto rassicurata. Non avrebbe mai rivelato il suo segreto. Tutt’altro: ora che era a conoscenza della maledizione, pensò motivata, si sarebbe data da fare al più presto per porvi rimedio.

Scuotendo leggermente la testa, si concentrò sul percorso. Gli stretti sentieri tra una capanna e l’altra erano vuoti; attorno a lei regnava un silenzio incontrastato. Eppure si sentì osservata, come se percepisse lo sguardo di uno spettro invisibile puntato addosso. C’era tensione quella sera: lo si comprendeva alla sola vista dei bagliori in lontananza, alle sfumature delle torce che le sentinelle sorreggevano con avidità e stanchezza nell’attesa di un pericolo che speravano non arrivasse mai. Nessuno si sarebbe mai aspettato che la minaccia sarebbe sopraggiunta dall’interno.

A pochi passi da Arda, un’ombra sovrastò quella della notte. La giovane ebbe un sussulto.

- Chi è là? - domandò seria, stringendo i pugni per infondersi sicurezza.

La voce di Bleda la investì con freddezza, sprezzante come quella di un dio della guerra, tagliente come il ferro. - Che c’è ragazzina? Hai paura del buio?

Quando la sagoma del mercenario uscì del tutto allo scoperto, la pallida falce di luna che illuminava il cielo proiettò un debole raggio di luce sui suoi lineamenti da lupo del nord.

- Non dovresti essere a guardia dell’accampamento?! - s’impose lei, dando un tono aggressivo alle sue parole.

- Non questa sera.

La ragazza scosse il capo. - Vattene a dormire, Bleda. E forse domattina mi dimenticherò di quest’incontro.

Il Bluädawulf si avvicinò di un passo. - Non questa volta: ho aspettato troppo a lungo per averti! - e compiendo un balzo in avanti la afferrò.

Arda tentò di divincolarsi. - Tu non potrai mai avermi! - sibilò serrando le mascelle, gli occhi spalancati in un’espressione risoluta. Non avrebbe gridato come una ragazzina in preda al panico; non gli avrebbe mai dato questa soddisfazione.

Lui digrignò i denti e la fissò, la presa tenace più di un tridente conficcato nelle costole. Stava perdendo la pazienza. - È per colpa di quel lurido cane bastardo, vero? Te lo sei scopata?!

Arda liberò una mano e gli conficcò in profondità le unghie nel viso, così da lasciargli qualcosa su cui riflettere ogni qualvolta si fosse guardato nello specchio, d’ora in poi. - E se anche fosse?! - ruggì - Vortighern è senz’altro una persona migliore di te!

Lui la agguantò per i vestiti, biascicando le parole che la ferocia del desiderio suggeriva alla sua natura più oscura e selvaggia. - Staremo a vedere, puttana!

Le dita callose le aprirono uno squarcio nei vestiti, lasciandola a seno scoperto. Quell’atto violento le tolse subito il respiro. Il gelido freddo le investì il petto con la stessa furia di una freccia scagliata a breve distanza. Arda si sentì gettare a terra con violenza, lo sguardo avido di lui puntato addosso, un’espressione depravata in volto.

Bleda le salì addosso per non lasciarla muovere e spalancò ancora di più lo strappo che aveva dinnanzi. Gli abiti si lacerarono con facilità di fronte a quella forza indomita usata tanto impudentemente, ma per fortuna la spessa cintura che le cingeva i fianchi resistette, facendo perdere minuti preziosi all’insaziabile violentatore.

- Bleda!

Vortighern era in piedi, avvolto nella semioscurità, il torso scoperto, le lame sguainate.

Il mercenario si voltò di scatto verso il suo rivale. Un improvviso riflesso sull’avorio illuminò la scena come un lampo, rivelando al Bluädawulf il brillio delle sue iridi spietate prima che il buio le riavvolgesse, più cupo di prima.

Dalle labbra del lupo di sangue proruppe una risata, ma senza alcuna gioia, solo con un irritante filo di sarcasmo. Sapeva che sarebbe venuto. - Occhi rossi.

Facendo pressione sulle ginocchia, si rialzò, lasciando che la preda conquistata sgattaiolasse al riparo dalle sue morbose attenzioni.

- Torna alla capanna: aspettami là - le sussurrò Vortighern con opportuna delicatezza. La giovane era in lacrime, sconvolta. Quando rivolse l’attenzione al suo avversario, quella dolcezza era svanita, sprofondata in un espressivo sguardo da predatore sanguinario. Un maniaco, presuntuoso, dissoluto stupratore senz’anima e avido di potere: ecco che cos’era Bleda! Ma per quanto riguardava la sua compassione, lui non sarebbe stato certo da meno.

Il silenzio resse a lungo tra i due combattenti. Poi Bleda si spazientì. - Hai mai visto un vero Bluädawulf all’opera, pezzente?

Il cacciatore di draghi non rispose, immobile, le nocche bianche strette attorno all’elsa delle spade in posizione di combattimento. Gli occhi intrisi d’odio parlavano per lui.

Bleda arcuò all’insù gli angoli della bocca, distorti dall’ira sotto la barba bionda. - Lo immaginavo! - e attaccò veloce, come un lupo.



Vortighern non si fece intimorire: con un colpo di reni sgusciò tra le braccia del rivale prima che questi potesse immobilizzarlo e si ritrasse, preparando mentalmente una controffensiva. Chi credeva di essere questo Bluädawulf ? Il cacciatore aveva visto come combattevano: guerrieri in gamba, senza dubbio, ma non invincibili. Beh… ancora non conosceva Bleda.

Gli occhi rossi mirarono dritti al cuore, poi attaccò. Lame e braccia si mossero in un tutt’uno, come fossero gli artigli di una belva e non semplici oggetti di morte da impugnare. La strategia era semplice: confondi il nemico, distrailo col sibilo delle lame, fai in modo che il suo sguardo sia stregato dallo splendore dell’avorio e affonda!

Bleda fissò a muso duro le acrobazie di Vortighern coi suoi scaltri occhi da falco: non aveva intenzione di lasciarsi sfuggire nulla, soprattutto se si trattava di una preda appetitosa come quella che gli era dinnanzi. Intuendo l’affondo, sfilò un corto pugnale dalla cintola e lo deviò, sprezzante. L’esperienza gli suggerì di tenersi pronto a ogni eventualità: il cacciatore di draghi non sembrava il tipo da arrendersi alla prima difficoltà. Lo dimostrò immediatamente il susseguirsi di combinazioni riversato a tutta velocità contro l’esigua difesa del mercenario. Vortighern pretendeva il sangue.

Tuttavia dovette riconoscere l’abilità di Bleda: non solo possedeva uno stile impareggiabile in confronto a quello degli altri Bluädawulf, ma aveva per di più una straordinaria perspicacia, che gli garantiva di spostarsi al momento giusto, impedendo alle sfrenate offensive delle lame draconiche di trovare un punto debole nella sua difesa.

Una fitta intensa lo strappò dai suoi pensieri. Vortighern si piegò su un ginocchio, di colpo agonizzante e, soprattutto, privo di difese. “No! Non ora, ti prego!” urlò alla sua malattia.

Un pugno duro come l’acciaio si sfracellò in pieno sul suo viso.

- Ora basta scherzare! - ruggì Bleda, scaraventando al suolo l’avversario.

Il cacciatore di draghi si contorse in preda agli spasimi. La voce trionfante del nemico gli giunse come da lontano, un sibilo in confronto al caos che regnava nella sua mente trafitta dal dolore.

Un ghignò si incise a fondo nella barba bionda di Bleda. Piegato sulle ginocchia, afferrò Vortighern per i capelli e gli tirò indietro la testa. - Te lo hanno mai raccontato come sono diventato un Bluädawulf, occhi rossi? - gli sussurrò all’orecchio con tono spettrale, certo che l’avversario non potesse fare altro che assecondarlo in silenzio, prima della fine. - Ero rimasto solo, cacciato dalla mia tribù e senza neanche un pugno di sale in mano. Vagabondavo senza metà nella steppa, ostacolato dalla neve, quando un branco di lupi mi assalì. Credevo che per me fosse la fine, invece sentii che la vita vera, quella che avevo sempre sognato, cominciava solamente allora. Quelle bestie fameliche mi accerchiarono, ringhiando e ululando per incutermi paura, certe della propria superiorità. Ma io mostrai loro il significato della parola sofferenza.

Il cacciatore di draghi non si mosse. Le fitte erano cessate, ma il dolore permaneva ancora.

“Perché mi sta dicendo questo?” si domandò senza la forza di riflettere né di mormorare la domanda.

- Quando i Bluädawulf mi trovarono erano tutte morte - proseguì Bleda - e io immerso nel loro sangue sino alle ginocchia. Dumnail mi disse che era un segno. Fece la scelta giusta prendendomi con sé: gli bastò un’occhiata per intuire che avevo talento nell’uccidere. D’altro canto: o con me o contro di me.

Detto questo, spinse contro il suo petto la testa della preda e le mise il pugnale davanti alla gola. Il ferro ghiacciato ne sfiorò la giugulare, così vicino alla carne da raschiare i corti peli della barba. - Ma ora basta chiacchiere. Ti sgozzerò come ho fatto con i miei fratelli: così ingenui e deboli, inconsapevoli che alle loro spalle si nascondeva un’ombra più spietata della morte stessa.

Vortighern emise un rauco gemito, continuando a fissare ciecamente dritto dinnanzi a sé. Non vide le persone che stavano giungendo in suo soccorso.

- Fermo! - tuonò immediatamente Dumnail a spada sguainata. Con lui c’erano sei Bluädawulf di sua fiducia: non odiavano Bleda, ma a un solo cenno dell’anziano guerriero non avrebbero esitato a ucciderlo.

Il vecchio non era uno sprovveduto: Arda doveva averlo sconvolto sul serio per farlo precipitare sul posto a rotta di collo senza nemmeno l’armatura. Quantomeno, pensò Bleda, aveva avuto l’accortezza di portare qualche guardia al suo seguito.

Le sterminate cicatrici sul volto del capo tribù si contrassero, rendendo il suo sguardo truce come la maschera di un antico guerriero. - Bleda…

Il colpevole si alzò con lenti movimenti di cautela, tenendo l’arma bene in vista. Dumnail continuò a fissarlo: non c’era da fidarsi di quel folle ambizioso. Persino in questo momento, con le spalle al muro e prossimo alla disfatta, da qualunque suo gesto traspariva la capacità di coordinazione che rende implacabile un valente guerriero.

- Sei un infido traditore - si sentì commiserare dal vecchio - Avrei dovuto ucciderti quel lontano giorno nella steppa.

In tutta risposta, Bleda si passò una lingua sulle labbra, come se volesse sentire il sapore del sangue che da lì a poco sarebbe stato versato. Il suo sguardo s’indurì. - Ma non lo hai fatto. E io ho avuto il tempo per diventare un guerriero… un grande guerriero. Persino migliore di te, scommetto. Ne vuoi la prova? - lo sfidò, ridacchiando - Uccidimi.

Dumnail dovette trattenersi per non farlo. La rabbia gli toglieva la stanchezza che si sentiva addosso per colpa degli anni e alimentava un’energia inesauribile che lo spingeva ad annientare quello stupido arrogante. - Mi credi stupido, ragazzo? So bene che in mezzo ai Bluädawulf si nascondono guerrieri che ti sono devoti. Se ti uccidessimo stanotte, morirei prima dell’alba. Non sacrificherò il legame che unisce gli uomini della mia tribù per colpa tua!

- Ih, ih… lo immaginavo.

- Non c’è nulla da ridere: hai corrotto i loro cuori con l’ambizione e la violenza, dovresti vergognarti. Noi lupi di sangue siamo mercenari, non freddi sicari e sadici stupratori.

- Mi sono limitato a mostrargli un’altra strada - sghignazzò lui - Ambiziosa, senza dubbio, ma anche appagante e audace.

L’anziano guerriero si specchiò nelle sue iridi azzurre con fermezza. Non c’era più alcun bisogno di mascherare la sua repulsione, e almeno di questo, per quanto fosse dispiaciuto, ne era compiaciuto. - Tsk! Bastardo… racimola le tue cose e tutti gli sconsiderati che vorranno seguirti, - ordinò, scandendo sillaba per sillaba - Vattene. E semmai ci rivedessimo, sappi che non sarà più da lupo a lupo.

Una risata malvagia riecheggiò nell’aria mentre Bleda metteva via il pugnale, entusiasmato. Non credeva alle sue orecchie. Possibile fosse così facile farla franca? A quanto pareva sì. Sapeva che Dumnail era un uomo di parola, ma se fosse stato lui il capo dei Bluädawulf avrebbe eliminato il traditore alla prima occasione. Colui che un tempo lo aveva accolto era diventato un debole, inadatto al compito che si era preposto. La vecchiaia non lo aveva reso più saggio, come da sempre si presupponeva: solo più codardo. A poco a poco, nella sua mente s’insinuò un’idea così terribile da adombrargli lo sguardo.

Forse non poteva uccidere Dumnail in questo momento, ma un selvaggio esercito di barbari e feroci predoni stanziati a pochi giorni di viaggio dal campo attendeva solo la venuta di un uomo pronto a imporsi con la forza. L’ex mercenario si voltò, dando le spalle ai suoi compassionevoli salvatori. - Ho afferrato il messaggio, vecchio - lo rassicurò. Il suo tono, però, lasciava presagire l’esatto contrario. La sua voce si ridusse al rauco ringhio di una tigre in agguato. - Ma ricorda: presto o tardi il branco di lupi giacerà di nuovo nel sangue!



LEGGENDE, STORIE E MONDI INCROCIATI



L’iniziativa letteraria e artistica, lanciata al termine del 2009 grazie al social network Facebook, si prepone di riunire scrittori, illustratori e appassionati di Fantasy in un progetto volto alla diffusione e allo sviluppo del genere. L’obiettivo è quello di creare SEPARATAMENTE una serie di racconti o di romanzi autonomi, mettendo però in gioco alcuni elementi che consentano di fare citazioni incrociate tra le rispettive opere.

È importante fare presente che non si tratta di una raccolta di opere: ogni autore provvederà per sé a pubblicare le proprie storie o illustrazioni come meglio crede. In compenso, l’assoluta mancanza di vincoli legati alla tempistica consente a ciascun autore di godere della massima libertà creativa e, al contempo, garantisce un miglioramento collettivo dal punto di vista della forma sintattica, dell’originalità e dell’inventiva, soprattutto per i meno esperti che desiderano essere affiancati da scrittori e artisti con tanta voglia di immergersi nell’epica e nella leggenda. Chiunque è libero di partecipare, purché rispetti i pochi e semplici criteri stabiliti collettivamente nelle discussioni. Per maggiori informazioni sul progetto, si può fare riferimento ad Alfonso Zarbo, che ne è il curatore.



L’AUTORE



Studente di lettere moderne presso l’università di Parma, Alfonso Zarbo collabora con Fantasy Magazine, recensendo libri e lavorando anche nella sezione musicale, all’interno della quale si occupa di quei particolari gruppi metal che fondono la musica con liriche e narrazioni fantasy.

Attratto sin da bambino dai poemi epici e da qualunque narrazione parli di mitologia, battaglie, incantesimi e mistero, ha esordito nel 2008, pubblicando un romanzo breve intitolato “Frammenti dal Mondo della Luce e delle Tenebre - Il destino di Akragas e della Grande Terra”. Da allora, attraverso la stesura di altri due romanzi, di alcuni racconti e degli articoli di Fantasy Magazine, non si è più fermato, nella speranza un giorno di diventare scrittore a pieno titolo.




Titolo: La condanna del lupo
Categoria: Racconti FantasyItalia
Autore: Alfonso Zarbo
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Aggiunto: February 16th 2010
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