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Vortighern e la tribù dei Bluädawulf.

Alfonso Zarbo



LEGGENDE, STORIE E MONDI INCROCIATI

Il maestro di spade_ parte I

Vortighern e la tribù dei Bluädawulf



"Al di là d'una maschera d'odio

e altresì dal volto pieno di ira

riluce la spada di Vortirghern

sopra l'elmo del proprio nemico;

con la stessa furia di un drago

s'agita nel suo animo non corrotto

da alcuna spina famelica,

di un eroe, l'umana tempra".

Fabrizio Corselli



Si imbatterono in lui in una fredda, silente serata d’autunno. Mercenari Bluädawulf: seguaci del sangue; lupi che, persino nella notte buia, braccano l’ignara preda, si impossessano del gomitolo della sua vita e con uno schiocco di zanne ne tranciano spietatamente il filo.

Appollaiato come un corvo nero sulla carcassa di un morto, l’uomo a capo della piccola spedizione scrutò il corpo di Vortighern nel fango, privo di sensi, col più totale distacco. Altro aveva già stregato i suoi occhi azzurri. Ammirandole ancora una volta, fece scorrere le lame d’avorio nei foderi sino in profondità e le serrò con uno scatto metallico.

Richiuse le labbra in un sorriso stretto. Adorava il suo mestiere: per quanto vi ci fosse abituato, c’era sempre qualcosa di nuovo da scoprire… e di cui impossessarsi.

Agli uomini che lo accompagnavano parve udire una risata sommessa, ma non appena lui si accorse di essere osservato, si voltò di scatto e li fissò, travolgendo uno per uno quegli sguardi febbrili con un’espressione severa. - Prendetelo.



Vortighern si svegliò di soprassalto. Erano passati giorni dal tragico assassinio del suo amico; eppure, per quanto si sforzasse di sopprimere la furia delle vicissitudini, lo spettro di Theryos continuava a tormentarlo.

Il cacciatore di draghi si passò una mano sulla maschera di disperazione che una volta, giudicò, doveva essere il suo viso. Fronte e capelli erano madidi di sudore, le tempie pulsavano per il mal di testa e, cosa ancora più importante, non aveva la più vaga idea di dove si trovasse. Con la mente in subbuglio, tentò di sollevarsi sui gomiti e di schiudere gli occhi, ma le palpebre si opposero al suo volere per colpa delle fitte intense, quasi fossero state irrimediabilmente sigillate.

Una leggera pressione sullo sterno lo costrinse a restare disteso contro la sua volontà, immobilizzato da una forza estranea. Solo allora si rese conto di trovarsi su un giaciglio, al caldo, pur non sapendo come e quando diamine vi ci fosse finito.

Nell’aria aleggiava un’insolita fragranza, un profumo assai diverso da quello delle praterie selvagge in cui aveva vissuto. Le dita contorsero le lenzuola in cui era avvolto, come se da questo gesto spontaneo potesse scaturire la forza di aprire gli occhi. Che egli vi credesse o meno, funzionò, e un’immagine sfocata comparve dall’oscurità per acquistare poco a poco consistenza. Si trattava di una donna: una bella donna. Lunghi capelli fulvi rifulgevano al bagliore tremolante del piccolo falò accanto al giaciglio.

- Dove sono? - biascicò Vortighern, confuso, attraverso i denti inchiodati dagli spasmi. La mente reagì d’istinto a quella presenza inaspettata e lo indusse a volgere qua e là lo sguardo in cerca delle sue spade: non ve n’era traccia.

Lei abbozzò un sorriso. - Non dovresti parlare - sussurrò, accarezzandogli la fronte con un panno bagnato.

Il cacciatore di draghi si ritrasse, ma con scarsi risultati. - Cos’è successo? - ripeté, cercando questa volta di dare un’impronta più aggressiva alla sua voce.

- Sta’ calmo, straniero. Qui dentro sei al sicuro, per ora.

Le iridi verdi della giovane contraccambiarono il suo sguardo serio, ma Vortighern abbassò istintivamente il capo, afflitto. Nessuno doveva scorgere i suoi occhi cremisi.

La donna sospirò. - Comunque è meglio che te ne parli Dumnail - mormorò con voce pacata per non turbare il suo animo inquieto.

Abbandonandolo alle sue riflessioni, si avvolse un vello animale sulle spalle e scomparve. Il cacciatore di draghi la sentì parlare fuori con qualcuno, ma la fitta pioggia che tamburellava sulle pelli della tenda coprì le loro fievoli voci. Non sapendo che altro fare, se ne stette in silenzio sino a quando una folata gelida non lo avvertì del suo ritorno, facendogli correre un brivido lungo la schiena. Vortighern sollevò lo sguardo: la giovane non era sola.



- Ti sei svegliato, finalmente! - esclamò con voce sicura una figura avvolta in pelli di lupo dalla testa ai piedi. Un ampio cappuccio imbottito e una sciarpa lo proteggevano dalle intemperie, lasciando intravedere solo un pallido brandello del suo viso e due occhi azzurri, grandi e luminosi.

- Vai a prendere da bere, Arda! - incitò la giovane, mentre si toglieva i pesanti abiti di dosso. - Nell’oltretomba, oggi, attenderanno invano!

- Vado, vado! Ma adesso calmati! - rispose lei, sospinta dalle sue braccia forti verso l’esterno della tenda.

Vortighern non poté fare a meno di sorridere, anche se per un breve attimo. Quello strano tizio, giudicò in silenzio, sarebbe stato in grado di mettere allegria a chiunque.

- Per gli dèi! - imprecò l’uomo sedendosi su uno sgabello vicino al letto. - Di questo passo, la nostra Arda temeva che non ti risvegliassi più, lo sai?

Vortighern si schiarì la voce. - Da quanto tempo sono qui?

- Da cinque giorni, amico. E per quanto ne so, non hai fatto altro che rigirarti nel letto e delirare in preda agli incubi!

Dumnail gli sorrideva con espressione raggiante, ma al cacciatore di draghi non sfuggì l’accuratezza con cui esaminava i suoi occhi rossi e, allora, fece esattamente lo stesso senza porsi problemi. Chi gli stava di fronte, si convinse, aveva sfidato la morte in più di un’occasione e ne era sempre uscito vittorioso. Lo si capiva dall’innumerevole quantità di cicatrici bianche che gli rigavano il naso e le guance, scorrendo sulle rughe che aveva attorno agli occhi e agli angoli della bocca per colpa dell’accentuata età. I capelli bianchi erano raccolti dietro la nuca da una lunga coda di cavallo, anche se sulla fronte non erano più folti come un tempo.

Il vecchio guerriero si slacciò il giaccone e lo accantonò sopra un baule, lasciando all’ospite tutto il tempo di scorgere una corta lama d’acciaio ciondolante di traverso all’altezza delle cosce. I suoi fianchi, invece, erano cinti delle fedeli spade draconiche di Vortighern, che per lo stupore ammutolì.

Senza fare commenti su quello sguardo sorpreso, Dumnail slegò le scimitarre e gliele porse, facendogli intendere che lo aveva fatto col solo scopo di custodirle da sguardi indiscreti.

- Tsk! Qualcuno era persino disposto a lasciarti là fuori, in balia della morte, pur di accaparrarsene! - spiegò. - Fortunatamente gli dèi non hanno voluto crearci tutti nella stessa maniera.

Vortighern chinò lo sguardo sulle lame e benedisse tacitamente il vecchio. - Ti ringrazio.

Dumnail gli fece un cenno d’assenso, si lisciò i baffi ingrigiti e poi parlò. - E ora dimmi: cosa ti porta in queste terre? Quando sei stato trovato svenuto nella steppa, i miei compagni credevano che fossi un mercante, ma quella è gente che non si muove mai senza una scorta e tu eri solo quando ti abbiamo trovato, debole e privo di sensi, a poche miglia da qui.

Vortighern s’incupì. - La mia vita è… complicata. Meglio cambiare discorso.

- Io credo che si sbaglino - insistette Dumnail, esprimendo ugualmente le sue opinioni. - Nessun cadavere, nessun ferito. Non c’erano tracce che potessero far pensare a una battaglia e dubito che una persona come te possa farsi sottomettere con facilità.

Nessuna risposta. Rigido come una statua di marmo, lo sguardo del cacciatore di draghi divenne un tutt’uno con le sue lame d’avorio.

Il vecchio tentò di girare attorno alla domanda: testardo com’era, non avrebbe ceduto al silenzio dello straniero, perlomeno non fino a quando la forza sarebbe divenuta l’unica vile alternativa. Da sotto le sopracciglia folte, i suoi occhi tornarono ad ammirare le singolari scimitarre. - Le ho custodite con cura, sai? Anche se non ho ancora capito con che cosa sono state fatte.

- È avorio di drago.

Le iridi azzurre del vecchio s’illuminarono di nuovo interesse. “Draghi!” rifletté tra sé. “Solo le terre dell’Euwigenn possono fagocitare creature tanto pericolose”.

- Sei un cacciatore, dunque?

Vortighern annuì. - Una strada rischiosa, - sentenziò, cupo. - che ho deciso di lasciarmi alle spalle.

Un rumore inatteso interruppe il loro discorso: si trattava di Arda, che appena rientrata li rassicurò con un sorriso. Aveva portato con sé una fiaschetta di vino e ora, mentre il vecchio versava con calma la bevanda al suo ospite, si domandava se fosse meglio restare con loro oppure tornare in compagnia del freddo e della pioggia, mantenendo la riservatezza dello sconosciuto. Guardò Vortighern, ma lui l’aveva già anticipata, dimostrandole un certo interesse attraverso uno sguardo riconoscente e tenebroso al tempo stesso, reso ancora più affascinante dai suoi occhi cremisi.

Dumnail parve leggerle nel pensiero. - Resta con noi - la esortò con un sorriso sveglio. - Mi pare di capire che al nostro ospite non dispiaccia affatto.

Il cacciatore di draghi non ebbe nulla da obiettare. Tutt’altro: in qualche modo la presenza della donna sembrava risollevarlo. Anche Dumnail era più sereno. Allungò a Vortighern il bicchiere di vino con delicatezza, aspettando che riuscisse a mettersi comodo per afferrarlo. - Non ci hai ancora detto come ti chiami - mormorò, versandogli la bevanda. - Qual è il tuo nome?

L’altro non protestò. Avrebbe voluto tagliare i ponti col passato in un solo battito di cuore, ma non era affatto facile come credeva e ora non voleva mancare di rispetto ai suoi salvatori. Dare il giusto tempo alle cose, a questo punto, era l’unica cosa da fare.

Il suo sguardo penetrò prima la ragazza e poi subito dopo Dumnail. Ogni parvenza di cordialità svanì all'istante dalle sue labbra, a monito dell’importanza che voleva attribuire alla risposta.

- Mi chiamo Vortighern - asserì, senza nascondere la sofferenza che gli adombrava il cuore. - Ma non conviene portare il mio nome sulle labbra: ombre nefaste perseguitano la mia anima.



Ci vollero ancora due giorni prima che Vortighern potesse riprendersi del tutto, lunghe ore in cui le premurose cure di Arda suscitarono l’invidia di tutti gli uomini della tribù, gli stessi che lo avevano salvato da una fine certa e che ora morivano dalla voglia di conoscere la storia del misterioso cacciatore di draghi dagli occhi sanguinari.

I mercenari Bluädawulf, constatò Vortighern, erano gente interessante, per quanto aveva avuto modo di appurare. L’addestramento con la spada e il rigore della disciplina li rendeva dei guerrieri formidabili, un branco di belve feroci pronte a dimostrare il loro valore al mondo. Lupi di sangue: questa era l’origine del loro nome. La loro fama era già diffusa lungo tutta la costa occidentale del Mare Notturno, passando di bocca in bocca tra i mercanti degli Arcipelaghi del Vento e i nobili del Regno Sabbioso, sino ad addentrarsi nella catena di grandi città fortificate a nord ovest dell’Euwigenn.

Vortighern non aveva mai apprezzato i mercenari: la loro fedeltà poteva passare di palo in frasca con la stessa disinvoltura di una borsa di monete d’oro; inoltre, l’improvvisarsi sicari tra le corti dei nobili richiedeva una crudezza che lo costernava. Tuttavia era grato agli dèi per l’inaspettata conoscenza: stringere amicizia con un Bluädawulf, si convinse, aveva anche i suoi pregi; forse quella poteva essere proprio la svolta giusta che stava cercando di dare alla sua vita. La loro abilità in combattimento stregava i suoi occhi cremisi come una lama di luce nella notte buia.

Il suo interessamento per la loro arte divenne presto così evidente che Arda si offrì di parlare a Dumnail affinché potesse assistere costantemente alle esercitazioni. E così avvenne.



- Perché non ci mostri il tuo modo di combattere? - gli suggerì in quei giorni un giovane lupo di sangue lanciandogli la sfida nel cortile dell’accampamento, gli occhi luccicanti dal brivido del rischio. - Sarei curioso di vederti all’opera con quelle strane lame.

Facce silenziose issarono gli sguardi con altrettanto interesse, in attesa della sua risposta.

Vortighern si mordicchiò l’interno di una guancia, in preda all’indecisione. Li aveva osservati a lungo quei guerrieri, limitandosi a seguire i loro movimenti con la coda dell’occhio e a commentarli con Arda e Dumnail. Combatterli, però, sarebbe stato ben diverso. Il cacciatore di draghi si chiese per un attimo se quella proposta fosse stata fatta solamente per allontanarlo dalla splendida figlia adottiva del vecchio.

La risposta del ragazzo ne fu la conferma. - Non preoccuparti - lo schernì. - Cercherò di non colpirti troppo forte: quando i morti reclameranno la mia anima, voglio cadere in battaglia e non con la gola sgozzata nel sonno per colpa di Arda.

Dumnail accolse la frecciatina lanciata allo straniero con una risata. Al vecchio non era sfuggito il modo in cui Vortighern e sua figlia erano soliti guardarsi spesso, anche se non ne era apparso dispiaciuto.

- Buona idea! - esclamò di colpo, spingendo senza preavviso l’ospite verso lo sfidante.

I mercenari interruppero le loro attività e gli fecero spazio, ansiosi che la lotta cominciasse.



Vortighern non li fece attendere, lasciando che l’eccitazione inghiottisse tutte le sue preoccupazioni. Sfruttando a suo vantaggio quella spinta improvvisa, si voltò di scatto, prese le scimitarre al volo e le snudò con armonia, il tutto in meno di pochi secondi.

- D’accordo - sussurrò con voce sprezzante. Forse non possedeva uno stile valido come il loro, ma i suoi riflessi rappresentavano una delle qualità di cui andava più orgoglioso. - Tieniti pronto!

Il cacciatore di draghi scattò subito all’attacco, le lame turbinanti come una foglia al vento per confondere l’avversario. Il giovane si ritrovò spiazzato. Incrociò la corta spada d’acciaio tipica della sua tribù con un altro ferro di maggiore lunghezza e deglutì, restando immobile in preda al timore e all’impazienza di sferrare il contrattacco troppo presto.

Vortighern ne approfittò per cambiare offensiva. Ribaltò la punta delle spade verso il basso e le afferrò dalla parte del pomolo, poi, con due capriole consecutive, si ritrovò in un lampo alle spalle del Bluädawulf e lo colpì forte alla schiena prima che questi avesse il tempo di voltarsi.

Un ululato di approvazione proruppe dalle gole degli spettatori. I mercenari batterono i pugni chiusi sulle corazze per dare maggior sapore alla sfida, rendendola più incalzante.

Il lupo di sangue rovinò a terra, ma si rialzò irruente, con la faccia sporca di fango e il fuoco negli occhi per l’umiliazione subita. Onorando ancora una volta lo stile della sua tribù, avanzò a lame incrociate e sfidò l’avorio di Vortighern spingendo verso di lui la parte piatta della spada lunga, quindi sfilò la lama più corta e mirò un affondo per fare breccia all’inguine dell’avversario.

Il cacciatore di draghi arretrò di scatto, grato alla sua prontezza di riflessi. Un gioco pericoloso quello del giovane Bluädawulf, sospirò. Ancora pochi secondi e la sua sveltezza sarebbe stata inutile; allora sì che Arda avrebbe avuto un corteggiatore in meno su cui contare! Per la seconda volta, nella mente di Vortighern balenò l’idea che lo scaltro rivale lo avesse fatto apposta.

- Di’ un po’: non è che stai cercando di liberarti della concorrenza? - scherzò senza concedergli nemmeno il tempo di rispondere.

- Che cosa? - ribatté l’altro in modo serio, troppo concentrato sulla lotta per assecondarlo. Stringendo i denti per sopportare l’urto, sollevò le braccia appena in tempo. Le lame d’avorio scivolarono contro le sue a pochi centimetri dai volti espressivi di entrambi.

Dumnail arcuò all’insù gli angoli della bocca e incrociò lo sguardo di Arda con un sorrisetto intenditore per metterla in difficoltà. La figliastra divenne subito rossa.

- Collo e inguine, cacciatore! - spiegò poi con voce limpida. - I punti deboli per eccellenza a cui mirano i Bluädawulf.

Il mercenario si preparò a colpire Vortighern, ma ancora una volta fu spiazzato dall’imprevedibilità delle sue mosse: il cacciatore di draghi aveva disposto le lame a mo’ di croce, imitando in poco tempo lo stile del branco per filo e per segno. Avrebbe tenuto una scimitarra dritta dinnanzi a sé come difesa, mentre, nella sua immaginazione, l’altra era già pronta a colpire uno dei due punti deboli. Con un rapido gioco di gambe, si avvicinò paurosamente al giovane e si preparò a colpire. Soltanto una fitta alla testa non gli permise di completare l’opera, costringendolo a mollare prematuramente le armi e ad accasciarsi a terra.

Dumnail e gli altri accorsero subito da lui.

- Ha ancora la febbre - stabilì Arda, toccandogli la fronte calda mentre il ragazzo la aiutava a tirarlo su da terra. - Dobbiamo riportarlo dentro.

Dumnail raccolse le scimitarre e scosse la testa, pensieroso. - Non ho mai visto una malattia così ostinata.

Le palpebre di Vortighern oscillavano tra il sonno e il dormiveglia. - Theryos…

- Ehi, Vortighern! - lo chiamò a squarciagola il vecchio, durante il tragitto verso la capanna. - Mi senti? Fatti forza!

Il cacciatore di draghi si risvegliò di colpo da quello strano sonno così simile alla morte. Scosse il capo, come per liberare la mente da un brutto ricordo. - Sei tu, Dumnail? - mugugnò ancora debole nel guardarsi attorno. Arda e il giovane sfidante lo stavano sorreggendo. - Ora mi sento meglio, tranquilli. È tutto passato. Lasciatemi andare: ce la faccio.

- Riprendiamo a combattere? - chiese immediatamente al Bluädawulf, seppure barcollante e un po’ intontito. Non gli era mai piaciuto lasciare le cose a metà e il pensiero di essere dichiarato sconfitto per colpa di un capogiro non lo allettava affatto.

Il lupo di sangue gli batté una mano sulla spalla, quasi come volesse testare le sue reali condizioni. Niente da fare: Vortighern si reggeva in piedi a stento.

- Un’altra volta, cacciatore. Proprio non me la sento di dare del filo da torcere a un malato - gli sussurrò in tutta confidenza, facendogli l’occhiolino. La verità era un’altra: doveva addestrarsi sul serio o alla prossima sfida l’avrebbe rischiata grossa.

Vortighern annuì, riconoscente. - Non allontanarti troppo, però: questo malato, così come lo chiami, non è ancora stato battuto.



Un improvviso scalpiccio di zoccoli attirò l’attenzione di tutti, facendo rimbombare la terra sotto i piedi. Quattro figure scure percorsero a cavallo l’accampamento, una particolarmente fiera e orgogliosa a capo della fila.

- È Bleda - ringhiò a denti serrati Arda.

Vortighern aggrottò la fronte, impensierito dal cambio d’umore della giovane. - E chi sarebbe?

Dumnail rimase immobile. - Cerca di controllarti, Arda. Non voglio spargere sangue tra i miei guerrieri.

Il vecchio seguì con lo sguardo Bleda, mentre questi si avvicinava a cavallo accanto a quelli che si erano recati con lui in perlustrazione. I suoi occhi, così azzurri e lucenti, avevano un che di spettrale. Era proprio quell’immacolata sensazione di candore a incutere timore più di ogni altra cosa, frutto di iridi senza fondo che emanavano un gelo minaccioso, come un covo di demoni infernali intravisti sotto una coltre di ghiaccio.

Lo spietato mercenario si rese subito conto di essere osservato e, come per abitudine, non fece niente per impedirlo, certo di poter mostrare al vecchio la propria superiorità. Sapeva delle voci che circolavano sul proprio conto e ne era compiaciuto. Il suo aspetto, così dicevano, provocava la stessa ansia prima di una battaglia e allo stesso tempo un profondo senso d’inquietudine, d’incontrastabile abbandono. Faceva venire in mente la foschia del mattino, le tenebre della notte, il freddo e sibilante vento delle tundre settentrionali. Sorrise: egli stesso non avrebbe saputo scegliere parole migliori per descrivere il proprio animo.

Dumnail continuò a osservarlo, pensieroso. Bleda era un uomo pallido, in pieno contrasto con la folta chioma bruna, quasi bionda, che gli scendeva sulle spalle e avvolgeva come serpi le spade che gli sporgevano da dietro la schiena. Aveva la stoffa del guerriero e forse anche quella di un capo, ma la sua violenza era ben nota al vecchio. Ancora prima di raggiungere la maggiore età, aveva assassinato i suoi fratelli affinché non si mettessero sulla sua strada, un sentiero color sangue fatto solamente di ferocia e spade. Dumnail temeva la sua ambizione e, dando perennemente ascolto alla sua coscienza e a quella della figlia, che si era rifiutata di accoglierlo nel suo letto, stava cercando di mantenere il comando della tribù il più a lungo possibile, almeno finché non si fosse presentato qualcuno più meritevole dell’aspirante leader o la morte lo avesse costretto alla resa.

- Ben tornato, Bleda - lo accolse con fare benevole, non senza provare nell’animo una certa repulsione. - Quale notizie porta la tua venuta?

Il lupo di sangue scese dalla cavalcatura e fece cenno a coloro che lo avevano accompagnato di sparire. Troppo a lungo aveva dovuto condividere la loro presenza senza poter assaporare il calore di una donna, unicamente in compagnia dell’alcol e dei loro futili discorsi.

- I predoni non ci daranno fastidio questa notte. Se le tracce non mentono, si sono diretti verso nord.

- Di quanti uomini stiamo parlando?

- Una dozzina, credo. Non di più, anche se non bisogna sottovalutarli. Lungo la strada ci siamo imbattuti per caso in un piccolo villaggio: hanno bruciato tutto, strangolato vecchi e bambini, torturato gli uomini e violentato le loro mogli…

- Pagheranno anche per questo - dichiarò Dumnail, scandendo con durezza la sua voce nella mente dei presenti. Vortighern non lo aveva mai visto così serio.

- Comunque sia, - continuò l’anziano lupo - ci conviene non abbassare la guardia, stanotte. Voi, laggiù! - fece per chiamare alcuni mercenari, non molto distanti. - Organizzate dei turni nel perimetro dell’accampamento fino all’alba, chiaro?

- Sì, Dumnail! - risposero con prontezza, allontanandosi velocemente per eseguire gli ordini.

Bleda non stava ascoltando. Immerso nel suo silenzio, ripensava con rammarico ai corpi straziati di quelle giovani donne, spogliate delle loro vesti e barbaramente incatenate ai tavoli e alle travi delle casupole fino all’ultimo, disperato soffio vitale… che terribile spreco trovarle in quello stato.

Si voltò verso Arda, gli occhi manifestanti una perversa eccitazione. La giovane non era sola: con lei c’era qualcuno… ma chi? Le labbra di Bleda si serrarono in due lame sottili quando lo riconobbe. Che ci faceva quello sporco vagabondo con lei? Se non fosse stato per l’impagabile bellezza delle sue spade d’avorio, lo avrebbe lasciato a marcire nel fango senza ripensamenti.

“Non è mai troppo tardi” giudicò tacitamente, prima che una visione insolita non lo sconvolgesse.

- Per le viscere dei morti - sibilò lentamente con disprezzo, fissando inorridito gli occhi rossi di Vortighern. - Che razza di mostro sei? Avrei dovuto lasciarti là dov’eri.

- Cuciti la bocca, Bleda! - reagì d’impeto Arda. - Non si tratta così un ospite.

- Ospite? Tsk! Prigioniero, vorrai dire.

- Sciocchezze! Sai benissimo che non facciamo prigionieri!

Il vibrare di quella voce forte e rabbiosa lo irritò. Non fu facile per lui controllarsi, ma alla fine la faccia che rivolse alla figlia di Dumnail era tornata a essere una maschera.

- Nessun prigioniero, esattamente.

Quando riprese a guardare Vortighern, avanzando a un palmo di naso dal viso del cacciatore come per sfidarlo, il suo sguardo si fece ancora più duro. - Non sei un ospite, ma neppure un prigioniero. Uno schiavo, forse? No. Nessuno prenderebbe un… beh, qualsiasi cosa tu sia come servo in casa sua. Ma forse potremmo cavarti gli occhi. Allora sì: saresti perfetto.

Arda fece uno scatto per colpirlo, ma Vortighern la trattene con un gesto. Sapeva difendersi da solo. C’è un limite a tutto nelle cose, si convinse, e la riconoscenza che doveva ai Bluädawulf non sarebbe stata di certo estesa a un individuo simile.

- Sta’ bene a sentirmi - affermò con una durezza speciale nello sguardo. - Non so cosa ti spinga a parlarmi in questo modo, ma sono sicuro di una cosa: prima che tu riesca anche solo ad avvicinarti per strapparmi gli occhi, io avrò il tempo di scuoiarti con le mie lame, gettare la tua carcassa ai cani e trovare qualcuno disposto a pagare la tua pelle a un prezzo ragionevole, siamo intesi?

Bleda gli sorrise, feroce e depravato come un boia prima di tranciare il collo alla vittima con un colpo di scure. Gli occhi glaciali brillavano sotto le sopracciglia folte. La guerra tra loro due era cominciata. - Staremo a vedere, mostro - mormorò a voce talmente bassa che solo il cacciatore di draghi lo sentì.



Quando finalmente il truce mercenario se ne andò, Dumnail posò una mano sulla spalla a Vortighern. - Sei stato coraggioso. Tuttavia guardati da lui: è un uomo pericoloso.

Lui seguì con gli occhi Bleda finché non si confuse in mezzo agli altri mercenari, velenosa figura incisa in nero sullo sfondo rosseggiante del tramonto.

Il cacciatore si tamburellò le dita sulle labbra, pensieroso. - Ho la netta sensazione che lui sia proprio uno di quelli che voleva le mie spade. Dico bene, Dumnail?

Sotto i baffi del vecchio si stagliò un sorriso sincero. Come nascondere la verità a un uomo così valente e perspicace? - Non ti sbagli. Sono sicuro che dietro quello sguardo gelido si celi un’ambizione senza pari. E prima o poi, vedrai, tenterà di uscire allo scoperto.

Vortighern non si scompose, ma nei suoi occhi rossi riluceva una sorta di feroce vitalità, come quella che scintilla nelle iridi dei predatori in caccia. Non gli era sfuggita l’occhiata inquietante con cui Bleda aveva squadrato Arda. - Non temere, amico mio. Per allora, noi saremo pronti.



Continua…



"È un mondo in cui il buio avanza nella nebbia, dove il silenzio è interrotto dalla pioggia

che imperversa e trafigge con la sua rabbia muri di pietra.

Un uomo dallo sguardo tagliente, solitario nel suo cammino viaggia,

lo sguardo di fuoco e due guardiane d'avorio lo accompagnano.

Cerca la luce dov'è buio, lungo un sentiero tortuoso irto di sassi e spine,

di lame appuntite e cuori neri di malvagità, guidato da indomito coraggio...

fiamma che arde nei cuori impavidi, luce dove luce non c'è.

Guidato da quel calore, che si legge anche nei suoi occhi, procede.

Chi l'ha incontrato, ha conosciuto la speranza".

Antonella Iannò



LEGGENDE, STORIE E MONDI INCROCIATI



L’iniziativa letteraria e artistica, lanciata al termine del 2009 grazie al social network Facebook, si prepone di riunire scrittori, illustratori e appassionati di Fantasy in un progetto volto alla diffusione e allo sviluppo del genere. L’obiettivo è quello di creare SEPARATAMENTE una serie di racconti o di romanzi autonomi, mettendo però in gioco alcuni elementi che consentano di fare citazioni incrociate tra le rispettive opere.

È importante fare presente che non si tratta di una raccolta di opere: ogni autore provvederà per sé a pubblicare le proprie storie o illustrazioni come meglio crede. In compenso, l’assoluta mancanza di vincoli legati alla tempistica consente a ciascun autore di godere della massima libertà creativa e, al contempo, garantisce un miglioramento collettivo dal punto di vista della forma sintattica, dell’originalità e dell’inventiva, soprattutto per i meno esperti che desiderano essere affiancati da scrittori e artisti con tanta voglia di immergersi nell’epica e nella leggenda. Chiunque è libero di partecipare, purché rispetti i pochi e semplici criteri stabiliti collettivamente nelle discussioni. Per maggiori informazioni sul progetto, si può fare riferimento ad Alfonso Zarbo, che ne è il curatore.



L’AUTORE



Studente di lettere moderne presso l’università di Parma, Alfonso Zarbo collabora con Fantasy Magazine, recensendo libri e lavorando anche nella sezione musicale, all’interno della quale si occupa di quei particolari gruppi metal che fondono la musica con liriche e narrazioni fantasy.

Attratto sin da bambino dai poemi epici e da qualunque narrazione parli di mitologia, battaglie, incantesimi e mistero, ha esordito nel 2008, pubblicando un romanzo breve intitolato “Frammenti dal Mondo della Luce e delle Tenebre - Il destino di Akragas e della Grande Terra”. Da allora, attraverso la stesura di altri due romanzi, di alcuni racconti e degli articoli di Fantasy Magazine, non si è più fermato, nella speranza un giorno di diventare scrittore a pieno titolo.




Titolo: Vortighern e la tribù dei Bluädawulf.
Categoria: Racconti FantasyItalia
Autore: Alfonso Zarbo
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Aggiunto: January 30th 2010
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