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Iveonte - 2



2-GLI DÈI AGLI ALBORI DELLA LORO ESISTENZA IN KOSMOS



Così Splendor esclamò: "Che sia creato Kosmos in Tenebrun!" E l’universo fu, ossia cominciò ad esistere, incapsulato in una realtà concreta in continua evoluzione ed inarrestabile nella propria infinita espansione. Allora il Regno delle Tenebre fu costretto ad indietreggiare davanti ad esso e a fargli spazio perché la sua corsa autocreativa procedesse senza arrestarsi mai più. Pur serrandolo tutt'intorno, come se volessero respingerlo e schiacciarlo, le sue tenebre ricalcitranti si dimostrarono impotenti a fermare il suo processo espansivo nello spazio e nel tempo. Intanto nel cosmo si andavano costituendo due distinte realtà, quella spaziale e quella temporale. Lo spazio era visibile, mentre il tempo era invisibile; ma ciascuno formava un proprio dominio ed aveva un proprio dominatore.



Dopo aver ricevuto da Splendor la sua spinta autocreativa, Kosmos, fin dal suo esordio, non si andò generando come una massa nebulosa e tantomeno buia. Esso creò per sé qualcosa di straordinario, di superbamente colossale e maestoso, che poteva essere definito un'architettura cosmica immensa e colma di mirabolanti bellezze. Dapprima, si diedero a pullularvi galassie a non finire. In seguito, in seno ad esse, si produssero miriadi di stelle fiammeggianti e luminose. La gran parte delle quali presentava un corteggio di comete, di pianeti e di satelliti. In seguito, però, sarebbero stati i soli pianeti ad aggiudicarsi il fascino più sensazionale, l'attrazione più forte, il significato più profondo, l'input ad esistere più formidabile. Difatti sulla loro superficie stava per nascere ed evolversi la vita in tutte le sue svariate manifestazioni. La più importante delle quali si sarebbe identificata con l'essenza umana. Essa avrebbe fatto esistere quelle creature intelligenti, a causa delle quali le divinità benefiche avevano chiesto a Splendor la creazione di Kosmos. Se le tenebre di Tenebrun si mostrarono risentite per l'evento creativo, siccome esso le privava in continuazione di una buona fetta di spazio, le divinità malefiche, visto che vi conducevano una vita stressata, mostrarono ben altro umore. Per loro, si prospettò l'opportunità di uscire dal tenebrore del loro regno e d’iniziare a vivere una ben diversa realtà, nella quale non sarebbe mancata, tra le altre cose, la luce. Esse ne avvertivano un'esigenza folle, visto che la loro esistenza si era protratta nel buio per un tempo considerevole. Essendo Kosmos una realtà diametralmente opposta a quella di Luxan, tali divinità asserivano che loro potevano accampare il diritto di accedervi, alla stessa stregua delle divinità luxaniane. Né esse si erano sbagliate perché Splendor non poteva intervenire e far valere la sua onnipotenza, al fine di precludere alle stesse l'ingresso alla realtà kosmica. A nessuna delle divinità dell'uno e dell'altro regno sarebbe venuto in mente di scegliersi come dimora l'infuocata massa stellare o il gelido spazio interstellare o un pianeta senza vita. Invece la loro preferenza sarebbe andata a quei pianeti e satelliti che fossero risultati forniti di vegetazione e di fauna, dovendo essi offrire ricetto a quelle creature che sarebbero risultate dotate di una forma d'intelligenza.



La realtà cosmica si basava su due principi fondamentali, ossia sul tempo e sullo spazio. Grazie ai quali, la materia poteva esistere, sebbene si presentasse caduca e transitoria nel suo modo di essere. Il primo la conteneva, mentre il secondo ne registrava i continui cambiamenti. In verità, non si riusciva a comprendere se si dovesse parlare di un binomio spazio-tempo, finalizzato a contenere la materia. Così pure non era chiaro se lo spazio, il tempo e la materia fossero da accettarsi come elementi di un unico insieme. In questo caso, essi dovevano per forza procedere parallelamente all'interno di un trinomio, dove ciascuno aveva una propria libertà di azione. Anche se, a volere essere logici, un trinomio di questo tipo poteva risultare del tutto anomalo e contestabile. Ciò, perché i primi due erano incorporei ed immodificabili; il terzo, invece, risultava fisico e trasformabile. Il tempo e lo spazio, dunque, erano due realtà che differivano dalla materia; però, nei suoi confronti, essi non avevano lo stesso rapporto. Quello dello spazio si rivelava un rapporto di preminenza, poiché ne subordinava l'esistenza alla propria. La materia non poteva esistere senza uno spazio; quest’ultimo, da parte sua, poteva esistere senza di essa. Non altrettanto fortunato poteva ritenersi il tempo che presentava un rapporto di subordinazione con l'indocile materia. Se veniva meno la materia, cessava di esistere pure il tempo. Esso era stato creato unicamente per realizzare e registrare i cambiamenti di una qualsiasi sostanza corporea. Considerata sotto quest'aspetto, cioè come sottoposta al continuo avanzamento del tempo, la materia era da considerarsi fragile e alla sua mercé, appunto perché il tempo, da un punto di vista formale, la privava di una propria stabile identità. L'incremento o il calo della sua qualità, invece, erano dovuti ad altri fattori che non mi metterò qui ad enumerare per ovvi motivi di tempo. Anche l'incessante espandersi dello spazio cosmico implicava una certa specie di tempo. In questo caso, esso si dimostrava forse più blando e meno incisivo. Ma era pur sempre una forma temporale che si lasciava coinvolgere dall'espansione spaziale. A questo punto, anche l'energia si affacciava sulla scena della concreta esistenza. Anch'essa s’imponeva come elemento costitutivo dell'universo, non meno importante degli altri tre che già sono stati menzionati. Se lo spazio era il ricetto della materia e il tempo ne promuoveva e ne registrava ogni cangiamento, era la sola energia a favorire l’attivazione delle sue modificazioni. Essa si presentava come la forza prima e la spinta propulsiva dell'evoluzione infinita del cosmo, inteso esso in senso sia generale che particolare. Per questo motivo, anche se si presentava incorporea ed invisibile, l'energia faceva bene intravedere i segni ora lievi ora marcati che andava continuamente imprimendo sulla materia. I quali si configuravano come risultati sia di azioni negative che di rigenerazioni positive. In effetti, quindi, si doveva parlare più di un quadrinomio, nel quale le componenti attive erano l'energia e la materia; mentre quelle passive risultavano lo spazio e il tempo. Nel cosmo le prime due si proponevano come contenuti e gli altri due invece come loro contenitori. L'energia incideva enormemente sia sull'espansione dell'universo sia sulla sua materia che vi si andava creando in modo incessante e stupefacente. Essa non aveva alcun potere solo sul tempo; semmai era quest’ultimo a tenerla sotto controllo per registrarne una qualsiasi evoluzione.



Ma quale sarebbe stato il rapporto esistente tra Kosmos e le diverse divinità, fossero esse provenienti da Luxan o da Tenebrun? Cioè, tali esseri di purissimo spirito come avrebbero vissuto la realtà cosmica? Per accedervi, avrebbero essi dovuto ricorrere a qualche espediente particolare, al fine di ambientarsi nella nuova realtà e di stabilizzarvi l'esplicazione del loro nuovo modo di esistere? In un certo senso, le cose sarebbero andate esattamente così. Quindi, cerchiamo di capirci qualcosa di più al riguardo. Sia le divinità di Luxan sia quelle di Tenebrun, costitutivamente, erano state ed erano rimaste identiche. L’essere vissute in due regni diametralmente opposti, quello della luce e quello delle tenebre, non avrebbe affatto influito sulla loro essenza qualitativa, ossia sul loro modo di essere e di manifestarsi. Per il qual motivo, esse sarebbero andate incontro alle medesime difficoltà sia nell'accedere a Kosmos sia nell'acclimatarsi alla sua realtà. Né noi possiamo dispensarci dall’apprendere le cause che avrebbero reso difficoltose alle divinità l'una e l'altra cosa. Come pure conosceremo i rimedi a cui le stesse sarebbero ricorse per superarle. Prima d'impegnarci nella conoscenza di simili cause, però, ci risulterà utile approfondire la realtà di Tenebrun e il modo in cui Kosmos vi si andava espandendo.



Come già appreso, Tenebrun, all'origine, rappresentava la realtà del nulla, la quale formava il Regno delle Tenebre. Il niente e il buio, quindi, erano le sue due prerogative, grazie alle quali esso poteva ritenersi esistente. Al pari del regno della luce, quindi, anche Tenebrun esisteva da sempre, ma non come fine a sé stesso. La sua esistenza intendeva contrapporsi al regno di Luxan, in termini sia di luce che di essenza. Cioè, ci si trovava di fronte a due realtà parallele di natura opposta, ognuna delle quali dava modo all'altra di essere esattamente quella che era. Ma per la sua specifica qualità nulla, Tenebrun risultava il luogo adatto ad ospitare qualcosa di esistente, come Kosmos, però senza potere inglobarlo in sé. Per questo la realtà cosmica, fin dal suo assetto primigenio, si presentava distinta da quella di Tenebrun. Come non aveva alcun tipo di rapporto con la realtà di Luxan, così non lo aveva neppure con quella tenebrunese.



Avvenuta la creazione di Kosmos, le divinità benefiche e quelle malefiche vollero lanciarsi alla sua conquista, bramando ognuna di avere il potere su una fetta di esso. Solo che il loro primo impatto con la realtà cosmica non fu dei migliori. Non appena ebbero fatto il grande balzo nel regno della materia e del tempo, immediatamente esse avvertirono come una sorta di contraccolpo nella loro natura immateriale. Si verificò nella loro psiche un tipo di reazione allergica indefinibile, ma molto penalizzante. La quale fu dovuta al forte attrito che si era originato in seguito allo scontro avvenuto tra le due differenti nature: da una parte, c’era stata quella spirituale e sovratemporale del loro essere; dall’altra, quella materiale e temporale dell'universo. La sintomatologia di tale allergia riguardò il loro intero essere e si manifestò con diversi disturbi a livello sia della sfera esistenziale sia dell’esplicazione della loro essenza. Una volta a contatto con la realtà di Kosmos, tutte le entità spirituali andarono in fibrillazione, cioè ci fu un vero cataclisma nel loro modo di esistere e di manifestarsi. Precisamente, fu avvertito da tutte le divinità una specie di rigetto della loro natura costitutiva. Quest'ultima cominciò ad accusare dei fenomeni reattivi e disturbatori, i quali erano da imputarsi all'elemento cosmico principale che era quello spazio-temporale. All'inizio, in tutte le divinità immigrate si ebbero diversi disturbi, come conati di vomito e nausea che si accompagnavano ad una sindrome vertiginosa alquanto rilevante. Essi, quindi, vennero a scombussolare l'intera psiche dei divini pazienti. Fatto concausale di tali effetti sgradevoli era stata senz’altro la rapidità con cui le varie divinità irruppero in Kosmos. Difatti queste erano state prese in modo esagerato dalla curiosità di conoscere la novella realtà messa a loro disposizione da Splendor. Alla fine, la concomitanza di tanti fattori, con cui le stesse avevano avuto un impatto negativo, produsse in loro perfino uno shock di tipo anafilattico. Perciò, per privarsi al più presto di tali disturbi, gli dèi immigrati dovettero abbandonare Kosmos e ritornare ai loro luoghi di origine. Naturalmente, gli inconvenienti esistenziali suaccennati furono avvertiti dalle singole divinità non in senso reale, come si sarebbe potuto riscontrare nell'essere umano. Essi si manifestarono esclusivamente per pura autosuggestione, ossia vissuti solo come facenti parte della loro realtà, non essendo possibile un fatto del genere in entità divine nel vero senso della parola.



Rientrate in gran fretta nell'Empireo, le divinità benefiche avevano fatto presenti ai due eccelsi dèi, che erano Kron e Locus, le difficoltà incontrate in Kosmos. Essi allora ricorsero ad un accorgimento per rendere le essenze divine refrattarie alle insidie della realtà cosmica. A tale scopo, i due autorevoli gemelli elaborarono un tipo di energia che riusciva a riprogrammare l'essenza di una entità spirituale, al momento del suo accesso a Kosmos, rendendola compatibile con la nuova realtà. La stessa energia restava valida anche per riportare al suo stato originario l'essenza divina, quando faceva rientro nell'Empireo. Quel prodigioso flusso energetico risultava soffuso in due piccole nubi, una bianca e un'altra nera. Per riprogrammarsi secondo i principi attivatori di Kosmos, alla divinità diretta ad esso bastava passare attraverso una delle due nubi. Attraversando la Nube Bianca, la divinità conservava i suoi dati identificativi, perciò restava visibile a tutte le altre divinità esistenti nell'universo. La potevano vedere anche i divini Kron e Locus, pur restando nell'Empireo. Se invece la divinità decideva di attraversare le Nube Nera, veniva perso ogni suo dato d'identificazione ed essa risultava invisibile a tutti, perfino al dio Kron e al dio Locus. Anche le divinità malefiche, appena ritornate in Tenebrun, si precipitarono da Buziur e gli raccontarono le difficoltà da loro incontrate, dopo l'accesso a Kosmos. Allora anche l'Imperatore delle Tenebre, come avevano fatto le eccelse divinità gemelle in Luxan, creò per loro una energia assimilatrice della realtà cosmica. Essa permetteva alla divinità negativa, prima di trasferirsi nello spazio fisico del cosmo, di assimilarne l'elemento spazio-temporale. Tale energia era profusa in una specie di cascata a getto continuo, detta Fonte dell'Assimilazione. Perciò la divinità malefica poteva varcare la soglia di Kosmos, solo dopo essersi fatta irrorare da tale cascata energetica per la durata di un minuto.



Quando non era iniziato ancora la corsa al predominio di Kosmos da parte delle divinità di entrambi gli schieramenti, in ognuno dei due regni soprannaturali esisteva già una nutrita pleiade di esseri divini che erano pronti a lanciarsi alla conquista del novello regno materiale e temporale, creato da poco da Splendor. Ogni entità spirituale, indipendentemente dal suo grado, pretendeva un suo piccolo spazio in tale regno perché vi potesse esprimere liberamente la sua nuova esistenza. Magari vi avrebbe anche esercitato il suo potere divino, se fosse riuscita a farsi adorare da un buon numero di materiadi. Naturalmente, non era escluso che lo stesso luogo sarebbe stato conteso fra divinità di opposta tendenza, ossia tra quelle benefiche e quelle malefiche. In quel caso, non sarebbero mancati confronti diretti per il suo possesso, i quali non sempre avrebbero visto le forze del bene rivelarsi più agguerrite e vittoriose di quelle del male. A proposito di simili contese, non possiamo sottrarci al racconto di una Teomachia (lotta tra gli dèi) molto avvincente. La quale ci sarebbe stata ai primordi dell'arrivo in Kosmos delle varie divinità e si sarebbe svolta su vasta scala. Essa avrebbe interessato un sacco di galassie che avrebbero costituito due grandi imperi: quello delle divinità benefiche, detto Impero del Tetraedro, e quello delle divinità malefiche, detto Impero dell'Ottaedro.



Sulla nostra Terra, nel corso della storia umana, a nessuno è capitato di venire a conoscenza di tale conflitto tra le due opposte fazioni divine. Il quale si era svolto ai primi albori del nostro universo con uno scontro di vastissime proporzioni e di lunghissima durata. Invece gli abitanti dello sperduto pianeta Kloust, anche se non si sapeva come avessero fatto, lo avevano appreso in un passato molto remoto e se lo erano tramandato di generazione in generazione. A dire il vero, col passar dei secoli, il conflitto avvenuto tra le divinità aveva assunto presso di loro le connotazioni di una leggenda, per cui non avevano più saputo riferire con esattezza quali fatti erano stati irreali e quali erano da considerarsi legati alla realtà.




Titolo: Iveonte - 2
Categoria: Racconti FantasyItalia
Autore: Iveonte
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Aggiunto: February 20th 2009
Viste: 495 Times
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