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Iveonte - 7



7-LE DIVINITÀ NEGATIVE SI STABILISCONO NEI LORO PIANETI OSPITALI



Ogni gruppo di divinità colonizzatrici, formato da ottantaquattro coppie, raggiunta la rispettiva meta, cioè il pianeta-guida della circoscrizione, si concesse un lungo periodo di riposo. In seguito, senza perdere tempo, la maggioranza di loro si mise alla ricerca di nuovi pianeti compatibili con l’essenza vitale. Sul pianeta-guida, per portare bene i conti, si stabilirono solamente quattro coppie, compresa quella formata dal loro kapius e dalla sua consorte. Le altre ottanta coppie ripartirono per cercare altri pianeti ricettivi alla vita che si trovavano nella loro galassia e nelle restanti cinque appartenenti alla stessa giurisdizione. Quando poi li ebbero trovati, ogni coppia si sistemò sopra uno di loro e cominciò ad abitarvi in modo stabile, a procrearvi e a diventarvi una famiglia sempre più numerosa. La roccaforte di ciascuna colonia di divinità sarebbe stata il pianeta su cui risiedeva il kapius che era il dio autorizzato dal suo imperatore a governarle. Egli si diede a creare per esso tutta una serie di opere difensive, fino a rendere il suo suolo inattaccabile da parte di qualsiasi divinità non gradita. In verità, tali difese non erano limitate al solo pianeta, bensì coprivano l’intero spazio del sistema stellare di cui esso faceva parte. Forse sarà meglio conoscere in dettaglio siffatte opere prodigiose, tra le quali non mancavano anche quelle prettamente a scopo offensivo.



Intanto iniziamo a chiarire che esse non rappresentavano unicamente il prodotto del dio posto a capo della colonia. A volte erano l’espressione della potenza del suo imperatore. Al momento del commiato il dio Buziur aveva dato in dono ad ogni kapius uno scettro. Esso era in grado di realizzare mostri inattaccabili da qualunque divinità che non fosse fornita d'iperpoteri primari o secondari. Alcuni di loro, inoltre, nei confronti della materia, si rivelavano di una capacità distruttiva enorme che poteva perfino disintegrare un astro spento o un'intera stella. I sei pianeti, che ospitavano i comandanti dei singoli gruppi delle colonie spaziali, erano detti pianeti-guida e costituivano i punti di riferimento delle divinità residenti nelle altre postazioni planetarie sparse nelle sei galassie appartenenti alla sua stessa circoscrizione spaziale. Va ricordato che l'Impero dell'Ottaedro comprendeva sei circoscrizioni spaziali, ciascuna governata da un kapius; ma vi faceva parte anche una galassia centrale autonoma, di nome Peloas, che non apparteneva a nessuna di esse. Per cui risultavano trentasette gli immensi ammassi stellari appartenenti all’Ottaedro che erano cosparsi d’infiniti pianeti e satelliti.



Una volta preso possesso del rispettivo pianeta-guida, ogni kapius, grazie anche allo scettro avuto in dono dall’imperatore Buziur, come già accennato, si dedicò a produrre sulla sua superficie tutte quelle opere che dovevano salvaguardare la propria famiglia. Inoltre, le stesse dovevano garantire una valida difesa alle divinità che già vi risiedevano o lo avrebbero abitato in seguito. Innanzitutto il kapius volle edificarvi la sua dimora, che era risultata una specie di fortezza imponente, per viverci inizialmente solo con la sua compagna e nell’avvenire anche con i suoi discendenti. Essa faceva stagliare la sommità delle sue mura merlate in un firmamento che si andava tingendo di un colore diverso, a seconda della stagione. Quando il cielo era brumoso, a causa del tardo clima autunnale, allora il suo slancio verso il cielo appariva come una sagoma tetra che si celava in un’orrida nebbia grigiastra e turbolenta. Perciò tale fortezza, mentre si ergeva in mezzo ad uno slargo vallivo interamente avvolta in una lugubre atmosfera, non offriva uno spettacolo ammirevole. Le sue alte mura merlate disegnavano un esagono regolare. Ma là dove esse sarebbero dovute congiungersi l'una all'altra, sorgevano sei torri di foggia cilindrica che si elevavano e si avventavano contro il firmamento. Ognuna si presentava con la parte terminale merlettata e presentava nella sua parte centrale una struttura cupolare che era a forma di cono ed aveva il colore del fumo. Quanto alla sua difesa, vi erano stati creati tre livelli di protezione, tutti di tipo energetico. Il primo livello protettivo era quello locale e constava di una energia che avvolgeva la fortezza e la rendeva inaccessibile da parte sia di presenze materiali sia di entità soprannaturali. Il secondo livello protettivo, invece, era quello planetario ed era formato da una energia ancora più potente di quella locale. Essa avvolgeva l’intero pianeta e contrastava l’accesso a quell’area da parte di entità metafisiche non appartenenti a Tenebrun. Il terzo livello protettivo era quello stellare ed era costituito da un’energia di grado superiore a quella dei primi due livelli. Essa avviluppava tutt'intorno lo spazio siderale, fino ad un miliardo di miglia dalla stella. Quest'ultima energia aveva lo scopo di vietare l’ingresso in tale vuoto spaziale a tutte le divinità di Luxan o di neutralizzarne ogni attività, nel caso che qualcuna di loro riuscisse ad entrarvi in qualche modo. Perciò essa vigilava perché non si avesse un tale evento.



La fortezza del kapius disponeva anche di strumenti distruttori molto efficienti che erano di due tipi: quelli che intervenivano contro gli esseri materiali di tipo animale e quelli che agivano nei confronti delle essenze divine di natura opposta a quella delle divinità negative. Facevano parte dei primi i Capsi, i quali erano piccoli insetti artificiali simili agli scarabei, ma si differenziavano da questi perché volavano. La loro peculiarità era quella di andare in cerca dell’essenza vitale insita in tutti gli esseri animali per distruggervela e pietrificare quanti la possedevano. Tali mostriciattoli, rispetto alla fonte energetica che li rendeva attivi, potevano agire entro un raggio d’azione limitato. Gli altri strumenti distruttori intervenivano sia sulla materia vivente e non vivente, sia sulle essenze divine luxaniane e i loro prodotti. Si trattava di mostri altamente offensivi che comprendevano: i Vectus, che erano mostri stellari; i Samund, che erano mostri galattici; i Burkon, che erano mostri intergalattici o circoscrizionali.



I Vectus, in numero di dieci unità e con azione limitata al sistema stellare del kapius, erano dotati di una velocità pari a quella della luce ed avevano una potenza distruttrice di primo grado. Essi erano mostri di media grandezza, cioè avevano una estensione in lunghezza di venti metri, delle braccia lunghe sei metri e un corpo tozzo avente un diametro non più di cinque metri. La loro testa poteva essere contenuta in un parallelepipedo verticale, con le dimensioni di quattro, tre e due metri, del quale la faccia laterale maggiore anteriore fungeva da volto. La loro corporatura, invece, si presentava orrida e raccapricciante. Essa li faceva apparire come terribili creature infernali che erano state vomitate dall’elucubrazione di una mente sconcertante e rivoltante al massimo. Quanto al loro potenziale energetico distruttivo, esso si rivelava impressionante. Una volta emesso fuori dalla loro bocca, che appariva colma di sostanza lavica ribollente, riusciva a disintegrare perfino intere montagne. Il suo lancio, che poteva risultare a getti o a diffusione continua, riusciva a colpire il proprio obiettivo entro la distanza massima di mille chilometri. Nei confronti di una divinità luxaniana, invece, il loro prodotto energetico, non potendo essere distruttivo, diventava costrittivo, ossia la immobilizzava e le evitava ogni manovra tesa a sottrarglisi.



Era possibile una cosa del genere? Certo, per chi ha l’esatta cognizione dei fatti! Perciò conviene anche a noi avere una conoscenza del genere, se vogliamo riuscire a comprendere un simile fenomeno. Per averla, ci occorre riprendere il discorso sul passaggio di una divinità positiva da Luxan a Kosmos. In quella occasione, abbiamo appreso che essa, prima di effettuare tale trasferimento, aveva bisogno di riprogrammarsi nella Nube Bianca o nella Nube Nera. Solo che non ci siamo soffermati a capire che cosa avveniva nella divinità, durante la sua riprogrammazione. Ebbene, ora stiamo per rendercene conto.



La nube operava sulla parte psichica della divinità una piccola trasformazione correttiva, al fine di renderla conciliante con la realtà di Kosmos. Più che trasformarla, la irrorava con una nuova energia che poteva essere ritenuta una via di mezzo tra l’energia spirituale e quella materiale. Essa era chiamata “esistentina” e non era, al pari dell’essenza divina, inattaccabile da una divinità di grado superiore o da un suo prodotto. L'altra energia, invece, che privava la divinità benefica dei suoi dati identificativi e si trovava solo nella Nube Nera, era detta “occultina”. Essa agiva, quando la divinità si trasferiva in Kosmos. Come già il lettore si sarà reso conto, i Vectus e i restanti due tipi di mostri, non possedendo un'energia in grado di contrastare l’efficacia del potere energetico delle divinità benefiche, agivano esattamente sulla loro esistentina.



I Samund, in numero di cento unità e con un'azione limitata alla galassia del kapius, avevano una velocità dieci volte maggiore di quella della luce ed erano dotati di una potenza distruttrice di secondo grado. Si trattava di mostri, le cui dimensioni erano dieci volte maggiori di quelle dei Vectus. Anche la loro presenza fisica si mostrava terrificante, minacciosa e bieca. Avevano gli occhi di fuoco, la testa fornita di cresta, le orecchie enormi e sventolanti. Dalla loro bocca fuoriusciva un fumo rosseggiante; mentre le braccia erano due serpenti sproporzionati con il corpo ricoperto di aculei. Il loro potenziale energetico era pure dieci volte maggiore di quello dei Vectus, con i quali avevano in comune le modalità di emissione. La sua gittata, però, era superiore, potendo raggiungere un milione di chilometri. Bastava un solo suo getto per distruggere un pianeta anche di grandi proporzioni. Nei confronti delle divinità luxaniane non poteva esprimersi con una efficienza maggiore di quella dei mostri Vectus.



I Burkon, che erano in numero di mille unità e con una velocità cento volte maggiore di quella della luce, agivano dentro i confini della circoscrizione. Essi controllavano gli spazi delle sei galassie che ne facevano parte. Si trattava di mostri, le cui dimensioni erano dieci volte maggiori di quelle dei Samund e cento volte più grandi di quelle dei Vectus. Anche i Burkon erano di una mostruosità incredibile ed avevano un potenziale energetico mille volte maggiore di quello dei Samund, con portata fino a cento milioni di chilometri. Per questo la loro potenza devastatrice, che era di terzo grado, era illimitata e poteva disintegrare una stella molto più grande del nostro Sole. Anche le modalità di emissione del loro prodotto energetico non differenziavano da quelle delle altre due specie di mostri di categoria inferiore; mentre, nei confronti delle divinità positive, non avevano nulla di differente dalle altre due specie di mostri.



Vediamo adesso come si erano sistemate le altre ottanta coppie divine della stessa circoscrizione, dopo aver lasciato il loro pianeta-guida. Naturalmente, ci si riferisce al tempo, durante il quale il loro kapius aveva portato a termine le varie opere difensive ed offensive all’interno del proprio spazio circoscrizionale. Ebbene, di tali coppie, dieci erano rimaste nella medesima galassia del loro kapius. Le altre settanta, suddivise in cinque gruppi, erano andate a colonizzare le rimanenti galassie della circoscrizione, superando distanze enormi. A dire il vero, la ricerca degli ottanta pianeti compatibili con la vita, che avrebbero dovuto ospitarle, non era risultata affatto facile da parte loro. Alla fine, però, esse erano riuscite a trovarli e li avevano presi anche come propria stabile dimora. Così ogni coppia, dopo che vi si era insediata, si ritrovò a vivere sopra un pianeta che non ospitava altre forme divine, al di fuori della loro.



Nelle due divinità, l’isolamento si fece subito avvertire in modo squallido e profondo, anche se la natura si mostrava verso di loro provvida di bellezze che erano di rara spettacolarità. In entrambe, più che il desiderio di riempirsi gli occhi di visioni leggiadre ed ispiratrici di dolci tenerezze, cominciò a farsi sentire preponderante l’esigenza di stare insieme con altre divinità e di confrontarsi con loro sia positivamente che negativamente. Nella loro psiche, il senso sociale primeggiava sopra ogni altro sentimento e non intendeva farsi mettere all’ombra da parte di altri. Questo fatto spinse le due divinità perfino ad amarsi a più non posso e a procreare senza cessazione nuova prole divina per vederla crescere a dismisura. Esse non vedevano l’ora di scorgere il loro pianeta popolato da molte divinità loquaci, scherzose e, perché no, anche pettegole. Così, col passare del tempo cosmico, si assistette ad un forte proliferare di divinità su ciascuno dei pianeti abitabili che erano stati scelti dalle divine coppie capostipiti. Da ognuna di loro, alla fine, derivarono numerose altre famiglie che ora pullulavano a ridosso dei monti e dei colli; come pure brulicavano presso fonti, fiumi e laghi. Ma soprattutto fu molto ambita da loro la frescura dei boschi e delle selve. Anche se la loro presenza poteva rivelarsi totalmente silente e quasi impercettibile ai futuri materiadi, senza dubbio esse vi erano presenti in modo attivo e determinato. Perciò tali divinità non erano intenzionate a cedere il passo alle divinità benefiche, casomai queste avessero fatto rilevare in qualche modo la loro presenza nelle stesse località che esse per prime avevano scelto come loro dimora. In seguito, a seconda della loro preferenza che poteva essere stata un’astrazione, un fenomeno naturale o una parte geografica, le varie divinità dichiararono anche di che cosa esse volevano diventare protettrici. Così, quando sarebbero venute al mondo pure le essenze intelligenti, come gli uomini e gli umanoidi, esse avrebbero cominciato a venerarle con l’appellativo apposto al loro nome che esse avrebbero fatto conoscere a tutti loro. Come, ad esempio: dio dei ruscelli, dea dell’avarizia, dio dei laghi; e così via dicendo.



Per ultimo, corre l'obbligo di chiederci quali rapporti avevano le nuove divinità, cioè quelle che erano nate in Kosmos, con Tenebrun e il loro imperatore. Sostanzialmente, essi non erano differenti da quelli che conservavano le divinità nate nel Regno delle Tenebre. A tale riguardo, va chiarito che le nuove generazioni erano obbligate a condursi almeno una volta durante la loro infinita esistenza in tale regno per farvi il loro atto di sottomissione e di ubbidienza al loro imperatore Buziur. Ma, per agevolare la loro permanenza in Tenebrun, esse dovevano prima permettere alla Fonte della Rigenerazione di riprogrammare la loro essenza psichica.



A questo punto, non ci resta che andare a vedere come se l’erano cavata le divinità positive, nel frattempo che quelle negative si erano date da fare per raggiungere le loro mete kosmiche. Ovviamente, la loro vicenda risulterà simile a quella delle divinità malefiche e ne seguirà i vari percorsi con le stesse modalità e i medesimi obiettivi. L’unica differenza starà nel fatto che, se gli avvenimenti della prima sono stati seguiti in tempo reale, quelli della seconda verranno appresi, quando essi già si sono svolti.




Titolo: Iveonte - 7
Categoria: Racconti FantasyItalia
Autore: Luigi Orabona
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Aggiunto: February 20th 2009
Viste: 452 Times
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