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Iveonte - 9



9-LE DIVINITÀ POSITIVE ALLA RICERCA DEI LORO PIANETI OSPITALI



Ciascun gruppo delle divinità positive, che era costituito da centocinquanta coppie, alla fine si era messo in viaggio per andare a colonizzare Kosmos. La loro prima tappa era stata effettuata sul loro pianeta-guida, cioè il luogo dove avevano deciso di sistemarsi stabilmente il loro gerark e la sua consorte. Insieme con le due autorevoli divinità, avevano stabilito di dimorare su tale pianeta anche alcune coppie del gruppo, essendo state esse di questa idea già prima della loro partenza da Luxan. Le rimanenti coppie, che erano centoquarantacinque in tutto, si erano trasferite sui restanti pianeti ospitali della stessa galassia, oppure delle altre tre che facevano parte della medesima circoscrizione spaziale. Tali divinità se l’erano presa con comodo e non avevano avuto fretta nell’avventurarsi nel nuovo tragitto per raggiungere la loro meta definitiva. Esse avevano deciso di stare ancora un po' insieme con le altre che rimanevano sul pianeta-guida, al fine di festeggiare la prima parte della loro traversata cosmica. Dopo essersi rimesse in viaggio, le coppie di divinità colonizzatrici, separatamente, si erano date a cercare i soli pianeti compatibili con l'essenza vitale. Questi soltanto in avvenire avrebbero potuto ospitare i materiadi, nelle loro vesti di umanoidi od androidi. Naturalmente, le galassie, che avevano interessato la loro ricerca, erano state quattro, essendo ogni circoscrizione formata da una quaterna di tali ammassi stellari. Anche se non era stato esiguo il tempo impiegato per raggiungere il proprio scopo, alla fine ciascuna coppia divina era riuscita a trovare il proprio pianeta ospitale. Così ognuna aveva potuto iniziare a vivervi in maniera stanziale, senza dimenticare di mettere in moto la sua attività procreatrice per diventare prima possibile una famiglia molto numerosa.



Ovviamente, pure nell'Impero del Tetraedro, era divenuto la roccaforte di ogni colonia divina il pianeta di residenza del gerark. Quest’ultimo non si era astenuto dal crearvi tutta una serie di opere difensive, al fine di renderne il suolo inattaccabile da qualsiasi divinità malefica. Al riguardo, va tenuto presente che tali difese erano rivolte sia al pianeta-guida sia all'intero sistema stellare di cui esso faceva parte. Ogni gerark, come i kapius delle divinità negative, aveva voluto avere a sua disposizione delle entità di tipo offensivo che non fossero dei prodotti da ritenersi frutti unicamente dei propri poteri. Ma egli le aveva create, grazie all'energia proveniente dagli iperpoteri primari del dio Kron e del dio Locus. Difatti pure i quattro gerark delle divinità positive, prima di lasciare Luxan, avevano ricevuto in dono dalle due divinità eccelse uno scettro di comando che poteva produrre creature energetiche di una potenza distruttiva illimitata di quarto grado. Esse, quindi, risultavano superiori ai mostri più potenti a servizio dei kapius, ossia i Burkon, che avevano una potenza distruttiva di terzo grado. Nell'Impero del Tetraedro, il pianeta-guida, identicamente a quanto succedeva nell'Impero dell'Ottaedro, risultava il punto di riferimento per tutte le altre divinità sparse nella circoscrizione spaziale a cui esso faceva capo. Si coglie qui l'occasione per ribadire che l'impero delle divinità positive era composto da quattro circoscrizioni, ciascuna comprendente quattro galassie e governata da un gerark. Ma, oltre alle sedici galassie circostanti, vi apparteneva anche una galassia centrale autonoma che aveva per nome Maser, al centro della quale era situata la stella Bespar, il cui unico pianeta orbitante era Pestuk. Per questo motivo, le galassie, che costituivano l'Impero del Tetraedro, risultavano diciassette. Su tale pianeta avvenivano i periodici incontri quadrangolari tra i quattro gerark delle divinità benefiche. Le autorevoli divinità vi s’incontravano per consultarsi di tanto in tanto e prendere posizioni su determinati problemi riguardanti il loro impero.



Venuto in possesso del proprio pianeta-guida, ogni gerark aveva dato inizio sulla sua superficie a tutta una serie di opere, di natura sia abitativa che difensiva. In questo modo, aveva potuto offrire a sé e ai suoi familiari un'agevole abitazione. Allo stesso tempo, aveva garantito a tutti l'incolumità, nel caso che venissero attaccati da divinità malefiche malintenzionate. L'integrità psichica veniva estesa anche alle altre divinità residenti in loco. Inizialmente, il gerark aveva badato a costruire sul pianeta-guida la propria dimora, dove avrebbero dovuto vivere anche i suoi discendenti fino alla decima generazione. I quali, in qualunque momento l'avessero desiderato, sarebbero stati assolutamente liberi di trasmigrare altrove e di edificarvi un proprio maniero per abitarlo stabilmente.



A dire il vero, l'abitazione del gerark non era risultata qualcosa di macchinoso e d'imponente, come quella di un kapius dell'Impero dell'Ottaedro. Nessuna affinità, quindi, poteva essere rinvenuta tra le due diverse tipologie edilizie, ossia tra la fortezza massiccia di un kapius e lo snello castello di un gerark. Quest'ultimo, anche se slanciato nei suoi elementi architettonici verticali, prediligeva un verticalismo armonioso di ampio respiro. Insomma esso si esprimeva con una verticalità di strutture e di forme quasi surreale, conforme ai modelli ispiratori di dolci evasioni e di emozioni rasserenanti. Specialmente quando si stagliava nel cielo limpido e trascolorante di un'alba rosea, il castello dell'autorevole dio era investito di un'attrazione spettacolare e seducente. Così per gli spiriti che l'ammiravano, esso rappresentava una sorta di liberazione interiore affrancata da ogni turbamento. L'intera costruzione castellana risultava cinta da una cerchia di mura a pianta pentagonale che esponeva anche cinque baluardi. Ognuno dei quali era situato frammezzo a ciascuna coppia di mura attigue ed aveva funzione di collegamento tra i due suoi contrafforti laterali. Quanto allo spazio che ne costituiva la lizza, esso si presentava intervallato da giardini pensili, laghetti ed aiuole di rara bellezza che riempivano gli occhi dei visitatori di gaia meraviglia e di molto brio.



Dal punto di vista difensivo, anche il gerark era ricorso a tre livelli di protezione che erano espletati da altrettante energie. Le quali si differenziavano solo per quanto riguardava il loro campo d'azione. Il primo tipo energetico, che era impegnato ad ottenere il primo livello protettivo, era quello che proteggeva unicamente l'abitazione del gerark. Il secondo tipo, che veniva utilizzato nel perseguimento del secondo livello protettivo, si estendeva all'intero pianeta. Il terzo ed ultimo tipo, che era intento ad assicurare il terzo livello di protezione, copriva l'intero spazio del sistema stellare. Per assicurarsi i tre livelli protettivi, ovviamente, il gerark era dovuto ricorrere ad una speciale energia molto potente. La quale, in uno spazio così enorme, riusciva a neutralizzare qualunque intervento minaccioso, da parte sia delle divinità negative sia dei loro prodotti mostruosi.



Vediamo ora di sapere quali erano i mezzi distruttivi a disposizione di un gerark, ossia quelli che erano capaci d'intervenire nocivamente non solo sulle essenze psichiche delle divinità malefiche; ma anche sui loro prodotti mostruosi. Si trattava di entità metafisiche dotate di un potenziale energetico smisurato. Era stato possibile crearle, unicamente grazie allo scettro in possesso del gerark, essendo esso opera delle divinità Kron e Locus. Inoltre, c'è da chiarire che tali entità metafisiche, che operavano al servizio del gerark, non erano da definirsi delle creature mostruose. Esse invece andavano viste come degli enti opponenti o antimostri, capaci di contrapporsi efficacemente ai mostri dei kapius; li potevano sconfiggerli e disintegrarli. Prima di procedere alla loro enumerazione e descrizione, occorre precisare che nessun gerark aveva voluto fornirsi di mostriciattoli atti a fare strage tra i materiadi. Le divinità positive avevano voluto Kosmos, appunto per mettersi a loro disposizione e soccorrerli, anziché maltrattarli. I gerark, come tutte le altre divinità benefiche, non erano sprovvisti di strumenti distruttori contro gli umanoidi e gli androidi. A volte essi li usavano per punire quelle loro colpe che si fossero rese massimamente empie e sacrileghe. Quanto agli enti opponenti di un gerark, detti anche antimostri, pure avendo un differente campo d'azione, avevano tutti una potenza distruttiva di quarto grado, cioè superiore a quella di un qualsiasi mostro dell'Impero dell'Ottaedro. Essi, similmente ai mostri di un kapius, erano di tre specie: quelli stellari, che erano i Fander; quelli galattici, che erano i Pekad; quelli intergalattici o circoscrizionali, che erano i Vurk. Ma ora passiamo a studiar i vari tipi in modo più analitico.



I Fander, in numero di venti unità e con azione limitata al sistema stellare del gerark, erano dotati di una velocità doppia di quella della luce ed avevano una potenza distruttrice di quarto grado. Essi erano enti opponenti o antimostri di media grandezza, cioè avevano una estensione in lunghezza di trenta metri, delle braccia lunghe otto metri e un corpo avente un diametro di sette metri. La loro testa, invece, poteva essere contenuta in un parallelepipedo verticale che aveva le dimensioni lunghe tre, due e un metro, con la faccia laterale maggiore anteriore che faceva da volto. Essi avevano una corporatura sinuosa, fluttuante e sguisciante. Quanto al loro potenziale energetico distruttivo, questo era qualcosa di sbalorditivo. Una volta emesso fuori dai loro occhi che apparivano cerulei e fosforescenti, riusciva a disintegrare blocchi di pietra enormi, grandi perfino quanto la nostra Luna. Il suo lancio risultava sempre a diffusione continua, ma poteva colpire il proprio obiettivo entro la distanza massima di duemila chilometri. Nei confronti di una divinità tenebrunese, il loro prodotto energetico, non potendo essere distruttivo, diventava costrittivo. Cioè, la immobilizzava e le evitava qualsiasi manovra tesa a liberarsi da esso. Al riguardo, è stato già spiegato perché ciò era possibile, ossia quando si è parlato dei Vectus che rappresentavano i mostri meno potenti al servizio di un kapius.



I Pekad, in numero di duecento unità e con una potenza distruttrice anche di quarto grado, agivano entro i confini della galassia del gerark ed avevano una velocità venti volte maggiore di quella della luce. Si trattava di antimostri dalle dimensioni dieci volte maggiori di quelle dei Fander. La loro presenza fisica era pressoché la stessa, con qualche variante nelle tonalità dei vari colori. Ad esempio, volendo riferirci ai soli occhi, questi emettevano dei bagliori giallognoli. Il loro potenziale energetico era pure dieci volte maggiore di quello dei precedenti antimostri, con i quali avevano in comune la modalità di emissione. Ma il loro raggio d’azione era nettamente superiore, potendo raggiungere i due milioni di chilometri. Inoltre, bastava un unico loro getto per distruggere un pianeta grande quanto Giove. Nei confronti delle divinità tenebrunesi, non potevano esprimersi in modo più efficiente di quello dei Fander già studiati.



I Vurk, in numero di duemila unità e con una potenza distruttiva pure di quarto grado, avevano una velocità duecento volte più grande di quella della luce ed agivano dentro i confini della circoscrizione, ossia controllavano gli spazi delle quattro galassie che facevano parte di essa. Si trattava di antimostri, le cui dimensioni erano dieci volte maggiori di quelle dei Pekad e cento volte più grandi di quelle dei Fander. La loro presenza fisica era pressoché la stessa, anche qui con qualche variante nelle tonalità dei vari colori. Tra l'altro, i loro occhi emettevano dei bagliori verdastri. Essi possedevano un potenziale energetico mille volte maggiore di quello dei Pekad e con un raggio d’azione di duecento milioni di chilometri. Per questo la loro potenza devastatrice era illimitata e poteva disintegrare una stella mille volte più grande del nostro Sole. Pure la modalità di emissione del loro prodotto energetico non differenziava da quella degli altri antimostri di categoria inferiore, per cui sarebbe inutile trattarla ancora una volta.



Visto in che modo si era dato da fare un gerark nella propria circoscrizione, è giusto conoscere anche che cosa ne era stato nel frattempo delle centocinquanta coppie divine che avevano deciso di non stabilirsi sul pianeta-guida. Al contrario, esse avevano preferito prendere il largo ed avventurarsi nello spazio cosmico, in cerca di altri pianeti ospitali, cioè quelli compatibili con la vita. Di tali coppie, trenta erano rimaste nella galassia del gerark; le altre centoventi, in tre gruppi di quaranta unità, avevano raggiunto le restanti tre galassie della circoscrizione. Ma la loro ricerca dei centocinquanta pianeti ospitali, non si era dimostrata né breve né facile; le aveva fatte andare incontro ad una serie di vicissitudini non gradite da loro perchè spesso le avevano costrette a rasentare il limite massimo della sopportazione. Quando poi ogni coppia era riuscita a trovare il proprio pianeta ospitale, vi si era insediata ed aveva cominciato a vivervi con tutta la voglia. Intanto aveva atteso che sul suo suolo, accanto ai vegetali e agli animali che già c'erano abbondanti, vi germinasse pure l'essenza pensante dei vari materiadi.



Siccome ogni pianeta aveva ospitato un'unica coppia divina, il dio e la dea che la componevano avevano dovuto fare i conti con una realtà che, dal punto di vista sociale, si era dimostrata tremendamente avara. Essa li aveva costretti ad una solitudine che, fin dall'inizio, si era manifestata desolata ed avvilente. Nonostante scorgessero intorno a loro scenari naturali d'incomparabile bellezza, i due consorti divini, più che l'avidità di goderne a più non posso, avvertivano l'insopprimibile esigenza di stare insieme con altri loro simili. Così essi avrebbero potuto relazionare con loro ed avere, nello stesso tempo, un riscontro della propria esistenza. Era il senso sociale, quindi, quello che in entrambi si era fatto desiderare come non mai, quasi fosse esso l'elemento cardine del loro nuovo modo di essere. In quella opprimente assenza di altre divinità, la loro psiche lo aveva bramato più di ogni altra cosa, lo aveva ambito come l'unico bene prezioso. Del resto, era capitato a loro quanto già era avvenuto alle varie coppie di divinità malefiche. Le quali, ai primordi della loro esistenza sul pianeta ospitante, si erano ritrovate completamente in balia di una solitudine struggente. Esattamente com'era successo alle coppie di divinità negative, anche le divine coppie positive alla fine si erano rese conto che per togliersi da quella difficile situazione, dovevano mettersi a procreare a ritmo sostenuto nuova progenie divina. In questo modo, esse avrebbero visto il loro pianeta popolarsi d'innumerevoli divetti che sarebbero diventati prima divi e poi divinità adulte. Queste ultime, a loro volta, li avrebbero aiutati a rendere la superficie planetaria popolata da uno stuolo di dèi e dee sempre maggiore, risultando sufficiente a soddisfare il loro bisogno di socializzazione.



Così, trascorrendo il tempo in Kosmos, si era assistito ad una proliferazione di divinità non indifferente su ciascuno dei pianeti ospitali, dove si erano insediate le coppie progenitrici. Con il popolamento dei vari pianeti ospitali da parte di un cospicuo numero di divinità, che si era avuto grazie ad un ramificarsi ininterrotto dell'albero genealogico della coppia primigenia, l'esistenza era diventata più interessante per tutti gli dèi e le dee. Si erano dileguati completamente lo spettro della solitudine e quello della noia; al loro posto, si era avuto un clima di brio e di spensieratezza. Il nuovo concetto della vita, basato essenzialmente sui rapporti sociali, aveva offerto alle divinità il modo di distrarsi a largo raggio, spingendole a promuovere raduni, intrattenimenti piacevoli, feste e quant'altro fosse da loro ritenuto motivo di svago e di divertimento. Né erano mancate fra di loro alcune riunioni che avevano avuto come argomento l'atteggiamento da assumere nei confronti delle divinità negative. Inizialmente, in tutti era prevalsa l'opinione di evitare ogni confronto con le medesime, a meno che non fossero state esse per prime ad ingerirsi nei loro affari. Nel qual caso, la loro risposta sarebbe risultata commisurata al tipo d'interferenza delle divinità malefiche.



Con la proliferazione delle essenze divine, i vari luoghi naturali, come i monti, i fiumi, i laghi e i boschi, erano divenuti le loro sedi preferenziali, dove avevano cominciato ad abitare in modo permanente. Logicamente, la presenza delle divinità in tali posti non poteva che risultare del tutto silente. Per cui i cinque sensi, a disposizione dei materiadi, non sarebbero mai riusciti a captarla, se non fossero state loro stesse a permetterlo. Quanto alla loro attività in simili pianeti, invece, essa non si esplicava affatto in forma virtuale. Neppure si mostrava un mero atto riflessivo, privo di ogni possibilità d'interagire attivamente nel rapportarsi con la natura e con gli esseri che vi vivevano e vi operavano. A modo loro, le entità divine vi prendevano parte, vi si rispecchiavano e s'immedesimavano con i fruitori della natura. A volte vi si esprimevano, oltre che psichicamente, anche metafisicamente, dando luogo a dei prodigi che potevano solo stupire i materiadi. Anche le divinità del Tetraedro, una volta nate e divenute grandi, avevano desiderato tenersi ancorate alla consuetudine di fregiarsi di un titolo sui generis. Esso doveva specificarle secondo le finalità che intendevano perseguire nella realtà cosmica. Ad esempio, se una divinità assumeva il titolo di "dio dei campi", ciò significava che essa desiderava prendere sotto la sua esclusiva protezione i campi agricoli. Ovviamente, il dio o la dea s'impegnava a renderli fecondi e a preservarli dalle calamità naturali, come le inondazioni, e dall'infestazione d'insetti dannosi, come le locuste; nonché da altri cataclismi del genere. Da parte loro, i materiadi non avrebbero ricevuta la loro protezione facilmente, ma avrebbero dovuto meritarsela. Come? Invocando l'intervento della divinità propiziatrice, mediante continue e fervide preghiere, ed implorandola di prendere sotto il suo auspicio la loro attività e gli stessi strumenti di cui si servivano per svolgerla.



Anche le nuove generazioni divine, ossia quelle native di Kosmos, prima di diventare divinità adulte, avevano l'obbligo di condursi su Luxan, precisamente in Beatitudo, per sottomettersi a Splendor e giurargli eterna obbedienza. Naturalmente, in quel loro pellegrinaggio dovuto, esse erano accompagnate dai rispettivi genitori. Approfittiamo per precisare che l'atto di sottomissione e il giuramento di obbedienza non avvenivano singolarmente, ma collettivamente. Era previsto che il doveroso sacro viaggio ci fosse ogni cinque millenni e che ad esso dovevano prendere parte tutti i divi e le dive che risiedevano in Kosmos ed avevano un'età compresa tra i cinquemila e i diecimila anni. Ciò, perché, con il compimento del decimillesimo anno di età, il divo, come pure la diva, entrava nell'età adulta. Tale ricorrenza era denominata "Solenne Pellegrinaggio" e il parteciparvi risultava un obbligo per tutte le giovani divinità che non avevano fatto ancora l'atto di sottomissione e il giuramento all'eccelso Splendor. La breve permanenza su Luxan era loro consentita dall'attraversamento della Nube Bianca che riprogrammava la loro essenza psichica e la rendeva adatta alla realtà luxaniana.



A questo punto, dopo aver ripercorso i fatti che l’avevano preceduta, possiamo addentrarci senza difficoltà nella prima Teomachia. Essa ci si mostrerà senz’altro avvincente e colma di episodi che a volte faranno intenerire il nostro animo. Invece altre volte essi spingeranno il nostro spirito assetato di giustizia a ribellarsi a qualunque forma di sopraffazione e di disonestà, nelle quali saremo obbligati ad imbatterci con nostro rincrescimento e con nostro disgusto.



FINE PRIMO CAPITOLO




Titolo: Iveonte - 9
Categoria: Racconti FantasyItalia
Autore: Luigi Orabona
Link correlati: Le mie Opere
Aggiunto: February 20th 2009
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