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Le cronache del demone

PROLOGO
La notte si allunga ricoprendo la città.E' una città vecchia.E' una città corrotta,un celestiale inferno,ritrovo dei dannati.Di notte il colore della città è arancione.La notte nella città è il regno della luce.Luci arancioni filtrano dalle torce fumose,macchiando le strade,imbrattando i palazzi. La luce artificiale cola su viali dimenticati avvelenando la notte con malsani riflessi ed ombre.Nella luce notturna,nella luce arancione,vive il buio.Ci sono luoghi oscuri,angoli vicino a mura in rovina dove piante malvagie posarono le radici in tempi antichi.Sotto le fronde di querce contorte le ombre si addensano come figure di spettri vivi.Dove la notte non finisce mai,nelle fogne putride affacciate su piazzette incastrate tra crisalidi nere,la morte ristagna opprimente ed asfissiante. Creature corrotte,marce e putride prolificano nel fetore sulle rovine di glorie passate e dimenticate sotto le vie della città.Angoli freddi ospitano la polvere delle ere,l’odore cattivo di fiori marciti,la vita che imputridisce.Un fiume oscuro taglia la città,un fiume cattivo gorgoglia lì tra i rifiuti.Grandi scalinate,consumate dagli elementi,ricoperte da licheni morenti,conducono a vecchie porte di legno umido,fasciate da bande di ferro arrugginito. Cumuli di stanze oscure marchiate da anni di infamie formano gli scheletri degli edifici ammontati gli uni vicini agli altri,tetti viscidi dove si sono accumulati anni di lordume ne coronano la sommità.Sulle strade della città malata,tra i vicoli vecchi,la ragazza fugge.E' splendida ,come una bambola antica,ed ha paura.Si ferma un attimo vicino ad un grande edificio di pietra polverosa.Si ferma solo un attimo,una piccola interruzione,un breve attimo sospeso nel tempo.Gli occhi di lei,occhi azzurri,grandi e spaventati cercano disperatamente, implorano una via d'uscita dall'incubo.E' sfinita,stremata,ma nemmeno se ne accorge.E' terrorizzata.La paura le è scivolata subdolamente addosso,le scorre nelle vene,pompata dal cuore come un fiume in tumulto.La paura le era esplosa dentro con la forza di un uragano,un ciclone tremendo che le imperversava dentro,impietoso e potente. Stava per riprendere la sua corsa nella notte luminosa quando lo vede:una figura sottile che avanza con indifferenza,con calma,senza fretta.Il suo aspetto ricorda quello di un uomo ma non lo è: ha capelli scuri,un ciuffo bianco sulla fronte,un viso che il tempo non può toccare di colore bianchissimo e occhi neri screziati da pagliuzze cupe del colore del sangue.Ha un incedere elegante,non curante, indolente.Cammina tra i viali bui ammantato in una veste nera sul cui bordo sono ricamati rune aliene con filo dorato, calzando stivali neri con inserti dorati che risuonano nitidi contro i ciottoli della strada.La ragazza è invasa dal più grande terrore,il suo inseguitore si ferma sotto le fronde di un albero curvo e nero.Sotto le fronde contorte,tra le foglie secche che cadono,l 'essere sorride.Un sorriso inumano,vuoto,freddo,e terribile.Un demone.Il demone.La ragazza lo fissa,non riesce a distogliere lo sguardo.Ad un tratto una folata di vento,un turbinio di foglie morte si leva tra di loro.L'incanto è rotto,la ragazza riprende la sua corsa folle tra le strade della città,la paura l' ha raggiunta.Il demone la vede correre via,lontano.La fissa per un attimo infinito con i suoi occhi cupi,la fissa mentre cerca rifugio nel dedalo delle strade nere.Il demone assapora l'aria della notte,l'aria marcia e fetida della città continuando a sorridere.Sorride ancora quando riprende la sua caccia nella notte luminosa.Inesorabile,come la marea,come il destino.La ragazza corre senza sosta all'interno di un incubo orribile.Corre,fugge senza pensare,senza voltarsi. Attraverso le vene disfatte della città la ragazza fugge impaurita e sola.All'improvviso le ombre sembrarono addensarsi formando un coagulo nero ed informe.La ragazza si ferma, scivolando sulla strada viscida:il demone l’ha raggiunta. L’essere prende forma dalle tenebre dense di fronte a lei e la guarda sorridendo,come si sorride ad un amante prima di ucciderla. Dice il demone-La fuga è finita piccolo fiore.Sei pronta?
La ragazza non risponde subito,è terrorizzata.Tremando lo fissa ancora una volta,lo vede:una forza della natura,inesorabile e potente.Radunando tutto il suo coraggio dice con voce implorante scossa dai tremiti e lacrime-Ti prego lasciami andare...non volevo...non credevo che saresti venuto...era un gioco...ti prego...ti prego!-la ragazza grida singhiozzando,stremata e sconvolta.Il demone non smette di sorridere-Mi hai chiamato,la porta è stata aperta,un piccolo spiraglio.Ti ho sentita,ti ho ascoltata mentre cercavi.Ora devi ascoltare piccolo fiore,io ho le risposte.Tutte quante,le risposte per tutte le tue domande.-ed il demone continua a parlare.La ragazza si tappa le orecchie,con disperazione,ma la voce dell’essere la raggiunge comunque, nitida, nella sua mente.Il demone parla e lei ascolta,è costretta ad ascoltare,non può far altro che ascoltare.Il demone le rivela gli oscuri misteri,le risposte che nessuno cercherebbe.La ragazza ascolta,impotente,fragile, i misteri del demone,le verità che sollevano l‘ultimo velo.La ragazza ascolta fino in fondo,fino alla fine.La sua anima esplode.

E' tutto finito.La ragazza giace immobile appoggiata ad un vecchio muro rovinato.Il demone sorride guardando il sottile corpo davanti a lui,ora immobile e silenzioso.E’ cominciata di nuovo,è un'altra epoca ma tutto ha il vizio di ripetersi,in ogni tempo.Fino alla fine.Il demone guarda lontano è chiama a sé i suoi-E’ cominciata.Di nuovo.Fino alla fine.-il demone sorride,sorride sempre,sorride ancora mentre tutto attorno lui svanisce e lui sfuma tra le ombre della notte.La notte ora è fresca,le stelle sopra le nuvole sorrido al mondo dove la luce delle torce illumina vie e strade e palazzi,tutto nuovo e vecchio.La notte lascia il posto alla mattina e il demone è scomparso.In un angolo un corpo di ragazza è immobile con gli occhi spalancati e fissi,come una bambola antica .La pioggia comincia a cadere.

CAPITOLO UNO.Presentazioni,una mattina di pioggia
Era una mattina piovosa in una città piccola ed assonnata.Era una mattina grigia che ancora si ricordava della notte da poco tramontata.Era mattina e Marten stava camminando con passo stanco sulle vie bagnate,tra i palazzi umidi,nei vicoli che sanno di pioggia.Marten era un uomo alto,con capelli ed occhi castani,ben piantato vestito con una tunica marrone stretta in vita da un cintura nera con una fibbia d’ottone,pantaloni di stoffa verdi,stivali di cuoio con un orlo di pelliccia bianca poco sotto il ginocchio.A Marten non piacciono le giornate piovose,gli danno un certo senso di estraneità come se nel mondo si trovasse fuori posto,fuori fase."Forse è il mondo che non è nel posto giusto”pensò stancamente Marten”forse è solo la pioggia che mi mette di cattivo umore”. Pensieri grigi per una mattina grigia.Marten camminava senza una meta,aveva bisogno di non pensare,di non ricordare.-Devo andare-dice lei mentre la nave parte-Non c’è altro.Addio.-,la nave nel piccolo porto parte e lo lascia solo sotto la pioggia.Marten cammina e l’addio lo pungola con il suo ricordo,torna sempre quando si ferma per decidere dove andare,quando per la strada sente il rumore lontano del traffico delle carrozze e del mercato. "Se le giornate bagnate non mi piacciono gli addii mi piacciono ancora meno"pensa l’uomo che si chiama Marten"forse è questa città del cazzo che non va,Dei pietosi se non è così.Dannata pioggia".Marten camminava e rivedeva il volto di lei e ritornava ai ricordi dei momenti passati assieme,dei giorni di sole,delle notti,del sapore di lei,del suo odore.Marten camminava e pensava e il rumore dei pensieri gli rimbombava in testa.Lei che se ne va ,lui che resta solo e quella dannata pioggia."Dio quanto odio la pioggia",il cielo sembra fregarsene di quell'uomo solo e bagnato che gli cammina sotto.La pioggia continuava a cadere:grosse gocce fredde che suonavano piene cadendo sul mondo,acqua fredda,acqua gelida.Brutto tempo,brutta giornata. Marten camminava senza meta lungo una strada né grande né piccola,e pensa a lei."Se ne è andata,e non tornerà"pensa l'uomo solo "Dio quanto l'amo".Non basta però.Lui ama ma non basta.Una storia già sentita,una canzone già cantata.Niente di nuovo sotto le dannate nuvole. Marten arriva davanti al tempio di Khoran senza accorgersene.Era arrivato,non dove voleva,non dove credeva,ma in ogni caso era arrivato,posti come quello sono sempre un arrivo.Il tempio era un edificio antico,imponente,di pietra marrone erosa dal tempo.Era sormontata da una cupola tonda,un po' appiattita,rivestita di bronzo che con il tempo,l'aria,il vento e la dannata pioggia era diventato verdastro.Un brutto colore,malsano.L’edificio era lì davanti,con la sua porta di legno massiccia,silenzioso.Marten era lì davanti,avvolto nel suo cappotto di pelle marrone bagnato e triste.“Un tempio,un dannatissimo tempio”,una risata frustrata,nervosa,erompe dalla gola dell’uomo”anche Khoran tanto per finire in bellezza una mattina di merda”.Marten non crede in Khoran il dio del lungo sonno senza sogni,non è religioso,non lo è mai stato.Fermo davanti al tempio l’uomo era indeciso:che fare, entrare? Restare fuori?-Non c’è altro.Addio.- e la nave che parte e la pioggia,l‘acqua che cade...Con affanno,seguendo un bisogno disperato attraversa la porta di legno massiccia ornata di argento gettandosi dentro il tempio:fu avvolto dal silenzio.Marten si guardò intorno:un vestibolo di marmo bianco e nero,un ambiente fresco che odorava di incenso e di cera calda.Le linee sul pavimento si inseguivano sotto la volta,sulle pareti, intrecciandosi tanto e tanto da confondere ogni osservatore,ogni fedele,chiunque.Il tempio è immenso:un grande edificio a croce con la grande cupola al centro,con piccole cappelle che accolgono statue placide e sorridenti,con un altare rialzato sormontato dal grande simbolo sacro a Khoran,un uomo sofferente con il volto rivolto al cielo.Il culto di Khoran è molto antico,nacque nei tempi oscuri che succedettero le grandi guerre quando l’umanità intera trattene il fiato avventurandosi in un nuovo mondo devastato e spoglio.Sono molti i templi di Khoran,il dio del lungo sonno è un dio molto amato:è il custode delle anime dei morti ed è risaputo che la morte è veramente molto lunga e definitiva.
Il tempio era fresco, silenzioso,ma soprattutto era asciutto.Niente pioggia.Marten era l’unico uomo là dentro,non c’era nessuno,proprio nessuno.Dopo essersi guardato intorno si lasciò cadere su una panca rivolta verso il grande altare dorato,gettò la testa indietro e chiuse gli occhi.E’ passato molto da quando è entrato in un tempio,un’eternità,un tempo lontano,un uomo diverso.Un sospiro profondo.Un momento di tregua.Nel tempio il silenzio sembra trattenere i rumori come una diga,un argine sull’abisso del mondo.Tutto attende silenzioso.Marten,dopo alcuni attimi,si alzò voltando le spalle al volto doloroso dell’uomo sull’altare dorato e avviò verso l’uscita.La porta si aprì con un cigolio assordante,come una ferita luminosa nella penombra del luogo sacro.Marten si bloccò dopo aver fatto un solo passo:una figura esile gli si para davanti.Era un piccolo uomo vestito di stracci del colore della polvere,aveva la pelle cotta dal sole tirata sul corpo solcata da rughe profonde e nette.L’uomo avanzò verso l’interno dell’edificio e cadde a pochi passi da lui con un tonfo sordo che rimbombò nelle volte della chiesa.Marten gli si avvicinò con cautela e lo guardò:era una piccola cosa,ansante e patetica.Una piccola cosa,ansante patetica che perdeva sangue.Tanto sangue. Marten si immobilizzò,interdetto,come se tutto intorno a lui stesse rallentando.Guardò il piccolo uomo grigio nella penombra della chiesa,guardò le statue sorridenti nelle nicchie che lo circondavano,guardò tutto attorno a sé come se non avesse visto nient'altro in tutta la sua vita.Un colpo di tosse,un gemito,il lamento di chi muore e non ha tempo. D'improvviso Marten si riscosse e tutto gli vorticò attorno in un turbine.Si guardò attorno,guardò l’uomo steso davanti a lui e gli si avvicinò lentamente,spaventato e curioso.Si inginocchiò poco distante dalla figura sofferente che giaceva immobile sul pavimento.
-Come sta?Dei,mi sente?Oh,cazzo!-Marten gridò cercando aiuto ma nessuno lo sente. Marten guardò il corpo disteso davanti a lui e la vide:una grande ferita larga e irregolare che attraversava l’addome e terminava poco sotto lo sterno dell'uomo.
-Come...sta?-”Che domanda idiota come cazzo vuoi che stia con la pancia aperta?Sei proprio un idiota Marten Fresda”- Vado a cercare qualcuno...lei...oddio...mi sente?
Vado...oddio...oddio...lei stia...torno subito...-e si alzò.Avrebbe voluto alzarsi.La piccola mano sporca dell’uomo lo afferrò con una forza del tutto inattesa.Lo afferrò e lo trascinò giù facendogli picchiare la testa sul pavimento,spaccandogli un labbro,tanto era forte. Marten era a terra ferito,sorpreso,troppo confuso per essere arrabbiato.Il piccolo uomo lo fissò con gli occhi sgranati e mosse le labbra cercando,senza successo,di parlare.Marten cercò di allontanarsi dalla piccola figura mentre questa cercava di comunicare.Ma la piccola mano lo afferrò di nuovo,con meno forza di prima ma saldamente,e lo avvicinò di nuovo alla sua piccola bocca.Le labbra piccole e sporche si mossero e il suono ne scaturì stranamente limpido,deciso per quanto affaticato,definito per quanto flebile.
-La morte si avvicina su venti neri...-un sospiro ansante,parlare costava fatica al piccolo uomo-...venti neri...i sigilli,li stanno cercando...qualcuno ha passato la soglia...qualcuno lo ha chiamato...ora è sveglio e aspetta,attende nel mondo aldilà del velo...il mondo che non deve essere,il mondo che non deve essere...i suoi occhi...sono lunghe le spire del bestia antica...l’avversario...il demone,il primo...aldilà del tempo...-
-Che cazzo dici?-gridò Marten-Che cazzo vuoi?Sei ferito e stai per morire.Senti io ti aiuto ma devi lasciarmi andare.Hai bisogno di aiuto.Hai capito?Lasciami!-Marten si divincola ma è tutto inutile la presa dell’uomo non cede.
-Venti neri...i servitori sono liberi...i suoi cacciatori...i guardiani devono essere avvertirli...aiutami...il mondo come non deve essere...lui è arrivato...il sigillo...sette sigilli...uno ce l’ha...non deve essere...aiutami...mi sta portando da lui...Rewes Therin...vai...la prima spada...avverti...a Jamara... aiutami...il mondo come non deve essere...aiuta...-un rantolo e poi la morte.L'odore del sangue si mescolò a quello dell'incenso e della cera calda,a quello del legno antico delle panche,a quello polveroso delle statue e assieme al silenzio e alle ombre creando un momento fuori dal tempo.Marten era stordito,ancora più confuso,se questo era possibile. Guardò ancora il piccolo uomo morto e tutto quel dannato sangue accorgendosi solo ora che gli aveva imbrattato la camicia umida di pioggia.Marten tornò alla realtà lasciandosi alle spalle l’incubo d’immobilità in cui era piombato poco prima.“La guardia,devo chiamare la guardia“.La guardia cittadina,la più grande accozzaglia di corrotti bastardi che si sia mai vista in tutta la città di Chaor.No,non è decisamente il caso di chiamare le guardie che probabilmente avrebbero arrestato e impiccato Marten senza processo per evitare le indagini di rito."Devo andare via"avviandosi barcollante alla porta, incespicando ad ogni passo,ondeggiando come un ubriaco Marten si voltò per guardare il cadavere a pochi passi da lui un ultima volta."Bella giornata.Bella giornata davvero”.Fuori stava ancora piovendo.

Marten se ne era andato da poco tempo,il silenzio era tornato ad avvolgere rapidamente il tempio come un cappa pesante ed impenetrabile.C'era una macchia di sangue nel vestibolo,poco lontano dalla porta di legno massiccio ed un corpo immobile.C'era il ricordo di una morte sospeso sulle pietre bianche e scure.C'erano due figure nell'ombra.Si fissarono riconoscendosi. Sorrisero entrambe tra le ombre nere. Guardarono entrambe affascinate il sangue secco,scuro come la macchia vecchia e trascurata lasciata alla fine di una festa;guardarono il piccolo corpo inerte.Due figure tra le ombre sorridevano e respiravano l’aria fresca del mondo all‘interno del tempio,l’aria che profuma di incenso e cera calda,l‘odore buono dei templi cari al dio del lungo sonno.Due figure che non dovrebbero essere sorridevano.Senza parole,senza sguardi,senza movimenti comunicarono tra loro rinnovando un piacere non condiviso da molto tempo,da un’eternità.Sono antiche le due ombre tra le ombre,vengono da lontano un tempo ed un luogo diversi.Sono i cacciatori dei custodi,le mani del loro signore nel mondo,instancabili e determinati.Si guardarono ancora una volta, sempre sorridendo prima di ritirarsi tra le ombre,lasciandosene avvolgere.Le ombre fluirono attorno a loro come vesti antiche,come amanti ritrovate crescendo come la marea,montando come le onde del mare.I cacciatori erano scomparsi,il tempio era di nuovo vuoto e silenzioso.La caccia era già iniziata.Fuori stava ancora piovendo.

-Nome,da dove vieni,e intenti e non ci mettere tutta la mattina pezzente-disse la guardia alla porta nord di Chaor al viandante davanti a lei.Chaor è una grande città,la capitale di Veseti l'impero più grande del continente occidentale Oasdert,sede del governo.La città è molto grande ed è attraversata da un fiume navigabile,l'Asterynin,ed è circondata da un'imponente cerchia di mura vecchia di mille anni,ampliata e riparata dai danni di mille battaglie.All’interno delle mura mille viuzze,centinaia di palazzi,taverne e edifici nuovi o cadenti accolgono la popolazione della capitale che è numerosa e molto chiassosa.Chaor è attraversata da tre grandi strade che confluiscono al centro nel cuore della città,il Palazzo,la sede della corte imperiale.I imponenti viali rappresentano in tempo di pace le principali vie di comunicazione del regno e durante le guerre facili corridoi per gli eserciti in marcia.Nelle mura in corrispondenza delle uscite delle strade principali sono presenti tre porte:la porta degli stracci usata dai mercanti grandi e piccoli,la porta del drago riservata ai soldati,alle guardie ed ai nobili e la porta nord dove entrano ed escono tutti gli altri.La porta nord e un grande passaggio scavato attraverso le mura della città con due soldati di guardia ad ogni ora del giorno,più o meno sobri,davanti alla robusta porta di quercia con l’ordine di accertarsi che chi è intenzionato ad entrare in città non sia un delinquente,uno straccione,un mendicante o un po' tutte e tre le cose insieme.Le guardie raccolgono nomi,cercando sui loro registri corrispondenze con famosi ricercati come se un famoso ricercato fornisse il suo vero nome ad un guardia,sequestrano eventuali armi ed aprono le spesse porte di legno rinforzate con fasce di ferro per liberare l’accesso alla città.Questi sono gli ordini.Quello che realmente succede è tutt’altro:le guardie lasciano passare chiunque si atteso alla porta del drago evitando domande per evitare guai con i superiori, ricevono generosi pagamenti dai mercanti di porta degli stracci per non controllare le mercanzie e per non vedere le guardie di scorta in genere armate di tutto punto che accompagnano in città i mercanti per le loro attività,e lasciano entrare raramente qualcuno dalla porta nord in genere viaggiatori che non conoscono le "regole"di Chaor.Più spesso la porta Nord è usata per buttare fuori dal perimetro della città gli indesiderati che non possono essere messi in carcere o impiccati o per i traffici delle guardie e di chiunque le paghi a sufficienza.Quella mattina pioveva e la strada sterrata davanti alla porta nord era un insieme di pozzanghere e fango.La guardia davanti all’entrata era nervosa,aveva un brutto mal di testa dovuto ad una sbronza non ancora smaltita e non era dell’umore adatto per trattare con nessuno,tanto meno con un viaggiatore che aveva odore di guai in una mattina di pioggia come quella quando non c‘era nessun altro davanti alla porta.
-Nome,da dove vieni,e intenti,idiota!E alla svelta se non vuoi visitare le prigioni dell'Imperatore, la perla di Oasdert.-
Lo straniero davanti alla guardia non rispose subito.Era un uomo alto avvolto in un mantello grigio e bagnato con un cappuccio tirato sulla testa fino a coprire il volto.
-Puoi chiamarmi Dermik Tuyrek della steppa del Nord vengo in città per affari.-
-Ma davvero?Senti,senti un cencioso parassita del nord in città per affari.Ehi,Edrik!C’è un nordico che puzza di piscio di cavallo che vuole entrare in città per affari!
-Tiragli un calcio nel culo e rispediscilo da dove è venuto Greth.-sghignazzò una voce dal posto di guardia dietro i due uomini.
-Hai sentito rifiuto.Tornatene da dove sei venuto.-disse la guardia ridendo in faccia all’uomo avvolto dal mantello con l’alito che puzzava di vino rancido.Lo straniero non si scompose di fronte alla guardia nemmeno per un attimo.Fece un passo avanti e dal cappuccio del mantello umido fissò l’uomo che gli stava davanti-Tu mi farai passare.Tu dimenticherai di avermi visto entrare e dirai alla guardia lì con te che mi hai tirato un calcio e mi hai rispedito a ghiacciarmi il culo a nord.Questo tu farai per me.-disse con senza alzare la voce con la sicurezza di chi sa che sarà obbedito.-Ora apri la porta-.
La guardia era divenuta improvvisamente silenziosa,aveva gli occhi vacui,spenti e fissi negli occhi dello straniero davanti a lei.Occhi dorati.-Greth che fai?Problemi con il nordico?-.L’altra guardia lasciò il suo posto e si fece avanti.L’uomo avvolto dal mantello grigio piantò i suoi occhi dorati in quelli del nuovo venuto e disse-Torna al tuo posto.Ora.-
La guardia,Edrik,era un omone grosso e brutale,poco incline a ricevere ordini da chiunque, specialmente da un viandante cencioso ma obbedì senza proferire parola.
-Ora vai e fai quello che ti ho ordinato-disse l’uomo con il mantello grigio alla guardia davanti a lui.La guardia si mosse velocemente.La porta si aprì.Lo straniero passò attraverso la porta nord ed entrò a Chaor rapido e silenzioso senza guardarsi indietro.La porta si chiuse.Il viandante che aveva detto di chiamarsi Dermik Tuyrek era già passato da qualche tempo quando la guardia,Greth,ricominciò a ridere-Un cencioso nordico in città per affari!-e ridendo riprese il suo posto davanti alla porta e assieme a lei rise anche l’altro,Edrik. Avevano fatto il loro dovere,niente pezzenti forestieri per le strade di Chaor.Sulla città alle loro spalle stava ancora piovendo.

La taverna “Al fiume nero” aveva aperto da poco e ai suoi tavoli di legno tondi e bassi sedevano solo tre persone e,a quell‘ora di mattina,in piccolo paese di provincia come Restaq gli ubriaconi non mancavano ma non erano nemmeno abbondanti.Nella taverna c’erano solo tre persone.Due sedevano allo stesso tavolo:uno addormentato davanti a ad alcuni boccali di birra,uno sveglio ma prossimo a imitare l’altro.Vicino al fuoco sedeva un uomo anziano,avvolto in pesante veste verde,che sorseggiava un bicchiere di vino rosso.La locanda era un piccolo edificio dal tetto di paglia,costruita con grandi tronchi squadrati si trovava al confine tra il piccolo villaggio di boscaioli e la grande foresta.L'edificio era di proprietà di un vecchio uomo che aveva servito nell'esercito del Duca Huister nelle marche di confine durante le guerre combattute contro i barbari del sud.Dopo un'intera campagna senza neanche una ferita,con la paga stretta in pugno il futuro oste aveva realizzato che la vita del soldato era troppo rischioso e,una volta congedatosi,si era stabilito a Restaq ed aveva aperto una taverna.Quella mattina l'oste era dietro al bancone e scoccava sguardi nervosi fuori dalla finestra guardando la pioggia sotto cui si era svegliata il paese.I suoi pensieri su come e quanto la pioggia nocessero agli affari quando la porta davanti al bancone si aprì con un cigolio ed entrò un uomo.L'oste lo soppesò con lo sguardo:alto,spalle larghe,vestito come i guerrieri dell'ovest con una casacca di cuoio che gli arrivava ai piedi,stivali bordati di pelliccia e fasce di metallo sui polsi.L'oste si pulì le mani unte sul grembiule grigio e disse-Benvenuto,che prendi amico?-
-Vino speziato e bollente.-rispose l'altro con calda-Fuori sta venendo giù il cielo e io sono fradicio.Mai vista tanta acqua tutta insieme in un posto solo.-
-Vero,è proprio un tempo da cani-continuò l'oste-Un attimo e arriva il vino-e si voltò per andare a preparare l’ordinazione notando gli elaborati arabeschi e le due pietre rosse sulle fasce ai polsi dell’uomo.Il nuovo venuto si guardò attorno e andò a sedersi al tavolo dell’uomo che beveva vino rosso.Questo bevve un piccolo sorso da suo bicchiere-Salve Velis.Non credevo che ti avrei visto qui e oggi.-
-Salve maestro Keith.-disse l'altro con deferenza e poi aggiunse con un mezzo sorriso-Sa quando uno è divertente come me è richiestissimo dappertutto e non si può ricordare di andare a trovare il suo vecchio maestro di spada ogni giorno.-
-Già.-rispose Keith,posò la mano sul tavolo e bevve un altro sorso di vino-Perchè sei qui ad importunare un vecchio?E’ cominciata di nuovo non è vero?-
L’altro si fece serio-Sì.E’ accaduto un’altra volta.E’ accaduto per caso o forse è stato il destino,come sempre del resto.Non lo so e non mi interessa ma dovevo avvertirla.I veggenti dell’Occhio lo hanno percepito tre notti fa.La porta tra i mondi è aperta,i guardiani sono già in marcia verso il luogo del raduno.Però c’è un problema:stavolta è riuscito a liberare i suoi cacciatori prima del previsto.Non abbiamo avuto tempo per prepararci, un guardiano è morto a Chaor,i cacciatori lo hanno ucciso.Hanno un sigillo adesso e lo sa Khoran cosa il guardiano ha detto loro prima di morire.Masareth della tempesta è già là alla ricerca dei cacciatori,del sigillo in loro possesso ma avrà bisogno di aiuto.Deve rispondere alla chiamata.-e fece silenzio guardando fisso l’altro.Questo finì con un sorso il suo vino,poggiò con estrema grazia il bicchiere sul tavolo alzò la testa e disse in un sussurro-Questa volta non sarà come in passato.Il suo potere è più forte di venti anni fa e questa volta noi abbiamo perso molti dei nostri.Troppi di loro che ora non sono più facevano la differenza.Ci servirà tutto l’aiuto che riusciremo a trovare.Ci servirà Rewes.-
-Lo sa che è proibito pronunciare il nome del traditore!-disse Velis alzando la voce impiegando alcuni momenti per ritrovare il contegno.
-Traditore?Cosa avremo fatto al suo posto?Cosa avresti fatto tu od io al suo posto?E’ stato bandito dal mondo che gli ha voltato le spalle.Non biasimarlo perchè lui ha sofferto come pochi.Ha perso tutto ciò che amava.-
-Questo non cancella le sue colpe,non lo assolve da quello che ha fatto.-
-E’ vero,ma avremo bisogno della sua forza prima della fine.-
In quel momento l’oste arrivò al tavolo con una tazza di vino caldo dicendo-Pronto il vino speziato.C’ho messo un po’ di miele visto il tempo.-
-Grazie.-rispose Velis e bevve un lungo sorso della bevanda calda.-Hai ragione in fondo,-continuò quando l’oste si fu allontanato-ma chi andrà da lui?-
-Io,andrò io.Tu tornerai da Zeina e le dirai quello che ho intenzione di fare.
-Non le piacerà.
-Non le piacerà,hai ragione Velis.Si infurierà maledicendo me e te perchè me lo hai permesso, ma capirà.Deve capire.Ora bevi il tuo vino e riposati prima di partire.Ci aspettano tempi bui ed imprese orrende.-
Keith si alzò e si avviò alla porta.Prima di uscire si voltò e disse-Ti auguro buona fortuna.Ne avrai bisogno.Prima della fine ne avremo bisogno tutti.-.Fuori stava ancora piovendo.




Titolo: Le cronache del demone
Categoria: Racconti FantasyItalia
Autore: Mattia Bartoli
Aggiunto: January 4th 2008
Viste: 577 Times
Voto:Excellent
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