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CUORE NERO

CUORE NERO




I pesanti battenti di quercia si aprirono all'improvviso. Il vento sibilò nella locanda accompagnato da raffiche di pioggia fredde come lame d'acciaio. Nella notte una figura incappucciata si stagliò sulla soglia, troppo distante per averla aperta con le proprie mani.
Lo sconosciuto entrò con passo leggero, il viso coperto dalle ampie falde del mantello. La porta si richiuse mossa dal vento, mentre ogni sguardo nella locanda si puntava sulla figura in movimento.
Giunto all'altezza del bancone, senza voltare il capo, una voce che sembrava provenire da ere perdute parlò. -Oste, qualcosa di caldo e un riparo per la notte, per favore.-
Il locandiere indicò con mano insicura un tavolo in fondo al salone, vicino al camino. Lo straniero non incuteva timore, ma una strana tensione attorno a lui e il modo in cui era apparso infondevano alla figura un alone misterioso, e l'oste avrebbe preferito che quel mistero non fosse penetrato nella sua locanda.
Lo sconosciuto si sedette al tavolo in silenzio. Il cappuccio che gli celava il viso ancora calato. Poco dopo la moglie dell'oste gli servì senza cerimonie un boccale di birra stantia e un piatto fumante di carne bollita. L'ospite ringraziò.
-Gli stranieri che entrano nel nostro villaggio senza avere il coraggio di mostrare la propria faccia a noi non piacciono...- Dalguar, l'uomo più ammirato e temuto di Talinad, aveva parlato piazzandosi davanti al tavolo dello sconosciuto. Era divenuto l'eroe locale dopo aver combattuto nella leva imperiale nell'ultima guerra ed aver difeso il villaggio quando tutto sembrava perduto.
Lo straniero non accennò a muoversi, ma dall'orbita nera del mantello parlò di nuovo. Il tono di voce sereno, ma fermo. -Non cerco guai. Camminavo lungo la Grande Via in direzione di Rodeburgo quando la pioggia mi ha sorpreso. Chiedo solo asilo per la notte. Domattina alle prime luci dell'alba partirò di nuovo.-
-E a me chi lo dice che stai dicendo il vero? Viviamo tempi difficili, per quanto ne posso sapere potresti benissimo essere una creatura o un demone della notte! Ne ho ammazzate a decine!- Altri tre uomini affiancarono Dalguar.
Lo sconosciuto annuì. -Hai ragione, di questi tempi non ci si può fidare di nessuno. Sei uno spaccone Dalguar, ma un buono spaccone, devo ammettere. Hai fatto molto per la tua gente. Siedi al mio tavolo e dividi la birra con me. Sono stanco e da troppo tempo non godo di una buona compagnia.-
Alle parole dello straniero Dalguar divenne rosso in viso ed estrasse la spada agitandola pericolosamente vicino al cappuccio dello sconosciuto. -Come fai a conoscere il mio nome! E come fai a sapere quello che ho fatto? Come osi dare a me dello spaccone! Mostrati! O presto la tua testa rotolerà a terra nel mantello che la nasconde!-
Lo straniero rimase impassibile. Il resto della locanda trattenne il respiro e l'oste già si vedeva nell'ingrato compito di pulire il sangue che sarebbe schizzato ovunque.
-Metti via la spada Dalguar, non ti servirà, voglio accontentarti.- Lo sconosciuto alzò il capo e attraverso le falde del cappuccio si intravidero un mento affilato ed una ciocca di lunghi capelli biondi. Le mani della straniero si alzarono. Dalguar strinse nervosamente l'impugnatura della spada, mentre tutti coloro che si trovavano dietro di lui fecero un passo indietro.
Lentamente la figura tirò indietro i lembi del mantello. Due occhi azzurri come zaffiri, profondi quanto abissi marini si puntarono sull'uomo che brandiva la spada, inchiodandolo.
-Un elfo!- Riuscì ad esclamare Dalguar sconcertato. -Che ci fa un elfo qui! Avete aiutato gli orchi a fuggire e avete abbandonato l'Impero al suo destino! Dovreste morire tutti per questo!- Così dicendo alzò la lama lucente per calarla sul collo della creatura.
-Dalguar, ti avevo invitato a sederti. Bevi con me, ho una storia da raccontarti...-
Sorprendendo tutti gli astanti, alle parole dell'elfo Dalguar trattenne il colpo e rinfonderò l'arma. Una forza misteriosa si era impadronita dell'uomo. Stupito ed incapace di controllarsi Dalguar prese una sedia e si sedette di fronte all'ospite bevendo dal suo boccale.
-Sapevo che eri un uomo ragionevole, spaccone, ma pur sempre ragionevole... Come vuoi che cominci? Nacqui, crebbi, diventai? O con un c'era una volta? Ma sì, questa sera mi sento nostalgico. C'era una volta un bambino...-




-Ascoltavo rapito per ore i racconti di mio padre che parlavano delle leggendarie battaglie combattute dai popoli elfici e nanici nell'Era che precedette quella che viviamo oggi, prima che gli Uomini arrivassero su queste terre.
Le due razze non convivevano pacificamente, ma avevano raggiunto un equilibrio e nessuna rischiava di prevalere sull'altra. Tutto cambiò quando i ghiacci scesero dalle montagne e i mari si ritirarono creando ponti che collegarono terre lontane. Da uno di questi essi vennero. Orde brulicanti di orchi.
Esseri oscuri, servi del Caos e privi di qualsiasi sentimento e pietà, invasero, uccisero, saccheggiarono e bruciarono. Guerrieri implacabili, fu impossibile arrestarli senza che fosse organizzata una solida difesa oltre le posizioni perdute.
Elfi e nani dovettero coalizzarsi e combattere per la loro stessa sopravvivenza. Seguirono anni cupi pieni di sofferenze, che videro numerosi capovolgimenti di fronte. Le perdite tra i nostri popoli furono pensantissime e mai più ci riprendemmo pienamente.
Finchè il giorno della battaglia finale giunse. L'Alleanza decise di tentare il tutto per tutto radunando il più grande esercito che il mondo avesse mai conosciuto. Centinaia di migliaia tra elfi e nani da tutte le terre ancora libere confluirono sotto un unica bandiera. Gli orchi non furono da meno e richiamarono un'orda talmente spaventosa che nei luoghi ove essa passò il paesaggio mutò per sempre.
I due eserciti si schierarono nella Pianura delle Rocce di Porpora, nell'odierno Bardaren, nel luogo a voi noto come Landa delle Basse Colline. Ma quelle che credete formazioni naturali non sono altro ciò che resta dell'incredibile massa dei corpi dei caduti di quel giorno...
Una volta che gli eserciti vennero schierati sull'immensa piana, mai più nessuno fu testimone di uno spettacolo tanto grandioso e terribile. Colpite da un sole pallido e distante le nostre schiere coprivano la sguardo da orizzonte a orizzonte mandando scintillanti riverberi metallici, come un mare d'inverno.
Quando fu dato l'ordine della carica, il fragore che seguì l'impatto dei due eserciti fu udito sin nelle Case Celesti. Fu la battaglia più cruenta e sanguinosa mai combattuta. Si protrasse per due giorni e due notti intere. Il fronte era così esteso che presto le linee di comunicazione vennero interrotte e non fu più dato di sapere cosa stesse accadendo in altre parti del campo di battaglia.
L'alba del terzo giorno sorse in una atmosfera sospesa. Con la sua luce fredda e ostile il nuovo sole portò però con sé una consapevolezza. Senza quasi accorgersene elfi e nani erano rimasti padroni del campo. D'un tratto nella pianura era calato un silenzio irreale. I cadaveri giacevano ammonticchiati a perdita d'occhio in raccapriccianti tumuli. Piccoli rivoli di sangue scorrevano dai monti di carne come sorgenti di un fiume, confluendo in un macabro flusso che sfociava leghe più a valle arrossando il mare. L'Alleanza aveva vinto, ma non trionfato.
Gli orchi sconfitti fuggirono dalle nostre terre, ma alcune tribù che non avemmo la forza di inseguire si stanziarono in territori che i nostri popoli non avrebbero più controllato.
Ormai quasi disabitato, il nostro mondo venne colonizzato da una nuova razza proveniente da quelli stessi ponti di terra che avevano permesso agli orchi di giungere sino a noi. Terminata l'Era dei Ghiacci queste nuove creature, gli Uomini, si stabilirono su quasi tutte le nostre antiche terre prosperando e moltiplicandosi. Non era più l'Era degli Elfi e dei Nani, o l'Era degli Orchi. Eravamo giunti all'Era degli Uomini.
Gli uomini si divisero in molte nazioni e da una di esse venne fondato il vostro Impero. L'Impero crebbe e si espanse finchè sul suo cammino di conquista non si scontrò con una nuova potenza che stava sorgendo allora. Una tribù di orchi scampata millenni prima alla battaglia Delle Rocce di Porpora aveva riacquistato vigore e forza e controllava all'epoca un vasto territorio ad Est dell'Impero.
Lo scontro fra le due potenze fu inevitabile. Per poco voi uomini non soccombeste, ma alla fine la vostra straordinaria fibra e perseveranza vi diedero la forza di vincere e di eliminare alla radice la minaccia.

E' qui che si interrompono i ricordi di mio padre ed iniziano i miei...
Ero solo un bambino, quando gli esuli orchici vennero scortati ai confini della nostra foresta dai soldati dell'Impero.
Al termine dell'Era dei Ghiacci, noi elfi di Galdwanaith ci eravamo ritirati nelle nostre ataviche terre e per millenni ci eravamo disinteressati del mondo esterno. Dopo la Grande Battaglia c'erano gli uomini a vigilare per noi. Ma quegli stessi uomini che avevano di nuovo vinto le orde orchiche stavano conducendo quelle bestie nel cuore delle nostre terre. Non potevamo accettarlo.
Aspettammo che le legioni dell'Impero si ritirassero e di notte attaccammo.
Spaesati, sporchi, laceri, gli orchi subirono una tremenda sconfitta. Ma quell'episodio non fu che l'inizio di una nuova guerra che si protrasse per mille anni e che vide in gioco oltre al possesso della Foresta di Galdwanaith la sopravvivenza di tutti e due i popoli.
Crebbi vedendo attorno a me solo morte e dolore, solitudine e oppressione. Erano lontani i tempi in cui gli elfi vivevano senza pensieri coltivando l'arte e la scienza, l'amore per la bellezza e la natura. Da questo momento venni educato più come un piccolo umano che come un discendente degli Alti Elfi delle Ere Perdute, ed è per questo che in molte cose vi comprendo.
Venni iniziato all'uso delle arti magiche per poter servire al meglio il mio popolo e divenire una formidabile macchina da guerra. Il mio maestro fu il mio stesso padre, tanto severo e inflessibile adesso, quanto dolce e gentile era stato nella mia prima giovinezza. Cominciai ad odiarlo per quello che mi stava facendo, ma grazie ai suoi insegnamenti divenni un potente mago. Giunse il giorno in cui fui pronto per la mia prima battaglia.
Fu terribile. Gli orchi ci sorpresero e uccisero la metà di noi prima che potessimo reagire, mio padre morì per difendermi. Uccisi più orchi quel giorno che in tutto il resto della mia vita. I miei stessi compagni si stupirono di me, temendomi. Cosa ero diventato? Una spietata creatura senza cuore, io così come il mio popolo, eravamo diventati così simili agli orchi che avevano attaccato i nostri avi e che tanto disprezzavamo per la loro crudeltà e bassezza...

Fu a quei tempi che nelle Case Celesti si scatenò la guerra tra il Signore Oscuro del Caos e il Signore della Magia e della Saggezza.
Fu quando il Signore Oscuro scatenò i suoi eserciti contro l'Impero, ultimo bastione al mondo contro le tenebre incombenti, che un mago imperiale di nome Tolkar e alcuni suoi compagni finirono nella mani degli orchi mentre attraversavano la nostra foresta. Miracolosamente quelle creature graziarono i prigionieri e, anche se in fuga dal caos che stava sconvolgendo il mondo intero, gli orchi accettarono di accompagnare il mago alla più vicina città imperiale. E' qui che il mio popolo incontrò il futuro membro della Compagnia del Crepuscolo di Fuoco che ha ci ha salvati tutti.
Intercettammo gli orchi in cammino e li intrappolammo in una radura. Per loro non ci fu scampo e solo il mago umano li salvò aprendoci gli occhi: quelle creature non erano abiette come avevamo sempre pensato, erano diverse da tutti gli altri orchi, non erano diverse da noi...
La nostra Regina lesse nel cuore del loro capo e venne folgorata da ciò che vide: dopo la Grande Battaglia la tribù che si stanziò sui monti vicino alle nostre terre, e che poi venne sconfitta dall'Impero, si era affrancata dal servaggio dell'Oscuro Signore. Gli orchi che avevamo combattuto sino a quel momento si erano ribellati al loro stesso padrone pagando il gesto con sanguinose guerre contro tribù orchiche ancora fedeli al Caos.
Quegli orchi non erano più le creature che avevano varcato i nostri confini sui ponti di terra. Non potevamo far ricadere le colpe dei loro avi su di loro. Quegli orchi cercavano solo un posto dove poter prosperare e vivere in pace. Provavano sentimenti come noi, soffrivano come noi e noi li avevamo attaccati e combattuti ciecamente senza saperlo, rischiando di sterminarci a vicenda solo perchè i nostri padri l'avevano fatto nelle Ere passate... Ci sentimmo più abietti del più abietto dei nostri nemici. Non avevamo visto più in là del nostro naso nonostante ci ritenessimo esseri superiori, non eravamo riusciti a vedere oltre le loro ruvide pelli e ci eravamo trasformati in mostri assetati di sangue e vendetta come e forse peggio dei loro progenitori...
Io più di tutti mi odiai, perchè io più di tutti li avevo odiati. Per colpa loro mio padre era cambiato, per colpa loro mio padre era stato ucciso. Io più di tutti ne avevo uccisi...
Fu così che venne sancita la prima alleanza fra orchi ed elfi. Un'alleanza che giungeva quando i due popoli erano giunti all'orlo dell'estinzione e che un mondo che precipitava sempre più in un baratro senza fondo faceva da teatro.

Gli eserciti oscuri delle nazioni di Delborth e Bardaren assediavano l'Impero. Orde di creature immonde saccheggiavano le campagne e le foreste rendendo ogni strada insicura. All'esercito di Delborth si erano unite diverse tribù orchiche dell'Est, e l'Impero, ritenendo che i discendenti della tribù che aveva fatto riparare nella nostra foresta un millennio prima potessero a loro volta unirsi a quella terribile armata, inviò due legioni per eliminare la possibile minaccia.
Fedeli alla nostra nuova alleanza noi elfi non combattemmo gli uomini, ma aiutammo gli orchi a fuggire nelle Terre Selvagge del Sud.
E' a questo punto che la guerra nelle Case Celesti giunse al culmine. Il Signore del Caos prevalse ed il Dio della Magia perì. L'equilibrio era rotto...
Le fondamenta stesse della terra vennero scosse. Le montagne caddero, le foreste bruciarono, i mari ribollirono, il sole non sorse per intere settimane e dal cielo cadde una spaventosa pioggia di fuoco che rase al suolo centinaia di città. Le nazioni cessarono di esistere, chi sopravvisse dovette fare i conti con un mondo corrotto, invaso da eserciti infernali che sbucavano dalle viscere della terra tentando di annientare tutto ciò che potesse ricordare il vecchio ordine.
Non v'era più sicurezza al mondo. Le poche comunità abbastanza numerose sopravvissute tentarono di difendersi dietro le mura delle città distrutte. Si organizzarono in società perennemente militarizzate, dove solo i più forti avevano potere e potevano sopravvivere.
Sì, perchè solo di sopravvivenza si poteva parlare quando anche il più misero tozzo di pane doveva essere conteso alla terra e alle creature dell'inferno...




-Ebbene Dalguar, dopo la battaglia dei Corni di Kelv dove l'Impero venne sconfitto dalle soverchianti schiere oscure, so che tu tornasti qui, nel tuo villaggio natio strappando ogni passo con la tua spada. Per tua fortuna Talinad non era stata toccata dalla pioggia di fuoco e i terremoti avevano fatto crollare qualche casa, ma nulla al confronto della sorte toccate ad altre genti e che non fosse riparabile.
Ma l'Impero non c'era più a garantire sicurezza. I vostri territori non furono mai interessati da grandi movimenti di creature del caos. Quelle che però si stanziarono o incrociavano nei paraggi, erano ugualmente numerose, bastanti a terrorizzare una piccola comunità di contadini come la vostra. Rischiavate di disperdervi o peggio ancora di soccombere.
Solo grazie alla tua esperienza al fianco delle legioni riuscisti ad organizzare la difesa del villaggio. Questa gente deve solo a te se è ancora viva.- Tutte le persone nella locanda guardarono Dalguar. Lo straniero aveva ragione. Dovevano tutto a quell'uomo dall'aspetto rude e irascibile, ma in fondo d'animo buono.
Dalguar da tempo era tornato padrone di se', ma ugualmente era rimasto ad ascoltare le parole dell'elfo. -E va bene straniero, forse mi hai intenerito un po' con la tua storia sugli orchi, su tuo padre e tutto il resto, ma anche la mia gente ha sofferto molto e non mi hai ancora detto perchè ti trovi qui!-
-La pazienza non è il tuo forte Dalguar!- Se non fosse stato per lo sguardo malinconico, l'elfo sarebbe quasi parso divertito. -La mia storia non è ancora finita...-




-L'Impero non sapeva dell'esistenza di un popolo elfico nella foresta, eravamo riusciti a nasconderci per lunghissimo tempo, ma per aiutare gli orchi ci dovemmo esporre e fuggire a nostra volta.
Avvenne poi la catastrofe che sconvolse il mondo intero e ciò che restava del mio popolo al termine delle guerre orchiche venne annientato dagli sconvolgimenti naturali o lentamente falcidiato dalle terribili creature che invasero il Continente dopo la morte del Dio della Magia.
Per scampare alla morte, i pochi di noi che sopravvissero si rinchiusero nelle profondità di una montagna vivendo volontariamente da esiliati e reietti ed espiare così le loro colpe, rinunciando al contempo al retaggio di Alti Elfi. Non rimanendomi più nulla da difendere e non volendo condividere il troppo facile destino dei miei simili presi una decisione diversa: avrei purificato la mia anima combattendo il male che avrei incontrato lungo il cammino. Con le mie conoscenze avrei protetto chi non poteva difendersi e stanato i demoni più potenti laddove la loro corruzione infestava queste contrade.
In questo modo iniziai la mia caccia alle creature oscure.
Furono anni terribili quelli che seguirono. Il male e il Caos sembravano dover prevalere. Le antiche razze, conosciute o meno conosciute, andavano indebolendosi sempre più e presto l'antica linfa vitale si sarebbe estinta.
Combattevo in qualsiasi luogo abitato o inabitato in cui incontrassi creature dell'ombra, senza chiedermi se esse fossero troppo potenti per me o se avessi rivisto il nuovo giorno. Solo così avrei potuto lavarmi le mani sporche del sangue orchesco e alleggerire il mio cuore nero.
Cieco, mi scontrai con il male finchè una nuova alba giunse. La Compagnia del Crepuscolo di Fuoco era riuscita finalmente a riportare l'ordine nel mondo sconfiggendo il Signore Oscuro.
Gli eserciti della notte furono sconfitti e le antiche razze rialzarono fieramente la testa ributtandoli negli abissi da cui erano sorti.
In qualche modo la luce era riuscita di nuovo a filtrare attraverso le nuvole di morte.

Diversi anni sono passati da allora e la vita comincia a riprendere il suo normale corso. Anche se non ancora forte come prima, l'Impero è risorto dalle sue ceneri così come molte nazioni.
Ma non tutto è tornato al suo stato originario. Le terre brulicano ancora di mostri e demoni, retaggio del periodo oscuro, e la mia opera non è terminata. La mia caccia è ancora aperta.
Il mio nome è Cairmeviel, vago solitario per il mondo alla ricerca degli abomini risvegliati dal Signore del Caos rimasti intrappolati in questa realtà dopo la sua sconfitta. Alcuni di essi sono quasi innocui, come quelli che hai avuto la fortuna di affrontare finora tu, Dalguar. Ma altri hanno poteri spaventosi, molto al di là della vostra comprensione. Combatto queste creature e le tracce di una di loro mi hanno portato qui, stasera...-


L'elfo si irrigidì d'improvviso voltando il capo in direzione della porta.
Dalguar allarmato gli appoggiò una mano sulla spalla e lo scosse leggermente.
-Cosa accade, elfo?-
Le assi di quercia esplosero in centinaia di schegge di legno che si sparsero in tutta la locanda ferendo alcuni avventori. Vento ed acqua vennero di nuovo vomitati nella sala. Sulla porta divelta apparve un'ombra spaventosa, illuminata per un istante dal bagliore di un lampo.
-E' troppo tardi...-




Titolo: CUORE NERO
Categoria: Racconti FantasyItalia
Autore: Vincenzo Tranzillo
Aggiunto: August 27th 2007
Viste: 1395 Times
Voto:Top of All
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