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La luce della luna

La luce della luna

Capitolo 1
Oltre le porte della città

Avevamo bisogno di diversi strumenti ed accessori per intraprendere il nostro viaggio verso la città morta. In sette giorni di cammino dovevamo assicurarci almeno qualche altra razione di cibo oltre alle cinque che c’eravamo portati con noi. Avevo, però solo due monete d’oro. Vargas ne aveva cinque ed era tra noi il più fornito. Avevo notato nella cartina che ci lasciò Alacon che avremmo attraversato un fiume. Nella pesca me la sono sempre cavata bene, mi serviva solo un amo ed un po’ di filo, come canna il mio arco andava bene. “Meno spese e meno peso da portarmi dietro” pensai nel momento in cui ci accingevamo ad entrare nell’emporio, ma fummo bruscamente fermati da quattro guardie rigonfie del loro credo, che incuriosite dalla nostra presenza in città ci avevano seguito da un po’ di tempo.
“ Non capita tutti i giorni di vedere cinque brutti ceffi riuniti, cosa state facendo qui?”
“Dobbiamo solo fare degli acquisti agente, poi andiamo via” rispose Vargas, che tra tutti noi forse è l’unico che sa mettere due parole in fila come si deve.
“Non vogliamo problemi e soprattutto non ci piace la vostra nauseabonda presenza”
Facendosi largo tra noi Khrun, che come al solito non era riuscito a trattenere il suo istinto da barbaro, esordì dicendo con la voce greve: “Non vedo problemi, al momento…”
La sua imponente massa, il viso aggrottato e sudato, aveva fatto intimorire le guardie che con la faccia imbronciata ci lasciarono in pace.
Entrammo allora nell’emporio con un po’ di nervosismo dovuto allo spiacevole incontro appena fatto e trovammo ad accoglierci, se così si può dire, un bel faccino umano pieno di pregiudizi. L’avevamo capito subito che non gradiva la nostra presenza e senza troppi convenevoli ci diede il benvenuto: “Se non potete pagare potete uscire da dove siete entrati!”
“Abbiamo i soldi, cosa credi stupido uomo, dimmi piuttosto hai del cibo?” gli rinfacciò Lùhn senza neanche degnarlo di uno sguardo ed in poco tempo eravamo già in ogni angolo del negozio, ognuno a cercare ciò che più gli sembrava utile per la nostra missione. Dopo aver preso del cibo Pantro mise gli occhi su di un saio che vedeva molto utile per nascondere il suo aspetto felino. In effetti, tra noi rimaneva lui il più appariscente, poiché il ghiottone già era coperto.
“Quanto costa?”
“Cinque monete d’oro” rispose il commesso.
“Ma è un furto!” commentò l’uomo selvaggio.
“Se ti sta bene è così, altrimenti puoi pure lasciarlo qui!”
Ognuno di noi acquistò due razioni di cibo tranne Vargas che ne acquistò cinque, ognuna di queste ci costò cinque monete d’argento. Comprai l’amo, il filo ed uscii dall’emporio assieme a Khrun che prese solo il cibo. Nel frattempo Lùhn era intento a trovare erbe medicinali contro il morso del licantropo che sosteneva avremmo incontrato nel nostro tragitto. Pantro invece non voleva uscire dal negozio senza quel saio, ma non aveva abbastanza monete d’oro per raggiungere il prezzo che il negoziante gli aveva attribuito. Decise così di rubarlo e chiese Vargas di aiutarlo. Sapeva che era cresciuto sulla strada e che aveva esperienze di furto e scasso.
“Per una moneta d’oro ti aiuterò”. Il mezzo leopardo sperava in una risposta diversa ma accettò e decisero che lui avrebbe distratto il negoziante mentre l’altro faceva sparire il saio. Così si avvicinò all’umano e cominciò a esporre strane richieste per pozioni magiche tipiche dei druidi. Il negoziante, che ch’aveva la puzza sotto il naso, non volle però distogliere lo sguardo dal suo prezioso negozio ma soprattutto dai suoi particolari ospiti e notò il ghiottone mentre sottraeva furtivamente il saio.
“AL LADRO! AL LADRO!!! GUARDIE ACCORRETE, AL LADRO!!!” urlò con tutto il fiato che aveva in corpo. Quasi se l’aspettava che quella gente avrebbe provato a fare la furba con lui. Peccato che appena finite di pronunciare le ultime parole Meow, il leopardo di Pantro, gli si scagliò contro ferendolo quasi a morte.
“Che cosa hai fatto?!?” gli fece Vargas “sei forse impazzito?”.
“Io… lui… che dovevo fare? Stava urlando a squarcia gola!” ribadì l’uomo selvaggio.
“Io me ne vado!” e in un baleno il ghiottone sparì dal negozio.
Khrun incuriosito dalle urla energiche che uscivano dall’emporio e dalla fuga di Vargas, entrò di corsa nel negozio. Sentendo la tensione che si stava propagando nell’aria mi venne automatico prendere il mio arco in mano. Mi voltai lentamente da entrambi i lati della strada polverosa e mi accorsi che in lontananza c’erano le spiacevoli guardie, conosciute poco prima, che procedevano velocemente verso di noi. Senza pensarci troppo scagliai una freccia con l’intenzione di arrestarli nell’avanzare e permettere agli altri di uscire dall’emporio per defilarci insieme. Come la mia freccia si piantò davanti ai piedi di una guardia, feci solo in tempo a notare che anziché rallentarli li motivai a correre perché un attimo dopo fui interamente ricoperto da una nube fitta e scura come l’inchiostro. Solo dopo venni a sapere che Pantro in quel momento aveva lanciato uno dei suoi incantesimi nella speranza di nasconderci agli occhi degli altri, senza contare però che anche noi non vedevamo oltre il metro e mezzo. Sostituì subito l’arco con le mie due spade e mi lanciai nella direzione del rumore che facevano le guardie mentre si avvicinavano a me. Scagliai il colpo come uno di loro mi si presentò davanti all’interno della nube, per fortuna fui io a colpire per primo ferendolo. Attirai però tutta la loro attenzione su di me che mi ero posto al di fuori del raggio d’azione della nube. L’uomo che avevo colpito era furibondo e fu lui che con un grido disperato provo a trafiggermi, ma fui io a centrare di nuovo lui stendendolo a terra morente. Nel frattempo nell’emporio non si vedeva proprio niente e tanta era l’agitazione che neanche l’uscita si sapeva più dove fosse. Solo Lùhn riusciva a mantenere la calma ed approfittando della situazione cercò di riempirsi lo zaino con tutto ciò che gli sembrava utile, cominciando con tre sacchetti di monete che si trovavano dietro il banco del negoziante davanti a lui. “Sbrigatevi, prendete qualunque cosa vi sembri utile!” incitò poi coloro che si trovavano nell’emporio assieme a lui. Pantro prese subito il saio e altre tre razioni di cibo, mentre Khrun con un unico gesto riversò nel suo zaino tutte le razioni rimanenti nel banco.
Vargas aveva ormai raggiunto le porte della città. L’istinto gli comandava di non curarsi della missione e degli altri, d’altronde era cresciuto da solo lui, aveva imparato tutto dalla strada ed aveva capito che con la solitudine si rischiava meno. Ma le parole di quella persona gli erano rimaste talmente impresse che non era più convinto di tutto ciò, ora vedeva quella possibilità che gli era stata negata a suo tempo, sentiva di crederci e quindi doveva aiutare gli altri ad uscire dalla città assieme a lui. Si voltò e cominciò a correre per tornare all’emporio.
Le guardie vedendo il loro compagno a terra cominciarono a tremare dalla rabbia e con la bava alla bocca uno di loro si lanciò nella mia direzione. Dopo uno scambio riuscì ad assestarmi un colpo che mi ferì su di un fianco. La lama della sua spada non era entrata molto nelle carni ma la perdita di sangue era copiosa.
Khrun orientandosi col rumore della battaglia intraprese una folle corsa in quella direzione e non solo riuscì ad uscire dal negozio ma travolse pure una delle guardie che aveva deciso di raggirarmi per prendermi alle spalle passando nella nube. Il barbaro non si rese neanche conto di prenderla in pieno tant’è che continuò a correre fino ad uscire dalla fitta foschia e trovarsi di fronte alla battaglia. Fiero e contento come un bambino impugnò la sua spada a due mani e si gettò con tutta la sua stazza addosso alla guardia, prima tramortita con la botta, ferendola gravemente.
Lùhn cercava incessantemente delle bottiglie d’olio e l’acciarino per far luce nell’oscurità di quel mondo senza sole e finalmente trovò le erbe medicinali anti-licantropo. Ne fece una gran scorta e prosegui in quel buio la sua ricerca.
Pantro, seguendo Meow, riuscì a raggiungere una finestra del negozio e, dopo averla aperta, si lanciarono con un balzo dall’altra parte per poi separarsi.
Il ghiottone aveva raggiunto la strada dell’emporio e appena si rese conto di com’erano evolute le cose si appostò dietro delle casse e presa la balestra in mano la puntò in direzione della battaglia. Non poteva scagliare nessuna freccia addosso alle ultime due guardie perché il rischio di colpire me o Khrun era molto alto.
Il druido silenziosamente riuscì ad uscire dalla nube e si nascose alle spalle delle due guardie. Tutto ad un tratto comparve Meow che con un balzo si scaraventò sul viso di una guardia graffiandola con gli speroni delle zampe posteriori. Approfittai subito di quell’occasione per finire l’opera del leopardo e colpii senza pietà quella guardia che era riuscita a ferirmi in precedenza. L’ultima guardia, disorientata dalle perdite subite, non ebbe neanche il tempo di pensare di fuggire che Pantro la trafisse alle spalle con la sua scimitarra.
La gente cominciava a radunarsi intorno a noi. Fummo richiamati con un fischio da Vargas che animosamente ci suggeriva di seguirlo. Nel frattempo la nube si era diradata e Lùhn trovò subito l’olio e l’acciarino, prese tre bottiglie e si diresse verso la porta dell’emporio. Come uscì vide i corpi insanguinati delle quattro guardie che mugugnavano e si lamentavano come bestie e si rese conto che era rimasto da solo. Senza rimanerne turbato si diresse verso alcune stradine interne di fronte al negozio. Soddisfatto di come si erano risolte le cose proseguì il suo cammino per quelle viette buie. Il suo passo era molto lento a causa dell’enorme peso dello zaino pieno. Era facile ritrovare i suoi compagni, bastava seguire il forte odore che il ghiottone lasciava dietro di se. Il suo aspetto scuro, tipico della sua razza ed accentuato dalle sue vesti, si muoveva nell’ombra in maniera agiata. Il resto del gruppo guidati da Vargas raggiunse facilmente la fine della città. Notammo subito le due guardie alla porta ma proseguimmo intenzionati ad uscire.
“Lasciate parlare me, so come rivolgermi a questa gente” disse il ghiottone.
Eravamo sporchi di sangue e qualcuno di noi aveva ancora la spada in mano. Pantro mortificato aveva indossato il saio, causa di tutto il trambusto, e dopo essersi assicurato che il suo aspetto non desse nell’occhio seguiva per ultimo i suoi compagni.
“Hey voi, che cosa è successo?!? Perché quel ranger è ferito e quell’mezzorco è sporco di sangue?”
“Vedete signori i miei amici si stavano allenando ed in un momento di distrazione lui è rimasto ferito” rispose Vargas con voce pacata e rassicurante.
“Metti via quella spada, energumeno!”
“Fai come ti dice, Khrun, sarà pure più facile aiutare il nostro sventurato Tarcus…” aggiunse il druido dopo aver tirato di nascosto un calcio al barbaro.
“Ah… si, certo” bofonchiò il barbaro rimettendo la sua poderosa spada a posto.
“Levatevi di mezzo e non fatevi più vedere” aggiunse l’altra.
Grazie al gioco di squadra riuscirono a passare evitando inutili problemi.

Capitolo 2
Il sentiero fuori le mura

Lùhn, grazie alla sua scurovisione, riusciva a scrutare nell’oscurità qualunque movimento sospetto, ma per tutto il suo tragitto non accadde nulla. Seguendo sempre la secrezione odorosa del ghiottone, che in quel periodo era particolarmente forte, si ritrovò davanti alle porte della città. Anche in quel caso il suo fare silenzioso e taciturno gli permise di scivolare di soppiatto tra le porte, senza farsi neanche notare dalle guardie. Poco più avanti il resto della comitiva era lì ad aspettarlo. Tutti insieme ci addentrammo nella foresta che si presentava davanti a noi. La luna cominciava a tramontare e ci affrettammo ad allontanarci dalla città. Mentre andavamo a passo svelto tirai fuori dallo zaino la cartina di Alacon e cercai di orientarmi. Sulla mappa riconobbi subito la foresta, dissi allora di prendere il sentiero e per diverso tempo lo seguimmo. Camminammo per circa un’ora poi la fame e la stanchezza ci costrinsero a fermarci.
“Mettiamoci sotto quel grosso albero, rimaniamo vicino alla strada questa notte” disse Lùhn.
Alla fine acconsentimmo tutti quanti. Io avrei preferito trovare un rifugio più appartato, ma rispettai la decisione comune. Pantro mentre aspettavamo l’arrivo di Lùhn mi aveva già portato il primo soccorso e, una volta lì, mi bendarono la ferita rassicurandomi che l’indomani mi sarei sentito come se non fosse successo niente. L’elfo scuro si mise a tirar fuori dal suo zaino la refurtiva e ci fece presente che voleva distribuirla a ciascuno di noi, anche per ripartire il peso in maniera equa. Cominciò con lo svuotare a terra il contenuto dei tre sacchi di monete e poté così costatare a quanto ammontavano.
“Cinquanta in tutto! Mica male. Prendetene dieci ciascuno, perché senza che ve ne siate resi conto tutto questo è stato possibile grazie all’aiuto di tutti.”
In effetti, in quella prima occasione ci siamo resi complici l’uno dell’altro senza pensarci, ognuno bene o male era saputo stare al suo posto tirando fuori quelle qualità per le quali eravamo stati scelti. “Giusto Vargas se l’è data a gambe nel momento del bisogno” pensai. E come lo pensai io credo che lo rimuginassero tutti… Quella notte comunque, l’aria era pesante. Ognuno di noi finita la spartizione dei beni si mise per i fatti suoi a mangiare ed in quel momento mi resi conto che tra di noi eravamo così diversi, messi insieme con la forza. Dopo aver voracemente mangiato la nostra razione di cibo il druido suggerì di fare dei turni per la notte e così fu. Cominciò subito lui con Meow. Io mi addormentai immediatamente.
Quelle due ore passarono velocemente, toccò quindi a me e Lùhn restare di guardia, Pantro e Meow stanchi salirono sull’albero per riposare meglio. Subito ripiombammo nel silenzio. Quella tranquillità conciliò il riposo di tutti e portò i miei pensieri alla foresta dove per anni avevo vissuto seguendo gli insegnamenti del mio maestro. Ripensai a quel giorno che incontrai Alacon.
“Come faceva a muoversi così velocemente? Chi era in realtà? Sostenne che da sempre conosceva il nostro destino e di essere stato lui a salvarci dalla morte. Mi chiedevo perché il mio maestro non me ne avesse mai parlato.” Troppe domande che esigevano una risposta mi stavo ponendo ed avevo scelto un momento sbagliato per immergermi nei miei pensieri perché in un attimo ognuno di noi fu colpito da un essere che non era fatto di carne ed ossa. Lùhn pure era assorto nelle sue preghiere e nessuno di noi fece in tempo a dare l’allarme.
Pantro fu il primo a ricevere il colpo e a rendersi conto che sull’albero oltre a Meow c’era un groviglio rami, spine e foglie dalle sembianze umane. Ancora intontiti cercammo le nostre armi per difenderci dai ripetuti attacchi che questi esseri maligni ci stavano sferrando. Vargas preferì affidarsi ai suoi artigli.
Attaccammo simultaneamente e la concentrazione di tutti arrivò al massimo. Quelle strane creature non emettevano ¬suoni, neanche quando venivano colpiti, solo il rumore delle foglie che erano sfregate dal legno riuscivamo a sentire e gli scricchiolii dei rami che si rompevano sotto i nostri colpi.
Khrun per primo annientò il suo arbusto e venne a darmi man forte.
Pantro pure sconfisse il suo con l’aiuto del suo inseparabile felino. Insieme si lanciarono dal ramo su cui erano per aiutare gli altri.
Lùhn non riuscì subito ad assestare dei buoni colpi con la sua mazza e più volte ricevette i colpi del proprio avversario. Qualche secondo dopo i nostri rivali erano tutti a terra.
Ancora storditi dall’assalto ci ritrovammo raggruppati a cerchio ed ognuno di noi si mise ad ascoltare. Percepimmo tutti chiaramente un suono di legno strascicato a terra che ci stava circondando, poco dopo un piccolo esercito di arbusti maligni ci si presentò da ogni lato.
Lùhn, prima che ci raggiungessero, si staccò da noi di qualche metro e dopo aver preso l’olio dal suo zaino ne verso una parte a terra e sulla mazza. Prese l’acciarino e gli diede fuoco. Le fiamme divamparono intorno a lui formando un semicerchio, s’innalzò un enorme calore e la luce ondeggiante emanata illuminò quella parte della foresta.
La battaglia cominciò senza esitazione. I muscoli rigonfi dallo sforzo ci facevano pulsare forte il sangue nelle vene ed il viso aggrottato ci dava un’espressione aggressiva più che mai. Non sapevamo per quanto avremmo dovuto resistere poiché non riuscivamo a capire quanti fossero, la cosa certa era che arrivavano in massa.
L’elfo scuro per la scelta di staccarsi dal gruppo si trovò circondato da cinque arbusti e le fiamme riuscivano a proteggerlo solo su un fianco. Lo attaccarono all’unisono e la sua armatura non riuscì a ripararlo dai graffi provocati dalle spine e dalle ramificazioni di quegli scherzi della natura.
Vargas pure subì molte percosse e velocemente la sua schiena e le gambe si riempirono di scorticature. Come il vento stride passando fra i rami così i loro colpi erano accompagnati da un sibilo.
Eravamo nettamente inferiori di numero e ogni qual volta riuscivamo a distruggere un arbusto un altro prendeva il suo posto, la cosa cominciava a metterci a dura prova. Vargas ad un certo punto sembrava non farcela più, lo vedemmo che stremato dai ripetuti attacchi rimase immobile per qualche secondo, le sue braccia scesero lungo i fianchi senza più proteggerlo dai nemici e ci sembrò di vederlo cadere. Non fu così, il vasto pelo che lo ricopriva cominciò a rizzarsi dappertutto facendolo sembrare il doppio. I suoi occhi, che si riempirono di capillari, sembravano illuminarsi di un rosso fuoco. Da che sembrava crollare si lanciò grugnendo nella battaglia con un’energia spaventosa. Era in preda ad un attacco d’ira! In pochi secondi fece mille pezzi di tutto ciò che gli capitava davanti.
Meow debellò molti arbusti e Khrun, eccitato in ogni suo senso ed esaltato dalla baraonda, lo seguiva di pari passo.
I muscoli di ognuno erano tesi e provati dallo sforzo ma colpo dopo colpo, unghiata dopo unghiata, morso dopo morso cominciammo a notare che il ricambio non c’era più. Rimasero in pochi e questo ci permise di aiutarci a vicenda. Meow aiutò me e Khrun, Pantro e Vargas corsero appena possibile dal malridotto Lùhn.
Velocemente ci liberammo degli ultimi arbusti e solo allora sentimmo esaurite tutte le forze.
Decidemmo di bruciare tutto ciò che restava delle loro carcasse ed il falò che ne conseguì ci accompagno per il resto della notte come a proteggerci da altri eventuali attacchi. A quel punto fu necessario ricorrere alla magia per curare le ferite, soprattutto di alcuni.
Lùhn, da abile chierico, apportò con un incantesimo le cure a Vargas, che tra noi era il più bisognoso. Non potendo allo stesso modo curare se stesso, che pure era bisognoso, ci pensò Pantro con la sua magia. Di seguito pure gli altri meno gravi ebbero le cure necessarie.

Capitolo 3
Il turno mancante

Ripresero i turni di guardia, toccava a Khrun e Vargas restare svegli ma la stanchezza di tutti era tale che non mi resi neanche conto di cosa succedeva da lì a poco. Caddi esaurito in un sonno profondo. Non ricordo se sognai qualcosa ma quando mi svegliai al richiamo della foresta mi sentii davvero al pieno delle forze, come se avessimo dormito chissà quanto.
“Khrun, dov’è Vargas?” sentii domandare da Pantro.
“Non so… debbo essermi addormentato…”
Dopo esserci guardati intorno per un po’ capimmo che Vargas di soppiatto ci aveva lasciati.
“Se n’è andato!” brontolò Khrun mentre rinfoderava la poderosa spada che aveva tenuto affianco a se mentre dormiva.
“Proseguiremo senza di lui, non c’è problema!” concluse Lùhn inasprito.
Degli arbusti non rimaneva che cenere fumante. La coprimmo con della terra per non trasformare in incendio quel piccolo focolaio.
Nel rimettere la coperta nello zaino mi resi conto che mancava la mappa lasciatami da Alacon.
“Avete preso la mappa dal mio zaino?” domandai agli altri.
Risposero con un “no” tutti quanti.
“Vargas!” esclamai adirato.
“Ci ha preso la mappa quel bastardo!” aggiunse Lùhn.
Cercai invano le impronte di Vargas tutt’intorno al campo, luogo della battaglia. Si era dileguato da maestro, senza lasciare traccia, evidentemente era abile nel farlo.
Riprendemmo il cammino là dove l’avevamo interrotto il giorno prima e per qualche ora seguimmo il sentiero.
“Ed ora dove andiamo?” fece Khrun rivolgendosi a me.
Un bivio si presentò di fronte a noi ed io mi sentii gli occhi di tutti puntati addosso. Speravano che io ricordassi quella biforcazione sulla mappa.
“Proviamo ad andare a destra, mi sembra che sia quella giusta” proposi.
Così facemmo. Per un quarto d’ora camminammo su un sentiero largo che ci permetteva di stare, volendo, tutti fianco a fianco, dopo cominciò a ristringersi a causa della fitta vegetazione fatta di rovi e cespugli che costeggiava il sentiero. Diventò così stretto da permettere ad una sola persona alla volta di proseguire, così ci disponemmo in fila attenti a non graffiarci con le ramificazioni che invadevano la strada.
“Fermi…” esclamò Pantro dopo un po’ che ci faceva strada in quel minuto passaggio.
“Che succede Meow?” aggiunse poi vedendo il leopardo allarmato.
“Avete sentito?” bisbigliò Lùhn.
Cercammo di guardare fra il fitto fogliame che ci affiancava ma il crepuscolo oscurava quel luogo già buio. Ognuno di noi preferì armarsi.
“Ho visto qualcosa” esordì Lùhn che subito fece un incantesimo sulla punta del dardo, caricato sulla sua balestra in precedenza.
Scagliò la freccia che con precisione si conficcò in un albero della zona adocchiata. In quel punto si sprigionò un bagliore che permise ad ognuno di noi di scorgere per un attimo una figura mai vista prima. Non potevamo far altro che aspettare silenziosamente anche quando sentimmo insinuarsi tra le foglie secche qualche cosa di ignoto.
“E’ più di uno! State attenti!” mormorai con un filo di voce.
Lùhn era l’ultimo della fila e si trovò assalito da un essere che gli sbucò alle spalle. Aveva un aspetto davvero anomalo. Era come una sorta di mantide per le quattro zampe ed il busto eretto, mentre il suo volto allungato era pieno di occhi rossi disordinatamente sistemati, al centro si aprivano delle spaventose fauci ricolme di schiuma. Una sorta di corazza ricopriva il suo corpo e dalla coda alla testa si ergevano degli aculei. La sua dimensione era pressappoco quella di un umano adulto e da come si muoveva era possibile dedurre che fosse agile.
Anche Meow si vide comparire uno di quei mostri davanti che girando su se stesso cercava di colpirlo con la punta della coda. In quel sentiero stretto era difficile aiutare qualcuno e sia Lùhn che Meow si trovarono soli a combattere.
Per quanto il chierico cercava di prenderlo con la mazza i suoi colpi finivano nell’aria tanto era veloce il suo predatore. Il leopardo invece rispondeva agli attacchi egregiamente lacerandolo sul volto con gli artigli. Quando quelle creature attaccavano con la bocca tempestavano di morsi quei poveri sventurati che gli si andavano contro. Ad ogni tentativo si vedeva schizzare la loro bava giallastra ed erano così veloci che facilmente incalzavano verso di noi. Essendo aggrediti da entrambi i fronti sia Lùhn che Meow erano costretti a spingersi verso il centro per difendersi meglio, la conseguenza però fu quella di schiacciarci su noi stessi fino a non riuscire più a farci muovere. Pressati come eravamo non potevo far niente che favorisse i compagni in difficoltà. Sentivo Khrun che mi pesava addosso, era irritato dall’impossibilità di agire, sbuffava e si torceva come un leone in gabbia. Ero sicuro che non sarebbe riuscito a mantenere a lungo quelle condizioni perché stava andando in ebollizione. Difatti un attimo dopo con un ruggito ed un gesto fulmineo sollevò Lùhn e lo scaraventò alle spalle di quell’essere che si trovò accerchiato. Sotto i colpi di Lùhn e dell’energico mezzorco vidi finire a terra quel mostro che emise un fortissimo gemito. Era così acuto da stordirci e ci costrinse a turare le orecchie con le mani. Un’ultima randellata del chierico fece cessare quel lamento. Khrun ormai era pervaso dall’adrenalina e non riusciva ad accontentarsi di averne sconfitto solo uno, così a colpi di spada si addentrò fra i rovi con lo scopo di raggirare il nemico attualmente alle prese con Meow. In realtà quel suono poco prima inteso fungeva da richiamo. Il barbaro lo capì per primo poiché dopo un fruscio si vide piombare addosso un’altra di quelle creature. Ne stava arrivando una pure da noi, la sentimmo passare nel tunnel fatto da Khrun. L’aver approfittato di quel varco non gli giovò a favore perché si ritrovò a sbucare tra me e Lùhn.
Non gli concedemmo neanche il tempo di capire di essersi ritrovata in una trappola che già venne trafitta dalla mia spada. Khrun si strappò quell’essere da dosso e lo sbatte violentemente contro un albero distante qualche metro. Infuriato gli si lanciò addosso con lo spadone in mano ed una volta lì lo spacco direttamente in due pezzi.
Impreparata ad un doppio attacco la nostra creatura stava avendo la peggio, per quanto cercasse di morderci e di trafiggerci con la coda era disorientata dai ripetuti colpi che gli arrivavano. Il barbaro riprese ad addentrarsi fra i cespugli in direzione di Meow e quando alla fine sopraggiunse vide solo cadere il mostro ridotto in brandelli. Di corsa tornò su i suoi passi sperando di riuscire a scagliarsi in tempo su l’essere che stava tra me e Lùhn. Ma anche in quel caso approdò proprio nel momento in cui l’elfo gli fracassò la testa. Si prese lo stesso una piccola soddisfazione infierendo su quel corpo morto con una pedata, ma non credo che rimase allo stesso modo appagato.

Capitolo 4
La protezione dell’acqua

…………….




Titolo: La luce della luna
Categoria: Racconti FantasyItalia
Autore: Fabrizio Scilipoti
Aggiunto: May 14th 2007
Viste: 817 Times
Voto:Best
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