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Ordigno luce

Ordigno Luce







L’attesa era sempre, in assoluto, il momento più terribile. Cominciata la battaglia non ci si preoccupava più di nulla: non c’ era il tempo materiale per potersi preoccupare. Un secondo eri vivo, il secondo dopo un raggio laser poteva trapassarti, facendo cessare di colpo ogni tua funzione vitale. Il capitano Jay-y2 questo lo sapeva bene, come lo sapevano bene i suoi uomini. La squadra d’ assalto 047 era appostata da più di due ore in quel dannato punto X di quell’ ancor più dannata foresta. Nessuno parlava; solo i continui suoni della natura artificiale rendevano quell’ ambiente reale. Naturalmente non tutti potevano definirsi, per così dire, “piacevoli”. Un grosso insetto bionico stava ronzando con forza a pochi centimetri dall’ orecchio sinistro del capitano Jay-y2 che, malauguratamente per quello, non era nelle condizioni di spirito più amichevoli. Il giovane capitano azionò la membrana elettrica del suo guanto militare, e, con un gesto fulmineo fece scattare il pugno (ora attraversato da una corrente superiore a 1000 volt) contro il malcapitato insetto, che fu fritto (cyborg o meno) in una milionesima frazione di secondo, prima di precipitare meccanicamente verso il basso. Il secondo in comando, il suo amico Pet-e3, si girò con un sorrisetto verso di lui. Si trovavano sulla stessa postazione. Tutti gli uomini della squadra erano schierati a coppie sopra i grossissimi rami dei colossali alberi bioartificiali, in un raggio non più esteso di 20 metri.

Naturalmente un’ idea del capitano. L’ altezza e il fitto fogliame avrebbero giocato a loro favore, coprendoli nello scontro armato. Senza contare l’ elemento sorpresa: i nemici si sarebbero trovati ad affrontare scariche al plasma letteralmente provenienti dal cielo.

— Nervi tesi, eh? signor “capitano”...

Il venticinquenne Jay-y2 era stato elevato di grado da appena sedici lune. L’ amico Pet-e3 non mancava mai di sottolinearlo imprimendo a “capitano” quella sfumatura discretamente percettibile di sarcasmo. Jay si limitò a borbottare qualcosa che doveva essere un’ imprecazione contro il generale Brymon-47: in fin dei conti non aveva tutti i torti... Questa era l’ ennesima missione che il generale aveva loro assegnato e, obbiettivamente, come le precedenti, non aveva alcun senso. Perchè diamine spedirli in pieno territorio nemico col solo obbiettivo di distruggere qualche loro dannatissima unità?

Ovviamente quel “perché” esisteva: il problema è che non era per nulla di natura strategica. Semplicemente, il generale Braymon-47 aveva deciso di vendicarsi per essere stato umiliato dal giovane capitano durante l’ ultima seduta del Consiglio Strategico. A dirla tutta, non gli era andato per nulla a genio il fatto che le sue strategie fossero state totalmente surclassate da quelle di uno sbarbatello come il neocapitano in questione.

Pet-e3 diede un’ occhiata al suo rilevatore elettrochimico, benché fosse difficile che dalla loro postazione accentrata rilevassero qualcosa prima degli altri. Infatti sul monitor non comparve nulla, a parte le regolari scariche appartenenti ad entità non ostili.

Rimase ancora qualche istante in silenzio. Poi, si rivolse di nuovo all’ amico:

— Credi che Brymon la smetterà... prima o poi?

Jay sorrise nervoso. — Vuoi scherzare? Pensi che finché avrà la possibilità di farlo non continuerà ad assegnarci missioni suicida e totalmente inutili come questa?

Sospirò con aria rassegnata. — Forse non avrei dovuto oppormi a quel pallone gonfiato... Non è giusto che anche voi ne dobbiate pagare le conseguenze. Io... mi dispiace, Pet.

— Ehi, amico, ma sei fuori? — Il ventisettenne sottotenente sorrise con l’ aria di chi è stato ad ascoltare una grossa cazzata — L’ hai fatto passare per ciò che è veramente: un autentico idiota! E poi... — Pet tirò fuori il suo miglior tono da attore drammatico, e fingendo di asciugarsi una lacrima inesistente, proferì — Siamo i tuoi uomini. Saremmo pronti a morire per te, signor... ehm... capitano.

Jay sorrise, carico di una nuova determinazione. Pet era proprio un idiota. Ma un idiota che non l’ aveva mai abbandonato, un idiota che aveva pianto e gioito con lui. Il suo migliore amico, da sempre. Per un attimo il giovane capitano lasciò che la sua mente andasse alla deriva... nei lontani mari del sua fanciullezza. Rivide un moccioso di sei anni che teneva in mano un laser giocattolo e che cercava di impugnarlo come lo impugnava suo padre. Rivide un ragazzino che contemplava affascinato le pagine ingiallite di uno degli “antichi libri”, avvertendo il potere della conoscenza che vi era racchiuso e bramando di possederlo. Rivide un sedicenne gracile e occhialuto che varcava titubante le immense porte della grande Accademia della Resistenza. Rivide le spinte e le portate in giro. Poi, rivide il ragazzo nero, di due anni più grande di lui, che aveva preso le sue difese. Così era nata la grande amicizia con Pet. Ora, insieme, avevano giurato di cambiare le sorti di quella maledetta guerra, che ormai si protraeva da tre generazioni.

Le vibrazioni della ricetrasmittente interruppero l’ immenso flusso di pensieri e ricordi. Aprì meccanicamente il canale di trasmissione.

— Qui postazione alfa 5, signore. Abbiamo captato scariche di entità ostile in “0.endekaton-lamda”. Sono vicini, signore.

I lineamenti di Jay si irrigidirono all’ istante nella dura posizione di chi deve provvedere alla sopravvivenza dei suoi uomini e... alla vittoria.

Aprì tutti gli altri canali di trasmissione.

— Avvistata unità ostile in “0.endekaton-lamda”. E’ il capitano che parla. Azionare immediatamente Logos-Scudo. Nessuno muova le sue chiappe da dove si trova ora. Nessuno spari finché io non darò il segnale, e quando l’ avrò fatto nessuno si azzardi a respirare finché un solo cyborg è ancora in condizioni di farlo. — Fece una pausa, poi aggiunse: — Conto su di voi, amici miei.

Non ci furono acclamazioni. Il silenzio era ora più vitale del loro stesso cuore che batteva. I cyborg potevano captare e sezionare ogni minima vibrazione sonora e soprattutto... di pensiero. A questo serviva il Logos-Scudo: senza di esso la loro presenza sarebbe stata tradita dal loro stesso flusso di pensiero. Nonostante tutto, prima di attivare il suo scudo, Pet non poté fare a meno di commentare il discorso dell’ amico-capitano con un’ occhiata significativa e sussurrargli all’ orecchio: — Davvero commovente, signore.





La battaglia era uno schema. E la vittoria non era nient’ altro che uno schema perfetto, capace di disintegrare perfino il freddo e, in apparenza perfetto, calcolo delle macchine.

Avanzavano lentamente. Centinaia di sentinelle davanti, pronte ad identificare e a trasmettere la più infinitesimale possibilità di pericolo. Subito dopo venivano i calcolatori, che ricevevano migliaia di segnalazioni al minuto da parte delle sentinelle e le scomponevano in probabilità, eliminando tutto ciò che risultava avere una percentuale di pericolo minore del coefficiente x “OSTILITA’ CONSIDEREVOLE”. Questi elementi venivano a loro volta trasmessi ai Calcolatori Decisionali, che li analizzavano e ne traevano possibili risoluzioni. Una specie di generali, in sostanza.

Jay attivò l’ interfaccia zoom. La visiera del suo elmetto si abbassò all’ altezza degli occhi. Selezionò un ingrandimento del 65%. Ora riusciva a scorgere le decine di sentinelle che avanzavano. Erano in molti, troppi per essere una semplice unità di base.

Calcolò la loro velocità di marcia. Avrebbe concesso loro esattamente 15 secondi, il tempo di farli arrivare al centro della zona d’ appostamento.

Le macchine continuavano a marciare, incapaci di avvertire il pericolo che le circondava. Jay ghignò: “Non potevano percepire alcun pericolo senza un elemento razionale che lo confermasse. Nei loro circuiti mancava qualcosa di fondamentale, di essenziale, qualcosa che la logica più perfetta non avrebbe mai potuto sostituire. Mancava loro l’ istinto.”

Erano arrivate; diede il segnale.

E iniziò la strage.












Titolo: Ordigno luce
Categoria: Racconti FantasyItalia
Autore: gianluca
Aggiunto: April 29th 2007
Viste: 699 Times
Voto:Very Good
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