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Condannato (non vita)

Per caso, nel mio notturno e solitario vagabondare, mi scopro a sostare davanti alla mia vecchia dimora.
La mia famiglia ancora l’abita ma per me…
Sono passati già tre anni da quella notte e da allora, da quell’incidente come decisero di chiamarlo, non c’è più posto oramai.
Mi temono.
Forse nemmeno rammentano…forse immaginano di me solo durante gli incubi che talvolta reca con sè il sonno della notte…
Per loro non sono che un brutto ricordo, qualcuno da dimenticare.
Lo sento.
Percepisco la loro serena esistenza quella che a me è preclusa per sempre.
Rimango un poco ad osservarli, da distante.
Attraverso la finestra la mia vista sovrannaturale si spinge fino ai loro volti e sono per loro una sensazione opprimente, un disagio palpabile privo di origine e che non riescono a comprendere.
Quello che un tempo era mio fratello si alza da tavola e, forse colto da un’irrazionale intuizione, dalla finestra scruta l’esterno.
Tutto sembra in ordine: nessun vagabondo per la strada, le case del vicinato silenziose, nessun automobile a muoversi nelle tenebre della notte.
Rassicurato e perplesso al contempo torna alla propria cena, alle piccole certezza di una vita comune che a me non è più concessa.
Non si è accorto di me, tenebra viva nel buio senza nome.
In quei pochi istanti in cui il suo volto è rimasto alla finestra l’ho osservato intensamente.
Lui invece non mi ha visto.
Non può…apparteniamo a mondi diversi, opposti…è cancellato per sempre il tempo spensierato dei giochi insieme, delle liti e dei bisticci, delle partite a pallone e delle sfide con le bici.
E’ perduto per sempre il tempo del confronto che inevitabilmente i nostri genitori creavano…i voti a scuola, lo sport…eravamo diversi e ora lo siamo ancora di più…
Tutto ormai è perduto.
“Mi avete allontanato…cacciato…come una minaccia…” denuncio senza emettere voce alcuna.
Abbandonato e solo ad affrontare l’incubo di una nuova vita…
Avevo paura…soffrivo…e per giorni l’orrore che vidi albergare nei vostri occhi alla vista di ciò che ero divenuto mi fece piangere lacrime amare…
Volevo che tutto tornasse come prima…volevo stare con voi e rimediare a quello che mi era accaduto…a quello, che mi avevano fatto…
Ma voi...voi non capiste…
Ed io non avevo e mai avrò il potere per annullare ciò che accadde quella notte…


Mi allontano silenzioso e triste dal mio vecchio quartiere: la nebbia accompagna il mio notturno errare quasi a voler cancellare la mia presenza dal mondo.
Vago senza meta in preda al rimpianto e al dolore per una vita ormai perduta, strappata…non lo volevo…se potessi vorrei tornare indietro…vorrei tornare ad essere quello che ero un tempo.
Ma non posso…
Soffro mentre l’istinto mi guida alla deriva…
Lo sento, dentro di me, il richiamo si fa sentire…una voce languida e sensuale che mi chiama a cedere, ad assecondare gli istinti…a lasciare che la mia anima nera prenda il sopravvento sulla ragione…a fare scempio di ogni cosa solo per sfogare tutto il dolore e la solitudine che covo nel cuore…
No…non voglio cedere…
Resisto…
Ancora non accetto quello che sono divenuto..


Per la strada, nessuno sembra notarmi.
Nessuna immagine di me sulle vetrine dei negozi e dei locali del centro.
Tutti sembrano evitarmi e inconsapevolmente allora cedo e lascio che il mio potere fluisca…scivoli al di fuori di me…
Si diffonde nell’aria e tutti, intorno a me, l’avvertono: è la paura, irrazionale, immotivata paura al cospetto di un essere come me.
Avvolto nel mio mantello logoro avanzo senza curarmi di nessuno, illudendomi di essere ancora come un tempo, un ragazzo a zonzo per la città.
Chiunque incontro, senza motivo si trova a cedere il passo e farsi da parte.
Mi evitano.
Mi scansano.
Tornano in casa o si tengono in disparte.
Affrettano il passo e si stringono a chi li accompagna mano a mano che la tenebra che da me origina si diffonde recando con sé la paura ed il timore per un essere soprannaturale.
La paura cammina al mio seguito ed il freddo si insinua nel cuore di chiunque incontri il mio sguardo...
Sorriso crudele ed occhi spietati mentre attraverso la strada senza guardare oltre me stesso.
I ricordi…nostalgicamente tornano a rammentarmi chi ero…i miei amici…la mia vita…quante volte ho percorso queste strade prima di divenire quello che sono…
L’auto frena all’improvviso, stridendo.
L’uomo esce furibondo e grida isterico mentre mi si avvicina.
Gesticola come un animale mentre rimango immobile ad osservarlo.
Uno sguardo appena e l’uomo cade all’indietro, tremando arretra fino a farsi scudo con la portiera spalancata del suo veicolo.
Mi conosceva: ricorda di me e per questo trema.
Sa che non può essere vero…e poi la vede, la tenebra alle mie spalle ondeggiare e farsi più scura mentre cresce e mi avvolge.
Gli altri, pochi in verità, osservano inermi la scena che si sta svolgendo nella loro tranquilla cittadina.
La paura cresce mentre nella tenebra che mi avvolge iniziano a materializzarsi fugaci visioni di incubo.
Non comprendono bene cosa sta accadendo ma in realtà lo sanno, lo sanno che tutti cosa sono.
Non hanno dubbi quando per un attimo cedo al richiamo e la tenebra inizia a muoversi verso l’uomo mentre la mia bocca aperta rivela inquietanti canini acuminati.
Dentro di me il richiamo si fa più forte alimentato dalla rabbia per una situazione che, un tempo, di certo non si sarebbe svolta allo stesso modo, alimentato dal dolore e dalla solitudine che l’esser quel che sono comporta.
“Non ora”
La mia volontà contro l’istinto…
Riesco a riprendere il controllo…
Di nuovo giunge la nebbia, avvolgente compagna mentre mi allontano di fretta.
Non cederò…non voglio…
…non voglio uccidere ancora…


E’ notte fonda quando mi fermo davanti ad un’altra casa al mio cuore tristemente familiare.
Volando mi adagio sul ramo del grande noce che si spinge fino al secondo piano.
Attraverso il vetro della finestra la osservo mentre dorme.
Evelyn…
Quante notti sono stato ad osservarti nascosto nella tenebra di cui sono servo senza che tu potessi scorgermi…quante lacrime ho pianto per il destino che mi ha condannato….
Mi manchi…
L’atroce sofferenza di vivere in eterno senza il calore di quell’amore che così intensamente ho conosciuto con te.
L’odore della tua pelle…i tuoi baci…
Alimentato dalle mie emozioni nuovamente il richiamo si fa sentire.
Crudele, gioca con i miei desideri sussurrandomi nefasti pensieri…
“Falla tua…”
Come un’eco lontana sussurra al mio spirito corrotto.
“Non voglio!”
Insiste mentre soffro, combattuto dal desiderio di assecondare quel folle desiderio di veder finire la mia solitudine e la tragica necessità di mantenere in vita quel poco di umanità che ancora mi rimane…
“Falla tua…”
Il richiamo si fa sempre più forte mentre vacilla il mio spirito…immagini di un futuro meno solitario…eternamente legato ad una compagna immortale…languidi piaceri e sfrenate emozioni…la totale libertà…“No!”
Urlo mentre con grande sofferenza mi trasformo in una massa informe di tenebra oscura.
Cado volontariamente e all’impatto col suolo sono un turbine di neri pipistrelli.
Volano disperdendosi per poi riunirsi in una strada deserta poco lontano dal paese che un tempo mi conosceva come suo figlio.


Ansimo.
Ho raggiunto il limite e solo grazie all’ultimo barlume di lucidità che mi era rimasto l’ho salvata…
Mi sento male…
Sono fuggito ma la sete ancora mi perseguita…
Il richiamo si fa più forte…mi lacera…mi distrugge…e ora…ora non ho più forze…cedo…lo sento…sto per cedere…
“No!” grido internamente.
Cerco di resistere…ma il richiamo si fa più forte…sempre più forte…una voce languida proviene dagli ignoti spazi del buio a cui appartengo…mi ammalia…ghermisce il mio spirito e in essa mi perdo.
Non ho scampo…”resisti”…è tempo di cacciare…”resisti!”….non ci riesco…la sete ed il richiamo mi guidano nelle tenebre della notte.
Famelico, come una belva affamata, mi muovo per le strada di periferia, strade abbandonate e rinnegate dalla civiltà del giorno.
Ansimo…sono esausto…il richiamo è troppo intenso…
Poi la vedo.

Una ragazza sta sul bordo della strada.
Attende che arrivi qualcuno dei suoi clienti.
“No…”
Una voce lontana, disperata, cerca di farsi udire dalle profondità della mia anima perduta.
“…fermati!”
Ma non l’ascolto, non ci riesco… avanzo lentamente, privo di volontà umana.
Lei mi percepisce e, quando mi manifesto nelle tenebre che ci circondano, mi osserva mentre le vado incontro.
Una ragazza giovane, carina, dai lunghi capelli biondi. Il fisico ben modellato e sodo è ben evidente attraverso i vestiti leggeri e provocanti adatti all’adescamento dei suoi clienti notturni, padri di famiglia e gente rispettabile che nel buio provano quel piacere a pagamento che di giorno condannano.
Dapprima mi sorride, sorpresa e forse un po’ confusa: sono una sagoma scura nella notte senza colori.
Ma la sua espressione si muta in terrore quando, alla luce della fiamma che arde nel bidone poco distante dalla sua postazione, mi vede.
Tenta di fuggire ma basta un mio pensiero perché ella cada in preda ai singhiozzi e desista dalla fuga incapace di muoversi secondo il proprio volere.
“Ti prego…” piange scossa dai sussulti.
Inutile.
Non provo nulla e non avrò pietà: non sono più nemmeno umano oramai.
Avanzo mentre i lunghi canini brillano nell’oscurità della notte e gli occhi rossi preannunciano l’epilogo di quanto sta per accadere.
“Vieni a me!”
Un ordine a cui la ragazza non può opporsi in alcun modo.
Continua a piangere, implora pietà…ma le gambe non le ubbidiscono e avanza fino al mio cospetto, fino a giungere a pochi centimetri dalla fonte del suo terrore.
Lo sa…conosce il destino che la attende…trema mentre alzo le braccia lasciando per un attimo svolazzare il lacero mantello nero che indosso sopra gli abiti che posseggo, un semplice ricordo della mia precedente esperienza umana.
La bacio.
Lentamente, assecondando il profilo del suo volto, la accarezzo e scendo con il mio volto fino al suo collo innocente.
Con le mani, nel frattempo le denudo cercando i suoi seni e poi la sua femminilità eccitata da quel piacere malefico che nasce dal terrore che le provoco.
La sento gemere.
Il suo spirito è in totale balia delle emozioni che le concedo di provare.
E poi il morso, repentino, violento, brutale.
Solo un sussulto della mia giovane vittima che soffre e al contempo langue e geme di piacere, abbracciandomi e attirandomi a sé nonostante il dolore e la promessa di morte che rappresento.
“Fermati…”
Da lontano il monito del mio spirito…
…Vorrebbe salvarla…vorrebbe…salvarmi…
Ma è troppo tardi ormai…
La spingo a terra e su di essa giaccio mentre la prosciugo della vita.
Il sangue sembra placarmi…
Mentre lei continua a gemere in un misto di dolore e passione, per un attimo la osservo…solo un attimo e nuovamente spirito ed istinti tornano ad affrontarsi in uno scontro che da anni ormai non smetto di ravvivare.
“Falla tua…”
“Taci…”
“…sarà…”
“Non dirlo…”
“…sì…la nostra schiava…”
“No!”
“…è troppo tardi ormai…”
Il terrore nei miei occhi mentre la giovane donna, esausta, smette di gemere. La osservo: mortalmente pallida sopra un lago di sangue che dalla sua gola continua ad uscire copiosamente, inarrestabile come il destino che per lei ho tracciato.
“…oh sì…è tardi ormai…”
“Taci!”
“...diverrà come te…”
“Mai”
“…l’hai condannata…”
“No…”
“…oh, sì…appartiene alle tenebre oramai…”
“…non volevo…”
Una lacrima lentamente scivola sul mio volto di non morto.
“…diverrà come te, lo sai…”
Mai.
Con rabbia, prendo la mia decisione.
Il corpo della giovane si contrae, il volto immobile in un’espressione di dolore.
Solo rapidi gesti delle mie mani brutali: le strappo il cuore.
Lo osservo mentre ancora lo animano le ultime contrazioni.
Ovunque il sangue mentre il corpo della donna, dilaniato, giace in preda alle convulsioni.
La decapito e chiudo gli occhi.
Ansimo mentre osservo lo scempio che ho compiuto…ho ucciso…di nuovo…
Stringo i pugni ed urlo mentre, lentamente, la ragione torna a dominare il mio essere.


“Cosa ho fatto?!”
Il dolore alla vista del corpo della ragazza trucidato e decapitato…
Piango…cerco invano di giustificarmi a me stesso…
“Non ero io! Non volevo!”
In ginocchio alzo gli occhi al cielo notturno.
Placide alcune nubi si muovono mentre la luna risplende silenziosa.
“Perché…”
E’ inutile domandare…
“Perché sono condannato a tutto questo…”
Non avrò risposta…
“Perché…”
Solo il mio dolore ed il mio pianto notturno mentre il sangue è ancora presente sul mio volto.


Mi allontano a piedi in preda alla rabbia e alla frustrazione…non ci riuscirò mai a dominare il richiamo, a contrastare la bestia che s’impossessa del mio io quando la sete arriva a trasformarmi in un demone della notte…
Le tenebre pulsano attorno a me, nutrite dalle forze malvagie che mi tengono in vita e che donano loro il potere di soggiogare gli spiriti degli uomini.
Una macchina passa stancamente.
Con i fari illumina il corpo dilaniato della ragazza steso a terra nei pressi della strada.
Mi dissolvo nella tenebra e mi allontano perseguitato dal senso di colpa.
“Cosa ho fatto…”


Manca poco all’alba oramai…
Velocemente raggiungo la mia dimora, insospettabile edificio nel cuore del paese che un tempo mi considerava uno dei suoi abitanti.
Scendo nello scantinato di quella vecchia costruzione abbandonata…
Manca poco…sento le forze venire meno…sento il calore del sole ed il potere della luce che avanza…
Lentamente sprofondo nella terra e prego…prego che nessuno mi scovi, che nessuno venga ad uccidermi nel sonno.
Non sono vivo, non più oramai…ma la morte la temo ancora…
Sono un’anima corrotta, condannato alla non vita da un essere che mi ha preso tutto….ho perso ogni cosa…ogni affetto…eternità di dolore e immortale perdizione.
Solo un morso e mi ha reso come lui prima di venire ucciso dalla furia degli uomini che lo braccavano.
Da allora vivo nelle tenebre, mi nutro di terrore, uccido e reco morte…eppure temo di morire nuovamente…di perdere quel poco di me stesso che ancora rimane e sopravvive.
Un’anima nera e brevi, fugaci visioni, di un passato che non mi sarà mai più concesso.
Le tenebre avvolgono il mio futuro, le tenebre a cui sono stato condannato.
Ora sono stanco e sprofondo nel letargo diurno che mi rende, per poche ore, un essere inerme, privo di quella terribile condanna che l’esser vampiro comporta…






Titolo: Condannato (non vita)
Categoria: Racconti FantasyItalia
Autore: Leonardo Colombi
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Aggiunto: August 10th 2006
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