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Rasmata - Una ordinaria giornata da guerriere

Erinna imprecava nel tentativo di accendere il fuoco. Stava facendo buio, piovigginava e avevano bisogno di un fuoco per proteggere il campo durante la notte.
“’Sti maledetti arbusti umidi! Non si accendono! Un tempo non pioveva così tanto, e i falò si accendevano in un momento.”
“Come vorrei essere in una calda ed asciutta locanda, a bere della buona birra acida. Ricordo la locanda dell’Unicorno, nel regno del Re Sandro. Ah, bei tempi quelli! Li sì che sapevano rendere omaggio ai prodi guerrieri…”
“Smetti di lamentarti sempre! E aiutami!”
“Ma ho la sciatica, non riesco ad alzarmi…”
In quel mentre sentirono il rumore di un cavallo che si avvicinava al galoppo e dopo poco Sonia piombò nel campo, in un turbinio di spruzzi di fango.
“Ragazze care! Ho una splendida notizia:c’è bisogno del nostro aiuto!” La sua mantella da chierica svolazzava con gioia lanciando schizzi di terra intorno.
Le altre due finsero di non averla sentita e si immersero stoicamente in quello che stavano facendo, o non facendo, con la disperata speranza che la loro compagna desistesse, o semplicemente sparisse.
“Su, non avete sentito? Il villaggio qui vicino ha richiesto il nostro aiuto! Non sapete con quale gioia hanno appreso la notizia che delle valorose guerriere erano nei paraggi ed erano disposte ad aiutarli!”
“Quanto ci pagano?” chiese Shanti freddamente.
“Pagano? Pagano?!! Ma sono dei poveri contadini! Dovreste vedere i bambini che facce affamate che hanno! Come potevo chiedere loro del denaro? Su, non avete proprio cuore…”
“Guarda che pure io sono affamata!” Shanti balzò in piedi con lo sguardo infuocato “Non mangio da due giorni e non vedo una locanda da una settimanaaaa!! Che vuoi che me ne freghi di sporchi moccios..”
“Shanti smettila!” Erinna si avvicinò “Sonia ha ragione, come guerriere abbiamo il dovere morale di aiutare queste povere persone. Ma pure tu potevi chiedere un compenso, no? Lo sai che non abbiamo un soldo. Sei proprio una chierica invasata…”
“Graaaziee Erinna, lo sapevo che avresti capito!! Hai un gran cuore sotto quella corazza a piastre. Bene, siete pronte? Andiamo?”
“Subito?!?” le due sgranarono gli occhi.
“Perché no? Non abbiamo niente da fare. E poi hanno urgente bisogno di noi!”
Le altre due raccolsero rassegnate le loro poche cose, allontanarono la vana speranza di godersi il meritato riposo, e, sotto una pioggia incessante, seguirono la chierica esultante.
Arrivarono nel villaggio che era ormai notte. Alcuni poveri contadini si affacciarono alle finestre, incuriositi, e un attimo dopo il capo villaggio, accompagnato da alcuni vecchi, gli andò incontro, sorridendo tristemente.
Il villaggio era di uno squallore disarmante: poche case semi cadenti si stringevano intorno ad una piazzetta, quasi a farsi coraggio. Qualche gallina spennacchiata e poche vacche rachitiche giravano per i praticelli spelacchiati coperti di fango. Ovunque c’era aria di abbandono e di povertà. Erinna e Shanti si guardarono sconsolate, e repressero il borbottio dei loro stomaci affamati. Di certo questa gente non era in grado di sfamarle.

Il capo villaggio le accolse con cortesia, ma il suo volto era segnato da una grande tristezza. Raccontò in poche parole che da qualche tempo alcuni feroci orchi si erano stabiliti nelle grotte della montagna vicino al villaggio, ed avevano iniziato a razziare le poche risorse con cui la comunità si sostentava. Due giorni prima avevano chiesto la metà delle riserve accantonate dal villaggio per l’inverno in cambio della loro salvezza. In caso contrario avrebbero devastato il villaggio.
Insomma, sempre la stessa storia.
“Abbiamo ammassato tutte le scorte alimentari nel capanno al centro del villaggio. Lo proteggiamo giorno e notte, perché è la nostra unica speranza di sopravvivere all’inverno. Ma gli orchi sono molti e troppo forti per noi…”
“Non vi preoccupate, io e le mie compagne sconfiggeremo gli orchi e riporteremo gioia e prosperità in mezzo a voi!!” Le altre si sforzarono di sorridere.
Il capo villaggio e gli altri anziani le ringraziarono vivacemente, anche se un po’ troppo frettolosamente, e poi si andarono a rintanare nelle loro case, non proprio al sicuro, ma almeno lontano ai guai.
“Bene, e adesso che facciamo?” Shanti guardava Sonia rabbiosamente, sperando che si sentisse in colpa. Ovviamente era del tutto inutile, la chierica sprizzava gioia ed energia da tutti i pori.
“Mi sembra ovvio: andiamo a caccia di orchi!”

Dopo un rapido sopralluogo fecero il punto della situazione: dieci orchi si erano insediati nelle grotte vicine. L’idea migliore era di tendergli un’imboscata mentre attraversavano la foresta diretti al villaggio. Per attirarli, ne avrebbero ucciso uno e avrebbero lasciato il suo cadavere all’ingresso delle grotte, in maniera che gli altri lo trovassero e pensassero che erano stati gli abitanti del villaggio. Ciò li avrebbe fatti infuriare e li avrebbe indotti ad attaccare i contadini.
La mattina seguente Erinna e Shanti si appostarono davanti ad una delle grotte.
Ne seguirono silenziosamente uno e, al momento opportuno, Erinna gli saltò addosso con lo spadone in mano. Si scambiarono alcuni colpi violenti, ma la guerriera ebbe la meglio e lo trapassò. Ansimante e grondante di sangue di orco si rivolse a Shanti, che, seduta sul muschio di un masso vicino, si stava sistemando il bel corpetto di pelle nera.
“Certo che sei proprio di aiuto, eh?”
“Te la sei cavata benissimo, e poi devo sistemare questo brutto strappo nel corpetto.”

Come previsto, quando gli orchi trovarono il corpo del loro compagno si infuriarono e si prepararono ad attaccare il villaggio la notte stessa. Non erano famosi per la loro astuzia.
Le tre eroine avevano pronto il piano: una di loro avrebbe finto di essere una povera pastorella che, conducendo alcune mucche nella foresta, si imbatteva casualmente negli orchi. Le altre avrebbero approfittato della prevedibile distrazione suscitata da questo evento per attaccare alle spalle. L’uso di frecce incendiarie avrebbe sicuramente contribuito a causare panico tra di loro.
Fu così che quella sera stessa Sonia si ritrovò a passeggiare nella foresta vestita da povera pastorella in compagnia di una ventina di mucche smagrite, che i contadini avevano accettato di affidarle molto a malincuore, raccomandandogliele come figlie.
Erinna e Shanti si erano appostate tra gli alberi, pronte ad intervenire con spada e frecce.
Gli orchi arrivarono rumorosamente dopo l’alba. La pastorella, che li attendeva sul sentiero insieme alle vacche, al loro sopraggiungere finse terrore. Gli orchi si fermarono stupiti e dopo un certo tempo, quanto era necessario perché i loro cervelli riuscissero a registrare la presenza della inerme pastorella e a segnalarla come preda, proruppero in risate sguaiate ed urla felici.
La pastorella svenne.
Gli orchi gridarono ancor di più.
La pastorella gridò.
Era il segnale di attacco.
Erinna piombò in mezzo a loro con spadone e scudo. L’armatura di piastra lanciava sinistri cigolii ad ogni movimento. Ne spazzò via due prima che si riprendessero della sorpresa. Shanti prese a lanciare frecce infuocate. L’attacco corpo a corpo non era il suo forte, ma aveva una passione per gli agguati. Sonia tirò fuori da sotto la mantellina la mazza chiodata e si slanciò sull’orco più vicino, che non si aspettava nulla di simile da parte di una inerme pastorella.
La battaglia infuriò. Rumore di metallo e urla riempirono la notte. Gli abitanti del villaggio tremavano nel buio delle loro capanne.
Due orchi, feriti e sanguinanti, cercarono la fuga verso il villaggio. Shanti li vide e si lanciò al loro inseguimento. All’ingresso del villaggio inchiodò il cavallo, armò l’arco e con due tiri precisissimi, nonostante la distanza, centrò gli orchi. Uno stramazzò sul colpo. L’altro caracollò verso un capanno, rovesciando vettovaglie e materiali ammucchiati da una parte. Shanti esultò, e senza perdere ulteriore tempo tornò al galoppo dalle sue compagne.
Si accorse che alcuni alberi della foresta avevano preso fuoco, lingue di fumo iniziavano ad alzarsi verso il cielo. Il vento soffiava verso il villaggio.
Nel frattempo le due guerriere avevano completato il massacro. I corpi degli orchi giacevano a terra, in un mare di sangue. Accanto a loro giacevano anche la maggior parte delle vacche, uccise per sbaglio durante lo scontro.
“Ragazze, che battaglia! Era parecchio che non mi divertivo così.” Erinna si aggirava tra i cadaveri, con l’armatura ammaccata e sporca, la spada ancora in mano, l’espressione soddisfatta.
”Eh, già” Shanti si mise a rovistare tra i cadaveri “parecchio. Vediamo se riesco a trovare qualcosa di utile…”.
Sonia era raggiante: “Gli abitanti del villaggio saranno felicissimi! Vedrete che facce contente che faranno.”
Una ventata di fumo nero le raggiunse. Le poche vacche superstiti si era già date alla fuga infilandosi nel folto della foresta.
“Il fuoco si sta propagando, meglio uscire dagli alberi. Presto!”
Recuperarono i cavalli, che avevano nascosto nella macchia, ed uscirono dalla foresta. Trovarono il villaggio in subbuglio. Contadini correvano disperati da tutte le parti, gridando e piangendo. Alcuni avevano improvvisato una catena umana per trasportare secchi di acqua dal fiume, perché alcune case del villaggio stavano ardendo. Altri cercavano di spegnere le fiamme che dalla foresta si stava propagando ai miseri campi nei quali coltivavano il poco che garantiva la loro sopravvivenza.
“Diavolo!” esclamò Shanti “chi avrà appiccato il fuoco?”
“E pensare che quando uno vuole accendere un falò si deve dannare!”
Il capo villaggio gli corse incontro disperato. “Dove sono le mucche? Dobbiamo salvare almeno quelle! Sono la nostra unica speranza!”
“Ehm…sono…nel bosco…si, sono più avanti, nel bosco” Erinna cercò di tener ferma la voce.
Il vecchio fece un segno a due uomini, e tutti e tre si misero a correre verso la foresta.
Erinna li guardò allontanarsi, poi montò velocemente a cavallo “Direi che è ora di andarsene, che ne dite ragazze?”
Sonia la guardò sorpresa “Ma vuoi andartene così? Senza neppure dargli la possibilità di ringraziarci per quello che abbiamo fatto?”
Delle urla disperate arrivarono dal bosco, più o meno dalla zona nella quale era avvenuto lo scontro con gli orchi. Il fumo si faceva più denso e gli abitanti iniziavano ad arrendersi alla furia delle fiamme. Erinna guardò Shanti, la quale balzò sul cavallo.
“Credo sia meglio andarsene senza salutare.”
“Avete proprio ragione ragazze! Che nobiltà d’animo. Ci ricorderanno come le ignote guerriere che arrivarono dal nulla a salvare il villaggio e sparirono nelle tenebre senza volere niente in cambio”.
Spronarono i cavalli e si allontanarono velocemente.
Quando raggiunsero la sommità del promontorio solo Shanti si voltò un attimo a guardare. In lontananza vide che le fiamme avvolgevano ormai tutto il villaggio, e anche gran parte della foresta bruciava. Lingue di fumo nero si innalzavano verso il cielo come pinnacoli contorti.
“Però bisogna ammettere che è suggestivo”.
Spronò il cavallo e raggiunse le altre due che procedevano al passo.
“Sapete ragazze” stava dicendo Sonia “sono proprio contenta di avervi conosciuto. Senza di voi la mia vita non sarebbe la stessa. E’ così bello girare per il mondo recando il proprio aiuto ai bisognosi. Mi fa sentire bene con me stessa.”
“E adesso dove andiamo?”
“Mi hanno detto che più avanti c’è un piccolo villaggio, potremmo fermarci a riposare lì. Magari serve il nostro aiuto.”
Iniziava ad albeggiare e davanti a loro l’orizzonte si stava tingendo di rosso. La natura si risvegliava tra allegri cinguettii. Si preannunciava una bella giornata.



NOTA
L’ambientazione è tratta dal gioco di ruolo PAP, Pulzelle Armate Pesantemente, disponibile nel sito di Rill.




Titolo: Rasmata - Una ordinaria giornata da guerriere
Categoria: Racconti FantasyItalia
Autore: Staff
Aggiunto: May 12th 2006
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