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La fortezza di ferro-III

Osservai i miei compagni; io ero vestito come al solito con la mia armatura a piastre, lo spadone nel fodero e il mantello rosso sulle spalle; Lorin indossava la sua solita armatura e ai fianchi portava un paio di spade corte; Teclis indossava una tunica bianca e portava un bastone fatto con uno strano legno grigio chiaro; Faust indossava dei pantaloni e una maglia neri e sopra di essi portava una giacca, che dietro arrivava fino alle ginocchia, legata in vita e degli stivali, ed entrambi erano decorati con dei motivi a fiamme color verde chiaro.
Ci avviammo verso le porte della città, anch’esse poco rassicuranti, dove venimmo fermati da un paio di giganti con la pelle blu che a me ricordavano gli ogre della nostra terra. Impugnavano delle gigantesche alabarde ed indossavano delle armature che ricoprivano solo parzialmente quel ammasso di muscoli.
- Cosa volete? – chiese il più grosso con una voce rauca.
- Vorremmo entrare in città. – disse Faust inchinandosi leggermente.
- Ma che cazzo vuole questo? – sussurrò Lorin alle mie spalle.
L’altro gigante lanciò un occhiataccia a Lorin che restituì lo sguardo. Il mostro, divertito, sorrise mettendo in mostra delle zanne appuntite.
- Va bene, potete passare. – Il bestione mise la mano grande quanto il sottoscritto dentro un enorme borsa ed estrasse quattro medaglioni color oro con alcune incisioni in una lingua che non conoscevo. – Dovete indossarli. –
- Perché? – chiesi.
Il tipo grugnì qualcosa – Di recente i fabbri della città sono scomparsi senza lasciare traccia. Siamo sicuri che sia opera di qualcuno di fuori città. Quei medaglioni vi serviranno per passare inosservati, e ora andatevene prima che perda la pazienza! –
Attraversammo la porta e notai che Lorin stava ancora fissando il gigante. Quando questo si voltò a guardarlo Lorin si passo il pollice sulla cola ghignando. La diplomazia non era mai stata il suo forte. “ Stupido!” pensai “ Ora ci terranno d’occhio per tutto il tempo o ci arresteranno con un’accusa insulsa per vendicarsi del tuo gesto insulso.”
Seguimmo per un po’ una delle vie allontanandoci dalla porta e ci fermammo per discutere il da farsi.
- Che si fa adesso? – chiesi io con un certo nervosismo.
- C’è un portale in questa città che porta nel Caronte, ma ci andremo domani;ormai si è fatto tardi, sarà meglio trovare una taverna. –
- Aspetta. – disse Teclis – c’è un portale che conduce nel Caronte? Qui? –
- E’ per questo che ho deciso di venire in questa città. –
- Ma, non è un luogo infernale o qualcosa di simile? – disse Lorin.
- Non esattamente. All’interno dei cubi che vagano in quella dimensione ci sono dei veri e propri mondi a sé stanti e in alcuni di questi mondi si celano dei tesori. Inoltre i cubi sono fatti di metallo che veniva estratto molto tempo fa, ma le condizioni si fecero proibitive e così sono in pochi ad avventurarsi in quel luogo. –
- State attenti a dove mettete i piedi stranieri! –
Mentre parlavamo non ci eravamo accorti di aver tagliato la strada ad un uomo, che poi riconobbi come un efreeti. La sua pelle aveva il colore dorato della sabbia del deserto e sfoggiava una lunga barba bianca a cui erano legati perle, spille e altri oggetti simili. La cosa che più colpiva era però l’enorme rettili a più zampe che cavalcava con disinvoltura e il gigante del fuoco che teneva al guinzaglio come un padrone avrebbe fatto col suo cane “Chiunque sia deve essere ben superiore a noi.” Pensai “ sarà meglio lasciarlo perdere.”
- Levatevi subito dalla mia strada! –
- Ma sti cazzi! – disse Faust. Repressi a fatica il desiderio di strangolarlo. In certi momenti assomiglia un po’ troppo a suo fratello…
L’efreeti ci guardo con un aria furente, poi scoppiò a ridere e si rivolse nuovamente a noi – Mi piaci umano! Non sono molti quelli che hanno il coraggio di offendermi. – Mentre parlava io tentavo di carpire la sua aura, ma non percepì niente di malvagio in lui. In tutti i casi non riuscivo a fidarmi completamente.
- Siete diretti al Caronte? –
- Come fa a saperlo? – chiese Teclis che, come me, non si fidava di quel tipo.
- Gli unici stranieri che ho visto passare in questa città o erano mercanti o volevano andare nel Caronte, e a giudicare dal vostro equipaggiamento voi appartenete a quest’ultima categoria.-
- Un momento. – disse Faust in tono serio con gli occhi socchiusi – Vuole dire che qualcun altro è entrato nel Caronte? –
- Solo di recente. Non so chi siano. Io sono un mercante e penso solo agli affari che devo fare con alcune delle popolazioni di quel luogo. – disse facendo spallucce – Comunque se volete viaggiare in quel luogo vi servirà una pergamena con un incantesimo di richiamo. –
- Una pergamena di richiamo? –
- Serve per viaggiare da un cubo ad un altro senza perdersi. Ne avete uno vero? –
Ci guardammo reciprocamente senza sapere cosa rispondere, ma alla fine fu Faust a parlare – Non ne abbiamo, ma se conosce qualcuno che ce le può vendere…-
- L’unico a possedere una pergamena di quel tipo in questa città sono io. E non ho intenzione di cedervela. – sul suo volto apparve un ghigno – A meno che non mi paghiate adeguatamente… -
“ Ecco dove voleva andare a parare il bastardo! “ pensai.
Faust digrignò i denti per la rabbia – E quanto dovremmo pagare? –
- Cinquecentomila monete d’oro. –
- Non abbaiamo una simile somma. –
L’efreeti si voltò guardando davanti a se – Allora non abbiamo più niente da dirci, addio. –
- Aspetti! – gridai – Potremmo farle da scorta. In cambio dei nostri servigi come mercenari ci darà in cambio la pergamena… -
- Non so se l’hai notato ragazzo, ma ho già una scorta più che sufficiente, non è vero Kul? – il gigante del fuoco grugnì qualcosa di incomprensibile.
- Però in giro ci sono molti ladri. – disse Teclis.
Vidi Lorin sogghignare sotto il cappuccio. Prima di intraprendere la sua carriera come mercenario era il ladro più famoso di tutto il regno…e anche il più ricercato…
- dubito che qualche ladruncolo da quattro soldi possa anche solo pensare di derubarmi. – disse sorridendo verso Lorin. Lo aveva notato?
- Ora vi lascio miei cari signori e buona fortuna! – si allontanò rapidamente in mezzo alla folla ridendo di gusto. La cosa non mi piaceva affatto.
- Non erano gli efreeti che erano stati sconfitti durante quella guerra? – chiese Teclis.
- E tutti i fabbri della città sono spariti… - aggiunsi io.
Ci guardammo tra di noi e dai loro sguardi capii che stavamo pensando tutti la stessa cosa. Iniziavano ed esserci un po’ troppe coincidenze.
Lorin bestemmiò – E adesso che cazzo facciamo? –
- Quel tipo potrebbe non averci detto la verità. – disse Faust – In questa città ci sono molti negozi di magia che potrebbero avere alcune di queste pergamene, quindi direi di farci un giretto per la città e sperare di trovare quello che ci serve. –
- Altrimenti? – chiesi io-
Faust fece spallucce – Altrimenti siamo fottuti. –

Sulla città era scesa la notte. O almeno così credo. Il cielo era completamente nero, anche se si intravedevano delle striature rosse che segnalavano la presenza delle nuvole. La mancanza di stelle conferiva a tutto un aria surreale. Per le strade non c’era più nessuno, a parte alcuni giganti blu simili a quelli che sorvegliavano l’entrata principale. Stavamo tornando alla locanda dopo aver vagato inutilmente per tutti i negozi. Nessuno era in possesso di quelle pergamene. Faust borbottava imprecazioni contro il mondo per la nostra sfortuna mentre Teclis cercava di calmarlo e gli proponeva qualche idea su come procurarcele, e ogni volta Faust scuoteva la testa per far capire che non sarebbe servito a niente. Io pensavo ad Ailean e il mio cuore non cessava di battere al pensiero del suo viso. Lorin invece, bestemmiava più del solito.
- Non è possibile! – urlò Faust – Va bene la sfiga ma c’è un limite! –
- Potrei sempre fare una visitina al nostro amico… - suggerì Lorin con un ghigno malefico.
- Quel tipo ti ammazzerebbe così velocemente che non ti accorgeresti nemmeno di essere morto. – dissi – E’ riuscito a rendere schiavo un gigante del fuoco, e lo sai anche tu che quelli preferirebbero morire piuttosto che essere ridotti in schiavi dai nemici. –
- Va bene, ma allora che si fa? – chiese Teclis.
Stavo per proporre di tornarcene a casa quando udii uno strano rumore simile ad un ruggito soffocato e metallico. Anche se non riuscivamo a vederlo molto bene di fronte a noi c’era una creatura che ci stava osservando. Dalla forma ricordava una specie di rettile, ma c’era qualcosa che la faceva brillare leggermente e notai che era fatta di ferro. La testa era affusolata e il corpo sinuoso e snello terminava in una lunga coda a frusta. Noi ci eravamo fermati attoniti a fissarla quando questa sibilò e corse via. Non sapevo cosa fare, ma qualcun altro decise per noi. Lorin si gettò all’inseguimento della bestia senza pensarci due volte seguito da me e dagli altri. Corremmo per alcuni minuti, ma quella creatura era troppo veloce. Ad un certo punto svoltò improvvisamente a destra infilandosi in un vicolo “ Adesso non mi scappi più bastarda! “.
Tutto accadde in pochi centesimi di secondo.
Io che svoltai l’angolo e vedi Lorin che agitava le spada come un danzatore della guerra degli elfi silvani e colpendo ripetutamente la creatura senza riuscire a ferirla e quest’ultima che cercava di colpire il mio amico con i suoi artigli mentre sferzava l’aria con la coda flessibile e dura come l’acciaio. Mentre nell’istante in cui vidi tutto questo sentii un altro sibilo dietro di me. Mi voltai tentando di assumere una posizione di guardia, ma l’unica cosa che vidi prima di essere sbattuto a terra fu una sagoma argentea con due piccoli occhi rossi. La bestia sibilò a pochi centimetri dalla mia faccia, ma riuscii a spingerla via prima che potesse azzannarmi. Quando mi rimisi in piedi la vidi davanti a me messa in posizione come un gatto che sta per attaccare la sua preda. Quando mi saltò addosso alzai lo spadone per difendermi, e in quel momento la bestia azzannò la lama iniziando a tirare con forza nel tentativo di spezzarla. Vicino a me sentii Faust e Teclis sussurrare le formule dei loro incantesimi e , mentre io e Lorin continuavamo a i nostri duelli, una scarica elettrica lanciata da Teclis colpì la prima creatura per poi rimbalzare sull’altra. Entrambe le bestie lanciarono stridii di dolore mentre sulla loro pelle corazzata erano apparse delle bruciature. Faust terminò di recitare anche il suo incantesimo: una sfera infuocata grande quanto un mio pugno partì dalla mano del mio amico per poi colpire il centro del vicolo dove eravamo noi. Quando colpì il suolo la sfera esplose emanando cerchi di fiamme che colpirono sia noi che le creature, ma, mentre quelle bestie vennero ustionate, noi non ne subimmo gli effetti grazie all’abilità di Faust. Quando la palla di fuoco esplose però vi giuro che pensai di combattere all’inferno. Riuscii ad estrarre la spada dalle fauci della bestia che stava di fronte a me e menai una serie di fendenti nella sua direzione, ma quella era troppo veloce. Schivò i miei colpi con una rapidità sconvolgente per poi contrattaccarmi sferrandomi una serie di artigliate al petto e alle gambe. Sentii un freddo glaciale quando le sue unghie di acciaio penetrarono la carne. Con la coda dell’occhio notai che neanche Lorin se la stava passando troppo bene; nonostante riuscisse a colpirla numerose volte, quella aveva riportato solo qualche graffio. La bestia di fronte a me azzannò nuovamente la mia spada, ma io iniziavo ad essere stanco, anche perché stavo iniziando a perdere molto sangue non riuscii a strappare la lama dalla morsa che la imprigionava. Faust lanciò un altro fulmine contro la bestia che stava combattendo contro Lorin che stridette per il dolore. Mentre continuavo il mio duello avvertii un lieve tepore che mi pervase il corpo, e le mie ferite, a parte quelle più gravi, si rimarginarono all’istante. Sussurrai un ringraziamento a Teclis e guardai in faccia quella dannata belva che non si decideva a mollare la presa – Vuoi la mia spada? – urlai – Prendila! –
Invece di tirare spinsi la spada verso l’interno della bocca di quella creatura mettendoci tutta la forza che avevo in corpo e riuscendo a perforarle il petto. Il suo grido di dolore mi riecheggiò nelle orecchie e in quel momento vidi Lorin balzare a fianco della bestia e piantarle le spade nelle costole (sempre che le avesse).
Scese il silenzio attorno a noi, un silenzio interrotto solo dai nostri respiri affannati. Lorin alzò lo sguardo verso suo fratello, con il volto tirato per la fatica – Che diavolo sono questi? –
Mi chinai sul cadavere che avevo di fronte a me. La creatura non era solo un involucro di metallo vuoto, senza scheletro o organi interni. Mi voltai anche io verso Faust che si era chinato a sua volta sulla bestia – Potrebbe essere una specie di golem? –
Scosse il capo – Ne dubito, ma potrebbe essere qualcosa di simile, o magari hai ragione tu…a metterla in breve non ne ho la più pallida idea. –
Ci alzammo entrambi e ci guardammo tra di noi interdetti – Sentite – disse Lorin – voi fate come vi pare, ma io me ne vado alla taverna e me la dormo fino a domani. – Si incamminò con il passo un po’ barcollante quando Teclis lo fermò – Non puoi. –
Lorin si girò con la faccia contorta in una smorfia di rabbia – Non dirmi quello che posso o non posso fare! –
- Hai le interiora che ti stanno per uscire dalla ferita al petto. –
Lorin abbasso lo sguardo e si toccò la ferita – Cazzo. – poi svenne.

Mi trovavo sdraiato comodamente sul letto della nostra stanza cercando di addormentarmi senza successo. Teclis dormiva come un angioletto con il respiro appena udibile; chiunque avrebbe potuto pensare che fosse morto. Lorin russava come se non fosse accaduto nulla. Fortuna che Teclis era un ottimo chierico!
Faust invece…gemeva? Mi avvicinai a lui non riuscendo a capire cosa gli fosse preso. La fronte era imperlata di sudore ed era scosso dai fremiti. Improvvisamente aprì gli occhi lanciando un breve urlo. Per un attimo ebbi l’impressione di vedere il fuoco nei suoi occhi. Teclis si svegliò subito mentre Lorin balbetto qualcosa nel sonno tipo “Fate poco casino”. Faust ansimava, e io lo aiutai a mettersi a sedere – Che cosa ti è preso? – sussurrai.
Deglutì sonoramente e ci guardò negli occhi con un misto di paura ed eccitazione – Una fortezza. – disse con una voce ben poco rassicurante – Una fortezza di ferro e acciaio. Il fuoco. I martelli che battevano il ferro ancora caldo. Il metallo fuso che scorre nei canali… - Si riaddormentò di colpo.
Io e Teclis ci guardammo preoccupati – E adesso? –
- Tu torna a dormire. – mi disse – Lancerò qualche incantesimo di protezione su di lui. Per il resto non credo che potremmo fare altro. –
Annuii. Tornai a fissare il corpo di Faust che ora sembrava tornare normale – Secondo te la sua era una predizione? –
- Possibile, ma potrebbe anche essere che qualcuno abbia deciso di sviarci o di attirarci in una trappola. –
Strinsi i denti. Ero nervoso. Quella che stavamo intraprendendo si stava rivelando qualcosa di più di una semplice caccia al tesoro.

Attraversammo l’enorme arco su cui vi erano vari bassorilievi raffiguranti antiche battaglie. In uno di questi vidi raffigurate delle strane creature, che riconobbi poi come efreeti e janni, che si scontravano in una sanguinosa battaglia. Scendemmo in profondità seguendo una scalinata di pietra a mala pena illuminata dalle torce appese alle pareti. Alla fine di questa c’era un enorme portale fatto di teschi e ossa, nel cui centro vi era un vortice rosso con alcuni riflessi argentei.
- Ma farli più allegri gli sembra tanto brutto? – chiesi.
Faust fissava il vortice con aria dubbiosa. Quando ci eravamo svegliati avevamo discusso su ciò che era successo e sul sogno che aveva fatto, senza giungere ad una conclusione.
- Andiamo? –
Faust sospirò – Andiamo. –
Attraversammo il portale e io mi chiesi in quale vicenda infernale fossimo finiti.




Titolo: La fortezza di ferro-III
Categoria: Racconti FantasyItalia
Autore: Nether di Middenheim
Aggiunto: December 18th 2005
Viste: 797 Times
Voto:Top of All
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