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La fortezza di ferro-II

Arrivai ad Andhoral dopo dieci giorni di viaggio. La città era una delle più importanti dell’impero anche grazie alla famosa accademia di magia che sorgeva in essa, ed era proprio lì che stavo andando.
La città era molto animata con gente che andava e veniva e vidi anche rappresentanti di tutte le razze venuti in città come ambasciatori, mercanti, o maghi che cercavano il sapere della grande biblioteca custodita all’interno dell’accademia. Il posto mi è sempre piaciuto, con le sue case in marmo bianco e le tegole dei tetti blu acceso, ma forse era un po’ troppo rumoroso per i miei gusti.
Dopo pochi minuti di cammino raggiunsi l’accademia; era qui che il mio amico Faust aveva iniziato il suo apprendistato come mago, mentre adesso era diventato uno dei maghi più importanti dell’accademia. Questa era circondata da alte mura sorvegliate da alcune guardie che davano l’idea di sapere come usare gli archi che tenevano a tracolla. Arrivato all’ingresso due di loro, armati con pesanti alabarde, mi fermarono , ma vedendo il medaglione di Faust mi lasciarono passare chiedendomi comunque di lasciare all’ingresso la mia spada.
L’accademia era un luogo meraviglioso. Al centro di un enorme prato sorgeva una fontana raffigurante angeli e altre creature magiche e i maghi che si stavano allenando all’interno di esso lanciavano incantesimi che coloravano il cielo; attorno a questo giardino si sviluppavano grandi colonnati in marmo bianco che portavano alle strutture principali e alla grande torre arcana, un enorme colonna in cui i grandi incantatori vivevano e si addestravano per migliorare ulteriormente le loro capacità. Mi diressi verso di essa, pensando che Faust si trovasse là dentro.
Arrivai davanti all’ingresso che era sorvegliato da un paio di golem giganteschi e dovetti nuovamente mostrare il sigillo per passare. All’interno della torre servitori e maghi si aggiravano intenti nelle loro faccende; fermai uno di loro per farmi indicare la strada che dovevo percorrere per arrivare alle stanze di Faust. Non mi sentivo per niente a mio agio lì dentro. Non mi sono mai fidato della magia e di coloro che la usano, anche se questo non vuol dire che io non rispetti le loro capacità. Impiegai una quindicina di minuti per raggiungere le stanze del mio amico. Bussai alla porta.
- Ho detto che non voglio essere disturbato! Siete deficienti di natura o vi hanno addestrato apposta per rompermi le scatole!?-
- La seconda che hai detto.-
Per un attimo ci fu silenzio, poi udì il rumore di chiavistelli che si aprivano e la porta si spalancò mostrando dietro di essa un uomo della mia stessa età, con i capelli tagliati corti e gli occhi color marrone e un po’ in carne con indosso una tunica grigia con delle decorazioni oro sui bordi.
- Nether!- Disse Faust. – Quanto tempo! Entra, entra!-
La stanza non era grande come mi aspettavo. Una grande finestra semicircolare mostrava l’esterno, in un angolo c’era un camino e vicino ad esso un divano e un paio di poltrone; sul lato opposto c’era quello che ricordava un laboratorio di chimica con strani alambicchi e tubi di vetro attraverso i quali scorrevano strani liquidi colorati, e poco più in là c’era una porta di legno che probabilmente conduceva alla sua camera da letto.
Mi fece cenno di sedermi su una delle poltrone. – Allora carcassa ambulante come te la passi?- mi chiese sorridendo. Lui e gli altri mi chiamavano spesso così per via della mia salute che non è mai stata delle migliori. – Io sto bene, ma tu piuttosto? Hai sbagliato a mandarmi la lettera lo sai? L’hai fatta finire nel tempio di Ailean. Stai perdendo colpi…- Si appoggiò con il gomito sul bracciolo della poltrona – Davvero? – disse socchiudendo gli occhi – Devo proprio essermi sbagliato. –
Non riuscivo a vedere la sua bocca ma sono sicuro che stesse sorridendo “Ma sono così trasparente per gli altri?” mi chiesi.
Faust è il mio più vecchio amico con un anno in più di me, ma mentre io mi sono addestrato nell’arte della guerra, lui si addestrò nell’uso dei venti della magia mostrando una certa affinità con essa. Era sempre stato più grande e di me, ma era il cosiddetto “gigante buono” allegro e gioviale con tutti. Poche volte l’ho visto davvero infuriato, e in quei momenti anche la terra tremava per i grandi incantesimi che richiamava a sé.
- Tuo fratello come se la passa? E Teclis l’hai più sentito? –
- Mio fratello se la passa abbastanza bene, ma è da parecchio che non vedo Teclis. Comunque potrai chiederglielo tu stesso quando arriveranno.-
- Hai chiamato anche loro? - chiesi stupito - Deve essere qualcosa di più di una semplice avventura per convocarci tutti insieme. –
- Potrebbe esserlo… -
In quel momento qualcuno bussò alla porta.
- Chi è? –
Dall’altra parte udì una voce familiare lanciare una bestemmia. Sorrisi.
- Entra mentecatto. –
La porta si spalancò ed entrò un ragazzo con corti capelli biondi che formavano una cresta e occhi castani. A differenza di me era molto più magro e il suo corpo appariva veloce e scattante. Indossava un’armatura in cuoio con alcune borchie sul petto e una piastra di metallo legata all’armatura in corrispondenza del cuore. Ai fianchi aveva un paio di foderi in cui probabilmente venivano custodite due spade che, come me, doveva aver lasciato all’ingresso.
- Ciao dementi! E’ da parecchio che non ci si vede!- Disse Lorin.
Lorin era il fratello di Faust, ma i due erano molto diversi l’uno dall’altro, sia fisicamente che caratterialmente. Lorin aveva solo un anno in meno di me e lo conosco da quando è nato. A differenza del fratello aveva abbandonato gli studi di magia dedicandosi completamente al tiro con l’arco e al duello con due spade. Dopo la nostra separazione a Hommlet sapevo che era andato ad abitare con gli elfi come mercenario per sorvegliare i boschi che si trovavano sotto continua minaccia degli uomini-bestia.
Lorin si sdraiò sul divano – Allora Nether? Cosa mi racconti? –
- Niente di speciale, i soliti lavoretti di coltello. Me la sono cavata con una vita tranquilla. Tu piuttosto? Stai ancora dagli elfi? –
- Diciamo di si. Ho ancora una casa tutta mia laggiù, ma di recente ho fatto da scorta alle carovane che attraversavano il Deserto Bianco. Poi ho ricevuto la lettera di questo puzzone ed eccomi qui. –
- Fottiti stronzo – Disse Faust.
Era divertente guardarli…
In quel momento bussarono alla porta.
- Chi è? –
- Faust? Sono io, Teclis. –
- Non compriamo niente –
- E io ti faccio esplodere la stanza –
- E allora mi sa che ti apro –
Faust agitò le dita nell’aria e la porta si aprì. Sulla soglia c’era un uomo di bell’aspetto alto, con i capelli neri, gli occhi castani e la barba ben curata. Indossava pantaloni e una camicia neri mentre sulle spalle portava un mantello blu, e tutti avevano dei ricami oro e argento sui bordi raffiguranti fiamme e draghi. Irradiava una grande serenità.
Guardò prima verso Faust, pronto a lanciargli un piccolo incantesimo di rappresaglia, poi notò anche la nostra presenza. – Ciao ragazzi! Non mi aspettavo di trovarvi già qui! –
Teclis è un asimar, una razza di un'altra dimensione con origini celesti. Io e gli altri lo abbiamo incontrato durante uno dei nostri viaggi, più precisamente ci ha aiutati ad epurare un immenso covo di non morti che aveva infestato il sottosuolo di Heartglen. Ci chiese se poteva venire con noi e lo accogliemmo a braccia aperte…anche perché avere al tuo fianco qualcuno in grado di curarti anche le ferite più terribili fa sempre comodo. Dopo alcuni anni si instaurò un solido legame di amicizia tra di noi, e Teclis iniziò anche a farsi addestrare nell’uso della magia arcana da Faust. Dopo Hommlet anche lui era partito dicendoci che aveva intenzione di tornane nella sua vecchia casa per riposarsi e migliorare le sue abilità come mago e chierico.
Passammo un paio d’ore a scambiarci informazioni su cosa avevamo fatto dopo la nostra separazione, a parlare dei vecchi tempi, e, nel caso di Lorin, a vantarci delle nostre gesta.
- Allora, vuoi dirci in cosa consisterebbe questa fantastica avventura? – Chiesi.
Faust alzò gli occhi verso l’alto nel tentativo di rimettere in ordine le idee – Durante una delle mie visite a Tor-Alessi, decisi di andare a cercare qualche volume interessante nella biblioteca. – Si alzò in piedi dirigendosi verso una scrivania ed aprì un piccolo cassetto dal quale estrasse un volume di pelle nera. – Ed è lì che ho trovato questo – Disse gettando il libro sul tavolino davanti a noi.
- Di che si tratta? – Chiese Teclis.
- Parla di un antica guerra che ci fu su un altro piano elemntale tra gli efreeti e i janni, anche se non è riportata la datazione precisa. La guerra durò decenni senza vincitori né vinti, ma alla fine i janni crearono una spada talmente potente da portarli alla vittoria. –
- Taglia corto. Vuoi che ritroviamo la spada? – Chiese Lorin.
- Se mi lasci finire magari lo capisci…. – Rispose Faust cantilenante. – Come stavo dicendo questa spada portò i janni alla vittoria, ma poi non se ne seppe più niente. Le ultime pagine del libro sono illeggibili, o sono state rosicchiate dai topi. In questo periodo ha raccolto alcuni indizi che lasciano intendere che la spada fu spezzata. Una delle poche parole leggibili nel libro è “Caronte”.
- Caronte? –
- E’ un piano elementale caotico, fatto di grandi cubi metallici di varie dimensioni che vagano al suo interno e ognuno di questi cubi è un mondo a sé stante. –
- E’ lì che dobbiamo andare? – Chiese Teclis.
- Precisamente. –
Afferrai il libro e me lo rigirai tra le mani. Il libro appariva molto vecchio e la copertina era rilegata con una pelle rosso scuro con alcune chiazze nere – Faust? Per caso questa è pelle di demone? –
Faust mi sorrise – E secondo te perché vi avrei chiamati? –
Improvvisamente quel sorriso era meno rassicurante.

Faust impiegò quattro giorni per creare il portale, e nel frattempo io e gli altri andammo a comprare tutto ciò che poteva servirci…tipo il cibo…
Devo dire che non ero molto ansioso di partire. Avevo appena confessato i miei sentimenti ad Ailean e non avevo proprio voglia di cacciarmi in un avventura senza senso per cercare una spada vecchia di secoli. Eppure partii con gli altri senza rimpianti o rimorsi.
- Tutti pronti? – chiese Faust.
- Pronti. – rispose Teclis.
Attraversammo il portale che ricordava un vortice bianco con delle sfumature azzurre…e mi ritrovai in un luogo che aveva ben poco da invidiare all’inferno.




Titolo: La fortezza di ferro-II
Categoria: Racconti FantasyItalia
Autore: Nether di Middenheim
Aggiunto: November 26th 2005
Viste: 720 Times
Voto:Top of All
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