Category: Racconti FantasyItalia
Review Title: Il furore del drago


Alfonso Zarbo

LEGGENDE, STORIE E MONDI INCROCIATI
Il maestro di spade_ III e ultima parte

Il furore del drago

Superbi e spietati: questo fu il primo pensiero di Bleda non appena incrociò i loro sguardi. Orgogliosi guerrieri dalle chiome selvagge, le folte barbe unte d’olio, le voci sprezzanti. Simboli insanguinati ne marcavano la muscolatura nuda e massiccia, incurante dell’implacabile vento del nord e delle intemperie quasi come fossero figli dell’inverno stesso.
Col medesimo gelo negli occhi, l’ex lupo di sangue osservò i loro gesti e continuò a galoppare verso la meta. Ai pochi Bluädawulf che avevano scelto di seguirlo era stato ordinato di restare in disparte all’ombra della foresta. Solo Bleda sarebbe andato incontro a una sfida tanto pericolosa da rasentare la morte; soltanto lui avrebbe potuto compiere di sua iniziativa una simile pazzia.
Guardò avanti. Tanto per dare prova della loro indole bellicosa, il gruppo di barbari aveva saccheggiato con furia una fattoria, mettendola a ferro e fuoco e facendone la propria dimora. Non vi era predone in questo momento che non si fosse lasciato coinvolgere dalla baldoria, ancora eccitato dall’assalto compiuto. Ciascuno di loro aveva incendiato case, sgozzato animali, braccato, percosso e persino stuprato qualunque sagoma femminile gli si fosse profilata dinnanzi, assaporando con voracità e naturalezza le curve sinuose di mogli, madri e figlie. Ora non rimaneva nient’altro che saziare la sete di sangue.

Era questa la sorte spettante a un umile contadino e alla sua famigliola, inginocchiata in quella melma sudicia e sanguigna che una volta doveva trattarsi di neve. La moglie e il bambino urlavano e si dimenavano per liberarsi, ma le dita d’acciaio dei saccheggiatori erano come tagliole per lupi.
A trenta metri di distanza, Bleda smontò da cavallo e proseguì a piedi, lasciando ai barbari tutto il tempo occorrente per farsi notare. Il freddo gli penetrava sin dentro le ossa, ma questo non lo dette a vedere: le labbra serrate in un’espressione da demone lasciavano presagire la risolutezza con cui si sarebbe imposto. Mentre contava con esattezza il numero di predoni radunati attorno alle case, il suo pensiero si concentrò sulle spade che gli cingevano i fianchi. Le aveva oliate tutte le sere a questa parte sin dal giorno dell’esilio, cosicché il ghiaccio che ora incrostava i foderi e l’elsa non costituiva più alcuna minaccia. Due lame del genere, così taglienti e leggere, potevano fare la differenza in una lotta contro spadoni a due mani e asce bipenni, soprattutto se in pugno a un essere agguerrito come Bleda. Ma per una volta tanto dovette tenere a freno il suo ego: non avrebbe sprecato nemmeno una vita se possibile… perlomeno non sino al giorno della sua vendetta.

Uno scalpitio improvviso destò l’attenzione di tutti. Approfittando dell’attimo di distrazione, il figlioletto del contadino aveva morso la mano al predone che lo sorvegliava, affondandogli con forza i denti nella carne. Ora correva a rotta di collo verso Bleda, vedendo nello sconosciuto una speranza, per quanto esigua, di salvezza.
Il mercenario continuò ad avanzare in maniera spedita ma costante. Che cosa si aspettava da lui quel dannato moccioso? Che lo salvasse? No: non era nella sua natura.
Quando la sagoma fu abbastanza vicino, sguainò una lama e colpì. La testa saltò via dal corpo con un unico micidiale colpo, tracciando archi di sangue nell’aria.
L’euforia che sinora aveva pervaso i predoni si tramutò in muto sgomento.
“Perfetto” giudicò Bleda senza badare a loro, gettando un’occhiata alla sua spada da sopra la spalla. Così come ne aveva tinto di rosso il ferro, il liquido scorreva ora via dalla lama senza lasciare traccia del suo repentino passaggio. Ma il guerriero non aveva tempo da perdere. Trattenendo per le misere vesti ciò che restava del fanciullo, pulì la lama con un unico gesto passandola sul cadavere. Quindi ne gettò i resti nel fango e continuò a camminare.
Il gruppo di barbari assistette esterrefatto alla scena. Chi era quell’uomo che sapeva spezzare una vita tanto immatura senza emettere un sibilo? Indossava abiti di pesanti pelli animali e brandiva spade che nessun figlio del nord si sarebbe mai sognato di portare in battaglia. Eppure barba, occhi azzurri e capelli biondi sembravano svelare una certa somiglianza con chi lo osservava, affinità messa in risalto dalla sua ferocia disumana.

Bleda si chiese se per un istante lo sporco marmocchio non avesse guastato i suoi piani, facendo infuriare quegli orsi selvaggi per l’umiliazione subita. Si rincuorò nel sentirli ridere sprezzanti di fronte al suo atto impietoso. I genitori del bambino emisero un grido inarticolato, sgorgato dal petto per colpa di una disperazione viscerale. L’odio deformò i loro sguardi desiderosi di vendetta, ma le scuri dei barbari gli furono addosso prima ancora che potessero alzarsi. Odiavano i piagnistei: meglio di gran lunga il clangore dell’acciaio e lo scricchiolio di ossa rotte.
Il sangue scuriva la terra impregnandola e quando non poté più essere assorbito, prese a scorrere vischioso in rivoli di disgusto. Non fece in tempo a espandersi sul terreno che già due imponenti guerrieri avanzavano verso l’ex mercenario per intralciargli il percorso, le lame in pugno. Bleda rivolse a entrambi un’occhiata diabolica, facendoli sussultare. Era in grado di ucciderli ancora prima che stringessero le dita attorno ai manici, ne era convinto. Nessuno glielo avrebbe proibito: il pensiero dominante della vendetta si era impadronito di lui a tal punto che nel suo animo non vi era posto per nessun’altra emozione. Gli bastò accarezzare l’elsa della spada affinché i due indietreggiassero per sottrarsi a quella furia indomita.
La voce di un predone alle loro spalle scaturì con irruenza dai polmoni gonfi di orgoglio.
- Lasciatelo passare! Se proverà ad attaccarci, giuro sugli dèi che gli strapperò il cuore io stesso… e me ne ciberò.
Bleda alzò gli occhi. Chi aveva parlato non era certo una persona qualsiasi: di statura elevata, possedeva i tratti tipici della sua razza e aveva l’aria di essere un guerriero esperto. Per quel che ne sapeva lui, poteva benissimo trattarsi del capo tribù. Lunghi capelli dorati incorniciavano un viso squadrato dal mento prominente, nascosto quasi del tutto da una barba incolta e da un intrico di cicatrici. Ma sopra ogni cosa, proprio come per l’ex lupo di sangue, spiccavano due pupille di ghiaccio, volte a fissare il nuovo arrivato senza alcuna vergogna.
Un sorriso sicuro gli incurvava le labbra sottili, accrescendo la naturale arroganza della sua espressione. Guardò il mercenario dall’alto in basso con una scintilla di esaltazione negli occhi. A differenza sua, Bleda era di media altezza, ma c’era qualcosa in lui che trascendeva la semplice struttura fisica: una sorta di predisposizione all’arte della guerra e al comando.
- Chi sei e che sei venuto a fare qui? - volle sapere.
- Io sono colui che schiaccerà i Bluädawulf una volta per tutte, - disse a voce alta Bleda, spalancando le braccia come per accogliere vecchi amici. Rivolgersi all’intero gruppo, e non a una persona sola, era fondamentale se voleva stregare i loro cuori e farli propri, tingendoli col rosso della sua rabbia - ma per farlo ho bisogno di voi.
Il suo interlocutore digrignò i denti, offeso da una simile insolenza nei suoi confronti. - E perché mai dovremmo darti ascolto? Noi non prendiamo ordini, men che meno da uno sconosciuto. I Bluädawulf sono pericolosi. Con quale diritto vieni a proporci la morte?!
- Perché nessuno li conosce meglio di me. Sono stato uno di loro… ed è vero: sono guerrieri temibili, eternamente addestrati alla lotta e al mantenimento della disciplina. Ma nonostante tutto restano dei codardi quando si tratta di strappare una vita al di fuori della guerra. Per questo sono qui - scandì - per questo ho scelto voi. Il mio sangue barbarico non ha saputo resistere al richiamo del sangue!
Il capo dei predoni arcuò un sopracciglio. - Sangue barbarico?
- Uno di voi mise in cinta quella lurida cagna di mia madre in un villaggio a metà strada tra qui e le sponde del Mare Notturno, quand’era ancora una ragazzina. Io sono il frutto della sua violenza.
L’altro gli rise in faccia, cercando il consenso nei volti della sua gente. - Tsk! E credi che un bastardo mezzo sangue possa venire qui a darmi ordini?!
Gli occhi di Bleda si ridussero allo spessore di una lama sottile. Quell’uomo si stava rivelando il suo più grande ostacolo. - Posso sempre ucciderti se preferisci! - e colpì. Prima che una sola spada potesse vibrare, l’ex lupo di sangue estrasse un coltello da sotto l’ascella e glielo piantò dritto in gola, tra lo stupore di tutti. Il vichingo stramazzò a terra stringendo le mani sulla ferita mortale. Il sangue gli zampillava fra le dita, formando attorno al suo corpo una pozza che rifletteva la luce pallida del cielo, sfumandola di rosso.
Pulendo la lama tra pollice e indice, Bleda sfidò uno per uno gli astanti con fare truce, leggendo nei loro sguardi la paura. Non vi era più alcun dubbio: li aveva in pugno.

Vortighern continuò a martellare il palo di legno finché almeno tre quarti di esso non furono sepolti sotto terra. Fu Dumnail a ultimare l’opera: con due rapidi fendenti di spada lo rese appuntito come la cuspide di un giavellotto, pronto ad accogliere qualunque cosa gli fosse avventata contro. I due guerrieri si detersero il sudore sulla fronte e si guardarono attorno. In poco meno di due settimane l’accampamento era diventato una vera e propria fortificazione, con fossati fangosi e pali aguzzi protesi in obliquo verso l’esterno. D’altronde gli esploratori non avevano portato buone notizie: alla testa di una cospicua orda di barbari, presto Bleda avrebbe raggiunto il campo, intenzionato più che mai a strappare il cuore di questo fiero popolo al loro condottiero.
Il vecchio era in tenuta da battaglia. Placche di metallo aguzze s’incastravano alla perfezione l’una con l’altra, fondendosi alla cotta di maglia sottostante in un vestiario completo: il dono di un ricco mercante del nord per i suoi servigi.
- Ti serviranno degli arcieri - gli consigliò Vortighern, immaginando i primi attimi dello scontro.
Dumnail scosse lentamente il capo. - Non c’è onore nell’uccidere a distanza, cacciatore. Un Bluädawulf deve guardare la morte dritto negli occhi e sopraffarla, se vuole definirsi tale.
Il guerriero dagli occhi cremisi annuì, consapevole del significato attribuito con serietà a quelle parole. Da quando Bleda era stato esiliato, le fitte improvvise e gli svenimenti si erano attenuati, colpendolo soltanto in rare occasioni e con conseguenze poco gravi. Merito senza dubbio dell’affetto di Arda e dei continui unguenti da lei preparati, si disse. Grazie agli dèi aveva potuto dedicare il tempo a sua disposizione per allenarsi duramente coi lupi di sangue, combinando il loro stile impeccabile con l’eleganza dei suoi movimenti. Adesso era finalmente pronto a dar battaglia.
Mettendo via la spada, il vecchio si voltò verso di lui, prese un bel respiro e poi parlò. Era ancora sbalordito dall’evolversi della situazione e i suoi pensieri, solitamente così rapidi, sembravano sepolti sotto un fardello di preoccupazioni. - Se dovessi morire nello scontro, prenditi cura di Arda - gli disse stringendogli l’avambraccio - e se mai incontrassi Bleda prima di me, affondagli quelle lame nel petto come ti ho insegnato!
Una voce alle sue spalle lo sorprese. - Non morirai!
Arda si avvicinava a grandi passi, il volto risoluto. Un corsaletto in cuoio bollito aderiva perfettamente alla generosità delle sue forme coprendola dalle spalle al busto, senza ridurre tuttavia la sua sensualità. Una calotta, gli schinieri e due spallacci in ferro completavano le sue difese. La giovane sfilò una coppia di coltelli affusolati dai foderi legati alle cosce, li strinse fra le dita e guardò oltre l’orizzonte. Aveva uno sguardo freddo, sicuro, ma al contempo combattivo e privo di pietà, tipico di chi non esita a sguainare la spada per uccidere. Questa volta, per Bleda le unghie che gli avevano rigato il viso sarebbero state soltanto un lontano e agognato miraggio.
Vortighern aggrottò la fronte, a disagio. - Combatterai anche tu?
- Cosa ti fa pensare che non ne sia capace?
Lui arrossì, distratto dall’immagine di lei completamente nuda e ansimante sotto il suo corpo. Ora ogni traccia della giovane dolce e passionale con cui negli ultimi giorni aveva condiviso piaceri e preoccupazioni sembrava essere stata portava via dall’urlo del vento, lo stesso che anticipava ai mercenari l’eco della battaglia.
Dumnail serrò la mascella. - Stanno arrivando!

Era vero: nella vasta pianura, una fila scura di uomini a cavallo avanzò verso di loro. Bleda cavalcava in testa, gli occhi iniettati d’odio per l’impaziente rivalsa.
I Bluädawulf sentirono rimbombare il terreno sotto i piedi mentre i predoni li prendevano d’assalto. Le linee di difesa create per l’occasione erano ben consistenti, così come le lance piantate nel fango per respingere la carica. Non c’era altro da fare che attendere il primo sangue. Vortighern avrebbe accolto con sollievo quel momento perché era soprattutto l’ansia dell’attesa a rodergli lo stomaco. Il sangue scorse più in fretta nelle vene, il respiro diventò un affanno mentre colui che era quasi riuscito a ucciderlo si avvicinava sempre più.
Lo stesso valeva per Bleda. Il cuore gli martellava nel petto, ma non era terrore: era l’eccitazione del rischio supremo. Mai aveva sfidato la morte come in questa occasione: si trattava di spodestare e uccidere l’uomo che lo aveva reso tale. L’ex mercenario sollevò il pugno e lo richiuse con un gesto secco, poi incitò il cavallo a correre più veloce. Alle sue spalle, come un tuono capace di soffocare ogni altro rumore, si levarono le urla dei suoi consanguinei, decisi più che mai a spazzare via un vecchio nemico.
- Ferro alla mano, Bluädawulf ! - tuonò Dumnail e la sua voce si ripercosse tra i guerrieri. Sentì i loro occhi fissi su di lui mentre sguainava la spada e la puntava contro i barbari. Dozzine di lame pugnalarono il cielo.
Bleda trattenne il fiato mentre il suo destriero si preparava al salto per scavalcare la palizzata. Ebbe una fortuna sfacciata: molti dei suoi uomini restarono all’esterno, inghiottiti dalle lance aguzze che per la violenza dell’impatto trapassarono cavalli e cavalieri da parte a parte, creando mulinelli di sangue nell’acqua torbida e fangosa. I più prudenti decisero quindi di abbandonare la cavalcatura e di arrampicarsi sui cadaveri per oltrepassare sani e salvi la linea di difesa. Un ghigno feroce di disegnò sui loro volti barbuti non appena intesero di avere trionfato sulla morte per un soffio. Accanto al loro spietato condottiero, avrebbero ora dato inizio alla carneficina.
Dumnail mozzò senza pietà la zampa di un cavallo prima che questi potesse toccare terra. Il predone disarcionato morì sul colpo.
“Questo è soltanto l’inizio!” gridò a se stesso, in estasi per la battaglia. Vide Bleda scavalcare illeso la palizzata e tranciare subito due Bluädawulf alla portata dei suoi gladi, ma non poté raggiungerlo. Un’orda di barbari, attratta dai riflessi del sole sulla sua preziosa armatura, corse verso di lui col fuoco negli occhi.

Erano ovunque. Vortighern non sapeva nemmeno più da che parte volgersi. Attorno alla sua figura, corpi di guerrieri caduti giacevano riversi nella polvere senza distinzione, e le sue spade squarciavano tutto ciò che i suoi fendenti riuscivano a raggiungere. Nell’atmosfera rovente della guerra, il cacciatore di draghi si sentì estraniato dai profondi valori in cui aveva creduto sinora: giustizia, misericordia e onore… sepolti per sempre sotto la sabbia intrisa di sangue, cosparsa dell’aspro odore della morte. Ormai le braccia si muovevano di loro spontanea volontà, come se non avessero bisogno di nessuno che dicesse loro cosa fare. Le spalle gli dolevano per tutte le volte che aveva sollevato le spade draconiche e assestato un colpo, amputato arti, frantumato ossa, e vibrato affondi in cui l’avorio trafiggeva il cuore nemico per reclamare la sua vita.
Un’intensa sensazione di disgusto si dipinse improvvisamente sul suo volto. “Che diamine sto facendo?!” tormentò se stesso, incapace di fermarsi. Ogni volta che incrociava le lame col nemico, la sua mente veniva sopraffatta dal senso di colpa. La morte di Theryos era un incubo ricorrente e la spirale di cadaveri attorno a lui lo riportò ben presto a quel momento, all’odio incandescente e alla sete di vendetta che avevano sviscerato la sua anima.
In lui si riaccese involontariamente quella rabbia, la stessa che per molti barbari avrebbe significato da lì a poco il sonno eterno. Le scimitarre martoriavano le carni senza tregua e venivano ritratte frettolosamente dalle ossa e dall’acciaio per conficcarsi poco dopo in una nuova vittima. Non c’era spazio per il discernimento. Continuarono a vibrare colpi sino a quando accanto alla sua figura solitaria non vi furono altro che il silenzio e il vuoto. Il cacciatore dagli occhi rossi si passò un braccio sul volto insanguinato e aguzzò la vista, inquieto. Il furore del drago era appena cominciato.
Qualcosa proiettò il riflesso del sole sul suo viso, ma lui socchiuse le palpebre per non distogliere lo sguardo. Il respiro ansante e cavernoso sembrava manifestarne esternamente il suo stato d’animo, creando pallide volute di vapore tra i denti serrati per via della temperatura gelida che lo attorniava.
Vide Dumnail battersi come un dio della guerra in mezzo a un esercito di dannati. Per quanto in difficoltà, gli uomini attorno a lui cadevano a terra come foglie d’autunno.
Gli occhi da drago ebbero un fremito selvaggio, a cui si unì immediatamente l’eccitazione del combattimento. Vortighern, o qualunque truce anima predominasse in lui in questo momento, aveva fiutato il sangue.
Arda era l’unica che conosceva il grave pericolo di quel mutamento. Ferì all’inguine uno dei seguaci di Bleda con una pugnalata rapida e precisa, quindi scavalcò il suo corpo e volse l’attenzione alla turba urlante di predoni inferociti che si stavano battendo contro suo padre.
Notò che anche Vortighern teneva puntati gli occhi su di loro, digrignando i denti. Un sorriso crudele gli deformava le labbra. La giovane trasalì. Gli tornarono in mente le scene cruente che il cacciatore le aveva descritto con tanto disprezzo, e un brivido di paura la percosse dalla testa ai piedi. Il cuore prese a martellarle come un tamburo da guerra, consapevole del rischio che Dumnail avrebbe affrontato accogliendo al suo fianco il cacciatore di draghi per combattere. Stava per succedere di nuovo: non poteva permetterlo!

Nemmeno gli dèi avrebbero potuto fermare Bleda in questo istante. Conosceva perfettamente tutte le combinazioni d’attacco dei Bluädawulf e, di conseguenza, schivare i fendenti, trovare un punto debole e colpire si stava rivelando di una semplicità inaudita. Per quanto i lupi di sangue tentassero di attaccare con rinnovata grinta e audacia, lui continuò imperterrito la sua danza di morte. I gladi del barbaro mezzo sangue si levavano e abbassavano a un ritmo frenetico e spaventoso a cui gli avversari non potevano sottrarsi. Coloro che non morivano sul colpo, si dimenavano nel suolo tra gli zoccoli dei cavalli che nitrivano terrorizzati e nel panico li calpestavano.
Bleda avanzò di un passo e scansò un rapido affondo che gli sfiorò la gola, mentre il suo gladio colpiva invece con efficacia il cuore nemico. Un’immagine sfuggente richiamò la sua attenzione. Dumnail era in difficoltà, attorniato dai rivali, e Vortighern correva a rotta di collo per soccorrerlo. Ma c’era qualcosa di strano nel suo sguardo: Bleda giurò a se stesso di avere scorto un sorriso perfido sulle sue labbra. Che stava succedendo? L’ex lupo di sangue capì che l’esito finale della battaglia sarebbe dipeso dalla decisione presa in quel momento. Senza ulteriore indugio, si liberò degli sfidanti con una serie di colpi micidiali e seguì immediatamente il cacciatore.

Dumnail evitò la furia di Vortghern per un soffio. Prima che avesse il tempo di capire che cosa stesse succedendo, Arda travolse a cavallo un gruppo di predoni che ostacolavano il suo percorso e tese la mano al padre affinché montasse in sella al suo fianco.
- Che sta succedendo, Arda?! - urlò ansimante il vecchio per sovrastare il frastuono della carica.
Lei vibrò un fendente alla testa di un barbaro senza fermare la corsa. Un grumo di sangue le schizzò sulla guancia, ma non vi fece caso, inquieta. Che cosa doveva dire a suo padre? Esitò, incerta, ma non poteva certo mettere in pericolo la sua vita né quella degli altri Bluädawulf.
- Tieni i tuoi guerrieri lontano da Vortighern! Richiamali! - gridò, gettando un’occhiata indietro da sopra la spalla: il cacciatore di draghi si stava avvicinando al cuore della battaglia, dove pochi istanti prima stava combattendo Dumnail. - Fa’ come ti ho detto, padre! Presto qui si scatenerà l’inferno!

Sprezzante del pericolo, il cacciatore dagli occhi rossi si gettò furente nella mischia, glorioso falco tra gli avvoltoi, stretto compagno della morte. In men che non si dica ogni dettaglio della lotta si confuse sotto una foschia rossastra. Per quanto fossero forzuti e brutali, i barbari erano anch’essi fatti di carne e lo sfrenato Vortighern non tardò a capirlo. Gli orridi lineamenti si contrassero, mentre le membra dei predoni si staccavano dai corpi e le ossa si frantumavano sotto la furia delle sue scimitarre. Il guerriero maledetto si muoveva con un’abilità e una precisione disumane… in effetti non era scorretto definire “Disumano” il suo comportamento: l’ego dei draghi si era insinuato in lui quel giorno maledetto, e ora ruggiva come un uragano in tempesta per sortire alla luce. Presto del campo di battaglia non rimase altro che un’orrida pozza purpurea riflessa dal sole, rendendo Vortighern il protagonista indiscusso della scena dinnanzi agli occhi increduli di chi poté assistere indenne alla sua carneficina.
Bleda osservò inorridito l’essere diabolico a cui stava andando incontro e, spinto dall’attaccamento per la vita, si fermò. Per la prima volta in assoluto, quel debole sussurro nella mente avente il nome di coscienza predominò sul suo orgoglio barbarico e sopra ogni altra emozione, spingendolo a guardarsi attorno. Ciò che vide non gli piacque affatto: i barbari erano stati decimati; i pochi rimasti giacevano inginocchiati a terra con fredde lame puntate alla gola.
“Devo fuggire”. Scavalcando la palizzata, corse verso uno dei pochi cavalli rimasti e vi montò in groppa, pronto a lasciarsi alle spalle gloria e onore. Non avrebbe mai dimenticato questo affronto, ma ora come ora salvare la pelle era la cosa più importante. Questa volta i Bluädawulf avevano vinto, ma la sua vendetta, presto o tardi, sarebbe sopraggiunta ugualmente, assaporata minuto per minuto dalle sue efferate iridi color del ghiaccio.

- Vuoi davvero andartene? Perché non resti con noi? I Bluädawulf hanno bisogno di guerrieri così valorosi.
Al fianco del padre, Arda tratteneva a stento le lacrime e si mordeva le labbra per non dare sfogo alla disperazione. Con loro c’erano i pochi lupi di sangue sopravvissuti.
- Mi spiace, Dumnail. Con voi mi sono sentito come se fossi a casa, ma la violenza della guerra mi ha ricordato il motivo per cui ho intrapreso questo viaggio. La mia malattia… - Vortighern s’interruppe, prese un bel respiro e poi parlò. - Devo ancora trovare la mia strada. Ma forse un giorno ci rincontreremo e allora sarò pronto per restare.
Molti Bluädawulf avevano avuto parole d’elogio per la sua furia in battaglia, ma pochi sapevano veramente cos’era successo.
Dumnail era uno di questi. - C’è sempre qualche cosa che non si vorrebbe avere fatto. Ma non è del tutto negativo, credimi. Il senso di colpa fa vivere molti di noi meglio di come avremmo vissuto altrimenti.
Vortighern annuì, grato. Le parole dell’amico gli allentarono la stretta che sentiva nel petto.
Arda si avvicinò e gli porse una sacca contenente alcuni unguenti e tutto il necessario per placare i suoi impeti di follia. Le mani le tremavano per l’emozione. Avrebbe voluto tanto stringerlo tra le braccia e non lasciarlo andare, ma nel profondo del suo cuore, lo capiva. - Sai già dove andrai? - gli chiese.
Lui scosse il capo. - Mi interessa soltanto allontanarmi per un po’ dal campo di battaglia e dimenticare le terre selvagge in cui sono nato, nient’altro.
L’anziano guerriero si passò una mano sui baffi. - La guerra è stretta compagna dell’uomo, cacciatore, ed è un’impresa ardua separarsene. Ma conosco il posto che fa al caso tuo: Casdaran, una cittadina sempre assolata sulle coste del Mare Notturno. Devo un favore a un vecchio amico, ma non ho mai avuto il tempo di saldare questo debito. Che ne dici di prendere il mio posto? Sarà felice di accoglierti nella sua casa se porti il mio nome sulle labbra.
Vortighern arcuò le sopracciglia, intento a valutarne la proposta. - Ti ringrazio molto, Dumnail. Accetterò di buon grado, ma solo se non si tratta di uccidere qualcuno o di combattere per lui: sono stufo di vedere le mie lame sporche di sangue.
Il vecchio lupo sorrise. - Si tratta di un lavoro meno rischioso, sta’ tranquillo. Dovrai addestrare un ragazzo nell’arte della guerra, perché suo padre prevede per lui un futuro nobile e da valoroso. Giustizia e perspicacia sono indispensabili per imparare a districarsi fra i vari intrighi politici, non lo metto in dubbio, ma esistono altre doti, e voglio che lui apprenda il coraggio e la perseveranza di un guerriero - Dai suoi occhi grigi traspariva la più totale fiducia nei suoi confronti. - Chi meglio di te può farlo? Diventerai un maestro di spade!

LEGGENDE, STORIE E MONDI INCROCIATI

L’iniziativa letteraria e artistica, lanciata al termine del 2009 grazie al social network Facebook, si prepone di riunire scrittori, illustratori e appassionati di Fantasy in un progetto volto alla diffusione e allo sviluppo del genere. L’obiettivo è quello di creare SEPARATAMENTE una serie di racconti o di romanzi autonomi, mettendo però in gioco alcuni elementi che consentano di fare citazioni incrociate tra le rispettive opere.
È importante fare presente che non si tratta di una raccolta di opere: ogni autore provvederà per sé a pubblicare le proprie storie o illustrazioni come meglio crede. In compenso, l’assoluta mancanza di vincoli legati alla tempistica consente a ciascun autore di godere della massima libertà creativa e, al contempo, garantisce un miglioramento collettivo dal punto di vista della forma sintattica, dell’originalità e dell’inventiva, soprattutto per i meno esperti che desiderano essere affiancati da scrittori e artisti con tanta voglia di immergersi nell’epica e nella leggenda. Chiunque è libero di partecipare, purché rispetti i pochi e semplici criteri stabiliti collettivamente nelle discussioni. Per maggiori informazioni sul progetto, si può fare riferimento ad Alfonso Zarbo, che ne è il curatore.

L’AUTORE

Studente di lettere moderne presso l’università di Parma, Alfonso Zarbo collabora con Fantasy Magazine, recensendo libri e lavorando anche nella sezione musicale, all’interno della quale si occupa di quei particolari gruppi metal che fondono la musica con liriche e narrazioni fantasy.
Attratto sin da bambino dai poemi epici e da qualunque narrazione parli di mitologia, battaglie, incantesimi e mistero, ha esordito nel 2008, pubblicando un romanzo breve intitolato “Frammenti dal Mondo della Luce e delle Tenebre - Il destino di Akragas e della Grande Terra”. Da allora, attraverso la stesura di altri due romanzi, di alcuni racconti e degli articoli di Fantasy Magazine, non si è più fermato, nella speranza futura di diventare uno scrittore a pieno titolo.

Per Leggende, storie e mondi incrociati, ha scritto il ciclo de Il Maestro di spade: (Il rosso della follia)/Vortighern e la Tribù dei Bluädawulf/La condanna del lupo/Il furore del drago.
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