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Akhayla
Guardiano
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MessaggioInviato: Lun Mag 26, 2008 12:13 pm Rispondi citandoTorna in cima

[Audra – PF:17 – PP:4]

Fissa l’infermo con un’espressione indecifrabile sul volto. Quel bubbone che storpia il suo corpo, quell’escrescenza così enorme per il petto di un fanciullo: lo guarda e basta.
Se è morte certa, allora che sia rapida. Evita di far soffrire.
Sgrana impercettibilmente gli occhi. Non l’ha pensato veramente... è come invece una sorta di voce che dai meandri della sua memoria oscurata le ha sussurrato all’orecchio, spietata, maligna, eppure freddamente logica.
L’ha pensato lei? Gliel’aveva detto qualcuno in passato? E chi?
Non lo sa, non lo sa. Sa solo che quella frase era importante. Era un principio a cui doveva obbedire, forse?
"Audra, fai allontanare queste persone, non voglio nessuno attorno."
La voce di Nether la risveglia, ed è come se in quel momento si fosse accorta della folla di persone che premono l’una con l’altra nel tentativo di scorgere qualcosa di più. Allora si riscuote e si volta fronteggiandoli. “Avanti. Via di qui. Non siete utili in alcun modo.”
*Non che io lo sia poi più di loro, per un caso come questo.*
Qualcuno protesta, e a maggior ragione spinge per poter avanzare, ma laddove non basta uno sguardo furibondo di Audra ci pensano le sue mani. Più volte afferra baveri, braccia, e strattona con violenza per farli allontanare. Qualcuno perfino cade a terra a causa della forza dello slancio. Alla fine, di fronte ai più recalcitranti, fa la sua apparizione l’inseparabile punta di freccia, stretta nel pugno.
#Non lo ripeterò un’altra volta!# ringhia la ragazza. #FUORI!#
Ecco, finalmente la sua fama di invincibile lottatrice è servita a qualcosa. Mugugnano, la guardano storto, ma si ritirano come un branco di cani con la coda fra le gambe. Sanno che non scherza. Sanno che non si farebbe scrupoli ad allungare un gancio o un calcio pur di buttarli fuori di lì. Lo sanno, eccome: ce l’hanno stampato in faccia, ce l’hanno addosso, quel timore, come l’odore di selvatico.
Audra scruta la loro ritirata in maniera gelida finché non è sicura che abbiano capito l’antifona, poi serra l’uscio. Sono rimasti soltanto lei, Nether, la cerusica e Maya, che ancora stringe la mano del bambino. Lo sguardo le cade ancora sull’escrescenza che impedisce il respiro al fanciullo, e all’improvviso, le sale addosso un odio mostruoso. Quanto odia quella realtà. E dire che ha provato a conviverci... e sebbene non l’abbia toccata con deformità o disgrazie, la odia profondamente.
'Ascolta, giuro su...'
Che sta dicendo Nether?
'...giuro sul Dio Macchina che faremo tutto il possibile per salvarlo...ti chiamerò appena ce ne sarà bisogno, promesso...'
*No! Stupido!* Vorrebbe gridarlo ma si trattiene. Ma è impazzito? Ma che gli salta in mente?! Per lei andava contro ogni logica giurare su qualcosa in cui non si crede. E anche ammettendo che Nether ci credesse, era ancora peggio giurare su qualcosa su cui gli altri credono ciecamente, al punto da diventarne quasi fanatici. Un giuramento comportava un obbligo. Un obbligo comportava un impegno. E se l’impegno non fosse andato a buon fine, non osa immaginare quale sarebbe stata la punizione. In un mondo che inneggia ad un pezzo di metallo immobile su un trono scolpito, poteva accadere di tutto. Anche che dessero la colpa a Nether dell’eventuale morte del ragazzo.
Nessuno pare accorgersi del suo turbamento. Nessuno pare accorgersi del suo continuo giocherellare con la punta di freccia che si porta sempre dietro. Quando Maya si alza per uscire, allora l’accompagna, ma nel suo gesto non c’è molta solidarietà. C’è solo la consapevolezza di un probabile futuro morto in quella stanza. La sua non è sfiducia nelle capacità di Nether: è come un triste presentimento. In un mondo praticamente allo sbando, ci potrebbe mai essere qualcosa che vada nel verso giusto?
Maya esce, ma lei non la segue. Chiude la porta e ci si appoggia contro. Nether si sta affaccendando con gli attrezzi della cerusica chiedendo delucidazioni sul loro uso. Il bambino continua ad ansimare. Ad evocare sua madre. Audra lo fissa. Le fa pietà più di quanto voglia ammettere. Una giovane vita che rischia di spegnersi. E per cosa, poi? Per qualcosa che nessuna di quelle persone, là fuori, osa ammettere di non saper affrontare, e con cui fa finta di convivere una serena esistenza.
Si avvicina al bambino. Questi invoca ancora la madre. La sua mano si muove in cerca di qualcosa. Audra si china. Al principio le balena in mente un fugace pensiero – e se fosse contagioso? – , poi si riscuote e lo lascia cadere nell’oblio. Ha sempre tenuto in mano da giorni una punta di freccia rubata ad un mutante che poco aveva ancora d’umano: se non è ancora stata contaminata da quello, che ha da temere?
*Spero proprio di non sbagliarmi.*
E’ in ginocchio accanto al fanciullo e allunga la mano ghermendo quella, più minuta, del bambino. Sente il suo respiro affannoso, la sua fatica a fare un gesto che dovrebbe essere naturale e non dispendioso di energie. Allora sussurra piano quasi nell’orecchio del bambino:
‘Se senti male, stringi. Stringi forte. Non mi fai niente. Stringi la mia mano. Sono qui.’
Si alza appena continuando a tenere quella mano tremante. Infine sospira, e pronuncia una frase laconica in direzione di Nether e della cerusica.
“Se posso essere d’aiuto, basta dirlo.”
E intende qualsiasi aiuto. Perché se chiunque, lì dentro, getterà la spugna, allora suggerirà l’unica alternativa possibile: uccidere il bambino. Lo farà pur di non vederlo lasciato a sé stesso, agonizzante. Ucciderlo risulterebbe una crudeltà minore, rispetto alla prospettiva di lasciarlo lì, a spegnersi un rantolo per volta.
Evita di far soffrire.
Ed è quello che intende fare.
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MessaggioInviato: Mar Mag 27, 2008 3:35 pm Rispondi citandoTorna in cima

- Tristan - Pf 15 - Pp 5 -

E così Tristan è rimasto da solo nella stanza. Per un motivo o per un altro sono andati tutti via.
Il ragazzo sistema le proprie cose e poi mette ordine nella stanza intanto un flusso di pensieri gli attraversa la mente.
Immagini, parole, avvenimenti si rincorrono mentre stancamente sistema le pelli e i contenitori sparsi per la stanza.
Quelle lavagne contenenti scritte che ha rivisto durante quei giorni nella sua testa, insieme a quei corridoi bianchi e luminosissimi sembrano provenire da un altro pianeta; un'altra vita.
Distrattamente passa la mano sul petto e percorre con le dita l'ampia cicatrice. Un sospiro amaro.
'Un'altra vita... ' mormora tra se.
Finito di sistemare si stende sul proprio giaciglio. intreccia le dita e stira le braccia oltre il capo ansimando. Le spalle scricchiolano e gli occhi si chiudono da soli per la stanchezza.
A fatica li riapre e li lascia correre distrattamente per la stanza. Quante cose sono accadute in quei giorni? E quante altre ne sono accadute prima? Un'esistenza che nemmeno ricorda sembra pesargli sulle spalle e quel senso di vuoto è disarmante.
Gli occhi si chiudono nuovamente.
*EAI - 93mkIII - Apollo... cosa diamine può significare?*
Uno sbadiglio interrompe i suoi pensieri.
*che staranno facendo i miei compagni?* Pensa in ultimo sprazzo di lucidità prima che si addormenti del tutto.
Compagni. Quant'è confortante quella parola.
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Honoo
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MessaggioInviato: Mar Giu 17, 2008 4:55 pm Rispondi citandoTorna in cima

[Audra e Nether - Casa di Maya]
Nether si è fatto spiegare come usare i vari unguenti, sa quale usare per chiudere una ferita, quale estratto potrebbe far addormentare il bambino, o ucciderlo, a seconda della dose. Ha messo a bollire molta acqua su un focolare, ha raccolto legacci e corde per immobilizzare il suo "paziente" e ha preso le lame più affilate che è riuscito a trovare. Impresa non banale, considerata la relativa scarsità di metallo che affligge la Fortezza. Jara, la cerusica, sforza i suoi vecchi occhi per capire cosa Nether intenda fare e aspetta. Audra è seduta di fianco al bambino, gli tiene la mano, cerca di dargli conforto. Anche lei aspetta.


[Karl - Vicoli interni della Fortezza]
Karl osserva il cielo, in mezzo ai vicoli, aspettando che nella sua mente si formi un'idea. Qualcosa che lo porti a decidere come agire.


[Tristan - Casa del gruppo]
Tristan sente il vociare da fuori, sente le parole preoccupate degli abitanti della Fortezza: parlano di Nether, pare voglia cercare di curare un malato e che sia chiuso in casa di Maya. Che fare? Uscire e raggiugnere i suoi amici o aspettare il loro ritorno?


Ultima modifica di Honoo il Mar Giu 24, 2008 12:42 pm, modificato 1 volta in totale
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Karl
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MessaggioInviato: Lun Giu 23, 2008 2:26 pm Rispondi citandoTorna in cima

Karl - PF:11 PP:5 - etc etc

...Ritti sulla cima del mondo, lanciamo una volta ancora la nostra sfida alle stelle.
Karl sta guardando il cielo e le stelle lontane. Qualcosa, si dice, manca. Ed è un'ottima scusa, ora, per fissare le stelle e non pensare alla realtà ed al motivo per cui le spalle poggiano contro il freddo cemento lontano dalla vista di tutti.

Karl si sforza di ricordare le stelle, si impegna nel seguirle una ad una alla ricerca di quel legame con il passato.
Legame?
Ma certo! Le stelle le ricorda bene: puntini nel cielo uniti da striscie bianche! Come si chiamavano? Liniilośc, linee di stelle!
Ed ora dove sono?
La mano arretra poggiandosi lentamente sul cemento alle sue spalle. Ruvido cemento. Lo sente dietro di sè, ne sente la presenza massiccia, rassicurante e fredda come la notte.

Dosz!, si scuote, Basta perder tempo con questi stupidi dettagli!
Ed il pensiero che poco prima ha messo da parte per guardare le stelle ritorna, più lucido che mai: lo Smieci-macchina, unico appiglio di sanità in questo luogo di pdolci pazzi, è la sua destinazione. Non ci vuole la bravura di Periskop per capire che si tratta di un'armatura vuota, nè più nè meno che un vestito da indossare. E se si tratta davvero di un vestito, perchè non indossarlo?

Certo, da solo gli è praticamente impossibile riuscirci: guardie ovunque, torce, luce e non uno spiraglio buio attraverso cui intrufolarsi. Ma se lo accompagnasse la vecchia mutante magari lo lascerebbero passare. Dove trovarla ora? E soprattutto, come convincerla?
Porta la mano alle narici annusando di riflesso i grani di cemento appiccicati alle dita.
A convincerla ci penserà dopo. Con questo pensiero, scivolando di ombra in ombra si dirige verso il luogo dove, davanti al gecko arrostito, la incontrarono.

---

OffGame: Karl va alla ricerca della vecchia mutante. Arte: TrovaPersone(Ricerca (Prontezza (udito, olfatto [la vecchia puzza di gatto morto])))
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Akhayla
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MessaggioInviato: Lun Giu 23, 2008 4:09 pm Rispondi citandoTorna in cima

[Audra – PF:17 – PP:4]

Stringe. Stringe. Ma non Audra; il bambino. Sente l’alternarsi di una presa convulsa, l’unico sfogo di un dolore trattenuto fra le labbra, a momenti in cui la mano pare abbandonarsi, vinta dalla stanchezza e priva di forza. Solo allora sono le dita di lei a serrarsi, nel tentativo di risvegliare la vita che scorre nelle vene del ragazzo, per dargli il contatto del mondo esterno da cui lui, nel delirio, si sta staccando sempre più.
Il fanciullo continua a delirare. E forse da un lato è un bene, perché le fa capire che è ancora vivo. Nei momenti di silenzio era stata costretta a controllare che il petto si alzasse e respirasse per portare aria ai polmoni. Il raccapricciante bubbone spicca sul torace, ed è una vista che le dà fastidio. Per questo cerca di guardarlo il meno possibile, fissando, per distrarsi, il volto del bambino. Questi tiene gli occhi chiusi nel viso, dai lineamenti dolci, madido di sudore. Il respiro affannoso è ormai un rantolo che si trascina secondo dopo secondo. Ecco cosa vuol dire essere nato in mezzo a qualcosa che come un cancro si insinua nelle viscere e ti trasforma in un essere abietto e dall’aspetto ributtante. Ecco cosa. Ce l’ha di fronte agli occhi.
E lei? Dov’è nata? Quando? Non sa nemmeno quanti anni ha, con precisione. Può solo intuirli. E dov’era nel frattempo, dov’era? Lei, così diversa, così sana, quasi fuori posto in quel mondo. E da quei frammentari ricordi che possiede, traspare tutta un’altra realtà.
*Chi sono io...?*
Non fa in tempo a formulare quel pensiero che una stretta alla mano la riporta al mondo reale, fatto di gecki arrosto, di radure desertiche e soffocanti, e di persone che muoiono.
‘Calma. Sono qui. Stringi.’ Il suo è un sussurro. *Dove diavolo è la mamma di questo bambino?* *Morta* si risponde da sola. *Molto probabilmente morta. Non c’è da aspettarsi diversamente.*
Alza lo sguardo ad incontrare quello di Nether. Le labbra non spiccicano parola, ma sono gli occhi color smeraldo a nascondere mille criptici significati. Tutto il fiume delle parole che vorrebbe dire, le scorre in testa senza controllo.
*Sbrigati. Datti da fare. Fai qualcosa. Facciamo qualcosa, o a modo tuo, o a modo mio.*
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MessaggioInviato: Lun Giu 23, 2008 6:12 pm Rispondi citandoTorna in cima

- Tristan - Pf 15 - Pp 5 -

Tristan è disteso sul giaciglio, il braccio sugli occhi chiusi e il respiro lento, quando un fulmine gli attraversa la testa.

*Intelligenza Artificiale dotata di Esoscheletro, in altre parole: EAI*

si mette a sedere di scatto. Gli occhi spalancati percorrono la stanza innumerevoli volte, lui stesso quasi non crede alle parole che gli sono venute in testa, non è certo al 100% del loro significato, ma gli suonano familiari e qualcosa gli dice che hanno un senso.

'che sia...' sussurra tra se. Le parole non gli sovvengono, ma una consapevolezza lo attanaglia.

"devo rivedere l'uomo di ferro... ora!" afferma con una certa decisione.
Ignorando le voci da fuori che parlano di come Nether stia cercando di salvare il ragazzino che rischia la vita, sicuro di ricordare la strada e il nome del profeta del dio-macchina si avvia verso la grande porta di metallo conscio tuttavia di non possedere quell'aggeggio grigio che attiva l'apertura delle porte.
*dev'esserci un altro modo per entrare...* pensa tra se mentre imbocca con una discreta sicurezza i corridoi.



OFF
Prova di intelligenza per ritrovare la strada e ricordare le parole dell'anziano per aprire la porta.
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Nether di Middenheim
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MessaggioInviato: Mar Giu 24, 2008 3:43 pm Rispondi citandoTorna in cima

[Nether – PF 15 – PP 5]

Nether e ancora incerto sul da farsi. E' come se una parte del suo cervello gli stesse dicendo a gran voce cosa deve fare, eppure continua ad avere la paura terribile di commettere un errore.
Il bambino continua a gemere leggermente, e tanto basta per farlo agire. Può permettersi di avere dubbi, non di rimuginarci sopra.
Da quello che è riuscito a capire il bambino è in quelle condizioni già da parecchio. Quindi è probabilmente inutile cercare di "sgonfiare" quell'escrescenza, almeno ad uno stadio del genere. L'unica alternativa possibile è quella che gli piace di meno, ovvero la rimozione. Non è una cosa semplice...non ha la benchè minima idea di quello con cui ha a che fare *Non so nemmeno se sono un buon medico...* pensò mentre i suoi vestiti diventano zuppi del proprio sudore.
Sotto la guida della cerusica prepare in fretta e furia l'estratto necessario per far addormentare il bambino, sperando non fosse troppo e cercò di farglielo bere.
Su un soprammobile lì vicino aveva messo tutte le lame che era riuscito a trovare e alcuni unguenti che potevano essere utili come disinfettanti. O almeno sperava.
Ha notato le occhiate di Audra. Fino a quel momento si è dimostrato relativamente bravo a intuire il carattere e le intenzioni delle persone dai loro gesti, e quello sguardo non gli piace un gran che, anzi, gli fa proprio rivoltare le viscere.
Lascia passare qualche minuto, il tempo necessario all'infuso di fare effetto sul bambino, per poi cominciare. Gli occorrono alcuni secondi e qualche respiro profondo per far calmare la mano mentre prende una delle lame. Rimane perplesso un secondo per poi andare verso la grande pentola dove bolle l'acqua dove immerge uno straccio che usa poi per pulire energicamente la lama, cospargendola poi con un pò dell'unguento che aveva lì vicino 'Ci mancherebbe solo che si infetti.' borbotta mentre torna vicino al bambino.
Si morde nervosamente il labbro inferiore facendo un cenno sia ad Audra che alla vecchia di allontanarsi di qualche passo per poi cominciare ad incidere.




OFF: effettuo una prova di medicina e prego (uso 1 PP)
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Honoo
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MessaggioInviato: Ven Lug 11, 2008 4:11 pm Rispondi citandoTorna in cima

Tristan [9 Prova riuscita]

Ricordi senza troppe difficoltà la strada che avete percorso per raggiungere il tempio del Dio-Macchina. Percorri l dedalo di scale, corridoi e stanze che è la Fortezza, fino a giungere in vista del complesso centrale, dove c'è la stanza che tanto ti interessa. Fai altri pochi passi prima di trovarti di fronte due Guardiani "Fermati." Ti ordinano con la durezza tipica di chi sta facendo la guardia ad un posto "E' vietato avvicinarsi al sacro tempio di notte."

Karl

Ritrovi la strada per il luogo della vostra prima cena nella fortezza in pochi minuti. Ma è desolatamente vuoto... Ti chini e sfiori il pavimento con le dita. Senti la polvere e la sabbia che lo ricoprono: in quel posto tutto si impolvera molto in fretta se non viene usato continuamente e probabilmente voi siete stati gli ultimi ad entrare in quella sala. Per trovare Relian, dovrai probabilmente andare nella zona dove sembra abitare il grosso della popolazione, voi inclusi.

Audra e Nether [Des+Medicina+1pp= 11 prova riuscita]

Quell'orrendo bubbone sembra una specie di spugna, o di legnosa callosità, fortunatamente non sembra attaversato da vene o arterie di grandi dimensioni, così che puoi, pian piano, tagliarlo in piccole parti ed asportarlo, un pezzo alla volta. Audra è dovuta passare dal tenere il bambino ad aiutarti, la vista della cerusica è troppo debole per il compito da svolgere. La ragazza non ha conoscenze di medicina, eppure sembra capace di compiere in una specie di pronto soccorso improvvisato, tamponando velocemente le perdite di sangue generate dalla rimozione del tessuto mutato. La rimozione dell'ultimo pezzo non va altrettanto bene: all'interno dello stesso si era formata una specie di deviazione cieca di una vena toracica che, lacerata, ha iniziato a sanguinare copiosamente. Entrambi cercate di tamponare la ferita in tutti i modi, ma l'emorragia continua; Nether, esasperato butta per terra gli stracci con cui stava tamponando la ferita, e la copre con la mano nuda. Un lieve filo di fumo sale da sotto la mano del giovane e la ferita smette di sanguinare quasi immediatamente. Lavando attentamente la zona di pelle, vedete entrambi un piccolo cerchio di pelle, perfettamente sana, contornato dalle ferite dell'operazione. Nether fa un lungo sospiro di sollievo prima di cominciare a tossire violentemente per qualche secondo, sputando sangue.

OFFGAME: Nether perde 3 punti vita.
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Akhayla
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MessaggioInviato: Lun Lug 14, 2008 9:27 am Rispondi citandoTorna in cima

[Audra – PF:17 – PP:4]

#MALEDIZIONE!#
E’ l’urlo sordo, quasi carico di rabbia, che le esplode dalla gola, senza che possa opporvi resistenza. Forse uno sfogo della tensione che l’ha accompagnata fino a quel momento.

Poco prima invece il silenzio era tale che pareva aver preso vita, gelandoli in mosse rigide, automatiche.
Aveva tamponato sangue ad ogni secondo. Le mani avevano ormai assunto una tinta vermiglia che, nella sua mente, aveva associato al marchio di un’assassina, anche se non comprendeva appieno il motivo.
Non aveva ribrezzo a toccare il sangue umano, sebbene fosse quello altrui. Le sue dita si muovevano velocemente ogni volta che vedeva delle stille rossastre fare capolino, come se fosse un istinto naturale. Come se ci fosse abituata. Ma non provava schifo.
*Odio la vista del sangue quando non sono io l’assassino...*
Quel pensiero l’aveva paralizzata per un attimo. Un ricordo, con una voce che non era sua. Chi era stato a pronunciare quella battuta? Non lo sapeva. Né le importava, in quel momento.

Poi c’era stata la complicazione. Il sangue aveva iniziato a sgorgare copioso, e a dispetto di ogni tentativo non erano riusciti né lei, né tantomeno Nether, ad arrestarlo.
Finché ad un certo punto...
Solo il ricordo della scena, ancora adesso, le martella la mente con un’esortazione quasi imperativa: non è possibile, non è possibile, non è possibile.
Eppure aveva visto. Coi suoi occhi. Era lì quando Nether aveva premuto con la mano aperta la ferita del fanciullo. Aveva visto il fumo. E aveva visto la pelle risanata come d’incanto un attimo dopo.

E’ difficile crederci. Anche adesso.
Poi c’era stato un suono poco piacevole a riportarla alla realtà.
E altro sangue.

#MALEDIZIONE!# urla, e si fa accanto a Nether. Gli cinge le spalle con un braccio, mentre l’altra mano si porta a sfiorargli lo stomaco per evitare che perdendo l’equilibrio possa cadere con la fronte in avanti. Lo spinge delicatamente per farlo sedere. Nether sputa sangue. Audra digrigna i denti, con la morsa di un panico latente che le serra le viscere. In quel momento, vedere il sangue di un suo compagno la mette molto più in allarme di quanto aveva fatto l’orribile bubbone del bambino.
Tutto il resto è passato in secondo piano, in quel preciso istante. Il prodigio, il bambino guarito, una vita salvata: non le importa nulla. Vede solo il sangue che Nether tossisce, e una sorta di rabbia cieca che le echeggia in testa. Come se stesse incolpando quella gente per ciò che sta accadendo al compagno.
“Nether, che hai?!”
Non attende nemmeno la risposta. Si volta di scatto verso la cerusica. “Portami dell’acqua, immediatamente- le ordina, con uno sguardo di fuoco. “E qualcuno vada a chiamare Maya. SUBITO!”



(OFF: prova di comunicazione per farmi obbedire dalla cerusica.)
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MessaggioInviato: Lun Lug 14, 2008 3:06 pm Rispondi citandoTorna in cima

- Tristan - Pf 15 - Pp 5 -

Il giovane si ferma all'istante all'intimidazione della guardia, dopo che questa ha terminato di parlare riprende ad avvicinarsi più lentamente.

"Non ho intenzione di fare nulla di male, volevo soltanto vedere ancora una volta le porte che danno al salone. Nulla di più..."

Le braccia sono lievemente alzate e la voce è lievemente intimidita.



OFF
[Prova Comprensione + int per riuscire a capire se ho una qualche chance di passare]
[Prova di comunicazione + carisma per ottenere il passaggio]
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MessaggioInviato: Gio Lug 17, 2008 10:44 pm Rispondi citandoTorna in cima

[Nether – PF 12 – PP 4]

Nether ha la fronte imperlata di sudore mentre asporta i pezzi di quella sorta di orrenda vescica. Audra si dimostra più d'aiuto del previsto, e lentamente, ad ogni pezzo asportato, anche lui comincia a sentirsi più sicuro.
Poi, all'ultimo pezzo, sorgono le complicazioni.
Nether sente una fitta di paura pervadergli il petto mentre cerca in tutti i modi di fermare l'emoraggia, di trovare quella maledetta vena da suturare.
Alla fine agisce d'istinto, ottenendo risultati ben più che inaspettati.
Ha gli occhi sgranati per lo stupore; quando alza le mani non riesce a credere che la ferita sia completamente guarita, nè tantomento che sia tutta opera sua.
Inizia a tossire violentemente, avvertendo il sapore metallico del sangue in bocca, lo stesso sangue che è andato a sporcare la sua mano quando l'ha alzata per riparare la bocca.
Prima che possa dire qualcosa Audra lo affianca facendolo sedere, urlando qualcosa alla cerusica che per un attimo non comprende a causa delle fitte al petto, ma poi la tosse si calma "Calma, calma..." si affretta a dire "Sto bene, calmati...anche se un pò d'acqua la prendo volentieri."
Respira affannosamente, con le tempie che pulsano violentemente. L'intera faccenda ha assunto risvolti che vanno al di là della sua comprensione *La cerusica avrà visto qualcosa...?* si chiede lanciandole un breve sguardo *Anche ammettendo che non ci veda benissimo...miseria, ma cosa ho fatto? E come?*
Di qualsiasi cosa si trattasse aveva fatto parecchio male anche a lui "Audra" chiamò la ragazza "Io e la Cerusica rimaniamo qui, voglio essere sicuro che vada tutto bene. Tu se puoi avvisa sia maia che la madre del bambino. E fai entrare solo loro per favore, al massimo altri parenti stretti del ragazzo se ne ha, ma nessun'altro." disse storcendo mentre ingoia una parte del sangue che gli è rimasto in bocca "Non sono sicuro dello stato del ragazzo, credo sia fuori pericolo...ad ogni modo ha bisogno di riposare..."
Nether si alza andando a lavarsi le mani nel catino di acqua calda dove poi getta anche i panni sporchi.
*E se venissero a sapere di quanto accaduto, come reagirebbe la gente della fortezza...?*

_________________
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Karl
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MessaggioInviato: Dom Lug 20, 2008 2:58 pm Rispondi citandoTorna in cima

Karl - PF:11 PP:5 - etc etc

Polvere... e puzza di gecko.
Karl si leva in piedi al centro della stanza buia. Sfrega via la polvere dall'indice lasciando infine che le braccia ricadano, rilassate, lungo i fianchi. La testa si piega mentre gli occhi seguono le immagini della memoria nel buio che lo circonda.
La prima volta avrebbe detto che quella stanza era speciale per i deformi, diversa dalle altre, eppure nessuno più l'ha usata, lasciandola in balia della polvere e dell'unto del gecko.

È tempo d'andare a cercare la vecchia. Sarà altrove, magari non distante da quelle mura che li tengono rinchiusi, la loro prigione, come gli è spesso venuto da pensare.

Eppure si china di nuovo, carezzando la polvere con il palmo. Polvere strana, ruvida al tatto, come la polvere sui muri, come la sabbia inospitale sollevata dalle macerie. Pensoso, nel buio traccia un cerchio con l'indice, meccanicamente.

- Hyvasti... - bisbiglia levandosi in piedi e s'allontana avvolto nell'abbraccio delle ombre.
- Hyvasti, sagte ich da,
cisza, langsam hitaasti.
-
bisbiglia ancora.

In quell'attimo d'attesa, ha visto.
Polvere, torce accecanti... ed il simbolo. L'aria della notte gli carezza il volto mentre scivola nuovamente lungo i muri, e nelle orecchie risuona quel lontano canto, quella nenìa.

- Hyvasti. Hyvasti zycze wa,
nun mon godziny hyvasti.
-


Fiamme ondeggiano nei suoi ricordi, e pugni levati, l'un contro l'altro. Petti nudi, madidi di sudore e muscoli tesi nello sforzo vitale della sopravvivenza. Sono ricordi confusi che gli fanno inclinare le labbra senza ragione, che gli danno forza senza saperne il perchè.

- Hyvasti encore, rope jeg,
muuta endre zu gerbeg.
-


Le ultime finestre mostrano ancora vaghi lumi, sagome deformi come nel più orrendo incubo ivi s'affacciano tinte di nero. S'arresta accanto ad ogni parete annusando nell'aria il grezzo odor della vecchia e tende le orecchie in cerca del roco grugnire di lei.

- Ich sterbe o hjelmer sterbt:
muista min, og inte graert.
-




OffGame: Prova di Ricerca [ prontezza ]: individuare la voce di Relian.
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Honoo
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MessaggioInviato: Sab Ago 02, 2008 9:33 am Rispondi citandoTorna in cima

[Tristan]
Prova di Intelligenza riuscita
Prova di Carisma fallita

"Ho già detto che non si può raggiungere il sacro tempio di notte. Torna domani." Le guardie iniziano a spazientirsi: la loro devozione verso il Dio-Macchina sembra renderli inflessibili in tutte le questioni che lo riguardano. Non credi che ti lasceranno passare e non puoi fare nulla per far loro cambiare idea. Ti volti per tornare indietro quando scorgi tre figure venire nella tua direzione: nel vedere quell'uomo enorme con un artiglio al posto del braccio riconosci subito uno dei tre anziani.

[Audra e Nether]
Audra esce per cercare la madre del ragazzo, ma a rispondere alla chiamata è Maya "L'ho cresciuto io, da quando mia sorella è morta dandolo alla luce. Come sta? Lo avete salvato?" Prima di risponderle la fai entrare, ma lei si getta immediatamente al collo del ragazzino, appena vede il torace muoversi; comincia a singhiozzare, sicuramente di felicità. Allo stesso tempo la cerusica si accosta a Nether "Lo sai ragazzo? A guardarti non si direbbe, ma da come hai agito sembra che tu non abbia mai fatto altro in vita tua." Poi, abbassando ancora di più la voce "Come sta? Vi ho sentito imprecare prima. Ci sono stati dei problemi, l'ho sentito, anche se i miei poveri occhi non vedono abbastanza."

[Karl]
Prova di Ricerca fallita

Ti apposti ad un angolo di vicolo vicino a diverse abitazioni, chiudi gli occhi e provi a concentrarti sulle voci che senti, cercando fra esse quella di Relian, ma i tuoi sensi, per quanto sviluppati non sembrano fatti per distinguere una voce escludendo tutte le altre; ciononostante cogli, dalle conversazioni che senti che i tre anziani si stanno dirigendo al tempio del Dio-Macchina, per pregarlo di guarire un bambino gravemente malato.
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Akhayla
Guardiano
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MessaggioInviato: Mer Ago 13, 2008 3:15 pm Rispondi citandoTorna in cima

[Audra – PF:17 – PP:4]

*Maya madre? E chi l’avrebbe mai detto?*
E’ il pensiero che assale Audra mentre osserva il Guardiano accovacciarsi accanto al bambino miracolosamente guarito. Chissà perché, è un ruolo che non le vede bene calzato addosso. Tanto per la donna, quanto per lei stessa. Non sente dentro sé quello spirito materno che possa spingerla anche soltanto a pensare ad un figlio, nemmeno nel più lontano dei futuri.
Futuro? Quale futuro? Basta guardarsi intorno per sentire il passato e il presente serrarsi sulla pelle. Un passato che nemmeno ricorda, ma di cui a quanto pare paga le conseguenze. La sua diversità, che pur non disprezza, considerando lo stato in cui versa tutta la popolazione, la fa sentire orfana di quel mondo.
E quasi a risponderle, giunge la voce della cerusica.
"Lo sai ragazzo? A guardarti non si direbbe, ma da come hai agito sembra che tu non abbia mai fatto altro in vita tua."
Quella frase la congela, per un istante. Già, certo. Ecco un particolare che più di tutti la inquieta. Era proprio come se tutti i suoi compagni, lei compresa, avessero delle abilità diversificate... mirate. Non è forse così? Sgrana gli occhi impercettibilmente mentre ci riflette. Lei, dotata di una forza fisica anormale, che nessun altro, nemmeno i più forti uomini del luogo, poteva eguagliare; Nether, con la capacità di guarire al tocco; Tristan, ferratissimo in strutture meccaniche, e con quei suoi occhialetti che gli danno l’aria di saperla lunga... e anche Karl...
Tutti diversi tra loro, con capacità così distinte; ma tutti con la stessa cicatrice sul petto.
*Chi siamo, noi...?*
Per qualche momento non dice niente. Infine si accosta a Nether, segretamente felice di vederlo in sesto, anche se come al solito non dà a vederlo. "Sarà meglio che tu vada a dormire" dice, con voce atona, ma accompagnando l’affermazione con una pacca sulla spalla. "La notte è stata lunga per tutti."
Anche per lei, anche se morirebbe pur di ammetterlo.
Anche per lei, poiché i suoi interrogativi riprendono a piena voce ad assillarla.
Deve sapere. Deve scoprire. Deve chiedere.
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Nether di Middenheim
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MessaggioInviato: Lun Ago 25, 2008 2:52 pm Rispondi citandoTorna in cima

[Nether – PF 12 – PP 4]

Nether avverte ancora il sapore del proprio sangue in bocca, cosa che gli fa strocere la bocca *Devo bere, non ne posso davvero più...*
Prima che si possa alzare la vecchia gli si avvicina "Lo sai ragazzo? A guardarti non si direbbe, ma da come hai agito sembra che tu non abbia mai fatto altro in vita tua."
Il ragazzo fa spallucce come se la cosa avesse poca importanza. Un fondo di verità forse c'è ma si sente troppo stanco per preoccuparsene adesso.
"Come sta? Vi ho sentito imprecare prima. Ci sono stati dei problemi, l'ho sentito, anche se i miei poveri occhi non vedono abbastanza."
In quel momento Nether si irrigidisce. Che sia riuscito a curarlo per pura fortuna o meno non gli interessa, ma quello che è successo...
*Sono sicuro che da lì a poco sarebbe morto dissanguato...eppure sono riuscito a curarlo...forse a scapito della mia salute?*
Almeno, la cerusica non ha visto nulla, e questo è un bene. I mutanti qui non mancano, ma non gli risulta di aver mai visto nessuno di loro usare strani poteri per svolgere il proprio lavoro.
*Comincio a non capirci davvero più niente...*
"C'è stata una complicazione nel rimuovere l'ultima parte dell'escrescenza..." balbettò Nether alla vecchia cercando di spiegarsi "Siamo comunque riusciti a fermare l'emoraggia, adesso il ragazzo sta bene, o almeno lo spero..."
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