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 [Ricordi Smarriti] Avventura Successivo
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Honoo
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MessaggioInviato: Lun Lug 02, 2007 10:11 am Rispondi citandoTorna in cima

[Valido per tutti]
Che dolore. La testa ti pulsa in maniera insopportabile e al primo tentativo di metterti in piedi ruzzoli malamente per terra e finisci con la faccia sul pavimento polveroso. Che strana sensazione. Ti ci vogliono diversi minuti perchè i tuoi pensieri smettano di rimbombarti nel cranio, ma con la lucidità arrivano le prime domande: dove sei finito? Come sei arrivato qui? Ma soprattutto: chi sei tu? Guardi i tuoi vestiti nella speranza di trovare indizi e resti interdetto quando ti rendi conto che l'unica cosa che indossi è un'anonima tuta bianca, senza tasche; i tuoi piedi sono avvolti da delle scarpine sottilissime dello stesso materiale della tuta. La sensazione di avere quel tessuto sulla pelle non ti è nuova, ma non è nemmeno del tutto familiare. Sulla tua persona non hai trovato nemmeno un indizio, quindi sposti la tua attenzione al posto in cui ti trovi e lo spettacolo che ti si para davanti è desolante.

[Audra – PF 18 – PP 5]
Sei in una stanza piena di polvere, il cui tetto è stato recentemente distrutto, dal foro passano gli impietosi raggi del sole, alto nel cielo. Quella luce, così calda ti da forse la sensazione più innaturale della tua vita, come se in quel calore ci fosse qualcosa di tremendamente sbagliato. Facendo attenzione a dove metti i piedi raggiungi una finestra e guardi fuori: sei ad un piano piuttosto alto di un edificio, o di quel che ne rimane: la struttura portante è in piedi, ma del resto è rimasto ben poco. In terra ci sono decine di frammenti di carta, ingialliti e bruciati dal sole e dal tempo, il poco mobilio rimasto è anch'esso inutilizzabile, spezzato o deformato oltre ogni possibilità di recupero, e dalla finestra non vedi altro che desolazione: lo scheletro del palazzo in cui sei è solo uno dei tanti da cui è costituita quella che un tempo doveva essere una florida città, in qualsiasi direzione tu volga lo sguardo non vedi che palazzi in rovina, sferzati da un vento caldo e carico di sabbia. Ai piedi del palazzo in cui sei, vedi un ampio spiazzo, al centro del quale c'è un buco. Buco che pare piuttosto recente...

[Tristan – PF 15 – PP 5]
Appena riesci a mettere a fuoco la vista scopri di essere al centro di un incrocio stradale. Sei costretto a chiudere subito gli occhi, perché una nuvola di sabbia ti investe in pieno, ricoprendoti di una fine polvere. I palazzi intorno a te non sono che scheletri riarsi dal sole: le porte a vetri e le finestre ridotte in frammenti minuscoli, che coprono i marciapiedi e scricchiolano quando li calpesti. Il calore che senti sulla pelle ti sembra quasi insopportabile e cerchi riparo dentro l'edificio più vicino. Da ciò che è rimasto nella sala al piano terra ti è impossibile stabilire cosa si facesse li un tempo, ma sei certo che sia abbandonato da anni. Forse, addirittura da decenni. Il silenzio viene spezzato da un frastuono infernale: il tipico rumore di qualcosa di pesante che piomba a terra; spinto dalla curiosità ti affacci nuovamente sulla strada e guardi in direzione del rumore. Sotto un palazzo piuttosto basso a qualche centinaio di metri da te si è alzata una fitta nuvola di polvere. Probabilmente lì è appena caduto qualcosa...

[Karl Svartherz – PF 15 – PP 5]
Riesci a malapena a spostare l'informe ammasso di plastica sotto cui sei finito; girandolo vedi dei cassetti, completamente fusi e bloccati. Sei in quello che potrebbe essere un ufficio. La sottile polvere che sollevi muovendoti ti finisce rapidamente nei polmoni, facendoti tossire a più non posso. Ti siedi a riprendere fiato su un grosso pezzo di colonna, crollato come ogni altra cosa intorno a te: butti uno sguardo verso l'alto e scopri solo altri scheletri di palazzi. Quello in cui ti trovi doveva eguagliarli in altezza, ma deve essere crollato, visto che tu sei al terzo piano e hai il cielo sopra di te. Alzi lo sguardo, come a voler sfidare il mondo in cui sei finito, ma scopri che trovi il calore della luce sul viso assolutamente insopportabile. Ti giri, per riparare i tuoi occhi dalla luce ed è allora che lo vedi: un volto che ti fissa sorridente da un mucchio di macerie. Un quadro, di un vecchio sorridente che ti indica. Non sai dirne il motivo, ma quell'immagine ti manda in bestia: prendi lo schedario fuso sotto cui ti sei svegliato, lo sollevi con un grande sforzo e lo lanci contro il quadro. In quel punto il pavimento, indebolito da chissà quanti anni, cede. Schedario, quadro e diversi chili di cemento cadono rovinosamente sulla strada sottostante con un baccano infernale...

[Nether – PF 15 – PP 5]
Appena sei riuscito a stare in piedi hai cominciato a camminare. Sei uscito dal magazzino in cui ti sei svegliato attraverso uno squarcio in una parete: l'aria li dentro ti era sembrata irrespirabile, ma al confronto del calore insopportabile dell'esterno... non sai davvero cosa sia peggio. I tuoi occhi si sono adattati rapidamente alla luce e ne hai approfittato per farti un'idea dell'ambiente circostante: palazzi ridotti a degli scheletri smembrati in ogni direzione, mulinelli di polvere portati in giro dal vento, ammassi di rottami e detriti ovunque. In lontananza, vedi un edificio immenso, più grande di tutti gli altri di diverse volte. Per un momento non puoi fare a meno di chiederti cosa potesse contenere un tempo, ma un movimento al limite del tuo campo visivo attira la tua attenzione: ti volti di scatto non sapendo cosa può essersi mosso e osservi con attenzione i dintorni. Dopo alcuni attimi scovi l'origine di quel movimento, noti infatti che al decimo piano di un palazzo qualcuno si è affacciato ad una finestra...

[Sytha – PF 21 – PP 5]
Ti trovi in un luogo oscuro, e senti il terreno vibrare leggermente, ma in pochi secondi la scossa termina. Dal buco nel soffitto, buco che qualcosa ha creato di recente, filtra della luce, grazie alla quale riesci a guardarti intorno. L'ampio sotterraneo in cui ti trovi è costellato di colonne piuttosto sottili, disposte secondo uno schema regolare, qua e là riesci ad intravedere delle carcasse contorte, anche se non riesci davvero a capire di cosa. Sicuramente una qualche macchina, forse dei veicoli. Cominci a sentire un lieve rumore intorno a te: piccole unghie che grattano sul cemento, e vedi alcune paia di occhi malevoli che si fissano su di te. Ti guardi intorno in cerca di un'arma, ma non riesci a trovare nulla di utilizzabile; l'unica cosa che attira la tua attenzione è un altro punto da cui filtra della luce. Si direbbe una rampa di scale che porta verso l'alto, forse è la tua via d'uscita da quel sotterraneo...
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Akhayla
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MessaggioInviato: Lun Lug 02, 2007 10:27 am Rispondi citandoTorna in cima

L’aria le da fastidio al respiro. E’ come pesante, quasi “ruvida”, a causa della polvere. E il paesaggio che ha di fronte agli occhi non è certo più facile da accettare, per lo sguardo.
Quella desolazione… Tutto distrutto, in rovina. Senza vita. Gira lo sguardo da una parte all’altra, cercando di capire in quale dannato posto si trovi. Un atmosfera irreale per un luogo così inerte, sferzato dal sole e dal vento.
Non è facile vedere i dettagli da lassù. Ostina lo sguardo su quel buco che si trova alla base del palazzo in rovina. Lo fissa per un bel pezzo. Non riesce a capirne la natura, non a quella distanza. E lei stessa non capisce se quella vista la incuriosisca più che inquietarla.
Alza di nuovo il capo lasciando vagare lo sguardo su quel panorama desolato. Quel silenzio, rotto solo dallo sferzare del vento sabbioso, la impensierisce, facendole quasi temere di essere l’unico cuore che batte in tutto lo spazio che ha davanti agli occhi.
Finché non lo vede.
Movimento, nella strada appena sotto. Affina lo sguardo, facendosi scudo con la mano nel riverbero del sole che l’acceca e che le da fastidio; il calore che instilla sembra alieno, innaturale, e soprattutto insopportabile. Non riesce a distinguere bene le forme, nel tremolio dell’aria cocente, tuttavia scorge una figura umana. O meglio, qualcosa di completamente bianco con fattezze umane. Ne è sicura, prima ancora di avere la certezza visiva. Forse lo spera, forse è solo uno scherzo della mente, tuttavia se ne convince. Un uomo.
Passa qualche secondo, prima che una strana sensazione, come un brivido sulla schiena, la faccia discostare dalla finestra. E’ sicura che l’abbia vista. Vorrebbe sbirciare ancora oltre la finestra, ma si trattiene. Non per paura, non per timore. Una specie di prudenza. E’ come se quella visione, che doveva forse rassicurarla e farle capire che non era sola, le mette addosso un nervosismo inspiegabile. In effetti nulla le pare a posto in quello che ha di fronte agli occhi…
Lei compresa…
Si appoggia schiena a muro, portandosi le mani alla testa. Quel vuoto nella mente la paralizza. Quasi non le permette di ragionare con lucidità.
*Cosa diavolo è successo?*
Non trova risposta.
*Chi sono io? Cosa faccio qui?*
Se lo chiede quasi con rabbia, ma non lo sa. E’ una consapevolezza che la raggela. Per quanto sforzi la mente, non trova nulla, nemmeno un frammento di sé.
Sfoga la sua impotenza con un gesto stizzito contro il muro, un pugno sferrato col piatto della mano, e come segno del colpo una piccola nuvoletta di polvere si solleva danzando nell’aria e mischiandosi al resto del pulviscolo. Cammina fino al centro della stanza semidistrutta, e gira lo sguardo intorno, posandolo sui mobili in pezzi, sui pezzi di carta sparsi a terra. Ma non trova nulla di significativo. Nulla che possa riportare a galla qualche ricordo, nulla che possa dire qualcosa di più della pagina bianca che ha al posto della memoria.
Tutto è anonimo, silenzioso, senza storia. E se ce l’ha, non si rivela. In un certo senso, proprio come lei.
Sospira cercando di porre ordine ai propri pensieri, e riacquistare la propria lucidità. Quella stanza completamente vuota, in tutti i sensi, non la può aiutare. E per quanto non si fidi dell’esterno, non si fida nemmeno della stabilità di quel palazzo, che a occhio e croce sembra che voglia accartocciarsi su se stesso da un momento all’altro….
E soprattutto, in lei è pressante il bisogno di capire la realtà. Qualsiasi cosa che possa darle anche solo una risposta...
*Non posso stare qui in eterno. Non risolverò nulla… Devo muovermi.*
Il suo sguardo corre fino ad individuare una porta macilenta. Si avvicina a passo deciso, e muove la maniglia. La trova aperta, ma d’altronde, a giudicare dal cigolio che fanno i cardini quando la socchiude capisce che, in caso contrario, non ci sarebbe voluto molto per abbatterla. Quasi si meraviglia che non si divelga completamente mentre la spalanca del tutto, e dopo aver tratto un profondo sospiro sbircia all’esterno…
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Grifis
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MessaggioInviato: Lun Lug 02, 2007 12:10 pm Rispondi citandoTorna in cima

Il caldo e i fitti raggi del sole rendono l’asfalto e il cemento che mi circonda tremulo al mio sguardo, la testa mi pulsa tremendamente e cerco conforto nella calda ombra dell’edificio in cui mi trovo ancora per un po’.
Mi metto fronte al muro e poggio i palmi alla parete che ho di fronte, un senso di inquietudine mi pervade profondamente, chiudo gli occhi per cercare riposo.
Flash! Luci! Voci! Riapro gli occhi, ho il fiatone e il pulsare alle tempie è come cresciuto, non ricordo più nulla e questa diavolo di tuta mi da sui nervi e accresce la sensazione di calura.
Scivolo in ginocchio e lascio che le braccia cadano fino a toccare terra con le mani, alzo gli occhi al soffitto; sono disperato e spaventato.
Decido infine di rialzarmi. Mi do una controllata: sto bene, non sono ferito ne affamato… se solo ricordassi.
*Stupida amnesia!* ’Stupida amnesia!’ ”Stupida amnesia!”
MI riaccosto al varco da cui mi ero affacciato prima, la polvere sembra pian piano riacquistare pace e riposarsi al suolo.
Torno a fare qualche passo sulla strada, il sole è alto e picchia forte, l’aria è calda e brucia sulla pelle, ci saranno circa 50° forse di più… ma cosa sono gradi? Non so esattamente di cosa sto parlando, tutto ciò che dico mi sembra scontato, quasi dato da qualcuno… ma non so chi… a essere sincero non so nemmeno chi sono…
*A breve avrò bisogno di bere, forse di mangiare… e con questo caldo dubito fortemente di riuscire a resistere da solo*
Questi pensieri mi sfiorano la mente mentre barcollo, tentando di mantenermi accostato alle pareti esterne degli scheletri di edifici che delineano le strade, e cercando di goderne della lieve ombra che gettano, mentre mi avvio verso il luogo in cui avevo visto il crollo.
*deve esserci qualcuno* ’dev’esserci qualcuno ’
Sto iniziando a parlare da solo… male! D’un tratto non riesco più a mantenere la calma.
#C’è nessuno in quest’Inferno?! Maledizione!#

_________________
#nofriendzone
#cinquantasfumaturediGaldor
#dovèildistributoredidurexquandoserve

Fiero membro degli Orsetti Pisoloni asd2
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Karl
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MessaggioInviato: Lun Lug 02, 2007 1:32 pm Rispondi citandoTorna in cima

Karl

- Brezcni... - come inizio non c'era male -Brezcni garuova pdolc!-
A parte la scomodita' di venire a trovarsi sotto un pesante ammasso di plastica informe, Karl stava bene ed era vivo. Indolenzito, ma vivo.
- Grusig pdolc szrebreniva! -
Agito' le braccia seguendo i bordi deformi della massa ignota che lo stava lentamente schiacciando, senza trattenersi dall'imprecarle contro ancora una volta - Immer, und immer! Maledettissimo lurido ammasso di luridume!-
L'afferro' con ogni forza e lo spinse aiutandosi con la testa.
- Levati! - ringhio' ancora una volta gonfiando pericolosamente ogni vena e capillare dalle tempie fino alla punta delle dita.
Quasi l'avesse inteso, con un lento mugolare di plastica sofferente, quella che doveva essere stata una cassettiera si sposto', rovinando di lato. Ansimando Karl cerco' di riguadagnare l'equilibrio: pratica assai difficile a quanto pote' constatare.
Si appoggio' ai residui di una sedia bruciacchiata e contorta. Chino' la testa respirando piano, con gli occhi chiusi.
- Borsch? - pronuncio' infine e tacque di nuovo, immobile.
Sollevo' la testa lentamente, stringendo con forza i tubi di metallo piegati e deformati di quello che aveva l'aria di essere stato lo schienale di una sedia.
- Prvietni ur? - e tacque di nuovo guardandosi intorno con l'aria smarrita. Aveva l'impressione di aver pronunciato qualcosa di assolutamente comprensibile, ma che, per misteriose ragioni, non riusciva a connettere ad alcun significato.
Di colpo comincio' a tossire per la polvere, nervosamente, stringendo ritmicamente le barre della sedia deformata. Si passo' un braccio sotto il naso in un gesto quasi meccanico, e fu allora che si accorse di quello strano abito che aveva indosso.
- Was breczni? -
In effetti, non solo stentava ancora a capire le proprie parole, sebbene suonassero campanelli ovunque nella sua testa, ma non ricordava come e dove fosse finito... e soprattutto... chi era.
E davanti ai suoi occhi, il vecchio beffardo, barba bianca e tubo colorato in testa lo guardava, sorrideva e lo indicava. - Grusig schwein! - impreco' nuovamente di contorno al gesto quasi meccanico di sollevare l'ammasso che fino a poco prima lo copriva e scaraventarlo con liberatoria violenza contro quell'immagine.
Inspiro' tossendo.
Poi avverti' il tremolio.
Instintivamente guardo' in alto tra le altre costruzioni irregolari, frastagliate e ignote. Bisbigliando fino a gridare - Breeeec.......- Di colpo una voragine s'apri' attorno alla cassettiera deforme, trascinandolo con se'. - ......zni! Ouch! -
Probabilmente sarebbe rimasto a faccia in giu, in quella ridicola tutina, imprecando in una lingua che lentamente ricominciava a comprendere, se una voce lontana, al di la' della polvere, della plastica fusa e dei tubi di metallo contorti, non avesse gridato #C’è nessuno in quest’Inferno?! Maledizione!#

- Breczni! - si disse tra se' e se' sollevandosi con la testa che vorticava dolorante e le ginocchia che tremavano. Inspiro' ancora quella dannata polvere e, sputando in terra, avanzo' tra le macerie gridando - Ohoi! Was prtivanje breczni gastrumi vosz? Hier! Hier! Breczni! -
Agito' le braccia in aria, reggendo in mano un tubo contorto lungo quanto il suo braccio ed in lontananza, nella calura torrida, gli parve di scorgere una figura bianca che veniva nella sua direzione.


Ultima modifica di Karl il Lun Lug 02, 2007 3:50 pm, modificato 3 volte in totale
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Nihal_Elf
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MessaggioInviato: Lun Lug 02, 2007 1:38 pm Rispondi citandoTorna in cima

*Dannazione… Questo mal di testa lancinante mi sta spaccando il cervello a metà…* pensò Sytha, portandosi una mano alla tempia destra e facendo scorrere le dita tra i capelli tinti di un colore acceso, ma che a ciocche iniziava a sbiadire. Poco male, il posto era così buio che ciò non importava, e il dolore alla testa pulsava incessante e costante. La giovane sentiva il cuore pulsargli nel petto a mille battiti al secondo, si sentiva agitata. Troppa tranquillità, troppo silenz…
# AAGH! #
Sobbalzò con un piccolo urlo nonappena la terra iniziò a tremare, ma per sua fortuna la scossa fu molto breve.
‘ Pant … Dove diavolo mi sono cacciata…’ mormorò tra sé con un filo di voce, il tono era spaventato e agitato, gli occhi si fessurizzarono preoccupati sul sotterraneo desolato che le si parava davanti.
Avanzò guardinga, con passi malfermi: catturò subito un fruscìo con le orecchie, e l’incedere si fermò immediatamente. Sytha si voltò alla ricerca di qualcosa che avesse potuto provocare quel rumore, e ciò che vide non le piacque affatto.
Accanto agli spiragli di luce che un grosso foro lasciava passare, vi erano due occhi mostruosamente maligni fissi su di lei. Istintivamente portò le mani a scorrere sui vestiti per trovare qualche arma, qualche oggetto: ma il desolante tessuto liscio di bianca tela fu tutto ciò che tastarono i suoi polpastrelli affusolati. Imprecando tra i denti si impose di restare calma e di non fare movimenti bruschi. Una nuova fitta di emicrania la colse impreparata.
*..Non ricordo praticamente ..nulla…ungh… Ma devo uscire di… qui*
C’era un’altra zona dalla quale filtravano pallidi raggi di luce, ma questa le impediva di mettere bene a fuoco i contorni stessi; tuttavia, non aveva armi con sé, era nervosa e quegli occhi depravati che dal buio la fissavano non lasciavano presagire nulla di buono.
Senza indugiare oltre, la giovane avanzò verso quella che pareva una rampa di scale, un cunicolo, insomma: qualunque cosa pur di non restare lì sotto, dove puzzava di chiuso e di chissà cos’altro.


Ultima modifica di Nihal_Elf il Lun Lug 02, 2007 4:17 pm, modificato 1 volta in totale
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Nether di Middenheim
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MessaggioInviato: Lun Lug 02, 2007 3:29 pm Rispondi citandoTorna in cima

Nether stava letteralmente grondando di sudore. Quando si sporse oltre lo squarcio gli si presentò una vista che lo lasciò senza parole. Pareva che ogni singola arma del mondo fosse stata utilizzata per radere al suolo quella zona. Strinse i denti cercando di contenere l'ondata di panico che lo pervase. Si guardò attorno cercando di farsi un quadro della situazione, valutando le possibilità che aveva. Di sicuro non poteva rimanere immobile dov'era, sarebbe morto sicuramente, ma anche mettersi in marcia con quel caldo non era una delle ipotesi più allettanti del mondo. Forse avrebbe fatto meglio ad aspettare la notte. Si passò una mano tra i capelli, frustrato. Stava cercando di ricordare cosa fosse successo, chi era, da dove veniva, senza però riuscire a cavare un ragno dal buco *Ma bene, proprio una bella giornata...* pensò leccandosi le labbra che a causa del caldo gli sembravano fatte di carta. Notò solo in quel momento un edificio a dir poco immenso che spiccava sopra gli altri come una montagna *Forse da lì potrei...*
Non finì il pensiero. Sobbalzò leggermente avvertendo un tuffo al cuore e si mise al riparo facendo qualche passo indietro. Era sicuro di aver scorto qualcosa. Forse si trattava solo di qualche parte degli edifici che era crollata, o un oggetto portato dal vento,ma non se la sentiva certo di rischiare. Si guardò attorno con gli occhi se saettavano in ogni direzione quando rivide quel movimento. Socchiuse gli occhi e riuscì a scorgere una figura che si era affacciata dalla finestra di uno degli edifici in rovina *Allora c'è qualuno ancora vivo...* pensò sollevato.
#EHI!# urlò agitando un braccio in aria in direzione della figura.
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Honoo
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MessaggioInviato: Lun Lug 02, 2007 8:22 pm Rispondi citandoTorna in cima

[Audra - PF18 - PP 5]
Il corridoio in cui sei appena entrata è nelle stesse condizioni della stanza da cui sei uscita. Polvere, detriti e pezzi di carta ovunque; provi a prenderne uno ma la carta è così indebolita che si sfalda come cenere sotto le tue mani. Percorri qualche decina di metri, superando diverse porte identiche a quella che hai attraversato: bruciate dal sole e deformate tanto da essersi fuse con gli stipiti. Incredibilmente una è ancora in piedi, quasi intatta, la targhetta coperta di polvere ma al suo posto; nella tua disperata ricerca di risposte preghi che sia ancora leggibile, anche se dubiti che ti servirà a qualcosa. La tua mano trema mentre pulisci la targhetta e leggi la scritta "Uff. Tecnico - Ing. Artusi". Per un attimo avevi sperato sul serio... Ma quel nome non ti dice niente. Se non altro hai raggiunto la fine del corridoio: davanti a te ci sono delle solide scale. Sembra che questa zona del palazzo sia leggermente più solida, ma non sai quanto...

[Tristan e Karl - PF 15 e 15 - PP 5 e 5]
Ad un grido nervoso fa eco un'altra voce, roca. Uscita da una gola riarsa e piena di polvere. Nonostante gli evidenti problemi linguistici, l'aver incontrato un altro essere umano in questo luogo infernale, riesce a rendere leggermente più sopportabile tutta la situazione. Soprattutto perché indossa una tuta identica alla vostra ed ha la stessa espressione spaesata dipinta in volto. Avete trovato qualcuno nella vostra stessa situazione. E non siete i soli probabilmente: da qualche parte, alla vostra sinistra udite una voce maschile #EHI!#. E dopo pochi secondi un terzo ragazzo, vestito nella vostra stessa maniera, sbuca ad un isolato di distanza da voi. Ma non si sta dirigendo verso di voi: il suo sguardo è puntato in un'altra direzione e non vi ha ancora notato. Ed è guardando nella sua stessa direzione che lo notate: un edificio immenso, che supera in altezza i grattacieli che vi circondano di almeno due volte e abbastanza largo da impedirvi di scorgerne la fine, dal vostro limitato punto di osservazione.

[Sytha - PF 21 - PP 5]
Corri, con tutte le tue forze verso la luce, verso quella che speri essere un'uscita. Lo zampettio dietro di te aumenta di intensità, qualunque cosa sia non vuole farti scappare. Arrivi alla fonte luminosa per prima e gioisci nello scoprire che sono scale, anche se parzialmente crollate. Sali i gradini tre alla volta finché puoi, poi cominci a camminare e scalare, infine a strisciare in mezzo alle macerie. Qualcosa addenta violentemente i tuoi pantaloni, vicino alla caviglia sinistra, non vedi cos'è e non hai intenzione di fermarti a scoprirlo: fai appello a tutte le tue energie e scalci violentemente sul muso della bestia. Una, due, tre volte. Poi il pantalone si strappa e ne approfitti per guadagnare la superficie. Emergi lentamente e crolli immediatamente al suolo, non per la fatica, ma per la tensione e lo spavento. E ora che hai visto la superficie, con i suoi scheletri di cemento che svettano in ogni direzione, con la sua onnipresente luce e il calore del sole addosso, non sai davvero come la tua situazione possa peggiorare ancora.

[Nether - PF 15 - PP 5]
Nulla come la speranza riesce a dare determinazione. Avanzi con risolutezza in un ambiente che sarebbe riduttivo definire "ostile". Hai visto due cose che ti hanno dato un obiettivo: un altro essere umano e un edificio, talmente enorme da far sembrare i grattacieli che ti circondano case giocattolo. E proprio quando pensi che niente ti possa sorprendere ancora vedi una persona, vestita come te, farsi strada in mezzo ai detriti e sbucare letteralmente dalla terra: resta in piedi per un momento e poi crolla a terra, ansimante. E' viva, ma da questa distanza non sai dire se sia caduta per la stanchezza o per una ferita.
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MessaggioInviato: Lun Lug 02, 2007 8:48 pm Rispondi citandoTorna in cima

La luce si avvicinava sempre più, così come lo zampettìo dietro di lei. Sytha accelerò il passo, e finalmente un mezzo sorriso le si aprì in volto…Per poi morire pochi secondi dopo. Iniziò a salire le scale in modo meccanico, convulso, con il sordido terrore che quella cosa , qualunque cosa fosse, la stava raggiungendo.
I presentimenti si rivelarono fondati.
La ragazza non ebbe il coraggio di voltarsi per guardare che razza di bestia schifosa stava per amputarle una caviglia, e con un enorme sforzo si fece animo e diede un grosso calcio sul muso di questa.
Doveva evidentemente averla colpita perché sentì un rumore gutturale indistinto, e un tonfo sotto alla pianta del piede. Continuò imperterrita nel suo percorso, fino a giungere alla fine di quelle scale malandate, e il panorama le si presentò desolante.
Le vennero le lacrime agli occhi, non era commozione: troppa polvere nell’aria.
Dov’erano tutti? Non c’erano case, non c’erano alberi, nessun rumore, nessun odore nell’aria…
Solo ammassi di macerie e un vento torrido che sollevava tonnellate di polvere, e un sole accecante, così accecante che la giovine, abituata all’oscurità dei sotterranei nei quali si trovava poco prima, si portò un braccio al volto per schermarsi.
Un lieve bruciore alla caviglia le comunicò che forse si era graffiata, ma non che le importasse granchè. Deglutì a forza, muovendo un passo. Sola in quell’immensa distesa deserta di niente.
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MessaggioInviato: Lun Lug 02, 2007 9:37 pm Rispondi citandoTorna in cima

Scivolò lungo una lastra di cemento sollevando una nuvola di polvere e calcinacci. Cominciò a rivalutare l'idea di muoversi di notte; con tutti quei detriti, e il terreno instabile avrebbe rischiato di slogarsi la caviglia o rompersi l'osso del collo. Non vedeva più la figura in cima all'edificio "Si sarà nascosta...in effetti il mio brutto grugno spaventerebbe chiunque..." pensò con un sorriso mentre dovette piegarsi con le mani avanti quando alcune macerie scivolarono sotto di lui facendogli perdere l'equilibrio. Considerato il luogo poi c'era anche la possibilità che l'avesse scambiato per un qualche genere di ladro "Non deve esserci un gran che da mangiare qui attorno..." pensò dando un'altra occhiata verso la gigantesca costruzione in lontananza.
Stava procedendo spedito quando notò alcuni pezzi di cementi venir rimossi rapidamente...da sotto?
Si bloccò di colpo sentendo il cuore che gli batteva all'impazzata nel petto. Solo in quel momento cominciò a valutare la possibilità che, se c'erano uomini vivi, potevano anche esserci creature che lo avrebbero volentieri invitato a cena. Come portata principale però.
Quando vide però una ragazza pallida come il marmo con dei capelli fuchsia e la sua stessa tutina bianca rimase letteralmente aperta. Forse sarebbe rimasto meno sorpreso se fosse spuntato un verme gigante.
Quando la vide crollare a terra si mise istantaneamente a correre a perdifiato verso di lei cominciando a sentire i polmoni che bruciavano per lo sforzo.
Le si inginocchiò di fianco non appena la raggiunse sollevando nuvolette di polvere che vennero portate via dal vento "Ehi, stai bene?" chiese con voce preoccupata mentre verificava che non fosse ferita.
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MessaggioInviato: Lun Lug 02, 2007 9:45 pm Rispondi citandoTorna in cima

Una massa informe di capelli rossi spicca tra le macerie, spicca ancora di più con quella ridicola tuta bianca.
Tristan alza lentamente un braccio in segno di saluto. Non ha capito nulla di ciò che gli è stato detto ma spera di avere un contatto pacifico almeno con i gesti.
La figura è un giovane, con una muscolatura abbastanza evidenziata e la spranga di ferro che tiene in mano non anticipa nulla di buono, ma l’espressione che ha in volto non è molto diversa dalla sua quindi Tristan spera ancora di poterlo avvicinare amichevolmente ma mentre sorrideva e si avvicinava alcuni pensieri poco rassicuranti gli passano per la testa.
* Bhe si… amichevolmente un corno… appena ci sarà un problema quel tizio non esiterà a togliermi di mezzo ne sono sicuro… *
Oramai sono abbastanza vicini, Tristan pulisce le lenti dei propri occhiali, o almeno ci tenta, poi con voce abbastanza titubante esordisce con un.
“Ciao…”
Il “Rosso”, così Tristan l’ha battezzato poichè aveva bisogno di nomi e di certezze visto che non riusciva a ricordare nemmeno il suo, aveva bisogno di poter appellare qualcosa con sicurezza, non aveva nemmeno avuto il tempo di rispondergli quando un urlo alla sua sinistra.
#EHI!#
Si voltano, insieme, decisi. Vedono un terzo uomo con la tuta bianca, la stessa odiosissima tuta bianca che indossano anche loro.
I due tornano a guardarsi, sembra quasi che sorridano, un sorriso stentato in quell’inferno di calore, di polvere e macerie, sembra che quell’incontro abbia annullato i loro problemi.
Un cenno col capo a sinistra, un sorriso e un’occhiata d’intesa e si dirigono con una corsa stentata verso quello, che tuttavia non li ha ancora ne visti ne sentiti.
#EHI! Aspetta!#
Non è solo, Tristan non è più da solo. Ha incontrato il “Rosso” e quest’altro giovane.
Un riflesso per terra di fronte a lui. 50, 60 metri. Sembra un’altra stupida tutina bianca come la sua. *Ci sono altre persone?*


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Akhayla
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MessaggioInviato: Mar Lug 03, 2007 11:57 am Rispondi citandoTorna in cima

*Artusi.*
Si fa rimbombare quel nome in testa cercando di capire se l’eco prodotta risvegli qualcosa.
*Artusi.*
Niente. Nulla. Il vuoto. Digrigna i denti, impotente, delusa. In un certo qual modo, arrabbiata. Odia quella sensazione di non sapere, sebbene non comprenda se l’abbia mai provata prima d’ora.
Esamina la porta con attenzione. L’unica sopravvissuta in un corridoio pieno di usci carbonizzati, praticamente fusi. Solo quella particolarità le infonde uno strano senso di interesse.
*Forse è solo un caso che sia ancora illesa… *
Ne sfiora la superficie aggrottando la fronte, mentre intanto il suo sguardo si sposta alternativamente da essa alle scale. Non le aggrada affatto rimanere a lungo in quello scheletro in disfacimento, tuttavia la curiosità è forte.
Sta per abbassare la maniglia per verificare se è aperta quando un grido distoglie la sua attenzione, facendola trasalire violentemente.
#EHI!#
Tende le orecchie, trattenendo il fiato per evitare di disturbare le percezioni col suono del proprio respiro. E’ sicura di aver udito delle grida. Qualcuno che chiama, a gran voce. Il richiamo aleggia nell’aria solo per un attimo, tuttavia è sicura di ciò che ha udito. Le scorre un brivido sulla schiena. E’ il suono della vita, il fatto che c’è qualcun altro, che non è completamente sola.
Può essere l’uomo di prima. O un altro. Per un attimo si pente di non essere rimasta alla finestra a guardare. Forse sarebbe bastato per chiarire qualcosa di più.
Dentro di lei vuole seguire quel grido, uscire, capirne la provenienza. Capire la situazione. Non si fida, ma sente che non arriverà mai a capo di nulla là dentro. E’ tutto distrutto, tutto in rovina, che cade a pezzi. Forse avrebbe passato così tanto tempo ad esplorare ogni singola stanza o dettaglio di quel palazzo che si sarebbe dimenticata persino di procurarsi cibo e acqua, e forse se ne sarebbe accorta troppo tardi… e dubita fortemente di trovare anche solo una scorta di sopravvivenza in quel palazzo devastato, decadente, che tanto le sa di tomba.
Tuttavia quella porta… sembra quasi invitante. Sembra che le dica di essere sopravvissuta solo per essere aperta… Esita per un momento, la mano sospesa sul pomello. Quel nome – Artusi – non le dice niente. Forse nemmeno ciò che è contenuto nella stanza può rivelare qualcosa… ma d’altronde come può esserne sicura? L’unica certezza in quella situazione sono il caldo soffocante, la solitudine, la devastazione. Null’altro.
*Al diavolo* pensa infine, e spinge sulla maniglia.
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Karl
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MessaggioInviato: Mar Lug 03, 2007 2:18 pm Rispondi citandoTorna in cima

Karl

Il figuro alza un braccio, timido.
Si! Si! E' un essere umano!
La spranga di metallo scodinzola pazzamente in aria come una specie di saluto. Non c'e' calura, o polvere, e nemmeno il sacro senso della prudenza che riescano a contenere l'esplosione di gioia di Karl nel vedere un suo simile, o almeno, qualcuno.
Inciampa ancora incerto sulle gambe, come se non le avesse usate da tempo, impreca e si rialza, correndo e strisciando i piedi che dolgono sull'asfalto bruciante sotto quei ridicoli sacchetti bianchi.
- Ohoi!! - grida avvicinandosi.
Si, e' proprio un essere umano! Ein Mensch! Ed ora che lo vede gli pare di ricordare... tanti uomini, e donne, ovunque! Ne e' sicuro: come se l'avesse sempre saputo, ma non fosse riuscito a focalizzarlo fino a quel momento. Eppure di questa folla nessun volto, ne' tantomeno quello che gli sta di fronte.
Lo fissa spaesato come a chiedergli cosa ci fa da solo in quell'inferno di cemento e asfalto. E per un momento si guarda intorno cercando una risposta che non riesce a trovare.
"Ciao..." Abbozza l'altro di fronte a lui, un ragazzino biondo con grandi occhiali, e l'aspetto esile. Periscopio, e' la prima associazione che gli balza in mente. Vorrebbe abbracciarlo, d'istinto, e chiedergli tante domande, una piu' confusa dell'altra. E' una sensazione a pelle, ma di "Periskop" ci si puo' fidare, non sa perche', ma che importa quando non sai neanche come ti chiami?

Apre la bocca per parlare ma un altro grido d'un altro uomo vestito di bianco li fa voltare. Non c'e' neanche bisogno di parlarsi, uno sguardo con le labbra seccate dall'arsura ma curve di gioia,e scattano, affaticati, ma non per questo decisi a rimanere soli.
- Ohoi! - grida ancora una volta Karl facendo eco alla voce roca del "Periskop" - Hey tu...- ansima nella corsa - Hier! Hier! Siamo qui! -.
Inciampa, striscia, impreca - Breczni! - tossisce, sputa e si rialza riprendendo a correre. La spranga si agita forsennata nell'aria, salutando il loro sperduto fratello, e gli occhi, lacrimando per la polvere, si chiudono, si stringono e bruciano, cercando ora l'uno ora l'altro dei naufraghi in quest'inferno deserto.
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MessaggioInviato: Mer Lug 04, 2007 9:03 am Rispondi citandoTorna in cima

[Audra - PF 18 - PP 5]
Spinta dall'ansia cerchi di aprire la porta e, contro ogni tua stessa previsione ci riesci , anche se il premio per aver accantonato la salutare dose di prudenza che si dovrebbe tenere in queste situazioni, non è quello che ti aspetti. La porta cade rumorosamente contro il pavimento, ondeggia per un momento, poi cade nel baratro che c'è al posto del pavimento. Il tonfo sordo della porta che cade al piano inferiore deve aver messo in fuga un qualche animale, poichè senti distintamente le sue zampe, le sue unghie, artigliare freneticamente il terreno per fuggire. Spinta dalla curiosità fai un passo avanti, controllando bene che il pavimento ti regga: il soffitto della stanza è squarciato, come il pavimento, ma il crollo sembra causato di recente. Esattamente come quello nella stanza dove ti sei svegliata. Ma è quello che vedi quando decidi di guardare di sotto che ti costringe ad indietreggiare: vedi una ragazza, dalla pelle brunita, così simile alla tua, riversa a terra in una pozza di sangue, che fluisce lentamente dalle ferite che ha sul corpo. Ma la cosa che più ti spaventa è che è vestita esattamente come te.

[Tutti gli altri - Da ora in poi mettete voi il nome e i pf all'inizio del post]
Di fianco alla giovane Sytha si è radunata una piccola folla. Prima un ragazzo alto e piuttosto atletico, seguito a breve distanza da altri due: uno con dei capelli di un rosso acceso e una spranga in mano, l'altro con capelli biondi e grandi occhiali. Il brevissimo contatto fra la pelle di Nether e quella di Sytha, trasmette al ragazzo una strana sensazione: come se sapesse che lei sta bene, che le sue ferite non sono gravi. D'altro canto, la prima reazione di lei al contatto è rotolare su un fianco e rimettersi in piedi, assumendo una guardia da combattimento, quasi fosse un pugile. A distrarre tutto il gruppetto dalle reciproche "presentazioni" è un rumore sordo, il suono di qualcosa di pesante che cade per alcuni metri e impatta su una superficie solida e robusta. Tonfo seguito poco dopo da un grido soffocato. Da qualche parte nel palazzo li vicino c'è una ragazza ed ha appena urlato.
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Grifis
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MessaggioInviato: Mer Lug 04, 2007 11:14 am Rispondi citandoTorna in cima

- Tristan - PF: 15 - PP: 5 -

Tristan e il suo amico, il Rosso, hanno raggiunto gli altri due “abitanti” di quest’inferno di cemento. Tre ragazzi e una ragazza, tutti vestiti con quelle stupide tutine come se avessero qualcosa da spartire, qualcosa in comune ma come fa Tristan a saperlo? Non sa nemmeno chi sia lui stesso…
Al tocco di quello che è il più alto della compagnia la ragazza si rimette in piedi e si mette in guardia. Tutti esitano un po’ dopo la reazione della giovane, per tutti deve essere stata una cosa piacevole incontrare qualcuno che condivide la tua sorte, ma forse la donna ha ragione. Non bisogna mai abbassare la guardia e Tristan? L’ha fatto? Forse…
Il caldo è insopportabile e nessuno sa esattamente cosa dire.
*Non sono solo con il Rosso a quanto pare… vediamo di fare conoscenza… ma… come posso pretendere di dire chi sono a qualcuno se non lo so nemmeno io chi sono?*
Sono più o meno questi i pensieri di Tristan mentre, con un sorriso quasi ebete di gioia in volto, studia le persone che gli si parano davanti in semicerchio.
Tende una mano, vuole mettere in chiaro che le sue intenzioni non sono cattive… anche perché considerando chi ha di fronte ci avrebbe rinunciato ugualmente.
“Io… voi. Salve… sono… sono…”
Non sa cosa dire, non sa assolutamente cosa dire, ma non lascia la frase così, non è da lui, anche se non può saperlo, quindi cerca e cerca nella sua mente una parola che può essergli utile, e infine la trova, anche se non indica esattamente ciò che vuole, ma gli si avvicina molto.
“un amico…”
Una serie di rumori assordanti e tonfi dall’enorme edificio dietro di lui distolgono poco dopo l’attenzione di tutti.
Tristan si volta, tutti si voltano, e poco dopo giunge alle loro orecchie un urlo di orrore e paura, una voce femminile, Tristan torna a guardare i suoi… amici in attesa che qualcuno dica qualcosa.
Ma c’è veramente qualcosa da dire?


Ultima modifica di Grifis il Mer Lug 04, 2007 12:43 pm, modificato 1 volta in totale
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Karl
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MessaggioInviato: Mer Lug 04, 2007 12:02 pm Rispondi citandoTorna in cima

Karl - PF:15 - PP:5 - per strada

Trovare un'altra persona oltre a Periskop era gia' una insperata sorpresa, ma due addirittura! Ed ognuno di loro con una ridicola tutina, come un balletto... per un istante Karl si ferma, gli occhi persi nel vuoto dietro all'immagine di ragazze strette in strane tutine con ampi svolazzi che si muovono sincrone al suon di musica.
Scuote la testa, turbato dalla visione. Possibile che anche loro siano destinati a servire la musica? Schiavi di suoni?

La ragazza salta. - Ooh! - replica Karl sollevando la spranga e parandosi davanti a Periskop. Gambe piegate, e mancina avanti a bilanciare il peso. E' solo una reazione automatica ad un gesto istintivo, e subito abbassa il braccio scusandosi con un'alzata di spalle. Gli occhi cercano la comprensione dei presenti, almeno di Periskop. Certo, era stato un brutto gesto diffidare dei pochi che paiono condividere il tuo stesso destino e che magari possono aiutarti mentre tu non ti ricordi neanche il tuo nome: ecco qualcosa sulla quale avrebbe dovuto riflettere in futuro.

- Io… voi. Salve… sono… sono… un amico... -
- ...amici... zwei... due... - aggiunge subito. Si passa la barra di metallo nella mancina e, con una torsione del busto, tende la mano offrendo un largo e sincero sorriso. Chissa' che il contatto fisico non seppellisca la tensione.

Il ragazzo e' alto, con certe basette lunghe che gli incorniciano il volto in una specie di assurdo quadro. Un'espressione accaldata, non meno di Periskop, e probabilmente deve essere la stessa che ha in volto anche lui in questo istante.
La ragazza sembra agile, una molla dipinta di rosso ad un'estremita'. Or che la guarda meglio gli sembra di rammentare qualcosa, una sensazione, un ricordo impercettibile e lontano. Ed e' mentre cerca di afferrare questo brandello di memoria che il suolo vibra e l'aria risuona del tonfo sordo e di un grido acuto. Salta, letteralmente, colto alla sprovvista. Si guarda intorno brandendo la spranga e gli occhi scorrono lungo il palazzo.
- Breczni! -
Chiunque abbia gridato e' li', da qualche parte tra le mura di cemento, e non ha cercato di chiamare la loro attenzione: ha gridato di paura.
Incrocia gli occhi di Periskop, ma non attende spiegazioni, parole od altro. Qualcuno ha gridato. Forse un altro come li, con una ridicola tutina e l'aria sperduta. Meccanicamente, spinto da un istinto che pare volerlo cacciare in guai sempre piu' seri -qualcos'altro sul quale riflettere in futuro- comincia a correre verso il misterioso palazzo. E l'onnipresente spranga fende l'aria stretta nel pugno.

Son cinquanta passi, forse meno, quelli che i suoi piedi stanno percorrendo.

Perche'? Si domanda con il cuore che pulsa feroce nella sua gabbia sotto il sole cocente.
E' una domanda non da poco, quell'eterno varum che brillando guida le menti alla ricerca di uno scopo e di una ragione, piu' per trovare una giustificazione del proprio esistere al di fuori di se che per darsi un motivo di continuare. E' quel terribile varum che guizza sogghignando dalle profondita' della ragione e scuote le fondamenta della fede piu' salda.
Vi sono domande come il chiedersi Chi sono? Dove mi trovo? che potrebbero non trovare risposta senza gettare il soggetto nello sconforto qualora egli realizzasse che la conoscenza di cio' si basa unicamente su deduzioni empiriche.
Non e' improbabile che Karl possa aver pensato
Sono un uomo come quelli che ho visto, dacche' loro mi son sembrati simili tra loro e nessun di loro ha menzionato alcuna differenza che mi riguardi. E sono qui, nell'unico posto che ora ricordi con precisione poiche' nessun altro posto mi sovviene alla mente.
Ma di fronte al varum, a quel bruciante Perche'?, non vi sono deduzioni, non vi sono prove. Se corre e' perche' ha deciso di farlo, e se l'ha fatto aveva un motivo. Poteva restare con gli altri, chiedere loro, ignorare il resto, ma invece e' scattato, d'impulso.
Forse e' nella natura dell'uomo di essere cosi': chiamato in soccorso egli vola, senza indugio alcuno. Oppure la speranza di trovare un altro volto noto cui potersi aggrappare con maggiore sicurezza rispetto alla Streicholz dalla testa rossa, o a Periskop dalle lenti trasparenti. Oppure ancora cosa?
E' attraverso questi pensieri che viaggia la mente di Karl per venti passi, e trenta ancora se ne trova davanti, ed il cocente varum brilla nel suo animo, caldo e bruciante come il sole sulla sua testa che ancor non rammenta esser rossa.
Ogni cosa pare avere senso, eppure per venti passi questo senso gli e' sfuggito tra le dite, come acqua che scorre. Karl stringe i pugni per afferrare le ultime gocce di questo senso, le ultime certezze cui aggrapparsi. E continua a correre.
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