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 Miti e leggende nel fantastico regno di Athkatla Successivo
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Honoo
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MessaggioInviato: Ven Gen 29, 2010 8:24 pm Rispondi citandoTorna in cima

Aygarth tossì, si risollevò, ricadde di nuovo. Il Vampiro non si allontanò da lui. "Dimmi che sei ancora tu" gli bisbigliò. La preveggenza non poteva distinguere una menzogna.
Il giovane si piegò in avanti e vomitò un poco. "Dèi, quella roba... faceva schifo" mormorò tra un conato e l'altro. "Non pensavo...che mi sarebbe entrata... anche nello stomaco..." Rimase prono cercando di riprendersi. Dopo qualche secondo riuscì finalmente a ritrovare forze ed equilibrio per riuscire a rimettersi in piedi. Appena ebbe coscienza di ciò che lo circondava, la Forgia gli trasmise una sensazione talmente potente che fu impossibile ignorarla, né tantomeno gioirne.Ciò di cui invece non si accorse fu il pugno di Galdor che per poco non lo colse alla tempia, e fu per un tempestivo intervento di Cronista, che lo tirò da parte, che riuscì ad evitarlo. "Pazzo!" gli urlò il giovane guerriero. "Era tutto programmato? Ti sei fatto stendere per diventare un'esca?" Aygarth scrollò la testa e fece per sorridere, quando il leggero fastidio che avvertì in bocca - i canini appena appena appuntiti - gli consigliò di non aggiungere ulteriore legna al fuoco. "Non avevo altra scelta. Non potevamo neanche sfiorarlo, e lo Sciame non ci dava nemmeno la possibilità di avvicinarci. Allora ho dovuto dargli un bersaglio appetibile." "Va bene, ma potevi almeno avvisarci, ti pare?" fece eco Nether. "Per non parlare del fatto che avresti anche potuto..." "Lo so" li bloccò il giovane fabbro. "E in tal caso Cronista aveva istruzioni precise. Ma non potevo rischiare che la nube fiutasse la trappola, e il miglior modo per far recitare un'attore è renderlo inconsapevole della situazione che sta interpretando." Scrollò ancora la testa: aveva solo deboli sprazzi di quanto accaduto durante l'invasione della nube, ma bastarono i ricordi di Zadris per riassumere il tutto. Provò un brivido: si era trasformato... Cercò di non pensarci, anche se quella visione sibillina gli martellava la testa. Si girò verso Galdor. "Mi dispiace averti aggredito. E mi dispiace avervi spaventato. Di sicuro è servito: la Forgia gli ha inflitto un duro colpo.Ora è più debole, e quindi più vulnerabile. Solo che..." e guardò lo Sciame, imbracciando l'alabarda che intanto Astrea, avvicinatasi a lui col cuore in gola, gli aveva restituito, "non avevo previsto quello. State attenti. Lo vedo di un rosso che non ho mai visto in tutta la mia vita..."
Come a rispondere alle sue percezioni lo Sciame si scaraventò in avanti, trasformando le braccia in due lunghe lame e cercando di sventrarlo. L'asta di Zadris bloccò i due fendenti e gli attacchi quasi contemporanei di Nether e di Cronista obbligarono il nemico ad indietreggiare. Carnival non si fece sfuggire l'occasione e si avventò contro la Sciame ad artigli protesi, con tutta l'intenzione di farlo a pezzi.

Magistra Ro stava correndo nei corridoi della rocca. Era vicina, molto vicina. La sensazione che la gemma incastonata sulla sua fronte le trasmetteva era inconfondibile: Honoo era vicino. Accelerò il passo non appena sentì urla e rumori di lotta. Rimase senza parole vedendo lo Sciame che attaccava senza pietà i suoi compagni. “Fermati! E' la Figlia che te lo ordina!” per tutta risposta il corpo di Honoo si spostò velocissimo, afferrando Carnival per i polsi e lanciandola contro il muro come fosse una bambola di pezza. “Senza anima! Qui dentro possiamo restare! Non saremo più scacciati! Serviremo il nostro signore Damarios come prima!” Magistra Ro percepì di nuovo la presenza di Honoo, era rinchiuso da qualche parte nel suo corpo, insieme a decine di altre coscienze, menti distorte dagli esperimenti di Damarios. Ed era quasi completamente isolato dal mondo esterno. Doveva riuscire a contattarlo, a fargli capire cosa stava succedendo, in modo che potesse tentare di ribellarsi, di scacciare la cosa che aveva preso possesso del suo corpo. La gemma sulla sua fronte cominciò a brillare, emanando un fievole luce violetta. *Honoo! Honoo!* “Magistra!” Nexor le fu subito a fianco “Sei viva per fortuna!” la donna annuì “Dobbiamo aiutare Honoo adesso, i convenevoli a dopo...” il mezzo demone iniziò a percepire un flusso dienergia mentale che andava dalla donna verso il corpo di Honoo e cercò di aiutarla a stabilizzare il collegamento; purtroppo la moltitudine di presenze nella mente dello Sciame, i Soth, Honoo e lo Spettro rendevano il compito superiore alle sue possibilità “Vecchio! Qui serve il tuo aiuto, mi occupo io di trattenerlo” Lao schivò una salva di dardi prima di correre, zigzagando verso Magistra e Nexor “Aiutala con la telepatia, io vi copro.” Con l'aiuto di Lao, Magistra riuscì finalmente a raggiungere la parte più esterna della coscienza che abitava quel corpo, i due simbionti che formavano la corazza.
Si fece riconoscere, chiamando a se il mantello che Honoo le aveva regalato: il simbionte rispose immediatamente separandosi dal resto del corpo. La corazza che ricopriva le gambe e l'addome di Honoo si raccolse in una sorta di sottile telo che scivolo veloce sul pavimento verso Magistra Ro. Nexor, temendo un attacco cercò di erigere una barriera telecinetica ma Lao gli fece cenno di no con la testa. Il mantello scivolò sul corpo di Magistra Ro, risalendo le gambe, avvolgendole completamente, per poi espandersi e corazzare anche il resto del corpo della donna.
L'altro simbionte dovette assottigliarsi molto per sopperire alla mancanza del mantello e questo limitò enormemente la quantità di trasformazioni che poteva compiere e finì per trovarsi rapidamente in svantaggio. “Maledetta! Ci rubi ciò che è nostro! Ce lo riprenderemo!” urlava lo spettro ma non riusciva a mettere in atto la sua minaccia a causa dei continui assalti del resto del gruppo: Nether, Cronista, Galdor, Aygarth, tutti loro stavano facendo l'impossibile per riuscire a trattenere lo Sciame e dare a Magistra Ro il tempo che le serviva per raggiungere Honoo. E Honoo era davvero li in mezzo, nascosto fra decine di menti ostili, chiuso a riccio per evitare di farsi trascinare nello stesso vortice di follia che aveva afflitto le altre menti, che lo aggredivano continuamente, cercando di distruggerlo. Eppure c'era qualcosa di diverso; fra tante menti ostili una stava provando a raggiungerlo con decisione, ma senza mostrare alcuna ostilità, voleva raggiungere le barriere che aveva costruito intorno alla sua mente, ma senza infrangerle. *Cos'è... E' diverso da prima... Chi sei? No! E' una trappola, non devo farmi ingannare...*

Lo sforzo mentale stava seriamente provando Magistra Ro, non era abituata a quel tipo di battaglia e nonostante l'aiuto di Lao, trovava difficilissimo mantenere a concentrazione in mezzo alle urla e agli attacchi mentali che riceveva dallo spettro. Spettro che si stava battendo con tutte le sue forze per riuscire a raggiungerla, fisicamente o mentalmente per fermarla. E aveva appena trovato il metodo: ordinò allo Sciame di innescare la distorsione spaziale e schivò in un lampo tutti i suoi diretti avversari; Nexor, che temeva un trucco del genere, aveva già eretto uno scudo difensivo intorno a lui Lao e Magistra Ro, lo Sciame, accelerato dalla distorsione, lo sfondò senza difficoltà ma l'urto ruppe diverse ossa. Sia Nexor, sia lo Sciame finirono a terra, storditi dall'impatto e Magistra Ro approfittò dell'occasione per tentare di nuovo di contattare Honoo, in quel breve lasso di tempo in cui lo spettro sarebbe stato inerte. Sfortunatamente lo spettro si riprese più in fretta del previsto, proiettando una lama affusolata dall'avambraccio a destro in direzione del volto di Magistra Ro. La lama si fermò ad pochi centimetri da uno degli occhi sfaccettati, piantata dentro una sottile lastra di ghiaccio “No!” Il corpo di Honoo cominciò ad essere percorso da violenti spasmi e continue trasformazioni “Via! Andatevene!” “Aygarth che succede? E' Honoo?” chiese Nether, il ragazzo non ebbe nemmeno bisogno di accedere direttamente alla Forgia, la figura che si contorceva al suolo continuava ad essere rosso carminio “Non credo ma...” la sua frase fu interrotta dall'urlo di Cronista “Allontanatevi! Presto!” Un altro spasmo attraversò la creatura al suolo mentre i capelli di tutti i presenti cominciavano a rizzarsi. "Dèi!" urlò il giovane fabbro prima che il crepitio dell'elettricità statica riempisse la sala. Il pensiero del Vampiro - e la sua preveggenza - fece breccia nella sua mente e capì all'istante cosa stava accadendo. "Via! Via!" Afferrò il braccio di Astrea e tirò con forza, mentre il gruppo indietreggiava rapidamente. Nel contempo decine di saette si irradiarono dal corpo della creatura, tagliando l'aria quasi silenziosamente. Astrea gridò nel vedere i fulmini azzurrini fendere lo spazio a poca distanza da sé. Aygarth sentì ogni pelo del corpo rizzarsi. Zadris gridò qualcosa, e lui si accorse che i fulmini, attratti forse dal metallo e dalla stazza, sembravano concentrarsi nella sua zona. Sentì una forte scarica e d'istinto si tuffò in avanti, rotolando per gli ultimi metri che lo separavano dalla parete della stanza. La saetta che aveva percepito aveva annerito completamente le piastrelle, a una spanna di distanza da dove si trovava. "State giù!" gridò. "Tenetevi bassi e lontani!" Non appena acquisirono una distanza di sicurezza, tutti quanti si schiacciarono al suolo. "Nexor!" chiamò ancora il ragazzo, e il telecineta interpretò al volo il suo comando, creando una barriera che potesse almeno proteggerli, nonostante sembrasse che fossero al sicuro oltre i dieci metri. “FUORI DAL MIO CORPO!” Decine di saette uscirono dal corpo di Honoo martoriando praticamente ogni cosa nel raggio di dieci metri da lui, ogni cosa tranne Magistra Ro: la sua armatura era in grado di assorbire incantesimi di ben altro potere. Si gettò al collo di Honoo sussurrando nel suo orecchio “Sono qui. Calmati, sono qui.” Una nube nera uscì dal corpo con grande violenza andando a riformarsi vicino al trono. “Rowena... Rowena...” L'armatura che ricopriva Honoo si ritrasse, terribilmente provata dagli ultimi scontri e riprendendo la sua forma originaria di bracciali. “No! Un corpo! Vogliamo un corpo!” Honoo si voltò verso la nube da cui era uscita la voce “Ancora voi... Sparite... Nella mia mano destra chiamo la furia di Narul Um Zora padre della terra, dominatore degli oceani di fuoco e signore incontrastato dei vulcani. Ti offro il mio nemico, perchè bruci nel tuo regno per l'eternità! Nella mia mano sinistra invoco il signore dei venti, che imprigioni i miei nemici nei vortici della sua tempesta!” Un cerchio magico coperto di rune comparve sul palmo destro dello stregone, mentre la temperatura nella stanza aumentava rapidamente subito dopo un fiotto di magma incandescente proruppe dalla mano destra di Honoo. La lava venne incanalata in un vortice d'aria violentissimo che impedì alla nube di fuggire. Dieci secondi dopo al posto del trono c'era una grossa stalattite di basalto nero ancora incandescente. “Lasciami alzare Rowena, non ho ancora finito...” Honoo cercò di rimettersi in piedi, riuscendoci con molta difficoltà. Dai bracciali un sottile filamento andò a divorare il corpo carbonizzato del fuso per sanare almeno parzialmente i danni subiti. “Mi senti Damarios? Ne ho abbastanza di questo gioco! E la faremo finita, qui e subito!” Non ci fu alcuna risposta “Ti credi furbo vero? Pensi di poterci sfiancare e ucciderci quando saremo troppo deboli per reagire? Devo deluderti. PERCHE' ORA SO DOVE TI NASCONDI!” Gli artigli di Honoo si illuminarono, piantandosi nell'aria, facendo comparire delle crepe nello spazio stesso. Lo stregone cominciò ad allargare le fenditure e con esse le crepe cominciarono ad intrecciarsi, formando una ragnatela che si estendeva ovunque intorno a loro. Dopo poco il mondo intorno a loro andò in pezzi, cadendo in una miriade di frammenti luminosi; la stanza era scomparsa, ora si trovavano su una vasta terrazza, sul lato esterno della montagna. Davanti a loro c'era una figura scheletrica, dalla pelle grigia e dagli occhi pieni di odio. Damarios.

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If violence doesn't solve your problem, clearly you're not using enough...

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MessaggioInviato: Dom Feb 07, 2010 12:23 am Rispondi citandoTorna in cima

"Benvenuti" disse il mago con voce che grondava sarcasmo "Vedo che infine avete compreso come muovervi all'interno della mia umile dimora quanto basta per riuscire a trovarmi. Credevo che non ci sareste mai riusciti. Dunque, cos'abbiamo quì? Il mio vecchio maestro" la figura scheletrica indirizzò un cenno del capo a Honoo "Uno sciocco ragazzino" gli occhi di Damarios si spostarono su Aygarth "Una pietosa caricatura di non morto che dopo più di cento anni non riesce ancora ad accettare la sua vera natura...e , oh si, ancora piange sul suo primo amore..." a quelle parole Cronista digrignò i denti con un rumore secco "Tu, lurido..." iniziò a dire ma un rumore secco proveniente da dietro il gruppo lo interruppe.

"Non sei stato gentile a gettarmi contro quella parete. Oh no, non sei stato gentile , per niente" disse Carnival rivolta a Honoo apparentemente senza fare alcuna discriminazione fra il fatto che poco prima era l'esperimento di Damarios a controllare il corpo che era suo e della creatura sciame al tempo stesso. Gli occhi della vampira, grigi e freddi, erano fissi con un intensità terribile su Damarios "Ma ora non ho tempo per te" proseguì Carnival avanzando a passi lenti e deliberati. Finalmente si rivolse all'odiato mago "Tu mi hai chiusa in quella cella. La Sete, oh la Sete, il dolore...io mi sazierò col tuo sangue, io divorerò la tua anima!" urlò con rabbia sfoderando i canini.

Damarios non sembrò particolarmente turbato. Il suo volto scheletrico si girò appena verso Carnival ascoltando con aria quasi divertita la sua tirata.
"Vedo che avete incontrato un altro dei miei ospiti" commentò inarcando un sopracciglio in direzione di Honoo "Ah mio maestro, non ricordavo che avessi così tanta simpatia per i vampiri, tanto da prenderne non uno, ma addirittura due nel tuo gruppo..." di nuovo Damarios si voltò verso Carnival "Ci sono dei limiti ben precisi che può avere un Esemplare. Tu hai superato il limite che ti rendeva utile"

Carnival ringhiò "Tu mi hai tradito! Tu mi avevi promesso rifugio. Tu mi avevi promesso..." la vampira sbattè le palpebre, come se un nuovo pensiero le si fosse affacciato alla mente. La negromante tacque e i suoi occhi cercarono Astrea, con aria confusa.

"Sangue" disse Damarios mentre un sorriso malvagio si dipingeva sul suo volto simle a un teschio "Questo ti avevo promesso. E ne hai avuto, più di quanto ne avessi mai bevuto in tutta la tua esistenza di succhiasangue. Ma nemmeno questo ti bastava..."

"Io ti odio, Cosa Vivente" sibilò Carnival ma Damarios accantonò la cosa con un cenno "Oh l'ho sempre saputo." sorrise nuovamente "Tu non sei come questo patetico ometto che per tutta la sua esistenza ha lottato disperatamente contro quello stesso fattore che lo rende speciale...e nemmeno come quella sua inutile creatrice..non so proprio cosa avessi in mente quando l'ho resa mia Regina. Pensare che l'avevo riportata in vita soltanto per studiare la natura dei vampiri...alla fine si è perfino fatta ammazzare dal suo Creato." Damarios scosse la testa in un gesto di deprecazione "Che disastro....ma no, tu sei molto diversa" proseguì in un tono che parve di sincero apprezzamento "Una vera Figlia della Notte animata da sete insaziabile e da odio inestinguibile, e per di più padrona dei rudimenti della negromanzia...è stato vedendo ciò che tu potevi fare che ho scoperto un nuovo, affascinante campo di studio. Ma per quanto mi fossi utile, non potevo permetterti di impadronirti del Libro."

La vampira fissò Damarios per un momento in silenzio poi lentamente un sorriso sbilenco si formò sul suo viso, deturpandone la bellezza "Sei uno sciocco. Il Liber Mortis è mio, è destinato a me. Loro mi hanno aiutata, io ho aiutato loro e ora il libro è mio, così come doveva essere, così come è giusto che sia. E' mio, capisci? E' mio, è mio!"

Damarios si accigliò per un momento, sorpreso per la prima volta da quando era iniziato il dramma che si stava dipanando in quel luogo.
"Così ti hanno permesso di impadronirti del libro?" chiese in tono meditabondo poi scrollò le spalle "Oh, beh suppongo che uomini disperati commettono gesti disperati." rise e si rivolse ai volti accigliati di Aygarth e Cronista "Sapete, la cosa è veramente divertente...nell'improbabile eventualità che riusciate a sconfiggermi, potreste rimpiangere per il resto della vostra esistenza di averle lasciato il libro. Cosa sono gli umani, cosa sono gli esseri viventi per Carnival? Sangue ed Anime. Voi stessi avete dato vita al mostro che vi divorerà..." nuovamente Damarios si rivolse verso Carnival "Ma non basta il Libro da solo a renderti forte sai? Come una spada non basta a fare un guerriero".
Pronunciate che ebbe queste parole Damarios iniziò a mormorare alcune parole a bassa voce in quello che Honoo riconobbe subito come un incantesimo di evocazione...l'aria alcuni metri sopra il capo di Damarios cominciò a turbinare e un nero vortice nacque e si allargò, formato da centinaia, forse migliaia di ombre le cui voci piene di odio e malvagità tosto riempirono l'aria.

"ATTENTI!" gridò Honoo mettendosi in posizione di difesa e preparandosi a scagliare tutta la potenza della sua magia contro quel mare di ombre e allo stesso modo i vari componenti del gruppo si prepararono, ognuno a suo modo, a combattere l'orda, ma quando Damarios segnalò alle ombre di attaccare, fu subito chiaro che esse avevano un solo bersaglio: Carnival.

La reazione della vampira fu quanto di più imprevedibile ci si potesse aspettare: Carnival sorrise, chiuse gli occhi e inarcò il capo all'indietro.
Nello stesso momento Cronista urlò e si gettò a terra stringendosi il capo con le mani....di nuovo, di nuovo si sentiva sopraffare dal potere della vampira, così come l'aveva sentito quando Carnival si era impadronita dei vampiri dell'anima...ma se allora il suo potere era assimilabile al suono di una voce, ora quello che lacerava la sua mente era un urlo corale fatto di centinaia di voci, che gridavano nelle sue orecchie una canzone di follia. In mezzo alle voci che cantavano di odio e rabbia e disperazione e dolore e sete e di volontà distruzione di ogni cosa viva, il Cronista lottava con ogni brandello della sua volontà per non essere spazzato via da quella tempesta e divenire un servo della negromante.

Le ombre che Damarios aveva scagliato contro la donna sentirono a sua volta quella terribile manifestazione di poteree, sotto gli occhi stupefatti degli altri, al posto di gettarsi addosso a Carnival si misero a turbinare attorno a lei come uno sciame inferocito composto da milioni di individui, tanto vicini alla donna da sfiorarla eppure incapaci di toccarla.
Lentamente le ombre presero a turbinare sempre più in alto e sempre meno compatte discostandosi dalla vampira e sollevandosi fino a formare sopra il suo capo un vortice come avevano fatto in precedenza per Damarios

Detentore, le Ombre, guarda le Ombre!
Zadris? Cosa succede? Aygarth dovette fare uno sforzo per rispondere all'invocazione di Zadris...anche lui stava risentendo, sebbene in misura molto minore, del potere scatenato da Carnival
Detentore, le Ombre non obbediscono più all'Altro. Le Ombre obbediscono a lei ora.

In quel momento le spalle di Carnival cominciarono a sussultare e la vampira scoppiò in una risata maligna. Di colpo aprì gli occhi e i presenti poterono vedere che le pupille erano diventate rosse
"Così bello" disse, con un tono di voce da far raggelare il sangue nelle vene "Si, io avrò quello che tu hai detto e lo avrò, proprio come tu lo hai descritto."
Carnival fissò Damarios con un sorriso storto dipinto sul volto e una brama palese nel suo sguardo.
"Sangue. Anime."

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Se non c'è il fiore non ci sarà neanche il frutto, Se non c'è niente allora non farò niente.

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Akhayla
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MessaggioInviato: Dom Feb 07, 2010 11:44 pm Rispondi citandoTorna in cima

Se l'odio che Carnival provava nei confronti di Damarios era fin troppo palpabile, soltanto un'incredibile forza di volontà derivata dall'unione di tre menti insieme tratteneva il giovane fabbro dall'avventarsi contro il mago, con tutta la forza dell'incoscienza e della furia che poteva dimostrare. Benché Darth Roxx avesse reciso quel legame che lo univa dolorosamente alla mente del negromante, la Forgia vibrava in lui come un animale preso al laccio che attendeva soltanto di poter essere rilasciato, e soltanto la voce di Cronista che sussurrava nella sua mente di non agire in maniera impulsiva era capace di frenare il suo impeto.
La sentiva. La polvere in lui, che scorreva nel suo sangue. La parte che gli era stata rubata, infrangendo un patto di sangue che esigeva un tributo alto.

Quando Damarios si rivolse a lui appellandolo a "sciocco ragazzino" non fece una piega. I suoi insulti non lo toccavano più. I suoi ricordi risvegliati - le torture, la prigionia, il dolore - rendevano i suoi scherni verbali più insignificanti della puntura di una zanzara. La cosa di cui si stava rendendo progressivamente conto era che più passava il tempo e lo guardava, più in qualche modo la foga si calmava. L'averlo lì davanti, come un trofeo ambito, gli stava infondendo una calma che, temeva, era solo il preludio della tempesta: una lucidità che reprimeva qualcosa di molto più selvaggio. Quando imbracciò l'alabarda, la sentì scottare come mai nella sua vita: la rabbia di Zadris non era minore della sua, e quando l'arma vibrò come un diapason nelle mani del ragazzo e le rune si fecero di fuoco, tutti gli altri poterono sentire un calore indicibile propagarsi da entrambi, come se parte del calore del vulcano che faceva da spettatore a quella lotta si fosse trasferito nel loro sangue.

Poi, alla minaccia di Damarios e alla risata di Carnival, ci fu il lamento del Cronista. Aygarth sentì quella puntura nella mente che già conosceva: il potere negromantico della vampira stava richiamando all'obbedienza la parte oscura di lui, quella che aveva cercato di emergere più volte e che più volte aveva represso, pur con molta fatica. Si avvicinò rapidamente al compagno e gli strinse una spalla: "Calmati" sussurrò, mentre il Vampiro non cessava di stringersi le tempie con le mani. "Calmati, fratello. Non cedere ora, non cedere. Non ascoltarla." E poi, con un tocco mentale, si rivolse a Zadris: aiutami. Immediatamente la voce dell'alabarda fece breccia nella coscienza del Cronista, scavalcando quella della vampira che, con le proprie abilità, era riuscita a prendere il controllo delle anime dominate da Damarios.

"Impressionante" si limitò a mormorare il mago, nel vedere le ombre cambiare schiera. Non sembrava alquanto turbato. "Quindi è questa la tua tattica? Privarmi di preziosi alleati e renderli tuoi?" Il suo sguardo puntò il Cronista e il giovane fabbro, che gli stava accanto. "Allora permettimi di ricambiare il favore." Dalle sue labbra uscirono delle parole di cui nessuno riconobbe il significato e all'improvviso Cronista gridò. S'artigliò letteralmente la testa con le mani e si contorse a terra. Aygarth cercò di calmarlo, ma riuscì benissimo a intendere le intenzioni del negromante: così come Carnival cercava di rendere suoi schiavi i non-morti, altrettanto stava facendo Damarios.
Cronista.
Sta...!
Non lo ascoltare. Non badare alla sua voce. Ascolta la mia.
La sua è più forte!
Non ascoltarla! Se cedi...
Sentì parte di sé contrarsi a quell'idea. ...muteremo. Di nuovo. E non so se riusciremo a tornare in noi. Fa un male assurdo, lo so... lo sento anche io. Ma non voglio tornare a essere suo. Non di nuovo. E nemmeno tu vuoi esserlo. Ascoltami!
Il Cronista gemette. Aygarth capì che dover resistere a due poteri negromantici non doveva essere facile. Quando rivolse nuovamente lo sguardo verso il punto focale della lotta, però, si avvide di un altro particolare, molto più allarmante: vedendo gli strani gesti del mago, capì anche che l'incantesimo stava anche per essere rivolto contro Carnival, la quale era troppo concentrata sul Liber Mortis per poter approntare delle difese.
Dannazione!, pensò. Se la domina, e ottiene i suoi poteri di mangia-anima, siamo tutti morti!
Si mosse, rapidamente, e come al solito impulsivamente. Imbracciò Zadris come un giavellotto e la scagliò dritto contro il mago. Lo sperone volò dritto verso il bersaglio, ma all'ultimo momento la sagoma del mago si dissolse per poi riapparire qualche metro più in là. Quel diversivo aveva almeno raggiunto il suo scopo: Carnival venne sciolta dal tentativo di possessione e il Cronista riuscì a riprendere in parte il controllo. Tuttavia, c'era dell'altro, e quando Aygarth se ne rese conto, fu tardi: il dolore che lo scudisciò gli pervase anima e corpo. Il suo urlo fu forte come quello di Zadris sul piano mentale; Lao e Nexor dovettero stringere i denti per sopportare quell'onda psichica carica di così tanta sofferenza che era vibrata nelle loro teste.
Durante lo spostamento etereo, Damarios era riuscito ad afferrare l'asta dell'alabarda, senza accusare alcuna conseguenza. Al contrario, sembrava che la Forgia si stesse ritorcendo sull'arma e sul ragazzo, che crollò sulle ginocchia con ustioni che cominciavano a comparire su varie parti del corpo. Immunità alla Forgia: fu un'amara sorpresa per tutti. Per fortuna di Aygarth, Galdor reagì in fretta: "Lasciala!" e scagliò un getto di fuoco contro il negromante che, costretto a spostarsi, abbandonò Zadris. Il ragazzo stese a fatica una mano ed essa gli volò nel palmo. Aygarth vi si appoggiò, con strisce di bruciature che correvano sul petto, le braccia e la schiena. "Aygarth!" urlò Astrea, ma il ragazzo emise un ringhio che l'arrestò prima che potesse avvicinarsi. Il giovane fabbro alzò lo sguardo verso il negromante, che lo fissava con malcelata compassione.
"Te l'ho detto, un inutile moccioso. Per quanto come cavia tu sia stato utile, credo che ormai tu abbia fatto il tuo tempo." Alzò una mano e un piccolo vortice d'aria si congregò nel palmo; in esso turbinava qualcosa simile a cenere.
Negli occhi di Aygarth, il cui grigio cominciava a mischiarsi al carminio, si lesse insieme l'odio e il terrore.
La polvere.

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Io sono una creatura del Caos. Ma dal Caos nasce la saggezza, e dalla saggezza il potere.

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Lao Tsung
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MessaggioInviato: Mer Feb 10, 2010 2:35 am Rispondi citandoTorna in cima

"Tu sai che cosa sta per succedere vero ragazzino?" disse Damarios con voce melensa."Un fortunato tra voi sta per provare dolori talmente atroci da desiderare di essere morto. Sarai tu? Tu? O forse tu?" disse indicando successivamene Aygarth, Cronista e Carnival."Oppure tutti insieme condividerete la stessa sorte."
"Se ci lasci scegliere, io sono qui." disse una voce mentre Lao si parava davanti Aygarth. Il suo volto era trasfigurato. Due occhi iniettati di sangue su denti digrignanti fissavano Damarios come un lupo fissa un coniglio."Dobbiamo discutere di tante e varie cose io e te." proruppe la voce con accento sadico e folle. Lao non aveva aperto bocca, ma era lui la fonte della voce, di questo i suoi compagni erano sicuri. Era come se riuscissero ad ascoltare i suoi pensieri.
"E così anche uno dei miei ospiti più graditi si è messo contro di me. L'unico che meritasse le mie prigioni, gli hai raccontato i tuoi peccati di gioventù, Portatore di Morte?" chiese il mago con aria fintamente sorpresa mentre la sua mano si stendeva verso Lao."NON osare pronunciare quel nome. Quel nome appartiene al passato, e anche il volto che adesso vedi. Ma tu lo sai benissimo. Hai letto la mia mente mentre marcivo in quel bozzolo. O meglio..."e qui il sorriso folle di Lao si allargò ancor di più "hai visto ciò che io volevo farti vedere. E intanto elaboravo una strategia."il vecchio fece un passo verso Damarios e questi contemporaneamente lanciò la polvere verso di lui."Spostati stupido" urlò Aygarth ma Lao non fece il minimo movimento per schivarla, l'incantesimo lo avviluppò accompagnato dalla risata folle di Damarios e dalle esclamazioni di rabbia di tutti gli altri. Il vecchio rimase fermo lì dov'era, senza mutare nè posizione nè espressione. Dopo quello che sembrò un tempo lunghissimo la voce proruppe in tono di sfida"Un uomo intelligente come te avrebbe dovuto capire che in questo momento la mia mente ha completamente sciolto ogni freno del mio corpo. Non sento più nè il dolore nè la fatica. E ora ci sono 7 passi tra me e il mio carceriere e ho addosso la sua preziosa polvere urticante." disse al volto di Damarios che aveva smesso di ridere, e che anzi sembrava covare il dubbio dall'inizio dello scontro per la prima volta."Quanto a lungo potrai sfuggire all'abbraccio di dolore che sono pronto a darti? Io e i miei amici abbiamo tante questioni in sospeso con te"

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Basta una giornata storta per trasformare il migliore degli uomini in un folle. Ecco quanto dista il mondo da me. Una giornata storta.
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Akhayla
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MessaggioInviato: Gio Feb 11, 2010 12:28 am Rispondi citandoTorna in cima

Il grido di Aygarth non era soltanto una premura per Lao, ma anche per se stesso. Nel momento esatto in cui la polvere si posò sul corpo del guerriero, il giovane fabbro sentì i tatuaggi diventare all'improvviso simili a marchi brucianti sulla carne. Gettò la testa all'indietro e urlò, cadendo nuovamente in ginocchio. Idiota! fu il pensiero che arrivò alla mente del vecchio prima che il ragazzo iniziasse a stringersi il corpo con le braccia, completamente annichilito dal dolore.
"Lo voglio morto." fu l'unica risposta che arrivò alla testa di Aygarth. Quasi contemporaneamente Lao scattò caricando il pungo sinistro e vibrando un colpo fulmineo. Colpì solo l'aria, Damarios era scomparso e riapparso qualche metro più a sinistra. La scena si ripetè altre quattro volte, con Lao che tentava di colpire e Damarios che riusciva sempre a teleportarsi altrove "Non sembri molto baldanzoso senza tutti i tuoi trabocchetti e i tuoi Fusi." proruppe la voce con accento maligno.
All'attacco di Lao, anche gli altri si mossero. Galdor e Nexor si fecero avanti, il primo con colpi di fiamma, il secondo con assalti di telecinesi che avrebbero potuto sbriciolare la roccia. Tuttavia Damarios schivò anche quelli, senza essere sfiorato un solo millimetro. La polvere continuava a turbinare nella sua mano; la lanciò verso il mezzodemone, che solo grazie a uno scudo telecinetico evitò di esserne cosparso. Il negromante riapparve proprio nel punto in cui Magistra si era scagliata menando un colpo dei suoi artigli da insetto. Ma essi tagliarono solo l'aria. Gli unici a non prendere parte alla battaglia erano Astrea, Carnival ancora in trance, e Honoo che, immobile, sembrava stesse mormorando qualcosa tra sé e sé, forse un incantesimo o chissà cos'altro. Per non parlare di Cronista, ancora debilitato dal richiamo onirico della Vampira che attirava le proprie ombre, e Aygarth, che subiva indirettamente l'effetto della polvere sul corpo di Lao.
La battaglia proseguì in questo modo per qualche minuto senza apparente risultato."Fermatevi, non arriviamo a niente così" disse Galdor con il fiato corto guardando storto Damarios, che emise una risata di scherno verso i suoi avversari."Sono troppo veloce per delle nullità come voi. Avreste fatto meglio a farvi uccidere dai miei Fusi quando vi hanno attaccato. Sarebbe stato dignitoso per gente come voi." disse mentre tra le sue mani ancora vorticava la polvere"Ha ragione Galdor, e ha ragione Damarios. E' troppo veloce per due occhi soli. Ma per otto occhi contemporaneamente?" la voce sembrava calata di un tono e Lao incrociò le braccia fissando Damarios negli occhi "Formiamo un legame, lo combatteremo a menti unite"
La voce rimbombò nelle teste dei quattro compagni, che quasi simultaneamente sentirono una presenza, anzi delle presenze nei loro pensieri. Erano le percezioni sensoriali degli altri che si fondevano tra loro. Con la mente riuscivano a vedere Damarios da più angolazioni. Il primo a scattare fu Nexor, che scaglio un potente colpo telecinetico, Damarios nuovamente scomparve ma quando riapparve due metri più in là trovo una colonna di fuoco di Galdor ad aspettarlo. Con un ringhio di rabbia riformulò velocemente l'incantesimo, spostandosi all'indietro. Lao era pronto ad intercettarlo."Dì buona notte, Mago!" urlò mentre vibrava un poderoso calcio all'addome di Damarios, che subì completamente l'impatto e cadde a terra due metri più in là "Ti vediamo a 360 gradi ormai. Non ci sfuggirai, la tua magia non ci ha sconfitto finora e non ci sconfiggerà mai."
Damarios si rialzò in piedi, tuttavia non sembrava riportare alcuna ferita, né aver subito il colpo. "Forza"sembrò incitarli. "Tutto qui? Forse siete soltanto parole, e poca azione. Potete anche attaccarmi tutti insieme ma non basterebbe." Il suo sguardo deviò per un attimo in una precisa direzione, poi tornò su Lao. "Avanti, Portatore di Morte" lo provocò. "E' la mia vita che vuoi strappare? Provaci. Di sicuro una vita verrà strappata, a breve, ma non sarà la mia."
"Arrivo!"gli rispose la voce con tono di sfida. Lao scattò ma stavolta Damarios non si mosse e ricevette la gomitata al basso ventre del vecchio senza difendersi "Non avrai dei figli molto presto" Lao scartò a sinistra e colpì con il gomito il mago dietro la schiena "Sangue nelle urine, avrai dei problemi ai reni" disse mentre Damarios veniva sbilanciato in avanti. Il vecchio lo sorpassò e cominciò a colpirlo al volto con una serie di pugni violentissimi "Di solito è in questo momento che dovresti vedere doppio." portò indietro la gamba destra e sferrò un tremendo calcio allo stinco sinistro di Damarios. L'impatto che ne seguì generò un tremendo rumore di ossa rotte "Questo rumore vuol dire menisco rotto."
Damarios si rialzò, non un lamento uscì dalle labbra. "Impressionante, davvero...cavia" lo schernì apposta. Con la mano sfiorò la gamba offesa, e sotto gli occhi di tutti l'osso rotto tornò al suo posto. Stessa sorte subirono le altre parti del corpo, in un battito di ciglia. "Adesso, ti senti meglio?" continuò, prima di sparire nuovamente. Lao si accorse della sua ricomparsa quando se lo trovò a un palmo di naso. Non ebbe il tempo di reagire: il colpo che seguì, non seppe se magico o fisico, lo scaraventò all'indietro. Atterrò di schiena slittando sul terreno e sbattè contro qualcosa. Fece per rialzarsi ma una debole voce lo richiamò: "...Lao..."
Il vecchio si voltò. Ciò che aveva cozzato non era né muro né altro, ma il corpo di Aygarth riverso a terra, a poca distanza dal Cronista che ancora stava cercando di resistere al richiamo necromantico. Il giovane sembrava svenuto, ma i tatuaggi che aveva sul corpo sembravano brace pura.
Si rialzò rapidamente scrutando Damarios "Non riesci proprio a combattere senza sotterfugi. Non dovrò andarci così leggero la prossima volta" si inginocchiò accanto ad Aygarth esaminando i tatuaggi. "Dimmi come?" disse semplicemente la voce.
Aygarth aprì gli occhi. La mano andò a cercare Zadris, ne sfiorò l'asta. "Tienila.." mormorò. "Deve..bere..il mio sangue."
Il vecchio sollevò l'alabarda da terra e la tenne stretta. La mano di Aygarth scivolò sul metallo, andando a trovare infine la lama. Strinse i denti, e si procurò un taglio profondo nel palmo; il sangue andò ad imbrattare la lama, venendo assorbito rapidamente. Nello stesso istante Lao avvertì una strana sensazione. Abbassò lo sguardo e vide che la polvere che ricopriva il suo corpo stava cadendo lentamente al suolo per poi scorrere come acqua verso Zadris, che la assorbì completamente.
Il vecchio osservò il fenomeno per un secondo prima di rialzarsi. "Riprendiamo il discorso, Damarios." disse la voce perentoria mentre Lao si avvicinava. "Vieni Portatore di morte, io ti aspetto, come aspetto ognuno di voi. Sai a vedere le cataste di donne e bambini morti nella tua mente mi sarei aspettato qualcosa di più." Il mago fece un passo indietro cominciando a mormorare parole in una lingua arcana, mentre attorno alle sue mani si sentiva scoppiettare elettricità statica. Prima che sferrasse l'attacco, Lao sentì una voce nella testa. Era Aygarth.
Fatemelo colpire, pregò. Lui ha qualcosa di mio. E devo riprendermelo.

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MessaggioInviato: Mar Feb 16, 2010 1:23 am Rispondi citandoTorna in cima

Mentre Lao portava il suo attacco a Damarios, coadiuvato dagli altri membri del gruppo Carnival era rimasta in disparte, stordita dal tentativo del mago e negromante di prendere il controllo di lei allo stesso modo con cui lei aveva preso il controllo delle sue ombre.
La donna scrollò la testa confusa... Dovevo....dovevo fare....qualcosa... pensò vagamente mentre i suoi occhi grigi e freddi vagavano sulle persone che aveva davanti senza riconoscerle Cose Viventi...nemici....uccidere...devo uccidere pure, qualcosa la tratteneva. Scrollò la testa nuovamente con forza. No, non loro, non loro voglio uccidere...Damarios... Presa fra l'impulso che il negromante aveva cercato di instillare nella sua mente e quella che era la sua volontà la vampira esitava mentre le ombre sotto il suo controllo si agitavano, vorticando sopra di lei senza sapere cosa fare.
In quell'istante Aygarth incise le sue vene versando il proprio sangue su Zadris.
Non vista Carnival prese a fissare Aygarth con un'intensità paranoide
Sangue...così rosso, così bello. Linfa, nutrimento, fonte d'orgoglio, Supremo vanto...Sete....sete, sete, sete, sete, sete.... il vedere scorrere il sangue di Aygarth sull'alabarda fu troppo per Carnival.
Con velocità sovraumana la vampira si portò alle spalle del ragazzo afferrandolo in una morsa d'acciaio,. Con un movimento secco la vampira accostò la mano ferita di Aygarth alle proprie labbra e bevve.
Per quanto potesse essere incredibile, la vampira non intendeva affatto uccidere il fabbro....ma aveva così sete! E quel bel sangue rosso...sprecarlo...sprecarlo così....
"Ehi!" urlò il giovane. "EHI! LASCIAMI, LASCIAMI!" Il giovane si dibatté furiosamente, scalciando a più non posso, ma la netta superiorità in forza di Carnival non gli concedeva di liberarsi. Sentiva il risucchio del sangue, l'avidità con cui la vampira si stava nutrendo del liquido denso e scarlatto. Eppure la Forgia non mostrava Carnival come una nemica... e quindi, non poteva nemmeno agire arroventandole anima e pelle.
Il Cronista alzò lo sguardo e scrollò la testa. L'interrompersi della nenia ipnotizzante di Carnival gli aveva lasciato il tempo di riprendersi. Non appena mise a fuoco, scorse la vampira avvinghiata ad Aygarth, che lo intrappolava in una morsa d'acciaio e si nutriva del suo sangue. Dal pensiero all'azione non passò nemmeno un lampo. "LASCIALO STARE!" gridò il Vampiro e subito si gettò sulla sua simile, con la chiara intenzione di staccarla dal fabbro.

Damarios scoppiò in una maligna risata di scherno."Siete davvero divertenti. Niente sfugge alla propria natura troppo a lungo." disse mentre i suoi occhi cominciavano a brillare di un intensa luce bianca."E voi bestie da macello mi avete intralciato troppo a lungo!" la sua mano sinistra si alzo verso l'alto, e con immenso stupore degli avversari un fulmine colpì il mago, senza tuttavia arrecargli alcun danno. Scariche elettriche si accumularono nella sua mano."Stò arrivando che siate pronti oppure no." urlò prima di scagliarsi contro di Aygarth e Carnival. Quando era a meno di un metro da loro una figura gli si parò davanti bloccando con la sinistra il suo pugno elettrico."Il tuo avversario sono io, lurido porco."proruppe la voce mentre Lao stringeva la mano di Damarios senza apparentemente badare all'elettricità che ne emanava.

Astrea aveva raggiunto Aygarth nonostante l’avesse fermata e con orrore vide il giovane incidere nuovamente la propria pelle. Lo sguardo della ragazza cadde sul proprio guanto borchiato, donatole dallo stesso fabbro, e con un dito dell’altra mano sfiorò i tagli presenti sulla superficie del tessuto del guanto: non era la prima volta che lo vedeva compiere un simile gesto.
Sentì arrivare Carnival prima ancora che afferrasse Aygarth. Sentiva la follia della vampira, la sua brama di sangue. Spalancò gli occhi e mise una mano al collo. La gola bruciava, incominciò a sentire una sete irrefrenabile. Riusciva persino a sentire l’odore del sangue che sgorgava dalle ferite fresche del ragazzo e quasi ebbe l’impulso di scagliarsi contro di lui come aveva fatto Carnival. Astrea tossì e sbatté le palpebre alcune volte. “Ci ucciderà tutti.” Si ritrovò a realizzare guardando sconcertata la propria sorella di sangue. Si avventò contro di lei insieme al vampiro afferrandola per un braccio e lo strinse con veemenza. “Carnival” Le urlò contro. “Stai perdendo il controllo. Carnival, non è lui Aygarth il tuo nemico, non è il suo sangue che devi bere.”       
Cronista fu il primo a raggiungere la negromante. Sapeva, per esperienza personale, quanto fosse difficile allontanare un vampiro dalla sua vittima una volta che questi avesse assaggiato il sapore del sangue e non sottovalutava i poteri della donna ma sapeva anche che doveva assolutamente fermarla, prima che fosse troppo tardi, per tutti loro. La destra afferrò la mano di Carnival che bloccava il polso di Aygarth cercando di farle mollare la presa mentre con l'altra mano tentò di allontanare la testa di lei dalla ferita.
Disturbata mentre si nutriva la vampira alzò la testa e ringhiò in direzione del Cronista e accennò a scagliarsi contro di lui. Nei suoi occhi Cronista poteva vedere la sua Sete, la sua follia. Non ha mai imparato a trattenersi. Ed è forte, Dei misericordiosi...non so se riuscirò a trattenerla.
Poco dopo Astrea si attaccò a sua volta al braccio sinistro della vampira, strattonandola e urlando. Con un ringhio gutturale la vampira si voltò a fronteggiare il nuovo avversario, uno tanto debole che avrebbe potuto scagliarlo via come un moscerino...e si bloccò di colpo, confusa.
“A....Astrea?” mormorò a bassa voce sbattendo le palpebre come una persona che cerchi di schiarirsi la vista “Astrea-che-ha promesso. Sei tu? Io....”
La vampira mollò di colpo Aygarth e parve disinteressarsi anche del Cronista, come se il suo parirazza non fosse nemmeno li di fronte a lei. L'unica che sembrava ascoltare era Astrea, soltanto Astrea “Io.....Sorella, dolce sorella....io.....io......io ho Sete” si lamentò.

Galdor sfoderò Elrohir ed accorse in aiuto di Lao richiamando a se i poteri della fenice ma senza lasciarli esplodere come aveva fatto nelle precedenti occasioni. Tutto il braccio sinistro brillò cremisi e gli occhi del guerriero diventarono dorati mentre, dandosi uno slancio portentoso menò un fendente contro Damarios con lo spadone che andava ricoprendosi di fiamme. ”Crepa maledetto!” Damarios riuscì inaspettatamente a divincolare il proprio braccio dalla stretta di Lao e si spostò indietro quanto bastava per lasciare che la punta di Elrohir sfiorasse la sua tunica senza tuttavia intaccare la sua pelle. Proruppe in una fragorosa risata. “Credevi seriamente che tu e il tuo passerotto sareste riusciti anche solo a ferirmi? Io ti invoco signore del vento, io ti invoco al mio cospetto” Un vento impetuoso iniziò a sferzare sulla terrazza fino a quando una creatura sembrò comparire dal nulla, dal tessuto stesso dell’aria, dalle fibre che il vento stesso portava con se. “E quello cos’è?” domandò sgranando gli occhi Nether. Alla vista del gruppo si palesò una creaturavolante dal rostro grigio e dal corpo da volatile con lunghe spira di piume eteree a formare oltre mezza dozzina di code, senza arti inferiori solo con artigliate estremità pensili ai limiti delle enormi ali membranose. “Uccidi la fenice!” ordinò Damarios e questa partì contro Galdor come ordinatole.

"Non puoi scappare!" la voce sembrò stridore di vetro mentre Lao si lanciava alla carica su Damarios. I due si fronteggiavano senza esclusione di colpi, l'uno arretrando e lanciando incantesimi l'altro balzando in avanti utilizzando arti marziali e poteri telecinetici. Subito Magistra e Nexor si misero al fianco di Lao per dargli manforte. "Tu morirai stanotte"lo sguardo di Lao sembrava sempre più vicino alla follia."Lo pensi davvero Portatore di Morte? La tua mente è al limite, e gli altri non mi sembrano in condizioni migliori." rispose Damarios preparandosi ad un nuovo attacco.

"Dèi!" esclamò Aygarth, crollando al suolo. Non appena fu sicura che Carnival si fosse calmata, Astrea accorse immediatamente. "Aygarth! Aygarth, stai..."
"...uno schifo! Carnival, ti avverto, la prossima volta..." sbottò il ragazzo, girandosi verso di lei. Per un attimo la Vampira scorse un bagliore rossastro negli occhi del ragazzo, e la smorfia che fece gli sembrò il ghigno contrariato di una belva. "...la prossima volta ti pianto Zadris in gola, e al diavolo l'alleanza! Hai capito?!" Era furioso, ma si pentì quasi subito di quella sfuriata. Nella sua mente sfrecciavano ancora i ricordi di quando, nelle gallerie dell'Arena, aveva ceduto all'impulso di nutrirsi del sangue dei Fusi.
Il Cronista gli si inginocchiò accanto, spostando lo sguardo dalla lama di Zadris imbrattata di sangue al palmo del ragazzo che andava lentamente rimarginandosi.
"Ce la fai?"
"Non mollo certo adesso. Non ora, dannazione." Un trambusto li fece voltare tutti: Damarios aveva sguinzagliato una delle sue creature contro Galdor, mentre Lao, insieme a Magistra e Nexor, cercava di contrastarlo.
"Aiutami."
"Cosa devo fare?"
Il giovane lo guardò negli occhi castani. "Strano che tu non riesca a prevederlo."
Il Vampiro studiò quegli occhi grigi e vi lesse un odio contenuto. Ma anche un'idea.
"Vuoi..."
"Finché ha quella polvere con sé, è dannatamente refrattario alla Forgia. E io sono dannatamente vulnerabile. Basterebbe che la gettasse addosso a qualcuno, e potrei impazzire fino a morirne. Aiutami."
Il Cronista lo guardò, poi serrò la mano affusolata sull'impugnatura della sua katana.
"Sono con te, fratello."

[continua]

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MessaggioInviato: Gio Feb 18, 2010 8:12 pm Rispondi citandoTorna in cima

L'attimo di respiro che aveva guadagnato dalla morsa negromantica di Carnival non doveva essere sprecato: il Cronista vide la Vampira portarsi in un attimo dietro Aygarth, afferrargli il palmo della mano ferita e succhiare avidamente il sangue che ne sgorgava. Ringhiando di rabbia per essere stato in balia della nenia di Carnival e non aver potuto aiutare i compagni, raggiunse i due e afferrò il braccio destro e la testa della Vampira, cercando di separarla dall'amico. Riconobbe, come purtroppo si aspettava, una forza nella parirazza superiore a quella di una normale Nata, come le fattezze della donna potevano ingannare. -Dovrei trasformarmi, usare la mia vera natura..- pensò mentre cercava invano di reclinarle la testa all'indietro -ma correrei il rischio di perdermi per sempre, se lei utilizzasse ancora il suo potere negromantico.- Soltanto grazie alla scintilla di umanità donatagli da Aygarth e al fatto che avesse aspettato a mostrare a Damarios il suo vero volto da Creato, era riuscito a non farsi attrarre dal vortice scaturito dal corpo di Carnival.
Mentre Astrea riusciva a far calmare la Vampira, ripensò con un brivido a ciò che le sue percezioni gli avevano fatto sentire: un gorgo brulicante di anime che precipitavano nella negromante senza più riuscirne, la sensazione di venire fisicamente risucchiato verso il cuore di Carnival, la testa in fiamme.
Si accovacciò accanto al ragazzo, e capì con poche parole il piano del giovane. Lasciò lentamente la presa dalla katana, mentre gli occhi mostravano un turbinio di calcoli, dubbi e incertezze, per lasciare infine spazio ad un'unica consapevolezza. Guardò in tralice Carnival, sussurrando all'amico “Ho bisogno di più forza, per poter fare quello che mi stai chiedendo..e non potrò usarla finché lei continuerà ad utilizzare il suo potere per richiamarmi a sé.”
"Lei ha potere anche su di me" confessò il giovane. "E anche Damarios ha questa capacità. Non dobbiamo farlo parlare" sussurrò, fissando il negromante che lottava contro Lao. "Se inizia a salmodiare alla stessa maniera, siamo finiti. Lui è molto più forte. Inoltre..." Si interruppe e si strinse il petto. I tatuaggi erano braci sulla sua pelle. "...la polvere. La devo riprendere. Ma non sarà facile, e se hai visto nei miei ricordi, capirai anche il perché." Quasi come richiamate, nella mente del ragazzo, in contatto con quella del Vampiro, trascorsero le immagini di lui incatenato nella sala delle torture del negromante, di questi che con un semplice tocco, grazie alla propria Forgia, riusciva ad ustionarlo, della polvere che per poco non lo aveva ucciso e che era fonte della refrattarietà al potere del giovane fabbro.
In quell'istante si udì un boato e un forte spostamento d'aria. Con un grugnito rabbioso, Lao venne scaraventato proprio dalla loro parte. Per poco non li travolse col proprio impeto e fu grazie alla preveggenza del Cronista che poterono afferrarlo senza che lui o loro venissero feriti. Non appena ritrovarono un minimo di equilibrio, la mente di Aygarth andò subito a contattare quella del vecchio telepate.
Lao.
Che vuoi?
La voce del vecchio era piena dell'odio che stava riversando verso il negromante.
Avvisa Astrea di trattenere Carnival. Ora come ora, evocare i non morti ci si rivolterebbe contro. Non per quello che abbiamo in mente...
Che cosa intendi...

“Va bene.” disse semplicemente il Cronista, voltandosi verso Damarios con gli occhi castani densi di fredda collera. Adottò una posizione semi-accovacciata, ringhiando sempre più profondamente; i canini scoperti si allungarono visibilmente fino ad assumere l'aspetto di vere e proprie zanne. Gli artigli presero il posto delle dita affusolate, e stranamente andarono a stringersi sull'elsa della katana. Per la prima volta il Cronista non si era liberato di spada e armatura una volta mutato: la dimostrazione, secondo le convinzioni orientali, del suo onore di guerriero non veniva accantonata di fronte alla sua natura malvagia. Negli occhi, ora scarlatti, si leggeva il riflesso di una nuova consapevolezza, la possibilità di accettare finalmente la sua natura di bestia senza soggiacere ai più bassi istinti che essa comportava. Le pupille da rettile cercarono Aygarth, e senza bisogno del contatto mentale il giovane capì che il fratello di sangue condivideva la speranza che il piano funzionasse senza che entrambi perdessero la loro ragione..o la loro vita.
Sguainò la spada stringendola con viva forza, e concentrò al massimo tutta la sua capacità di previsione visualizzando Damarios e lo spazio circostante nel quale l'aveva visto apparire e scomparire.
Lo vide smaterializzarsi a più di trenta metri di distanza, mentre guardava nella loro direzione. Fu un attimo prima che un'increspatura nell'aria si formasse a meno di due metri da Lao e i compagni, e si proiettò con tutte le sue forze verso quella direzione. La katana fendette l'aria, perché lo stregone era apparso accovacciato su se stesso e il Vampiro non poteva prevederlo, ma mentre con una capriola si portava davanti ai compagni, vide il volto dello Stregone che tradiva un'assoluta sorpresa. In un momento Damarios si materializzò al sicuro, a svariati metri di distanza, e la katana del Cronista, apparsa come di riflesso, intaccò la schiena dello Stregone, costringendolo a scomparire nuovamente.



Mentre il Cronista non concedeva quartiere a Damarios, la mano di Aygarth era andata a cercare la lama di Zadris, stavolta senza farsi scorgere dalla Vampira. Il filo acuminato dell'ascia tagliò il palmo, un taglio profondo da cui sgorgò sangue. Aygarth gemette fra sé. Lao lo osservò perplesso, poi fece come gli era stato ordinato. La risposta di Astrea fu un cenno di assenso appena percettibile e trascinò l'ancora scossa Carnival poco più lontano.
Che hai in mente?
Mi riprendo ciò che è mio. Aygarth non lo disse, lo pensò e basta, e senza aggiungere altro scattò in avanti proprio nel momento e nel luogo in cui Damarios riapparve dopo essere sfuggito all'ennesimo attacco del Cronista. La lama fendette l'aria, pronta a falciare la figura del negromante, ma di nuovo questi sparì, per comparire alle sue spalle. Il ragazzo non si voltò nemmeno e sempre con l'impeto della mossa disegnò un semicerchio per poi abbattersi sul nemico. Stavolta Damarios non lo evitò e alzò semplicemente un braccio. Benché la forza impressa dal ragazzo fosse tale da poter decapitare un toro, egli sembrò non risentirne affatto: la mano si chiuse sullo sperone di Zadris, e per un istante il negromante e Aygarth puntarono ciascuno il proprio sguardo in quello dell'altro.
"Tu non vuoi proprio capire, vero?" disse semplicemente Damarios. Un attimo dopo Aygarth urlò: le rune sull'arma e suo corpo iniziarono a baluginare con violenza, fino a sembrare dei marchi brucianti. Si trovò a dover tener stretta l'alabarda per evitare che l'altro potesse impossessarsene, anche se quel contatto gli stava facendo provare un dolore da inferno. Dal suo canto, Damarios cercò di tirare a sé lo sperone per insistere con il potere della propria Forgia.
La voce di Aygarth divenne ben presto un grido potente e prolungato, il grido di qualcuno la cui anima stava per essere strappata via. Avrebbe di certo finito per soccombere se una figura non gli fosse piombata addosso e con uno strattone non lo avesse tirato via, alabarda e tutto. Era il Cronista.
Rotolarono per qualche metro, prima di ritrovarsi sul pavimento, fuori dall'immediata portata del negromante. Aygarth rimase sulla schiena, gli occhi chiusi. Dalle sue carni, in corrispondenza dei tatuaggi, si levava un filo di fumo.
“Lao! Lucas! Nexor!” ringhiò il Vampiro, e questi capirono immediatamente, portandosi all'attacco. Nexor concentrò tutta la sua telecinesi verso lo Stregone, mentre Lao e Lucas cercavano di colpirlo su due fronti. Il Vampiro si avvicinò al ragazzo, pregando che i compagni non dessero tregua allo Stregone per non permettergli di iniziare la sua nenia negromantica, con la quale avrebbe piegato sia lui che Aygarth. Senza distogliere lo sguardo da Damarios, gli occhi sbarrati a cercare di studiare i suoi movimenti quando appariva e scompariva, toccò la spalla del fratello, per fargli capire che era accanto a lui.
Le labbra del ragazzo si mossero appena. Il Vampiro sentì qualcosa: all'inizio gli parve una filastrocca confusa, ma poi le parole si fecero più chiare: "...Forgia sancita col sangue, Forgia che reclama sangue. Forgia sancita col sangue, Forgia che reclama sangue..." La bocca di Aygarth si atteggiò a una smorfia amara; teneva ancora gli occhi chiusi.
"Dèi" mormorò. "E' la cosa che odio di più, e so che non ti piacerà..." Bastò lo spettro del pensiero per comunicare al Vampiro la conclusione a cui era giunto.
"No."
"Devo. E'...troppo forte. L'ho sentito. L'abbiamo sentito. Tu ti sei lasciato andare. Devo farlo anche io."
"Aygarth..."
"Ma non posso farlo senza il tuo aiuto. Tu puoi farlo. Sei l'unico che possa frenarmi. E sai cosa intendo..."
Aygarth si alzò faticosamente in piedi. Lo strascico del colpo di Forgia scagliato da Damarios lo scuoteva con spasmi lungo tutto il corpo, ma strinse i denti cercando di ignorarlo. La mano del Vampiro non abbandonò la sua spalla nemmeno per un secondo. Si girò verso di lui e gli rivolse un sorriso sbieco, coi pensieri che rivelavano al Cronista ogni parte del suo piano. "Io ci provo." Una frase che condensava odio, paura, coraggio nello stesso tempo.

continua...
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MessaggioInviato: Ven Feb 19, 2010 8:48 pm Rispondi citandoTorna in cima

Aygarth avanzò lentamente, un passo dopo l'altro. La battaglia infuriava, mentre Lao, Nexor e Lucas tentavano, senza successo, di ferire il negromante, che si avvaleva della sua capacità di teletrasporto per schivare i colpi. Prese una breve rincorsa e con l'alabarda in resta si scagliò contro il nemico. Damarios lo vide e si scansò, lasciando che il colpo andasse a vuoto. Il ragazzo lo incalzò con altri fendenti, anche se la fibra fisica cominciava a venire meno, specie dopo l'attacco subito prima. L'ultimo affondo fu talmente debole che Damarios lo evitò semplicemente compiendo un passo all'indietro.
"Che vorresti fare, cavia?" lo schernì quest'ultimo. "Non hai nemmeno la forza di tenerti in piedi. Guardati. Sei un...umano. Un semplice schiavo. Un giocattolo che non merita nemmeno attenzione."
"Tu hai qualcosa di mio" mormorò Aygarth, con voce roca.
"Tuo? Nulla di ciò che possiedo è mai stato tuo." La mano del negromante disegnò un cerchio distorto nell'aria. "Sei tu il ladro. Sei tu che hai rubato, o quantomeno nascosto ciò che mi è stato tolto. Lei è mia."
"Lei non è di nessuno!" urlò il giovane, e si tuffò con un colpo di sperone che però andò ancora a vuoto. Damarios scomparve per poi riapparirgli alle spalle. Il suo volto s'accostò a quello del ragazzo, quasi volesse fargli una confidenza all'orecchio. Aygarth rimase immobile: una percezione trasmessa dal Cronista in virtù del loro legame speciale gli confermò quanto stava per accadere. E si preparò per quanto fosse possibile a ciò che avrebbe voluto non accadesse mai.
"Allora, mia inutile cavia, lascia che te la restituisca. A modo mio..."
Ci fu un guizzo della sua mano, e Aygarth sentì qualcosa cadergli addosso, leggero come una nube. Sapeva benissimo cosa fosse. Ci fu un attimo in cui il mondo sembrò silenziarsi, per poi esplodere. Il dolore della Forgia che gli morse le carni, che lo bruciava logorandogli l'anima, gli accese un grido che gelò tutti quanti.
Cadde a terra, stringendo spasmodicamente l'alabarda. Sarebbe bastato ferirsi con essa, per riassorbire la polvere e annullare l'effetto. Invece lui rimase dov'era, prono, le urla soffocate contro il petto, i tatuaggi talmente lucenti da sembrare fratture nella pelle.
"AYGARTH!" urlò Nether. Damarios alzò il braccio, ma il middenlander si scagliò appena in tempo per evitare che mettesse a segno ciò che aveva in mente, qualunque cosa fosse. La spada saettò a pochi pollici dalla testa del negromante, che si teletrasportò per evitarlo. Nether si accovacciò sul ragazzo, ma ricevette un inaspettato spintone che lo allontanò di due metri buoni. Costernato al pari degli altri, si ritrovò a contemplare il ragazzo che, sempre prono, stringeva e apriva i pugni in continuazione, il respiro pesante, le urla intrappolate tra gola e petto che gli uscivano dalle labbra in suoni strozzati.

"Guardati. Sei...un umano."
Il respiro di Aygarth si fece più concitato.
No, non era più umano. Non del tutto. La furia cresceva, la Forgia gridava nella sua mente una monotona cantilena che lo soggiogava senza permettergli alcuna resistenza.
Non era più umano e non solo per il vampirismo. La Forgia lo aveva contaminato molto tempo prima, decretando per lui un fato che era tutt'altro quello che si aspettava.
Forgia sancita col sangue.
Aygarth battè un pugno al suolo, ferendosi le nocche.
Forgia che reclama sangue.
I respiri si facevano via via più profondi man mano che qualcosa in lui si risvegliava, latente eppure potente.
Sangue.
Aprì gli occhi, mentre le iridi a specchio sfumavano in un inquietante carminio. Il rosso di quegli occhi rifletteva il bagliore rovente della polvere che aveva sulle carni.
Sangue.
Il Cronista lo sentì, nella sua testa. Un attimo dopo, chiunque là dentro fosse dotato di poteri mentali avvertì l'eco psichica del ruggito che sferzò l'aria solo un secondo più tardi. Una voce che di umano non aveva più niente. La voce del potere di un patto che, violato, esigeva il suo prezzo, purtroppo nel peggiore dei modi.

-E' giunto il momento..- pensò il Vampiro, tremando visibilmente alla vista del giovane prono, il suo ruggito interiore e quello che comportava -..ora sono al cospetto del mostro che ho fatto nascere in Aygarth.-
Sussultò, scosso da convulsioni per la rabbia che pervadeva il suo corpo, così grande da non riuscire a contenerla. Odiava con tutte le sue forze Damarios per quello che aveva fatto al ragazzo e ad Aelyn, e per ciò che era stato costretto a fare lui stesso sui suoi cari. La mutazione di Aygarth..e l'omicidio di Aelyn.
Omicidio.
Per la prima volta, aveva deciso di mettere a nudo la sua vera natura, malvagia e bestiale, per uccidere. Prima di allora, si era sempre trattenuto e aveva sfruttato la parte di sé che lo terrorizzava unicamente per difendere se stesso o qualcun altro.
Stavolta, l'aveva fatto unicamente per eliminare Damarios. E così facendo, aveva scoperto un'arma in più da utilizzare contro la follia, la Sete di sangue e morte che lo vinceva ogni volta che i suoi occhi scrutavano il mondo come quelli di un serpente. Stavolta voleva essere se stesso.
Digrignò i denti così forte che lo stridore arrivò alle orecchie dei compagni, e qualcuno si voltò a guardarlo. Gli occhi del Vampiro si spostarono dal ragazzo allo Stregone, che ancora non si decideva ad attaccare, rimanendo in contemplazione gioiosa di Aygarth tremante a terra, decine di metri lontano da loro.
Resisti Aygarth. Resisti. Io sono qui, e provo la tua stessa rabbia, la stessa Sete. Ma so quello che devo fare, ho uno scopo. E anche tu ce l'hai..Ricordi? Aygarth!   
Aygarth ruggì, soffocando la voce nel petto, come se invece del fiato avesse fuoco liquido nei polmoni. I pugni si aprivano e chiudevano, si aprivano e chiudevano. Gli occhi, spalancati, mettevano a malapena a fuoco il suolo, persi più che altro nel delirio della Forgia che stava ormai per prendere il sopravvento. Quando il Cronista parlò nella sua mente, dalle sue labbra proruppe un grido roco, smorzato, e la sua voce - la sua, di Zadris, della Forgia - rimbombò nella mente del Vampiro.
Sangue...! Alleanza.. Alleanza! ..sangue!... e in questa folle eco risuonò la voce del ragazzo, la sua voce vera. Damarios! Lui...! ..l'Altro! l'Altro!...Per Mayleen. Per Zadris. Per noi. Per me... me! Ci fu un ennesimo ruggito, talmente bestiale da far accapponare la pelle ad Astrea, e per un attimo il Cronista temette che perdesse il controllo, ma la voce di Aygarth tornò a farsi viva. E' difficile... è difficile!
Il Vampiro lo incalzò, sempre senza distogliere lo sguardo dallo Stregone, temendo un nuovo attacco. Tu hai uno scopo! Persone da proteggere..Nihal, Astrea, Nether..Senti questa nuova forza che scorre in te..accettala! Aygarth scosse la testa. Guardami! Sono un abominio con in mano una spada, in piedi accanto a te..il mio corpo è quello di una bestia, votata ad uccidere. Ma la mia mente è quieta. So quello che devo fare..chi deve morire oggi. Utilizza questa forza, come sto facendo io..finiamo tutto questo, adesso! Io sono con te..abbraccia la mia mente, e lo uccideremo una volta per tutte!
Le dita di Aygarth artigliarono il terreno più volte; ancora un sussulto, il suo petto che si scuoteva e la voce roca che non trovava sfogo; poi si voltò di scatto verso il Cronista, che sussultò nel vedere lo specchio di se stesso: le stesse iridi, lo stesso tormento. Ma anche lo stesso sguardo, e anche le parole che il ragazzo gli riversò nella mente furono le stesse che gli aveva detto lui solo qualche minuto prima.
Sono con te, fratello.
“Allora iniziamo!” urlò il Cronista, un grido rabbioso che riecheggiò nella terrazza, seguito da un intenso ruggito. Fece due passi di corsa e spiccò un balzo velocissimo, proiettandosi con la spada sguainata verso Damarios. Lo Stregone aspettò l'ultimo momento per smaterializzarsi, facendo vibrare la katana del Cronista a vuoto. Il Vampiro atterrò con una capriola sul pavimento di pietra, piegò entrambe le gambe e saltò all'indietro, proiettandosi in un battito di ciglia verso un'altra direzione, al margine estremo della terrazza. Qui apparve Damarios un attimo dopo, e nell'attimo seguente era nuovamente scomparso, mentre la spada del Cronista si infranse con uno stridore acuto sulla balaustra di roccia che li separava dal vuoto.
La disincagliò in un attimo e si voltò, restando sopra lo sperone di roccia, accovacciato su se stesso come un singolare gargoyle.
Damarios era riapparso a metà strada tra lui e il resto del gruppo.
Lo vedi, Aygarth? chiese mentalmente al fratello. I tuoi occhi sono i miei adesso, riflettono lo stesso odio e la stessa rabbia. Vedi lo spazio circostante? Cogli le vibrazioni? Le perturbazioni nell'aria? Quando Damarios sarà abbastanza vicino a te, fa' quello che devi. Aygarth vedeva perfettamente le piccole increspature nell'aria che anticipavano i salti dello Stregone, quindi fece un brevissimo cenno di intesa con Zadris, non staccando gli occhi di dosso dal nemico. Il Vampiro saltò nuovamente in avanti, mulinando la spada e atterrando con tutto il suo peso su Damarios. Incredibilmente, questa volta lo Stregone non svanì, ma aspettò che la lama arrivasse a pochi metri dal suo collo; poi questa rallentò sempre di più, fino a fermarsi a una decina di centimetri dalla pelle.
Il Vampiro era in piedi davanti a lui, e digrignava i denti dallo sforzo: la katana era come congelata a mezz'aria. “Povero illuso..” disse semplicemente lo Stregone “se non te ne fossi ancora accorto, sto solo giocando al gatto con il topo.” Picchiettò con alcune dita il filo della spada, come in un gesto di sfida “La mia Regina è morta, per mano tua..ma non è stata una gran perdita. D'altronde era un esperimento, come molti altri che ho fatto..tu invece, ancora stai soffrendo per quello che hai fatto” sorrise maligno “non ho mai visto un guerriero ancorarsi così saldamente al suo passato. Ne pagherai con la vita, e sarà una gioia per me liberarti dal peso di quella malvagità che hai nascosto così assiduamente.”

Il Cronista gli sorrise di rimando, un sorriso non esteso agli occhi, che lampeggiavano “Ho sempre saputo di essere un mostro..in Oriente, quando cavalcavo con i miei fratelli di guerra, ero l'unico a non portare la maschera da battaglia, perché non ne avevo bisogno. Ma ho sempre disprezzato la mia natura..” smise di forzare il colpo con la katana “per questo ti devo ringraziare: me l'hai fatta accettare!” ringhiò, e concentrò tutte le sue forze menando un fendente con gli artigli della mano sinistra, dritto verso gli occhi. Un attimo prima di raggiungere le orbite di Damarios, questi scomparve di nuovo.
All'istante alcune vibrazioni apparvero a pochi metri di distanza da Aygarth.
Vai, fratello.

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Io sono una creatura del Caos. Ma dal Caos nasce la saggezza, e dalla saggezza il potere.

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MessaggioInviato: Ven Feb 19, 2010 8:54 pm Rispondi citandoTorna in cima

Aygarth era rimasto immobile per tutto quel tempo, gli occhi da Vampiro che saettavano da una parte e dall'altra, in tutt'uno con le sensazioni e le percezioni del Cronista. La Forgia scalpitava in lui, smaniosa di essere soddisfatta... di essere liberata. Ma lui attese, pazientemente, unendo la propria coscienza con quella del proprio fratello di sangue. Attese, come la fiera nell'ombra che contava i secondi prima che la propria preda fosse a portata.
E quando la voce di Cronista risuonò nella sua mente, scattò.
La percezione di preveggenza che ebbero sia lui che il Vampiro, amplificata dall'accresciuto potere della Forgia, disegnò la realtà nella sua mente con l'anticipo di due secondi, e non ne sprecò neanche un centesimo. Balzò da terra, l'alabarda in entrambi i pugni, la polvere che bruciava sulla sua pelle rendendolo simile a una bragia umana, con il dolore che scempiava carni e coscienza ma da cui non si fece distrarre. Divorò in un attimo i due metri che lo separavano dal punto in cui - sapeva - sarebbe ricomparso Damarios e con un rapido, semplice scatto delle braccia proiettò in avanti l'alabarda dalla lama insanguinata, che tagliò l'aria proprio nell'istante in cui il riapparì il negromante. Sentire il colpo andare a segno gli strappò un grido mentale di esultanza.
Per la prima volta dacché avevano iniziato a combattere su quella terrazza, Damarios gridò di dolore. Lo sperone dell'alabarda lo aveva trafitto sul lato destro del petto, trapassandolo da parte a parte. Lo stregone lo guardò, più rabbiosamente sorpreso che altro. "Tu..! Come hai..." S'interruppe e afferrò lo sperone che spuntava dal proprio corpo. "E così, solo la morte ti convincerà che non puoi nulla contro di me, lurida piccola cavia?" lo schernì. "Quanto ancora vuoi urlare? Non ti sono bastate le prigioni? Non ti sono bastate le torture? E sia!"
Il dolore, se possibile, aumentò e Aygarth si trovò a urlare senza controllo, mentre la Forgia di Damarios lo aggrediva incendiandogli l'anima. Gli altri nel gruppo si mossero immediatamente per intervenire, atterriti dal fatto che il ragazzo ci stesse lasciando le penne, ma furono bloccati dalla figura del Cronista, che si frappose fra loro, dando le spalle, senza intervenire. Guardava in direzione dello stregone e del proprio fratello, aspettando che quest'ultimo attuasse il suo piano. E non morisse nel farlo.

"Muori, moccioso! Muori!" urlò il negromante, tenendo stretta l'alabarda per mantenere il contatto. Il corpo di Aygarth venne percorso da spasmi, la polvere bruciò in maniera insopportabile e il dolore lo scudisciò senza pietà. Poi il capo del ragazzo ciondolò per un attimo in avanti, per poi risollevarsi lentamente. Gli occhi del giovane si piantarono in quelli di Damarios, e il corpo del Visconte ebbe un sussulto.
Aygarth digrignò i denti e ringhiò.
Damarios lo guardò in volto e quando finalmente vide la bestia che covava dentro il giovane, per poco non perse la concentrazione. I canini di Aygarth si erano allungati e ferivano il labbro inferiore, facendo colar sangue che si mischiava alla polvere che lo ricopriva, con l'effetto di farla baluginare maggiormente. Il ragazzo prese un respiro, un altro, un altro ancora più profondo, poi sfogò un ruggito in gola. Nell'istante in cui le rune su Zadris cominciarono ad animarsi, l'espressione di superiorità sul volto dello stregone si dissipò.
"No.. non è possibile, non puoi! NON PUOI!" La voce di Damarios s'alzò sempre più di volume. Il suo corpo s'irrigidì, come a cercare di contrastare qualcosa. Aygarth sbuffò tra i denti, come un toro, e il carminio dei suoi occhi rilucette di un bagliore a specchio. Ben presto anche gli altri intuirono quanto stava accadendo: con la Forgia vampiresca, dalla potenza accresciuta grazie alla follia del sangue, Aygarth stava cercando di vincere quella di Damarios.
E a giudicare da ciò che stavano vedendo, ci stava riuscendo.
Aygarth cominciò a gridare, un grido roco ma liberatorio, colmo di sofferenza, rabbia ma anche qualcos'altro di indecifrabile. L'urlo di una belva liberata ma non impazzita, di qualcuno che finalmente riconquistava qualcosa sottratto da lungo tempo. Damarios sembrò impreparato alla situazione e cercò di indietreggiare per liberarsi dalla morsa, ma lo sperone conficcato nel suo corpo lo teneva intrappolato. Aygarth strinse l'alabarda fino a farsi sbiancare le nocche. Nether e il Cronista, ma anche quelli in grado di captare le eco psichiche come Lao e Nexor riuscirono a udire anche la voce di Zadris: un vero e proprio urlo di guerra, mentre la Forgia che univa il ragazzo all'arma cominciava a prendere il sopravvento sull'altra.
Per tutto il tempo, gli occhi del ragazzo, scarlatti come il sangue, non si staccarono dal volto di Damarios, fissandolo con la stessa brama che l'altro mostrava quando si divertiva a tormentarlo con la polvere solo per sadico diletto.
All'unisono, il grido dei due contendenti riempì l'aria. Dolore e furore insieme.
Mi senti, bastardo? urlò Aygarth nella mente, anche se sapeva che l'altro non poteva sentirlo, e usò una frase che lo aveva tormentato per mesi. Pagherai per avermi sottratto ciò che è mio! Strinse con violenza l'asta e la torse, tormentando maggiormente la ferita dell'avversario, mentre intanto la Forgia cominciava ad attaccare l'anima del Visconte. Lei non è tua! Lei... E' LA MIA ANIMA!
Ci fu un colpo psichico di notevole potenza; un vento fortissimo si diramò da loro due, simile a un'onda d'urto. Aygarth continuò a sfogare la propria furia in quello che sembrava un grido interminabile. Era allo stremo, ma ormai era a un punto di non ritorno, e non avrebbe ceduto fino alla fine. Poi, attorno a loro l'aria prese a vorticare. Damarios sussultò e cacciò la testa all'indietro urlando a sua volta; il suo corpo diventò indistinto per alcuni istanti mentre qualcosa gli turbinava attorno. Anche a quella distanza, gli altri membri del gruppo si accorsero che quella era la polvere. Era come se stesse evaporando dalla sua pelle.
La polvere sciamò in maniera caotica per poi riversarsi su Zadris come un nugolo impazzito di insetti. Nello stesso istante anche quella che lui aveva indosso cominciò a scivolare lungo la pelle del giovane fino a toccare l'asta dell'alabarda. Aygarth chiuse gli occhi e strinse i denti, mentre le rune di Zadris e i suoi tatuaggi presero a rilucere in maniera dirompente. Spinse, spinse sempre più, mantenendo lo sperone nel corpo dello Stregone. Anche quando l'ultimo granello di polvere venne riassorbito dall'arma, continuò a sfogare la furia della Forgia, una furia di cui aveva sempre avuto il terrore, che temeva potesse rivoltarsi contro i suoi compagni o, peggio, ucciderli. Era come se quella furia, finalmente, avesse trovato il vero bersaglio, e si stesse inebriando nello sfogarsi senza alcuna pietà. Aygarth non si oppose e si lasciò guidare da lei, stremandosi fino all'ultima briciola di verve, contro l'essere che gli aveva rubato la vita.

"Lurido figlio di..."
Ormai privo di qualsiasi difesa contro la Forgia di Aygarth e stremato a sua volta dal potere che gli stava bruciando le carni e l'anima, Damarios tentò un contrattacco. Stese una mano e lo puntò contro il volto del giovane.
"NO!" gridò Nether, d'istinto.
Ci fu una luce, un'onda d'urto, e per un attimo tutti furono accecati dal fulgore che si era sprigionato dalla mano dello Stregone. Un istante dopo il corpo di Aygarth, insieme all'alabarda, venne scaraventato all'indietro con la stessa velocità di un proiettile.
Il Cronista era pronto, e saltò verso il ragazzo, le braccia tese.
Furono scaraventati entrambi all'indietro, finendo svariati metri lontano. Il Vampiro cercò, per quanto possibile a causa delle armi che lui e Aygarth ancora brandivano, di attutire il colpo con il suolo al ragazzo, e artigliò la pietra per riuscire a fermare l'incredibile spinta che lo Stregone aveva dato al corpo dell'amico.
Si ritrovò disteso, con il corpo del giovane tra le braccia, la pelle apparentemente in fiamme, le membra rigide. “Aygarth..” mormorò il Vampiro, guardandolo in volto.
Gli occhi del ragazzo erano spalancati a fissare il vuoto. I canini si erano rimpiccioliti fino a tornare delle dimensioni normali, anche se ancora di qualche millimetro più lunghi rispetto al solito. Le iridi erano di nuovo grigie, a parte quella sinistra, in cui troneggiava un netto spicchio carminio.
Ma lo sguardo di Aygarth non vedeva. Poggiando una mano sul suo petto, il Cronista non sentì il cuore battere.
"No.." Il Vampiro si sentì stringere il petto. Agì d'istinto e menò uno schiaffo sul volto di Aygarth per farlo riprendere. Niente, sempre rigido e sempre senza segni di vita.
"No!"
Un secondo.
Un terzo...
Al quarto tentativo, la testa di Aygarth ciondolò da una parte e tornò nella posizione iniziale. Stavolta gli occhi lo puntarono e la mano del giovane scattò a intercettare la sua.
"Ahio..." mormorò semplicemente. "Basta, sono un uomo, non un tamburo...Dèi!" Mentre parlava, le percezioni del Cronista registrarono il cuore che tornava a battere. E qualcos'altro. Qualcosa nella coscienza del ragazzo, un qualcosa in più, che lo aveva reso più forte, più solido...
Integro.
Aygarth si alzò a sedere. Immediatamente anche gli altri lo raggiunsero, ma li fermò con un gesto della mano. "No, non da me!" gridò, e accennò allo stregone, immobile al di là della terrazza, debilitato dal potere della Forgia.
"Ora la bestia è ferita" mormorò tra i denti, con un ghigno fin troppo impertinente. "Finiamola."
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MessaggioInviato: Sab Feb 20, 2010 2:01 am Rispondi citandoTorna in cima

Mentre il combattimento fra Aygarth e Damarios infuriava, Astrea guardava con crescente preoccupazione Carnival. Il fabbro le aveva detto di stare attenta a lei e a impedire che intervenisse nello scontro finchè era fuori di sé ma Carnival non pareva affatto intenzionata a combattere al momento...la vampira si guardava intorno con un'espressione confusa, smarrita
“Io...non volevo fargli del male.” disse riferendosi al giovane possessore di Zadris “Non....volevo....Ma io...ho Sete. Bloodsister? Tu capisci vero? Avevo Sete. Ho ancora Sete. Lo sai? Lo senti?”

Astrea lo sentiva. Con uno stupore talmente grande da cancellare ogni fremito di orrore o paura la ladra sentiva un caleidoscopio di sensazioni che, lo sapeva, non le appartenevano. Sete, tanto grande che si sentiva fremere dalla voglia di saltare addosso al più vicino dei suoi compagni e affondare i denti nella sua gola...e poi confusione, ansia, costernazione...scosse la testa, come per schiarirsi le idee.
“Si, lo sento Carnival. Ti prego sorella, torna in te! Il nemico è Damarios. Damarios ricordi?”
“Damarios” ripetè la vampira “Io ricordo. Si. Damarios. Lo voglio. Il suo sangue, la sua anima. Voglio che lui soffra.”
Bene, è un inizio pensò la ladra con uno sguardo inquieto alle ombre, tuttora vorticanti in alto, sopra la testa della vampira figure indistinte e malevole “Ascoltami. Dobbiamo aiutare Aygarth.”

“Aygarth” ripetè la vampira che poi storse la bocca in una smorfia angosciata “Mi dispiace. Non volevo. Non volevo. Ma il sangue...così bello. Sprecarlo con quell'arma...sprecarlo così....mentre io ho Sete...tanta Sete...” piagnucolò la negromante
Oh, no, non adesso, accidenti, non di nuovo Astrea sentiva montare nuovamente la sete di sangue in Carnival e reagì d'istinto: schiaffeggiò la vampira una, due volte.
Carnival fissò Astrea con uno sguardo stupefatto, portandosi una mano alle guance pallide...il suo viso rifletteva la più completa incredulità per quanto era appena successo.
Ma la Sete sembrava aver lasciato i suoi occhi. Almeno per il momento.

“Dobbiamo aiutare Aygarth” ripetè Astrea in tono deciso. Quasi non credeva nemmeno lei di aver fatto una cosa del genere.
“Io...si, capisco. Io lo farò. Aygarth combatte Damarios. Non lo lascerò morire. Se morisse tu saresti triste. Ti farebbe piangere. Non voglio vedere la mia sorellina piangere. No.”
Carnival si riscosse, esibì un sorriso tutto canini e avanzò verso Damarios, perfettamente padrona di sé mentre ora era il turno di Astrea di rimanere stupefatta.

Aygarth aveva appena fatto in tempo a riprendersi, che scorse la Vampira avanzare verso lo Stregone. Memore della trasformazione del Cronista, e del vampirismo che affondava sempre più le radici nel suo essere, temette che stesse nuovamente per evocare le ombre. "Carnival!" gridò.
“Io sono qui” rispose la vampira voltandosi a mezzo verso il fabbro. Si accigliò “Non volevo. Ho tanta Sete. Ma...” tornò a voltarsi verso Damarios “...ma qui c'è lui. Oh sì. Lui mi ha fatto soffrire la Sete, lui sazierà la mia Sete. E' giusto che sia così."
Aygarth si alzò finalmente in piedi, stringendo a sé Zadris. L'alabarda toccò la sua mente, e lui si stupì di quanto sollievo ci fosse nella sua anima. Finalmente integri, finalmente non più sottomessi. Non c'era più l'Altro: ora c'era solo Damarios. Tuttavia, nemmeno quel momento idilliaco fece perdere loro la concentrazione sulla situazione, e quando la voce dell'alabarda giunse nella sua mente, Aygarth trasalì. Guardò lo sperone col quale aveva trafitto il Visconte e si rese conto che, a parte il suo sangue, non c'era altra traccia di icore sul metallo.
"Carnival, ferma!" urlò il ragazzo. "Non ha sangue!"
“Niente sangue?” lo stupore della vampira fu tale che Carnival si bloccò di colpo “Come è possibile.? Lui è una Cosa Vivente...deve avere il sangue!” lo sguardo della donna saettava da Aygarth a Damarios “..o no?”
"Non è un uomo!" gridò in risposta il ragazzo, e nello stesso istante Damarios alzò la testa, la mano premuta sulla ferita da cui non sgorgava nulla. Era... il vuoto. Era nero. Un'ombra che a guardarla sembrava un abisso.
La visione fu tale che persino la vampira indietreggiò di un passo davanti ad essa. Quello che aveva davanti non era un umano, una preda di carne e sangue...finalmente avevano davanti il vero volto di Damarios, quello che il mago era infine diventato: Oscurità materializzata e fatta carne.
Lo sguardo di Damarios si posò sulla Vampira. La fissò a lungo. Mosse le labbra senza proferire parola. Aygarth sentì una puntura in fronte, e per un attimo si ritrovò a non pensare a nulla; solo l'impulso di muovere i piedi e avvicinarsi al mago, senza resistenza... Poi un colpo di calore da Zadris gli fece riacquistare la lucidità prerduta. Scrollò la testa e guardò gli altri, ma loro sembravano non aver accusato alcun effetto. Solo quando fissò Cronista si raggelò: il Vampiro aveva lo sguardo perso nel vuoto, e anche scrollandolo non si muoveva.
Il cuore di Aygarth si rimpicciolì quando capì cosa stesse succedendo. Damarios stava richiamando il suo potere sui non-morti.
Si voltò verso la Vampira. "Carnival!" gridò, e non ricevette risposta. Strattonò il braccio di Lucas e di Nexor: "Aiutatemi!" Detto questo si gettò in avanti, senza nemmeno controllare se gli altri lo stessero seguendo.

La vampira si sentiva persa in un incubo a occhi aperti. Non udì Aygarth e nemmeno la voce di Astrea che, percependo quel che provava la vampira, si era messa a gridare disperatamente il suo nome. Il suo nome? Ma lo era davvero?
Quando era viva, Lei aveva un altro nome...Qual'era? Non ricordo. Così strano.
La vampira avanzava lentamente verso Damarios, un passo dopo l'altro, con occhi che guardavano senza vedere il negromante che la stava sconfiggendo dirigendo contro di lei i suoi stessi poteri.
Vieni. Vieni da me. Devi ubbidirmi
Questo è già successo. Tanto tempo fa. Ma io ho resistito, allora...
Un tic comparve sul volto della vampira mentre faceva un altro passo verso Damarios.
Non resistere! Sono io ora il tuo padrone. Sei un'ottimo Esemplare...persino migliore di quanto credevo. Ma ora devi ubbidire. Vieni da me e restituisci il Libro. Poi ti guiderò contro i miei nemici.
La donna fece un altro passo. Non voleva obbedire ma non riusciva a resistere a quel comando.
Nessuno può aiutarmi. Come quella volta. Nessuno vuole aiutarmi. Nessuno.
Se solo ricordassi il suo nome...


"LUCAS!" urlò Aygarth. Il guerriero della Spezza Vita, così come l'aveva ribattezzata Zadris, si proiettò in avanti col chiaro intento di interrompere l'incanto del Mago. Nexor si dispose in copertura con la telecinesi, mentre Aygarth si diresse da Carnival senza esitazione. Le afferrò un braccio e tirò.
L'intervento di Lucas non giunse un attimo troppo presto chè sia Carnival che Cronista erano totalmente in balia del potere di Damarios. Con un urlo il guerriero oscuro lanciò un globo di energia contro il mago sfruttando poi il collegamento mentale creato da Lao per assalirlo con un fendente nel momento stesso in cui fosse riapparso. La spada del guerriero colse il corpo del Negromante ma anche questa volta senza risultati degni di nota.
Liberata improvvisamente dal controllo di Damarios la vampira barcollò e cadde letteralmente fra le braccia di Aygarth quando questi la strattonò indietro, lontano dal negromante.
Carnival guardò il fabbro e sbattè le palpebre. "Aygarth? Così strano. Sono felice che sia tu e non lui. Oh si. Felice.”
Aygarth cercò di sorreggerla, ma essendo alta quanto lui non era facile; perciò si arrese e la prese in braccio. "Bene, ma ora non ti montare la testa: guarda che questo non comporta fidanzamento" le disse con un'occhiata sbieca prima di guadagnare terreno e tornare nel gruppo, con le spalle coperte da Nexor. Distratto il mago grazie all'intervento di Lucas, anche il Cronista si era ripreso dall'incanto.
Carnival esibì un sorriso sbilenco “No?” chiese con un lampo di divertimento negli occhi grigi “Anche così, ti ringrazio, sanguedolce”concluse lasciandosi cadere nuovamente a terra una volta tornati relativamente al sicuro in mezzo agli altri.
“Sei così strano, Aygarth della Forgia.” disse poi in tono serio, osservando per un momento il fabbro con la testa inclinata da un lato.
"Me l'hanno detto in tanti, se ti può consolare" rispose il giovane, senza dar troppo peso alle parole della Vampira. Poi si rivolse agli altri. "Non dobbiamo farlo salmodiare. Se ci riprova un'altra volta, si ricomincia da capo. Carnival e Cronista rimangono alla loro mercé..."
"...a meno che non vogliamo dar loro dei tappi per le orecchie" ironizzò Lao. Nel frattempo il Mago si teletrasportò fuori dalla portata di Lucas e il guerriero indietreggiò per studiare una nuova tattica d'attacco.
"Qualcosa non va" sentenziò. "Si limita a punzecchiare... Non attacca in maniera massiccia. "
La voce di Honoo soverchiò quella di tutti. "Ti sbagli" lo riprese. "Ci sta attaccando da un pezzo. Solo che non ve ne siete accorti."

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MessaggioInviato: Mer Feb 24, 2010 12:31 am Rispondi citandoTorna in cima

Quando Aygarth si voltò verso Honoo lo vide avvolto da una miriade di simboli luminosi, con le sue mani che ne tracciavano continuamente, senza fermarsi un istante "E' da quando siamo qui che cerca di completare incantesimi di attacco, ma il mio vecchio allievo non è poi tanto più abile dell'ultima volta." Una vena sul collo di Honoo esplose, spruzzando sangue giallastro nelle vicinanze "Ma ha accumulato una forza magica di tutto rispetto. Continuate a tenerlo occupato, è la nostra unica speranza" Nether stava per lanciarsi nella mischia ma Magistra Ro lo fermò. "Noi no. Abbiamo un compito diverso..."
Il middenlander si fermò fissando con la fronte corrugata le sfaccettature degli occhi della sua vecchia compagna di viaggio, annuendo appena per poi rientrare nei ranghi al fianco di Honoo.
Fino a quel momento era rimasto in disparte al fianco del mago se non per intervenire un paio di volte nel tentativo di salvare Aygarth, tra l'altro senza ottenere alcun risultato rilevante. Non era un mago come Honoo, nè un telecineta o un vampiro o un demone o chissà quale altra strana bestia partorita da mente umana.
L'unica cosa che aveva a disposizione era la sua spada, ma questa non era sufficente a ferire un nemico del genere. Prima ancora di arrivare a quel punto sapeva che lo scontro defintivo sarebbe stato combattuto da Honoo e Aygarth, e non si era poi sbagliato di molto. Osservava gli altri volteggiare sul pavimento tentando disperatamente di colpire qualcosa con spade, archi di energia, fiammate...e altre cose che non riusciva a comprendere del tutto.
Avrebbe forse potuto bloccare Carnival affrontandola a viso aperto, ma fortunatamente la cosa si era risolta da sola.
Sommerso dal frastruono dello scontro però, il digrignare dei suoi denti per la frustrazione era a mala pena percettibile. In quel momento avrebbe dato i suoi denti buoni per far perdere a Damarios i suoi poteri. Non per molto, si sarebbe accontentato di cinque o dieci minuti, il tempo di fargli provare l'ebrezza di una rissa con un middenlander infuriato.
Di tanto in tanto lanciava occhiate a Honoo che si muoveva le mani con una rapidità e una precisione impressionante. Ormai si era talmente abituato all'uso della magia da parte dei suoi compagni che quasi non badava più a quella sensazione di disagio che simili arti instillavano nella sua anima. Da quando Damarios era stato ferito Honoo aveva cambiato il tono ed il ritmo dei suoi incantamenti, Nether non era un mago, ma riusciva a capire che stava passando dalla difesa all'attacco. Lo sentiva dal tono della voce, lo sentiva dal brillare delle rune che stavano comparendo in aria e in ultimo lo vedeva negli occhi di Honoo. Era in apparenza calmo, come sempre, ma dietro quella maschera c'era una furia ed un odio che mai Nether gli aveva visto nello sguardo. Doveva essere successo qualcosa mentre il suo spirito era stato risucchiato nel vortice di quella nube nera. Per un momento temette il peggio quando Honoo allungò le mani per toccare lui e Magistra Ro. Sentì una grande energia scorrergli nelle vene, mentre la magia dello stregone si riversava in lui. "Fra poco attaccherò Damarios e dirò a tutti di allontanarsi da lui." sussurrò Honoo "Tu e Rowena ignorate il mio avviso." La donna prese la mano del mago fra le sue con dolcezza "Mi sei mancato." Poi si voltò pronta a lanciarsi nella mischia insieme al Middenlander. "Se me lo chiedi così gentilmente..." sussurrò Nether fissando la propria mano mentre la scuoteva cercando di far passare quello strano formicolio. Osservandola meglio, notò un lieve riflesso bluastro sull'armatura. Lanciò un breve sguardo interrogativo a Honoo, ma non ebbe il tempo di far domande.
"Indietro voi! Ora!" urlò in mago all'indirizzo degli altri presenti mentre Magistra e Nether si preparavano a scattare.
Quel grido fu sufficente a distrarre alcuni di loro che rischiarono di farsi colpire dagli incantesimi di Damarios. Nexor venne salvato da Lucas che deviò con la spada una frusta infuocata che svanì un attimo dopo aver colpito la lama che divenne rovente nel punto d'impatto. Carnival era ancora semi stordita per quanto avvenuto poco prima e venne trascinata via quasi di peso da uno stremato Aygarth e da Astrea. Gli altri indietreggiarono rapidamente in ordine sparso cercando di evitare gli sporadici contrattacchi del mago.
Questi impiegò qualche secondo a notare i due che lo stavano caricando a tutta velocità, artigli e spada alzati e pronti a colpire. Con un sorriso sardonico si preparò a scagliare un'attacco diretto contro Magistra che grazie alle sue gambe aveva già guadagnato qualche metro di vantaggio su Nether che avanzava pesantemente con l'aspetto di un rinoceronte corazzato, i denti snudati in segno di sfida.
In quel momento, saette di energia azzurra partirono da alcune rune davanti a Honoo che incessantemente stava continuando a tessere la sua trama.
Il mago si smaterializzò, apparendo alle spalle di Magistra, pronto a colpire, quando una delle saette rimbalzò su una runa apparsa a mezz'aria, colpendo magistra per poi proseguire oltre dritta verso di lui, senza effetto apparente sulla donna. Honoo portò una mano al cielo dove si erano raccolte immense nubi tempestose, che scaricarono tutto il loro contenuto di elettricità sul mago "Prendi questo!" un gigantesco torrente di elettricità schizzò verso Damarios che svanì all'ultimo istante, schivando il colpo "Speravo che almeno tu potessi fare di meglio, mio vecchio maestro." la voce di Damarios arrivava dalle spalle di Honoo, a pochi metri da lui. Lo sguardo sardonico di quello che un tempo era stato amico ed allievodi Honoo svanì nel nulla quando si rese conto che il fulmine che Honoo stava continuando ad alimentare ad un certo punto smetteva semplicemente di esistere. Si voltò, alzando un braccio, a difesa del volto, pronunciando alcune parole: il fulmine di Honoo era entrato in una delle distorsioni, ricomparendo dal lato opposto della terrazza e l'incantesimo di Damarios era appena sufficiente a non esserne travolto. "Come ho detto, sei poco più abile. Più forte ma avventato come un tempo... E in quanto al fare di meglio... Ti accontento subito!" Honoo alzò l'altra mano al cielo chiamando una nuova saetta e scagliandola addosso a Damarios, che si trovò costretto a pronunciare un altro sortilegio di difesa. Anche il secondo fulmine si infranse contro lo scudo, senza causare danni a Damarios "Vuoi vedere chi si scarica prima? Se io con i miei scudi o tu con la tua folgore?" "No." rispose Honoo "Perchè anche se nessuno di noi due può muoversi, io non sono da solo come te. Rowena! Nether! E' tutto vostro!"
Nether roteò sul posto tornando sui suoi passi. Non era sicuro di aver compreso del tutto quant'era accaduto, stava di fatto che Damarios era bloccato in una sorta di "bolla" che sembrava proteggerlo dalle saette che Honoo gli scagliava continuamente contro.
I due arrivarono quasi contemporaneamente addosso all'arcimago le cui labbra si muovevano a gran velicità nel tentativo di contrastare tutti quegli assalti. Mani, scudi o simili costrutti d'ombra venivano evocati di tanto in tanto nel tentativo disperato di respingere l'attacco combinato dei due che colpivano furiosamente il proprio bersaglio da più angolazioni mentre i fulmini scagliati da Honoo colpivano indiscriminatamente tutti e tre senza causare danni.
La spada di Nether venne fatta volare via da un contrattacco improvviso e questi si trovò letteralmente a fare a pugni col proprio avversario, sferrando colpi che avrebbero potuto stendere un bue. Uno di questi mancò di poco Damarios che riuscì a sfruttare la breve apertura del Middenlander per ferirlo al fianco aprendo uno squarcio vermiglio nell'armatura. Il sangue cominciò quasi subito a coagularsi in corrispondenza della ferita formando una protezione provvisoria. Gli incantesimi offensivi che aveva evocato lo stavano debilitando molto in fretta, Honoo ne era pienamente consapevole. non potevano vincere in una guerra di attrito, gli serviva qualcosa per riuscire a fare breccia nelle difese del suo nemico oppure qualche ora per riposare e recuperare energia... E forse poteva ottenere proprio queste ultime, anche se in forma diversa. Convocò la coscienza dello sciame dentro di se e diede ordine di aprire un varco nello spazio che collegasse quella terrazza al suo alveare, un varco piccolo, alle sue spalle, che Damarios non potesse vedere. Quando fu aperto, i suoi bracciali si aprirono, trasformandosi in due grossi ragni che scivolarono silenziosi verso l'apertura, sparendo al suo interno. Lo sforzo ulteriore gli costò altro potere, tanto che si trovò in ginocchio. Sentì le saette indebolirsi e rinnovò il contratto con i sovrani dell'aria. Aveva bisogno di più energia. "Se voi altri potete attaccarlo a distanza, non fate complimenti!"

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MessaggioInviato: Ven Feb 26, 2010 5:59 pm Rispondi citandoTorna in cima

La creatura volante si scagliò su Galdor con la velocità di un vento impetuoso e il guerriero non poté che deviare leggermente il colpo di becco con la spada, che se no sarebbe stato per lui mortale. L’impeto di quel maestro del cielo tuttavia fu sufficiente per sbalzarlo diversi metri più indietro.
La creatura riprese quota festeggiando il colpo andato sufficientemente a segno con un fischio penetrante mentre il guerriero si rimetteva in piedi qualche metro più in là scuotendo il capo per riprendersi.
Il mostro volante compì un giro esatto e tornò a puntare il guerriero. Evocò una corrente d’aria e vi si lanciò a capofitto, le ali si gonfiarono come vele ed il suo volo accelerò. Galdor dal canto suo strinse la presa sull’elsa e si preparò nuovamente a ribattere il colpo di rostro ma all’ultimo momento l’essere scartò di lato ed afferrò Elrohir con gli artigli prensili e, virando bruscamente, lanciò il guerriero oltre il limite della terrazza.
Cadde per diversi secondi prima di riuscire a mettere insieme sufficienti forze per evocare il potere del volo; le ali fiammanti si vennero a formare oltre la sua schiena e riuscì a riprendere il controllo della caduta a meno di una dozzina di metri dal terreno. Intanto il volatile aveva compiuto un paio di giri al di sopra dei guerrieri ma subito si lanciò su Galdor resosi conto che il guerriero non aveva impattato con il suolo.
Gli invocò contro delle correnti d’aria vorticose che destabilizzarono la risalita del guerriero mandandolo anche un paio di volte contro le pareti della fortezza e facendogli quasi perdere la presa sulla propria arma.
All’ennesimo urto il guerriero si aggrappò con il braccio ad una delle feritoie che scandivano la parete e le ali sparirono dalla sua schiena. Il volatile fischiò ancora.
“Vienimi a prendere maledetto!” gli gridò contro con spavalderia anche se iniziava a sentire parecchio dolore al braccio e a tutto il corpo.
“Hai paura? Su vieni bastardo!” continuò, intanto il tatuaggio sulla mancina diventava sempre più rosso e luminoso. Il palmo poggiato alla parete.
All’ennesimo grido del guerriero l’evocazione di Damarios si lanciò verso il guerriero lasciando impazzare un vento furioso che lo sospinse velocissimo.
“Qui ti volevo…” sussurrò Galdor con un ghigno stampato sul volto. Il circolo sul suo braccio baluginò più forte per poi spegnersi mentre una fiammata si liberava dalla sua mano sinistra e lo sospingeva con altrettanta velocità verso il mostro mentre lo puntava con la spada.
La lama di Elrohir e il becco del mostro impattarono violentemente e il guerriero subì un duro colpo alla spalla che quasi gli si slogò. Ringhiò di dolore mentre il contatto gli aveva impresso una mezza capriola e ora si trovava a testa in giù poco sopra il mostro. Allungò la mancina fino ad afferrarne il piumaggio di nuovo il tatuaggio brillò e si spense mentre un'altra fiammata mandava giù il volatile e spingeva il guerriero fin oltre il ciglio della terrazza. Si allungò in modo da arrivare almeno al ciglio e quando la propulsione del colpo finì si ritrovò appeso con la mano sinistra a penzolare ad una cinquantina di metri dalla più vicina terrazza sottostante.


Zadris urlò un avvertimento nella sua testa, e Aygarth guardò subito su. Si rese subito conto della situazione. "Attenti!" gridò sospingendo via Astrea e Carnival lontano dalla traiettoria della caduta del mostro che impattò contro il suolo in due tempi. Nella caduta, la bestia cacciò un verso animalesco talmente stridente che la ragazza dovette coprirsi le orecchie con le mani per non restarne assordata.
Aygarth spostò lo sguardo verso il ciglio della terrazza.
"GALDOR!"
Si lanciò immediatamente in soccorso del guerriero che spenzolava dal bordo. Arrivato a qualche metro dal precipizio, si tuffò in scivolata slittando sul terreno. Le sue mani andarono ad afferrare quella dell'amico prima che questi mollasse la presa; lo strappo per poco non lo tirò giù con lui, ma impuntando i piedi riuscì a mantenere la presa e a sorreggerlo.
"Dèi...! Pesi!" ironizzò, sbuffando per lo sforzo. "La prossima volta ingozzati di meno all'Antro di Fuoco..."
“Poi facciamo i conti…” disse mentre si sforzava di non essere troppo di peso ed issarsi da solo.
Appena fu con la testa e il gomito destro al sicuro sollevò lo sguardo e sgranò gli occhi.
“Aygarth! E’ ancora vivo!”
Il giovane si voltò. La bestia si era rimessa in piedi e aveva puntato sia Astrea che Carnival. Immediatamente Nexor e il Cronista si pararono a difesa. L'enorme uccello zampettò per poi librarsi nuovamente in volo e discendere in una planata radente, nel tentativo di falciarli. Nexor usò i suoi poteri e l'animale cozzò contro la barriera invisibile che il mezzodemone aveva eretto, ma il suo volo non terminò e anzi, andò a puntare dritto verso Galdor e Aygarth. Questi se lo vide arrivare troppo rapidamente per poter reagire; becco e artigli gli piovvero addosso, lacerandogli la carne della schiena, sfregiando la lama dell'alabarda che portava a tracolla e sospingendolo fin quasi oltre il ciglio del burrone, trascinando con sé anche Galdor, che tornò a spenzolare nel vuoto. Aygarth gemette tra i denti; una mano perse la presa e si trovò a sorreggere il guerriero solo con la mancina. Nel frattempo, il verso dell'enorme volatile sferzò ancora l'aria, in un segno di sfida. Planò ancora verso il gruppo, stavolta dritto verso il Cronista, che all'ultimo momento scartò e mise a segno un colpo che ferì la zampa dell'animale. L'uccello stridette e salì nuovamente di quota, pronto per un secondo assalto.
Galdor strinse i denti e chiuse gli occhi mentre cercava di mettere insieme abbastanza energia per tornare a volare.
“Resisti Aygarth!” gli gridò.
“Facile a dirsi…” rispose quello al massimo dello sforzo ma continuava a scivolare fino a quando perse la presa del tutto.
Il fabbro e il guerriero andarono nuovamente in caduta libera.
Galdor gridò ed oltre alla sua voce il fischio della fenice si spanse nell’aria mentre i suoi occhi tornavano dorati e le ali fiammeggianti si delinearono dietro le sue spalle. Afferrò meglio il fabbro e ripresero quota velocemente.
“Aygarth devi ascoltarmi, non ci arrivo fino a lassù. Prendi Zadris e fidati di me!”
Seppur perplesso, Aygarth slacciò il gancio che sorreggeva Zadris e ne strinse l'asta. Il guerriero iniziò a volteggiare su se stesso mentre saliva. In tal modo, vennero avvolti da una gabbia di fuoco. Poi Galdor lasciò la presa sul fabbro che schizzò in aria verso il mostro volante.
“Fidati!” gli gridò il guerriero dietro di lui mentre scendeva lentamente verso terra.
Aygarth gridò involontariamente mentre veniva scagliato verso l'alto. "MA SEI DEFIC....!!" gli scappò mentre schizzava come un proiettile verso il mostro, mentre ancora lingue di fuoco danzavano sulla sua pelle senza però offenderla. Quando constatò la traiettoria del volo, capì il piano e si preparò: imbracciò l'alabarda e la tenne in resta, come a voler speronare un cavaliere. Distratta dagli interventi di Nexor e e del Cronista, la bestia non si avvide di lui finché non se lo ritrovò addosso. Carne e filamente di sangue imbrattarono il volto di Aygarth quando impattò contro il corpo del mostro, ferendolo al ventre con lo sperone. L'uccellaccio gridò, ma anziché allontanarsi, reagì. Gli artigli si avventarono sul ragazzo, ancora sospeso a mezz'aria, e si chiusero sull'asta dell'alabarda. Solo allora, con un gran lavorio delle ali, riprese quota, allontanandosi dalla terrazza.
A causa dello strappo, per poco Aygarth non perse la presa. Si ritrovò a spenzolare reggendosi con le mani all'asta dell'alabarda. "Bastardo..." Zadris agì per lui, con il potere della propria Forgia, che andò ad attaccare l'animale. La bestia mandò un verso raccapricciante e reagì: piegò il collo e stoccò una beccata alla cieca. Aygarth avvertì un dolore bruciante alla testa e poi vide nero. Perse i sensi e lasciò la presa, cadendo nel vuoto. Dopo qualche secondo anche Zadris lo seguì, abbandonata dal volatile che, ferito, virò nuovamente in direzione della piattaforma.
Galdor guardò la scena da terra e quando vide Aygarth cadere sbuffò. ”Non così in fretta ragazzo mio...” pensò ma non aveva tempo. Si concentrò nuovamente e ancora una volta invocò il potere della fenice. Dopo questa non sarò più buono a molto per un bel po’” pensò tra se e se mentre spiccava il volo per raccogliere Aygarth sentendo le energie venire meno secondo dopo secondo. Anche Nexor si mosse e mentre il guerriero si librava in aria, concentrò la propria telecinesi verso Zadris riuscendo a bloccarne la caduta e attirarla a sé, al sicuro.
Galdor afferrò Aygarth e fece per tornare a terra.
“Ottimo lavoro ragazzo”
Ebbe il tempo di posarlo a terra che le forze lo abbandonarono del tutto e rimase carponi col fiato corto e la fronte grondante di sudore.

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MessaggioInviato: Sab Feb 27, 2010 8:03 pm Rispondi citandoTorna in cima

Aygarth gemette nel rialzare la testa. Un rivolo di sangue gli scorreva dalla fronte fino alla mascella: la beccata gli aveva strappato un lembo di pelle e, nonostante la guarigione accelerata, il dolore bruciante che gli trasmetteva non era facile da ignorare. Un po' più in centro e mi cavava un occhio, un po' più forte e mi bucava la testa, pensò con un moto di raccapriccio. "Ahi..." esordì. "E poi mi chiedo perché mio padre non mi ha mai permesso di tenere nemmeno un uccellino canoro in casa..." scherzò.
La creatura lanciò un urlo lacerante, sbattendo il becco in maniera minacciosa."Pensa quanto bollito si può fare con una creatura del genere" disse la voce ad Aygarth muovendosi verso il ragazzo."Prima però dobbiamo spennarlo."proseguì mentre la bestia si avvicinava tenendo sott'occhio i tre e gracchiando cupamente. Con un urlo stridente aprì le ali e subito un forte vento investì i tre "Qui finisce male" disse Galdor cercando di contrastare il flusso d'aria crescente
Aygarth era appena riuscito a rialzarsi e recuperare Zadris, che quel vento cominciò a farlo slittare lungo il suolo. S'accovacciò quanto più poté per cercare di contrastarlo, una mano a terra nel tentativo di afferrarsi. "Dannaz... vuole spingerci giù!" gridò. "Nexor! Aiutaci!"
Nexor sentì il grido di Aygarth e cominciò a correre verso il rapace con la katana in pugno."Sto arrivando amico." urlò mentre aggirava la bestia, che allungava minacciosamente il collo verso Lao, Aygarth e Galdor che cercavano di contrastare la forza della corrente d'aria. La bestia lanciò un stridente grido di trionfo, pregustando già le prede quando Nexor gli saltò sulla schiena, passando la lama dell'arma."Niente pappa per te oggi" urlò mentre cercava di rimanere saldo sulla schiena della creatura, che cominciò a dimenarsi e scalciare come un cavallo imbizzarrito. Così come era arrivato il vento scomparve Ottimo! urlò trionfante la voce mentre Lao attaccava frontalmente il rapace, cercando di stringergli la possente gola in una morsa.
Aygarth non perse tempo. Una volta distolta l'attenzione dall'attacco in corso, si fece immediatamente sotto per cercare di assestare un fendente a sua volta. La bestia si dimenava senza una direzione precisa, sbattendo le grandi ali per disorientare i suoi avversari, e poco ci mancò che non lo cogliesse in pieno. Il ragazzo scartò da una parte all'altra nel tentativo di trovare il punto ottimale da cui far partire l'attacco, e non appena lo trovò alzò l'alabarda e si proiettà in un tondo dritto proprio mentre il rapace scrollava il muso. La lama, diretta all'occhio della bestia, mancò per un soffio il bersaglio, andando invece a colpire il forte becco con un tonfo simile al rintocco di un martello sulla pietra. La bestia lanciò un urlo stridente e si girò di scatto, dando un forte colpo con l'estremita caudale che colse Aygarth in pieno petto e lo scaraventò tre metri più lontano.
Fermo, stai fermo maledizione. imprecava la voce mentre Lao e Nexor cercavano di restare saldi addosso al rapace. Il vecchio teneva le mani strette attorno alla sua giugulare, facendo miracoli per schivare le artigliate che la creatura tirava. Con una possente scrollata sbalzò via dalla sua schiena Nexor che si ritrovò steso sulla schiena a tre metri di distanza. Gli occhi scintillanti della bestia si posarono su Lao che mollò la presa dal suo collo e indietreggiò di qualche passo. Il becco scattò a grande velocità ma il vecchio era pronto scartò a sinistra e si girò chiudendo l'enorme testa tra il braccio e il suo fianco sinitro e stringendola in una morsa La ali, tagliategli le maledettissime ali!
Il Cronista scattò in avanti. La bestia lo vide arrivare e schivò il suo assalto, ma il Vampiro l'aveva previsto; all'ultimo fintò e assestò un fendente contro l'ala sinistra, un colpo non sufficiente a nettargliela ma abbastanza forte per ferirlo seriamente. Il rapace cacciò un verso raccapricciante e zampettò verso il ciglio della piattaforma nel tentativo di riprendere il volo, ma si ritrovò Aygarth sulla traiettoria. Stavolta il ragazzo non sbagliò: con un semplice scatto di entrambe le mani, piantò lo sperone di Zadris nell'occhio sinistro dell'animale, che si ritrasse di un paio di passi stridendo per il dolore.
Con un vero e proprio ruggito di rabbia si erse in tutta la sua altezza, alzando e scrollando la testa cercando di liberarsi di Lao e sbattendo le ali furiosamente per evitare che venissero di nuovo colpite. Il vecchio stringeva il collo cercando di soffocare l'animale, ma questi sembrava avere dei polmoni d'acciaio. Abbi il buongusto di morire bestiaccia urlò cercando disperatamente di non perdere la presa e sprerando che il rapace non partisse in volo, o le cose sarebbe diventate molto difficili. Cronista si fece di nuovo sotto tirando un affondo verso la zampa sinistra della bestia. La lama slittò contro la carne senza riuscire a penetrare, ma aprì l'ennesima ferita sul corpo della creatura, ferendogli la coscia.
Il rapace aprì le grandi ali e cominciò a batterle. Come a comando un fortissimo vento cominciò a circolare attorno a lui, catturando Lao e Cronista, che si trovarono sballottati a mezz'aria. Lanciò un gracchiante verso e la corrente d'aria si trasformò ancora, letteralmente sparando i due contro Aygarth e Nexor, che non fecero a tempo a schivare i compagni. I quattro si ritrovarono in un mucchio che veniva spinto verso il ciglio della piattaforma dal fortissimo vento."Aggrappatevi a qualcosa" urlò il Cronista, ma troppo tardi, con un ultima possente raffica vennero sbalzati fuori cadendo nel vuoto.
Nexor riuscì a frenarsi con la telecinesi per evitare di precipitare oltre il bordo, e conservò abbastanza forza per afferrare Cronista e portarlo al sicuro di nuovo sulla piattaforma. Tuttavia non fece a tempo a prendere anche gli altri due, che si ritrovarono in caduta libera. Si voltò appena in tempo per mettersi al riparo, tuffarsi trascinando seco il Vampiro, mentre la creatura alata spiccava il volo, passando radente sopra le loro teste, e si gettava in picchiata verso i due.
Aygarth gridò, una sola volta, finché non gli si svuotarono i polmoni. Accanto a lui sfrecciava Lao, mentre la sommità della terrazza si allontanava sempre più e il rapace guadagnava terreno, sbattendo più volte il becco come ansioso di volerlo conficcare nei loro corpi per pascerne. Non sapeva a che altezza fossero, ma sapeva che entro un minuto avrebbero impattato. Sarebbe morto. E la figura di Galdor non comparve a salvarlo, questa volta.
Stavano cadendo.
Dèi no, Dèi, no..! No..!
L'enorme uccello spalancò il becco, pronto ad avventarsi su di loro. Aygarth lo vide arrivare. Sapeva che non sarebbe comunque sopravvissuto a quel volo, ma per lui era più dignitoso morire sfracellato che in pasto a una creatura di Damarios. La mano, che ancora stringeva l'alabarda, compì un ampio gesto e schiaffeggiò l'aria a semicerchio, per tenerselo lontano. L'animale aprì appena le ali per rallentare, poi si ributtò su di loro e stavolta lo ghermì nel becco; la pressione era fortissima. Aygarth agì d'istinto e anziché dibattersi -sarebbe stato inutile- sfogò la Forgia riuscendo a liberarsi.
Ma stavano cadendo e mancavano poco al suolo.
Poco alla morte.
Dèi.. se devo morire qui.. non sarà nella pancia di un mostro..
Una beccata verso il viso. Aygarth alzò il braccio a schermarsi e il colpo si infranse sulla catena che gli avvolgeva il braccio. Il suono che produsse fu come il rintocco della campana dell'illuminazione. Girò l'alabarda nella mano e la protese verso Lao, che ancora stava cadendo con lui. "Afferrala!"
Lao allungò il braccio e afferrò l'arma, cercando di avvicinarsi al ragazzo "Se ci ammazziamo, giuro che ti rompo la faccia" urlò la voce mentre il rapace mollò la presa e compì una breve risalita, per poi chiudere le ali e scendere verso ii due con la velocità di un fulmine."Attento!" urlò la voce ad Aygarth mentre Lao stringeva ancora l'alabarda.
Aygarth srotolò la catena e aprì il braccio, mentre la bestia era ormai a poca distanza da loro e mancavano cento metri al suolo. Sapeva di avere a disposizione un solo tentativo, che poteva valere vita o morte. Ma quando fece scattare la catena, non pensò a cosa sarebbe potuto accadere: mente quieta, ferrea consapevolezza. Proprio come gli aveva insegnato il Cronista.
La catena sibilò nell'aria e andò ad arrotolarsi al corto collo del rapace, che preso al laccio obbedì all'istinto e battè le ali per risollevarsi. Lo strappo che Aygarth ricevette alla spalla per poco non gliela slogò. Tuttavia mantenne la presa anche sull'alabarda, mentre l'uccello risaliva di quota, strappandoli a morte certa.
Attenti! urlò Zadris
Aygarth portò lo sguardo alle spalle e vide un pilastro di roccia piombare dritti verso di loro. La bestia stava volando radente al suolo, compiendo giri pazzeschi pur di liberarsi dai suoi cacciatori. Non potendo evitare l'impatto, alzò le gambe e le pose davanti a sé come a volerci atterrare sopra. Il colpo fu comunque doloroso e per un attimo pensò che il bacino gli fosse arrivato a livello del cervello. Rotearono disordinatamente nell'aria, sempre appesi come vermi all'amo.
"Dèi! Non potrà certo volare per sempre!"
Aygarth guardò davanti a sé e trasalì nel vedere la giungla di colonne di roccia in cui si stavano infilando. "Nemmeno noi!"
Il rapace guizzò tra le enormi stalagmiti, facendo lo slalom in mezzo alle rocce. La lunghezza della catena non era tale da farli schiantare completamente durante i repentini cambi di direzione, ma non lo era neanche per fargliele evitare. Aygarth gridò quando si vide arrivare addosso una pietra che sembrava dura quanto il diamante, e se ne rese conto quando ci cozzò col fianco. Dal suo canto Lao non era messo meglio: volavano a una quota tale che più volte doveva alzare i piedi per evitare di andare a sbattere contro i massi affioranti, e non sempre ci riusciva.
"Lao!" urlò Aygarth. "Dobbiamo farlo risalire! Tieniti pronto, ora ti mando su!"
Dondolò col braccio finché non ritenne di aver acquisito abbastanza spinta, poi lo fece scattare come un pendolo verso l'alto con tutta la forza che aveva in modo da poter scaraventare Lao direttamente in groppa alla bestia.
Il vecchio si aggrappò con tutte le sue forze al collo della creatura che reagì cercando di scrollarselo di dosso, ma per farlo dovette rallentare l'andatura del volo, sempre proseguendo il folle slalom. "Come fai a volare se non ci vedi?" proruppe la voce con una maligna risata mentre Lao dava un fortissimo pugno all'unico occhio sano del rapace che letteralmente ululò di dolore e invertì bruscamente la rotta salendo verso l'alto, non potendo più vedere le stalagmiti e quindi schivarle. Lao si ancorò con la destra al fitto piumaggio e con la sinistra cercò di tirare la catena e aiutare Aygarth.
Il vento fischiava nelle orecchie del ragazzo, che temette prima o poi di rimanere sordo. Uno sforzo dietro l'altro, con ogni osso del corpo dolente, il giovane riuscì a tirarsi su e a sorreggersi a sua volta al piumaggio. Il rapace stava risalendo sempre più, ma continuava ad avvitarsi su se stesso nel tentativo di scrollarsi di dosso gli intrusi. Quando compì un giro della morte, Aygarth sentì lo stomaco rimescolarsi, separarsi e finirgli in diverse parti del torace. "Come pilota di rapaci, fai schifo!" urlò nel frastuono del vento.
*"Molto divertente, vuoi guidare tu? Dobbiamo cercare una soluzione prima che riesca a vederci bene di nuovo"sbraitò la voce mentre Lao si teneva stretto alle piume del rapace con il viso pallido per le acrobazie del volatile."Come ci torniamo sulla piattaforma?"pensò Lao digrignando i denti.
Aygarth guardò Lao, poi la bestia. Sul suo volto comparve un sorriso tirato. "Ah, vecchio..." mormorò tra sé e sé, e puntandosi coi piedi afferrò la catena con l'altra mano. "Guarda!"
Tirò con forza. Per evitare di essere strozzato, l'animale arcuò il collo e si dispose in volo verticale, sbattendo le ali all'impazzata e continuando a roteare su se stesso. Lao urlò qualcosa di poco gentile, mentre davanti agli occhi di Aygarth il mondo scambiava il sopra col sotto a velocità pazzesca.
La strategia funzionò. Presero quota sempre più velocemente fino a che la piattaforma non giunse in vista. Aygarth tenne duro, benché avesse il braccio mezzo slogato e il polso sanguinante a furia di tirare la catena verso di sé. Respirare era quasi difficile a quella velocità. Infine, con un poderoso battito d'ali, l'animale oltrepassò il bordo, continuando la sua folle corsa verso il cielo.
"Tieniti pronto a saltare!" urlò il ragazzo. S'avvinghiò al collo della bestia in modo da avere più contatto possibile con la sua pelle. "E' ora di scendere!"
Stava ancora urlando quando sfogò la Forgia. Il rapace lanciò un verso stridente e il suo volo divenne più instabile.
All'ennesima giravolta dell'uccello Lao mollò la presa e atterrò rotolando sulla piattaforma."Il tutto senza neanche aver bevuto un goccetto"disse la voce mentre Lao si rialzava scuotendo la testa e osservando con apprensione il rapace "Avanti scendi ragazzo non perdere tempo." pensava mentre la creatura lanciava striduli versi di dolore e volava in maniera irregolare pochi metri sopra la piattaforma.
Aygarth si sorresse con forza cercando di liberare la catena dal collo dell'animale, ma questi compì un avvitamento tale che lo sbalzò dalla groppa. Si trovò dapprima a spenzolare, poi venne ributtato nuovamente in alto, infine ricadde nuovamente sul dorso. L'enorme uccello cacciò un grido e planò sulla piattaforma, schivando un fendente di Cronista e un'artigliata inferta da Carnival. Poi una figura si alzò da terra: Galdor. "Vieni, uccellino, ho il becchime per te" sentenziò, e sfoderò Elrohir scattando in avanti. Il verso di dolore che l'animale cacciò quando la lama dello spadone trapassò collo e ventre sferzò con violenza i timpani di Aygarth, che si ritrovò improvvisamente sbalzato. Cadde sulla piattaforma slittando, finché un improvviso strappo non lo condusse con sé. Nell'impeto del volo, crollando al suolo, la creatura stava ruzzolando oltre il ciglio del precipizio. Aygarth imprecò e con uno sforzo disperato menò un colpo con Zadris; il becco della testa dell'arma si impiantò nella roccia frenando la caduta. All'improvviso l'asta gli scivolò di mano e si ritrovò a sfrecciare all'indietro.
Lao si slanciò verso il ragazzo che rischiava di seguire la creatura in una caduta rovinosa, senza speranza questa volta "Resisti ragazzo"urlò mentre raccoglieva da terra Zadris e arrestava la sua corsa. Formulò una silenziosa preghiera mentre stringeva con tutte e due le mani all'impugnatura dell'arma e la portava dietro la testa arcuando la schiena. Con un movimento simile a quello di una catapulta il vecchio fece scattare le braccia in avanti e lanciò Zadris che roteando velocemente andò a piantarsi nel pavimento tagliando la catena a meno di venti centimetri dala mano di Aygarth. "Stai attento. Non posso salvarti sempre la vita" disse la voce abbandonando per un momento il tono maniacale di poco prima e tornando a essere la calda voce di Lao. Questi si avvicinò al ragazzo allungando la mano. "Abbiamo da lavorare. Vieni" disse semplicemente.
Aygarth alzò lo sguardo e sorrise, sardonico. "Lavoro? Ci pagassero, almeno..." scherzò gioviale, rialzandosi in piedi proprio nel momento in cui si udì la voce di Honoo, ancora alle prese con Damarios:
"Se voi altri potete attaccarlo a distanza, non fate complimenti!"

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MessaggioInviato: Sab Mar 13, 2010 1:15 pm Rispondi citandoTorna in cima

I fulmini ancora saettavano attorno a Damarios che osservava sprezzante il gruppo davanti a sè. "Voi piccoli inutili esseri. Avete abusato dell'ospitalità delle mie prigioni. Avete profanato la mia casa, avete distrutto i miei servi. Avete osato persino levare il vostro braccio contro di me. E ora siete qui che mi guardate in cagnesco" disse con un sorrisetto malizioso "Pensate forse di potermi ferire o uccidere? Pensate forse che sia facile da eliminare come i miei servi? Neanche un terzo delle mie creazioni sono cadute in battaglia. Osservate!" il mago alzo la destra in supremo gesto di comando.
“Un altro pollo gigante?” domandò Carnival in tono sprezzante con il suo solito sorriso sbilenco dipinto sulle labbra.
Il mago si voltò di scatto verso la vampira e sembrò sul punto di dare una risposta pungente ma poi sorrise a sua volta “Nutri dei dubbi, mia cara? Eppure non dovresti...è stato studiando te che ho scoperto come dare forma concreta alle mie più potenti creazioni...si potrebbe dire che questi esseri sono creature mie quanto tue” concluse.
Carnival scoprì i denti “Non è vero, non è vero! Tu menti, tu mi hai ingannato, tu mi hai usata!”
“Non lo facciamo forse tutti?” disse piano il mago mentre accanto a lui quattro forme mostruose sembravano emergere dalle ombre come materializzandosi dal nulla.
Nether si voltò verso Damarios digrignando i denti, i muscoli del collo rigidi come cavi d'acciaio per la tensione. Non era riuscito a colpirlo nemmeno una volta e la sua spada era rotolata chissà dove; avrebbe voluto cercarla, ma non voleva perdere di vista il mago. Senza contare che, spada o non spada, la sua forza era inutile contro un bersaglio che non poteva colpire in nessuna maniera. Lanciò una rapida occhiata a Honoo che stava visibilmente peggiorando nel tentativo di attaccare Damarios e al contempo difendere tutti loro dai suoi incantesimi.
Intanto intorno a Damarios le ombre diventavano sempre più scure fino a diventare quasi solide. Gigantesche armature coperte di punte alte quanto due uomini sul cui petto stava una grande bocca spalancata dall'aspetto demoniaco, forgiata apparentemente insieme alla stessa armatura.
Nether sorrise sfoderando i denti "A casa mia ne abbiamo di più grossi." ringhiò scattando verso di esse. Finalmente qualcosa che poteva colpire.

Aygarth si rialzò scrollando la testa, ancora stordito dal volo e dalla caduta. L'improvvisa apparizione delle creature lo pietrificò per qualche istante. Erano quattro, ai suoi occhi rosse come il sangue. Zadris ringhiò nelle sue mani, come a rispondere alla minaccia.
Sono strane. Hanno fame. Lo so. Le sento.
Il giovane fabbro strinse l'asta con forza. "Sono stanco di rischiare di finire in pasto a mostri" ribatté a bassa voce. "Nexor, tu pensa a proteggere Galdor, non si è ancora ripreso" sussurrò al mezzodemone scorgendo il guerriero appoggiarsi sfinito alla spada. "Cronista, proteggi Astrea: a Carnival servirà una mano. Lucas, Lao, tenetevi pronti."
Le quattro ombre si plasmarono in guerrieri in armatura, con una bocca orribile al centro. Aygarth si scelse un nemico, mentre intanto scorgeva Nether scagliarsi contro una di loro. Si spostò di lato, fiancheggiando quello più esterno. I due si studiarono per qualche secondo, poi il ragazzo attaccò per primo. Piantò bene i piedi a terra e roteò l'alabarda sferrando un tondo dritto che avrebbe potuto spezzare in due un tubo di ferro. La creatura, nonostante la mole, scartò all'indietro, ed evitato il colpo cominciò ad avanzare. In mano teneva uno spadone dalle tinte rugginose, che puzzava di morto. La bocca si spalancava e si chiudeva, famelica, schioccando le fauci.


Carnival puntò una mano verso il più vicino di quegli esseri come per scagliare una qualche orribile maledizione negromantica ma si bloccò a metà del gesto.
“Così strano. Non sono Cose Viventi” disse inclinando la testa da un lato ed osservando i quattro mostri che avanzavano senza fretta verso il gruppo “Sono...Cose antiche. Cose fredde e morte.”
Un secondo guerriero si stava avvicinando alla vampira, torreggiando su di lei, ma Carnival non sembrava particolarmente impressionata. L'essere alzò una mazza puntuta sufficientemente grande da ridurre un umano normale a una poltiglia informe e lo calò violentemente ma la vampira lo evitò spostandosi con la rapidità inumana tipica della sua specie. Per contro però gli artigli della negromante scivolarono sull'armatura senza produrre niente più di un fastidioso stridio, costringendo infine Carnival a balzare all'indietro per evitare un secondo colpo.
Nether correva a perdifiato verso una delle armature. Questa, gigantesca quanto le altre e armata di un'altrettanto mostruosa mazza ferrata, sollevò la propria arma nel tentativo di colpire il middenlander che si diede una spinta di lato schivando di poco il colpo che mandò in frantumi buona parte del pavimento. Il middenlander si rialzò abbastanza rapidamente da vedere il pugno metallico dell'armatura cadere su di lui disegnando un arco dall'alto mentre questa pareva emettere un cupo ululato di sottofondo.
Nether alzò la propria mano bloccando il colpo dando dimostrazione della sua forza, sebbene per un attimo quel colpo gli fece veder le stelle, per poi sferrare un pugno di risposta all'avambraccio che si piegò verso l'interno senza però riportare seri danni; lo stesso non si potè dire del paramano di Nether che perse alcuni pezzi in corrispondenza delle dita a causa del violento urto.
*Non perdere tempo! Colpisci Damarios!*
Nether riconobbe la voce come quella di Honoo, ma quel breve contatto fu più che sufficiente per distrarlo. Giratosi per un attimo verso il mago non notò la mazza che lo colpì in pieno al petto facendolo volare in aria fin ai piedi di quest'ultimo "Smettila di giocare con i pupazzi e attacca il mago..." sussurrò distrattamente questi, troppo occupato a tenere impegnati gli incanti del proprio ex allievo.
Nether, digrignando i denti si risollevò in piedi, l'armatura piegata e crepata in più punti, ma ancora intera. Istintivamente portò la mano allo stomaco che doleva terribilmente e non potè fare a meno di nascondere una smorfia di dolore. Preso un profondo respiro fece per rigettarsi nella mischia contro il mago quando notò l'armatura caricare proprio nella loro direzione.
Gli sembrò ovvio che l'obbiettivo fosse Honoo, non lui.
Si preparò a caricarlo nuovamente quando Lucas la intercettò colpendola alla gamba con la propria spada. Il gigante di metallo sembrò non subire danni, ma rallentò ugualmente la sua corsa menando colpi di mazza ferrata nel tentativo di spappolare quel nuovo ostacolo.

Aygarth balzò all'indietro portandosi fuori misura, appena in tempo per evitare che lo spadone dell'avversario gli spaccasse il cranio a metà. L'arma si impiantò nel pavimento scagliando detriti tutt'attorno. Nonostante la mole, il cavaliere era dannatamente veloce e più di una volta il giovane aveva rischiato di lasciarci un arto nel tentativo di un affondo. Sebbene avesse il vantaggio di avere un'arma ad asta, rimaneva spiazzato dal fatto che quello caricasse in continuazione, costringendolo a rimanere sempre sulla difensiva. Così non funziona... rifletté tra sé. Non posso andargli a contatto per usare la Forgia, e d'altronde non posso nemmeno schivare i suoi colpi per sempre...
Mentre pensava, il cavaliere gli piombò addosso. Aygarth scartò di lato evitando il fendente diretto alla sua testa. Al contempo Zadris tagliò l'aria a metà andando a infrangersi contro l'armatura del nemico. La lama penetrò a fatica nel metallo, nonostante l'impeto del colpo. Con uno strappo secco, Aygarth la disincagliò appena in tempo per portarsi in guardia: lo spadone guizzò in un affondo, dritto verso il volto. Si abbassò per schivarlo sentendo lo spostamento d'aria causato dall'arma, e per contrattaccare vibrò un fendente con l'alabarda proprio mentre l'avversario cercava di entrare nella sua guardia. Si mosse con un attimo di ritardo che fece sì che la creatura venisse colpita solo con l'asta e non con la lama. Nello stesso istante, il cavaliere guadagnò terreno: le fauci schioccarono a ritmo, quasi un battito cardiaco. Poi si spalancarono di colpo.
Aygarth sentì un orribile sensazione di risucchio, la stessa che aveva sperimentato con le arti di Carnival. Nelle sue mani, Zadris gli urlò un avvertimento che gli vibrò nelle orecchie come un tremendo urlo di terrore. Mosse un passo indietro, con gambe improvvisamente rigide, e alzò il tallone dell'arma cercando di colpirlo. L'estremità dell'asta si infranse, senza provocare danni, proprio sulla mascella, che quasi cercò di morderla; tuttavia, gli diede il tempo necessario per potersi guadagnare nuovamente terreno. Si sentiva strano, frastornato. L'alabarda era pesante nei suoi palmi.
Ha fame!
Cosa...
Fame di anime!

La sorpresa della rivelazione per poco non gli fece perdere di vista il combattimento. Si avvide solo all'ultimo dello spadone che stava per abbattersi su di lui. Alzò l'asta per proteggersi, ma il terribile contraccolpo lo sbilanciò facendolo volare all'indietro di un paio di metri. Ruzzolò cercando di portarsi lontano, alzandosi poi per metà. "Attenti!" gridò. "Le bocche! Questi bastardi vi strappano l'anima, se vi arrivano addosso!"

Carnival sogghignò nell'udire le parole del fabbro “Oh si, loro ci vogliono. Ma non sanno, no, non sanno...Sarà una sorpresa per loro. Si. Una sorpresa divertente!” la vampira schivò un ennesimo attacco da parte dell'armatura animata senza però allontanarsi troppo dal suo mostruoso avversario, quasi invitandolo ad attaccare nuovamente. L'essere avanzò nuovamente, le orribili fauci puntate verso la vampira si aprirono e si schiusero ripetutamente, spasmodicamente...e questa volta fu la creatura ad esitare, confusa. L'essere non sembrava avere sufficiente potere per vincere la magia che tratteneva l'anima della vampira nel suo corpo morto, magia che Carnival aveva alimentato prima grazie al potere del Liber Mortis e poi divorando le anime di Balthazar e dei Fusi che avevano incrociato la sua strada.
Dopo qualche istante l'essere avanzò nuovamente ma il colpo che ferrò con la sua arma questa volta fu chiaramente poco convinto e Carnival lo evitò facilmente. Ancora una volta la creatura esitò, poi sembrò abbandonare l'idea di assalire Carnival e si voltò verso Astrea e Cronista, ignorando la vampira.
Cronista si preparò a sostenere la carica dell'essere, la katana sguainata e il corpo disposto in una posa fluida, pronto a passare da difesa ad attacco da un istante all'altro a seconda delle occasioni che si sarebbero presentate. Dietro di lui Astrea rigirava nervosamente un pugnale pronta a scagliarlo contro quell'essere, per quanto probabilmente gli farò solo il solletico, pensò la ladra fra sé e sé.
Il Divoratore fece un passo avanti ma ecco che Carnival gli si parò nuovamente di fronte mettendosi in mezzo fra l'armatura e le sue prede. Come era accaduto poco prima l'essere esitò prima di attaccare
“Si può sapere che ha questo abominio?” sbottò Cronista in tono perplesso “Che sta aspettando?...”
“Credo che non mi trovi di suo gusto” rispose la vampira senza voltarsi. “Troppo difficile da digerire. Troppo morta.”

Nether corse con tutto il fiato che aveva in corpo verso Damarios, riuscendo a scivolare tra le armature e i propri compagni fino a trovarsi a diretto contatto col mago.
Senza emettere un suono, il volto contratto di rabbia, tentò di sferrare un pugno all'incantatore con tutta la forza che aveva in corpo. Questi non si prese nemmeno la briga di spostarsi, limitandosi ad agitare brevemente la mano davanti a sè materializzando uno sbuffo di fumo denso che assorbì l'impatto del colpo senza deformarsi "Sei solo un grezzo barbaro." commentò distrattamente Damarios "Anche peggio del resto di questa inutile marmaglia."
Nether intanto non smetteva di colpire, ignorando le parole dell'uomo. Ancora una volta si smaterlializzò, apparendo alle spalle del middenlander che, prevedendo la mossa, si girò di scatto col braccio teso, ma ancora una volta il colpo andò a vuoto a causa di uno dei trucchi del mago "Puoi colpire forte finchè vuoi, ma non sei in grado di cambiare la tua posizione."
"All'inferno!" ringhiò il middenlander tentando stavolta di abbrancarlo, ma nuovamente il mago svanì.
Nether si guardò brevemente intorno, trovandolo nuovamente a qualche metro di distanza alle sue spalle "Sei solo un soldatino che non sa far altro che menar le mani. Tieniti fuori da questa faccenda e ti terrò come comandante al mio fianco." disse ghignando "I miei esperimenti sulle tue carni hanno dato ottimi risultati, l'hai visto tu stesso...e io ho bisogno di un leader che guidi i miei guerrieri sul campo..."
Ci furono una serie di lampi improvvisi che colpirono il terreno a pochi centimetri da Damarios, interrompendolo, la bocca spalancata per l'improvviso sforzo impiegato nel deviare i colpi. Quando rialzò lo sguardo, il pugno di Nether gli era già addosso.
Svanì e riapparve parecchi metri più in là, in ginocchio, il volto segnato dai graffi lasciati dal guanto d'arme che l'aveva solo sfiorato. Alzò lo sguardo in direzione del middenlander che apriva e chiudeva il guanto fissando il mago con i denti snudati in un'espressione famelica.
*Avanti così...* sentì la voce di Honoo sussurrargli nella testa. Anche senza voltarsi però, era chiaro che per distrarre Damarios stava dando fondo a tutte le sue energie e che ormai era giunto al limite.

Un mangia-anime...sempre meglio. Se mi agguanta Zadris e la 'succhia', mi frega alla grande... Devo stare attento.
Il Divoratore avversario di Aygarth caricò di nuovo. Il ragazzo si tuffò lateralmente, pur avvertendo lo spostamento d'aria che causò l'arma quando gli sfiorò un orecchio. Non appena trovò una postura equilibrata, manovrò l'alabarda con una sola mano disegnando un semicerchio nell'aria. La lama impattò nuovamente contro l'armatura, stavolta a livello delle gambe. Il cavaliere barcollò per qualche istante, il tempo necessario per permettere ad Aygarth di agire. Pur rimanendo appena in misura, impugnò nuovamente l'asta con due mani e fece un affondo, calibrando il colpo di sperone. La punta acuminata mandò di traverso l'elmo dell'avversario; con uno strattone Aygarth glielo strappò via, rivelando una testa mezza ombra e mezza carne, dall'aspetto ributtante. "Dèi, fai proprio schifo!" commentò il giovane, mentre menava un altro fendente, stavolta uno sgualembro. La creatura alzò il braccio lasciando che il colpo si infrangesse sull'armatura, poi si buttò in avanti mulinando al contempo lo spadone e allo stesso tempo cercando di trovare il momento giusto perché la bocca potesse nuovamente far presa su Aygarth.
Il giovane pose l'alabarda orizzontalmente per evitare di essere tranciato in due dal forte colpo di spada. Il corpo del cavaliere gli venne addosso, come se volesse stringerlo in un abbraccio. Stavolta, però, il fabbro non si fece sorprendere e menò un calcio al petto, proprio a livello dei denti. Lo stivale andò a cozzare contro la mascella strappando alla creatura un mugolio di dolore, accrescendo però la sua rabbia e la sua furia. Il braccio libero del cavaliere calò colpendo Aygarth di piatto col paramano. Sangue caldo colò dalla ferita che si era aperta sulla tempia sinistra. Aygarth rimase stordito per un attimo, ma ritornò lucido appena in tempo per poter evitare il contrattacco che l'altro aveva sferrato con lo spadone. Si abbassò di colpo lasciando che la lama passasse sopra la sua testa, e rapido come un lampo staccò una mano dall'asta di Zadris per agguantargli il braccio. Subito la Forgia andò ad attaccare l'anima del mostro, che muggì di dolore, strappando via il braccio e tenendoselo al petto come se gliel'avessero immerso nell'acido. L'armatura era rimasta annerita nel breve contatto con il potere del ragazzo.
Aygarth non attese che il nemico ricostituisse la propria posa difensiva. Con un rapido slancio, proiettò l'alabarda in un rovescio sgualembrato che si infranse sulla spalla dell'avversario. L'urto fu sufficiente a sbilanciarlo, e bastò un secondo colpo, dato con il tallone dell'arma, per farlo cadere su un ginocchio. Il Divoratore alzò lo sguardo mentre le braccia di Aygarth si sollevavano verso l'alto, l'alabarda ritta come l'ascia di un boia. Poi questa calò sul suo cranio, spappolandolo. Icore nero e qualcosa simile a un fumo grigiastro si sparsero ovunque. Dalla bocca al centro del petto si elevò un ululato raccapricciante, prima che il corpo della creatura cadesse al suolo. Nell'impatto, l'armatura si disfece spargendosi alla rinfusa in ogni direzione.

Aygarth si bloccò, ansimando, e constatò la situazione. Ora i Divoratori erano tre, e ciascuno aveva un suo compagno come avversario. Spostò lo sguardo verso il negromante, una scintilla di soddisfazione negli occhi. Bene, ora poteva farlo. Poteva occuparsi di lui, una volta per tutte.

[continua]

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MessaggioInviato: Sab Mar 13, 2010 11:04 pm Rispondi citandoTorna in cima

I restanti tre cavalieri indietreggiarono fino a formare una linea di fronte al loro padrone. Le bocche sui loro petti grugnivano e ringhiavano come fossero state quelle di altrettante bestie rabbiose. Persino i tuoi servi piu' fedeli sono dei codardi, Damarios. proruppe con una risata Lao mentre lui e i suoi compagni formavano una linea di fronte ai tre cavalieri. "Uccidete" disse semplicemente Damarios. A quella semplice parola tre mazze si alzarono in posizione di guardia e i tre avanzarono.Massacriamo il porco e i suoi servi urlò Lao scagliandosi sul cavaliere al centro. Questi calò la propria mazza sul vecchio, che schivò a destra e alzò il ginocchio a colpire il polso del mostro. Lao sentì come se avesse colpito una lastra di marmo, ma sortì l'effetto, la mano si aprì e l'arma cadde in terra con un tonfo. Il cavaliere osservò Lao con gli occhi vuoti e si mise in guardia come un pugile, la bocca che schioccava come quella di un lupo.
Nexor osservava lo scontro poco distante. Al suo fianco, Galdor si stava riprendendo, dando prova della sua tenacia.
"Che diavolo ci fai qui?" chiese il ragazzo al mezzo demone. Questi si girò nel sentire la domanda.
"Posso lasciarti? Non è che ti metti nei guai?» chiese, riuscendo ad essere sarcastico anche in quella situazione. Il guerriero assunse un'espressione di rimprovero e, senza indugiare oltre, Nexor scattò verso il gruppo puntando verso il cavaliere che fronteggiava Lao. Poco prima di avvicinarsi, però, si fermò di botto e il suo sguardo cadde sulla mazza che il cavaliere aveva lasciato cadere. Un sorriso maligno gli affiorò in volto. Essere nella fortezza di Damarios limitava i suoi poteri, ma fece appello a tutte le sue forze. Strinse i pugni e il volto assunse un espressione quasi ferina. Subito dopo, la mazza prese a sollevarsi da terra. Roteò velocemente per poi scagliarsi violentemente contro il petto del cavaliere che combatteva contro Lao e, subito dopo, sugli altri due.

Galdor non sapeva dove prendeva ancora le energie per mettersi in piedi ma ancora una volta le gambe lo tennero su. Far parte della seconda linea non era mai stato il caratteristico del suo modo di combattere e di certo non avrebbe preso ora questo vizio. Sbracciò ciò che rimaneva dei suoi vestiti mettendo in bella mostra gli avambracci anche il sinistro ornato dagli incredibili motivi del cerchio alchemico e, stringendo la presa sull’elsa di Elrohir, scattò in direzione della pugna.
“Nexor! Ponte!” Gridò correndo, il mezzo-demone lesse la mente del guerriero e subito mosse la mazza che stava controllando con il suo potere.

La mancina del guerriero inizio a rilucere vermiglia mentre con un balzo saltava sulla mazza e la percorreva in corsa. In breve anche gli occhi divennero dorati. L’unica soluzione che aveva trovato all’utilizzo dei suoi poteri era stata quella di sfruttarli in esplosioni violente e temporaneamente limitate senza permettergli che questi gli prosciugassero le energie che aveva a disposizione. Balzò e fece partire la spada, che si era ricoperta di fiamme, in direzione della testa di uno dei giganti. La spada e l’elmo cozzarono violentemente. Le fiamme e le scintille si mescolarono ma il colpo non sembrava aver sortito gran effetto, ma ciò che Galdor voleva era riuscito ad ottenerlo, ora era oltre quei cavalieri faccia a faccia con Damarios.

Il Divoratore che stava fronteggiano la vampira si fce avanti a sua volta spronato dagli ordini di Damarios tanto quanto dalla volontà di nutrirsi delle anime che sentiva dietro Carnival. Il pavimento della stanza rimbombò per il fragore dei passi della creatura lanciata alla carica, la mazza ferrata levata per colpire, mentre dal canto suo la vampira rimaneva immobil, il corpo snello proteso in avanti e i canini sfoderati in quella che era solo una parodia di un sorriso: la vampira si era evidentemente decisa ad affrontare di petto l'attacco dell'essere.
Eppure quando la mazza ferrata del Divoratore calò per colpire fu la katana di Cronista a bloccare la traiettoria letale.
“Cosa stai facendo?” protestò la vampira quando si fu ripresa dalla sorpresa...Cronista si era mosso a sua volta usando la velocità propria dei vampiri e si era parato di fronte a Carnival.
“Non sei l'unica ad essere morta, qui” ribattè il Cronista sogghignando, i muscoli contratti per lo sforzo di contrastare l'attacco dell'essere “E in due abbiamo maggiori possibilità”
“Non ho ho chiesto il tuo aiuto. Così stupido. Chi proteggerà Astrea-che-ha-promesso?”
“Beh ora ce l'hai” ribattè Cronista in tono che non ammetteva repliche “Vedila in questo modo...chi proteggerà Astrea se questi esseri riescono a sopraffarci? Noi due siamo gli unici che hanno un certo grado di immunità dal loro potere di risucchio dell'anima quindi sta a noi darci da fare..e adesso vorresti per favore darmi una mano?”

Nether aveva approfittato del breve momento di calma per cercare la propria spada con lo sguardo, ma senza successo *Come minimo è volata di sotto...* pensò tra sè e sè lanciando un'occhiata al bordo della terrazza. Attese che fossero gli altri a partire all'attacco per poi lanciarsi a sua volta in una folle corsa, diretto verso Damarios, quando avvertì i pesanti passi di una delle armature che correvano verso di lui da destra. Questa tentò di colpirlo con la mazza ferrata disegnando un'arco di fronte a sè con l'arma che il middenalnder riuscì a schivare solo gettandosi a terra. Rotolò verso l'armatura, evitando così di farsi catturare dalla gigantesca mano metallica, trovandosi così ad osservarla dal basso. Questa si chinò su di lui, la bocca che sembrava non avere alcun fondo pronda ad ingoiarlo.
Nether bloccò con le braccia le gigantesche mascelle evitando di farsi ingoiare, ma questa continuava a spingere affinchè entrasse.
In quel momento Aygarth colpì la gigantesca gamba metallica in corrispondenza della parte posteriore del ginocchio, facendo perdere l'equilibrio al gigante che si piegò all'indietro il tempo necessario a permettere a Nether di allontanarsi.
"Non ti posso lasciare solo un momento, a quanto pare" commentò il giovane. Mentre parlava, il cavaliere si voltò dalla sua parte, pronto ad affrontare il nuovo avversario. Aygarth indietreggiò di qualche passo per mettere abbastanza distanza tra loro in modo da poter usare la sua alabarda. La tenne in orizzontale, lo sperone a tenerlo lontano, e si studiarono per qualche secondo girando in tondo come lupi finchè la mazza del gigante non scattò. Aygarth si spostò velocemente, prima all'indietro, poi di lato, schivando i colpi. Al terzo tentativo, con uno scatto dei polsi, alzò lo sperone a intercettare non la mazza, ma il braccio che la brandiva. Lo sperone si conficcò nel gomito del cavaliere, incastrandovisi. Aygarth torse con violenza e il punto di giunzione cedette, mozzando metà braccio all'avversario, con mazza e tutto. Aygarth ne approfittò e caricando un poderoso tondo dritto con Zadris lo colp sul fianco, facendolo rovinare a terra, temporaneamente fuori combattimento. Alzò l'alabarda sopra la sua testa per finirlo del tutto.
Aygarth, dietro di te!
L'avvertimento del Cronista giunse in tempo... quasi in maniera superflua, perché già la Forgia aveva scosso Aygarth con forza. Sentì una presenza alle spalle e d'istinto si tuffò di lato, una mossa che gli salvò la vita. Damarios si era teletrasportato di nuovo: se il ragazzo non avesse dato retta ai propri riflessi, si sarebbe ritrovato una mano infuocata a stringergli la spina dorsale.
"Avrei dovuto ucciderti" mormorò il negromante.
"Avresti dovuto" confermò il ragazzo. "Ma non l'hai fatto. Ora sono solo affari tuoi."
Ciò detto, scattò in avanti. Vibrò un tale colpo che avrebbe potuto spezzare il corpo del mago in due tronconi senza nemmeno far sanguinare le carni, ma a pochi pollici dall'obiettivo la lama si scontrò contro una sorta di barriera che gli trasmise una poderosa scarica elettrica. Aygarth gridò e il contraccolpo lo scaraventò all'indietro, facendolo piovere proprio addosso a Nether. I due ruzzolarono qualche metro più lontano, finché non si fermarono, con Aygarth che pesava sullo sterno di Nether.
"E poi sarei io quello che avrebbe bisogno della balia?" lo schernì il middenlander cercando di scrollarselo di dosso.
"Scusa tanto, paparino" ribattè il fabbro, i capelli dritti dal primo all'ultimo. Tuttavia stava sorridendo. Si alzò asciugandosi la tempia insanguinata con le nocche e rialzandosi in piedi lanciò Zadris in grembo al middenlander.
"Che fai?"
Aygarth sogghignò, e con quella macchia rossa nell'iride il suo sguardo, se possibile, divenne ancora più inquietante. "Tu puoi avvicinarti senza problemi, no? Allora usa questa per attaccarlo. Farà molto più male dei tuoi pugni."

Il cavaliere che fronteggiava Lao fece leva con tutto il corpo e scagli un potente diretto di sinistro, seguito da un gancio destro altrettanto rapido. Troppo lento disse il vecchio mentre schivava i due pugni, la bocca al centro del petto della creatura sembrava protendersi per afferrarlo. Con un rapido movimento Lao si affiancò al cavaliere, cingendogli la vita con il braccio e mise la gamba dietro lo stinco destro del cavaliere. Sfruttando lo stesso peso del mostro fece leva e questi cadde con un tonfo assordante. Grande grosso e stupido, i miei preferiti disse mentre compiva una veloce rotazione e cominciava acolpire con il calcagno l'elmo del cavaliere, che si ammaccò con uno sferragliare metallico. La creatura colpita da Aygarth, mutilata di un braccio volse la testa verso il compagno steso in terra, raccolse il suo braccio tagliato che ancora stringeva l'arma e roteandolo come una mazza si scagliò verso Lao. Il vecchio si chinò il piu' rapidamente possibile, non senza un sorriso al vedere quell'arma impropria, quando il secondo cavaliere gli fu' addosso. Con una rapida capriola passò attraverso le sue gambe divaricate proprio mentre braccio e mazza aprivano un piccolo cratere dove lui si trovava. Lao si alzò di scatto, si dette lo slancio con una giravolta e dette un calcio alle reni del cavaliere, che crollò addosso al suo compagno steso a terra. Quello che vide dopo fu innaturale. La bocca della creatura si aprì e morse il torace metallico del compagno che, già senza un braccio, cominciò a dimenarsi come se la sua armatura sentisse dolore. Il cavaliere si alzò, mentre la bocca finiva di divorare il suo simile, con orribile rumore e stridio di denti e mentallo Anche cannibali siete adesso. disse Lao mentre arretrava verso il bordo della terrazza con il cavaliere che, raccolta da terra la sua mazza, la mulinava verso di lui cercando di colpirlo. Quando il piede del vecchio sentì il vuoto dietro di sè passò al contrattacco. Attese che la creatura alzasse il braccio per calare la mazza sul cranio del vecchio, Quando il micidiale colpo partì Lao semplicemente si spostò e dette uno spintone al fianco del cavaliere. Questi sbilanciato dal colpo, dall'enorme mole e dal baricentro troppo alto cadde in avanti, verso lo strapiombo precipitando per centinaia di metri. Non ti hanno insegnato a volare...peccato disse beffardo Lao mentre si avvicinava ai compagni che fronteggiavano Damarios.

Nexor era ancora concentrato sull'arma e pensò di aiutare Carnival. Poi ci ripensò, reputandola in grado di annientarlo da sola. Gli altri erano decisamente più esposti al pericolo. Con uno sforzo ancora maggiore si concentrò anche sull'altra arma che ancora era impugnata dall'arto reciso. Questa si sollevò e cominciò a roteare insieme all'altra. Senza perdere tempo la scagliò dritta su Damarios. Probabilmente non lo avrebbe colpito, ma avrebbe creato un diversivo. L'arma, colpì esattamente il punto in cui si trovava lo stregone, mandando detriti dappertutto. Un normale essere umano sarebbe stato spacciato. «Non credo di averlo colpito. Fate attenzione.» disse, mentre riprendeva il controllo dell'arma.

L'ultimo Divoratore rimasto arretrò di un passo trovandosi di fronte a due avversari entrambi refrattari al suo potere malefico ma fu immediatamente incalzato da Carnival e dal Cronista: i due vampiri, per tacito accordo, cominciarono a muoversi lentamente rispettivamente verso il lato destro e il lato sinistro del gigante in armatura, con l'intenzione di prenderlo da due lati.
Il primo ad attaccare su Cronista che con una mossa fluida tentò un fendente diretto al braccio dell'essere che reggeva l'arma. Il colpo fu parato dal divoratore ma nello stesso istante anche Carnival era passata all'attacco balzando sulla schiena della creatura. Il Divoratore reagì tentando di afferrare la vampira con il braccio libero ma Carnival si limitò ad afferrare l'enorme arto della creatura con entrambe le mani e a torcerlo fino a strapparlo , con un orribile stridore di metallo lacerato.
La bocca dell'essere emise un orribile verso di dolore, sovrastato però dalla risata della vampira.
“Sono così curiosa...oh si. Cosa ci sarà mai, sotto questa bella armatura?” disse in tono irridente mentre una luce folle danzava nei suoi occhi “Vediamo.”
Cronista guardò con aria meravigliata e allo stesso tempo orripilata le mani di Carnival piegare il metallo dell'armatura fino a lacerarlo...la vampira stava strappando a mani nude pezzi di armatura che poi lanciava lontano mentre il Divoratore cercava disperatamente ma senza successo di levarsi la vampira di dosso.
Quando ebbe aperto un varco abbastanza ampio Carnival afferrò i due lembi dello squarcio che aveva praticato e squarciò il torace dell'essere come fosse stato di latta. Il Divoratore si accasciò a terra mentre liquido fetido sgorgava come linfa dal guscio rotto di un mollusco.
Dei!     esclamò il Cronista.    quella non era un'armatura...era.....parte di quella cosa     .
In un impeto di rabbia e pietà e disgusto assieme Cronista affondò la katana nello squarcio ponendo termine all'agonia dell'essere, una volta per tutte.
“Fuori era brutto, ma dentro era anche peggio.” commentò Carnival spassionatamente, le mani nere dell'icore disgustoso della creatura “E poi puzza” aggiunse storcendo il naso.

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Se non c'è il fiore non ci sarà neanche il frutto, Se non c'è niente allora non farò niente.

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