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Akhayla
Guardiano
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MessaggioInviato: Mer Giu 15, 2011 12:04 am Rispondi citandoTorna in cima

Il daino giaceva a terra, inchiodato al suolo dalla fiera che lo aveva assalito balzandogli sulla schiena e azzannandolo e artigliandolo al dorso. Per la prima volta non era stato in grado di distanziare un predatore, e la prima volta sarebbe stata anche l'ultima per lui. Sentendo le forze mancare tentò di rialzarsi ma era troppo debole e la belva troppo forte...dopo un ultimo fremito si accasciò e chiuse gli occhi.
Nell'istante in cui l'animale morì, Carnival lasciò la presa, sangue che le colava in due rivoli dai lati della bocca: il daino era morto, aveva tratto da lui tutto quello che poteva ricavarne.
“Non è giusto” borbottò in tono scontento. Accarezzò la morbida pelliccia di daino, e se qualcuno dei suoi compagni avesse potuto vederla in quel momento, avrebbe forse visto una traccia di rimorso nei suoi enigmatici occhi grigi “Povera piccola cosa vivente” mormorò a bassa voce. Si rialzò e sferrò un pugno rabbioso contro un vicino tronco. Era la terza preda che catturava dopo aver lasciato Astrea, e ancora sentiva di non aver recuperato pienamente le forze “E' tutta colpa sua, si. E' colpa sua se tu hai dovuto morire!”


Lao camminava avanti e indietro al limitare della foresta, le mani intrecciate dietro la schiena. I suoi occhi studiavano la selva davanti a lui ma la sua mente vagava gia tra le fronde. Aveva percepito la mente di Carnival, ed era in agitazione. Si stava scontrando con qualcuno. Quella sensazione di battaglia era sparita ma la sua inquietudine permaneva."Maledizione..." borbottò tra sè stufo di aspettare. Con un agile balzo salì sui rami più alti di un albero e cominciò a procedere di ramo in ramo nel folto della foresta. Le sue percezioni tese al massimo alla ricerca della vampira.

“Odiosa luce” mormorò la vampira guardando in alto, oltre il fitto fogliame che la proteggeva dal letale bagliore solare. “Tutta colpa sua” borbottò, riferendosi a Galdor “dovevo rimanere vicino al villaggio, non avrei incontrato lo stupido fabbro, non sarei rimasta fuori oltre il levare del sole, odioso, maledetto sole”.
Ora che aveva saziato almeno in parte la sua sete Carnival avrebbe voluto tornare alla locanda dove aveva un rifugio sicuro perlomeno, ma non ptoeva arrivare al villaggio senza uscire dal fitto della foresta e così era costretta a vagare senza meta attendendo il calar della notte, e inveendo alternativamente all'indirizzo di Galdor e di Aygarth.

Astrea era rimasta da sola nella foresta dopo il breve dialogo con la vampira. Trovarla era stato facile, era stato sufficiente sentirla , il ritorno lo fu meno, ma bastò rintracciare le proprie tracce per tornare indietro anche se perse un po’ di tempo nel farlo.

Lao quasi cadde dal ramo su cui era atterrato. Si appoggiò al tronco e scrutò la foresta. Per un attimo gli era parso che la terra tremasse sotto i suoi piedi. Solo per un attimo. Chiuse gli occhi e si concentrò, espandendo i suoi sensi.
"Eccola!" esclamò riaprendo gli occhi e balzando a terra. Finalmente aveva sentito chiaramente la presenza di Carnival. Prese a correre, temendo il peggio. Oltre alla presenza di Carnival il vento gli aveva portato altro: puzza di sangue.

Dalla voragine non proveniva nulla.
Nulla.
Solo il silenzio, interrotto solo di tanto in tanto dal rumore di roccia e terriccio smosso.
Dopo qualche tempo, una mano sbucò oltre il ciglio del pozzo nero, afferrando saldamente una roccia affiorante. Alla mano seguì il braccio, dal quale si propagavano bagliori inquieti laddove spiccavano i tatuaggi. Le dita si contrassero come a voler fare forza, poi rimasero lì, e nulla emerse.


Ad un tratto Carnival si fermò ad annusare l'aria...sentiva un odore conosciuto sovrapporsi all'aroma di muschio e humus della foresta. La vampira voltò la testa da un lato e dall'altro, come per saggiare l'aria, poi rimase immobile in una direzione ben precisa, scrutando il bosco con quei suoi occhi grigi e freddi. Inizialmente non individuò Lao, ma il suo odore gli disse infine dove guardare.
“Mi pareva di avere udito uno scoiattolo avvicinarsi” disse all'indirizzo del ramo dove si trovava il vecchio “uno scoiattolo canuto e con la treccia bianca”
"Puzzi di sangue Carnival. Problemi?" disse l'uomo atterrando ad un paio di metri da lei."Hai un aspetto sciupato ragazza...qualche problema?" chiese dopo averla osservata per qualche secondo."Non dovresti stare in giro di giorno." mentre parlava con la vampira il vecchio non smise per un secondo di osservare la foresta."Non siamo soli. Me lo dice questa." disse toccandosi la tempia.

La ragazza proseguiva, mancava poco per ritornare al villaggio quando percepì qualcosa di strano, simile ad un terremoto ma sembrava quasi che una cavalleria di un esercito stesse puntando dritta verso di lei. Si voltò di scatto ma non vide nulla. Le scosse aumentarono, vide la terra spaccarsi in piccole e numerose crepe. Astrea indietreggiò impaurita, quando quelle crepe si aprirono sotto i suoi piedi perse l’equilibrio e cadde all’indietro.
Fu tutto così rapido che la ragazza restò inchiodata al suolo senza poter fare nulla e le scosse andarono via così rapidamente come erano arrivate. Sembrava che qualcosa fosse passato proprio sotto i suoi piedi. La ladra ebbe la malsana curiosità di cercare il punto da cui fossero partite quelle scosse e poco dopo si ritrovò a fissare un’enorme voragine. “Per tutti gli Dei.” esclamò

“Sei perspicace, maestro” disse la vampira con un sorriso storto. Prima che potesse dire altro, la terra prese a tremare mentre in lontananza risuonava l'imprecazione spaventata di Astrea.
Carnival emise un ringhio, nell'udire la voce della ragazza e gettò un'occhiataccia all'incolpevole Lao “troppo perspicace” aggiunse, prima di lanciarsi di corsa in direzione di Astrea.
Il vecchio si era voltato quasi in contemporanea con la vampira.
Non abbastanza perspicace. Non l'ho sentita, pensò con un moto di rabbia colpevole scattando dietro a Carnival. La foresta tremò di nuovo mentre si spostavano, ma stavolta da più punti differenti."Più veloce!" urlò superando la vampira con uno scatto."Sta per succedere qualcosa."

“La terra trema, si.” rispose la vampira, rallentando la sua corsa per poi balzare con un salto sul ramo dell'albero più vicino “Non mi piace” mormorò mentre saltava da un albero all'altro, fino a giungere in prossimità della voragine, dove fu costretta a fermarsi “Sole, dannato, maledetto sole” gemette.in tono pieno di frustrazione. Non poteva avanzare ulteriormente senza prima proteggersi dalla lcue solare e in quella situazione un ritardo anche solo di pochi attimi sarebbe potuto risultare fatale.
Lao seguì l'esempio della vampira e saltò su un ramo basso. Invece di atterrarci con i piedi però si afferrò con le mani e prese a dondolare, aquisendo velocità. Si slanciò in avanti afferrando un ramo più avanti, ed un altro, ed un altro ancora."Ignora il dolore Carnival!" urlò lasciando la vampira dietro di sè. Atterò a due metri da Astrea, e una crepa enorme si aprì sotto i suoi piedi pochi secondi dopo che era atterrato. Il vecchio scartò di lato, gettandosi sulla ladra e travolgendola nel balzo. I suoi poteri mentali avvertirono un turbine di paura quando passò accanto alla voragine. Un turbine che si mescolava a rabbia e disperazione. Non erano sentimenti di Astrea, nè suoi.


Dalla voragine s’udì uno sbruffo pesante, come se chi l’avesse compiuto stesse respirando acqua anziché aria. Poi la mano che si reggeva allo spuntone si contrasse di nuovo, e Aygarth emerse in un unico movimento. Crollò al suolo all’istante, artigliando il terreno.
“Ignora il dolore” borbottò la vampira fra sé “non è lui a bruciare, no.”. Del resto anche se avesse resistito , sarebbe bruciata in pochi minuti e Carnival non vedeva come morire in modo orribile avrebbe potuto aiutare Astrea. Quello che decise di fare fu invece qualcosa che forse a Lao non sarebbe piaciuto....la vampira invocò il suo potere di negromante, incanalandolo come aveva appreso dal Liber Mortis. In pochi istanti ilsole parve affievolirsi e scomparire e la foresta venne avvolta da una cupa tenebra senza stelle.
Bella idea. Peccato non abbia pensato a chi non è un vampiro, pensò tra sè Lao sorreggendo Astrea."Stai bene?" chiese ricevendo un cenno di assenso. Solo allora rivolse la propria attenzione su Aygarth, doveva allontanarlo dalla voragine finchè era in quello stato. Si chinò posandogli le mani sulle spalle ma dovette ritirarle immediatamente. La carne del giovane sembrava fatta di fuoco.
Aygarth respirava come se avesse piombo al posto dei polmoni. Non c’era tatuaggio sul suo corpo che non assomigliasse a un serpente di brace, al punto che dalle sue carni s’elevava addirittura un lievissimo filo di vapore. Quando alzò gli occhi, Lao si accorse che erano a specchio, talmente luminosi da sembrare quelli di una volpe sorpresa nella notte. Non gli piacque l’espressione adirata che aveva sul volto.
“Dimmi... dove sono...” Aygarth si alzò carponi, digrignando i denti. I canini si erano allungati di mezzo millimetro. “Dimmi... dove...”
Uno schizzo di melma putrida arrivò dritto sulla spalla di Lao mentre uno dei mietitori-verme si rituffava nel suolo con un orribile verso stridente. Poco dopo un'ombra sembrò materializzarsi accanto a lui “Dobbiamo andare via da qui, si. La mia magia non durerà per sempre, ed è pericoloso qui” la vampira vide Aygarth, e il vecchio potè vedere i denti di Carnival schiudersi in un sorriso sbilenco “E anche lui è pericoloso, si. Ciao, piccolo fratello”
"Se vi mettete a litigare in questa situazione vi ammazzo tutti e due." sbottò Lao voltandosi di scattto in posizione di guardia."E' una promessa." rimase immobile per qualche secondo, chiudendo gli occhi. Il nemico era nascosto, gli occhi non servivano. Gli altri sensi dovevano sostituirli, l'udito e il tatto per primi. La terrà tremò alla sua sinitra e qualcosa ne schizzò fuori come un lampo.
"Ho di meglio da fare" borbottò la vampira. Astrea non potè trattenere un piccolo strillo quando la falce della donna sibilò accanto alla sua testa piantandosi nella carne di una dele bestie. "Ascolta piccolo fratello" disse ancora la vampira rivolta ad Aygarth mentre indicava nella direzione dove il terreno aveva ripreso a tremare "da quella parte, i mietitori sono là, alla tua destra".
"Andate, vi copro la ritirata!" urlò Lao portando indietro la sinistra a taglio e facendola scattare in avanti in un unico movimento. Le dita colpirono il mietitore ferito dalla vampira e aprirono uno squarcio in cui la mano del vecchio entrò fino al polso."Ti puoi rigenerare adesso?" urlò con tono di sfida.
La vampira fece una smorfia infastidita nel vedere che il fabbro non pareva avere udito le sue parole, poi si strinse nelle spalle e tornò a rivolgersi a Lao "Stai attento, maestro, sei vecchio per fare l'eroe, si" gli disse col suo solito sarcasmo poi afferrò Astrea e balzò nuovamente verso l'albero più vicino. Il vecchio potè udire la ragazza protestare in termini coloriti per il fatto che Lao e Carnival la stessero trattando come un dannato bagaglio.
Un altro tremore, alle spalle di Aygarth, proprio dalla voragine. Il giovane era ancora chino, ma si voltò all'istante questa volta, gli occhi accesi e una smorfia che poteva essere dolore e collera insieme. Quando il verme emerse, lanciandosi su di lui, non fece altro che stendere il braccio. Astrea gridò quando lo vide sparire nella bocca della creatura, ma quasi all'istante Aygarth si portò il braccio ghermito al petto, attirando a sé la creatura, e avvolgendogli l'altro braccio attorno strinse più che poté. La cedevole carne della bestia cominciò a piegarsi, a spaccarsi, mentre il resto del corpo si dibatteva come una furia. Dopo qualche istante, la pressione fu tale da schiacciare l'inesistente collo della creatura, strozzandola; i tessuti si lacerarono, e con un ultima torsione del braccio la testa venne staccata via di netto, come da un'enorme fauce. Aygarth scrollò il braccio sanguinante per liberarsi dalle mascelle e rimase a terra, come vinto da un dolore che lo divorava dall'interno. Ora i tatuaggi erano rossi come il fuoco.
Anche a distanza Lao riuscì ad avvertire il calore della Forgia emanare dalla pelle di Aygarth. Caricò il braccio con tutta la forza che aveva e colpì con il palmo il mento del Mietitore dal basso verso l'alto. Il rumore delle vertebre cervicali che si spaccavano somigliò a quello di un ciocco di legno che si spaccava a metà. Il corpo della bestia crollò al suolo, senza possibilità di muoversi ma ancora vivo. Il vecchio approfittò di quel momento ed estrasse uno dei Kalari Urumi, mulinandolo per un secondo prima di abbatterlo sulla testa del Mietitore, che volò in aria tagliata in tre pezzi. Solo allora il vecchio riaprì gli occhi."State tutti bene?"
"No" disse Carnival accigliandosi "Sono stanca di uccidere piccole cose pelose della foresta, si. Povere cose viventi. Sono piccoli. Sono innocenti. Non sono loro che dovrei cacciare, non è il loro sangue che io dovrei bere." la vampira non sembrava essere particolarmente turbata per quello che era appena successo o per le condizioni di Aygarth.
"Quando sarà il momento opportuno." si limitò a rispondere il vecchio avvicinandosi al fabbro."Aygarth, che ti succede?" chiese inginocchiandosi accanto a lui.
Non si aspettava che il giovane lo afferrasse per il bavero. Aygarth si tirò su in parte, sorreggendosi al vecchio, ma lo sguardo che gli piantò addosso non era dei più amichevoli. "Parla" ringhiò. "Dimmi tutto... sugli... Inquisitori. Dimmi dove... si trovano!"
"Aygarth, calmati un attimo" disse Lao tentando di afferrarlo per rimetterlo in piedi, ma il calore emanato dalla sua pelle lo fece desistere immediatamente."Non ti reggi in piedi, cosa vorresti fare in queste condizioni?"
"Trovarli!" Aygarth aveva alzato la voce. "Trovarli.. e trovare... trovare lei!" All'ultima parola, i tatuaggi dettero un colpo di calore che riuscì a percepire persino Carnival. Aygarth digrignò i denti, strizzando gli occhi, come a contenere qualcosa d'indomabile. Uno spasmo, un secondo, un terzo, un attimo di tregua, poi si piegò su se stesso. "L'hanno... presa! Hanno preso..." La stretta al bavero s'indebolì, poi s'amplificò di colpo a pronunciare il nome successivo. "...Zadris..!" A quella frase seguì un gemito che parve di più un ringhio.
Il vecchio sgranò gli occhi dalla sorpresa."Come sarebbe a dire? Hanno la tua alabarda?" ripetè incredulo."Che è accaduto Aygarth?"
Aygarth rimase a respirare pesantemente, sembrava faticare a trarre ogni respiro. "Laggiù..." Lao presumette intendesse la voragine. "I vermi... mi... mi hanno attaccato. Me l'hanno... presa... è caduta.. è nel... nel buio..." Il bavero del vecchio venne ghermito anche dall'altra mano. "Lei non è... laggiù... non la sento... l'hanno presa... l'hanno portata via! Dimmi dove! Dimmi dove sono, Lao, dimmelo! Dèi e Demoni, perché non lo vuoi rivelare? DIMMELO!" La voce del ragazzo s'era accresciuta di volume, senza però divenire inarticolata. Solo più forte, lo stesso tono di un uomo a cui la ferocia andava a pari passo con la disperazione.
"Aygarth vedi di calmarti. Io non so dove fanno tana quei topi. E anche se lo sapessi pensi che ti manderei da solo allo sbaraglio? Creperesti prima di arrivare a trenta metri dalla soglia di casa loro." sibilò Lao incrociando le braccia."La ritroviamo ragazzo. Promesso."
"Guardalo negli occhi" disse la vampira con un sorriso sbilenco "Ci andrà comunque allo sbaraglio. Con te o senza di te."
"Appunto per questo anche se lo sapessi non glielo direi. Ritroveremo Zadris. Ma ci muoveremo con criterio."
Alle parole di Lao, Aygarth alzò gli occhi, colmi del bagliore a specchio. "Parla, Lao" ringhiò, tanto che si capì ben poco delle parole. Il suo corpo si stava scaldando, sempre di più, sempre di più. "Parla. Non puoi scegliere. Non per me. Parla."
"Non lo so Aygarth." fu la secca risposta di Lao."Mi dispiace." Gli voltò le spalle avvicinandosi alla vampira e alla ladra, sincerandosi con lo sguardo delle condizioni di quest'ultima.
"Lei sta bene..." - "Dei, Carnival, fammi scendere! Odio quando mi tratti come una ragazzina" -"...come puoi vedere, si"
Aygarth crollò carponi. Il suo respiro si era fatto più lento, profondo, e allo stesso tempo più affannato. Inalò a pieni polmoni per poi vuotarli: "NO...!" Fu un singulto strozzato. "Io devo. Io devo..." Uno dei suoi tatuaggi fece un guizzo rossastro. "Alleanza... Alleanza! Zadris!" Artigliò la terra strappando l'erba, che s'annerì al suo tocco. Si rialzò, ricadde, tornò di nuovo in piedi. "Vattene" disse al gruppo, senza rivolgersi a qualcuno in particolare.
Lao lancia un buffetto affettuoso alla guancia della ladra prima di voltarsi verso Aygarth, osservandolo preoccupato."Che stai dicendo?" chiede avvicinandosi.
"Andate via!" li supplicò Aygarth. Sembrava sofferente. "Io... io... la Forgia... Alleanza! Alleanza!" Aygarth gli voltò le spalle, compì qualche passo deciso, poi barcollò e crollò carponi. In quel momento l'eco psico-magica della Forgia si fece sentire, afferrando tutta l'area della voragine come fosse una deflagrazione. Eruppe dal corpo del ragazzo, che urlò come una belva ferita a morte.
Carnival a dir la verità, non si era fatta pregare e già quando Aygarth aveva ringhiato di allontanarsi la prima volta, la vampira aveva mostrato i denti e si era spostata verso l'ombra della foresta, trascinandosi dietro una riluttante Astrea.
"Aygarth maledizione!" sbottò Lao portando istintivamente le braccia davanti al volto. Mosse un passo verso il giovane, facendo appello ad ogni briciola di potere telecinetico che gli rimaneva per schermarsi da quell'esplosione di potere. Ma non era affatto facile.
Aygarth urlò. Ancora. E ancora. Sembrava che avesse una riserva infinita di aria nei polmoni. Poi crollò di nuovo al suolo, il corpo scosso da tremori. I suoi tatuaggi erano spire di brace, i suoi muscoli erano tesi fino allo spasmo. Si rialzò ancora, e stavolta i suoi passi si fecero più decisi. Veloci. Si stava per mettere a correre, seppur con equilibrio instabile.
La giovane ladra era prossima alle Lacrime. Tempo prima, Aygarth le aveva parlato del suo legame con Zadris e ora Astrea aveva sia pure una vaga idea di cosa stesse provando. Si rivolse alla vampira che la stava trattenendo a forza dal gettarsi dietro al ragazzo "Dobbiamo aiutarlo. Se Zadris dovesse essere distrutta, lui...lui.." - "Morirà?" sibilò la vampira con gelida indifferenza "Si, morirà, io lo so, lui lo sa. E' la sua Forgia, si, non può non accorrere in aiuto dell'alabarda, come lei non potrebbe non aiutare lui. E quindi? Lui non vuole niente da me, nemmeno il mio aiuto." - "Non è per lui che te lo sto chiedendo" ritorse la ragazza e Carnival sbuffò infastidita "Oh si, certo,sempre così. E anche questa volta andrà come tutte le altre." ribattè Carnival liberando Astrea dallla sua stretta "Almeno potrò bere il loro sangue" borbottò fra sè.
"Morirà?" sbottò Lao arretrando di fronte alla furia del ragazzo."Mettiamo in conto agli Inquisitori anche questa. Lo dobbiamo calmare o conoscendolo potrebbe far bruciare tutta la foresta." esclamà con voce preoccupata.
Aygarth non diede segno di averli sentiti. Il vapore aveva smesso di elevarsi dalle sue carni, ma i tatuaggi erano ancora lucenti. Superò un cespuglio e divelse una fronda che gli ostacolava il passo. Non li guardò, e continuò a camminare.
"Deve ritrovare Zadris" spiegò Astrea mentre superava il vecchio di corsa "se cerchiamo di fermarlo peggioreremo le cose e basta". Carnival la seguì poco dopo, con un'espressione rassegnata sul volto pallido.
Lao seguì le due ragazze."E nessuno ha voluto avvisare questo povero vecchio?" sbottò nervoso affiancandole."Se non lo fermiamo però finirà per farsi uccidere."
"Avevo promesso di non parlarne" disse la ladra arrossendo. Carnival dal canto suo si limitò a stringersi nelle spalle, come per scusarsi di una mancanza di poco conto.
"Ve la faccio pagare comunque. Sono ancora il vostro maestro." sibilò Lao affrettando il passo
Dopo qualche decina di metri, Aygarth vacillò. Una sorta di grugnito di dolore eruppe dalle sue labbra, poi si piegò su un lato. Gli scappò un gemito, poi un grido, e come comparse dal nulla stille di sangue gli comparvero su un braccio. Uno squarcio era apparso all'improvviso, per poi richiudersi per effetto del suo potere rigenerante. Aygarth strinse i denti, si tenne il braccio, finchè un nuovo taglio alla gamba non lo fece inciampare. Una vampata di calore lo avviluppò, mentre crollava carponi.
La ragazza fu la prima a raggiungerlo e a cercare di soccorrerlo. La vampira invece rimase discosta, alcuni passi indietro "Non capisco...cosa gli sta succedendo?" - "Probabilmente hanno graffiato la lama della sua arma, si" rispose freddamente la vampira.
Lao si chinò sul ragazzo. Emanava ancora calore, ma il vecchio strinse i denti e lo sorresse prendendolo per le spalle. Non gli arrecò dolore ma fu come stare accanto ad un falò in una giornata estiva."Tranquillo ragazzo. Troviamo la tua alabarda. E' una promessa."
Aygarth sollevò lo sguardo e Lao si stupì di trovare i suoi occhi lucenti pieni di lacrime. "Io devo. Io... Io..." Strinse i polsi di Lao con le proprie mani. Stava delirando, se ne accorsero subito. "Zadris. Me, non lei. Me, non lei. Alleanza...Alleanza, no! NO! No..." Ciondolò col capo, come privato delle forze, e quando lo risollevò sembrava più provato di prima. "Sento... qualcuno. La stringe. La ferisce. Stringe. Stringe.." Portò una mano al petto, come se soffocasse. "Io devo... lasciami andare... lasciami.." Sembrava a un passo dal perdere i sensi: barcollava, ogni tanto dei suoi occhi si vedeva solo il bianco. "La Forgia... non per gli umani, non per loro, non è per loro..." Un ultimo sospiro, un colpo di calore della Forgia, finché le membra di Aygarth non si rilassarono. "Io devo... io... ti prego... Lao, ti prego, io..." disse in un ultimo soffio. Stava cadendo in avanti.
Il vecchio lo afferrò prima che crollasse e lo sollevò tra le braccia."Torniamo indietro, alla locanda." disse lanciando uno sguardo alla vampira e alla ladra.
Ancora una volta, Carnival si strinse nelle spalle e non disse nulla, un'espressione indecifrabile nello sguardo. Astrea invece tastò con cautela la fronte del fabbro "Scotta come se avesse la febbre"
"Potrebbe scottare abbastanza da fondere il ferro. Andiamo." disse il vecchio avviandosi verso il villaggio. "Abbiamo un'arma da recuperare, e parecchie teste da spaccare per farlo."
"Forse l'uomo che batte sempre la fiacca potrebbe aiutarci" commentò acida la vampira.
Aygarth si mosse appena nelle braccia di Lao. Sussultò, poi pronunciò qualcosa a malapena intelligibile.
"Fermi" disse Astrea, arrestandoli. "Aygarth, cosa? Cosa hai detto?"
Il ragazzo aveva chiuso gli occhi. Ora li riaprì, lucenti di Forgia, eppure stanchi, affaticati. Mosse appena le labbra con un filo di voce. "..ont..."
"Cosa?!"
"Un.. pon...te." Sollevò di più le palpebre, ma il suo sguardo era vacuo, fissava solo il cielo. "Bia.. nco... sul.. sul.." La voce di Aygarth si stava spegnendo. "..gri..gio.. il... il..." Liberò il fiato e rimase con gli occhi semiaperti, immobili.

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Piccolo angelo bellerrimo crudele sanguinario...

Io sono una creatura del Caos. Ma dal Caos nasce la saggezza, e dalla saggezza il potere.

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Lorenzo Ferretti
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MessaggioInviato: Mar Giu 21, 2011 11:42 pm Rispondi citandoTorna in cima

Lao portava tra le braccia il peso di Aygarth, lanciandogli ogni tanto un'occhiata preoccupata. Il ragazzo sembrava inerme, e gli ultimi avvenimenti sembravano aver turbato non poco il vecchio sulle condizioni del fabbro.
"Avreste dovuto dirmi che tipo di legame c'era tra lui e Zadris." abbaiò in direzione delle sue allieve mentre incedeva a grandi passi verso il villaggio. Lo fece più per scaricare il suo malumore che per vera accusa.
Astrea camminava al fianco di Lao, vicno alla testa di aygarth al quale stava tastando la fronte "Scotta come se avesse la febbre alta" mormorò, per poi voltarsi verso il vecchio con aria afflitta "Mi ha fatto promettere di non parlarne con nessuno, nemmeno con te"
Carnival dal canto suo non fornì alcuna risposta. Camminava come una sonnambula, osservando meticolosamente le proprie mani, apparentemente avulsa da tutto ciò che la circondava.
Aygarth sembrava non badare invece a ciò che lo circondava. Non si muoveva a parte il respiro, e i suoi occhi erano aperti. Ma non sbatteva le palpebre. Continuava a fissare il cielo e il bagliore a specchio appariva a sprazzi ogni tanto, seguito da piccole ondate di calore che si susseguivano con maggiore frequenza.


Galdor era poco distante da lui, e osservava il villaggio intorno a loro, mentre la donna che teneva il mietitore per la coda si avvicinava lentamente. Ulkos si teneva il fianco, e non osava trasformarsi in uomo: la ferita lo avrebbe ammazzato in quel caso. Improvvisamente sentì un odore: proveniva dal bosco. non erano mietitori, però...erano i suoi compagni...fra di loro riconobbe l'odore di Aygarth. Appena superarono la linea degli alberi entrando nel villaggio, andò loro incontro, preoccupato.
Il vecchio si bloccò a metà di un passo, osservando la boscaglia attorno a loro."Cos'hai? Che senti?" chiese Astrea riconoscendo l'espressione di Lao."Sento pensieri confusi, animaleschi, di cui non riconosco il filo logico." mormorò l'uomo volgendo lo sguardo in tutte le direzioni."Non sembra un Mietitore...ma non si può mai sapere."
Carnival arricciò il naso in una smorfia schifata "Puzza di lupo."
"Puzza di cane bagnato."

Ulkos non ci vedeva bene, però sembrava che il vecchio capellone di cui non ricordava il nome stesse portando a braccio qualcuno. Non riusciva ancora a distinguere chi fosse, ma ebbe una sgradevole sensazione sullo stomaco, che non riusciva a spiegarsi... la camminata si trasformò in una corsa zoppicante.
"Eccolo, il tuo cane" disse la vampira con un sorriso storto nel veder accorrere Ulkos.
Ulkos si avvicinò lentamente al gruppetto. Non sapevano che lui era un mannaro, quindi avrebbe dovuto essere cauto. più che altro sapeva come era bravo in combattimento il vecchio, e nelle condizioni in cui si trovava ora, non avrebbe potuto rivaleggiare sicuramente se questo avesse deciso di attaccarlo. Optò quindi per alzare diplomaticamente una mano, in segno di pace. Certo, nella sua forma attuale, sapeva che probabilmente non gli avrebbero creduto, ma confidò nella buona sorte.
"Sono Ulkos, state tranquilli..." disse prudentemente, cercando di scandire bene le parole.
All'avvicinarsi del mannaro, Astrea aveva puntato davanti a sè la lancia donatagli da Galdor pronta per un eventuale combattimento. Carnival invece ridacchiò divertita. "Un lupo che si crede un uomo o un uomo che si crede un lupo? O forse entrambi che si credono un cane. Così divertente! Io mi ricordo di te, si. Puzzi di pelo e di sangue. Hai trovato un osso da sgranocchiare, si?"
"Silenzio, donna-cadavere, hai per caso finito le prede, che apri bocca e gli dai fiato?" ribattè il Mannaro in direzione della vampira. "Che è successo?" chiese poi a Lao, indicando Aygarth.
"Vuoi essere il prossimo?" ritorse la vampira sempre sorridendo "Nemmeno basteresti a placare la mia sete"
"Non ti avvicineresti nemmeno di mezzo metro, vampiro" rispose nuovamente Ulkos alla vampira.
"Non ho bisogno di avvicinarmi" rilevò Carnival. Apparentemente quella conversazione la divertiva.
"Abbiamo altro a cui pensare." interruppe Lao ponendosi tra i due."Ulkos, ti spiegheremo strada facendo. Prima voglio sistemare Aygarth in un letto." il vecchio lanciò uno sguardo al mannaro, studiandone i tratti animaleschi."Spaventerai gli abitanti in questa forma non credi?"
"In effetti...forse è meglio che rimanga al limitare del bosco...non posso trasformarmi se non voglio morire...a meno che qui non ci sia un guaritore dovrò rimanere lontano per un po'..." rispose Ulkos, a mo' di scusa.
"Un ottima cosa potersi trasformare a costo della propria vita solo per abbattere un nemico. Tatticamente brillante."ironizzò Lao superando un cespuglio di sterpi."Siamo stati attaccati da dei Mietitori che si spostavano sottoterra. Aygarth non è in sé, e la sua arma è sparita."
"Un letto non gli sarà di giovamento, no" disse Carnival in tono spassionato "Deve ritrovare la sua arma o morire. Cosa che comunque non è molto lontana dall'accadere, si. Quindi perchè preoccuparsi della cosa?"
"Turati la bocca Carnival. Quando ti ho detto di avere rispetto anche per il tuo peggior nemico eri addormentata per caso?" sbottò Lao osservando la boscaglia."Dovremmo quasi esserci."
"Il rispetto è una strada che va in due direzioni, si.Che rispetto ha mai dimostrato lui?" la vampira fece una smorfia "Che rispetto stai dimostrando, tu?"
Il corpo di Aygarth si inarcò di colpo, prima di tendersi di nuovo e rilassarsi. Dalle labbra del ragazzo proruppe un violento gemito repentino, che si spense subito. Lui continuava a guardare verso l'alto, come in estatica contemplazione del cielo, ma i suoi occhi erano appena più aperti, fissi in un'espressione stupita, come se non stesse credendo a ciò che vedeva.
"Che diavolo ha?" chiese Ulkos stupito. Non aveva mai visto nessuno in condizioni simili. Ora l'odore di metallo emanante dal ragazzo si era fatto più intenso.
"Non lo so ma non mi piace per nulla." rispose Lao stendendolo a terra."E l'unica maniera per sapere qualcosa di più non mi alletta molto." borbottò allungando una mano sulla fronte del fabbro. La pelle del giovane sembrava trattenere il calore di un incendio. "Carnival, Astrea, se non dovessi riuscire a staccarmi sapete cosa fare..." si immerse in profonda concentrazione, tentando di sondare la mente di Aygarth.
*La vampira annuì "Oh si. Prenderti a schiaffi. Come l'altra volta" disse mentre le sue labbra si contraevano in un sorriso sbilenco. Astrea dal canto suo non riuscì a trattenere un sorrisetto "Questa volte cerca di essere più delicata però..." la ammonì.


Bianco.
Non c'era altro.
Sembrava di stare nel cuore di un altoforno. Nemmeno il fuoco, a dire il vero, sarebbe stato così caldo. Eppure in quel chiarore, qualcosa baluginava, più dirompente della stessa luce.
La luce era dolore, e produceva un suono sommesso, come un tifone che sfuriava tra le falde di burrone.
Lao tentò di andare più a fondo, sondare maggiormente la mente del giovane, ma fu come infilare la mano in un calderone. L'unica percezione era il calore. Un calore insopportabile, fatto sia di fuoco che di emozioni terribili. Uno spasmo muscolare gli contrasse il volto, rendendolo una maschera di fatica. In quei bagliori, qualcosa prese forma. Colore. Come emersa da un fumo bianco, qualcosa si palesò davanti a Lao, ma troppo fugacemente perché potesse discernere qualcosa. Poi un sussulto, e il calore si fece così intenso da rendersi insostenibile. Un lampo, e il vecchio si ritrovò fuori dalla mente di Aygarth, proprio mentre il giovane cacciava un altro gemito, gli occhi sempre aperti e immobili.
Il vecchio si piegò su se stesso con un rantolo. Sentiva la testa pulsare come se il cervello volesse schizzarne fuori. "Quella percezione...è forte...troppo forte per essere creata...da una mente umana." sibilò a se stesso tentando di snebbiare i pensieri. Astrea si chinò accanto a lui per sostenerlo ma Lao le fece cenno di no. Si rimise in piedi misurando i gesti e riprese tra le braccia Aygarth. "Non posso fare altro qui, portiamolo al villaggio. Aygarth, una parte di lui forse, è ancora qui. E se devo scavare per trovarla lo farò."
Carnival parve quasi delusa, impossibile dire se per il fallimento di lao o perchè svaniva la prospettiva di rifilarle una nuova scarica di ceffoni. "Basta che tu non mi chieda di darti una mano a portarlo, no. " disse scrollando le spalle.
Erano ormai al limitare della foresta, già in vista del centro abitato. Non appena fu al cospetto della minaccia dei raggi solari, Carnival lanciò su di sé lo stesso incantesimo d'ombra. A Lao non piacque quando alcune persone che erano nel piazzale gridarono spaventate di fronte a quell'incanto, ma non osò rimproverarla.
Galdor e Magistra, la quale teneva ancora un vermone stretto per la coda, li notarono al volo e vennero loro incontro. "Che è stato? E' ferito?" s'interessò il guerriero.
"Peggio. Aiutatemi a portarlo dentro" sibilò Lao, e Galdor si adoperò per reggere il corpo del ragazzo. "Vado a chiamare Honoo" li informò Magistra, e si allontanò nel folto. Entrarono frettolosamente nella locanda senza dire una parola, sotto lo sguardo esterrefatto dell'oste che aveva appena aperto i battenti; quando Ulkos fece la sua comparsa, si andò a nascondere dietro il bancone, farfugliando qualcosa di incomprensibile e colmo di terrore.
Fu una fatica immane salire le scale, specie per il mannaro ancora ferito, e fu un sollievo arrivare alla camera. Deposero il ragazzo sul letto, mentre Ulkos si lasciava cadere su una sedia, ansimando. "E adesso che si fa?" chiese osservandosi il fianco ancora un po' sanguinante. "Aspettiamo finchè non si rimette Aygarth?" continuò poi osservando i componenti del gruppo.
Come ad averne invocato il nome, il giovane sussultò. Gli occhi si sgranarono, le labbra si serrarono come a contenere qualcosa, poi esplose un gemito che non era troppo dissimile da un urlo. D'improvviso Aygarth s'alzò a sedere, ansimando. Le sue iridi erano irriconoscibili: erano due specchi lucenti. Due frammenti di metallo. "No, NO, NO, NO!" Fece per buttarsi giù dal letto e quando la mano di Lao cercò di trattenerlo, cominciò a dimenarsi come una furia. Guardava tutti, ma era come se non vedesse nessuno, concentrandosi su un punto oltre il muro. "Alleanza! No! Alleanza! Lasciami! Lasciami! LASCIAMI!"
Lao tirò indietro il pugno, l'indice e il medio piegati in avanti. Il braccio scattò in avanti colpendo Aygarth al lato del collo, sotto lo sterno e alla spalla. Il ragazzo trattenne il respiro in un rantolo e si abbandonò sul letto come una bambola di pezza, accompagnato nel movimento da Lao."Che gli hai fatto?!" sbottò Astrea accorrendo al capezzale del fabbro."Centri nervosi mia cara, una pressione forte e blocchi organi, vene o arterie principali, una leggera e rendi innocuo anche l'uomo più forte del mondo." spiegò Lao osservando gli occhi del giovane con interesse."Domattina mi scuserò con lui quando non riuscirà a muovere il braccio sinistro. Ora mi serve fermo e calmo se voglio trovare una soluzione."
Galdor notò l’assenza dell’alabarda e ricollegò la condizione di Aygarth con quanto sapeva del suo legame con l’arma. “Aygarth non si rimetterà finché non ritroviamo la sua arma” rispose ad Ulkos “E dobbiamo farlo prima che sia troppo tardi…”
Carnival sbuffò "Chi l'avrebbe mai immaginato? Avevamo proprio bisogno del tuo illuminante parere, si." disse indirizzando un'occhiata gelida a Galdor.
Il guerriero lasciò correre la frecciata acida della vampira del resto, visto il recente trascorso, poteva facilmente aspettarselo dato il carattere capriccioso di Carnival.
“Qualcuno deve rimanere qui a controllare che Aygarth non peggiori, gli altri andranno a cercare l’arma, ovunque essa sia.” Sospirò. “Magari Lao potrebbe rimanere e vedere se scopre qualcosa per poterci indirizzare…”
"La mia soluzione non lo fermerà a lungo. E se gli Inquisitori hanno la sua arma..." distolse lo sguardo dal giovane e abbassò la voce."Dubito che la troveremo tanto presto. So come si muovono, sanno sparire come neve al sole."
"E come conti di seguirli? Sai come trovarli per caso? Conosci magari una loro base o qualcosa del genere?" domandò Ulkos, guardando Lao negli occhi.
"Conosco tante cose di loro. Qualcuna delle loro regole e tattiche le ho perfino scritte io. Ma dove siano adesso va al di là del mio sapere. Chi potrebbe condurci è Aygarth. Ma solo se è lucido. E' questo quello che dobbiamo fare."

[continua...]

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Due cose sono infinite: l'Universo e la stupidità umana. Sulla prima ho ancora dei dubbi.

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MessaggioInviato: Mar Lug 05, 2011 2:34 am Rispondi citandoTorna in cima

Lao si appoggiò al muro, incrociando le braccia. I suoi occhi erano fissi su Aygarth, scintillanti tra le sopracciglia cespugliose. Carnival riconobbe l'espressione del vecchio."Tu non sai come venirne a capo, oh sì" disse con un sorriso scrutando il suo maestro."Questo non è un problema" rispose indicando il fabbro. "E' un amico che ha bisogno di aiuto. E non so come darglielo." si staccò dal muro avvicinandosi al letto."Senza finire disintegrato dalla Forgia ovvio."
"Amico?" disse Carnival con un sorriso storto "Oh si, amico. Gli amici bruciano gli amici con la Forgia, oh si. E gli amici prendono anche a pugni gli amici. Gli amici si fanno l'uno l'altro del male" enumerò la vampira alludendo ai vari scontri che Aygarth aveva avuto con gli altri componenti del gruppo e con lo stesso Lao "Così vecchio e con così strane idea sugli amici, si" concluse scuotendo la testa con aria di deprecazione.
Lao lanciò un occhiataccia a Carnival."Scusami se non mi viene voglia di piangere a dirotto per come Aygarth abbia reagito in maniera bambinesca alla tua così amabile compagnia" sbottò il vecchio per poi chiudersi in un lungo silenzio. "Aygarth è sempre stato un casino. Senza Zadris la situazione si è solo ingrossata di molto. Dobbiamo entrare nella sua testa e mettere ordine." I suoi occhi si piantarono su Carnival."Ma mi serve una mano" chiese con tono che non ammetteva repliche.
Alla nuova richiesta d'aiuto di Lao, Galdor si fece avanti. "E allora cosa proponi?" gli chiese. "Che ti serve per aiutarlo?"
"Qualcuno che mi dia una mano ad entrare nella testa di Aygarth." rispose lapidario il vecchio."E qualcuno che intervenga da fuori se qualcosa va storto. Dentro Aygarth non c'è solo la Forgia." borbottò Lao sibillino
Astrea rabbrividì nell'udire le parole di Lao. Posò una mano sulla guancia del giovane e la ritrasse come se l'avesse messa sul fuoco. "Scotta... scotta sempre più" annunciò con voce incerta. I suoi occhi fissavano le ferite che di tanto in tanto si aprivano sugli avambracci, sulla fronte, sulla mandibola. "Che stanno facendo a Zadris...?" Si strinse alla Vampira. "Carnival, tu puoi aiutarlo... ti prego. Ti prego, Carnival, aiutalo, ti prego, non voglio che muoia..." Le parole le uscirono flebili dalle labbra come un fiume, senza controllo.
La vampira fu colta di sorpresa da quello sfogo. Il suo sguardo saettò da Astrea, ad Aygarth e infine, con aria smarrita, di nuovo su Astrea.
Dopo un attimo Carnival strinse a sè la ragazza e le carezzò i capelli come faceva sempre quando voleva consolarla o scusarsi per qualcosa.
"Non essere triste, sorellina. Non voglio che tu sia triste" mormorò in tono malinconico "Tenterò, si, tenterò, se tu lo vuoi. Non per lui" aggiunse con un'ombra del tono caustico di poco prima "ma tenterò."
A coprire le ultime parole di Carnival fu un urlo di Aygarth. Chiuse gli occhi, li riaprì, e stringendo i pugni li picchiò con forza sul letto. L'aria attorno a lui prese a tremolare e di colpo fece per alzarsi a sedere, una foga che non aveva niente di umano. Ulkos balzò in avanti, nonostante la ferita bruciasse ancora. Afferrò Aygarth per le braccia e lo sbattè nuovamente sul letto, in posizione sdraiata. Cacciò un urlo (più un guaito in verità) quando una parte della pelliccia che aveva sulle zampe si bruciò, rilasciando un disgustoso odore di bruciato.
" Ma che...?" imprecò lasciandolo di nuovo andare.
“La Forgia!” ringhiò Galdor ed accorse lui a tener fermo Aygarth. Non appena lo toccò provò un dolore pervadergli le carni fino al midollo delle ossa, come tanti chiodi roventi piantati in tutto il corpo. Il suo volto si contrasse in una maschera di dolore e soffocò un grido tra i denti ma ben presto i tatuaggi del braccio sinistro iniziarono a brillare sempre più intensamente e il dolore si affievolì man mano pur senza scomparire del tutto. “Veloci, non credo di poterlo tenere per sempre!” sbottò all’indirizzo di Lao e Carnival.
Lao lanciò uno sguardo a Carnival e si accostò al letto."Andiamo e torniamo" mormorò chiudendo gli occhi. Senza bisogno di concentrarsi già sentiva tutto l'immenso potere della Forgia tracimare dalla mente del giovane. Espanse il suo potere e tentò di penetrare in quella fornace. "Andiamo mia cara allieva. Ho bisogno del tuo aiuto."
"Sia dunque" disse semplicemente la vampira chiudendo gli occhi e facendo dondolare lentamente il capo.. I presenti non avvertirono lo scatenarsi del potere di Carnival, ma la parte vampirica di Aygarth udì il rumore assordante come di decine di voci che chiedevano, imploravano, ordinavano, chi urlando, chi sottovoce, chi con voce spezzata: tutti però reclamavano la sua ubbidienza.

C'era luce. Buio. Luce. Buio. Tutto in alternanza, un altalenarsi di percezioni contrastanti. Però c'era caldo, molto caldo. Sembrava il cuore dell'inferno.
Posavano i piedi su un pavimento uniforme, come se della mente di Aygarth - tutto ciò che Lao aveva visto nelle sue precedenti esperienze mentali - non ci fosse alcun pilastro portante. Attorno a loro c'era una caligine strana, densa, spazzata di tanto in tanto da un vento rovente che turbinava con furia. Il cielo non si distingueva dal resto, a parte screziature rossastre di tanto in tanto, come lampi.
La mente di Lao prese forma in un immagine di sè, posando i piedi sul pavimento. Sentiva il calore attanagliargli la mente come una morsa."Peggio del solito. Carnival dobbiamo fare in fretta."
La vampira, o meglio, la sua immagine, si guardò attorno con pigra indifferenza. Attorno a lei turbinavano, come ombre, numerose figure indistinte, talmente veloci che era impossibile dire quante esattamente fossero, se poche unità o molte centinaia. "Veniamo osservati. Controllati, sì" rilevò la vampira.
Provarono ad avanzare. Il suono del vento era forte, simile a quello di un turbine, eppure qualcos'altro vagava nell'aria. Una risata? Impossibile dirlo. Poi, con la coda dell'occhio, Lao percepì un movimento alla sua sinistra. Si voltò, ma incontrò solo nebbia. Lo stesso accadde a Carnival. Infine, dopo qualche istante, si udirono varie voci. Aliene, estranee. Nella nebbia sembrò isolarsi una zona nell'aria, che tremolò: un'immagine. Un ricordo... no, i suoni erano troppo vividi. Era il presente...Prima che però potessero discernere qualcosa, una mano nera agitò l'aria facendolo scomparire. Di nuovo la risata. E stavolta, occhi rossi nella nebbia.
"Palesati" ordinò Lao fissando quegli occhi rosso sangue. Si spostò appena di lato per coprire Carnival."Abbiamo poco tempo e molto da fare. Non abbiamo bisogno di venire intralciati."
"Peccato. Ha molto senso dello spettacolo, sì" commentò la vampira in tono impassibile.
"Si molto, ma io ho fretta di riavere Aygarth sveglio." mosse due passi verso quelle orbite cremisi e sorrise."Vorrei evitare mezzi coercitivi. Fatti vedere o sparisci e lasciaci campo libero."
Gli occhi non si mossero. Non c'era minaccia, solo curiosità. "Parli come se avessi potere" lo schernì una voce. La riconobbero entrambi. "Già una volta uscisti sconfitto, è tua intenzione finire il tuo tempo qui?" Lo sguardo si mosse verso Carnival e lì si fermò. "Oh, eccola. La SenzaTempo RubAnima. Dall'odore direi sazia. E' sangue di bestia ciò che ti pregna. Appetito calmato con le carogne, già. Tempi di caccia magri, meretrice delle paludi?"
La vampira fece una smorfia "Io non bevo sangue di cose morte, come certamente sai, si. Quanto al fatto che sono animali..." indirizzò un'occhiataccia a Lao "...ho gente che mi stà alle calcagna. Ma io sono stanca di uccidere piccole cose pelose" come sempre Carnival sembrava avere tendenza a seguire un percorso tutto particolare.
"Meretrice delle paludi? Uno strano appellativo, dato da uno strano essere, si. Come devo chiamarti, fantasma? Ciò-che-lui-forse-sarà? Così divertente"
"Divertente. E' vero." La voce si trasfigurò per qualche istante, un timbro cupo. Era Aygarth, e allo stesso tempo non lo era. "Io almeno saprò cos'ero prima, tu invece non lo sai. O non lo vuoi ricordare. Te ne lagni sempre, frignando come una bamboccia e ripetendo il tuo nome... Ti terresti sotto le sottane del vecchio, se non fossi sicura che non rilasci a tradimento!" e la voce divenne risata. Allo stesso tempo il vento si fece più caldo, più insistente. Ma la nebbia non si diradò.
"Basta!" Lao non aveva aperto bocca, ma la sua voce risuonò potente nella mente di Aygarth."Vuoi opporti a noi e continuare a sbeffeggiarci?" il vecchio si avvicinò ulteriormente."Sei su un campo di battaglia a te sfavorevole. Vuoi devastare la tua stessa roccaforte? Ti conviene avere Aygarth in salute perfetta più di quanto convenga a noi." stavolta fu la voce di Lao ad essere pregna di derisione "E soprattutto non vuoi che la mente di Aygarth subisca danni. Sai cosa c'è qui dentro? Se la situazione si facesse incandescente noi potremmo uscire quando vogliamo, ma tu? Sei solo l'ospite di una prigione."
La risata si fece più forte. "Ospite? Io? E perché?" Stavolta si delineò una forma nella nebbia, ma ancora la presenza non uscì allo scoperto. "La sentite?" Spalancò le braccia."Io non mi oppongo. Io la assecondo. Io non la ostacolo. Lei urla, lei vuole, lei comanda. Io la ascolto e le do ragione. Questa è furia allo stato puro. Siete voi l'ostacolo, non io!"
In quell'istante il calore si fece ancora più insopportabile. Lampi arancioni balenavano di tanto in tanto in quello spazio nebuloso, senza orizzonte né orientamento.

Nel mondo reale, Aygarth urlò. Di nuovo cercò di rizzarsi a sedere, nonostante l'impossibilità di utilizzare il braccio sinistro a causa del colpo inferto da Lao. Digrignò i denti fino a farli stridere e i canini da vampiro iniziarono a far capolino dalle sue labbra. Quando Astrea accorse al suo capezzale, l'afferrò prima ancora che si fermasse e la strattonò via da sé con una forza inaudita. Le coperte su cui era stato adagiato cominciavano a sprigionare un esile filo di fumo.
Astrea cadde a terra, mentre Aygarth cercava di alzarsi a sedere. Le coperte cominciarono a fumare, e la pelle del giovane luccicò di ferite fiammeggianti. Ulkos e Galdor erano preparati ad una reazione violenta del giovane, ma non credevano che sarebbe stata così violenta.
“Tienilo forte!!” gridò il mannaro, afferrando Aygarth per il braccio ancora sano, e cercando di sbatterlo di nuovo sul letto. Ritrasse le zampe: scottava peggio di prima.
“Come diavolo facciamo a tenerlo, Galdor? Questo qui scotta come un forno!!” Odore di pelo bruciato invase la stanza, mentre il tempo scorreva.
“Forse ho un’idea” disse. “Io cercherò di tenerlo, ma ho bisogno che tu tenga me.” detto questo il guerriero cercò di bloccare Aygarth balzando sul letto, bloccando afferrandogli i polsi con le mani e bloccandogli le gambe con le ginocchia.
Ulkos non stette a pensarci due volte, e si lanciò dietro al compagno tenendogli saldamente le braccia, in modo che la presa sulle braccia di Aygarth fosse più salda. Lo sforzo era molto, poichè la ferita al fianco gli faceva ancora male. La posizione era ridicola, e non permetteva a nessuno dei due di sfruttare appieno la propria forza fisica.
Nonostante il peso di Galdor e la forza che ci metteva Ulkos, Aygarth continuava a dimenarsi come un toro, fino a quando riuscì a togliersi di dosso Galdor, facendolo scivolare di lato. Finalmente libero nelle gambe assestò un calcio nel muso ad Ulkos che aveva lasciato la presa sul guerriero.

Nella mente di Aygarth, la vampira mostrò i denti infastidita da quella luce, quel calore. Portò una mano davanti a sè, come per ripararsi "Non mi piace, no, troppa luce, troppo calore. Fallo smettere. FALLO SMETTERE!".
Lao, essendo un essere vivente, non aveva mai sentito il potere di Carnival di comandare i morti, ma in quel posto e in quella forma anche lui ne fu partecipe. Tutto attorno ai tre si alzò un coro di voi, dapprima un mormorio, che via via si alzò fino a divenire un urlo. Migliaia di voci urlavano contemporaneamente, in una cacofonia piena di tanto accecante follia da travolgere e spazzare via chi si trovasse ad ascotlarla. Eppure in mezzo alle grida e alle urla che rsembravano riempire quel luogo era possibile distinguere chiaramente un comando.
"Carnival, calmati." Lao si parò davanti alla vampira come a farle scudo."Sei solo mente in questo momento, fai in modo di lasciarti attraversare dalla Forgia, non opporti o ti incenerirà." La sua attenzione si focalizzò sul suo avversario."Non costringermi a fare cose di cui mi pentirei, è la tua ultima occasione di sparire e lasciarci in pace." sbottò Lao prima di congiungere le mani e cominciare a borbottare in maniera incomprensibile. Sentiva altro nella mente di Aygarth. Una presenza antica e non umana. Era la Forgia. E la bellezza di quella...cosa lo folgorò. All'apparenza sembrava l'anima e la mente di un essere superiore dentro la mente di Aygarth, ma il vecchio era sicuro che fosse molto di più.
La voce si tramutò in un ringhio. "Ah, eccolo il trucco." La presenza - il vampiro - era infastidita ma non c'era timore nella sua voce. "E' così che seduci i tuoi simili ed evitare che ti sbranino, vero? Simili..." Parve arrovellarsi su quella parola. "Tu non sei neanche un vampiro. Sei un costrutto, un artificio. Non sei naturale, sei diversa da noi. Non sei pura. Sei solo una contaminazione abilmente manipolata. Ce l'hai nell'odore!"
"Io sono Carnival" rispose la vampira nello stesso tono in cui un'altra persona avrebbe detto "il sole è luminoso" oppure "l'acqua è bagnata"
Il vampiro abbassò il tono di voce, ma non per questo sembrò meno minaccioso. "Il tuo nome come scudo? Fatti scudo da questo..." Cominciò a parlare velocemente, quasi un sussurro. "L'hanno presa. L'hanno presa. Ora ti trattengono, li senti? Non ti permettono di andare. E lei è sparita, sparita! Liberati! Liberati, hai bisogno di me. Andiamo. Insieme. Di nuovo."
Qualcosa nel cuore della mente di Aygarth esplose e per un attimo fu solo luce.


Il ragazzo si alzò con una velocità innaturale, e si lanciò verso la porta, con la chiara intenzione di uscire ed andarsene. Glador era scivolato di lato, dopo lo spintone violento di Aygarth, la giovane ragazza era in un angolo, e Ulkos ci aveva rimediato un calcio sul muso. Tutto ciò era seccante oltre ogni modo.
Con un ringhio, Ulkos si acquattò sulle quattro zampe, come faceva quando andava a caccia e puntava la sua preda. Sentiva l'odore del ragazzo, l'odore di fuoco e metallo del suo bersaglio. Il cuore rallentò i battiti, e i muscoli si tesero, pronti allo scatto. Il mannaro si lanciò improvvisamente in avanti, come solo un essere sovrannaturale poteva fare.
Con impeto si lanciò sulle gambe del fabbro, atterrandolo e facendolo cadere a faccia in avanti. Comprese immediatamente il suo errore: l'aveva toccato. Probabilmente adesso le sue zampe sarebbero finite arrostite come due bistecche alla brace.
*"Argh..." ringhiò, in previsione del dolore che di lì a poco lo avrebbe assalito.
Il ringhio di Ulkos risuonò nella piccola stanza riempiendo le orecchie dei presenti, Astrea chiuse gli occhi portandosi le mani al volto. Già bruciavano le zampe di Ulkos quando furono avvolte da un piccolo alone di luce azzurra che affievolì momentaneamente il dolore. Nonostante l’effetto benefico, Ulkos, intimorito da quell’evento inaspettato mollò la presa dalle gambe del fabbro.
Aygarth, atterrato dall’impeto del mannaro, non batté ciglio: si rialzò stoicamente e si voltò verso il suo aggressore. Gli diede un calcio sul muso e un altro al centro del petto, proprio mentre si rialzava per afferrarlo e trascinarlo dentro.
“ Ma è un vizio!!!” gemette Ulkos tenendosi il petto con una zampa.
Aygarth ringhiò come una fiera proprio mentre Astrea cercava di avvicinarsi, superando Ulkos. Galdor non riuscì a fermarla per impedire che si avvicinasse. "Aygarth, calmati, calmati! Sono io! Sono io!" Il giovane la guardò, un'ombra di sorpresa nel viso contratto dalla furia, cosa che diede speranza alla ragazza. Poi il suo braccio scattò e l'afferrò per la gola, accostandola a sé. A pochi centimetri dalla sua giugulare, i canini del ragazzo divennero zanne e i suoi occhi lucenti si screziarono di rosso. La teneva per la nuca, stringendole i capelli; i suoi occhi saettarono verso gli altri mentre si rialzava in piedi, come se mostrassero l'ostaggio appena guadagnato. Tuttavia, le zanne si fermarono non appena sfiorarono la pelle della giovane; Aygarth sgranò gli occhi, immobilizzandosi.

L'urlo spaventato di Astrea fece breccia anche nel piano mentale. "Andiamo. Insieme. Di nuovo!" ripeté il vampiro. Attorno a loro la nebbia turbinava, si addensava per poi girare vorticosamente, un gorgo caliginoso che disorientava. Lao avvertì un calore diverso, questa volta. Meno aggressivo, sempre irritante ma meno violento. Diverso.
"Andiamo..."
No.
"...insieme..."
No.
"...di nuovo!"
NO.
Stavolta Lao poté sentirlo. Era coscienza umana. Era la coscienza di Aygarth. Quasi impalpabile in quel mare infuocato, ma presente. Non del tutto annullata, anche se annichilita.
Si aggrappò a quel briciolo di coscienza con tutto quello che aveva, sondandola e accrescendola. Curandola come un agricoltore cura un germoglio per farlo crescere e diventare forte. Sentì che era vicina, e che voleva essere trovata. I suoi occhi si fissarono sul vampiro. Forse ci sono. "Carnival, dammi la mano e seguimi." disse stendendo la sinistra verso la vampira."Fidati di me."
"Fidarsi di te? Oh si, molto divertente. Tu mi hai portato qui." disse Carnival nel suo solito tono sarcastico "Calore luce, luce, calore...non mi piace questo posto. Voglio andare via."
Il vecchio afferrò l'esile mano della vampira e cominciò ad avvicinarsi alla nebbia dove si trovava il vampiro."Se sei così baldanzoso, perchè non vieni qui a discutere da vero uomo? Ah già tu non sei un uomo, non sei neanche un vampiro, sei qualcosa di astratto. Un concetto, un idea, uno scarto di incubo e basta."Il vecchio sentì il calore della Forgia farsi quasi insopportabile."E dove risiedono tutte queste cose? Buffo che a ricordarmelo sia stato un fabbro." Lao entrò nella nebbia, sentendosi percorrere da un brivido indecifrabile"Nella mente e coscienza delle persone. Quella dove tu sei solo un parassita, un abusivo."
Gli occhi rossi sparirono nella nebbia. "Forse. Ma per essere un'idea direi che sono molto più concreto di ciò che pensi." Un lampo nella caligine e Lao venne attraversato da una visione in prima persona: la gola di una ragazza, il roco respiro esalato da polmoni che non erano suoi. L'atto del morso, in procinto di essere compiuto. "La guardiamo crepare? Ha un sangue rosso. Dolce come le fragole di bosco. Ha fatto gola anche a te, RubAnima, non negarlo!"
Carnival emise un ringhio "Lui non lo farà. La sua Forgia non gli permetterà di uccidere un...alleato, si, così lui dice, lo dice sempre. Ti ucciderò se la tocchi. Lei è mia. Mia"

Proprio mentre il giovane calò i denti per azzannare la ladra, Galdor gli si lanciò contro colmo di rabbia “Lasciala stare!” gridò mentre attraversava la stanza con una velocità sovraumana, era da mesi che non avvertiva il fluire dei poteri della fenice dentro di se in quel modo.
Lo colpì con un montante sotto lo sterno che divise Aygarth e Astrea mandando il primo a sbattere con la schiena contro il muro e la ragazza cadere a terra spaventata a morte.
Senza perdere di vista Aygarth il guerriero parlò ad Ulkos da sopra la spalla.
“Prendi Astrea e tienila al sicuro” disse muovendosi lentamente verso la porta per bloccarla mentre il fabbro si rimetteva in piedi ringhiando come una furia. Sentiva il sangue bollente scorrergli come un fiume per il corpo mentre tutto il braccio sinistro riluceva vermiglio da sotto i vestiti.
Ulkos si rialzò di scatto, osservandosi le zampe bruciacchiate: il suo bel pelo bianco era diventato nero in parecchi punti. E poi, c'era da considerare che aveva appena cercato di aggredire Astrea.
Ringhiò in direzione di Aygarth, e parlò a Galdor.
"Non esagerare, ma non andarci nemmeno troppo morbido!" disse, pur sapendo che il fabbro non aveva colpe."Quanto diavolo ci metteranno, quei due ad uscire dalla testa dell'omino di fuoco? Spero che si sbrighino, sennò diventiamo degli arrosticini tutti quanti, e la nostra compagnia finirebbe ancor prima di cominciare!"
“Spero facciano in fretta” rispose il guerriero fronteggiando Aygarth e aspettando un suo assalto “intanto cerco di guadagnare tempo”.


"Lui no, vero." La voce del Vampiro era calma, ferma, come se nulla di ciò che era stato pronunciato da Lao o da Carnival l'avesse in qualche modo turbato. "Ma io sì. Sai cosa succede quando la Forgia ha il sopravvento? Hai la minima idea di cosa accade? Diventa un fiume. Tutto sparisce. Andiamo tutti sotto. E' lì che devi scegliere, se nuotare contro la corrente o lasciartici trasportare." Anche attraverso le sensazioni mentali, i due ebbero l'impressione che ci fosse davvero in sottofondo un rumore scrosciante, come quello di un impetuoso torrente di montagna. Gli occhi nel frattempo sparirono, per poi ricomparire davanti a loro, come se il vampiro si fosse teletrasportato in un battito di ciglia. "E quando accade, chi è nemico muore. E' uno spettacolo che non mi voglio perdere, RubAnima. Lo vedrai anche tu. Un sole spettacolare!"
Il vecchio si esibì in una smorfia e avvicinò il volto a quello del vampiro, così vicino che se questi fosse stato corporeo si sarebbero toccati."Noi siamo il risultato delle nostre azioni. E io sono un amico di Aygarth. Un suo alleato. Io e Carnival." la mano che stringeva quella della vampira serrò la presa."Abbiamo delle divergenze è vero ma combattiamo assieme la stessa battaglia. Puoi fare tutti i giochini mentali che vuoi. Ma la situazione non cambia. Se Aygarth sa la Forgia sa! E Aygarth è qui dentro con noi, e ci ascolta e osserva!" la sua mente ora era saldamente agganciata alla coscienza del giovane, tentando disperatamente di svegliarla.
Il vampiro scosse la testa, una sola volta. C'era una sorta di delusione nel volto adombrato. "E' qui che ti ostini a non capire, vecchio. Io sono Aygarth. Prima ero solo una goccia di sangue. Ma ora è diverso. Non starò confinato nella nebbia per sempre, e lui lo sa. Anche l'Anima della Forgia lo sa.. l'hai detto tu stesso." Un sorriso mostrò le zanne. "Avanti, sveglialo. Coraggio. Se si accorgerà che Carnival è qui, la brucerà in un sol colpo. Ti sto solo facendo un favore, vecchio. Potrei svegliarlo io stesso. Ma mi priverei della soddisfazione di farla a pezzi per poi ricomporla come un rompicapo, ogni volta a guisa diversa. Tu sei d'accordo, RubAnima?" Lo sguardo del vampiro si spostò su Carnival. "Quando uscirò, verrò a cercarti. Sarà divertente, oh, molto. Ti bacerei quelle belle labbra, se non provassi il desiderio di strappartele con un morso e sputarle in pasto ai porci."
"Tu sogni" si limitò a ribattere la vampira "Lui non è stato capace di uccidermi, Forgia o non Forgia, oh si. Berrò il tuo sangue così come ho bevuto il suo e divorerò le vostre anime. Credi che io non possa farlo? "
Il vampiro si limitò a un sogghigno. Attorno a loro la Forgia si fece più rombante. L'aria divenne incandescente e il vento s'accrebbe. "Io sono lui. Vero. Ma lui non è me. Oh, no. Io sono di più." Con queste parole il vampiro spalancò la bocca e con un sibilo scomparve nella nebbia. I movimenti del banco grigiastro, tuttavia, faceva capire che fosse vicino.
Lao reagì repentino a quella sparizione."Carnival schiena contro schiena." sibilò lasciandole la mano."Devi bloccarlo mia cara. Il tempo sufficiente a farmi risvegliare Aygarth, o avrà vinto lui e noi saremo fritti. Letteralmente. Credi di potercela fare?"
"Ho tentato, prima, ma non è servito a nulla. Ha ignorato il Potere come se non avessi fatto niente. Non credo sia la strada giusta, no. Posso provare"
"Ti ho addestrato io no? Hai tutto il potenziale per far piangere quel bastardo con gli occhi rossi.Buona fortuna Mia allieva."Lao sorrise sinceramente per la prima volta da quando erano nella mente del fabbro
La nebbia turbinava senza controllo, impossibile dire da che parte potesse provenire un attacco. I due si guardavano intorno, scrutando la caligine. Un lieve movimento verso destra; vi piantarono lo sguardo, ma niente. Proprio quando stava per tornare nella posizione originale, attorno a loro la luce cominciò a spegnersi.
"Mi affido a te Carnival." borbottò Lao incrociando le braccia e chiudendo gli occhi. Era rimasto ancorato alla coscienza di Aygarth fino a quel momento, ora si concentrò per risvegliarla, per ridarle il controllo. Cresci! sussurrò mentalmente al giovane. Ricorda chi sei, chi sei veramente. Torna a prendere il controllo.
Lao, sono qui.
La voce...
Lao, qui!
No. Se ne accorse prima di protendersi. Era la voce di Aygarth. E non lo era. Lo capì quando, aprendo gli occhi, la nebbia si condensò tingendosi di nero e il vampiro gli cadde praticamente addosso.
Carnival si voltò di scatto , preparandosi ad attaccare mentre al contempo evocava il proprio potere. Non chiedeva di meglio che un bersaglio da uccidere, ma tutta quella situazione le consigliava invece prudenza.
Lao aprì gli occhi e si trovò faccia a faccia con il vampiro. Reagendo il più velocemente possibile gli afferrò la testa con le mani e lo tenne fermo con tutte le sue forze."Tu sei Aygarth eh? Mi hai appena dato un contatto allora!" sbottò aumentando la pressione di anulare e mignolo sul collo del vampiro. La mascella del suo avversario si aprì di scatto come fosse senza vita."Carnival,aiutami a reggerlo!" urlò prima di toccare con la sua fronte quella della creatura. La sua mente si aprì alla ricerca di Aygarth, del suo io.
Incontrò il nero.
Il buio.
"Tu non ascolti vecchio" sibilò il vampiro in quell'oscurità. "Io sono lui. Ma lui non è me. Io sono il momento della sua morte. Assaggiala!"
Il dolore successivo fu finanche troppo reale. Per un attimo Lao temette che il vampiro l'avesse morso, ma capì che a fargli del male era stato altro. Vide la mascella gigantesca di un mastino, schiumante una bava grigiastra. Ne avvertì la morsa delle fauci sulla spalla, sentì il bruciore del veleno nelle vene.
La forza di un ricordo. Un ricordo di morte.
Le labbra di Carnival si contrassero in un sorriso storto "Ricordi. Così divertente. Ricordi, si. Io ne ho tanti, di quei ricordi. Li vuoi condividere?"
La vampira proiettò a sua volta verso il vampiro una serie di ricordi. Il ricordo di come erano morti Irvhan e sua mglie, il ricordo della morte di svariate sue vittime, infine il ricordo della suamorte....la sala comune di una locanda, dove vent'anni prima una ragazza si era spenta lentamente, da sola, nel buio.
La risata del vampiro echeggiò nella semioscurità, che s'allentò un poco. Tutti e due poterono avvertire il suono del vento farsi ancora più potente. L'aria era incandescente, se avessero avuto bisogno di respirare si sarebbero cotti i polmoni. "Come se dovessi dargli un altro motivo per odiarti, RubAnima!" sentenziò. "Lui ti odia. Lei anche. E Lei pure. Perché dovrei essere da meno?
Una mano saettò alla gola di Lao, l'altra si piantò su Carnival. Cominciò a stringere. E stringere. Gli artigli delle mani cominciavano a tagliare, e ben presto avrebbero trafitto...
Poi uno strattone.
Con un urlo che era metà sorpresa e metà rabbia, l'ombra venne proiettata all'indietro, liberandoli dalla morsa. La nebbia si schiarì appena per permettere a entrambi di scorgere la nera figura ritta in piedi, che si dibatteva come un bambino capriccioso che cercava di scappare dal rimprovero del padre. Ciò che lo tratteneva era parte della nebbia, spire solide che si erano radunate a formare una figura umana.
Fu Lao a percepire il pensiero per primo e lo riconobbe.
Non tu.


Il sorriso ancora aleggiava sulle labbra della vampira "Che carini. Si litigano la possibilità di uccidermi. come se potessero" concluse con una risatina.
"Vista la delicatezza dei tuoi ricordi mi stupisce che non sia successo." Lao si rialzò, guardando quella scena con attenzione."Dobbiamo aiutarlo." la sua mente tentò con tutte le sue forze di entrare in sintonia con quella di Aygarth, con la nebbia che li circondava. Si era sbagliato. Non era la coscienza di Aygarth. La confusione e la debolezza del fabbro lo avevano tratto in inganno. Quella nebbia era la mente del giovane. E ora era connessa con la sua.
Portala via, o l'ammazzo. Anche Lei vuole. Vattene. Prima ancora che potesse replicare, alla mente del vecchio giunse un altro pensiero. Prima vedi. Devi vedere. Vedi. La nebbia attorno a loro si stava diradando e anche la figura sembrava più instabile.
Non me ne vado senza che la certezza di ritrovarti dall'altra parte. Con la nebbia meno fitta il turbine di fuoco attorno a loro torno a far sentire il suo calore, ancora debole in verità, ma pronto a ghermire sia il vecchio che la vampira. Dammi un modo per ridarti il controllo.
E' tardi. La marea...
Il vampiro ebbe uno scatto e prima ancora che chiunque potesse intervenire, si divincolò per poi saltare addosso al vero Aygarth. Le zanne penetrarono nella figura fumosa; vi si avvinghiò addosso, dopodiché fu come se questa diventasse inconsistente. La sagoma di nebbia crollò a terra, in parte evanescente; il vampiro non si voltò nemmeno e si gettò nella caligine sempre più rada, con un ultimo sibilo.

Aygarth sollevò gli occhi ferini e lucidi verso Galdor che sostenne lo sguardo che avrebbe fatto raggelare il sangue a chiunque altro, ma non ci fu un nuovo attacco; il fabbro non cercò nemmeno di alzarsi.
Quello sguardo sembrò perdersi nel vuoto prima di scomparire occultato dalle mani che il giovane aveva portato al volto, gridando e contorcendosi. Il guerriero si voltò verso Ulkos. “Che starà mai succedendo nella sua testa?”
Ulkos si trovava in quel momento davanti ad Astrea, intento a creare uno scudo vivente fra lei e Aygarth, nel caso che quest'ultimo avesse deciso di ripetere un'aggressione.
"Non lo so, ma spero che si sbrighino, come ho già detto"rispose il mannaro."Altrimenti ci tocca bloccarlo in qualche maniera in modo che non si possa più muovere...servirebbe una martellata in testa...
"Tu cosa proponi?" chiese subito dopo, mentre osservava il giovane contorcersi per terra e tenersi la testa fra le mani.
Galdor rise amaramente “Se li dai una martellata in testa lo ammazzi come minimo con quelle cose che ti ritrovi al posto delle mani” rispose sarcastico “Aiutami piuttosto a tenerlo fermo, evitiamo che si faccia del male da solo” concluse e si avvicinò verso Aygarth cercando di tenerlo fermo.
"E io come lo tengo fermo? Mica sono ignifugo come te!" protestò il mannaro. Ciononostante, si avvicinò al fabbro. Improvvisamente gli venne un'idea.
"Gli occhi!" esclamò."Lo sai ipnotizzare?O in qualche modo calmare almeno?" chiese.
"Per chi mi hai preso?" rispose il guerriero cercando di trattenere il fabbro. "Fa qualcosa, ma falla in fretta!"
"D'accordo" rispose Ulkos."L'ho visto fare in una terra lontana da qui, e funzionava a meraviglia" detto questo, si inginocchiò di fronte al giovane fabbro, piantandogli gli occhi da canide in faccia, in cerca del suo sguardo.
Calmò il battito cardiaco, controllò la respirazione, e cercò di concentrarsi. Non ci aveva mai provato prima, ma evitò di dirlo al guerriero. Due pozzi neri ed infiniti si aprirono davanti ai suoi occhi, e se ne sentì risucchiato. Non credeva che sarebbe accaduto così in fretta! Si stupì veramente di se stesso, per una volta.


"Carnival, stammi vicina, temo che tra poco farà molto caldo e dovremo scappare in fretta." mormorò Lao avvicinandosi alla figura fumosa stesa in terra. Si inginocchiò accanto ad essa, studiandola."Troppo vago per capirlo prima." borbottò tra sè allungando le mani e toccando la figura. La sua mente venne invasa da ricordi non suoi come una scudisciata e solo a stento potè resistere.
Una mano si sollevò dal pavimento lucente. Vagò nell'aria, poi afferrò quelle di Lao. Fu come una scossa insopportabile, ma non ostile come la Forgia. Lao aprì gli occhi e vide la figura di Aygarth al suolo. Quando sbatté le palpebre era cambiata. Ora era una sagoma femminile, che lo fissava con occhi lucenti. Sbatté di nuovo e la visione di prima si ripristinò, ma c'era anche qualcos'altro. Non ricordi. Era il presente... un contatto. Con...
La mente di Lao venne invasa da visioni e lui urlò nel frastuono del vento della Forgia.

Un ponte.
Un ponte bianco.
E' pietra bianca... no, non pietra. Rampicanti.
Rampicanti color avorio.
E sotto, il roboare di un fiume grigiastro.
La scena è in movimento. E' come se fosse buio, non si vede molto altro. Ma c'è qualcosa in fondo, nel chiarore dell'alba, al di là della sponda. Sono fronde, solo fronde...no, compare qualcosa. Una ziggurat. Poi scompare di nuovo.
E poi dolore, dolore. Annientamento. Zanne addosso. La forte pressione.
Buio.


"Anche loro no." sibilò a denti stretti tentando di resistere a quel turbine. La mente di Aygarth sembrava come un mare in tempesta. Doveva reagire e tentare di calmarlo o sarebbe stato tutto inutile.
Torna in te ragazzino. L'abbiamo visto. Sappiamo dove sono ora. Potrai ritrovare Zadris se lo vorrai, ma devi essere te stesso, pensò tentando di aggrapparsi quanto più a fondo potesse alla mente del fabbro.
Adesso l'hai visto. Lui. E' forte. Non lo batto mai. Aygarth si mosse appena e la mano s'adagiò al suolo. La marea s'innalza. Non vi posso più proteggere. Uscite di qui.
"Non me ne vado se non riesco a svegliarti." Lao si voltò verso Carnival."Devi andartene. Ora!" esclamò senza lasciare la presa dalla mente di Aygarth. La vampira aprì la bocca per ribattere ma un occhiataccia del vecchio la dissuase. Un attimo dopo era sparita. La Forgia sembrava avvicinarsi sempre più, pronta a ghermirli e consumarli."Ora si rischia per davvero." borbottò il vecchio tra se saldando la presa."Se ci resto secco, giuro che ti spacco la faccia."
L'ondata lo investì un attimo dopo quella frase. Fu come essere sommerso da un mare di fuoco e Lao si sentì mancare il respiro per il calore, anche se era lì presente solo con la mente e non con il corpo. Strinse i denti per non venire sbalzato via e consumato. Doveva restare vicino ad Aygarth, lo aveva detto e lui manteneva sempre la parola data.
Quell'inferno non era assolutamente sopportabile. E si che ne aveva visti di posti brutti, ma così brutti mai. Il calore aumentava di secondo in secondo, e ormai il contatto che si era accidentalemtne stabilito era flebile come l'avrebbe potuta essere una brezza fresca in quel mare di fuoco e fiamme. L'unica cosa che gli era rimasto impresso, era un'immagine:
Ll'immagine di un ponte bianco come la neve...e al di là di questo ponte, una piramide. Quella non se la sarebbe mai scordata. Ma non fece in tempo a pensarci troppo su, anche perchè appena l'immagine scomparve, il contatto cessò. Era davvero troppo per lui. Chiuse gli occhi, e uscì dalla mente del fabbro, cadendo all'indietro sul pavimento della stanza e ansimando per lo sforzo.

Il calore era intenso. Con Aygarth tra le braccia, Lao cercò di proiettarsi verso l'alto. 'Una marea', aveva detto Aygarth. Ne sentiva la potenza, la corrente, la furia. Cosa aveva detto il vampiro? O la combatti o ti ci lasci andare?
Lasciò che la corrente lo guidasse, senza sommergerlo. Non si sarebbe scordato quel calore per un bel pezzo. Ammesso che fosse riuscito a uscire. Ammesso che fosse sopravvissuto.
La luce s'intensificò, fino a diventare uniforme, infine uno strappo violento. Lao prese a tossire. Il rientro nel suo corpo era stato repentino, fin troppo. Scosse la testa come inebetito, la stanza attorno a lui oscillava come vittima di un terremoto.La prima cosa che riuscì a distinguere fu Astrea che gli gettava le braccia al collo, stringendo in un abbraccio sia lui che Carnival."Ce l'abbiamo fatta?" chiese alla ladra e agli altri con tono pesante.
"Dei, ma che diavolo ha in testa quel ragazzo!!" tossì Ulkos ancora disteso a terra."Non lo farò mai più" borbottò poi, rivolto più a se stesso che agli altri.
Accanto a lui, Galdor reggeva il corpo inerme del ragazzo. Aygarth si era placato di colpo, come stroncato da un colpo di mannaia. Gli occhi vitrei di nuovo puntati verso il soffitto, le membra immobili. Tuttavia, con uno scossone del guerriero, ci fu una risposta. Sbatté le palpebre, chiuse gli occhi e trasse un respiro profondo e vibrante. "Do...ve..?" balbettò.
"Tra amici. Di nuovo te stesso." rispose Galdor sollevandolo e adagiandolo sul letto."Ci hai fatto sudare per farti tornare cosciente. Ma è servito a qualcosa."Lao si avvicinò al capezzale e si chinò sul ragazzo."Sappiamo dove sta Zadris."
Il giovane sgranò appena gli occhi, per poi tranquillizzarsi di nuovo. La Forgia non era certo placata, lo si vedeva dal bagliore delle sue iridi, ma almeno ora non ne era sopraffatto ed era già un passo avanti. "Devo... andarci" disse in un soffio. "Io devo."
"Intendi...quel posto, dico bene?" chiese Ulkos. Sembrava titubante.
"Ci andrai quando ti sarai riposato almeno una notte." ordinò Lao posandogli una mano sulla spalla."Non sopravvalutarti. Non serve a niente cercare quel ponte e quella costruzione e arrivarci mezzi morti di fatica. Ti aiuteremo noi."
"Zadris potrebbe non avere...una notte..." Aygarth chiuse gli occhi e li riaprì. "Quel posto... voi...?" La domanda s'interruppe ma il significato fu chiaro.
"Sono stato in quel posto, tempo fa. Cioè, ci sono passato. Dovrebbe essere il Ponte di Thanassis, che porta alla città di Sefrishar. Però l'insediamento è a parecchi giorni di marcia dal ponte, ed in quel punto attraversa un canyon. Intorno ci sono solo montagne e boschi, per quanto ne so, e nessun insediamento lungo la strada. Per arrivarci bisogna procedere verso nord-est, e poi piegare leggermente verso sud. Ma basta seguire la carovaniera. L'unico problema ora è trovare la carovaniera però. Ci servirebbe una mappa" rispose Ulkos guardando i presenti.
"Qualsiasi cosa può aspettare domattina. Ora Aygarth ha bisogno di riposo. Ed anche noi. Lo veglieremo a turno in due." Lao lanciò uno sguardo fuori dalla finestra."Se cediamo adesso gli Inquisitori avranno già vinto. Dobbiamo agire razionalmente."

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Lorenzo Ferretti
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MessaggioInviato: Mer Ott 19, 2011 11:36 pm Rispondi citandoTorna in cima

Aygarth aveva perso il conto di quante ore, o minuti, avesse trascorso dormendo. Passava dal sonno alla veglia in un battito di ciglia, inquadrando di volta in volta un viso diverso: Lao, Ulkos, Galdor e Astrea. Gli pulsava la testa e aveva un caldo terribile. Benché placata, la Forgia non smetteva di scuotersi nel suo profondo. Le visioni erano finite e non sapeva interpretare quel segno nel bene o nel male. Più di una volta era stato tentato di scendere dal letto e fiondarsi alla sua ricerca, ma non c'era angolo del corpo che non gli facesse male. Solo quando fu sicuro di riuscire almeno a muoversi senza provare fitte di dolore, si arrischiò a sedersi sul letto, massaggiandosi la testa.
"Non possiamo perdere troppo tempo" mugugnò.
"No, hai ragione ragazzo, non possiamo" rispose Ulkos."Ma per ora restiamo qui. Non servi a niente da morto, cercheremo la carovaniera quando sarai perlomeno in grado di camminare un po'"
"Morto potrebbe esserlo comunque da qui a qualche minuto." mormorò lapidario Lao osservando fuori dalla finestra."Dobbiamo muoverci ora." si volse verso il fabbro che non potè non notare il disagio e l'inquietudine nell'espressione di Lao."Sempre che tu ti senta di correre dei rischi pesanti per la tua salute."
"Dimentichi che posseggo una rigenerazione...?" Aygarth si pentì quasi subito di quelle parole e di riflesso portò lo sguardo sulla vampira, che stava in disparte, lontana dalla luce che trapelava dalle persiane.
Carnival non diede il minimo segno di essersi accorta di Aygarth. Lo sguardo perso nel vuoto, canticchiava a bassa voce La dea mi ama, questo è quello che io so/ perchè questo è quello che è scritto sul magico Libro / non c'è persona al mondo che non le appartenga /noi siamo deboli, ma lei è forte.
"Per gli Dei, sei proprio da invitare ad un compleanno, vampira!" commentò ridacchiando Ulkos."D'accordo, a me sta bene: se il ragazzo dice che ce la fa, per me possiamo anche andare. Vi mostrerò volentieri la strada"
"Sempre se la strada non ce la spianino altri Mietitori... comincio a essere stufo..." Si guardò intorno. "Dov'è...? Avevo un fagotto con me..." Lo individuò appoggiato al muro e saltà giù dal letto per recuperarlo, maledicendosi quando barcollò più volte prima di ritrovare l'equilibrio stabile. "Non ho armi con me, tranne..." Indugiò anche se a dire il vero era impossibile dire se non volesse disfare il fagotto o se non si reputasse degno di farlo. Infine si decise. "Mi dispiace, Logan" sussurrò prima di mettersela a tracolla. "Ma mi servirà."
Si diressero tutti verso la porta della stanza, Lao che sorreggeva Aygarth ancora un po' barcollante. Carnival si rimise addosso quella sorta di velo che la proteggeva dal sole, e poi furono pronti a partire. Scesero le scale con calma, e arrivati al piano di sotto notarono che era vuoto e silenzioso, come se non ci fosse mai passato nessuno. La cosa fece corrugare un poco la fronte a Lao, che tuttavia non si preoccupò eccessivamente
All'improvviso la vampira emise un ringhio, appena attutito dal suo impaludamento. Subito Astrea rivolse all'amica uno sguardo apprensivo "Che succede Carnival?"; "Abbiamo compagnia, oh si" rispose la vampira "Vicini, sì. Stanno arrivando. Posso sentire la rabbia, sì, e la paura" dietro il velo le labbra della donna si contorsero in un sorriso distorto.
Le parole della vampira destarono l'attenzione di Lao, che lasciò Aygarth alle cure di Astrea e si affacciò al piano inferiore della locanda."Non c'è nessuno. Strano." disse scendendo rapido le scale. Un occhiata all'ambiente sembrò turbarlo. Si diresse alla porta e afferrò la maniglia. Scosse i battenti ma non riuscì ad aprirli."Non è chiusa a chiave, Ci hanno bloccato qui."
A quelle parole Aygarth si appoggiò alla parete con una mano. "E non solo..." Represse una fugace fitta di dolore: usare la Forgia in quelle condizioni era come rigirare nel fuoco la propria mano cosparsa d'olio per lanterne. La sua vista speciale gli offrì il panorama oltre l'ostacolo fisico del muro: una cerchia di figure, ritte attorno alla locanda, immobili. E rosse. "Maledizione... siamo circondati." Li contò velocemente. "Almeno una ventina, se non più."
Ulkos annusò l'aria. Sentiva in effetti un lieve odore malsano, che poteva identificare solo come rabbia mista a paura.
"E direi anche che hanno portato le torce..come nelle vecchie leggende" commentò." Bè, che aspettiamo a sfondare la porta e uscire?" chiese poi rivolto agli altri.
Galdor sbirciò da una delle finestre. “Tutto questo ha dell’incredibile…” annunciò stancamente, poi si volse agli altri. “Io non ho intenzione di combattere, non contro una manica di boscaioli.” Rimase in attesa dei pareri degli altri.
"Concordo" disse Ulkos annuendo."Proporrei di limitarci a spaventarli un po'. Non credo siano così stupidi da tentare un'aggressione vera e propria"
Aygarth scosse la testa. "Mi spiace contraddirti, Ulkos" replicò. "Ma le loro intenzioni sono ostili. Posso percepirlo senza difficoltà. Metti anche solo il naso, là fuori, e te lo troverai infilzato da un forcone." Incrociò le braccia. "Dobbiamo prenderli di sorpresa. Ci sovrastano in numero, ma abbiamo lo svantaggio che voi non volete uccidere nessuno."
"Se non possiamo ucciderli. Anzi." le dita di Lao si chiusero a pugno schioccando come rami secchi."Se non vogliamo ucciderli, possiamo sovrastarli. Sono semplici persone. Possiamo scacciarli senza far loro troppo del male, oppure possiamo scappare." l'indice del vecchio puntò il soffitto."E c'è una strada sola che noi possiamo tentare."
"Non scapperò dal tetto come un ladro, Vecchio." l'apostrofò Galdor. “Al più possiamo pensare di distrarli in qualche modo e allontanarci alla spicciolata per rincontrarci a qualche miglio da qui”
" Scappare dal tetto..." ragionò il licantropo." Immagino che il tuo piano sia saltare di tetto in tetto raggiungendo le case esterne del villaggio per poi scendere e guadagnare la protezione della foresta, dico bene?" chiese poi, sorridendo all'idea di dover saltare da una casa all'altra con un branco di contadini urlanti e armati di torce e forconi.
"Più o meno..."Lao incrociò le braccia."Sempre meglio che farsi strada in una folla che ha voglia di linciarci. Io ne posso mettere in fuga una quindicina con qualche trucco mentale, ma gli altri?"
La vampira esibì un sogghigno sinistro "Agli altri penserei io...se voi non aveste il cuore così tenero, si"
Galdor rimase a pensare ignorando quasi del tutto il commento fuori luogo di Carnival. “Se facessi esplodere l’intero edificio, ce la fareste a fuggire approfittando della confusione e della pioggia di ceneri?” Si voltò verso il vecchio e guardandolo “Lao, pensi di poter attivare uno scudo psichico per proteggervi tutti?”
"Grande come tutto il palazzo..." Lao riflette per qualche secondo. I compagni lo videro mormorare qualcosa di incomprensibile e contare sulle dita."Sì. Ma dovrò essere completamente concentrato su quello se volete che sia efficace. In pratica qualcuno dovrà portarmi in giro come fossi una statua di asceta."
"Ci penserò io" disse Aygarth. In realtà voleva essere più sicuro di quanto voleva dare a vedere: le gambe gli sembravano gelatina, anche se la situazione stava rapidamente migliorando. "D'altronde sono uno dei pochi che può lottare anche con le mani occupate. La Forgia mi protegge." Storse il naso. "Vi avviso, questa è una soluzione che Honoo non approverà.."
“Beh, che allora Honoo venga a fare qualcosa che approva invece di sparire a tempo indeterminato” Galdor si rivolse al fabbro con una fermezza ai limiti della neutralità. “Possiamo comunque considerare altre idee” continuò dopo qualche secondo tornando più sereno.
Carnival dal canto suo si limitò a canticchiare a bassa voce, apparentemente del tutto indifferente e alla soluzione ideata dai suoi compagni di viaggio per uscire da quella scomoda situazione, come pure delle eventuali conseguenze sugli abitanti del villaggio. Il parere di Honoo sulla questione poi, sembrav*"Non si può fare, dovete scappare." Era ancora la voce di Galdor "il fuoco uccide in molti modi, "in pochi secondi finirebbe tutta l'aria disponibile, rimarrò solamente io, voi dovrete scappare dai tetti..."
a interessarle ancora di meno, se possibile.
"Io sono con voi, qualsiasi cosa decidiate" affermò Ulkos risoluto.
"Possiamo considerare l'idea di morire." esclamò Lao, raccogliendo sguardi increduli."Mi spiego. Se invece di appiccare il fuoco noi lo appiccassero loro? Non credo che quelle torce là fuori le portino per bellezza. Noi rimaniamo qui dentro mentre questo posto viene consumato dal fuoco protetti dalla mia telecinesi." Un sorriso sardonico gli si dipinse sulle labbra."Saremo morti per gli Inquisitori. E quindi ci lasceranno in pace finchè non ci facciamo scoprire di nuovo. Domande?"
"Morire? Già fatto." commentò la vampira scrollando le spalle.
Aygarth rimase a ponderare il piano di Lao. "D'accordo. Ma sei sicuro di resistere per tutto quel tempo?"
Il vecchio allargò le braccia."Chi non risica..."
"Potrei abbassare la pressione delle fiamme intorno allo scudo per dare un po' di riposo a Lao anche se lo scudo dovrebbe rimanere comunque o morireste ugualmente" Disse Galdor appoggiando il piano di Lao.
"Per me siete tutti matti" commentò ridendo Ulkos."Ma mentirei se vi dicessi che che non mi piace questa vostra stramaledetta idea! Credo che non mi pentirò di avervi conosciuti!" continuò poi sempre ridendo."Mi piace, facciamolo!" e detto questo, attese la mossa successiva, avvicinandosi a Lao e scrutando poi i contadini al di fuori delle finestre.
"Ci conviene scendere nello scantinato o faremo almeno cinque metri di volo non appena il solaio inizia a cedere." consigliò ancora il guerriero.
"La tua telecinesi protegge anche dal calore? Da quanto so, voi cose viventi siete piuttosto sensibili al calore si. Il fuoco uccide in molti modi"
"Io sono immune al calore" rispose Aygarth. "Perlomeno, posso resistere." Si volse verso Astrea, mordendosi il labbro. Era palese la sua preoccupazione nei confronti della ragazza.
"Posso inspessire la barriera per evitare che entri troppo calore. Potrebbe servirmi una mano ogni tanto per riposare la mente se tu e Astrea ve la sentite."
"Spero che tu sia bravo come dici...sennò sentirete puzza di arrosto fra un po'" guardò fuori. I contadini si stavano già preparando per lanciare le loro torce.
"Non si può fare, dovete scappare." Era ancora la voce di Galdor "il fuoco uccide in molti modi, in pochi secondi finirebbe tutta l'aria disponibile, rimarrò solamente io, voi dovrete scappare dai tetti..."
"Non si può fare." Stavolta era stato Aygarth a parlare. "Saremmo comunque un bersaglio facile. L’unica soluzione potrebbe essere sottoterra. Dannazione a Honoo, mai che ci sia quando serve! Una galleria scavata dai Soth non sarebbe stato male... ahi..." Si passò una mano sulla fronte per poi scrollare il capo. “Qualunque cosa decidiamo, facciamola in fretta. La Forgia comincia a scalpitare di nuovo. Non so cosa stiano facendo a Zadris!"
"Nessuno va da nessuna parte, non ci dividiamo." spiegò Lao sostenendo il ragazzo."Nessuno di voi rimarrà arrostito per colpa mia." il vecchio lanciò un sorriso carico di tensione al gruppo."Promesso."
"Tranquillo, non avevamo dubbi in merito" rispose Ulkos annusando l'aria in modo sempre più frenetico."Basta che ci decidiamo in fretta. Se andiamo sui tetti comunque non vedo come potremmo essere un bersaglio...non mi sembra di aver visto armi a lunga gittata in mano a questi contadini..." commentò poi, guardando interrogativamente Lao e Aygarth.
"... E se anche ne avessero basterebbe il vecchio per proteggervi... Parliamo di cacciatori e boscaioli, mica di balestrieri della guardia imperiale..." di nuovo Galdor. "E poi dovranno pensare all'incendio, prima che raggiunga le altre costruzioni, non avranno tempo di venirvi dietro..."
"Sarà, ma nessuno ci garantisce che il tetto regga noi, una volta appiccato il fuoco. Non sono mica edifici signorili questi..." Aygarth guardò oltre la finestra. Sgranò gli occhi per un istante prima di gettarsi indietro. "Attenti!"
Qualcosa spaccò il vetro, andando in frantumi con un boato. Aygarth avvertì la vampa non appena si appiccò allo stipite della finestra, trovando immediatamente nutrimento nella stuoia che ricopriva il pavimento e nel legno di cui era costituito il muro. Si levò quasi all'istante un'acre odore assieme al fumo.
"Pece bianca!" gridò. "Questa non si spegne!"
Galdor sospirò innervosito, "Carnival, porta fuori Astrea, ci vediamo dieci miglia a nord da qui, gli altri... apriamoci una strada..."
"Mi suoni molto rassegnato Galdor!" commentò ironico Ulkos in direzione di quest'ultimo."usciamo però, che la situazione si fa, come dire...scottante!" e detto questo, cominciò a trasformarsi. I muscoli si rigonfiarono, il pelo crebbe a velocità incredibile, e spuntarono zanne ed artigli. La mutazione era ora completa. Con un ruggito, Si slanciò verso la porta, e la sfondò con una spallata intimando i compagni a seguirlo. Fissò per un attimo i contadini che attoniti lo guardarono emergere dall'edifico...e poi ruggì. un ruggitò possente, simile ad un ululato, che diresse verso tutta la folla. Quando pensò che sarebbe bastato, si fermò, in attesa.
"Non male" si complimentò con se stesso.
"Seguite il cagnaccio" rispose il guerriero "Io tengo le fiamme per permettervi di uscire" detto questo si avvicinò alle fiamme puntandole con il palmo della mancina aperto, mentre i tatuaggi su tutto il suo braccio iniziarono a rilucere e le fiamme parvero pian piano placarsi. "fate presto..."
"Per la serie non facciamoci notare..." sbuffò Lao lanciando un ultima occhiata ad Astrea e Carnival."Mi raccomando. Ci riuniremo presto." Saltò attraverso una finestra dopo una breve rincorsa e si ritrovò in strada. Gli occhi dei contadini erano tutti per Ulkos. La bestia che era Ulkos. Si gettò in mezzo alla folla distribuendo gomitate e spintoni poco amichevoli cercando di raggiungere la macchia di alberi.

Aygarth li seguì, lasciando uscire prima Mentheler e poi soffermandosi appena davanti alla piazzola. L'arrivo di Ulkos trasformato aveva incrinato la linea offensiva dei contadini, ma sapeva che il terrore sarebbe stato soltanto momentaneo. Avevano a che fare con gente abbastanza determinata da mandare a fuoco la proprietà di uno di loro pur di stanarli, e questo lo rese prudente. Con in mano il fagotto che conteneva ciò che aveva realizzato per Cronista, s'inginocchiò piazzando il palmo libero sul terreno e inspirò a fondo. Nonostante il fortissimo turbamento della Forgia, i suoi sensi non erano del tutto offuscati e la sua vista speciale inquadrò tutte le figure rosse che lo attorniavano a poca distanza. "Dei, odio questa parte" sussurrò tra sé, prima di liberare la Forgia.
Fu più doloroso di quanto credesse. Ebbe l'impressione che una miriade di spilli esplodesse dalle sue vene, irrigidendogli i muscoli a tal punto da non riuscire quasi a respirare. Solo il grido di coloro che rientravano nel suo cono d'azione, colpiti dalla Forgia propagata attraverso il suolo, lo appagò di quella sofferenza.

Nonostante le rimostranze della ragazza, Carnival la afferrò e la issò su una spalla a mo' di fagotto. Senza aggiungere nessuna delle sue battute pungenti, forse dovuto alla presenza del fuoco, salì al piano superiore. Galdor avvertì distintamente che sfondava il tetto per poi non sentire altro che se stesso nell'edificio, lo scompiglio fuori e l'irruenza delle fiamme scorrergli nelle vene e nei muscoli. La pece bianca, aveva ragione Aygarth, non si sarebbe spenta. Chiuse gli occhi e quando li riaprì lucevano di rosso quanto il suo braccio. "Ora" pensò. Rilasciò l'energia accumulata e una fiammata divampò per tutto l'edificio avvolgendolo per intero. I vetri si infransero e il legno crepitò e cedette, il solaio iniziò a collassare e l'aria a divenne irrespirabile. Il guerriero aprì la porta e uscì sulla strada. Avvolto dalle fiamme, le sue fiamme, poté ricominciare a respirare. Gli uomini erano a terra doloranti o sconvolti dalle creature e dall'esplosione. Avvolto dalle fiamme si dette alla macchia.
Quando gli altri si furono allontanati, Ulkos decise che era ora di togliere le tende. Si guardò un attimo intorno, e vide Aygarth nella piazzola, e Carnival che portava via Astrea dai tetti. Sembravano tutti in grado di cavarsela. con un ringhio, si accucciò per un attimo su tutti e quattro gli arti, come per un agguato, e poi spiccò un balzo sopra le teste dei contadini. Sapeva che non sarebbero
più rimasti impressionati per molto, quindi doveva fare in fretta. Con un paio di balzi, riuscì a guadagnare gli alberi. Subito si sentì più tranquillo, mentre avanzava nella vegetazione.

Nel rilasciare il potere, Aygarth boccheggiò. Quel diversivo lo aveva stremato e per un attimo si sentì sul punto di vomitare. Cercò di risollevarsi e in quel momento uno dei contadini lo assalì con una roncola. Non pensò, agì e basta: lo intercettò nel suo slancio, gli afferrò il braccio piegandoglielo e lo attirò a sé. Il piano era dargli una testata, ma la traiettoria cambiò; uno strano impulso lo spinse a cercare il collo e spalancare la bocca. Poi ci fu un senso di morbido, un grido gorgogliante, e un calore che lo rifocillò mentre gli sgorgava in gola.
Se ne accorse quasi subito e lo mollò all'istante, ma la sensazione della carne trafitta dai suoi canini non si dissolse. L'uomo che lo aveva aggredito cadde a terra, tra spasmi, stringendosi il collo dal quale sgorgava sangue. Per un attimo rimase inebetito, orripilato da quanto aveva di fronte, finché altre urla non lo riscossero, risvegliandogli lo spirito combattivo che gli cancellò ogni altro pensiero. Quando si voltò e si vide arrivare addosso altri uomini armati di attrezzi agricoli usati alla stregua di armi, la sua mano volò al fagotto e ne trasse fuori l'arma che celava. La impugnò a due mani, una per estremità, liberò il gancio e la sfilò.
Due spade gemelle, sottilissime e lucide, comparvero nelle sue mani, una sguainata dal corpo dell'altra.
Aygarth si gettò in mezzo a loro, in quell'ammasso pulsante di figure rosse. Aveva nella bocca ancora il sapore del sangue e il disgusto che cresceva dentro di lui - sempre più, sempre più - gli alimentò un furore senza pari. Aprì le braccia e mulinò con quanta velocità possibile, facendosi largo nella linea offensiva. Perse il conto di quanti squarci aprì con quelle lame, ma sentì una per una le stille di sangue che gli schizzavano sul viso di volta in volta. Poi,quasi inaspettatamente, un varco si aprì fra gli avversari, e lui ci si gettò senza indugio, correndo come un disperato fino a infilarsi rapidamente nella macchia, lasciandosi dietro l'incendio, persone ferite o all'inseguimento e un uomo che, ancora a terra, teneva le mani sul morso da vampiro che gli aveva sferrato.

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Due cose sono infinite: l'Universo e la stupidità umana. Sulla prima ho ancora dei dubbi.

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Lao Tsung
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MessaggioInviato: Gio Ott 27, 2011 12:57 am Rispondi citandoTorna in cima

“Non lo sopporto più!” Sbotto Astrea quando Carnival la lasciò andare. Dopo la fuga sui tetti, Carnival si era lanciata nel fitto della boscaglia lasciando la folla inferocita a sicura distanza. Puntò i piedi a terra stringendo i pugni. “Non sopporto più di essere trattata come una bambina!” Sbuffò nuovamente. “Non che sia una ingrata eh, sia chiaro, senza te e tutti voi di sicuro sarei bella che sepolta, ma…” Roteò gli occhi al cielo arrossendo leggermente. “è alquanto imbarazzante.” Si voltò e si incamminò perché l’orgoglio ferito era tale da non volere una risposta.
Carnival raramente faceva sfoggio delle sue abilità sovraumane, ma quando lo faceva, era impossibile non notarlo: Astrea non fece a tempo a fare più di due passi che si ritrovò faccia a faccia con la vampira, andando quasi a sbatterle addosso.
"La mia sorellina dovrebbe spiegarmi come fare a fuggire mantenendo intatta la propria dignità, si. La mia sorellina è troppo lenta perchè io la lasci andare sulle sue gambe. La mia sorellina non è mai contenta" era quasi una cantilena.


Lao si fermò appoggiandosi ad un albero con il respiro corto."Non...non dovrebbero farmi fare certi sforzi alla mia età." sibilò riprendendo fiato. Si voltò in tutte le direzioni e solo allora si accorse di essersi separato dal gruppo."M.erda. Le cose vanno di bene in meglio a quanto pare." si sedette con la schiena sul tronco, tentando di calmare i suoi nervi ed espandere la mente alla ricerca di entità amiche nella foresta.


Aygarth correva, senza una meta precisa. Sentiva in lontananza il clamore dei paesani, forse già al suo inseguimento. Non cercò di percepire gli altri con la Forgia, non tentò nemmeno di orientarsi. L'unica cosa che percepiva, in quell'istante, era il sapore del sangue.
Non riusciva a crederci. Aveva agito d'istinto, e il risultato era stato un morso. Aveva agito come un vampiro, difendendosi come una bestia, e sebbene la voce della Sete non facesse ancora breccia nella sua coscienza, il calore del liquido vermiglio che gli colava dalla bocca gli instillava una sensazione a metà tra la soddisfazione e l'orrore. Correva a occhi sgranati, incurante della fatica e del dolore della Forgia che si affacciava prepotentemente di tanto in tanto, richiamandolo a sé.
Senza Zadris, finirò per perdere il controllo troppo presto, rifletté, accelerando. D'improvviso un sibilo gli sfiorò l'orecchio, facendogli bruciare il lobo, e cozzò contro il tronco. Un sasso.
Ce li aveva alle calcagna.
Accelerò per qualche metro, poi una pulsione quasi irresistibile lo fece inchiodare sul posto. Si girò, le doppie lame ancora strette nei palmi.
Non fuggì. Attese.

La ragazza fu costretta ad affrontare la vampira perché non era possibile scavalcare o evitare quel muro nonumano che aveva davanti. “Scusami, hai ragione.” Ammise. “Tu vuoi aiutarmi e io per di più faccio polemica.” Le mise una mano sulla spalla e le apparve un sorriso sul viso. “Mi perdoni?”
L'atteggiamento remissivo della ladra sembrò disarmare Carnival che sbattè le palpebre sorpresa, rimase in silenzio per un istante prima di rispondere.
"Potrei forse non perdonare Astrea-che-ha-promesso? No, non potrei." all'improvviso afferrò la ragazza in un abbraccio da orso, tanto stretta da farle perdere il fiato, poi la lasciò andare altrettanto in fretta con un espressione imbarazzata, come un bambino troppo timido per dire 'ti voglio bene'.
"Dobbiamo andare ora, si. Non è sicuro questo posto" borbottò affiancandosi ad Astrea e spingendola gentilmente quasi ad incitarla a riprendere a camminare.


Una presenza!
Lao scattò in piedi, volgendo lo sguardo ad Est. No, non solo una. Molte presenze, ma una sola era amica."Sempre nei guai maledizione." sbottò scattando di gran corsa nel folto della foresta.

Avanzarono compatti. Erano in otto, forse i più coraggiosi di tutto il gruppo. O forse quelli che erano sopravvissuti al suo passaggio. Aygarth non si era voltato indietro a controllare quanti uomini avesse falciato durante la sua carica, né gli importava. Spostava continuamente lo sguardo da uno all'altro, dai loro volti alle armi improvvisate che brandivano.
Li lasciò avvicinare. Non tentò neanche di fuggire. Dentro di sé si ripeteva di combattere, per concedere tempo agli altri di allontanarsi... ma qualcosa gli sussurrava nell'animo che ciò che faceva non era soltanto per loro. Era per sé. Li aspettava, come un ragno nella propria ragnatela. E si ritrovò a sorridere, mentre lo faceva.
Il primo di loro ad affrontarlo fu un uomo sulla quarantina. Brandiva una roncola, agitandola sopra la sua testa. Aygarth ammirò il suo coraggio. Non così la sua avventatezza. Scartò di lato con uno scatto di riflessi che quasi non credeva d'avere e alzò semplicemente la spada della mancina. Non lo colpì in pieno, ma qualcosa tranciò e l'urlo che udì ne fu la conferma. Il contadino abbandonò l'arma e si schiacciò la mano mutilata al petto, indietreggiando.
In altre occasioni sarebbe inorridito. Ora no.
"Avanti il prossimo" sibilò, raccogliendosi su se stesso, mentre due punture gemelle andavano a stuzzicargli il labbro inferiore.

La ragazza barcollò incerta e sorpresa da quei gesti d’affetto goffi e inaspettati, apprezzò quel gesto però pur quanto strano fosse. Si affiancò alla vampira e camminò con lei. “Aspettiamo che arrivino gli altri, non avranno problemi a mettersi in salvo, ma mi dispiace che persone innocenti ci vadano di mezzo. Non hanno colpa loro per quello che succede a noi, ma sarà così in ogni singolo villaggio che incontreremo per la strada, metteremo a rischio ogni singola persona che incrocerà il nostro cammino. Siamo soli e..”
Astrea si interruppe, qualcosa nascosto nel fitto della boscaglia attirò la sua attenzione, poteva essere un animale o nulla ma Carnival come a confermare il sospetto della ragazza le prese un braccio e la trascinò dietro di sé.
Per chi non la conoscesse bene come Astrea, la metamorfosi di Carnival poteva sembrare mostruosa e terribile. La vampira digrignò i denti mostrando le zanne ed emise un ringhio da belva feroce, preparandosi a balzare.

Lao sentì un urlo lacerante scuotere la foresta. Non conosceva la voce ma raddoppiò l'andatura. Fu solo dopo una trentina di metri che riuscì a distinguere delle figure tra le fronde, una delle quali molto familiare."Aygarth!" esclamò preparandosi a dargli manforte.
Aygarth non lo notò nemmeno. La sua attenzione era tutta per i suoi avversari. L'attacco sferrato poco prima aveva reso più prudenti i paesani, ma vederli rossi era la garanzia che la battaglia era appena iniziata. Stavolta si fecero sotto in due, in contemporanea. Benché rimpiangesse la portata e la potenza della sua alabarda, il giovane fabbro alzò le due spade con una naturalezza quasi innata. Dono del suo stato di mezzo vampiro, o forse dono dei ricordi del Cronista e delle sue tecniche di combattimento: al di là delle cause, l'effetto fu soddisfacente. Entrambi vennero disarmati con un solo colpo, ma Aygarth non si trattenne e dopo aver sferrato un calcio a uno di loro per allontanarlo, piantò le punte delle due spade nel torace dell'altro, dando infine uno strattone che lo spedì a terra in un lago di sangue.


Il povero sventurato lasciò andare quella specie di arco rudimentale che aveva in mano e cadde all’indietro terrorizzato alla vista della vampira.
Astrea fece un passo in avanti superando la vampira, si avvicinò a quel ragazzo che non poteva avere più di quattordici anni, la peluria della barba copriva a chiazze il suo viso dato che ancora era cresciuta del tutto. “Chi sei?” Fece Astrea con un tono gentile inginocchiandosi vicino a lui.
Quello sgranò gli occhi ed urlando si allontanò dalla ragazza strisciando all’indietro nell’erba, pertanto Astrea si rialzò e arretrò di un passo. “Non era mia intenzione spaventarti.”
Il ragazzo non le presto la minima attenzione e tentò goffamente di rimettersi all’impiedi ma inciampò e il si ritrovò ancora con le natiche a terra. La ragazza trattenne a stento un sorriso e provò a riavvicinarsi di nuovo, questa volta tese un mano per aiutarlo a rialzare. “Non voglio farti del male. Chi sei?” Chiese nuovamente.

Lao sgranò gli occhi."Aygarth! Fermo!" senza altri indugi si lanciò tra il fabbro e gli assalitori."Che diavolo fai, scappa!" esclamò evitando un colpo di forcone che per poco non gli bucò una spalla. Afferrò l'attrezzo agricolo con la sinistra e lo percosse con il palmo destro, spezzandolo in due
"Lo dici a me?" La voce di Aygarth alle sue spalle era cupa, rugginosa. "O a loro?"
Il giovane balzò al suo fianco, lo superò, e fronteggiò uno del gruppo che si era fatto avanti con un rastrello. Scostò la testa per evitarne i denti e menò due fendenti, in successione. La prima spada decapitò l'attrezzo, la seconda giunse a livello del polso. L'urlo del contadino, con la mano mozzata, riempì la radura.

"Forse tu non vuoi fargli del male, dolce sorella ma lui voleva farne a te. E io a lui" disse freddamente Carnival gettando uno sguardo ostile al ragazzino "Stiamo perdendo tempo qui" aggiunse "questo non è il nostro posto".
Astrea spostò lo sguardo sulla vampira e alzò le spalle, non sapeva cosa fare ma le dispiaceva, erano stati loro a provocare quella folla inferocita. Il ragazzo inarcò un sopracciglio sospettoso e sollevò in mento in segno di disprezzo, si alzò da solo ignorando la mano della ragazza ponendosi davanti al lei a distanza di sicurezza dalla vampira.
“Chi diavolo siete voi?” Sputò quelle parole con una rabbia tale che tremava dalla testa ai piedi. “è colpa vostra! Vostra! Quelle cose… Quei…mostri, siete stati voi a portarli qui. VOI!” Urlò.
Astrea fece un passo indietro e rivolse uno sguardo alla vampira ma lei non era di molto aiuto. “Stiamo andando via, non metteremo mai più piede qui, te lo prometto.” Rispose cupamente. “Né in nessun’altro posto abitato se è possibile.” Aggiunse più a bassa voce.
Carnival scrollò le spalle in un gesto di suprema indifferenza.

"Che stai facendo?" Lao colpì l'uomo armato di forcone alla gola con il palmo della mano, tramortendolo."Lascia stare questi villici e andiamocene."
"No" fu dura la risposta di Aygarth, roteando le spade nelle mani. "Ci inseguirebbero. O direbbero dove siamo a chiunque li interrogheranno." Studiò con sguardo truce quelli che lo stavano circondando sul fianco sinistro; erano meno altezzosi ora, ma non per questo avevano abbassato le armi. "Io non lascio indietro niente. Basta scappare. Non sono nato per continuare a fuggire!"
Fintò un affondo e il quartetto che li fronteggiava sussultò come un sol uomo.

“No!” Incalzò il ragazzo puntando un incide contro di lei, sembrava aver recuperato tutto il coraggio che aveva perso un istante prima. “Dovete pagarla, tutti voi. Non vi lascerò scappare. Siete voi i mostri, vi danno la caccia, dovete pagarla e morire tutti.” Fece un passo avanti e strinse un pugno pronto a scagliarsi contro Astrea.
La ladra esaurì tutta la pazienta in un lampo e lo spinse via con violenza impedendogli di colpirla, lo tirò per il colletto avvicinandolo a pochi centimetri dal suo viso, la collera trapelava ben visibile dal suo sguardo ma il suo tono era stranamente calmo.
"E' questo che pensi? È questo che tutti voi pensate? Chi ti dice che non siamo noi le prede? Cosa ne vuoi sapere tu?” Il ragazzo si liberò dalla stretta con violenza. “Che cosa ne so io? Quale essere umano affonda i propri canini sul collo di un altro uomo per succhiargli il sangue?”
Astrea sbiancò, sbattè le palpebre e guardò la vampira con aria interrogativa.
Carnival non stava più prestando troppa attenzione a quel dialogo che dal suo punto di vista non era che uno spreco di tempo, ma le ultime parole del ragazzino sembrarono risvegliare il suo interesse "Interessante, oh si. Chi?" chiese con tono imperioso, avvicinandosi al ragazzino e fissandolo negli occhi "Chi?"
Il vecchio strabuzzò gli occhi alle parole di Aygarth."Sei impazzito, fermati." prese una rapida decisione: afferrò il ragazzo per la collottola e gli dette un calcio dietro il ginocchio, facendolo crollare schiena a terra."E voi scappate imbecilli!"sbraitò all'indirizzo dei quattro. Rilasciò la telecinesi in un colpo che li mando a gambe all'aria."Adesso!" questi si rialzarono e corsero verso il villaggio."Che diavolo ti prende ragazzino." sbraitò il vecchio girandosi verso Aygarth.
Per risposta, giunse un ringhio. "Sei un idiota!" sbottò il fabbro, rizzandosi in piedi. "Che mi prende, dici? Cerco di sopravvivere! E non scappando come un ratto a cui si è allagata la tana. Ora quelli sanno. Sanno anche che siamo ancora lì. Sono una traccia per chiunque." Assottigliò gli occhi lucenti. "Sono nemici. E io uccido i nemici. Che succede, Lao, t'è venuta la coscienza tutta d'un colpo? Eppure eri anche tu un Esecutore, allora non avevi scrupoli! E ora che cerco di salvare la pelle a tutti noi tu inizi a fare il buon samaritano? Mi fai ridere!"


Il ragazzo spalancò gli occhi quando si ritrovò la vampira ad un palmo dal naso, che Carnival fosse un essere inquietante non era difficile da capire anche per chi non la conoscesse affatto. “Un ragazzo dai capelli scuri e gli occhi… Quegli occhi non erano nemmeno umani, rossi come il sangue. Uno dei vostri, non fate finta di non sapere.”
Astrea abbassò gli occhi e si passò una mano sulla fronte. “è l’alabarda, Carnival, lo sai. Se non la ritroviamo lo porterà all’autodistuzione.”
"Lui ha bevuto" mormorò Carnival come tutta risposta "Lui ha bevuto" ripetè sferrando un pugno contro un vicino albero, tanto forte da far schizzare schegge tutt'intorno. Poi si mise a ridere sommessamente. "Non capisci, dolce sorella? Lui è caduto, si. Così forte, così coraggioso. 'Quando mi accorgerò di non essere più umano porrò fine io stesso alla mia esistenza' 'Io non sarò mai come te' Bah" disse scimmiottando le parole del fabbro e accompagnando le aspre parole con un inequivocabile gesto di disprezzo.


Lo schiaffo arrivò senza preavviso, colpendo il giovane in piena faccia."Attento, molto attento giovanotto." la voce del vecchio uscì come un sibilo tra i denti tanta la sua rabbia."Stai attento se ti sta a cuore continuare a respirare. I miei peccati sono i miei, e non permetterò che qualcuno li ripeta, tantomeno tu."
"Eppure sembra che ciò ti dia il diritto di elevarti a maestro di chiunque." Aygarth sputò quell'affermazione come un insulto. Non aveva neanche accusato lo schiaffo, come se invece di un ceffone l'avesse toccato una foglia. C'era qualcosa nei suoi occhi che non andava, e Lao se ne accorse. L'espressione era diversa; erano accesi da uno sprezzo senza significato. La Forgia illuminava le sue iridi, ma il calore che emanava non era soltanto suo. Qualcosa che gli faceva pompare il cuore a mille. "Beh, coccolati le tue pupille e lascia in pace me. E non metterti mai più in.."
Trasalì all'istante, mettendosi come in ascolto di qualcosa alle sue spalle. I suoi occhi si sgranarono appena. "Astrea" sussurrò appena. Senza neanche dire una parola, infoderò le spade e si precipitò correndo nella boscaglia.


“Non puoi sapere se ha bevuto o meno, può aver solo morso.” Rispose Astrea a denti stretti irritata per quell’ilarità del tutto fuori luogo.
“Tu!” Disse al ragazzino. “Se sei così stupido da volerci affrontare dopo aver visto tutto ciò che è successo, fai pure. Ma se hai a cuore la tua terra e la tua gente, torna immediatamente indietro, avvertili del pericolo imminente, raccogliete le vostre cose e andatevene prima che venga qualcun altro a cercarci e a fare domande. E ti assicuro che non sarete trattati con i guanti di velluto.”
La ragazza credeva che il suo discorsetto sarebbe riuscito a spaventarlo a sufficienza, ma non andò esattamente così. Quello emise un ringhio e si avventò con una forza inaudita contro il collo della ragazza stringendolo con entrambe le mani, Astrea presta alla sprovvista non riuscì a scansarsi in tempo e finì a terra stretta nella sua morsa.
La vampira non esitò un attimo: il ragazzino poteva anche aver colto di sorpresa Astrea, ma non era certo in grado di mettere in difficoltà lei. Senza troppi complimenti la donna lo afferrò ai polsi costringendolo prima a mollare la presa per poi scagliarlo violentemente contro un albero facendolo cadere a terra stordito. Carnival sollevò la mano destra contraendola come per afferrare qualcosa e un istante dopo, con un sibilo che fendette l'aria, la falce senz'anima le volò in pugno. Un sorriso storto, ferino, le si dipinse sul volto.
Il giovane si rialzò scrollando la testa e la sua mano volò al pugnale che portava alla cintura. Lo sollevò sopra la testa, come a volerlo scagliare, ma un fruscio lo distrasse. "ASTREA!" fu l'urlo che squarciò la foresta, poi un'ombra emerse dal folto, correndo così rapidamente che sembrava quasi non toccare terra. Con altrettanta velocità si avventò sul ragazzo.
Astrea ebbe il tempo di vedere lo scintillio rosso sangue in quegli occhi e di udire il ringhio ferale che scaturì dalle sue labbra, prima che Aygarth abbattesse il ragazzo con l'impeto del suo slancio. Caddero a terra, avvinghiandosi, poi il giovane fabbro finì sopra, gli afferrò la testa con entrambe le mani e torse con un solo scatto. Il rumore della frattura fu ben udibile anche a distanza. Gli aveva spezzato il collo.
Aygarth alzò lo sguardo, incontrando quello di Astrea. Dopo la ferocia, nei suoi occhi lucenti di Forgia comparve l'ombra del sollievo. Poi ci fu lo sgomento che gli irrigidì i tratti del volto. Sgomento e consapevolezza. Rimase in ginocchio, sopra il cadavere del fanciullo, a fissarla, il sangue che gli imbrattava il mento e i canini appena sporgenti.
Aygarth rimase immobile per un attimo, ma quell'attimo fu sufficiente. Carnivl era furiosa, furiosa per l'attacco ad Astrea, furiosa per la presenza di Aygarth, furiosa perchè la sua preda le era stata sottratta, ed ora come se non bastasse, il suo nemico era davanti a lei, imbrattato di sangue, i canini sporgenti. Con un grido inarticolato la vampira si lanciò in avanti, brandendo la falce a due mani: la gelida lama affondò nel fianco del ragazzo fino a raschiare contro le costole e Aygarth rotolò di lato, la carne squarciata da una orribile ferita.
Il giovane fabbro stramazzò a terra senza neanche un lamento. Non aveva neanche evitato la falciata, anche se l'aveva seguita con lo sguardo per tutto il tempo. Rimase immobile, occhi chiusi, su un fianco, col sangue che sgorgava dal tremendo squarcio.
"Meriteresti di soffrire, si" mormorò Carnival, senza parlare in realtà ad altri che a sè stessa "Sei come me, sei perduto, si, per sempre. Ma faresti piangere Astrea, morirai velocemente, si, nessun dolore" alzò la falce con l'evidente intenzione di decapitare Aygarth e farla finita.
"Non lo fare Carnival!" sbottò Lao. Il vecchio aveva seguito a folle corsa Aygarth ed era arrivato in tempo per vederlo stramazzare al suolo."Se vuole morire sarà lui a decidere." riprese fiato appoggiandosi ad un albero."Stai bene?" chiese all'indirizzo di Astrea.
La ragazza aveva un paio di lividi sul collo dove le dita del ragazzo lo avevano stretto, ma lei non ci fece nemmeno caso. Fece un cenno a Lao, non si avvicinò, rimase lì inchiodata dove si trovava, gli occhi fissi sul corpo ancora caldo. “Lui può decidere se vuole morire, ma decide anche della vita di altri?” Rispose freddamente senza alzare gli occhi.
"Noi lo facciamo tutti i giorni Astrea. La vita che facciamo è un lastro di carne e sangue." il vecchio si staccò dall'albero e si avvicinò al fabbro, chinandosi accanto a lui."Se spargiamo sangue nel bene o nel male sta a noi deciderlo." voltò Aygarth e studiò la ferita al fianco."Bel colpo." sibilò sardonico."Cerchiamo di svegliarlo."
"Perchè?" disse Carnival con voce gelida "Ha morso, ha bevuto, è condannato. Lo sa, oh lo sa, certo. Avrebbe potuto evitare il mio colpo forse, avrebbe potuto provare ma non ha voluto, si. Lui ha deciso, lui vuole morire. Lui non può sopportare l'idea di essere come me, si" ancora quel sorriso così simile a una smorfia "Spostati da li, e lascia che termini questa farsa"
Astrea scosse la testa, non riusciva a credere a quello che stava accadendo. Non voleva assistere né a Carnival che taglia la testa ad Aygarth né voleva sentire le parole dell’amico che chiedevano la morte pur di evitare la trasformazione. Era troppo da sopportare, rifiutava quello che stava accadendo, sentiva la nausea salirle fino in gola. Si voltò e si allontanò il più rapidamente possibile incapace di tollerare tutto ciò.
Ancora a terra, soltanto il respiro annunciava la vita che scorreva in Aygarth. La ferita si stava ricomponendo, ma non con la celerità caratteristica degli ultimi tempi. Si scosse appena, il volto una maschera di dolore. "Padre..." sussurrò. "Padre, dove sei...?"
Lao strinse i pugni."Maledizione, scommetto che certi problemi agli altri non succedono mai." lanciò uno sguardo di fuoco a Carnival."Abbassa quell'affare, rimandiamo la discussione a quando si sveglia." sollevò il fabbro tra le braccia come se fosse fatto di paglia."Seguiamo Astrea. La nottata non è finita. Spero solo di trovare gli altri."
La vampira fece una smorfia "Povero, vecchio Maestro, sempre a prodigarti e faticare, e per cosa? E' troppo tardi, per me e per lui." abbassò la falce ancora grondante dal sangue del ragazzo "Sia come vuoi tu. Lascia che continui a vivere. Lascia che continui a soffrire. A me non interessa." si voltò e si inoltrò a sua volta nella foresta, senza guardarsi indietro.

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MessaggioInviato: Gio Gen 26, 2012 1:07 am Rispondi citandoTorna in cima

"Potresti smettere per qualche secondo?" Lao accompagnò la domanda adagiando Aygarth sull'erba. Il giovane sembrava in preda ad una febbre violenta e non aveva smesso per un secondo di borbottare frasi senza senso. Il vecchio lo osservò attentamente prima di strappare le maniche dalla sua tunica. Era lino molto spesso e grezzo, ma il fabbro si sarebbe accontentato per il momento. Ne fece una fasciatura di fortuna e gliela legò alla vita, tamponando in qualche modo la ferita sul fianco. Palpò la carne alla ricerca di lesioni interne e ossa rotte ma non ne trovò. "Andiamo. Da soli si sta male qui fuori." Lo riprese in braccio e concentrò la sua mente su Astrea. La ladra era distante qualche centinaio di metri in direzione nord.
Le ultime parole di Lao in realtà furono sentite solamente dagli alberi e dalle foglie, poichè Carnival non era più lì per sentirle. La vampira si era allontanata in una direzione a caso, senza curarsi nè di Aygarth e Lao dietro di lei nè degli altri, nè, in effetti della direzione che aveva preso.
Una valeva l'altra dopotutto, l'importante era allontanarsi da Aygarth, da Lao, da quella situazione in sè che trovava insopportabile. Che facessero quel che volevano, che andassero dove volevano. A lei non importava.


Ulkos tirò un attimo il fiato, prima di riprendere a muoversi. Ascoltò i rumori della foresta per alcuni secondi, e questo lo calmò quasi del tutto. Lì era nel suo regno, lì nessuno poteva fermarlo. A parte forse quei..cosi che strisciavano sotto terra come delle frecce.
Il licantropo bianco annusò l'aria riempiendosi i polmoni. Fece questo un paio di volte finchè non trovò la traccia che cercava: l'odore di Lao. Odore di sudore, preoccupazione. Sicuramente era con Aygarth. E con la ragazza. e anche con l'odiosa vampira sputasentenze. Con un balzo, iniziò a trottare in una direzione precisa, zigzagando fra gli alberi e scegliendo il percorso più semplice. "Sto arrivando ragazzi" pensò.


Astrea si appoggiò ad un albero stremata, non tanto fisicamente quanto emotivamente dalla scena alla quale aveva assistito. Non poteva crederci, non poteva credere che Aygarth fosse stato capace di uccidere in quel modo, spietato, crudele, inutile. Mai lo aveva visto comportarsi in quella maniera. Quello che era seguito era stato anche peggio...Carnival si era fatta avanti con l'evidente intenzione di ucciderlo e lei, Astrea, aveva sentito tutto il suo mondo andare in pezzi. Non aveva potuto fare altro che fuggire, fuggire per non vedere, per non sapere. Ricacciò indietro le lacrime con un singhiozzo...erano inutili, come era inutile fuggire. Non poteva scappare in eterno, una lezione questa che aveva imparato nel modo più duro, in tutta la sua vita. Rimase ferma per alcuni istanti, raccogliendo le sue forze e respirando a fondo per calmarsi, poi iniziò il percorso a ritroso.


Sta tornando." borbottò Lao tra sè. "o forse si è persa e gira in tondo." si fermò e appoggiò Aygarth con la schiena contro un albero. l giovane non sembrava nè migliorare nè peggiorare.


Non sapeva con certezza se la ragazza si stava dirigendo verso di lui, solo che si avvicinava. Ma quasi temette il suo ritorno. Si trovava in uno dei rari momenti della sua lunga vita in cui non sapeva cosa dire.
Quasi in risposta a quel pensiero vide il suo profilo stagliarsi nel folto della foresta. "Astrea..." chiamò, e non seppe dir altro.
La ladra avanzò lentamente, prendendo nota del fatto che Carnival non si vedeva da nessuna parte, poi i suoi occhi corsero alla figura immobile di Aygarth "E'...?"
"Vivo" rispose pronto il vecchio."Ferito, ma vivo." Si avvicinò alla ragazza. "Tu stai bene? Sono successe tante cose stanotte che mi sono quasi dimenticato di te e Carnival. Perdonami."
"Non è colpa tua, Lao" sospirò la ragazza "Forse doveva essere così".
"Forse. Forse no." Si chinò sul ragazzo. "Vediamo almeno di svegliarlo. Aygarth." scosse la spalla del ragazzo con forza."Avanti ragazzino non sei morto. Apri gli occhi." Prese a scuoterlo più rudemente. "E va bene." Gli sollevò il viso con la destra e caricò il sinistro, tirandogli un ceffone. Lo schiocco tra palmo e guancia quasi rimbombò tra gli alberi.

Improvvisamente, qualcosa di diverso dalla solita voce del bosco attrasse l'attenzione di Ulkos, che si fermò un attimo in attesa. Sentiva una perturbazione nell'ordine delle cose. E la perturbazione veniva da qualche parte davanti al suo naso. Un'eco si ripercuoteva impercettibile fra i tronchi d'albero, e per il licantropo non vi erano dubbi su cosa potesse essere l'origine di quella perturbazione: un ceffone dato a piena mano.
"Però!" commentò fra sè e sè il guerriero dalle sembianze lupesche."Mica male"
Quello era senza dubbio Lao, solo lui dava i ceffoni così, l'aveva sentito durante la loro fuga un paio di volte.
Improvvisamente gli alberi sembrarono diradarsi, e di fronte al licantropo comparvero un gurppetto di persone. Finalmente li aveva trovati.
"Ciao ragazzi!" esordì avanzando deciso."Grazie per il ceffone, Lao, non vi avrei trovati così in fretta se non l'avessi dato!" disse poi mostrando i denti come se si trattasse di un ghigno."Ancora è vivo chi l'ha ricevuto?"
Il corpo del ragazzo venne percorso da un fremito. Poi dalla gola eruppe un respiro più roco, quasi paragonabile a un verso d'animale infastidito. Per un istante arricciò le labbra come a contenere la sofferenza... o liberarla in un ringhio infastidito. Era difficile capirlo, con quei canini sporgenti... che si ritrassero all'istante, come una lumaca che si nascondeva nel proprio guscio.
Aygarth aprì gli occhi. Non mise a fuoco subito: il mondo era invaso da ombre nelle tenebre indistinte. Dovette sbattere più volte le palpebre per capire chi avesse di fronte e, per un attimo, non capì perché i presenti lo fissassero. Assieme alla coscienza, tuttavia, sopraggiunse il dolore, che gli artigliò il fianco laddove - scoprì soltanto in quel momento - una chiazza rossa si allargava lentamente oltre una fasciatura rozza di grezzo lino. Ben presto i ricordi si affacciarono alla sua mente e, con essi, la consapevolezza della sua situazione, che lo lasciò talmente di sasso da non sapere nemmeno cosa dire.
"E' ancora vivo" annunciò il vecchio, senza specificare se stava rispondendo ad Ulkos o rassicurando Aygarth. "Ora non rovinare tutto alzandoti. Resta giù e riposa qualche secondo." Si volse verso il licantropo."Tu stai bene? Come sei sfuggito?"
"Mi sono limitato a urlare un po' a destra e a manca e a dare qualche spintone...oddio, forse qualcosa di più di qualche spintone in effetti" iniziò il licantropo alzandosi."Comunque sia, sono riuscito a raggiungere gli alberi e mi sono messo a correre per un po'.Vi avevo persi durante la fuga, e devo essere andato un po' troppo a destra mentre mi allontanavo.Bè, l'importante è che vi abbia ritrovati tutti."
"Non tutti." Lo sguardo del vecchio si perse ad osservare la foresta."Carnival" mormorò tra sè. "Dobbiamo raggrupparci. Avremo più possibilità. Voi avete visto in che direzione sono andati gli altri?"
"Carnival..." Aygarth ripeté quel nome, come imbambolato.
Un guizzo lucente percorse le sue iridi, nelle quali ormai nuove pagliuzze rossastre avevano invaso il grigio ferro. "Gli altri... sono..." Chiuse gli occhi e tutti percepirono una vampa di calore provenire dal suo corpo. Dopo qualche secondo il ragazzo si riebbe "Magistra... e Honoo... sono a est. Mentheler li ha raggiunti. Carnival è.... nella direzione opposta..." Un affanno gli appesantì il lento respiro. "Li dovete... raggiungere."
Astrea stava guardando il ragazzo con uno sguardo sollevato e rattristato allo stesso tempo "E' da qualche parte nella foresta" interloquì a bassa voce. Ora che si era calmata aveva ripreso a sentire quello strano legame che correva tra lei la vampira, ma gli echi che percepiva nella sua mente la rendevano irrequieta.
Si accigliò cercando di descrivere quello che sentiva "Buio e freddo e solitudine..." mormorò fra sè.
"E adesso che facciamo?" domandò Ulkos, a nessuno in particolare."Cerchiamo l'alabarda di Aygarth oppure cerchiamo prima di ricongiungerci con gli altri? No perchè in questo caso la strada da percorrere cambia drasticamente..."

Lao riflettè per qualche secondo."Io sono per riunirci agli altri e poi cercare Zadris." Lanciò un occhiata ad Aygarth." In gruppi sparsi saremo solo più facili da catturare."
Nel sentire il nome della sua alabarda, Aygarth chiuse gli occhi come a vincere un turbinio interiore. "Ascoltate..." mormorò a bassa voce. "Cercate Honoo... Honoo e gli altri. Non dovete stare qui..."
L'orecchio di Ulkos si mosse non appena il ragazzo parlò. "Hai ragione, non dobbiamo stare qui. Forza, prendiamolo e andiamocene via. Quei vermoni potrebbero essere in giro" disse fiutando l'aria circospetto.
Alle parole di Ulkos, il giovane scosse appena la testa. "No, Ulkos. Ho... detto andate. Voi... solo voi..."
"Te lo puoi scordare Aygarth." Lao si abbassò e prese tra le braccia il giovane. "Non ti reggi in piedi. Da solo non puoi restare." si rialzò e lanciò uno sguardo alla macchia boscosa."Nessuno resta indietro." affermò, come parlando a se stesso.
"Ben detto Lao!" esclamò Ulkos in direzione dell'anziano."Il branco non si disgrega se vuole sopravvivere" aggiunse poi, bloccandosi improvvisamente. Si acquattò, e il pelo dietro alla nuca e sulle spalle sembrò drizzarsi leggermente. Un ringhio sommesso uscì dalle fauci del licantropo, che cominciò contemporaneamente ad annusare l'aria."Odore di...qualcuno che è vicino..."disse. Si voltò poi verso un punto imprecisato della boscaglia
Lao si voltò verso il licantropo. "Vediamo..." chiuse gli occhi e si concentrò, espandendo la mente. Un onda di apatia lo investì quasi subito. Tentò di capirne l'origine, ma riuscì solo ad intuire la distanza. "L'aura mi ricorda qualcosa, è vicina...Astrea ti spiace?" chiese lanciando un occhiata alla ladra, che annuì e chiuse gli occhi a sua volta. "E' lei. Da quella parte...credo." Lao sorrise. "C'è un modo veloce per capirlo." Posò Aygarth con la schiena su un albero e afferrò un sasso della grandezza di un palmo."Sei tu o non sei tu?" esclamò rialzandosi di scatto e tirando il sasso nella direzione indicata da astrea.
Per alcuni secondi nella foresta regnò il silenzio più completo. Poi il proiettile , neanche fosse stato dotato di "motu proprio" volò fischiando verso la testa di lao, proveniente dalla stessa direzione in cui il vecchio lo aveva lanciato poco prima.
Il vecchio afferrò la pietra al volo."E' lei. Se fosse stato un altro sarebbe morta."
Uno schianto come di alberi che crollavano colse di sorpresa il capannello a qualche centinaio di metri dalla loro direzione, dal folto della foresta. Alzando gli occhi al cielo videro una colonna di fumo che saliva massiccia.
Lao si voltò di scatto nella direzione del fumo, seguito dagli altri. "Chi va là? Fatti vedere!" urlò mettendo mani alle lame.
Poco dopo una figura apparve tra gli alberi. Senza mantello, che era andato completamente bruciato, Galdor stava correndo, spada alla mano che grondava sangue quasi quanto il proprietario grondava sudore che, misto a cenere e terra gli infangava pelle e abiti. Il braccio destro ancora riluceva vermiglio anche se andava via via scemando il chiarore.
"Pff, esibizionista!" commentò Ulkos, rimettendosi in piedi."Magari dar fuoco alla foresta no?"
"Galdor? Sembri vilipeso da mezzo Dersalan." Lao si rilassò, riprendendo tra le braccia Aygarth."Tutto bene?"
"In effetti sembri appena uscito da un tritasassi, che diavolo hai combinato? a parte dar fuoco ad una locanda s'intende..." ridacchiò Ulkos, incrociando le braccia sul petto.

Il guerriero guardò tutta la compagnia, sembravano esserci quasi tutti tranne Carnival, ma lei sapeva cavarsela bene anche da sola e confidava che non avrebbe tardato a ritrovare Honoo e la sua donna, ma per loro c'era poco di cui preoccuparsi. L'espressione del guerriero parlava da sola ma parlò comunque lasciando cadere le inutili domande del vecchio e del lupo. "Quei dannati boscaioli... ne ho dovuto accoppare qualcuno, ma è stata dura togliersi i cani dalle calcagna, spero che questo gli basti." disse col respiro pesante. Finalmente focalizzò su Aygarth. "Non mi è andata poi così male a quanto pare..."
"Ti faccio rispondere dalla diretta interessata." rispose Lao. "Seguitemi." Si mosse nel folto del bosto, muovendosi lentamente per non arrecare disturbo ad Aygarth. Si fermò davanti ad un albero. "Non ti unisci a noi?" disse all'indirizzo della vampira seduta sulle radici.
La vampira sedeva rannicchiata ai piedi di un albero, le braccia protese a cingere le ginocchia e lo sguardo fisso nelle tenebre della foresta. Nell'udire la voce di Lao alzò appena lo sguardo e sbuffò con aria seccata.
Alla vista(e sopratutto all'odore) della non-morta Ulkos sbuffò rumorosamente.
"Ma che bella sorpresa" disse in tono piatto. Poi, come se si fosse illuminato proseguì."Un po' di allegria, cadaverina! Siamo ancora tutti interi no?!"
Poi si voltò, andandosi a sedere su un pietrone lì vicino.
Un rumore dal folto del bosco, e tutti si misero sul chi vive. "Eccovi, finalmente". Magistra Ro era tornata indietro, da sola.
"Dov'è Honoo?" chiese Lao. "Non preoccuparti. Sta lavorando per noi, altrove. Come siete organizzati, qui?"
Lao posò in terra Aygarth. Il ragazzo sembrava caduto in una specie di torpore, anche se continuava a mugugnare cose senza senso. "Come puoi vedere. Malissimo. Ci siamo dispersi per tutta la foresta." lanciò uno sguardo a Magistra."Spero che Honoo se la sappia cavare come dicono. E che abbia un modo per trovarci." gli occhi si posarono cupi sul folto della foresta."Dobbiamo continuare a muoverci. Non so in che direzione però. A questo punto accetto suggerimenti."
Carnival da parte sua borbottò "Puzzi" in tono poco amichevole rivolta a Ulkos e ignorò totalmente lo scambio fra Lao e Magistra, come se si trovasse a mille miglia di distanza da lì.
Astrea scrollò le spalle rivolgendosi a Lao. “Dovremo cercare Zadris seguendo le indicazioni che Aygarth ci ha dato. Lo trasporti tu finché non si rimette in sesto?”
"Cos'ha il ragazzo?" chiese Magistra indicando Aygarth.
"Sono stanca di portarlo in giro mezzo morto. Scotta!" gli si era avvicinata e gli aveva toccato la fronte e i polsi "dobbiamo fare in modo che la temperatura del suo corpo scenda velocemente, serve acqua per raffreddarlo. Subito!"
“Certo, l’acqua…” fece Galdor “e un piano” li guardò. “Non possiamo continuare così…”
Lao si chinò accanto a Magistra."Ha avuto uno spiacevole colloquio con i villani. Ma non gliel'hanno fatta loro questa ferita." il vecchio lanciò un occhiata lunga quanto un battito di ciglia alla vampira."Non si rimargina. Non come fanno di solito le sue ferite. Ulkos, aiutami a portarlo. Magi ha ragione. Dobbiamo trovare dell'acqua."
"Che soffra" borbottò la vampira prima di sprofondare nuovamente in un silenzio imbronciato.
La ragazza fece schioccare la lingua nel palato. Era la più giovane del gruppo ma sembrava di stare con infanti alcune volte. “Carnival siamo come un branco, uno di noi ferito ci rallenta, siamo più lenti e più vulnerabili. Pensa a questo, non ad Aygarth.”
La vampira scoprì i denti in quello che non era un sorriso "Divertente.Io ricordo una storia diversa. Quali erano le parole? Morirò prima di diventare come te, morirò prima di uccidere come fai tu. Oh si, queste erano le sue parole. Tu però hai visto. Sussurrami dolce sorella, chi è l'assassino e chi invece, l'eroe?"
Astrea spostò lo sguardo dalla vampira al fabbro per poi tornare nuovamente su di lei. “Nessun eroe, nessun assassino, solo sopravvivenza. Per quello che vale siete uguali.”
"Uguali? Ah!" la cosa sembrava divertirla "Cosa ne sa lui della sete? Cosa ne sa lui del dolore? Il suo sangue è rosso e caldo"


Lao frenò i loro discorsi. "Qualcuno di voi ha esplorato i dintorni? ci sono polle, ruscelli? O dobbiamo tornare al villaggio e buttare il ragazzo nell'abbeveratoio per le bestie?"
"Acqua, certo!" il licantropo scattò in piedi, aiutando Lao a portare il corpo del giovane. Immediatamente cominciò ad annusare l'aria."Da queste parti ci sarà pure un ruscello, un corso d'acqua, un...qualcosa!" Di scatto voltò la testa alla sua sinistra."Di là, mi sembra di sentire qualcosa"
Lao passò le braccia sotto le ginocchia e le spalle del fabbro e lo sollevò."Fai strada. Se sei sicuro del tuo naso."
“Tutta l’acqua a disposizione sarà presa d’assalto dai popolani per spegnere gli incendi alla foresta e al paese…” Ancora Galdor “Va bene che Aygarth scotta, ma non so quanto sia sicuro cercare dell’acqua nei paraggi per lui…”
"Se vuoi farlo crepare perchè non vuoi fare altri brutti incontri stasera possiamo rimanere qui." Lao si affrettò a mettersi dietro Ulkos, facendogli cenno di far strada."Io voglio evitare di seppellire un amico."


Galdor li vide mettersi in marcia, senza che dicesse una parola gli sfilarono davanti. Si voltò quindi verso Astrea e Carnival che stavano parlando. “Ci lasciano qui se non ci affrettiamo…” ma la voce non sembrava così accomodante quanto le parole.
Astrea fece un cenno affermativo a Galdor. “Non lo so, spero che dovrà mai saperlo.” Si affiancò all’amico senza voltarsi indietro per sapere se la sua sorella di sangue la seguisse o meno.
Carnival non diede segno di volersi muovere mentre Galdor e Astrea raggiungevano gli altri. Poi, all'improvviso un refolo d'aria sfiorò i capelli della ladra "Mia piccola sorella, io spero che tu non debba mai scoprirlo" le alitò all'orecchio.
“Cosa non dovrebbe mai scoprire?” Si intromise il guerriero che non aveva ascoltato la loro conversazione fino a quel momento.
La ladra si passò una mano tra i capelli. “Un ragazzo del villaggio ha inseguito me e Carnival, era disperato e voleva attaccarci; ho cercato di convincerlo a tornare indietro e credevo di esserci riuscita, ma lui accecato dall’ira si è gettato contro di me. È arrivato Aygarth in quell’istante… e lo ha ucciso a mani nude.” Si fermò e guardò Galdor dritto negli occhi. “è solo questione di tempo, prima o poi diventerà un vampiro, Carnival lo sente e io l’ho visto con i miei occhi.”
Carnival fece una smorfia "lui parla, parla, parla, e non sa niente. Crede di sapere, e non sa niente. Lui giudica, condanna, e non sa niente." borbottò in tono sprezzante.
Galdor si fermò alla notizia. Sgranò gli occhi pur sostenendo lo sguardo di Astrea. “Che cosa mi state dicendo?” si trovò a dire, domanda del tutto inutile e a cui non si aspettava una risposta ma che, tuttavia, uscì spontanea dalle labbra del guerriero. Con tutto quello che stava accadendo loro attorno ci mancava solamente questa. Aygarth era al limite e per di più Zadris gli era stata strappata. Scosse il capo come a voler accantonare tutti i pensieri “E quella ferita? Perché non si rimargina allora se è… è…” non riusciva a dirlo “Il potere di Cronista, perché non funziona?” concluse.


Ulkos procedeva cautamente nel folto del bosco, onde evitare troppi scossoni al malconcio Aygarth, seguito da Lao, che teneva il ragazzo per le braccia. Di fronte a lui la vegetazione si snodava per miglia e miglia, e l'odore fresco della vegetazione lo inebriava come vino dolce.
Cambiò direzione alcune volte, e sembrava stessero procedendo a zig zag.
C'era del fumo in aria, dovuto al fatto che alla loro destra, cento metri più avanti, parte del bosco fosse bruciato. Avevano pertanto difficoltà a respirare ogni tanto, anche se avevano evitato di proposito la zona bruciata. Intorno, per il resto, la foresta pareva immutata, fitta come sempre. Tutti tenevano le orecchie e gli occhi ben aperti, pronti a scattare per qualsiasi evenienza. Dopo alcune centinaia di metri, mentre Aygarth continuava a lamentarsi, Ulkos e Lao fecero fermare il gruppo: avevano trovato un corso d'acqua. Si trattava di un piccolo specchio cristallino, circondato dalla vegetazione, sul quale si chinavano le fronde di un vecchio salice. Alcune radici s protendevano verso il prezioso liquido, come piccole braccia di bambini che si protendessero in avanti. Regnava la calma.


Magistra scrutò nei dintorni, per cercare un posto tranquillo, con l'accesso all'acqua, ed una copertura sufficiente per tenere il gruppo al sicuro. Una cinquantina di passi più avanti, il ruscello formava un'ansa, ed alcuni cespugli arrivavano quasi a lambirne la riva. Un posto ideale. Fece segno agli uomini che portavano Aygarth, e li attese controllando che intorno non vi fossero curiosi. Per il momento, sembrava tutto tranquillo.
"Spogliamolo, ed immergiamolo nell'acqua"
Lao e Ulkos presero Aygarth per le braccia, abbassandolo non troppo velocemente sul corso d'acqua e immergendovelo poi fino all'altezza del petto.
Il ragazzo rabbrividì involontariamente, appeso nella semi incoscienza, e i due, con l'aiuto di Magistra, Lo tirarono di nuovo fuori dall'acqua e lo adagiarono sull'erba circostante.
"Non dovremmo fare degli impacchi?" chiese Ulkos a Magistra.
“Se qualcuno di voi è disponibile a raccogliere un po' di limo dal fondo, andrò a cercare qualche erba che gli calmi la febbre. Spalmategli il fango sul corpo, e tenetelo sempre umido. Tornerò a breve"
“Vado io” si offrì Astrea che nel frattempo aveva raggiunto il gruppetto insieme a Galdor. Raggiunse la riva, l’acqua era stagnante, alghe galleggiavano inerti; non era di certo l’ideale per fare un bagno ma almeno l’acqua gelida le avrebbe un po’ schiarito le idee.
Tolse gli stivali, depose a terra la lancia e i coltelli, sbottonò la camicia e la gettò a terra con non curanza restando solo con il corpetto addosso e si tuffò. Non fu facile riuscire a vedere qualcosa là dentro nonostante tenesse gli occhi aperti, con una mano cercò di farsi largo tra le alghe e con l’altra tastava il terreno e raccolse dal fondo il limo.
Quando riemerse teneva sopra la testa il braccio con il terriccio in mano e quando tornò a riva lo adagiò al suolo. Astrea senza dire una parola si sedette accanto ad Aygarth. Tremava dal freddo ma non era per via dell’acqua fredda del fiume: era la vista di quella maledetta ferita che non guariva e che le dava i brividi.
Carnival aveva osservato tutta la scena con glaciale indifferenza, ma se non altro, questa volta risparmiò al gruppo i suoi soliti commenti sarcastici. Mentre Astrea si affacendava attorno ad Aygarth e Magistra Ro cercava erbe, la vampira si ritirò nell'angolo più buio dello spiazzo, estrasse dalla sua sacca da viaggio il suo prediletto Libro e iniziò a leggere come se niente fosse.
"Andrò a fare un giro di ricognizione, non vorrei che ci fosse qualcun'altro oltre a noi qui intorno.Non ho intenzione di starmene con le mani in mano mentre un mio amico crepa!" disse Ulkos dirigendosi lentamente verso il fitto della boscaglia."O posso fare qualcosa per aiutarvi in qualche modo?" chiese poi.
Magistra controllava il sottobosco, gli occhi ormai abituati a cercare medicamenti anziché pericoli. Spostava foglie e rami, per trovare ciò che le serviva. Un anno passato a preparare impacchi per curare i malanni della gente le aveva dato una nuova abilità, diversa da quelle che aveva praticato fino ad allora. Non aveva però perso l'abitudine a prestare orecchio a quanto accadeva intorno. L'acqua scorreva pigra in quel luogo e aveva ormai trovato quello che le serviva. Ritornò verso l'accampamento improvvisato, sperando in un ritorno a breve di Honoo.
“Stai attento.” La ragazzo fece un cenno ad Ulkos. *Si è unito al gruppo da così poco tempo eppure è come se ne avesse sempre fatto parte, magari fosse così per tutti* si ritrovò a pensare guardando Carnval che si era isolata. Si rivolse a Magistra che era appena tornata: “Serve altro?” chiese.
"No, va bene così, Astrea. Tieni sempre il fango umido, altrimenti avremo un ragazzo cotto nell'argilla." La donna alzò gli occhi verso Ulkos. "Puoi aiutarmi a tritare queste, se vuoi." Chiuse leggermente le palpebre. "Mi piacciono i cani. Ne ho avuto uno, un tempo"
Nel suo angolo, Carnival udì le parole della libera amazzone e alzò gli occhi dal libro per spostarli su di lei, come se qualcosa in esse avesse catturato il suo interesse. Una strana espressione aleggiò per un attimo sul suo volto pallido. Nostalgia, forse.
Ulkos sbuffò in direzione di Magistra. Era abituato a quel genere di battute. "Molto bene, ma prima se permettete vorrei mettermi in condizioni un po' più...civili" disse il licantropo, allontanandosi di qualche decina di metri. Si udirono degli schiocchi, e dei rumori di lacerazioni. Per qualche minuto poi regnò il silenzio, interrotto solo dal vento che agitava gli alberi. Dopodichè, fra gli alberi apparve un uomo nerovestito, che si stava sistemando una lunga mantella nera di pelle. Il volto relativamente giovane, non rasato, mostrava i segni degli ultimi scontri.
"Ora posso aiutarvi, Milady" disse Ulkos, accingendosi a tagliare le alghe di Magistra.


Avanti, dai.
Aygarth mugolò, senza produrre alcun suono. Non c'era la realtà attorno a lui. Non c'era niente. Era sveglio? Oppure...
No, sei vivo. Non staremmo qui a parlarci, se così non fosse.
Il giovane si scosse appena, seguendo quella voce. Non appena la riconobbe, si ritrasse, o almeno così gli parve. Che vuoi?
Farti riprendere, tutto qui. Da morto saresti uno spasso, lo ammetto, ma conciato così sei anche peggio. Quella meretrice ci ha rifilato un colpo niente male. E brucia da far schifo.
Non voglio darti retta...
Neanche alla Forgia? Se sono ancora qui, è perché non ti sono ostile, sai?
Aygarth digrignò denti inesistenti in quel buio.
So cosa sei. So cosa hai in mente. So cosa stai aspettando.
Tu non sai proprio niente. Quella voce, così simile alla sua e così priva di emozioni, era più terrificante di un mostro. Altrimenti non ti saresti lasciato quasi aprire a metà. Ti saresti lasciato uccidere. Che avresti concluso?
Io non voglio diventare TE!
Se è per questo, neanche io. Troppi ripensamenti e poche decisioni. Non sei fatto per sopravvivere in battaglia, fabbro. E' per questo che esisto.
Tu... Aygarth cercò le parole da dire. Tu non sei dipeso da me.
Ah, questa è bella. Vorresti scaricare la colpa su Cronista? E perché non lo fai anche su Zadris, già che ci sei? La Forgia ti fa impazzire non appena devi obbedire ai suoi comandi, eppure non mi sembra che tu la ripudi, altroché. Mentre invece io, più naturale di un potere che non deve essere trasmesso a un essere vivente per nessun motivo, risulto una minaccia da estirpare. Io ti ho fatto guarire, ti ho reso invincibile, letale, forte. Un predatore. Molto più utile di una mezza calzetta che non fa altro che tenersi stretta un'alabarda come fosse un ninnolo da neonato!
Il furore di Aygarth si tradusse in luce ardente, in quello spazio senza riferimenti. TACI! urlò. Oppure...
Oppure cosa? Mi scatenerai contro la Forgia? Sei un pazzo. Se mi facessi fuori, moriresti. Hai ferite troppo gravi per sopravvivere. Ammetto che guarire da quell'arma da non morto è una vera rogna, e ammetterai anche tu che farti falciare in quella maniera, specie proprio da Carnival, è una cosa da idioti. In ogni caso, la Forgia sta proteggendo anche Zadris. Com'è giusto che sia. Hai pensato a cosa avresti fatto, morendo? Hai pensato a LEI? L'avresti uccisa! Altro che patto, la Forgia ti avrebbe consumato all'istante! Ringraziami, quindi, dato che ti sto facendo sopravvivere!
Aygarth si raggelò. Ripensò alla falce che tagliava l'aria, al momento in cui s'era reso conto del pericolo. Al momento in cui s'era lasciato spezzare dall'arma di Carnival, senza reagire, paralizzato dalla colpa e dal rimorso per ciò che aveva fatto e ciò che stava diventando. Eppure in quell'istante non aveva pensato a Zadris, a cosa le sarebbe successo lasciandosi andare...
Io...
E' ora che accetti la realtà. Sei un vampiro. Da un anno, direi. Anzi, di più. E tu lo sai. Ho una pazienza di ferro, ma vederti negare la realtà mi manda alquanto in bestia. Un lampo rossastro in quel mondo. Pensa a me come la tua metà migliore. Ti ho dato modo di sopravvivere e di proteggere gli altri. Accettami. Lasciami lo spazio necessario.
Aygarth si riscosse. No. Una pausa. NO. La coscienza e il corpo mi appartengono ancora. Così come la Forgia. Non ti lascerò emergere.
Una risata spezzò quello spazio inconsistente. Come se potessi davvero deciderlo! Ora sono solo nell'inconscio. Tu ti servi di me senza accorgertene. Se proprio vuoi farti uccidere, che aspetti? Condannerai Zadris. E condannerai tutto ciò che Darth Roxx ti ha lasciato in eredità. Compreso QUELLO.
Il ragazzo si bloccò, interdetto. Quello cosa?
Ah, sei messo peggio di quello che pensavo! L'Anchsar! A cosa credi che puntino, gli Inquisitori? Alla tua alabarda? Al tuo "dono" di Zannelunghe Occhirossi, come lo chiama quella schifosa? Te l'hanno presa per un motivo, Aygarth! Te l'hanno presa perché tu li seguissi, dato che non riescono a prenderti. Non ci sei ancora arrivato? Stai conducendo tutti in una trappola e il bello di tutto ciò è che non ti potrai neanche opporre. Non senza violare la Forgia. Allora, ragazzino, che scegli? Impazzire per via del patto o per il vampirismo? Io, almeno, quei rari momenti in cui prendo il sopravvento, resto lucido.
Aygarth non riuscì a parlare per un bel pezzo. Infine, le parole gli uscirono tremando.
Una trappola...
Eh già. Una trappola bella e buona. Sarà divertente vedere Astrea con la gola squarciata, appesa a testa in giù come si fa con i...
NO! La voce di Aygarth tempestò il vuoto. SMETTILA!
Come vuoi. Una pausa dalla voce del Vampiro. D'altronde non serve più parlare. Tu sai cosa fare, lo sento senza nemmeno forzare i tuoi pensieri. Alleanza... non è vero, Aygarth? Vuoi condannare i tuoi alleati? O vuoi proteggerli?
Il ragazzo non rispose. Il Vampiro si ritrasse. Poi le tenebre si squarciarono, lasciando spazio al dolore del mondo vero.

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Piccolo angelo bellerrimo crudele sanguinario...

Io sono una creatura del Caos. Ma dal Caos nasce la saggezza, e dalla saggezza il potere.

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MessaggioInviato: Gio Feb 02, 2012 12:54 am Rispondi citandoTorna in cima

Astrea fu la prima a notare che il fabbro aveva appena riaperto gli occhi; aveva i capelli bagnati schiacciati sul viso, le mani e i piedi intorpiditi dal freddo ma sorrise lo stesso. “Ormai ho smesso di contare le volte che hai perso i sensi, sei peggio di una femminuccia” lo schernì.
Aygarth sbatté le palpebre. “Astrea...” Gli occhi erano grigi, pur con le pagliuzze rossastre, ma il bagliore della Forgia andava e veniva a intervalli irregolari. Solo allora parve accorgersi della grave ferita al fianco e il suo respiro aumentò di ritmo. “Dèi... questa... perché non...”
Ulkos arricciò involontariamente il naso. Anche in forma umana riusciva a percepire gli odori contrastanti che provenivano dal ragazzo. Cenere e sangue. Il ritmo al quale i due odori si susseguivano era inspiegabile, ma quel poco che sentiva gli bastò per doversi allontanare di qualche passo.
"Quante scene" borbottò fra sè Carnival. Nel momento in cui Aygarth aveva ripreso conoscenza, la vampira si era nuovamente ritratta nel suo guscio. Sulle pagine bianche di fronte a lei presero forma delle parole che quasi subito scomparvero per lasciare il psoto ad altre. "Proprio così, si" mormorò.
"Questa volta concordo con Carnival." il vecchio scrutò il fabbro a lungo prima di chinarsi su di lui. Percepiva la mente del giovane come qualcosa di strano. "Stai bene?" chiese osservandolo negli occhi.
“Eh? Cosa...?” Sembrava che Aygarth si fosse risvegliato diversi anni rispetto al momento in cui era svenuto. “Dove diavolo mi trovo? Dove siaAAAAAAARGH!” Si alzò troppo bruscamente e portò una mano allo squarcio. “Dannazione!”
“Stai fermo” Astrea sgranò gli occhi e spinse il ragazzo nuovamente a terra. “Non ti muovere, Magistra si sta occupando di te.” Si accostò più vicino a lui e alcune gocce d’acqua dai capelli della ladra bagnarono il suo addome. “è da un pezzo che sei svenuto e non si è mai rimarginata.”
"Silenzio ragazzo, e stai fermo come dice la tua amica" Ulkos redarguì Aygarth fermamente."La guaritrice dice che questa roba funziona, spera che sia vero" continuò poi spiaccicando le alghe tagliuzzate sullo squarcio del ragazzo, con quanta più cura possibile. La cura di un inesperto, e alquanto rozzo guerriero in questo campo. "Scusa..." disse quando il ragazzo gemette involontariamente.
Aygarth scosse la testa. “Non dovrebbe nemneno esserci...” Guardò la Vampira con occhi di fuoco. “Che mi hai fatto? Che razza di poteri ha quella falce?!”
Carnival rivolse uno sguardo gelido al fabbro, poi le sue labbra si contrassero, scoprendo i denti nella sua consueta parodia di un sorriso "Io ricordo" disse in tono malevolo "Ricordo le tue parole. Morire prima di assomigliare a me, dicevi. Morire prima di uccidere un innocente. Ho cercato di accontentarti, si."
A sorpresa, Aygarth sfoderò un sorriso sornione. “Hai ragione. Ma non sono come te. Ho Zadris. E se non vi dispiace...” Nonostante gli ammonimenti di Ulkos, si rizzò su un ginocchio. Dei, che male d’inferno! Si era dimenticato cosa significasse subire una ferita grave. Pensò a che cicatrice metallica si fosse conquistata la sua alabarda e dentro di sé si maledì. “Io vado. A riprendermela. Io. E io soltanto.”
"Te lo puoi scordare Aygarth. Guardati." Lao si parò di fronte al ragazzo."Non ti reggi in piedi. Ti ucciderebbero prima di arrivare a dieci miglia dalla tua alabarda, che non sai dov'è. Gli Inquisitori sanno nascondere bene i loro segreti e i loro covi."
Il ghigno del giovane non appassì, neanche quando il fianco lo scudisciò con una fitta di non poco conto. “Oh, ti sbagli. So dov’è. Almeno, sto per saperlo.”
Carnival lo fissava con una strana luce nello sguardo "Forse dopotutto non voglio ucciderti, Aygarth della Forgia. Forse voglio solo che tu soffra."
Astrea alzò le spalle. “Fa un po’ come ti pare tanto ti seguo, non ho di meglio da fare al momento. Se devo scappare in continuazione, una direzione vale l’altra.” Si intromise Astrea mostrando un mezzo sorriso
Lao incrociò le braccia lanciando un sorriso sarcastico ad Aygarth. "Hai tutti contro ragazzino. Veniamo con te. Punto."
Aygarth non fece una piega. “Bene. Allora preparati, vecchietto: mi servirà una mano per vedere.” Prima ancora che qualcuno potesse parlare, il suo corpo si scaldò in maniera anomala. Le gocce d’acqua che aveva sull’addome evaporarono all’istante. Gli occhi di Aygarth divennero a specchio, lucenti come metallo. “Zadris... Zadris...!” lo sentirono mormorare. Tutti, persino chi non aveva sensi speciali per la magia, poterono captare l’aura rovente che attorniava il ragazzo.
D’improvviso, la mano di Aygarth scattò poggiandosi sulla fronte di Lao. Il guerriero si ritrovò sommerso da un calore quasi insopportabile, e...
Viaggiava.
Attraverso alberi, con la velocità del falco. Non un ramo gli sferzava il volto. Sinuoso tra un pertugio e l’altro, rapido come se conoscesse la strada e avesse ansia di percorrerla.
Un fiume, il bagliore del sole a mezzogiorno. Continuò. Ovest!
Uno strapiombo. Oltre si vedeva poco. Troppo riverbero, ma il calore era più forte. ZADRIS! Fu quasi un urlo da una voce ignota.
Un attimo dopo, fu come se qualcosa riavvolgesse il tempo. Tornò indietro, rallentando soltanto nell’attraversare gli alberi.
Figure rosse.
Da est.
Circondati! In arrivo!
La realtà si riavvolse. Sparì.


“....nnnnnhhhaaaARGH!”. Aygarth crollò a terra, interrompendo il collegamento telepatico.
Lao scattò appena il tocco del giovane si interruppe. Lo afferrò per la collottola con la sinistra e lo tirò in piedi, facendolo finire di schiena contro un albero."Non farlo mai più" sibilò, un rivolo di sangue che colava dal suo naso."Mai più" ribadì prima di lasciarlo andare."Potevi vedere cose che non ti appartenevano. O peggio fare dei danni." Si voltò verso oriente chiudendo i pugni. “Avvertimi la prossima volta. Sei sicuro della distanza?"
Aygarth annuì, poi s’accasciò contro l’albero. La ferita aveva ripreso a sanguinare. Era pallido come un cencio. E soprattutto, era freddo.
La ragazza imprecò sotto voce, non si era ancora rivestita. Recuperò armi e stivali e li indossò alla svelta. Si accostò a Lao “Che succede? Altri abitanti del villaggio o peggio?”
"A gudicare da quello che mi ha mostrato Aygarth: Inquisitori con Zadris. E sono vicini, poco più di mezzo miglio."
“Zadris!” Come evocato, Aygarth cercò di alzarsi in piedi, ma sembrava finito. “Devo...” Astrea gli stette vicino.
Ulkos annusò rumorosamente l'aria. Ancora nemici, ma non finivano mai! Ritrasformarsi era fuori discussione, si sarebbe dovuto accontentare della sua forma umana. Non riusciva a sentire il loro odore."Dannazione sono sottovento!" imprecò fra sè e sè. Che vengano pure!Avranno di che pentirsene!" continuò poi estraendo le sue spade dalla caratteristica forma a falcetto.
La vampira si alzò con riluttanza "Sei una maledetta seccatura, Aygarth della Forgia" disse con un tono che implicava che la colpa di quell'ennesimo attacco degli inquisitori fosse esclusivamente di un qualche assurdo capriccio del ragazzo. "Sono stanca, si, devo riposare. Sono stanca di viaggiare di giorno" proseguì continuando a lamentarsi sottovoce.
"Ti riposi dopo" rispose lapidario Lao prima di voltarsi verso Astrea."Aygarth da qui non può muoversi, ha bisogno di altre cure. E quindi neanche Magistra si muove. Te la senti di rimanere e sorvegliare quel ragazzino pazzo?" chiese in un sussurro."Il tempo di andare a prendere Zadris e tornare."
Astrea annuì "Va bene, ma stai attento, può essere anche una trappola." Lo ammonì, ricevendo un sorriso compiaciuto da parte di Lao."Sai quanto io sia paziente e accorto."
Poco lontano Carnival sbuffò riuscendo a far capire in maniera molto eloquente cosa pensasse di quell'affermazione pur non pronunciando una sola parola.
Il licantropo girò su se stesso, nervosamente. Senza l'odore non poteva stabilire quanto fossero vicini o lontani, e non poteva nemmeno essere sicuro che non ci fosse anche qualcun'altro dietro di loro.
"Dove sono Lao?" chiese con tono di voce calmo. I suoi occhi castani tradivano però una certa preoccupazione, mentre le mani stringevano con più forza le spade.
"Te l'ho gia detto. A oriente, mezzo miglio." il vecchio lanciò un occhiata alla boscaglia."E se perdiamo ancora tempo in chiacchiere il mezzo miglio diventa un miglio."
"Tanto dovranno per forza venirci a qualche metro, di che ti lamenti?" rispose di rimando Ulkos, mettendosi in posizione di guardia nella direzione indicata dal saggio.
“Tu non vai?” Astrea si rivolse a Carnival. “Non ti preoccupare per me, qui sono al sicuro. Copri le spalle a Lao” Le sorrise.
"Lao sa occuparsi di sè stesso,. Tu no." disse con brutale schiettezza "e poi perchè dovrei farlo? Per aiutare lui?" accennò in modo sprezzante a Aygarth.
A sorpresa, il giovane le sorrise. “Per il sangue, forse...? Gli Inquisitori sono umani, Carnival. Sangue rosso... Bel sangue rosso.” La guardò di sottecchi. “O forse... lo vuoi lasciare a me?”
La vampira fissò per un momento il fabbro con quei suoi occhi grigi e freddi, poi gettò indietro la testa e rise.
"Era ora che ci decidessimo."sbottò Lao alla risata di Carnival. Lanciò un ultimo sguardo ad Astrea e Magistra."Mi raccomando." borbottò prima di volgersi ad oriente."Vuoi sapere dove sono vero Ulkos?" chiese allungando le braccia."Seguimi e li vedrai." scattò correndo tra gli alberi. Carnival lo seguì come un’ombra.
Ulkos balzò dietro a Lao, pronto a battersi. O almeno così sperava. La ferita al fianco gli dava ancora fastidio, ma non lo avrebbe intralciato troppo con un po' di fortuna. l bosco lo circondò, con i suoi odori e i suoi colori...in mente solo il nemico.


[Minuti dopo]
“Stai fermo” Astrea gli ripeté per la seconda volta. “Non ti reggi nemmeno in piedi.”
Lui liberò un sospiro. “Guarirò. Non ti dare pena.”
Astrea gli lanciò un'occhiataccia. "Si ma fra alcuni giorni, non nel giro di pochi minuti."
Il ragazzo fece per rispondere, quando si portò una mano alla testa. Rimase in silenzio per qualche secondo, poi digrignò i denti, o almeno così parve ad Astrea. “Maledizione... Magistra, è Lao. Serve copertura, a est. Servono artigli!” Vedendo l’incertezza sul volto della donna, la spronò: “Vai! Noi qui siamo al sicuro!”
Dopo un ultimo tentennamento, Magistra si allontanò nel folto. Aygarth si rilassò sul tronco, come se quell’ordine fosse costato parecchio in termini di forze.
La ladrà si allarmò. "Che succede? Qualcosa non va?"
“Spero di no...” Aygarth lanciò un’occhiata a oriente. “Da quanto sono andati via...? Ho perso la percezione del tempo...”
“Almeno venti minuti. E sono preoccupata.”
Lui rimase assorto, lo sguardo nel vuoto. “Abbastanza...”
“Abbastanza? Per cosa?”
Aygarth la guardò, le sorrise debolmente. Com’era triste e caloroso quel sorriso... Alzò un braccio, le cinse una spalla, come a tirarla a sé. Astrea alzò le proprie per abbracciarlo.
Non si aspettò il dolore alla bocca dello stomaco. Un dolore atroce.
Un pugno.
Gemette anche lui, come se avesse subito il suo stesso male, e il suo corpo divenne rovente. Per un attimo. Per lei la sofferenza continuò, la sopraffece.
Lei si accasciò a terra, il fiato corto, la vista era annebbiata ma era ancora cosciente. Bruciava tanto ma non era tanto il dolore, non era quello che la faceva stare così male. “..per..chè?” Biascicò
“Ti supplico di perdonarmi, Astrea.”
Il giovane fabbro la sostenne, facendole poggiare la testa sulla spalla.
“Ti supplico di perdonarmi” ripeté. “Ma non lo pretendo. Ho già chiesto troppo a voi tutti. A te. Non posso farvi venire con me laddove si trova Zadris, non posso. Non posso sopportare l’idea della tua morte, o di chiunque altro, solo per recuperarla.” Le carezzò i capelli. “La Forgia riguarda me. Non posso sottrarmi, o morirei. Ma non posso andare con voi, perché rischiereste la vita. Per mano loro, per mano mia...” Una pausa. “E'una trappola. Mi aspettano. So perché. Per questo devo provare da solo. E se fallisco, allora maledici il mio nome e la mia vita. Maledicimi finché avrai fiato in corpo, poiché altro non merito, io, che ti ho sempre fatto pesare la tua scelta. La tua decisione di fidarti del prossimo, persino di una Vampira. Quanto hai sofferto per me, amica mia? Quanto?“ La strinse ancora di più. “Se non vorrai fare neanche questo, se non vorrai odiarmi, allora dimenticami, poiché questo per voi sarà tradimento. Per me è fedeltà. Non posso accettare di rendervi moneta di scambio. Non posso. Darei la mia vita per voi, e allo stesso tempo non mi è concesso. Non posso né vivere né morire. Sono in bilico tra due scelte che non farò mai.”
Lei non riuscì a parlare, scosse soltanto la testa come a voler negare le parole di Aygarth. Le lacrime le riempirono gli occhi e restò in silenzio per alcuni istanti. “Sciocco.” Riuscì a dire infine a denti stretti con rabbia stringendosi le braccia attorno all’addome.
Lui non rispose subito. La adagiò con cura nell’erba cercando di non farle male. Notò solo ora il guanto che ella portava alla mano e glielo sfilò baciandole il dorso. “Lao avrà cura di te. Ascoltalo. E sostienilo, sarà un brutto tiro per lui, io lo so. Non capirà. Nessuno lo farà. E mi maledirà, lui sì, altroché. Ma lo accetterò.”


S’alzò, una mano sul fianco ferito. Se lo contemplò.
Una voce, nella sua testa. Sussurrava, sussurrava.
Le diede ascolto.
Il cuore rallentò. Un formicolio insistente gli avvolse il corpo. I lembi della ferita tremolarono, ancora, e ancora. Si chiusero, pian piano, col passare dei secondi.
Digrignò i denti. Basta, diceva quel gesto. Silenzio. Non oltre. Non oltre.
Il formicolio si quietò. Caldi gli occhi, il cuore dapprima lento, poi di nuovo vigoroso.
Non ora, non ora. Non così. Non è utile.
Sussurri, sussurri nella mente.
Aygarth guardò il folto.
Correre.
Silenzioso, rapido, senza tracce.
Poteva farlo. Lui l’avrebbe fatto. Era facile. Ne era in grado.
I suoi piedi scattarono.
Lo fece.

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MessaggioInviato: Mer Feb 08, 2012 1:38 am Rispondi citandoTorna in cima

Lao superò con un balzo un tronco caduto, divorando di corsa la foresta. Superò un albero dopo l'altro, gli occhi che saettavano in tutte le direzioni, alla ricerca dei proprietari delle aure che gli aveva mostrato Aygarth.
Carnival veniva subito dietro Lao, curva in avanti mentre correva verso il bersaglio che aveva scelto. Non aveva bisogno di senirre l'aura, come faceva Lao...il loro odore, l'odore del sangue, era un richiamo più che sufficiente. Ad un tratto il profilo di un uomo si parò direttamente davanti alla vampira, ma Carnival non rallentò...un gesto della mano, una breve invocazione e una coltre di tenebre si materializzò intorno all'umano.
Trovandosi all'improvviso immerso in fitte tenebre l'uomo esitò, confuso e tanto gli fu sufficiente: Carnival gli fu addosso , lo afferrò e lo azzannò ferocemente alla gola, lasciandolo soltanto dopo averlo interamente dissanguato. Un sorriso storto si disegnò sul suo volto...sì, adorava quelle occasioni, in cui finalmente poteva seguire la sua natura Io sono Carnival , pensò, trionfante mentre cercava un nuovo bersaglio.


Astrea nel frattempo cominciava a respirare normalmente, ma ogni inspirazione era una nuova e costante fitta all’addome; era seduta a terra con la schiena piegata in avanti e teneva le braccia raccolte a circondare la vita come se servisse a calmare il dolore. Le lacrime avevano smesso di scorrere ma la rabbia e l’amarezza che provava in quel momento forse non le aveva mai provate prima, se avesse potuto avrebbe urlato al vento tutto il suo risentimento.

I due Inquisitori rimasti urlarono come disperati quando Lao si avventò su di loro. Stava per colpirne uno quando si bloccò, gelato da un terribile dubbio. I suoi avversari non erano armati, non avevano nemmeno la tunica. Erano vestiti come povera gente. "Carnival, lascialo." sibilò voltandosi verso la vampira. Le tenebre la occultavano, ma non esisteva buio che potesse celarla alla sua mente. "Lascialo!" urlò afferrandola per il colletto e tirandola indietro quando non dette segno di averlo sentito."Non sono loro! Non sono Inquisitori" urlò allontanandola dalla sua preda.
Era troppo tardi ovviamente....Carnival aveva già lasciato andare il corpo senza vita dell'umano, e si limitò a indirizzare uno sguardo perplesso al vecchio. Che aveva tanto da strillare? Era un inquisitore, ovvero una preda legittima. Quando finalmente si lasciò indurre ad esaminare meglio il cadavere, la vampira realizzò che non si trattava affatto di un guerriero...i suoi abiti sembravano più quelli di un boscaiolo in effetti, ma nella sua brama di sangue lei non si era fermata ad esaminarlo meglio, come avrebbe dovuto, prima di attaccare.
Non che sentisse in colpa, anzi. Se la bocca della vampira si contrasse in una smorfia irritata fu semplicemente perchè comprese che con ogni probabilità anche gli altri umani di cui sentiva l'odore, non erano affatto inquisitori e che il fabbro li aveva ingannati.
Da poco lontano, sopraggiunse un rumore di corsa. Ulkos e Galdor giunsero da due direzioni contrapposte. "Boscaioli!" gridò Galdor alla vista di Lao, "Sono questi i vostri dannati inquisitori?!" La spada riposta nel fodero, facile intuire che non era stata estratta. Furibondo continuò. "Torniamo dagli altri e togliamoci da questa dannata foresta, ne ho fin sopra i capelli..."
"Aygarth ci ha indicato la direzione" spiegò Lao lasciando andare la vampira. "La Forgia non sbaglia" mormorò, ragionando con se stesso. "La Forgia non sbaglia." Lanciò un occhiata alla strada che avevano appena percorso e un brivido gli corse sulla schiena. "A meno che non fosse la Forgia quella che ho visto." sibilò.
"Lao! Lao!"
L'energica voce di Magistra echeggiò da poco lontano. Si volsero tutti da quella parte e la videro correre nella loro direzione, ad ampie falcate, gli artigli già estratti. "Che è successo? Dove sono gli Inquisitori? Sul lato est non ho trovato alcuna traccia!"
*"Non c'erano Redentori." urlò rabbioso."Non c'erano. Non ci voleva lì. Aygarth ci ha allontanato." lanciò uno sguardo di fuoco ai contadini che ancora li fissavano terrorizzati. "E voi scappate c......i!" urlò, mettendo le ali ai piedi ai due.
"Mi ha detto che l'avevi contattato telepaticamente! Per quale motivo ci avrebbe allontanato?" ribatté Magistra. Si voltò verso il sentiero dell'andata. "Ma perché soltanto me? E Astrea...?!"
Galdor spese giusto un'occhiata sia al vecchio che a Magistra quindi si voltò verso la vampira e si mise a correre nella direzione dove avevano lasciato Aygarth.
In quella Carnival barcollò e gemette per un improvviso dolore che non era suo e che giungeva dall'ultima direzione che si sarebbe mai aspettata. "Dolore...dolore...Astrea-che-ha-promesso...." piagnucolò con aria confusa percependo l'eco dei sentimenti feriti della ladra. Per un attimo, la vampira apparve simile ad una bambina smarrita, ma presto lo smarrimento si mutò in rabbia. Strinse ferocemente i pugni e la sua voce salì fino a diventare un urlo "Le ha fatto male. LE HA FATTO MALE! Io lo odio, lo odio, lo odio! Io berrò il suo sangue e divorerò la sua anima". La vampira si slanciò in avanti, lasciandosi rapidamente alle spalle Galdor, il quale avendo avuto occasione di vedere per un istante i suoi occhi compianse in cuor suo chiunque si fosse trovato per caso sulla strada della vampira.
Alle parole di Carnival Lao divenne una maschera di rabbia, scattando in avanti nella scia della vampira. Quando anche il vecchio fu partito Ulkos si strinse tra le spalle all'indirizzo di Magistra ed entrambi li seguirono rapidi come ombre.

Era ormai passato abbastanza tempo e la ragazza era rimasta nel bosco da sola, Aygarth poteva essere ovunque e gli altri chissà dove quindi non poté fare altro che aspettare. Più che vedere sentì arrivare Carnival, i suoi sentimenti la investirono in pieno e Astrea sussultò allarmata, poi capì. “Carnival saprà già tutto quello che è successo, che disastro.” Mormorò
La vampira giunse come una furia nella radura dove si erano separati nemmeno un'ora prima. D'impeto sollevò la ragazza da terra, esaminandone rapidamente le condizioni, poi carezzandole i capelli dando però l'impressione di voler rassicurare più se stessa che la ragazza "Dove?" le chiese poco dopo, una nota dura nella voce. Per quanto la domanda fosse laconica, Astrea non ebbe difficoltà a capire a chi o cosa la vampira facesse riferimento.
Lao irruppe nella radura qualche secondo dopo, respirando come un mantice. Puntò due occhi di fuoco sulla ladra, che per un attimo ebbe timore di venire investita dalla rabbia del vecchio. Questi si limitò a guardarla, constatando che non aveva ferite prima di pronunciare una sola parola."Spiega."
Galdor arrivò anch'egli alla radura, durante il tragitto era stato recuperato sia dalla vampira, che gli era sfrecciata poco lontano balzando quasi di ramo in ramo e dal vecchio che correva a grandi balzi con passo leggero. Quando giunse vide che gia entrambi stavano constatando le condizioni di Astrea, che comunque non sembravano gravi, così si fermò poco lontano con il fiato grosso.
“Sto bene Carnival, mettimi giù.” Astrea fece un lungo respiro. “Ha aspettato abbastanza che vi foste allontanati per poi neutralizzare me e andare via indisturbato.” Rispose senza giri di parole. “Aveva pianificato tutto e ha fatto in modo di restare da solo con me.” Aggiunse in tono amaro
La vampira quasi non si accorse delle parole di Astrea "Dove?" ripetè.
La ragazza scosse la testa. “Non lo so, non ne ho idea. Non mi ha fatto del male, non ti preoccupare per me.” Rispose a Carnival. Stranamente quando vide le espressioni degli altri e i loro volti tesi si sentì in dovere di difenderlo. “Non iratevi… Ho sentito la Forgia bruciare quando mi ha colpito… Gli è costato farlo ma non ha avuto scelta credo... Non voleva che lo seguissimo, crede che sia solo compito suo ritrovare Zadris, non vuole coinvolgerci.”
"Ha mentito" disse aspra la vampira "Ha giocato con le vite di...innocenti" lo disse con disprezzo. Era evidente che, agli occhi di Carnival, non esistevano innocenti "Il nobile Aygarth, è disposto a sacrificare vite, a darle in pasto alla sua nemica, pur di fare ciò che vuole, si. Ti ha fatto male, lo ho sentito, si, lo ho sentito!"
Astrea non rispose subito, tutta la rabbia e il risentimento erano scivolati via in un colpo e adesso si sentiva svuotata. “Posso capire perché lo ha fatto, ma non per questo lo giustifico, al suo posto avrei agito diversamente e onestamente.”
"Vedi di star calma Carnival." intimò Lao avvicinandosi ad Astrea."Non ce la può fare da solo. Va seguito. Va acchiappato." le dita del vecchio si chiusero a pugno schioccando."Se per rompergli le braccia per quello che ti ha fatto o se per aiutarlo nella sua folle impresa è ancora da decidere."
"E che aspettate allora?!" la voce del guerriero alle spalle del capannello. "Andate a prenderlo, voi che potete rintracciarlo..." Avanzò di qualche passo verso gli altri. Intanto anche Ulkos e Magistra erano giunti.
"Ti ho sentito dire queste stesse parole molte volte, si, e ti ho sempre ascoltato. Per te che mi sei stato maestro, e per Astrea.che-ha-promesso. Ora non più. Lui è mio nemico, per sempre. Lui non farebbe mai quello che io ho fatto per salvare la sua inutile vita, molte volte. Questa volta maestro, andrai da solo."
"Qualunque cosa facciamo, dobbiamo farla in fretta. Guardate." Magistra indicò una traccia dove si intravedevano le impronte lasciate dagli stivali di Aygarth, che però sparivano dopo appena pochi metri. Non erano molto profonde e, cosa più insolita, a grande distanza l'una dall'altra. "Corre come il diavolo."
"Corre come un Vampiro" precisò Carnival, e Astrea ebbe un brivido.

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Ponimi dunque tra i poeti Lirici: col capo in cielo toccherò le stelle.
(Orazio, Odi - Liber I - 1. A Mecenate)


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Lao Tsung
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MessaggioInviato: Gio Feb 09, 2012 12:57 am Rispondi citandoTorna in cima

Ulkos si guardò intorno, cercando di valutare la situazione. Gli parve molto semplice, fondamentalmente: il ragazzo era scappato, distraendoli con delle false piste, e ora correva in non si sapeva quale direzione con la velocità di un vampiro affamato, alla ricerca della sua alabarda. E adesso lo avrebbero dovuto riprendere, cosa non facile, dato il suo vantaggio su di loro.
"Posso provare a seguire l'odore del ragazzo, non è passato troppo tempo dalla sua fuga, è ancora abbastanza facile da percepire. Andrò un po' avanti per vedere se ci sono altre tracce" dicendo questo, si inoltrò nel folto, a partire dalla traccia di stivale trovata poc'anzi, annusando attentamente l'aria, e piegandosi leggermente in avanti, assumendo un'andatura acquattata.
"E' ancora ferito." Lao lanciò un'occhiataccia a Carnival. "Non può averci distanziato di molto." chiuse gli occhi concentrandosi."Niente. Deve aver schermato la Forgia, e la sua mente."
"Non è ferito" disse Astrea, raggiungendolo. "L'ho visto. La ferita... si è chiusa in un lampo. Non so neanche io come ha fatto..."
"Morendo, forse" disse aspramente la vampira che poi si voltò verso Astrea ignorando l'occhiataccia di Lao "Se vai, non potrà proteggerti. Se vai, lo farai da sola."
La ragazza si bloccò di fronte a quella scelta. Fece per parlare, s'interruppe ancora, poi scosse la testa e si rivolse a Ulkos. "Dici che riusciamo a raggiungerlo, con il tuo fiuto?"
"Se riuscite tutti a correre di buon passo, potremmo anche raggiungerlo. Ma dovremo essere cauti..se si trova veramente in stato di vampiro potrebbe sfuggirci" rispose il licantropo pensieroso.
"Se veramente ha passato la barricata c'è ben poca speranza che riusciamo a stargli dietro tutti... " si intromise Galdor "Forse Magistra potrebbe, Ulkos, se ritorna in forma di lupo... forse il Vecchio..." concluse.
"O forse non vuole metterci in pericolo. Per questo è scappato." mi volto verso Carnival."Non dobbiamo dividerci." disse semplicemente, la voce un duro macigno."Muoviamoci, anche nel suo stato il suo vantaggio aumenta se stiamo qui a parlare."
"No." disse la vampira in tono duro "Non mi costringerai un'altra volta ad aiutare un nemico. Non puoi negare che lo sia, no. Lui ha scelto di esserlo e tu lo sai. Non mi interessa il suo destino."
Astrea alzò gli occhi al cielo. "Lao non abbiamo scelta se non dividerci! Non posso obbligare Carnival ad andare dietro a Aygarth e nemmeno ci tengo a farlo, hai visto che hanno fatto l'ultima volta quando sono rimasti da soli per mezzo minuto?"
Lao guardò alternativamente la ladra e la vampira per qualche secondo."Io andrò. Quantomeno per fargliela pagare per avermi colpito." i suoi occhi si fermano su Astrea."Tu che farai?"
"Se vuoi puoi andare piccola sorella...io ti vorrò bene lo stesso. Ma ricorda quello che ti ho detto" disse Carnival.
"Che potrò mai fare, Lao? Non sono nemmeno riuscita a fermarlo quando era ferito in modo grave!" Scosse la testa. "Voglio un bene dell'anima ad Aygarth, ma sarei solo di intralcio e lo sai." Guardò la vampira. "Non mi mettere contro ad un muro, Carnival, non devo scegliere tra te e lui. Scelgo per il meglio di entrambi."
"Tutto ciò è molto commovente" commentò Galdor "ma forse è meglio che chi deve si metta in marcia quanto prima, o il ragazzo avrà già fatto quanto deve o, per lo meno, sarà morto nel tentativo di farlo..."
"Tagliamo la testa al toro." sbottò."Aygarth non vola e ha lasciato tracce. Le seguirò e lo ritroverò." abbracciò con lo sguardo gli altri."Da solo. Vi raggiungerò entro due giorni. Con o senza di lui."
"Ehi, Lao" disse Ulkos in direzione dell'anziano." Come lo segui se non lo senti con la mente? Ti aiuterò io" propose risoluto.
"Ulkos ha in qualche modo ragione, Vecchio." Disse il guerriero "Se dovessi perdere le tracce non avresti modo di stargli dietro, porta Ulkos e Magistra, sarete veloci e al sicuro... io e Carnival baderemo alla ragazzina...."
"Non chiamare la mia allieva ragazzina. E' più testarda e intelligente di quanto pensi, ha imparato da me. Accetto di andare io Ulkos e magistra, anche se preferirei andare solo."
"Eppure c'è un muro davanti a te, dolce sorella, e ad ogni passo in avanti che fai, ti avvicinerai sempre di più" rispose gentilmente Carnival, lasciando che gli altri si organizzassero nel modo che preferivano "Povera, piccola sorellina" aggiunse con un sogghigno "non facciamo altro che strattonarti in una direzione o nell'altra, vero?"
Astrea fulminò Galdor con lo sguardo. "Non sei simpatico, nemmeno un po' e Carnival in questo momento hai più bisogno tu di essere tenuta d'occhio che io, credimi. Andate alla svelta, non voglio rallentarvi ancora." Disse rivolgendosi agli altri. Si avvicinò a Lao per abbracciarlo e bisbigliò piano per non farsi sentire. "Porta indietro Aygarth, ti prego."
"Promesso." mormorò a sua volta il vecchio stringendola tra le braccia."Ti affido Carnival." si staccò da lei e si rivolse a Ulkos."andiamo."
La vampira rivolse un sorriso tutto canini alla ragazza "Fai bene a tenermi d'occhio , dolce sorella. Io sono pericolosa, sai. Sangue ed Anime" disse, con un tono che non lasciava capire fino a che punto stesse scherzando.


Con un balzo, il licantropo precedette di qualche passo Lao, annusando l'aria a fondo, e captando gli odori circostanti cercando di trovare la traccia di Aygarth. Lo trovò quasi subito: odore di sangue. Non più misto a cenere però, ma semplicemente sangue. Il problema era capire da dove scaturissero, perchè non ne trovava traccia per terra.Molto strano, pensò. Che faceva, volava per caso?
"Per di qua, direi" disse a Lao e Magistra, che erano qualche passo dietro di lui." mi sembra più forte l'odore in questa direzione." E con un balzo in avanti, i tre si inoltrarono lungo la via, seguendo la traccia scoperta da Ulkos. Sapevano che non sarebbe stata una cosa facile, ritrovare Aygarth.

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Akhayla
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MessaggioInviato: Gio Feb 09, 2012 10:06 am Rispondi citandoTorna in cima

Aygarth aguzzò la vista. Poteva vedere le chiome degli alberi estendersi fino a perdita d'occhio, ma riusciva senza problemi a distinguere la monotonia del panorama spezzarsi ad alcune miglia verso est, come se una spaccatura nel terreno dividesse un continente dall'altro. Gli era parso anche di vedere qualcosa in tutto quel verde: una costruzione, o qualcosa di simile. La ziggurat? La vista non gli dava certezze, ma il rombo della Forgia in lui lo spronava a non avere più dubbi.
Abbassò lo sguardo. Il ramo che lo reggeva scricchiolava. Decise quindi di non correre rischi e, calibrando il salto, si lanciò verso quello successivo. Questo resse, ma lui non si fermò: continuò ad avanzare, passando da un ramo all'altro, come se il terreno sottostante fosse un fiume da guadare. Erano stai i ricordi di Cronista, inconsci o meno, a indurgli quel comportamento. Era utile per non lasciare tracce, anche se non propriamente elegante.
Mi staranno seguendo?
Ne era certo. Eppure continuava a chiederselo. La sua mente continuava a volare da Astrea, alla propria mano chiusa a pugno, al suo dolce peso mentre la sosteneva, boccheggiante. Gli si attorcigliò il cuore, di nuovo, a quel ricordo. Mi dispiace, mi dispiace, mi dispiace, pensò con trattenuta disperazione. Non smetteva di ripeterselo, forse anche per evitare di pensare ad altro. Al fatto che le sue falcate erano ampie, che i graffi provocati dalle fronde nei suoi salti guarivano all'istante, al fatto che non sentisse la fatica della corsa. Tastò i canini con la lingua: niente, erano ancora al loro posto. E il sole che trapelava dalle fronde non gli dava alcun fastidio. Però sentiva che la bestia che albergava dentro di lui era soltanto trattenuta come un cane al laccio. Ne aveva liberato solo un potenziale, ma quanto rischio stava correndo? Quanto ci mancava perché prendesse il totale controllo?
Non pensarci, non pensarci. Pensa a Zadris.
Bastò quell'esortazione a fargli mettere le ali ai piedi. Provò a espandere di nuovo la Forgia, e di nuovo ottenne la conferma della giusta direzione. Si scuoteva in lui minacciando di fargli perdere il controllo da un momento all'altro.
Zadris, dove sei? Zadris!
Come risposta, ci fu un contraccolpo psichico di tali proporzioni da farlo sbilanciare. Preso alla sprovvista, Aygarth gridò e perse l'equilibrio, rovinando al suolo. Solo un ultimo guizzo di riflessi gli fece afferrare un ramo spenzolante ed evitare di rompersi l'osso del collo. Non era molto sicuro di riuscire a guarire anche quello.
"Dannazione..." imprecò tra sé mentre si risollevava sul ramo. Scosse la testa per riprendersi e attese qualche secondo, per essere sicuro che quel fenomeno non si ripetesse. Voltò la testa, convinto di trovarsi da un momento all'altro al cospetto di un Lao furibondo, o peggio, di Carnival assetata di sangue e vendetta per ciò che aveva fatto ad Astrea. Ebbe la tentazione di espandere la Forgia per capire la loro posizione, ma una voce imperiosa nella sua testa lo frenò.
Sei pazzo?! Ti troverebbero all'istante! Resta nascosto. Non ti curare di loro. Non ora.
Aygarth digrignò i denti. Non ho comunque molto vantaggio. L'ideale sarebbe avere una mezza giornata di anticipo sulla loro marcia.
L'avrai. Finché mi lascerai un po' di spazio...
Non chiedere troppo!
...non avrai bisogno di dormire.
Aygarth tacque.
Come ci ripensi in fretta, eh?
Non significa niente.
Bugia. Come se non me ne potessi accorgere. Avanti, fammi vedere la strada da fare. Tra poco sarà buio. Sai cosa porta la notte, vero? Sai cosa significa trovarsi senza riferimenti visivi, quando la foresta attorno a te pullula di Mietitori?
Quel pensiero scosse Aygarth, all'improvviso. Gli altri...!
Se la sanno cavare benissimo, lo sai anche tu! Ora concentriamoci sulle cose serie. Un po' di spazio ancora. Solo per vedere.
Il giovane emise un profondo respiro. Gli occhi, baluginanti di Forgia, si tinsero di rosso, per un attimo, per poi tornare normali. Quasi. Una pagliuzza sanguigna aveva tinto un'area dell'iride dapprima grigia.
Un bello schifo come strada. Ci saranno imboscate in ogni dove. Lasciami vedere, stanotte. Lascia fare a me.
Ho detto NO!
Fai come ti pare...
Aygarth strinse i denti e contemplò il cielo. Il crepuscolo era imminente. Quanto tempo sarebbe passato prima di sentire il ruggito dei Mietitori?
Solo al mio segnale.
Un grugnito di soddisfazione nella sua testa. Cominciamo a capirci, a quanto pare.
I canini da mezzovampiro di Aygarth brillarono nell'ultima luce del tramonto. Infine, si dileguò tra le fronde.

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Lorenzo Ferretti
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MessaggioInviato: Gio Mar 08, 2012 12:25 am Rispondi citandoTorna in cima

Poco tempo dopo la loro partenza, Ulkos si fermò. La traccia stava diventando flebile per qualche strano motivo. Fino a quel momento non li aveva abbandonati mai del tutto, ma adesso, qualcosa sembrava non andare. Il licantropo si girò verso Lao, fissandolo per una frazione di secondo, con aria meditabonda: se non si trovavano tracce per terra, allora...
"Gli alberi!" esclamò, dandosi dello stupido fra sé e sé. "Può essere passato sugli alberi?" chiese poi a Lao.
"Difficile. Ma non impossibile per lui." il vecchio alzò lo sguardo a sua volta, osservando le fronde."Ha preferito sacrificare la velocità per l'anonimato. Furbo il battiferro." commentò con una punta di ammirazione prima di voltarsi verso il mannaro."Segui il tuo naso. Non riesco a individuare la sua mente."
"D'accordo, provo a seguirlo" annuì Ulkos deciso. Avrebbe ritrovato quel ragazzo prima che si fosse fatto male...o almeno in tempo per evitare che se ne facesse troppo. Continuò perciò ad annusare l'aria, conducendo i suoi compagni verso il fitto della foresta. "Se è salito sugli alberi avrà lasciato una traccia molto flebile..." ragionò Ulkos a voce alta."Ogni tanto dovremo controllare se sugli alberi c'è qualche sua traccia. Non puoi in qualche modo percepire dei segni del suo passaggio sui rami?" chiese poi nuovamente al vecchio.
"No. Non hanno mente che io possa sondare. E non riesco a connettermi con la sua." sbottò Lao nervoso."Come ci riesce. Non stiamo neanche parlando di Carnival o di Astrea. Lui non ha nessun tipo di addestramento."


Stava calando la notte. Troppo rapida. Troppo silenziosa.
Aygarth si fermò e il ramo ondeggiò sotto il suo peso. Si poggiò al tronco per riprendere fiato. Era stanco, ma non distrutto. Non come avrebbe dovuto essere.
Era inquietante.
Il suo sguardo fendette le tenebre calanti. Si stava facendo buio troppo in fretta. Sbatté più volte le palpebre, poi d'improvviso le sue iridi vennero attraversate da un bagliore rosso.
Mai vista un'oscurità così luminosa! Quasi se ne stupì. Quasi la ammirò. Senonché si ricordò in fretta da cosa fosse dipesa. Rabbrividì e la smorzò, rimanendo immobile per domare quel mutamento. Si odiò per quella debolezza, per l'aver lasciato sfuggire...
Un mugugno, poco lontano. Un altro.
E quell'odore.
Aygarth spalancò gli occhi. Il ringhio divenne forte. Lo avrebbe riconosciuto dovunque. Allora digrignò i denti e portò la mano alle spade gemelle che portava legate sulla schiena.


Il licantropo annuì all'affermazione di Lao. Le probabilità di sbagliare la pista erano abbastanza alte se avessero continuato a cercare Aygarth a quella maniera. C'era solo un modo: provare a seguire lo stesso percorso del giovane fabbro.
"Posso provare a seguire la pista direttamente sugli alberi" affermò a sua volta."Voi potreste seguirmi dal basso, e non rischieremmo di sbagliare pista. Che ne dite?" chiese poi ai due. Non attese la risposta: con un orrendo rumore di lacerazione, Ulkos prese a tramutarsi in licantropo, con rapidità stupefacente. In meno di un minuto, di fronte a Lao e Magistra, stava eretto il lupo di due metri dal pelo bianco.
"Statemi dietro" intimò loro.
Spiccato un balzo, la bestia saltò sul primo albero alla loro destra, arrampicandosi ad una velocità impressionante. Lassù l'odore di Aygarth era più forte."L'ho trovato! Siamo fortunati!" disse verso i suoi copagni. Balzò al ramo successivo, girandosi per vedere se lo seguivano."Presto, non c'è un minuto da perdere!" ringhiò in direzione di Lao e Magistra. E continuarono così la loro corsa.


Uno. Due. Tre, quattro, cinque...
Aygarth ne perse il conto arrivati al settimo. Mietitori. Solo quando si fermarono, si accorse che erano una dozzina. Circondarono l'albero su cui era appollaiato, ringhiando come mastini. Uno di loro s'avventò sul tronco, scuotendolo; lui dovette aggrapparsi per evitare di ruzzolare.
Fammi uscire.
Dovette lottare per non perdere l'equilibrio. Un altro dei Mietitori spiccò un balzo, schiaffeggiando l'aria. L'artigliata sfiorò il ramo su cui si trovava. Quattro esemplari, invece, sembrarono fiutare qualcos'altro e abbandonarono l'assedio, precipitandosi in direzione opposta.
Fammi uscire.
Aygarth imprecò. Uno dei Mietitori era balzato sul tronco, sorreggendosi con gli artigli. La bocca disarticolata iniziò a schioccare ritmicamente.
Fammi uscire!
Aygarth cacciò un grido. Le iridi divennero rosse. Fu tutto rosso.


"Fermi!" Lao si bloccò sotto un enorme quercia. "C'è qualcosa." disse rispondendo ai loro sguardi."E'...lontano. Ma c'è qualcosa." spiegò. Un'improvvisa sferzata mentale lo aveva costretto a bloccare la sua corsa. Sentì rabbia, desiderio di combattere. E anche qualcos'altro, in avvicinamento.
Ulkos si irrigidì sul ramo di un grosso albero, quando Lao gridò. Fiutò freneticamente l'aria: una vago e indistinto odore si sentiva nell'aria, ma nulla di preciso. Poteva anche non essere nulla. Ma se c'era una cosa che aveva imparato a rispettare, erano i sensi di Lao.
"Non dirmi che si tratta di quello che penso..." disse balzando agilmente giù dal ramo, e strizzando gli occhi canini nella direzione in cui guardava Lao.
"Alle volte mi sbaglio. Ma non capita spesso." quel qualcosa in avvicinamento si faceva sempre più forte."Salite sugli alberi tu e Magistra. Io li attiro e voi colpite alle spalle." ordinò il vecchio posandosi a gambe larghe accanto all'albero che occupava il mannaro.
Il guerriero-licantropo balzò di nuovo sul suo ramo, cercando di non lasciare tracce del suo passaggio.Era pronto a qualsiasi evenienza, non avrebbe mancato il bersaglio. Sciolse i muscoli delle spalle e del collo, rivolgendosi poi in direzione di Magistra, che si era arrampicata su un'altro albero. La trappola era pronta, mancavano solo i principali interessati. Che arrivarono di lì a poco, come se il suo pensiero li avesse evocati.



Il Mietitore s'inerpicò sull'albero. Aygarth lo attese. Avrebbe potuto schivarlo facilmente saltando sul ramo successivo, ma lo aspettò, con pazienza. Il peso della bestia fece inclinare i rami. La creatura si abbarbicò al tronco e sibilò spalancando le mascelle.
Aygarth gli rispose allo stesso modo.
Il Mietitore saltò. Il giovane scansò l'artigliata, spostandosi su un ramo adiacente. La bestia s'aggrappò al ramo dove prima stava il ragazzo; la pianta si piegò sensibilmente. Allora spiccò un nuovo balzo, ma stavolta le lame erano protese. La punta di entrambe lo impalarono, ma non lo neutralizzarono; rimase a scalciare come una furia. Alcune artigliate raggiunsero il volto del ragazzo, che rimase impassibile. Le ferite si chiusero quasi subito.
Con un calcio, Aygarth liberò le spade. Il Mietitore ebbe appena il tempo di cadere che queste s'incrociarono sul suo collo, in un'unica, doppia falciata. La testa della bestia, mozzata con precisione quasi incredibile, ruzzolò a terra insieme al corpo. La caduta del cadavere provocò un'iniziale confusione tra i Mietitori, che però non persero altro tempo e cominciarono a loro volta la scalata sulla pianta.
Aygarth non rimase ad aspettarli. Con un balzo, passò all'albero vicino, provocando l'immediato inseguimento.


"Eccoli eccoli eccoli eccoli." non fece altro che sussurrare a se stesso Lao per i successivi tre minuti. Dapprima li sentì, o meglio, non riuscì a percepirli con la mente. Gusci vuoti di tenebra nel mare che era la foresta per la sua telecinesi. Poì venne il loro galoppo, l'ansimare di aria attraverso zanne a piolo."Eccoli!" urlò quando riuscì a vederli. Tre, no quattro, Mietitori che lo caricavano a testa bassa. La sferzata psichica fece tremare gli alberi attorno a lui mentre ogni singolo sasso nel raggio di dieci metri si sollevava, fluttuando a mezzo metro prima di partire come una freccia contro le bestie degli Inquisitori.
Nel momento in cui i sassi impattarono contro i corpi dei Mietitori, Ulkos balzò giù dal suo ramo, avventandosi contro il mostro che era più avanti rispetto agli altri. Si stava scrollando l'enorme testa dentata, quando la zampata di Ulkos lo raggiunse, facendogli scattare il capo di lato. Immediatamente il Mietitore rispose con una zampata degna di un orso gigante, che però il lupo bianco schivò.
Anche Magistra, dal canto suo, aveva iniziato a darsi da fare: con la ferocia di un predatore si avventò su un altro esemplare di Mietitore, e con i suoi poderosi artigli gli squarciò un fianco, facendolo urlare di dolore. Con prontezza, il mostro fece scattare le fauci nella sua direzione, mancandola per un soffio. La donna rispose a sua volta con un balzo che la fece atterrare sulla groppa del bestione, dalla quale cominciò ad infierire nuovamente con gli artigli. Dopo pochi inutili tentativi di scrollarsela di dosso, il Mietitore finì con la testa mozzata, mentre il resto del suo corpo si agitava negli ultimi spasmi involontari della morte.


Aygarth correva. Non aveva bisogno di voltarsi per controllare la posizione dei suoi inseguitori: li sentiva ansimare alle calcagna, sempre dappresso. Usare ui rami come trampolini di salto non gli dava un grande vantaggio, ma almeno gli permetteva di stare lontano dai loro artigli. Se soltanto avesse avuto Zadris... i suoi due metri di portata gli avrebbero consentito d'agire senza stare nel loro raggio d'azione...
Zadris, Zadris, Zadris!
Uno dei Mietitori accelerò in corsa, spiccò un balzo e atterrò due alberi più avanti, in una pioggia di ramoscelli, attaccandosi al tronco come un ragno. Aygarth era già saltato su quello successivo e si ritrovò a pochi metri di distanza dalla bestia, che lo prese in controtempo: compì un salto in direzione contraria, la bocca spalancata e le zampe protese, pronte a colpire. Il ragazzo non poté fare altro che stendere una delle spade, reggendosi al tronco con l'altra mano per assorbire l'impatto, che fu comunque forte.
Batté con la schiena contro il tronco. La spada aveva trafitto la gola del mostro e ora le mascelle irte di denti schioccavano a pochi centimetri dal suo viso. I rami più grossi impedivano al mostro di muovere le zampe, ma Aygarth scoprì di non potersi muovere a sua volta. Poté solo rinforzare la presa sulla spada, mentre le zanne conquistavano terreno.


Il mietitore, come Ulkos aveva scoperto poco tempo prima, era una creatura tenace, come qualsiasi altro prodotto della pazzia umana. Aveva pochi punti deboli, e moltissimi vantaggi, come la rigenerazione quasi istantanea dei tessuti e degli organi. L'unico modo per ucciderlo era staccargli la testa in pratica...
Con un ruggito, il licantropo si avventò nuovamente contro l'abominio, imitando Magistra e saltandogli in groppa. Con violenza, inutile dirlo, animalesca, afferrò la base del collo del mostro con le zampe anteriori, cominciando a tirare. Il mietitore si divincolò, cercnado di evitare la presa, rotolandosi su un fianco perfino, ma Ulkos non mollò. E continuava a tirare...Finchè, insieme ad un ruggito, si udì lo schianto di un osso, e dopo pochi istanti, la testa del mostro volò via, strappata letteralmente dal resto del corpo. Ulkos si rialzò soddisfatto, cercando il prossimo avversario.
L'ultimo Mietitore si avventò contro Lao ringhiando rabbioso. Il vecchio attese che la creatura raggiungesse la cuspide del salto prima di partire in avanti scaricandogli un tremendo montante alla mascella. La forza del colpo unita a quella del salto mandarono il Mietitore schiena a terra quattro metri più in là. La telecinesi del vecchio fece tremare la terra sollevando un masso di più di due quintali, che volò schiacciando il Mietitore dalle spalle in su. Lo schiocco della scatola cranica che si frantumava venne coperto da nuovi ruggiti, molto vicini a dove si trovavano. "Io non li voglio aspettare, e voi?"
"Sono interessato quanto te a vederne le carie sui denti" proclamò Ulkos, cominciando ad allontanarsi.
"Nemmeno io" disse Magistra.
Cominciarono così a correre verso lo specchio d'acqua dal quale erano partiti.

Ti vuoi decidere?
Aygarth quasi non respirava, pur di non perdere la concentrazione dello sforzo. Tenersi lontano quelle fauci sbavanti si stava rivelando un'impresa. Sotto l'albero, gli altri Mietitori si accalcavano come mastini che assediavano un gatto. Il giovane cercò di stendere le braccia, ma non osava neanche mollare la presa sulla spada. Bastava un errore e quelle...
...zanne ti mangeranno la faccia! Sbrigati!
Aygarth chiuse gli occhi, digrignando i denti. Lo sforzo stava diventando insostenibile. Se soltanto anche l'altro braccio fosse stato...
...libero! Ci ammazza! Lasciami libero!
Il cuore accelerò, rallentò.
Lasciami libero!
Aygarth ruggì. Spalancò gli occhi e la bocca, improvvisamente con zanne da Vampiro.


"Muoviamoci, ritrova la traccia." il mannaro saltò all'albero successivo, inspirando rumorosamente dal naso. "Ce l'ho!" ringhiò riprendendo la sua marcia, seguito a ruota dal vecchio e da Magistra. "Acceleriamo. Li sentite quei ruggiti?"
Continuando a seguire la traccia odorosa di Aygarth, Ulkos guidò i compagni nel folto della foresta, sulla strada del ritorno per arrivare alla pozza d'acqua dove si erano separati dal resto del gruppo. Nel frattempo, alle loro spalle udivano i ruggiti dei Mietitori che davano loro la caccia. Non erano molto vicini, ma nemmeno abbastanza distanti da non costituire una minaccia...avrebbero dovuto correre per un bel pezzo prima di lasciarseli alle spalle... Oppure, molto più robabilmente, avrebbero dovuto combattere ancora. Sinceramente, nessuno dei tre avrebbe seriamente desiderato la seconda scelta, purtroppo però non si parlava più esattamente di scelta: si trattava di vivere o morire.
"Più svelti Lao!" ansimò Ulkos, slatando da un albero all'altro."Non possiamo fermarci!" continuò, cercando di incitare i compagni. Corsero per qualche miglio prima di fermarsi in una piccola radura, quasi senza fiato. La traccia di Aygarth continuava nel folto, ma oramai l'avevano trovata. Il problema era se continuare a correre o meno. I ruggiti dei Mietitori erano cessati...almeno per ora.
"Dite...che li abbiamo...seminati?" domandò Ulkos con il fiato corto
"Non hanno mai il fiato corto quelli purtroppo..." Lao gli si affiancò."Quanto dista Aygarth?" chiese tendendo l'orecchio alle fronde. I ruggiti si erano attenuati tanto da sparire, ma era bastata quella brevissima sosta per farli ricomparire. "Come volevasi dimostrare. Se non mi viene un infarto per la corsa e non finisco smembrato giuro che Aygarth lo ammazzo..."

Aygarth lasciò la presa sulla spada e s'avvinghiò al Mietitore, quasi ad abbracciarlo. Quella mossa lo costrinse di più contro il tronco e le fauci del mostro gli arpionarono una spalla. Tuttavia, anche le sue colpirono. Presero in pieno il collo della bestia e incisero in profondità un morso che trasudò sangue scuro. La creatura guaì lasciando la presa sulla sua spalla, le cui ferite si rimarginarono all'istante.
Con uno spintone, il giovane si liberò dalla presa. Il Mietitore precipitò dall'albero, mentre il ragazzo, con un salto, ricominciava la sua fuga tra gli alberi. Gli ultimi due Mietitori rimasti lo inseguirono. Quello ferito rimase a terra qualche istante, mugolando; poi si alzò e caracollò in direzione opposta, la ferita al collo che s'infiammava e si copriva di strani sfoghi a ogni secondo che passava.


"Non lo so, forse due, tre ore, considerando che sta viaggiando ad una volecità davvero impressionante" riflettè Ulkos in risposta alla domanda di Lao."Per raggiungerlo dobbiamo correre velocemente anche noi...e con i Mietitori alle spalle non mi sembra che abbiamo molta scelta, apparte quella di combattere, è ovvio" concluse poi guardando sia Lao che Magistra. Si prepararono per ripartire,seguendo sempre la traccia lasciata dal ragazzo.
"Piano B allora." Lao emise un profondo sospiro. "Io li attiro e continuo da solo. Voi raggiungete gli altri." lanciò un sorriso sardonico ai due."Sono un Inquisitore disertore. Sono la portata principale. Andate!"
"Sicuro di farcela?" chiese preoccupato il licantropo, guardando negli occhi il vecchio.
"Ovviamente no." rispose baldanzoso il vecchio. " Ma visto che è la nostra sola possibilità seria ti risponderò: Sì"
"Veramente penso..." disse Ulkos." Che questa sia la risposta più idiota che io ti abbia mai sentito pronunciare" continuò." Ti squarteranno, Lao. E in tre abbiamo sicuramente maggiori possibilità se permetti!" disse poi acquattandosi sulla difensiva.
"Maggiori probabilità di venire catturati forse." Lao incrociò le braccia, scrutandolo. "Più perdi tempo a ragionare meno tempo avrete per scappare. E' la decisione più pragmatica. Invece di rischiare in tre per trovarne uno solo, rischio solo io per acchiapparne uno. Semplice e lineare."
Il guerriero ci riflettè un attimo, continuando a fissare il vecchio.
"Qualcosa nel tuo ragionamento mi dice che cerchi di mandarmi via a tutti i costi, in modo da rimanere solo qui...ma credo che tu sia abbastanza intelligente da sapere cosa stai facendo" si pronunciò quindi."E sia, buona fortuna Lao! Che gli Dei ti assistano...che assistano il tuo braccio. Conto di rivederti fra non molto!" E detto questo si girò, correndo nel folto del bosco, seguito da Magistra.

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Due cose sono infinite: l'Universo e la stupidità umana. Sulla prima ho ancora dei dubbi.

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MessaggioInviato: Ven Mar 09, 2012 1:01 am Rispondi citandoTorna in cima

Galdor vide sparire gli altri compagni tra il folto delle fronde con una velocità oltre umana. “Siamo rimasti da soli…” affermò con voce piatta. Si voltò ad osservare Astrea e Carnival.
"Ci tenevi tanto a combattere con quelle bestie? Ne sento l'odore, si" disse la vampira in tono di disgusto "Puzzano e Il loro sangue ha un cattivo sapore. Sei ancora in tempo a raggiungerli, sempre che non ti stanchi di correre prima"
“Ci tieni tanto a rispondere male?” le fece eco il guerriero “Hai mai pensato che ci impiegheresti lo stesso tempo a rispondere con un po’ più di cortesia?” sorrise. Non aveva particolarmente voglia di battibeccare dopo quanto era accaduto. In realtà Galdor non avrebbe saputo spiegare come si sentiva in quel momento.
"Andiamo via da qui" Intervenne Astrea. "Possiamo sempre trovare un altro posto da far bruciare o qualche altro contadino da terrorizzare a morte."
Carnival inclinò la testa da un lato per osservare la ladra e poi sorrise "Dici cose divertenti sorellina. E anche tu" accennò con la destra a Galdor "Cerchiamo un villaggio allora. Sarà divertente."
“Si, divertente…” annuì Galdor. “Se ci dirigiamo ancora nord nord-ovest, dovrebbe esserci un paese…” sbuffò il guerriero “ma non saprei nemmeno come si chiama… sempre se abbia un nome…”
"Cosa conta il nome?" ribattè la vampira inarcando un sopracciglio.

Astrea scosse la testa. "Il nome conta poco ma non possiamo girovagare senza meta, Carvival, dobbiamo avere un'idea di dove andare. Non avremo né un lupo né la forgia ma il fiuto di un vampiro è utile per farci strada".
Carnival scosse la testa con aria di finta deprecazione "Io voglio bene alla mia sorellina, ma per lei sono un cane da fiuto" poi prese a fare un lento giro su sè stessa. Ad un certo punto arricciò il naso nuovamente in una espressione disgustata "Non da quelsta parte" e riprese il suo esame "Di là. Sangue ed anime. Le sento."
Galdor trovò quella scena tra il comico e il grottesco. Necessitare di un vampiro per trovare la strada, che assurdità! Ma forse Astrea non sapeva che il guerriero aveva girato quasi tutte quelle terre negli anni passati. Scosse il capo cercando di scacciare quei pensieri e si avvicinò alla ragazza. “Ce la fai a camminare? “ le chiese.
"Sto bene, non sono ferita" Non fisicamente almeno pensò Astrea. "Non sei un cane ma sei utile per tenerci alla larga da ogni essere umano e non." Rispose alla vampira con un sorrisetto.
"Vuoi andare in un villaggio quindi diritti in mezzo a una folla di umani puzzolenti" osservò la vampira "ma ammetto che esiste di peggio".
"Allora in marcia" decretò il guerriero "Speriamo di arrivare prima che sia buio..." concluse stringendo le cinghie del fodero a sistemandosi in spalla quel poco che rimaneva dei loro bagagli.

“Questo posto non mi è nuovo”. Astrea stava osservando il paesaggio che aveva di fronte. Una piccola città costruita ai margini di una zona rurale, il più grande centro abitato che si poteva trovare a decine di miglia di distanza da piccoli villaggi di contadini sperduti tra le colline. “Non pensavo che mi sarei spinta così tanto a nord.” Era stato un giorno intero di marcia, interrotta solamente da brevi soste; non volevano arrivare a destinazione oltre il calar della sera dato che non avevano granché scorta di cibo e acqua e poca voglia di dormire all'addiaccio.
Rimase immobile per qualche istante, lo sguardo perso in chissà quali pensieri poi scosse la testa come a volerli allontanare. “Sto letteralmente morendo di fame, speriamo di passare completamente inosservati ora che siamo solo in tre.”
"Anche io ho fame" commentò quietamente Carnival
"E cerca di fartela passare... troviamo una locanda per stanotte" rispose il guerriero.
La vampira indirizzò una smorfia sprezzante a Galdor "Sai pensare solo a ficcarti sotto le coperte, vero?"
Il guerriero inarcò un sopracciglio. “Quello… e una buona cena nello stomaco, cosa c’è di meglio?” che Carnival pensasse ciò che preferiva, non aveva dimenticato la scenata alla locanda al villaggio quando l’aveva trovato con Astrea… come se avessero fatto poi qualcosa di male e, anche se fosse, Galdor aveva smesso di dover spiegazioni a qualcuno da molto tempo ormai. “Astrea, fai strada se conosci il posto…” concluse.
Astrea sorrise, i battibecchi tra i due erano divertenti tutto sommato. “Siamo ad Anadea.”
L’intera città era circondata da una bassa cinta muraria che si innalzava solo per formare un grande arco di ingresso alla città. Li guidò tra strade e vicoli fino ad arrivare davanti all’unica locanda che c’era lì; era tutto più o meno come ricordava Astrea, ma c’era qualcosa di insolito. Quel posto era più malridotto e poco curato di quanto aveva memoria, come se tutti avessero da un momento all’altro perso interesse a prendersene cura, in più incrociarono pochissime persone per strada rendendo l’atmosfera ancora più triste.
Galdor si guardò intorno mentre camminavano. "Da come hai detto che qui siamo ad Anadea, sembrava un bel posto... ma a guardarlo bene..." lasciò la frase in sospeso come se ciò che li circondava fosse sufficiente a spiegare. "Non credo che verremo notati... in realtà non credo che qualcuno ci vedrà e basta..."
"Un posto è soltanto un altro posto" disse Carnival in tono indifferente, mentre si portava la destra al volto sfiorando i veli che la proteggevano dalla luce del sole "Voglio sangue, e sentire l'aria della notte". borbottò in tono lamentoso.
Il guerriero non diede ascolto ai borbottii della vampira, si limitò a schiudere la porta della locanda – la botte pregiata – “Come no…” pensò guardando l’insegna che pendeva tristemente retta da due catene mangiate dalla ruggine. Entrò.
“Oste!” chiamò nel vedere il locale completamente deserto, anche dietro il bancone non sembrava esserci nessuno. Ebbe il tempo di scambiarsi un’occhiata con Astrea che una porta si aprì e comparve la figura di una donna. Fisico da massaia e i fianchi di una madre, aveva un volto pasciuto e capelli grigi tagliati corti.
“Buongiorno, signori” fece squadrandoli “Siete nuovi da queste parti?”
“Non proprio.” Astrea tagliò corto con le domande. “Ci servirebbe una stanza per la notte e un pasto caldo.” Si guardò intorno per esaminare la bettola in cui si trovavano. “Che è successo a questo posto e alla città in generale?”
La donna si grattò il mento e squadrò i tre dalla testa ai piedi con insolenza prima di rispondere. “Ragazza, certo che vivi fuori dal mondo. Con i tempi che ci sono cosa ti aspettavi di trovare qui?” Fece un cenno con la mano. “Seguitemi.” Disse avviandosi per le scale che conducevano al piano superiore.
"Io non mi aspettavo niente di più di quello che ho trovato, fin da quando siamo arrivati in questo luogo" commentò la vampira con suo solito sferzante sarcasmo.D'altro canto persino lei era lieta di un posto dove potersi finalmente disfare del suo paludamento e mettersi finalmente a suo agio.
“E che tempi corrono da queste parti?” fece il guerriero. “Sa, siamo in viaggio da qualche tempo…” intanto andava dietro a al gruppo su per le scale.
La locandiera li condusse in una stanza buia e umida, c’era odore di stantio là dentro come se nessuno l’avesse più usata da qualche tempo. Astrea era sicura di trovarci le tarme tra le coperte ma evitò di pensarci troppo.
La donna roteò gli occhi al cielo e mostrò una smorfia di disprezzo. “Le guardie, il coprifuoco, gli arresti, le esecuzioni, quale vuoi che sia il motivo di tutto questo squallore? Per cena c’è una zuppa di cipolle e verdure e pane nero. Aspettatemi di sotto.”
“Purché sia calda, signora…” il guerriero riferito alla zuppa. Non disse altro riferito agli eventi cittadini fino a quando non fu uscita. Non degnò di un commento nemmeno la stanza, che sembrava più una soffitta in disuso che la camera di un’osteria. “Pensavo che ad Athkatla se la passassero male, ma a quanto vedo l’inquisizione ha un braccio maledettamente lungo…” disse agli altri due.
La vampira frattanto stava togliendosi il velo e gli abiti pesanti che proteggevano dalla luce del sole. Gettò il tutto in maniera negligente su un letto e sembrò subito felice di essersene liberata in maniera quasi infantile.
"Uccidiamoli" propose gaiamente con un sogghigno dei suoi mentre il pavimento della stanza scricchiolava sotto i suoi passi.
"Chi!?" Il guerriero e la ladra si voltarono verso Carnival nello stesso istante sgranando gli occhi.
Gli angoli della bocca della vampira si piegarono verso il basso "Gli Inquisitori, ovvio" disse pestando un piede e strappando altri scricchiolii al pavimento.
Astrea fece un sospiro e aggrottò la fronte. "Abbi un po' di pazienza che prima o poi ci trovano e potrai fare quello che ti pare con loro"
"No" dissentì Galdor, "Manterremo un profilo basso e non combatteremo se non sarà strettamente necessario. Non sappiamo in quanti sono né se le guardie sono dalla loro parte." scosse la testa. "Sia se li sconfiggessimo o meno significherebbe altre ripercussioni verso la popolazione. Questa storia non è così semplice quanto me l'aspettavo."
Carnival gli indirizzò un'occhiata perplessa "Moriranno comunque prima o poi" osservò.
La ragazza scosse la testa e parlò a voce estremamente bassa. "La locandiera ha parlato di arresti ed esecuzioni, potremmo essere anche noi dei fuori legge per quanto ne sappiano e le guardie potrebbero cercare noi."
"Esattamente..." annuì il guerriero. "Ma per ora non voglio pensarci..." continuò "C'è il coprifuoco e sta per fare buio. Rimaniamo qui in locanda, ceniamo e riposiamoci. Faremo dei turni di guardia se sarà necessario ma niente gesti avventati per ora." ’Proprio io a dirlo’ si ritrovò a pensare Galdor.
"La Notte, l'aria fresca" disse la vampira con una certa bramosia "il sangue, il bel sangue rosso....siete cattivi a volermi tenere qui rinchiusa, si siete cattivi con me. Io ho tanta sete" disse Carnival con una nota inquietante nella voce.
Astrea si morse un labbro. "Questo è un problema in effetti, dovremo ripartire domani perché Carnival non può stare qui." Scosse la testa. "Domani è un altro giorno e ci penseremo dopo. Si va a cenare? Senza offesa Carnival... Ah Galdor io non ho un soldo in tasca, era Aygarth che finanziava e io non sono in attività da un po' di tempo ormai."
Il guerriero sorrise "Se fossi un altro ti direi che è il momento più adatto per rientrare in attività, ma visto il clima che tira da queste parti pagherò io. Non ho i soldi di Aygarth ma dovrebbero bastare per una notte in questa bettola..."
Carnival si imbronciò ma non fece commenti. "Sono stanca" disse infine " sempre di giorno, sempre sotto l'odiosa luce, Non voglio vedere altre Cose Viventi. Vi aspetterò qui, si. Non mi lascerete sola per molto, vero?"
La ragazza fece un mezzo sorriso e fece cenno di no con il capo, Carvival non avrebbe mai smesso di stupirla come adesso che temeva la solitudine. "Torniamo subito."
"Siamo noi a non doverti lasciare sola oppure tu a non volerci lasciare soli?" rise il guerriero all'indirizzo di Carnival.
"Sei tu che non vuoi rimanere solo con me, uomo stanco. Di che hai paura, io mi chiedo" ribatté la vampira, mostrando nuovamente il suo sorriso storto.

Di sotto non trovarono nessuno, c'era solo un tavolo con una tovaglia ingiallita a sgualcita, tre ciotole di zuppa calda e del pane. Astrea si guardò intorno ma della locandiera nemmeno l'ombra, alzò le spalle e prese posto.
"Questa si che è ospitalità..." commentò Galdor guardandosi intorno. Prese posto a sua volta. "Beh, per lo meno non patiremo la fame..." quando contò il numero delle ciotole.
La ragazza spezzò un po' di pane nero e indurito. "Mi sembra di aver vissuto fuori dal mondo negli ultimi anni. Questa è la mia terra ed è così cambiata." Disse con un tono di voce malinconico.
“Fuori dal mondo… forse è così.” Il guerriero prese una cucchiaiata piena della sua zuppa e storse il naso quando la assaggiò. “Non sembra avvelenata, avrebbe un sapore migliore…” commentò sarcastico. “Mi dispiace…” tornò serio “per te, per queste terre…” un attimo di pausa “dev’essere una sensazione orribile”.

Lei annuì. "Abbastanza." Rimase con il cucchiaio a mezz'aria persa nei suoi pensieri rivolti verso la sua famiglia. "... E se la cercassi?" Mormorò senza rendersi contro di averlo detto a voce alta.
Il guerriero alzò gli occhi dal piatto e la fissò con aria interrogativa; un 'chi?' aleggiava nell'aria senza bisogno che la voce lo oggettivasse.
Astrea si morse un labbro e fece una smorfia. "Niente, sto vaneggiando. Sarà la stanchezza." Abbassò gli occhi sulla zuppa che in quel momento per lei non aveva né odore né sapore.
“Io non ho detto niente…” rispose il guerriero inarcando un sopracciglio “Di cosa stavi parlando?”
"Mi piacerebbe dare un'occhiata in giro e vedere di nuovo dei posti, ma non credo sia la scelta migliore in questo momento." Fu la risposta restia di lei.
"Ne parleremo con Carnival, di sicuro qui non potremo stare per molto" fece il guerriero. Se Astrea non voleva parlarne non sarebbero bastate le sue domande a convincerla del contrario.
Astrea annuì, fece per dire qualcosa quando si aprì la porta delle cucine e ritornò dalla locandiera. La ladra ebbe modo di osservarla meglio e pensò che fosse proprio una brutta donna. Quella mise le mani sui fianchi impaziente. "Pagamento in contanti."
Galdor evitò i commenti sul cibo e la camera e tirò fuori una manciata di pezzi di bronzo sicuro che sarebbero bastati. Ne aveva viste di locande il guerriero ed un prezzo superiore a quello che lui aveva messo giù sarebbe stato equivalente ad un furto in pieno stile. “Ecco i suoi soldi, signora” disse invece.
La donna prese le monete e andò via senza aggiungere altro. Astrea sorrise. "Ma che gentiluomo ben educato e generoso che sei." Lo canzonò "Io avrei contrattato il prezzo e alla fine le avrei preso tutto il borsello."
“Fintanto che non ci vende agli inquisitori quei soldi se li è guadagnati, eventualmente me li riprenderò con gli interessi…” commentò il guerriero caustico. Poi sorrise. “Chi dovremmo trovare nei posti che vuoi visitare?” domandò riprendendo il discorso di prima.
Astrea aggrottò la fronte e inclinò la testa da un lato. "La mia famiglia per esempio. Farei venire loro un colpo, non sanno che fine abbia fatto né se sia ancora viva o meno." Fece un sospiro. "Te l'hanno mai detto che dovresti farti di più i fatti tuoi?" Continuò con tono ironico.
La parola famiglia calò come un velo sul volto del Galdor che si costrinse a sorridere alla battuta della ladra. “Sarà per questo che sono sempre in mezzo ai guai?” le rispose a tono.
La ragazza lo guardò per un lungo istante in silenzio, poi distolse lo sguardo e rise. "La troppa curiosità spinge il coniglio nella rete direbbe qualcuno."
“Non mi sono mai sentito un coniglio. C’è un sacco di gente che ha più paura di me di quanta ne abbia io di loro…” considerò il guerriero. “Da quanto tempo non li vedi?” riprese poi. “Credo che ormai la rete sia state gettata…” Rise.
Astrea prese a contare con le dita. "Mmm, otto anni più o meno." Sembrava tranquilla dalla voce ma dagli occhi si poteva capire la tristezza che in quel momento provava. "Beh, allora hai la pelle dura! Buon per te, mio caro."
Galdor la studiò. “Eri solo una bambina…” disse con un filo di voce.
“È questo il punto. Quando pensi di essere abbastanza grande da fare delle scelte da sola e ti ritrovi in mezzo ad una strada a doverti arrangiare in qualche modo per sopravvivere finché finisci per incontrare gente sbagliata e inevitabilmente ti metti nei guai." Rispose lei.
Il guerriero la fissò per un attimo. "Abbastanza grande..." sospirò. "E poi non dovrei chiamarti ragazzina?" Rise.
Astrea fece schioccare la lingua nel palato con stizza. "è stato tempo fa, sono cresciuta nel frattempo. Ti sembra?" Cercò di fingersi indignata ma ci riuscì poco perché dovette mettere una mano davanti alla bocca per coprire una risata.
Galdor continuò a ridere e la guardò un poco. “Si, cresciuta…” disse infine. Tornò serio. "Però, guarda, se non avessi fatto quella scelta, giusta o sbagliata che sia, oggi saresti sola contro tutto questo, invece di avere Aygarth e Lao e Carnival…”
Lei fece una smorfia. "E tu? Non mi fai da balia?" Disse sorridendo. Finì il suo pasto insipido e proseguì. "Non te l'ho mai chiesto. Come hai conosciuto gli altri?"
Il guerriero prese un bel respiro e alzò gli occhi al soffitto pensando. “Erano… ah si! Ci trovammo in una locanda, ci fu una rissa e un incendio, una storia abbastanza lunga, e per finire c’erano anche gli sgherri di mio padre a cercarmi…” concluse quasi senza rendersene conto.
Astrea rimase in silenzio un istante. "Mi dispiace."
Galdor la guardò perplessa. “Cosa ti dispiace?” le domandò.
"Per quello che hai passato... Sono entrata dentro i tuoi ricordi quella volta nella rocca di Damarios e ho visto cosa ti hanno fatto." Astrea aveva quel ricordo vivo nella mente come se fosse proprio.
“Anch’io ho conosciuto gente sbagliata e sono finito nei guai” sorrise cercando di minimizzare. Ormai quella storia era conclusa e i suoi spettri sarebbero scomparsi a loro volta, col tempo, forse.
La ladra gli sorrise di rimando ma non chiese altro. Si chiese se anche lui avesse memoria dell'episodio della propria infanzia con sua sorella che aveva condiviso involontariamente con Galdor, se lo ricordasse allora potrebbe capire perché fosse andata via di casa a quattordici anni. "Beh, forse è il caso di tornare su. Ho paura che quella donna venga a cacciarci via da qui con una scopa."
“Sono sicuro che saprai difendermi con la tua lancia” le disse il guerriero sorridendo malizioso.
"Sei la mia balia, ricordi? Non alzerei un dito." Mostrò un mezzo sorriso beffardo.
“Ancora questa storia della balia, ti sembra che abbia il seno da nutrice?” Rise “E’ un modo carino per dirmi di farti il bagnetto?”
Astrea scosse la testa ridendo. "è inutile che fai tanto lo spaccone. Se fossi in pericolo o magari se fossi rapita saresti il primo che verrebbe in mio soccorso perché in fondo sei altezzoso, e saresti fiero di aver salvato una donzella in pericolo e che sarei in debito a vita con te, io come chiunque altra, o sbaglio?"
Galdor si strinse tra le spalle. “Non sarò un cavaliere, ma ci sono cose che mal sopporto.” Fece una pausa. “Non dirmi che non ne saresti comunque lusingata.”
Astrea si alzò dalla sedia e alzò le mani. "Non saprei, forse non ne avrei bisogno. è il bello di avere una vampira come guardia del corpo." Fece l’occhiolino. Non gli avrebbe mai dato la soddisfazione di dirgli quello che voleva sentirsi dire. "Vado a dormire, se volete seguirmi... Se non volete, buona notte." Scimmiottò un inchino e si avviò per le scale ridacchiando.
“Salirò a breve mia signora” le rispose a tono. “non abbiate timore.”
Scosse la testa sorridendo. “Preso in giro da una ragazzina…” e si servì la porzione destinata a Carnival.

Astrea era di buon umore quando tornò su in camera da Carnival; per qualche minuto aveva messo da parte ogni preoccupazione. "Che fai?" Chiese alla vampira una volta che fu entrata.
Carnival si trovava accanto all'unica finestra delle due stanzette squallide che costituivano il loro alloggio, lo sguardo perso nelle profondità del cielo notturno "La notte è così bella" disse senza voltarsi, con aria rapita. Dopo un attimo aggiunse "Non ho sentito i passi dell'uomo stanco."
La ragazza si accostò a lei e guardò anch'ella fuori dalla finestra. "è di sotto a servirsi del tuo pasto." Restò in silenzio per un po' prima di riprendere. "Nascosta dal velo di giorno e chiusa dentro quattro mura di notte. Passerà anche questo, vedrai."
"Mi piaceva, la casa in mezzo al bosco." commentò a bassa voce.
Astrea si voltò verso di lei. "Non era male, no? Sembravamo quasi una famiglia." Sorrise a pensarci. "E Lao... Beh, Lao è stato quasi un padre per noi." Altro silenzio. "Ma non credo che ci torneremo mai più."
"Mai più?" le fece eco la vampira, voltandosi a sua volta verso la ragazza e torreggiando su di lei, più alta di tutta la testa. Eppure sembrava Carnival quella che cercava conforto. Annuì, come per rispondere a sè stessa "Mai più." Il silenzio ornò a regnare nella stanza per alcuni istanti "Velata di giorno, rinchiusa la notte. Mai pace, mai riposo...e un giorno tu troverai la tua strada e io sarò di nuovo sola"
Astrea guardò Carnival negli occhi e prese le sue fredde mani tra le sue. "Tu troverai la tua strada, io posso solo aiutarti ma si, dovrai prenderla da sola. Carnival, hai un potere e una forza fuori da comune, sta a te scegliere come usarli. Io e Lao abbiamo cercato di insegnarti la differenza tra bene e male, giusto e sbagliato. Cosa farne dipende solo da te."
La vampira rimase a fissarla per un bel pò senza dire niente. Che emozioni si vedevano nei suoi occhi? Così tante da non poter dirle. All'improvviso si voltò di scatto verso la porta ed emise un ringhio minaccioso "Uomo maleducato oltre che stanco" brontolò a voce piuttosto alta.
Galdor sbucò da dietro la porta con le mani alzate. "E io che speravo di aver fatto abbastanza in silenzio..." sorrise.
"Respiri così forte che potrei sentirti da dietro l'orizzonte, si" sbuffò la vampira.
Il guerriero rimase perplesso che fosse addirittura il suo respiro ad essere percepito da Carnival, decise però di lasciar perdere. Aveva ascoltato qualcosa delle loro ultime battute così decise di intromettersi. "Loro ti hanno insegnato, Carnival, ma non troverai il tuo cammino se non ritrovando te stessa." disse con tono serio.
Toccò alla vampira esser perplessa "Io sono Carnival" disse infine.
Astrea si mordicchiò un labbro. "Mi è venuta un'idea." Spostò lo sguardo da Carnival a Galdor per poi tornare nuovamente su di lei. "Forse sono l'unica persona sulla faccia della terra che riesce a capirti un po' di più, ma a volte proprio non so cosa ti passa per la testa." Scosse la testa. "Eh se provassimo ad entrare nella tua mente? Non ho mai provato oltre che con Lao, non ho avuto in effetti occasione per mettere in pratica i suoi insegnamenti. Forse dovrei iniziare." Guardò nuovamente i due. "Che dite?" Chiese entusiasta.
Galdor guardò Astrea con un'incertezza quasi palpabile sullo sguardo. "Temo che l'anno con Lao non ti abbia giovato quanto l'ha fatto a Carnival..." disse in tono semiserio. "credi di esserne capace?" concluse poi.
La vampira sogghignò divertita "Il vecchio maestro si trova a disagio nella mia testa, si" Carnival si fece più seria "sei certa, sorellina? Potrebbe non piacerti quello che vedresti.A lao non piaceva. "
La ladra alzò le spalle. "Tentare non nuoce, no? Siamo in due, sicuramente meglio che essere da sola. E poi vorrei tanto provare, Carnival, vorrei poter esserti di aiuto in qualche modo. Se non fossi in grado o fallissi non ci riproverei."
Il guerriero guardò Astrea sorridendo incredulo. "Siamo... in due?" rise scuotendo la testa. "Io non sono di alcun aiuto, non ho idea di come funzionino questo genere di cose. La benché minima idea" fece una pausa "Non se ne parla..." concluse.
La ragazza alzò le spalle. "Beh, ti capisco, è rischioso. Meglio che ne resti fuori." Il tono era ironico e provocatorio. "Non vorrei che ti facessi del male. Non me lo perdonerei mai!" Aggiunse gesticolando teatralmente.
"Troppo stanco per queste cose?" rincarò la vampira con il suo proverbiale sarcasmo.
Il guerriero le guardò entrambe. "Mi avete proprio scocciato tutte e due... E' possibile che di tutto quello che avevate da imparare da quel vecchiaccio l'unica lezione che non vi sia sfuggita è stata la strafottenza?!"
Carnival sbuffò "Il suo senso dell'umorismo difetta anche, si." disse apparentemente rivolta ad Astrea.
Astrea rise. "Vorrei soltanto proporti un viaggio imperdibile e indimenticabile nella mente non di una vampira qualsiasi, ma di Carnival. Fosse in te non mi perderei questa occasione. Mi accompagni o lasci una donzella da sola?" Chiese con un tono di voce tale da non poter avere un no come risposta.
Galdor si passò stancamente una mano sulla faccia. "E sia... " borbottò a stento. "Va bene... va bene." continuò con un po' più di voce. "Tanto anche rifiutassi, trovereste un modo per trascinarmici dentro ugualmente. Meglio non perdere tempo. Prima iniziamo e prima finiamo questa buffonata e ce ne andiamo a dormire...."
"Non avevo dubbi" ribatté Carnival alzando un sopracciglio, poi all'improvviso parve confusa Lao per lei si era concentrato sul contenere la furia e sulle abilità di combattimento che sulla telepatia "Devo fare qualcosa?" chiese ad Astrea.
La ragazza prese per un braccio sia Carnival che Galdor e li fece sedere a terra a cerchio. "Vi avverto che non sarà indolore." Si rivolse alla vampira. "Dai un ordine ai tuoi pensieri, cerca di non inondarci con tutto quello che ti passa per la mente. So che non è facile, non ci riesco nemmeno io bene con Lao."
Il guerriero si limitò ad assecondare le richieste di Astrea cercando di mascherare il suo forte scetticismo.
"Io...cercherò, si. Calma, come quando combatto i nemici" promise posando con fiducia la destra nella mano che Astrea le porgeva e allungando a sua volta verso Galdor una mano bianca dalle dita lunghe e affusolate.
La ragazza fece un lungo respiro. Dove li stava per condurre non lo sapeva nemmeno lei, era piena di dubbi e perplessità ma preferì non darlo a vedere. Se avessero visto lei sicura e determinata forse avrebbe giovato all'impresa. Forse. "Chiudete gli occhi, concentratevi e non distraetevi." Rimasero in silenzio per qualche tempo. Astrea era concentrata al massimo e ignorò il dolore iniziale che cominciò sentire alla testa, era talmente determinata a riuscirci che nulla l'avrebbe fermata.
All'inizio non accadde nulla, forse perchè non era facile per Astrea compiere quello che per Lao era ormai un esercizio di routine, forse perchè lo scetticismo di Galdor faceva da fattore frenante. Poi Galdor e Astrea cominciarono a percepire i pensieri della vampira, dapprima solo come echi lontani ma in continuo crescendo.
Tristezza per la separazione da Astrea, lontana ma ineluttabile, preoccupazione, il suo sordo odio per qualunque essere vivente e , come un ruggito in sottofondo, la Sete onnipresente. Da questa parte fu il pensiero che Astrea indirizzò a Galdor cercando di mantenere il contatto con lui e guidarlo in quel mare caotico di pensieri ed emozioni Dei, non credevo che fosse così difficile...è come camminare nel bel mezzo di una tempesta...
All'improvviso la ragazza cominciò a perdere il controllo... I pensieri le emozioni di Carnival erano ben diverse dalla mente tranquilla e ordinata di Lao e Astrea ancora non era pronta a sopportare una simile tempesta. Cercò di riemergere ma si trovò ad essere trascinata più in profondità, sempre più giù fino a che perdette i sensi e con lei Galdor.
Quando si svegliarono, non si trovavano più nella locanda. A dire il vero non sembrava nemmeno la città dove si erano fermati...attorno a loro c'era una piazza, ampia e contornata da grandi edifici, dall'aria fatiscente, Dovevano essere stati belli una volta, vista la struttura imponente, ma ora erano malconci e decaduti. Alcuni apparivano pericolanti ed altri in parte crollati. Erano immersi nella tenebra più assoluta, eppure, in qualche maniera che non riuscivano bene a comprendere, sembravano vedere come se fosse giorno.
Un dolore lento, intenso e costante era quello che avvertiva Galdor alla testa. Le tempie gli martellavano ritmiche e cercò di portarsi una mano alla fronte, la fronte, la mano, cosa?! Non riusciva a percepire niente di se stesso. “Astrea!” Gridò. Udì la sua voce riecheggiare. Niente. “ASTREA!” Gridò di nuovo.
Astrea si alzò sulle ginocchia, la testa le pulsava a tal punto da non potersi nemmeno voltare verso l'amico in un primo momento. "Sono qui." Si portò una mano al naso sentendo un liquido vischioso che colava. Era sangue, ma sfregando le mani scomparve Chissà che mi sta succedendo realmente. Finalmente riuscì ad alzarsi, quello era il proprio corpo, era riuscita a proiettare se stessa nella mente di Carnival ma di Galdor nemmeno l’ombra. “Non capisco, dove sei?” Un oggetto al centro della piazza attirò la sua attenzione e si avvicinò ad esso. Cosa ci fa qui? Si chiese afferrando la lancia, il regalo di Galdor.
Il guerriero la vide avvicinarsi. “Eccoti finalmente” le disse. Nessuna risposta. “Aiutami ad…” si interruppe quando la ragazza si chinò e lo sollevò. “Dannazione che succede?!” disse mentre la ragazza afferrava l’asta della lancia e fu allora che Astrea parve sentirlo per la prima volta.
Lei sgranò gli occhi. "Per gli Dei, Galdor. Dove diavolo..." Si interruppe e guardò prima la lancia e poi si guardò intorno, quando capì cosa aveva combinato sbottò "Dannazione, ma come si fa a fare una cosa simile? Se lo sapesse Lao rotolerebbe a terra dalle risate!"
“Rotolerebbe a terra dalle risate?!” sbottò il guerriero. “È questo tutto ciò che sai dire? Che hai combinato?” Fintanto che parlò l’occhio della testa della fenice incisa sulla testa della lancia si illuminò.
Lei si passò la lancia da una mano all'altra. "Ti ho proiettato qui come la lancia che mia hai donato. Ti tengo tra le mie mani."
Astrea percepì con chiarezza lo sgomento di Galdor che tuttavia non fece alcun commento a riguardo. "E ora che si fa, genio?" disse alla fine.
In quella Astrea e Galdor provarono la netta sensazione di essere osservati, e la ragazza voltandosi, vide che a pochi passi di distanza si trovava un uomo che un istante prima, ne era certa, non era li. Il nuovo venuto era un uomo di mezza età, forse sui cinquant'anni, Il volto era quello, segnato dalle intemperie di chi è abituato a viaggiare a lungo e duramente, e i capelli brizzolati erano schiariti dal sole. I suoi abiti, per qualche ragione, ricordarono ad Astrea Honoo, ma a differenza di quelli dello stregone, erano sbiaditi e piuttosto male in arnese. La destra impugnava un bastone da passeggio dall'aria vissuta.
L'uomo si inchinò cortesemente nel vedere l'espressione stupita della ladra "Perdonate damigella...non era mia intenzione spaventarvi" disse con tono cortese.
Galdor lo squadrò insospettito e il tutto si oggettivò illuminando ancora una volta la testa della lancia. "Di' qualcosa ragazzina, ce l'ha con te!" spronò poi la ladra, che si era trovata spiazzata, a rispondere.
La ragazza non aveva la più pallida idea di cosa fare. Fece un cenno con il capo. "Non fa nulla, non mi aspettavo di ehm... Trovare qualcuno. Dove siamo?" Chiese.
L'uomo ebbe un mesto sorriso "E' la domanda che fanno tutti all'inizio" disse in tono comprensivo "anche io quando sono giunto qui ero smarrito come voi...per questo ora cerco di trovare i nuovi arrivati appena mi accorgo della loro presenza. In un certo senso potreste pensare a me come al decano di coloro che abitano questo luogo. Il mio nome è Balthazar Arcontis, per servirvi, quanto al posto dove ci troviamo...non è esattamente un posto, in realtà. E' un anima."

[Continua...]

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(Orazio, Odi - Liber I - 1. A Mecenate)


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MessaggioInviato: Ven Mar 23, 2012 1:01 am Rispondi citandoTorna in cima

Erano di nuovo nel folto della foresta, e tanto per cambiare correvano. Solo una cosa era cambiata: mancava Lao. Quel pazzo aveva voluto fermarsi ad affrontare faccia a faccia i Mietitori! Non c'era che dire, aveva fegato quel vegliardo, un vero guerriero. Era un onore combattere con lui, anche se Ulkos non aveva idea in che cosa si fosse imbarcato. Così per il momento accantonò i pensieri sul compagno rimasto indietro, e si concentrò per seguire la prossima traccia odorosa, seguito a ruota da Magistra. Arrivati ad un certo punto, si sovrapposero due tracce: una era quella del fabbro, che odorava di ferro e sangue, l'altra sembrava appartenere a qualcuno che conosceva...ah ecco! Alla ragazzina e al guerriero, Galdor! Non sapeva da che parte andare adesso. Seguire il ragazzo o seguire gli altri e poi andare a prendere Aygarth? Bel dilemma...avrebbe potuto avere bisogno di loro per aiutare il giovane... Fu così che Magistra e Ulkos si fermarono, con il secondo pensieroso e indeciso.



Gli ultimi due Mietitori rimasti lo braccavano come cani con una volpe. Aygarth continuava a correre saltando da un ramo all'altro con l'agilità di uno scoiattolo e la stessa disinvoltura con cui era solito muoversi Cronista, anche se dentro di sé non era del tutto sicuro che fosse un retaggio dovuto soltanto ai propri ricordi condivisi. Nelle tenebre sempre più profonde, la sua vista da Vampiro gli permetteva di vedere ogni minimo dettaglio, dandogli la sicurezza necessaria per procedere spedito. La Forgia cominciava a grattare le fondamenta della sua anima; era assurdo che la presenza dei Mietitori fosse l'unica cosa che potesse mitigare la bruciante oppressione che lo spingeva sempre più nella direzione di Zadris. Ciò che invece peggiorava la situazione era il fatto che, senza quel suo segnale, era facile perdere l'orientamento.
Uno dei Mietitori, in piena corsa, caricò l'albero su cui atterrò. Il fusto, già mezzo malandato, cedette come un nulla. Aygarth non ebbe la prontezza di riflessi per saltare prima di perdere l'appoggio e si ritrovò a terra quasi subito, rotolando nel muschio. Il secondo Mietitore gli fu addosso e gli morse una gamba prima che, con un colpo di spada, ui riuscisse a liberarsi. Si rialzò all'istante, brandendo le due armi, mentre le due creature iniziavano a girargli intorno come lupi che asserragliavano la preda. La vista del sangue sulle zanne del Mietitore gli agitò qualcosa, nel profondo. Una rabbia inspiegabile, che doveva soddisfare al più presto.

"Decenni di addestramento, di studio delle tecniche meditative, delle filosofie di mezzo mondo. Tutto per espandere la mente." borbottò tra sè Lao allargando le gambe e stringendo i pugni. "E ancora mi vengono certe idee idiote." il galoppare dei Mietitori si faceva ogni secondo più forte, riempiendo la foresta. Chiuse gli occhi assaporando l'aria densa di odori, percependo ogni forma di vita attorno a sè, arrivando a sentire persino il lento lavorio degli alberi che crescevano, le radici che scavavano il terreno. Sì. Quello sarebbe stato un buon luogo ed un buon momento per morire combattendo. Peccato che avesse troppo da fare. Riaprì gli occhi solo quando sentì il ruggito di un Mietitore irrompere dagli alberi accanto a lui. Scartò rapido di lato evitando che un artigliata gli squarciasse il ventre. Afferrò il braccio della creatura e lo torse, dandogli un calcio sotto l'ascella, disarticolandogli l'articolazione.


Le due creature si tenevano a distanza. Giravano intorno a lui, come se stessero studiando il punto migliore dove sferrare l'attacco. Aygarth non sapeva da che parte voltarsi. La ferita alla gamba era guarita istantaneamente, ma non poteva nemmeno basarsi sulla guarigione istantanea come scudo contro quelle bestie. Sarebbe bastato una torsione di troppo da quelle mascelle per strappargli parti del corpo che gli sarebbero mancate parecchio.
Quello di destra arricciò la bocca in un ringhio, scoprendo le zanne. Aygarth si volse d'istinto dalla sua parte, ma capì troppo tardi di essere stato distratto: subito il Mietitore dalla parte opposta si protese facendo schioccare le mascelle. Il giovane se ne accorse con la coda dell'occhio, ritraendosi il tempo sufficiente per schivare il morso. I denti acuminati lo presero solo di striscio al braccio, lasciando gocciolare qualche stilla di sangue sul terreno prima che la ferita si chiudesse all'istante. Aygarth menò un colpo di spada per allontanarlo, ma al contempo anche l'altro si fece sotto. Spiccò un balzo rischiando di atterrarlo; Aygarth balzò indietro a sua volta e provò a sferrare una punta con la seconda spada. Trovò in pieno il ventre del Mietitore, aprendo un ampio squarcio. La bestia atterrò sul lato opposto, scambiandosi rapidamente di posizione con l'altro; ci volle poco perché le carni devastate si ricomponessero.
Qui è la gara a chi si rigenera più in fretta, pensò il giovane, incrociando le lame davanti al volto e preparandosi all'attacco successivo, mentre i due Mietitori tornavano a circondarlo.

Una seconda creatura sbucò dal nulla alle spalle del vecchio, che non ebbe tempo di schivare il colpo. Torse il busto trascinando il Mietitore che tratteneva per il braccio sulla traiettoria del nuovo arrivato. Quando gli artigli della bestia penetrarono la carne del suo simile un ruggito di dolore fece tremare la foresta tutto intorno. Lao mollò la presa sulla bestia e afferrò i kalari Urumi, srotolando le dodici lame con fragore di tuono. le braccia percorsero un breve arco e le armi morsero le carni delle creature, facendole a pezzi. Lao si fermò per un attimo, riprendendo fiato, le braccia lungo i fianchi. L'attacco era stato fulmineo, ma sufficiente a sfiancarlo dopo la lunga corsa. Spero che Aygarth abbia avuto meno fastidi del sottoscritto. Aveva appena finito di pensarlo che qualcosa uscì dalla foresta, investendolo come un ariete d'assedio. La spallata del Mietitore lo mandò lungo a terra e riuscì a rialzarsi solo dopo aver rotolato un paio di volte. La creatura lo puntava con le zanne digrignanti, girandogli attorno raspando il terreno con gli artigli.


Il Mietitore a sinistra ringhiò. Quello a destra anche. Ad Aygarth cominciarono a incrociarsi gli occhi a furia di girarsi e capire quale dei due avrebbe attaccato per primo.
Non così. Non sei capace! Lasciami fare!
Taci... Odiava quell'intromissione nei suoi pensieri. Una volta era la voce di Zadris a far breccia nella sua mente, ma la presenza della parte vampira di sé iniziava a farsi fin troppo invadente. Come se avessero percepito il suo disagio, il cerchio percorso dai Mietitori attorno a lui si fece più stretta. Ancora poco e sarebbero scattati, lo vedeva dai muscoli. Se solo avesse potuto capire in anticipo quale...
Il cuore.
Trasalì senza capire esattamente perché l'avesse pensato.
Il cuore. Il loro. Ascoltalo.
Digrignò i denti. Come faccio?!
Taci e fai come ti dico! Chiudi gli occhi. Sentili, senza guardare. Con la Forgia ci riuscivi. Con me, anche. Sentili!
Benché dentro di sé continuasse a ripetersi che fosse una pazzia, Aygarth obbedì.


Lao strinse i pugni, le sue armi gli erano cadute nell'impatto. "Va bene, alla vecchia maniera." sibilò mettendosi in guardia e facendo cenno al Mietitore di attaccare. Come se questi potesse vederlo balzò in avantì, compiendo un balzo per un attacco dall'altro. Lao si gettò di lato, gli artigli dell'avversario gli lacerarono la tunica, e lo colpì con un potente destro al costato. La carne cedette sotto il suo pugno, ma non come si aspettava il vecchio. Balzò indietro e studiò la creatura. Tutto un lato della carne cadaverica era percorso da bubboni purpurei, una parte dei quali era scoppiato al suo colpo, imbrattandogli le nocche di un liquido viscido.


Il ringhio dei Mietitori si fece più sordo. Aygarth provò a protendersi, ma la Forgia incontrò soltanto resistenza, impedendogli di vederli. Sentì però ribollire il sangue in una maniera mai provata prima. Avvertì con chiarezza il proprio cuore domare i battiti impazziti, rallentare, rallentare... fin quasi a perdersi. Per un attimo la paura lo paralizzò, ma quasi subito furono le sue orecchie, o così credette, a percepire qualcosa.
Tum, tum, tum. Tum, tum, tum.
Il cuore! Li sentiva. Entrambi. Avevano un ritmo fin troppo marcato. Quasi non credeva che creature del genere avessero un cuore, come gli umani o le bestie...
Tum, tum, tum. Tum, tum, tum-tum. tum-tum.
La differenza di vibrazioni si sposò con i movimenti che captava attorno a sé. Quello di destra...
Tum, tum, tum. Tum, tum-tum, tum-tum, tum-tum-tum-tum...
Aygarth aprì gli occhi e senza esitare un solo istante fece scattare le spade verso destra, proprio mentre il Mietitore spalancava le fauci e gli saltava addosso.


Che diavolo è? Una nuova specie?
La domanda quasi gli costò la vita. Il Mietitore gli saltò addosso, gettandolo schiena a terra con tutto il suo peso. Riuscì appena in tempo ad afferrargli le grinfie ed impedire che lo dilaniasse, tenendolo a distanza senza riuscire a toglierselo di dosso. Da quella scomoda posizione si accorse che i bubboni si stavano espandendo su tutto il corpo del Mietitore. Passò un ginocchiò sul busto della creatura e riuscì a gettarlo indietro. Con una capriola si rimise in piedi e corse ad afferrare uno dei kalari Urumi, roteandolo per creare una barriera d'acciaio tra lui e il suo aggressore.


Entrambe le lame trafissero il mostro al collo. Aygarth fece leva sulle spade portandosi al riparo dello stesso corpo del Mietitore nell'istante in cui il secondo compiva il suo attacco. L'impatto fu comunque devastante: crollò a terra in un groviglio di corpi. Qualcosa gli graffiò il fianco, sentì le fauci strappargli un brano di pelle su un braccio. Tuttavia non si lasciò vincere dalla paura. Il suo cuore, dai pochi battiti, prese a pompare di nuovo e, con esso, l'energia sembrò rinvigorirgli le membra. Abbandonò la spada con la mancina e afferrò la mandibola del Mietitore che lo schiacciava al suolo, proprio mentre l'altro si rimetteva in piedi. Gli colò addosso una bava repellente e sputò a più riprese, cercando di tenerlo fermo; quando ebbe una solida presa su quel muso, alzò l'altra spada e compì un movimento ampio e secco. La testa della bestia crollò al suolo; scalciando, Aygarth riuscì a liberarsi del corpo. L'ultimo Mietitore indietreggiò, annusandolo, dopodiché, proprio come in altre occasioni, fece un voltafaccia e si precipitò di corsa nella boscaglia.
Ah no, non mi sfuggi!
Recuperando di corsa la seconda spada, Aygarth si gettò al suo inseguimento.


Il mietitore scartò le lame e si gettò in avanti, costringendo Lao ad arretrare sciabolando con le lame. Riuscì a colpire la bestia al torace due volte prima che la distanza annullasse il vantaggio dell'arma. Con una torsione del busto lo colpì con un calcio alla giugulare, spedendola al tappeto. Le sei lame volarono veloce tagliando in altrettanti pezzi busto e testa del mietitore. "Ci sei andato vicino, non abbastanza." borbottò Lao chinandosi sull'avversario. Le strane escrescenze sulla pelle continuavano a spuntare, producendo un odore mai sentito. "Che diavolo..." il vecchio afferrò la testa del mietitore e la sollevò, scrutando il collo. Due buchi violacei e frastagliati colavano sangue putrido. "Non li ho fatti io" rigirò la testa alla ricerca di altre anomalie e gli si ghiacciò il sangue alla vista delle fauci del Mietitore. "Non è possibile. Non possono averli incrociati con...i vampiri." sibilò studiando i due appuntiti canini che svettavano sul resto della dentatura per più di due centimetri.

[Continua...]

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Io sono una creatura del Caos. Ma dal Caos nasce la saggezza, e dalla saggezza il potere.

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MessaggioInviato: Mar Mag 01, 2012 1:19 am Rispondi citandoTorna in cima

"Ma non dovevamo entrare nella testa di Carnival? Che diavolo ci facciamo nella sua anima?" chiese il guerriero nella vana speranza che la ragazza sapesse qualcosa in più.
Astrea batté le palpebre più volte e sentì una fitta improvvisa alla testa che la costrinse a stringere i denti. "Una domanda che fanno tutti? In quanti sono arrivati qui? Sarebbe la tua anima?" domandò a raffica.
"Tutti quelli la cui anima è stata divorata, come me" disse calmo Balthazar "all'inizio c'ero soltanto io, ma adesso siamo in molti qui."
Ma a quel punto il guerriero non lo ascoltava più. “Balthazar… Balthazar Arcontis…” Valutò “Non mi è nuovo questo dannatissimo nome… e il che non è di certo un bene… Sta attenta Astrea, non mi piace per niente questo qui…” Ammonì la ragazza.
Astrea aggrottò la fronte.  Nemmeno a me piace quel tipo e non credo che le nostre anime siano state divorate, se Lao è entrato e uscito da qui lo faremo anche noi. "Dove sono gli altri?"
L'uomo fece un gesto vago con la mano libera "Sono tutti qui, da qualche parte nella città. Non si tratta di un luogo reale quanto di un'idea o forse un'immagine. La città è infinita in ogni direzione....all'inizio è difficile, ma poi, col tempo, anche voi capirete come muovervi. Siamo parte di questo luogo ora, così come questo luogo è parte di noi."

La ragazza cominciò a camminare e a guardarsi intorno, teneva la lancia stretta tra le mani. Galdor, hai ragione. Non lo abbiamo già incontrato un anno fa nella rocca questo tipo? Ti ricordi?
La lancia sembrò vibrare leggermente tra le mani di Astrea poi si illuminò "E' vero!" Risuonò la voce del guerriero nella mente della ragazza. "Ecco dove l’abbiamo visto… era… era… la sfera delle anime si fondava su di lui, disse.” la voce del guerriero tremò leggermente. “Era imprigionato… e lo è di nuovo, che triste destino…” concluse.
Lei annuì. Proprio così, è lui. Galdor, noi non siamo che nell'anticamera della mente di Carnival, qui non c'è altro che le anime che ha assorbito in anni e anni. Dobbiamo scendere ancora più a fondo se vogliamo arrivare da lei. "Ci ricordiamo di te." Continuò infine rivolgendosi a Balthazar. "Nella rocca di Damarios eri nella prigione di anime e sei la causa delle sventure di Aygarth."
L'uomo sembrò colto alla sprovvista ma subito la tristezza si sostituì alla sorpresa nei suoi occhi pallidi "Non volevo che il ragazzo soffrisse...ma se non avessi dato a lui quel metallo, lo avrebbe preso Damarios, ed utilizzato per i suoi scopi malvagi " scosse la testa con aria di deprecazione "sembrano proprio le frasi melodrammatiche di un romanzo vero? Eppure sono reali....ed ho pagato per i miei errori, prima con la tortura e poi reso prigioniero e prigione allo stesso tempo. Oh si, Damarios aveva uno speciale talento per infliggere sofferenze."
La lancia si illuminò ancora. "So che vuoi bene ad Aygarth, ma non avercela con quest'uomo... puoi dargli la colpa della sofferenza del ragazzo, ma se gli dei ce l'hanno fatto incontrare di nuovo ci sarà un motivo. Potrebbe mostrarci qualcosa dell'anima di Carnival che potremmo non trovare senza il suo aiuto..."
Hai ragione nuovamente. Sembri la vocina della mia coscienza!      Pensò lei. Si voltò verso l'arconte e lo studiò per alcuni istanti. "Non ti sto accusando, posso capire le ragioni che ti hanno spinto a farlo e non sta a me giudicarti. Forse puoi aiutarci, dobbiamo entrare nell'anima di Carnival, dobbiamo andare ancora più a fondo e scavare nella sua mente."
"Sono passato dallo status di Assassino a quello di Vocina della coscienza in così poco tempo... o faccio progressi oppure la tua coscienza non è poi un gran che..." commentò sarcastico il guerriero che non aveva dimenticato la richiesta che Astrea gli aveva fatto qualche tempo prima: ucciderla se fosse divenuta una vampira.
"State dicendo che siete entrata volontariamente in questo luogo? Stupefacente" commentò Balthazar guardando Astrea con un nuovo rispetto negli occhi "una cosa è entrare nella mente di una persona, un problema ben diverso riuscire a giungere nel profondo dell'anima. Dovete essere molto legata alla vampira, a Carnival"
Balthazar rifletté in silenzio per alcuni istanti "Non so se posso aiutarvi...quello che posso fare è provare ad accompagnarvi in alcune parti della città, che forse potrebbero interessarvi. Da quando sono qui non ho avuto gran che da fare a parte esplorare" disse con un sorriso.
Ricordati che sei una lancia nelle mie mani, potrei lasciarti qui, sai? Non provocarmi! Sembravano due bambini che non riuscivano a far altro che litigare anche nei momenti decisamente meno opportuni. "Sono la sorella di sangue di Carnival, così come mi chiama lei, ed è il motivo per il quale mi trovo qui, vorrei conoscerla meglio. Qualsiasi tuo aiuto sarebbe di grande aiuto per me, è la prima volta che faccio qualcosa di simile." Sorrise cortese.
"Una Protetta" Balthazar annuì "questo spiega molte cose. Voglio che tu sappia una cosa, prima di proseguire...non porto alcun rancore a Carnival per avere divorato la mia anima. Non c'era altro modo di distruggere la prigione, e lei ha mantenuto la parola...ha lasciato andare gli altri." si strinse nelle spalle "ora condividerò il suo destino, quale che sia."
"Non tutti qui hanno preso la loro condizione con la mia stessa filosofia" li avvertì mentre si avviavano "potremmo fare brutti incontri e sebbene nessuno di loro possa farmi del male, non so se la stessa cosa è valida per voi".

A dispetto delle parole del mago il viaggio proseguì monotono...la città sembrava stendersi infinita e desolata tutto attorno a loro.
"Certo che l'anima di Carnival è un posto orribile..." commentò il guerriero dopo un po' che avanzavano nello spettro di città che si era configurato attorno a loro. "Sei sicura che troverai qualcosa di utile? Mi sembra tutto un po' piatto."
Non lo so, magari conosciamo qualcuno di interessante. Se le cose si mettono male potrei sempre usarti per infilzare qualcuno, forse ti potrà fare un tantino male... "Immaginavo che la sua mente fosse tutt'altro che facile da esplorare ma non credevo fosse così a livelli, devo scendere ancora di più se voglio trovarla."
"Forse qui troverete qualcosa di interessante" disse Balthazar. I tre erano giunti davanti a quello che sembrava essere un enorme parco. Si trovarono a percorrere uno spazioso viale composto di una sorta di ghiaia bianca che scrocchiava sotto i loro piedi mentre camminavano. Altri viali si intersecavano in maniera casuale formando una sorta di intricato labirinto. Ogni tanto il viale si allargava a formare uno spiazzo più largo, invariabilmente adornato da statue di uomini e donne a grandezza naturale.
Astrea e Galdor notarono subito che non tutte le statue avevano lo stesso stile. Infatti mentre alcune avevano un aspetto realistico , altre erano distorte in modo inquietante e apparivano mostruose o grottesche.
l guerriero osservava ciò che il prezioso nell'occhio della fenice rifletteva. "Queste si che fanno impressione, avrà preso ispirazione dalla rocca di quel pazzo di Damarios per alcune, che dici?" la sua voce nella testa di Astrea.
Per gli Dei, Carnival ha un pessimo gusto artistico, non c'è che dire. La ragazza si avvicinò ad una di quelle più inquietanti. Raffigurava un uomo chino in avanti a causa di una gobba che gli deformava il dorso e un occhio fuori dall'orbita. Alzò una mano per sfiorarla.
"Sei sicura di volerlo fare?" di nuovo Galdor prima che la mano della ragazza toccasse la statua. "Ricordati che qui nulla è quello che sembra..."
Nel momento in cui Astrea toccò la statua ebbe una stranissima sensazione, la vista le si annebbiò e lei scosse la testa per schiarirsela e poi...all'improvviso fu altrove. Era notte, e si trovava in una piccola cittadina. Sentì l'urgenza di andarsene da quel luogo e si mise a correre per le viuzze buie...presto, doveva fare presto! Girato un angolo si trovò davanti un uomo e per un attimo rimase immobile. L'uomo aveva l'aria spaventata. Arretrò e si mise a chiamare aiuto nel vederla e all'improvviso lei si sentì piena di rabbia...stupido, stupido, orribile omuncolo! I lineamenti dell'uomo sembrarono fondersi davanti ai suoi occhi ed ecco che Astrea si trovò di fronte un gobbo, spregevole e dall'aria orrida. Provò l'impulso di ucciderlo e si gettò in avanti.
Un attimo dopo aveva conficcato le zanne nel collo dell'orribile omiciattolo...una sensazione di trionfo la invase e poi...e poi si ritrovò nuovamente di fronte alla statua.
Astrea indietreggiò confusa. Galdor, è stato come se... Come se avessi vissuto un ricordo di lei, ma era come se fossi proprio Carnival. Ho visto il gobbo, l'ho spaventato, inseguito e infine ucciso. Rabbrividì. Tutte le sue emozioni e sensazioni erano anche mie. "Mi affascina e mi spaventa allo stesso tempo quanto Carnival possa essere una predatrice letale." Disse ad Arcontis.
Anche il guerriero, che ora era usato quasi come un bastone da Astrea, aveva subito almeno di riflesso quello che aveva visto la ragazza. "Sei una ragazzina curiosa..." la rimproverò. "Che schifo! Mi sento ancora il gusto di sangue in bocca..." concluse.
Quante storie! Grazie al legame empatico che abbiamo mi capita spesso. Pensò la ladra.
"Si, la tua amica sa essere crudele" disse l'uomo con un sospiro "eppure...lasciate che vi mostri. E' più facile che spiegare a parole". Con cortesia l'uomo condusse Astrea verso un'altra statua che rappresentava un ragazzo sui diciassette anni. Nel toccarla, Astrea questa volta si sentì proiettata in una scenetta familiare...stava giocando a nascondino, insieme al ragazzo e ad altre due giovani, più vecchi di due o tre anni. Prima che avesse il tempo di chiedersi chi fossero, i loro volti presero forma nella sua mente...erano suo fratello e le sue due sorelle.
Astrea corse dietro al fratello "Aspettami!" Ma lui correva più veloce di lei e riusciva a stento a stargli dietro. "Muoviti o ci trova subito! Corri!" Si nascosero dietro un albero, lui se ne stava immobile ad osservare mentre lei aveva il fiatone. Aveva voglia di vedere il suo aspetto, l'aspetto di Carnival da umana, osservò le proprie mani, i vestiti. Si guardò intorno per capire dove si trovassero. "Ma che fai? Non ti muovere!" La richiamò il fratello.
Astrea si rannicchiò obbediente dietro l'albero e si sentì arrossire "Scusami" disse in tono contrito, al che il giovane abbassò la mano ad arruffarle giocosamente i capelli "Guarda laggiù... c'è Karissa" mormorò. Sporgendosi con cautela Astrea vide una giovane donna, forse di vent'anni, dai lunghi capelli biondi, aggirarsi fra gli alberi. Si trovavano in un bosco, e la luce filtrava appena dal fitto intrico di rami. "Finirà con trovarci... dobbiamo trovare un altro posto" mormorò ancora suo fratello mentre guardava.
"Dove andiamo?" Rispose lei "Non so da che parte. Fai strada tu, io ti seguo!" Alzò lo sguardo verso di lui sorridendo, quanta pazienza deve aver avuto con lei, che era la sorella più piccola. Aveva i capelli biondi come la sorella, lunghi e ribelli che gli coprivano il viso ma riusciva ad intravedere i suoi occhi vispi, erano grandi e azzurri.
Una voce lontana intanto cercava di scuotere Astrea da quello stato di trance in cui la sua immagine mentale era entrata toccando la statua. "Astrea! Sveglia ragazzina!" Ma la voce del guerriero giungeva sfocata rispetto alle scene così vivide del ricordo da cui la ragazza era presa.
Suo fratello sorrise e aspettò che Karissa si fosse allontanata di qualche metro prima di tirarla per il braccio destro "Andiamo al vecchio mulino, li non ci troveranno. Corri sorellina, corri!". Di nuovo, Astrea si ritrovò a correre a perdifiato dietro al fratello, attraverso il bosco. Dopo un po’ vide il mulino a cui lui aveva accennato... era un mulino ad acqua, vecchio e cadente, e probabilmente in disuso d tempo. La ruota, messa in moto da un torrente che attraversava il bosco scricchiolava paurosamente ad ogni movimento come se fosse lì lì per crollare in mille pezzi.
Suo fratello... ora ricordava il suo nome: Kiril... si fermò davanti alla porta d'ingresso, che pendeva sui cardini lasciando intravedere parte dell'interno buio. "Qui non ci troveranno mai" disse lui soddisfatto mentre attendeva che lei lo raggiungesse.
All'improvviso Astrea si sentì prendere dalla paura...qualcosa si muoveva nell'ombra dietro la porta del mulino "Kiril! Attento!" gridò, ma era troppo tardi, una mano già calva sulla spalla del fratello
La ragazza fece qualche passo indietro come era accaduto prima, quasi perse l'equilibrio e Arcontis la afferrò un braccio per non farla cadere all'indietro. "è stato... è stato stranissima. Tendo a dimenticare che una volta Carnival era umana. Era una ragazza come lo sono io adesso. C'è un ricordo di chi l'ha uccisa?"
"C'è, ma quanto a trovarlo...ecco, è un discorso diverso."
"Ti sei ripresa..." la voce del guerriero nella testa della ragazza. "Sembrava un ricordo piacevole, ho avvertito qualcosa di buono, anche se temevo che saresti rimasta imbambolata a guardare quella statua. Sii cauta."
È strano tuffarsi in questi ricordi. La prossima volta provo con la tua mente, che dici? Comunque mi aiuti a cercare la statua di un vampiro? pensò Astrea mentre cominciava a camminare facendosi strada fra tutte quelle statue. Era tante da esaminare una ad una, troppe. Ma dopo tutto non avevano fretta, né cognizione del tempo là dentro.
Non ci volle molto perché si accorgessero di quante erano le statue presenti in quella sorta di immenso parco...ad un certo punto ne incontrarono alcune che inevitabilmente, attirarono la loro attenzione. Uno accanto all'altro stavano un Lao incredibilmente vecchio e raggrinzito, dallo sguardo duro e dall'espressione cocciuta, un Galdor bonario e scalcagnato, appoggiato negligentemente alla propria spada con le gambe incrociate. Un'Astrea trasfigurata e quasi irriconoscibile, dalla bellezza sovrannaturale, e infine un Aygarth, mostruoso e scimmiesco, con lunghe zanne sbavanti da vampiro e un'espressione priva di qualunque traccia di umanità.

L'attenzione del guerriero si pose dapprima sulla statua raffigurante se stesso, ma prima che potesse commentare si accorse di quella rappresentante Astrea. "Carnival deve proprio volerti bene. Però conviene tenerti lontano dalla statua, nel confronto ci perdi" scherzò.
Sei solo invidioso, guarda come sono bella. si pavoneggio un po' la ladra. Se potessi la porterei con me, se fossi una vampira sarei così secondo te? Le statue raffiguranti Lao e Galdor la fecero sorridere, quella di Aygarth era del tutto inquietante. Dove si va, con chi vuoi iniziare?
"No, non saresti così, saresti come Aygarth" le rispose serio il guerriero. "Iniziamo da lui, tanto lo so che Carnival non è il solo motivo per cui ci troviamo qui..." concluse.
Lei annuì "Mi spaventa sapere cosa troveremo qui." Mormorò. Strinse più forte la lancia e alzò una mano verso la statua.
Il guerriero avvertì la presa della ragazza. "Non temere, sono qui con te..."
Nel momento in cui toccò la statua, Astrea si trovò a rivivere in rapida successione tutti gli scontri fra Aygarth e Carnival, a partire da quella volta nella Rocca quando il fabbro aveva scoperto che la ragazza era stata morsa dalla vampira, fino a quell'ultima volta in cui lei lo aveva colpito con la sua falce , passando per il loro duello nella foresta in cui quasi si erano uccisi a vicenda. Astrea sentì i suoi denti penetrare nella gola di Aygarth e il sapore del sangue sulla lingua e sentì tutta la rabbia e l'odio di Carnival in un torrente di pensieri confusi e incoerenti Io lo odio! Lo odio, lo odio, lo odio! Mi ha fatto male! Ha fatto piangere Astrea-che-ha-promesso...mi ha fatto male! MI HA FATTO MALE! Io sono Carnival. Lui è cattivo con me.............................Perché non mi lascia in pace?
Quando tornò nuovamente nell'immenso giardino ad Astrea venne la nausea "Odio sentire continuamente questo dannato sapore di sangue in bocca, mi capita per causa di Carnival, è disgustoso. Aygarth preferirebbe essere dilaniato che trasformarsi, come dargli torto?"
I sentimenti e i pensieri di Carnival erano stati così forti da aver investito anche il guerriero che se li sentiva ancora rimbombare in testa. Molto peggio di quanto il guerriero potesse pensare. "Guardiamo il lato positivo, dubito che ce ne sia uno peggiore di così" disse alla ragazza. "Chiedigli se anche lui riesce a visitare i ricordi delle statue e se l'ha mai fatto..."
"Sei mai riuscito a vedere anche tu i ricordi che sono rappresentati dalle statue? Hai mai visto qualcosa?" Chiese Astrea ad Arcontis.
L'uomo annuì "Ne ho esaminati alcuni...ma come potete vedere ce ne sono moltissimi, e non tutti sono piacevoli, o facili da comprendere."
Astrea fece una smorfia. "Già, dobbiamo cercare quelli che ci servono di più, voglio sapere come è diventata una vampira per esempio. Non so nemmeno il suo nome da umana, non lo ricorda nemmeno lei. Ma prima vorrei sapere cosa pensa di me Carnival." disse toccando la statua che la ritraeva con le sembianza di una dea.
Astrea rivisse il primo incontro con la vampira, la sua sorpresa quando la ladra si era offerta di essere sua amica, i loro dialoghi nella casupola di Lao...tutti questi ricordi passarono velocemente nella sua mente che poi si soffermò su di una immagine in particolare. Vide sè stessa, con gli occhi di Carnival, mentre dormiva pacificamente sul suo giaciglio. Lei non capisce, no, non capisce, non sempre. Ma non è come gli altri. Ci prova, si, ci prova sempre, sempre… Astrea si voltò, e gemette nel sonno, forse a causa di un incubo e lei allungò una mano ad accarezzarle dolcemente i capelli "Dormi, dormi, sorellina, dormi dormi, ti sono vicina..." canticchiò Carnival a voce appena udibile, fino a quando Astrea, sempre addormentata, non sembrò acquietarsi.
I sentimenti di Carnival verso Astrea erano così forti e limpidi che questa volta anche le immagini raggiunsero il guerriero, o forse era la forza con cui la ragazza li accolse che permise al guerriero di esserne raggiunto. Guardare Astrea che dormiva era qualcosa che era capitata anche a lui non più di qualche giorno fa e in qualche modo si sentì un po' più vicino a Carnival in quel frangente.
La ladra non disse nulla per qualche istante. Portò una mano al viso che gli coprì il naso e la bocca per non fare vedere che si era commossa e che qualche lacrima le aveva solcato il viso. Era riusciva a far breccia nell'anima apparentemente fredda e ostile della vampira, ed era felice di avere l'affetto di Carnival, lei non sapeva quanto. Dopo quella che era sembrata un'eternità scosse la testa sorridendo e riprese nella ricerca.
Il guerriero si accorse che si stavano allontanando dall'area dove erano le statue dei compagni. "Beh, dato che siamo già qui... anch'io sono curioso!" disse alla ragazza.
Ops, mi sono distratta, scusami! Rispose lei sbattendosi il palmo della mano sulla fronte e tornando sui suoi passi. Con quegli stracci addossi io non oserei dare un'occhiata a quello che lei pensa di te, ma se insisti vediamo...Pensò toccando la statua dell'amico.
I ricordi che riguardavano Galdor erano forse i più difficili da interpretare di quelli che Astrea aveva vissuto fino a quel momento, poiché erano ambivalenti. In un paio di occasioni la vampira non aveva avuto nessuna simpatia per il guerriero....Astrea sentì quanto intensamente la vampira era stata gelosa di Galdor, quella volta in cui Carnival li aveva visti parlare nella stanza di lei, e come invece Carnival si divertisse a punzecchiarlo e a prenderlo in giro. Non lo farebbe se non gli fosse simpatico     comprese la ragazza percependo i pensieri della vampira. Ma il ricordo più intenso sembrava essere quel dialogo che Carnival aveva avuto con lui una sera di qualche tempo prima. Lascia che il tuo cuore torni a scaldarsi e allora avrai ciò che tutti cercano lo sentì dire e sentì la confusione della vampira a quelle parole, che pure le si erano impresse nella memoria.
I pensieri di Carnival nei suoi confronti erano fin troppo neutrali nel complesso e Galdor non colse gran che, solo le ultime parole, udite dire da se stesso lo raggiunsero. "Temo che dovrai raccontarmi tutto una volta fuori di qui..." disse ad Astrea.
Magari non ha una gran stima di te, posso capirne il motivo      Ridacchiò la ragazza. [/i]Ci manca Lao adesso.[/i]
"Astrea, non credi che è bene che qualcosa rimanga solo e soltanto di Carnival?" sussurrò il guerriero alla mente della ragazza. "Forse abbiamo già sbagliato a vedere ciò che ci riguarda... troviamo quello che stiamo cercando senza ulteriori distrazioni, credo sia meglio così."
Lei si bloccò Si, direi di sì. Mi sono fatta prendere la mano.      Pensò mortificata. Se fosse stato nel suo corpo sarebbe arrossita violentemente ma per sua fortuna non poteva accadere lì. Vedi che ho fatto bene a portarti con me? In effetti non pensavo che avrei dovuto farlo letteralmente e trascinarti dietro, ma l'importante è l'impegno, no?
Galdor non rispose subito ad Astrea, non voleva rimproverarla, poi decise che era meglio buttarla sul ridere "Avresti potuto portarmi qui nei panni di Elrohir, in tal caso mi avresti trascinato ben più che letteralmente"        
Balthazar aveva osservato con attenzione i gesti della ragazza ed ora intervenne "Siete voi quella ragazza vero? Astrea-che-ha-promesso" disse piano.
La ragazza annuì. "Si, sono io. Mi vuole bene." Sorrise. "Ne voglio altrettanto a lei. Certe volte mi sembra una creatura che cerca soltanto affetto e comprensione dalla persone, ma che puntualmente le viene negato."
"Nessuna persona ha un volto soltanto" mormorò Balthazar in tono pensoso "Ascoltate" aggiunse rivolto ad Astrea "potreste vagare per molto tempo fra il labirinto dei suoi ricordi senza trovare quello che cercate...ma se davvero siete decisa, c'è un luogo dove, forse, puoi trovare delle risposte" fece una pausa significativa "Non è un bel posto".

Astrea alzò le spalle. "Ormai non ha senso tirarci indietro. Andiamo pure." Strinse le mani all'asta della lancia Non lo avrei mai pensato prima d'ora, ma mi manca averti vicino e avere inutili battibecchi con te.
Il guerriero rimase alquanto spiazzato dalle parole di Astrea, non sapeva cosa rispondere in un primo momento. "Io sono qui...vicino a te, intendo" le disse. "Per i battibecchi mi posso attrezzare." Concluse sorridendo. Anche se Astrea non poteva vederlo, lo percepì chiaramente, i due erano in connessione mentale.
Ancora una volta il terzetto si incamminò nella direzione indicata da Balthazar. Con una rapidità innaturale si lasciarono alle spalle l'immenso parco costellato di statue, immergendosi nuovamente nel labirinto di edifici megalitici della città in rovina, poi ad un tratto, gli edifici parvero rarefarsi.
"Siamo vicini" annunciò Balthazar "devo avvertirvi che faremo certamente degli...incontri, qui". L'uomo non aveva ancora terminato di parlare che un urlo belluino, non molto distante, squarciò il silenzio.
Astrea rabbrividì e si voltò di scatto. "Cosa è stato?" Non vedeva nulla al momento. "Possono farci del male a quanto voi ne sapete?" Chiese.
"Li avete già incontrati, credo. Sono Fusi...o quello che ne rimane"
"Fusi..." la voce del guerriero riecheggiò nella mente di Astrea. “mé£$@ anche qui! Se dovessero attaccarti usami… usa la lancia.” Le disse. “Avrei dovuto darti quelle lezioni… che rabbia!”
Non ne abbiamo avuto il tempo. La ragazza aggrottò la fronte.  
Sai che se ci succede qualcosa qui ci lasciamo le penne? Il nostro corpo sarà illeso ma la nostra mente completamente andata.

Il guerriero rimase dapprima in silenzio. Quella detta da Astrea era un genere di fine che non avrebbe voluto conoscere. "Qualunque cosa accada stacca la connessione con Carnival prima che sia la fine, anche se non dovessi riuscire a riportarmi indietro con te..."
"Sono coloro che Carnival ha ucciso e divorato" disse Balthazar, sbirciando da dietro un palazzo "Ecco, guardate voi stessi."
Lo spettacolo che i due avevano davanti agli occhi era sconvolgente...improvvisamente la città si apriva in uno spazio circolare occupato nientemeno che da un lago, un lago le cui acque avevano i riflessi del sangue. Al centro di esso si ergeva una struttura imponente, eppure costruita senza una logica: un guazzabuglio di torri, guglie, archi, mura, disposti apparentemente a casaccio e con angoli pazzeschi. Una cacofonia di statue e bassorilievi lo adornavano di figure distorte e spaventevoli, mostri quali solo una fantasia malata sapeva concepire erano accostati a rappresentazioni di vita quotidiana di bellezza commovente. Dalla torre più alta, una cascata di liquido rossastro si infrangeva sulle torri e le guglie sottostanti, per cadere poi nel lago sottostante.. Il palazzo era collegato alla terraferma ed alla città da un lungo ponte ed attorno ad esso stavano alcuni Fusi, urlando e grugnendo nella loro lingua gutturale, creature metà bestia e metà uomini che Astrea e Galdor conoscevano bene e mai avrebbero voluto rivedere.
“Non dire stupidaggini, siamo entrati insieme e ne usciremo insieme " Dobbiamo entrare in quel palazzo al centro del lago, Balthazar?" Chiese Astrea.
L'uomo annuì "Cercherò di aiutarvi per quanto posso. Quegli esseri non possono farmi nulla."
Il guerriero lasciò correre le parole di Astrea. "Sono solo quattro!" fece piuttosto. "Se solo potessi affrontarli..." commentò con un pizzico di frustrazione. "Qui ci vuole una strategia... non puoi affrontarli frontalmente, non ne sei capace e questo posto non è reale..."
La ladra si morse un labbro. "L'unica strategia che mi viene in mente è farmi scudo con Arcontis." Rifletté a voce alta.
"I Fusi sono stupidi, ma non così stupidi" osservò Balthazar inarcando un sopracciglio.
La ladra alzò le spalle. "Qualche idea? Direi che sia meglio attirarli verso di noi per spingerli ad attraversare il ponte e solo dopo che sarà libero ci converrà attraversarlo."
"Non sembrano essere di guardia" disse ancora Balthazar osservando da dietro le rovine "probabilmente, il posto è di loro gusto"
Il guerriero rimase a pensare poi propose ad Astrea. "Questo posto non è reale e se mi hai portato qui in sembianze di lancia, cosa impedisce di tramutarti in un uccello?" le domandò in maniera quasi bambinesca.
Nulla in effetti, ma come ti porto con me? pensò lei.
"Con le zampe?" le rispose il guerriero. "Quindi puoi farlo veramente?" Le domandò poi incredulo.
Non so sinceramente, Galdor, non vorrei strafare. è sempre la prima volta che esploro la mente di qualcuno. Se non fossi in grado di gestire la cosa? Farei prima a riportarti qui con la tue sembianze al posto della lancia, non ci ho provato prima per conservare le energie ma visto che ci troviamo in una strada senza uscita devo farlo per forza. Rispose lei.
"Prova quel che preferisci, se non dovessimo riuscire ti guiderò in combattimento se dovesse essere necessario." Concluse il guerriero nella mente della ragazza.
Astrea fece una smorfia. "Devo restituire ad un amico le sue sembianze, mi serve il suo aiuto per riuscire ad entrare nella fortezza." Spiegò alla loro guida mentre si sedeva a terra a gambe incrociate disponendo la lancia orizzontalmente a qualche centimetro di distanza da sé. Chiuse gli occhi e incominciò a concentrarsi, delineò un'immagine detta e bene definita di Galdor, cercò nella sua mente con cura i suoi lineamenti, il colore degli occhi e dei capelli, il fisico, la spada e persino i suoi abiti, non tralasciò nulla.
Piano piano l'immagine di Galdor prese forma anch'essa nella mente della vampira, mentre le forze di Astrea diminuirono più rapidamente. Quando aprì gli occhi si ritrovò ad essere sdraiata a terra privata della maggior parte delle forze, e con la medesima sensazione di sangue che fuoriesce copioso dalla narici, ma come prima non vi fu traccia. Cosa è reale e cosa no, a questo punto? Si chiese mentre guardava con ansia davanti a sé. Con enorme sollievo c'era Galdor davanti a lei.
In effetti dopo qualche istante Astrea notò che il Galdor che si era materializzato davanti a lei liberato infine dalla forma di lancia non era proprio esattamente Galdor come lei aveva cercato di visualizzare, piuttosto ricordava la statua che avevano incontrato qualche tempo prima, un Galdor alquanto trasandato e scalcagnato nell'aspetto e armato di una spada scalcinata. Un Galdor aderente all'immagine mentale che Carnival aveva di lui, nel bene e nel male.
Il guerriero non si curò dei suoi vestiti né della propria arma, bensì si inginocchiò accanto ad Astrea, ignorando momentaneamente Balthazar. Le fece passare una mano dietro la nuca e le sollevò leggermente il capo. "Sono qui, ce l'hai fatta" le disse sorridendo e in quel momento un'altra scena molto simile gli passò per la mente.
 “Non doveva finire così…” queste parole. Poi sentì gli occhi divenirgli lucidi sotto le palpebre chiuse, ma la sua immagine scalcagnata non mostrò nulla a riguardo.
"Urrà per me!" Rispose Astrea. Cercò di mettersi a sedere ma i riuscì solo con l'aiuto dell'amico, la testa le martellava da impazzire. Lo esaminò con gli occhi semiaperti. "Un po' peggio di come ti ricordavo ma questa è pur sempre la mente di Carnival, non la mia."
Il guerriero le sorrise. "Meglio di essere portato a braccia" le rispose piano. "Dato che questa è la mente di Carnival meglio fare un po' di disinfestazione" Si voltò verso la loro guida. "Arcontis. Cosa accadrebbe qui e là fuori se dovessi abbattere quei fusi?" gli domandò senza troppi giri di parole.
L'uomo fece un mesto sorriso "Niente. Le loro ferite guariranno spontaneamente ed entro qualche minuto, o qualche ora, saranno di nuovo in piedi."
La ragazza annuì. "Non dovremmo sconvolgere più di tanto questo posto, solo il tempo di entrare e tutto tornerà come prima qui." Riuscì a mettersi in piedi ma la testa era un pulsare continuo. "A te l'onore e l'onere." Sorrise e incrociò le braccia dietro la schiena come farebbe una bambina che cerca di rimediare ad un disastro che aveva combinato."
Galdor saggiò le condizioni di Astrea guardandola da capo a piedi. “Vecchio, ce la fai a portarla almeno oltre il ponte? Dopo ci penserò io.”
"Quasi vi preferivo come lancia" commentò Balthazar asciutto "Posso. Quaggiù cose come distanza,peso ,forma non hanno importanza in senso assoluto. Dovreste esservene già accorto"
"Bene, allora fallo." disse estraendo la spada. "Vi faccio strada..."
Il guerriero caricò senza il minimo preavviso il primo che non ebbe il tempo di accorgersi di quanto stesse per accadere e fu abbattuto con un fendente menato a due mani che gli aprì un impressionante squarcio in diagonale dalla clavicola al bacino. Il vecchio aveva ragione. Distanza, peso e forma non avevano un valore assoluto e Galdor scoprì che si muoveva con un agilità prossima a quella che gli conferiva lo spirito dell'antica fenice.
Gli altri tre fusi tuttavia gli furono presto addosso. Il guerriero deviò il fendente di un ascia e scartò di lato perché la massa del primo fuso fosse d'intralcio agli altri due.
Scagliò un calcio al ginocchio dello stesso che cedette e un attimo dopo il collo di quello fiottava sangue nerastro infilzato con la punta della spada dall'alto verso il basso in prossimità della giugulare.
Il guerriero estrasse e fronteggiò gli altri due.
Frattanto Balthazar aveva afferrato la destra di Astrea e la stava spronando verso il ponte "Questo luogo non appartiene al mondo materiale, ma ha le sue regole. Non è questione di affaticamento fisico, ma di volontà. Mantenete forte la vostra volontà."
"Tenere cara la pelle o in questo caso la mente credo che sia abbastanza forte come volontà di istinto di sopravvivenza." Ironizzo la ragazza mentre lo seguiva.
Galdor lì vide passare alle spalle dei fusi. Bene. Scambiò una serie di colpi con uno dei fusi stando sempre attento a ruotare così che fosse sempre uno solo quello di fronte al lui. All'ennesima parata afferrò il polso del fuso e bloccò la sua arma in alto sopra la testa. Una ginocchiata tra le gambe fece grugnire il mostro. Intanto l'altro ebbe finalmente traiettoria libera per colpire, ma il guerriero usò il suo compagno come scudo e l'ascia dell'ultimo fuso gli spaccò la testa.
Galdor spinse il cadavere addosso all'altro riacquistando la distanza, roteò la lama sopra la testa e decapitò l'ultimo.
Scrollò la spada per liberarla dal sangue superfluo e la rinfoderò per raggiungere Astrea e Balthazar.

Astrea e Balthazaar intanto avevano attraversato il titanico portale di ingresso accedendo a una sala altrettanto titanica, immersa quasi totalmente nell'oscurità Nonostante le torce che qua e là ardevano a rischiarare dipinti murali eseguiti con arte ma tutte raffiguranti scene cruente e sanguinose. Grandi colonne salivano a sostenere la volta, perdendosi nell'oscurità. Echi sinistri provenivano dagli angoli bui ad ogni passo compiuto dai due.
"Dà i brividi questo posto." Esclamò la ragazza mentre osservava un mosaico che raffigurava un gruppo di uomini che venivano decimati dalle fiamme evocate da un demone. "è un posto reale o un posto creato nella mente di Carnival come prima il giardino con le statue?"
Balthazar annuì "Tutto quello che vedete appartiene alla sua anima" un altro mesto sorriso "Noi compresi."
"Proprio un posto sobrio..." Disse il guerriero, che stava solo ora entrando all'interno della torre e che aveva colto solo l'ultima frase di Balthazar, guardandosi intorno. Le sue parole si rincorsero nel buio di quell'antro. Si volse verso Astrea. "Ce la fai a camminare?" si sincerò.
Lei annuì. "Non avverto stanchezza fisica, è la sensazione che la testa stia per esplodermi da un momento all'altro che mi infastidisce in realtà. Ma sembra andare meglio ora."
"Vi avevo avvertito...non è un bel posto" ribattè Balthazar. Man mano che gli occhi si abituavano alla luce, altri dettagli spaventosi si rivelavan agli occhi di Galdor e Astrea. Statue raffiguranti creature grottesche, paesaggi da incubo dove si muovevano solo spettri e morti rianimati, una sorta di Maelstrom composto da migliaia di anime....ed altro ancora, scene uscite da un incubo.
"Se rimangono nelle pareti queste... cose... sarà ben meglio per noi. Dove andiamo di preciso? Cosa rappresenta questo posto per lei?" Intervenne la ladra.
Balthazar scosse la testa "Difficile dirlo. Se anche il residuo di individualità che mi rimane fosse parte della sua anima allora forse potrei saperlo...ma se così fosse non potrei essere qui a parlare con voi. Credo che questo palazzo sia sorto dopo che ella è divenuta una vampira. Il lago di sangue nel quale sorge è piuttosto emblematico"
Il guerriero continuava a guardarsi intorno. "Se così fosse qui dentro troveremo quanto ci occorre sapere sull'essenza del vampirismo... o almeno quel che Carnival ha scoperto in maniera più o meno inconscia..." ipotizzò. "E' meglio muoversi, prima che Astrea si stanchi..."
In quel momento una voce spezzò il silenzio innaturale della sala, "E così, Balthazar, ti sei fatto alcuni nuovi amici?" disse con sprezzante ironia. Astrea non poté trattenere un brivido perché conosceva sin troppo bene quella voce, così come la conosceva Galdor. L'avevano sentita molte volte, l'ultima nella sala più profonda della Rocca.

Continua…

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MessaggioInviato: Sab Giu 09, 2012 11:12 am Rispondi citandoTorna in cima

Il Mietitore galoppava veloce, le nerborute zampe che scattavano facendogli divorare la strada con un impeto distruttivo che divelleva ogni piccolo arbusto si trovasse sul suo cammino. Nonostante lo svantaggio di avere solo due gambe, Aygarth non provò alcuna fatica a stargli dietro, evitando di farsi seminare. Una nuova forza, bruciante nel petto, gli aveva letteralmente messo le ali ai piedi. In aggiunta a tutto questo, un sentimento mai provato prima gli faceva vibrare membra e respiro, facendogli accelerare il passo ogniqualvolta riteneva fosse su un buon terreno per farlo senza il rischio di inciampare.
Il brivido della caccia.
Senza motivo, tornò col pensiero a Cronista. Aveva vissuto cento anni così. Perché non si era mai lasciato andare? Perché aveva contratto tutte quelle sensazioni con una disciplina così ferrea, alla ricerca del costante equilibrio tra parte umana e...
Si raggelò.
No, questi pensieri non sono miei. Non possono essere miei!
Scrollando la testa, si riconcentrò sulla corsa. Ora il Mietitore sembrava aver intrapreso una rotta a zig zag e Aygarth non riusciva a comprendere se stesse in qualche modo cercando di seminarlo o che il suo istinto gli facesse semplicemente percorrere a ritroso la stessa strada dell'andata. Non immaginava neanche che quelle creature potessero essere dotate di intelligenza o senso di tattica. Tuttavia, una voce dentro di sé lo ammoniva di stare cauto. Ogni volta che il Mietitore rallentava, lui faceva lo stesso, per evitare di risparmiare energie, anche se sembravano inesauribili.
La forza del Vampiro...
Corri e basta!
Obbedì. Ora erano sbucati in una macchia più fitta d'alberi, ma priva del sottobosco che in precedenza ne rendeva difficile la praticabilità. Aygarth accelerò; il Mietitore emise uno sbruffo e fece lo stesso. Ormai il ragazzo aveva perso il conto di quanta strada avessero percorso, tantomeno la direzione intrapresa. Non aveva occhi che per il mostro e per il sentiero che aveva imboccato.
Alle sue orecchie arrivò un suono particolare. Uno scroscio.
Acqua.
Un fiume! L'analogia con la visione avuta tempo addietro venne confermata quando la Forgia gli instillò una scossa tale da fargli perdere per un attimo il ritmo della corsa. Il petto gli andò a fuoco, spingendolo a liberare quella irrefrenabile sensazione in un urlo... no, un ruggito. Un ruggito di belva.
Zadris! urlò dentro di sé, e subito un'altra voce si mischiò alla sua. Alleanza!
Il potere divampò in lui, facendogli aumentare il ritmo. A un passo ormai dal perdere il controllo per lasciarsi andare alla foga della Forgia, Aygarth compì una deviazione per poter tagliare la strada al Mietitore e guadagnare metri preziosi. Tuttavia, dopo qualche passo, una consapevolezza lo fece rallentare. Quella che stava percependo in quel momento non era il calore della Forgia, ma una zaffata d'aria calda che lo investiva in piena faccia con una violenza che nemmeno l'intricato dedalo d'alberi riusciva a spezzare.
Che diavolo...
Con un balzo, il Mietitore sparì oltre una barriera di siepi. Aygarth lo superò in egual modo compiendo un salto di cui, solo qualche tempo prima, non si sarebbe mai creduto capace. Oltre l'ostacolo visivo della vegetazione, tuttavia, si ritrovò nello spazio aperto.
E nel vuoto.
Per poco non gli sfuggì un urlo. Con un piede riuscì a guadagnare il terreno, con l'altro scivolò oltre il ciglio di uno strapiombo nel quale ruggiva una roboante miscela di vento e scroscio d'acqua. L'impeto del salto lo proiettò in avanti sbilanciandolo nel vuoto, ma riuscì all'ultimo momento a spostare il peso sul piede ben saldo, evitando per un soffio di precipitare.
Dèi!
Sotto di lui, un ampio fiume color argilla dava voce a una gola profonda almeno un centinaio di piedi. Aygarth capì che era stata proprio la sua precedente esitazione a evitare che piombasse lì alla massima velocità, cosa che gli sarebbe di sicuro costato un salto nel vuoto. Cercando di non pensare al modo orribile in cui si sarebbe sfracellato sulle rocce sottostanti o ingoiato dalla furia delle acque, alzò lo sguardo, il vento fortissimo e caldo proveniente dal crepaccio che gli andava a scuotere i capelli sporchi e trasandati. Stimò che il burrone si estendesse per almeno centocinquanta metri; lungo l'altra sponda, la vegetazione si rinfoltiva, dando adito a una macchia di alti alberi le cui fronde venivano agitate senza misericordia da quelle insolite folate roventi. Una chioma verde si mosse e riuscì a fargli scorgere qualcosa oltre la sua barriera.
Eccola!
La riuscì a vedere nonostante la carenza di luce. Perlomeno, ne vide una parte, ma la conformazione a ziggurat avvallò i suoi sospetti. Quella visione scatenò in lui la Forgia in maniera tale da renderla incontrollabile. Zadris! gridò dentro di sé e provò a protendersi, a espandere i sensi, ma non toccò nulla. Con un ruggito serrato in gola, Aygarth si guardò intorno e scorse in quel momento un dettaglio che fino ad allora, per assurdo, non aveva notato.
Di lì a una ventina di passi, un insolita propaggine bianca si estendeva da un lato all'altro della gola a collegare le due sponde, oscillando per effetto delle folate. Il giovane dovette sbattere più volte le palpebre per capire cosa avesse di fronte. Erano rampicanti, cresciuti a dismisura, che per effetto del vento erano cresciute praticamente sospese a mezz'aria, annodandosi e aggrovigliandosi l'una con l'altra fino a creare quello spesso ponte rudimentale ampio almeno un metro, simile al tendine di un gigante teso per uno sforzo eccessivo. Lo stesso ponte su cui, si accorse, il Mietitore si era già arrampicato, percorrendolo come un ragno corre sulla sua tela.
Sbrigati!
Non se lo fece ripetere due volte. Costeggiò il ciglio del burrone in piena corsa, per poi arrestarsi in prossimità del ponte sospeso. Il moto oscillatorio, così insidioso, gli strinse la gola, ma un urlo della Forgia estinse in lui ogni incertezza o ripensamento. Si accovacciò e stringendosi a qualsiasi appiglio avesse a disposizione, cominciò a percorrere quell'enorme liana bianca, arrestandosi ogniqualvolta una folata più forte delle altre minava la sua presa. Dentro di lui, una voce sussurrò artigli, ma la ignorò e continuò imperterrito la sua traversata accidentata, saggiando ogni appiglio prima di appoggiarvisi con tutto il peso. Era ormai a metà quando, sorvegliando il Mietitore, si accorse che si era fermato, il muso rivolto nella sua direzione. Non poteva vederlo, ma era sicuro che lo stesse puntando.
Poi la creatura fece dietrofront, avanzando nella sua direzione.
Aygarth si rese conto all'istante della precarietà della sua situazione. Disarmato e con le mani occupate a sorreggersi, non aveva possibilità di combattere, tantomeno di difendersi. Si sarebbe dato dello stupido all'infinito, se ne avesse avuto il tempo, ma non lo ebbe: in pochi secondi il Mietitore fu a pochi passi da lui.
Era qui che mi voleva! Su questi dannati rampicanti. Indifeso. Mi ha attirato in trappola!
L'artiglio del Mietitore si sollevò. Aygarth obbedì al cieco istinto e piegò il peso su un lato, sporgendosi quanto più possibile. La zampa colse un arbusto nodoso, spezzandolo. Prima che potesse rizzarsi, la creatura gli balzò addosso.
Aygarth si mosse solo per riflesso. Anziché piegarsi su un fianco, mollò la presa con la mancina e col piede. La gravità lo reclamò strappandogli un breve grido. Lo strappo fu considerevole, ma il vento che proveniva dalla gola sembrò persino sostenerlo. Con lo stesso impeto oscillatorio della caduta, Aygarth stese il braccio e riguadagnò per un soffio la presa sulla pianta, sorreggendosi a forza di braccia. Adesso era sotto il ponte. Voltò la testa a sinistra e poi a destra, accorgendosi con la coda dell'occhio del muso del Mietitore sbucare sul limitare dell'angolo visivo opposto. Allora spostò la mano aggrappandosi a un altro appiglio poco distante, una mossa che evitò in extremis che il Mietitore gliela moncasse con un solo preciso scatto delle fauci.
Il ponte oscillò ancora di più e Aygarth maledisse qualsiasi dio fosse in ascolto in quel momento. Una vibrazione anomala in quel moto ondulatorio lo informò che il Mietitore si stava muovendo; e lo vide, infatti, comparire oltre l'ostacolo visivo dei rampicanti. Si era arpionato al lato del ponte, cercando di raggiungerlo. La bocca si spalancò, una zampa sradicò un fascio di rampicanti a un soffio dalla sua mano.
Aygarth tentò il tutto per tutto. Con un colpo di reni e coadiuvato dall'oscillazione del ponte, si diede una spinta tale da poter sferrare un calcio alla bocca del Mietitore, con entrambi i piedi. Il colpo andò a segno, facendogli scrollare il muso. In altre occasioni, mi sarebbe bastato sfogare, maledizione! imprecò il giovane tra sé, assestando un secondo calcio che però sfiorò soltanto la bestia, che si era ritratta per schivarlo per poi protendersi di nuovo verso di lui. Stavolta le sue mascelle colsero la carne del bicipite e Aygarth urlò nel percepire il dolore del morso. Con un terzo calcio riuscì a far mollare la presa, ma la perse anche lui con il braccio ferito, finendo per penzolare come un verme all'amo, reggendosi con una mano sola. Sangue gli colò giù dalle dita.
E il Mietitore era lì. Guadagnò la distanza che li separava in un lampo. Aygarth lo vide. Sgranò gli occhi. Le fauci si spalancarono.
Qualcosa nel suo petto si mosse.
Di riflesso, il braccio straziato di Aygarth scattò a intercettare il muso della bestia. Glielo afferrò a livello del mento e strinse. La cartilagine si disfece come niente, e i denti crocchiarono sotto la sua morsa, scardinandosi dalla loro sede. Con un'ultima torsione e uno strappo secco, i legacci che tenevano spalancata la mascella a dismisura vennero meno e Aygarth si ritrovò in mano un ripugnante moncherino di denti e carne maciullata. La guardò, istupidito, come se non si fosse reso conto di quanto avesse fatto, finché
(colpisci!)
non obbedì all'impulso irrefrenabile che lo aveva animato. Sollevò il braccio, avvertendo l'orribile ferita chiudersi all'improvviso, e sferrò un colpo al Mietitore che, dopo la mutilazione ricevuta, si era ritratto precipitosamente anche se non con rapidità sufficiente per mettersi fuori portata. Come un'arma improvvisata, la mascella
(ferisci!)
calò sul muso deturpato del mostro, sollevando una torbida pioggia di sangue scuro. L'icore immondo sul suo viso aumentò il suo stato d'eccitazione, e di nuovo
(UCCIDI!)
si avventò con l'ennesimo colpo, stavolta alla base del collo. Il Mietitore ruggì, un guaito di dolore e frustrazione. Con la coda dell'occhio, Aygarth si avvide della zampata che diede come contrattacco; spostò il capo all'indietro e la evitò per un soffio, lasciando che si infrangesse contro il rampicante. Un'altra. Un'altra ancora, evitata allo stesso modo...
Aygarth sgranò gli occhi. Capì, troppo tardi.
Il Mietitore non stava cercando di colpire lui. Il suo bersaglio erano proprio i rampicanti. Sotto i suoi occhi, uno di essi si sfilacciò e precipitò nel crepaccio, disegnando arabeschi nell'aria prima di sparire nel fiume.
La realtà si fermò per un secondo lungo quanto la sete all'inferno. Poi, con un sonoro crepitio di fasci nodosi che si disfacevano, il ponte cedette, lasciando Aygarth e il Mietitore alla mercè del vuoto.

[continua...]

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Piccolo angelo bellerrimo crudele sanguinario...

Io sono una creatura del Caos. Ma dal Caos nasce la saggezza, e dalla saggezza il potere.

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