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Akhayla
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MessaggioInviato: Lun Ago 11, 2014 5:19 pm Rispondi citandoTorna in cima

Il bianco accecante del teletrasporto si dissipò in una nebbia che gli ottenebrò i sensi. Ibrido si chinò su un ginocchio, la mano allo stomaco, e vomitò una bava rossastra che venne subito assorbita dalle scanalature delle piastrelle per poi sparire dalla vista. Il Mietitore che lo accompagnava rimase accucciato nella posa d’attesa che gli consentiva la sua struttura scimmiesca, finché un secondo bagliore sul soffitto della sala non lo spinse a trottare via e infilarsi attraverso una porta che sorse dal nulla. Ibrido ignorò quel segnale. Non era un cane da comandare col bastone.
“Rapporto.”
Il Vampiro non rispose subito. Nonostante il lieve malore dovuto al teletrasporto, si era già accorto delle miriadi di scie luminose che correvano lungo le pareti e il soffitto. Comunicazioni in corso. E parecchie. Qualcosa era successo, di sicuro.
”Obbiettivi cacciati e sterminati secondo istruzioni. Soggetto 1048, 1049, 1050, 1051 eliminati da me personalmente. Gli altri sono stati preda dei Mietitori.”
“Perdite umane?”
Come se ti importasse. Come se non lo sapessi.
“Dovevo contare anche quelle?”

Un tremito nella stanza accolse quella notizia. Ibrido si alzò in piedi su gambe malferme e scoccò un’occhiata alla parete alla sua sinistra, in direzione dei bocchettoni mimetizzati nel muro. Di lì a poco, come aveva pronosticato, presero a vibrare. "Tieni a freno quei tuoi inibitori!", ringhiò. ”Volevi vedermi in azione, no? Volevi vedere il mio potenziale. E il Mietitore che è corso tra le vostre braccia vi racconterà tutto, oh, lo so. Ne ho tenuto da parte uno apposta. Per farvi capire con chi avete a che fare.”
I bocchettoni rimasero inerti, ma la stanza non smise di scuotersi.
“Ti credi superiore a noi? lo minacciò la voce. “Basterebbe poco per annichilirti. Ricorda perché sei ancora vivo.”
Io non sono vivo, ma son dettagli.
”Certo che me lo ricordo.”
Ibrido scrollò le spalle e si rilassò. Sapeva che stavano misurando i suoi parametri “vitali”, per così dire, e sapeva che ogni sua minima reazione era monitorata e interpretata. Tanto valeva non dargli indizi su quanto ritenesse quella mutua convivenza una spina nel fianco. Ma non aveva altra scelta. Non era stupido come quell’altro: l’unica cosa che gli permetteva di non essere cacciato era stare dalla parte del cacciatore. Con tutti i pro e i contro della cosa, compresa la possibilità di poter cacciare a sua volta, senza paletti o remore di sorta. ”Perciò evitiamo di litigare. Sono sazio, è stata una nottata lunga e sono sicuro che anche voi morite dalla voglia di analizzare quel sangue che ho appena vomitato, non è vero?” Sbirciò la reazione della stanza, che dopo un po’ smise di tremare. ”Ho compiuto il mio lavoro. Non credo sia così tragico se ho, come dire, saziato i miei arretrati. E se qualcuno noterà la morte di tutti gli abitanti di Roccariva… credo saprete di certo a chi dare la colpa, no?”
Nessuna risposta dalla voce che prima echeggiava nella stanza. Ibrido ne approfittò per scrollarsi di dosso la polvere e la sporcizia della battaglia con il suo ex gruppo di compagni. La compagnia dell’altro. Ripensarci gli riportò a galla il problema dell’altro Vampiro. Del suo creatore. Quell’immunità alla Forgia… era un problema. O meglio, lo sarebbe stato se se ne fosse accorto.
”C’è un nuovo compito per te” lo informò la voce. Lui si chiese chi fosse a parlare. Qain? Un altro Aureo? Tutti quanti insieme?
”Per questa notte?”
”Subito.” Dal soffitto emerse un bocchettone che stillò una goccia di sangue. La goccia piovve al suolo, proprio davanti ai suoi piedi. ”Un fuggitivo. E’ evaso dai laboratori proprio la scorsa notte, poco dopo la tua partenza.”
Ibrido si chinò sulla goccia di sangue e la raccolse col polpastrello. Gli sarebbe bastato berla per sapere tutto sulla sua nuova preda. L’idea di una nuova caccia lo allettava, anche se avrebbe preferito aspettare le tenebre per mettersi in moto. Non che temesse il sole - il suo creatore e le sue pozioni, a cui ormai il suo sangue era assuefatto, avevano rimediato anche a quello - ma preferiva il buio. Le sue prede ne avevano paura. Ed emergere dall’oscurità instillava al suo bersaglio un terrore che ne addolciva il sangue.
Annusò la goccia e subito la trovò strana. Era di un umano, ma non solo. S’infilò l’indice in bocca e


Si gira di scatto, puntando un ragazzo in ginocchio, quasi dissanguato. “Pazzo! Perché hai fatto un gesto simile? Non sai che avresti potuto risvegliarmi del tutto privo di controllo?”
[...]
Quello stesso corpo, tra le braccia. Pesa troppo per essere vivo. “Riconosco quel veleno! Damarios..l’ha utilizzato nell’attacco ad Ainlime. Noi guaritori non abbiamo potuto fare niente per salvare i feriti...”
[...]
“Amore mio, guardami negli occhi un'ultima volta.” Senza volerlo, lui lo fa. Il blu scuro delle sue iridi brilla appena nella semioscurità della stanza. “Questo volto è l'ultima cosa che vedrà quella mocciosa prima di morire, tra poche ore, dopo che avrò finito con te. Addio, tesoro..”
La guarda un'ultima volta, come per scolpire nella sua mente l'immagine indelebile del suo volto chino su di lui. Dischiude le labbra, piene di sangue. “Perdonami, Aelyn.”
[...]
“Cronista! Fermati, sono io! Dannazione, fermati, FERMATI!”
Non dà ascolto a quella voce e si lancia sulla sua preda. Affonda gli artigli in profondità nel metallo. E lo sente, il gorgoglio della vita strozzata, nel petto dell’avversario. Nel petto di suo fratello.
[...]
Cronista.
Logan.
Chi-ni-sa-a.
Cronista.
Logan...
CRONISTA!


[Altrove...]
Apre gli occhi.
Il buio brucia.
Urla, ma non sente la sua voce. Non sente se stesso.
Il dolore si placa come se fosse precipitato tra le onde di un oceano. Oceano? Dove si trova?
No, non è il momento. Deve dormire. Non è il momento.
Chiude gli occhi e risprofonda giù.

[A Roccariva]
I due litiganti erano talmente assorbiti nella loro discussione che si accorsero di Zadris soltanto all’ultimo momento. In effetti, perché avrebbero dovuto? Era un pezzo di metallo pesantissimo, abbandonato contro il muro, silente spettatrice del loro litigio. E fu un caso fortuito che notarono quel tremore appena prima che l’enorme alabarda piombasse in mezzo a loro, come sbilanciata da un violento calcio. Quasi a dividerli, volendo ben guardare, e tutto sarebbe calzato se le rune si fossero accese, come di consueto, come ad ammonirli di smetterla; l’aveva già fatto in passato, per manifestare la sua anima senziente. Tuttavia non ci fu niente. Né un tremito, né un guizzo infuocato, né alcun residuo psichico. Rimase soltanto quel pezzo di metallo pesantissimo, abbandonato a terra, sotto lo sguardo allibito del Vampiro e dell’umano.


[Alla ziggurat]

Temperatura: assente
Battito cardiaco: rilevato.
Errore: battito cardiaco assente.
Riesame del soggetto in corso...

Ibrido spalancò gli occhi. Era rannicchiato a terra. Quando era caduto?

Temperatura: assente
Battito cardiaco: assente.
Analisi completata.

Sta’ zitto...
Si rialzò su un ginocchio, poi in piedi. Non gli era piaciuto per niente. La connessione empatica coi ricordi del proprietario di quel sangue era stata troppo dirompente. Non era riuscito a pilotarla come era solito fare, tantomeno a isolarla. La cosa che più gli bruciava, tuttava, era che se ne fossero accorti loro. Di sicuro erano già lassù, a cercare di capire cosa fosse andato storto. E ritorcerglielo contro.
Cronista. Logan. Cronista. Logan. Il Creatore. Colui-che-diede-la-non-vita, l’avrebbe chiamata quell’inutile pezzo di ferro chiamato Zadris. Lo sconcerto di quella insolita reazione, tuttavia, lasciò subito spazio all’eccitazione. Era lì! Nella ziggurat! L’aveva avuto a portata di mano… tuttavia ora quasi la situazione gli sembrava addirittura più favorevole. La nuova preda! Poteva concentrarsi solo su di lui!
”Va catturato vivo.”
Come se gli avessero letto nel pensiero. Ibrido guardò verso il soffitto e ringhiò, di riflesso. Non avevano il diritto! Quel Vampiro era la preda somma, un obiettivo di caccia che meritava l’abbattimento! Non potevano…
I bocchettoni alle pareti presero a sibilare. Ibrido li guardò a lungo, poi nascose di nuovo le zanne.
”Riconducilo qui. Questi sono i tuoi ordini. Priorità massima.”
Ibrido non rispose. Rimase un pezzo a guardare il soffitto, con l’odio sordo che montava nelle vene gonfie di un sangue non suo.

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Piccolo angelo bellerrimo crudele sanguinario...

Io sono una creatura del Caos. Ma dal Caos nasce la saggezza, e dalla saggezza il potere.

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MessaggioInviato: Gio Ago 14, 2014 12:24 am Rispondi citandoTorna in cima

Lao gli lanciò uno sguardo penetrante. Stava impiegando tutto se stesso per calmarsi e resistere alla tentazione di rivoltare la mente del vampiro come un calzino, lasciando poi tutto in disordine. Ma aveva promesso, aveva dato la sua parola ad Astrea. Ghignò tra sè. Lao-che-ha-promesso pensò in un moto divertito, con la voce di Carnival. "Sono più interessato alle seconde che alle prime, Cronista. Se si crea un mostro quello si ritorce contro il suo creatore. Credo ci sia un bellissimo libro che parla di una cosa del genere. Cosa hai creato tu?"
Il Vampiro si voltò con un unico movimento, fissando il vecchio negli occhi prima di rispondere. “A parte rendere compatibili quei frammenti di tessuto organico di cui abbiamo già riconosciuto il prodotto finito..ho lavorato per parecchio tempo ad un altro progetto, nel corso del quale credo di essere riuscito a trovare qualcosa che potrebbe essere utile a..Carnival. I miei sforzi si sono conclusi con successo, ma per quello puoi stare tranquillo: ho distrutto tutto quello che c’era dentro il mio laboratorio.”
Lao lo guardò con un misto di pietà e derisione. "Hai distrutto tutto? E come? Con il fuoco? Hai fracassato ogni boccetta contro un muro? Versato tutti gli intrugli in una fogna? Sei uno sciocco." il vecchio scosse la testa. “Hanno il controllo completo e totale sulle loro basi. Da quando sei entrato nel tuo alloggio c'è sempre stato un inquisitore che ti ha osservato, ha preso appunti su quello che facevi, ha studiato il tuo lavoro, ha contato quante volte hai sbattuto le palpebre nel farlo." Lao sembrava deluso. Deluso di Cronista."Vanno avanti da secoli a combattere esseri come e più potenti di noi, e sono semplici esseri umani. Le loro paranoie hanno paranoie."
“Avevo poco tempo. Se come dici tu ero continuamente osservato, l’inquisitore di turno stava balzando sulla sedia dopo avermi visto sgozzare a morsi Azariel e stava suonando l’allarme. Non hanno alcuna formula per replicare il mio lavoro, i pochi appunti che ho preso li custodisco nella mia cintura e non sono completi. E li ho sempre portati addosso.”
"Te li porti ancora dietro?" Lao sembrò sorpreso."Ma chi diavolo ti ha insegnato tutto quello che sai? Era stupido come te anche lui? Dovevi distruggerli immediatamente dopo essere fuggito, farli a pezzi e gettarli in un fiume, mangiarteli se necessario. O forse te ne vergogni e non vuoi che nessun altro li legga, per questo te li tieni così' stretti? Immagino che un tuo diario sulla prigionia sarebbe un ottima lettura."
Il Vampiro alzò un sopracciglio. “Beh con il vampirismo la mia mente si è ampliata e con essa la memoria. Ma per un processo come quello che ho dovuto realizzare, gli appunti sono risultati una necessità. Sarà il sangue umano che mi scorre nelle vene..o starò semplicemente invecchiando anche io.”
"Cronista... che diavolo hai creato per gli Inquisitori?" sbottò senza pensare Lao. Sentiva che la risposta non gli sarebbe piaciuta per niente eppure voleva sapere. Doveva sapere tutto se voleva vincere contro i suoi ex commilitoni. "Cosa altro hai fatto per loro? Cosa può essere così complicato da costringerti a riversare su carta il tuo lavoro e portartelo sempre appresso?"
Il Vampiro distese le braccia lungo in fianchi in una posa neutra e lo scrutò in volto prima di rispondere. “Il mio lavoro..è stato creare un fluido capace di rendere qualunque materiale, organico o inorganico, completamente celato alla luce visibile.” Deglutì. “E non solo. Nella sua forma più potente, a qualunque tipo di onda. Ma non penso sia questo il momento per fare una lezione.”
Lao rimase inebetito per un attimo prima di avvicinarsi al Cronista. “Tu devi essere un folle, un pazzo." sibilò indicando fuori dalla finestra."Quelle... cose sono là fuori! E cercano noi. E magari mentre io e te parliamo c'è qualche cappuccio verde che sta tentando di replicare il tuo lavoro. Dovevi fare le cose proprio così perfette? Non so magari potevi anche inserire qualche difettino, oppure sarebbe stato un insulto troppo grande al tuo genio? Sai che gloria quando ti piomberanno addosso e ti macelleranno come un animale."
Il Vampiro ringhiò di fronte alla sequela di insulti “Come osi darmi del pazzo? Io sono stato costretto a lavorare, cieco del mio potere, per una cricca di cappucci della quale non sapevo niente quando sono piombati in casa mia.” Fece un passo in avanti verso il vecchio “Visto che al contrario mio tu sai tutto e prevedi tutte le loro mosse..spiegami l’Ibrido. Spiegami la sua esistenza!” Fece un altro passo in avanti, l’indice sollevato verso Lao “Non pensare che me ne sia dimenticato: ‘chiedigli cosa stava facendo, non molto tempo fa, pur di epurarmi'. Eri pronto ad uccidere Aygarth pur di epurare Ibrido, o sbaglio? Non mi sorprende che tu sappia cosa possono o non possono fare i tuoi vecchi compagni! Il tuo cammino di espiazione per staccarti dal loro operato conta pochi passi!"
"Uccidere Aygarth?!" le pareti vibrarono all'urlo di Lao, o forse i suoi poteri mentali stavano andando fuori controllo per la rabbia."Io sono l'unico di voi bastardi senz'anima nè cuore che vuole salvare il fabbro, sporco vampiro. Carnival lo vuole morto, Galdor lo ha addirittura proposto apertamente e tu? Lo hai morso tu no? E' come se commettessi un infanticidio, sempre che un vampiro possa capire un simile concetto. Io ho cercato di aiutare Aygarth, ho sondato la sua mente con il suo permesso pur di separarlo dall'Ibrido, o di relegarlo in una prigione mentale. E tenterò ancora ancora e ancora." il vecchio respirò con affanno dopo quel torrente di parole."E se per salvarlo devo mettermi contro di voi ben venga. Risolveremo tutti i vecchi rancori in un colpo solo"
I due litiganti erano talmente assorbiti nella loro discussione che si accorsero di Zadris soltanto all’ultimo momento. In effetti, perché avrebbero dovuto? Era un pezzo di metallo pesantissimo, abbandonato contro il muro, silente spettatrice del loro litigio. E fu un caso fortuito che notarono quel tremore appena prima che l’enorme alabarda piombasse in mezzo a loro, come sbilanciata da un violento calcio. Quasi a dividerli, volendo ben guardare, e tutto sarebbe calzato se le rune si fossero accese, come di consueto, come ad ammonirli di smetterla; l’aveva già fatto in passato, per manifestare la sua anima senziente. Tuttavia non ci fu niente. Né un tremito, né un guizzo infuocato, né alcun residuo psichico. Rimase soltanto quel pezzo di metallo pesantissimo, abbandonato a terra, sotto lo sguardo allibito del Vampiro e dell’umano.
-Aygarth..- si sorprese a pensare Cronista, scrutando il freddo pezzo di metallo. La sensazione, quel qualcosa che l’aveva colto quando aveva toccato Zadris a Sandras, subito messa da parte all’attacco dei Mietitori, gli tornò in mente prepotentemente.
Lao osservò l'alabarda in terra. Per un attimo, per un folle lunghissimo attimo, sembrava di nuovo viva. Quasi si aspettava di sentire Aygarth commentare il loro litigio in maniera sprezzante. Si chinò e protese la mano verso Zadris. Dopo un attimo di esitazione posò le dita sulla lama. Niente, era tornato il pezzo di metallo di prima. Quasi avrebbe riso se gli avesse ustionato le dita.

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MessaggioInviato: Ven Gen 09, 2015 11:53 pm Rispondi citandoTorna in cima

Non era passato molto da quando erano entrati dentro il perimetro della palizzata che si erano già divisi tra quelle quattro strade di terra battuta come se fosse per loro insopportabile stare insieme un momento di più. Astrea riposava con Carnival a vegliare il suo sonno, Lao e Cronista stavano attenuando le loro divergenze, tutti avevano preso possesso di alcune dimore solo Ulkos e Magistra rimanevano per strada. Galdor, che era rimasto silenzioso dal suo ingresso, raggiunse l’uomo lupo, che nel frattempo aveva riassunto il suo aspetto umano.
Quando Ulkos avvertì i passi del guerriero avvicinarglisi, voltò leggermente la testa.
Doveva assolutamente trovare qualcosa di utile per armarsi, e anche in fretta. Doveva esserci pur da qualche parte una guardiola per degli eventuali soldati di confine nella quale rovistare!
"Cosa pensi di tutta questa faccenda?" chiese al compagno, accantonando i pensieri su armi e armature varie. "Pensi che riusciremo a far tornare Aygarth come era prima? O pensi che dovremo..." si passò l'indice trasversalmente sul collo.
Galdor non si aspettava una domanda del genere così su due piedi, certo tra lui e Ulkos le conversazioni erano sempre state ridotte all’essenziale e non avevano mai brillato per garbo, però il gesto che concludeva la frase era piuttosto inquietante. Il guerriero si prese qualche secondo prima di rispondere. “Credo che lo scopriremo la prossima volta che lo incontriamo…” rispose evasivo.
Il licantropo annuì leggermente, senza pensare assolutamente di essere stato rude con un membro del gruppo che conosceva relativamente pochissimo. Non che conoscesse troppo bene anche gli altri, beninteso. Si considerava nuovissimo ancora, sebbene fosse stato accolto senza troppe domande.
"Non desidero la sua morte, naturalmente" proseguì poco dopo. "Al contrario, mi auguro che non ce ne sia bisogno... nessuno merita un destino del genere"
Annusò per qualche secondo l'aria, voltando poi di scatto la testa verso sinistra.
"Quello sembra promettere bene!" esclamò indicando una piccola casetta. Doveva essere la guardiola, dove gli armati addetti alla protezione del villaggio risiedevano in genere. Lì avrebbe potuto rifornirsi, con molta probabilità.
Galdor accolse le parole di Ulkos per quelle che erano: parole. Si limitò a seguirlo nella direzione verso cui si avviava. “Pensi che lo voglia morto? Lao lo crede fermamente. Lao crede fermamente in tante, troppe, cose.”
La domanda di Galdor, quasi rivolta a se stesso, diede comunque da pensare al licantropo. Galdor, volere morto Aygarth? Difficilmente Ulkos avrebbe visto Galdor come un esecutore a sangue freddo, piuttosto lo avrebbe considerato come un guerriero saggio: se non puoi salvare un amico, fa almeno in modo che trapassi senza sofferenza. Su questo, Ulkos non avrebbe avuto nulla da ridire. Per quanto riguardava però la volontà vera e propria di Galdor, il mezzo lupo dubitava fermamente che questi avrebbe desiderato la morte del compagno.
"No. non credo tu lo voglia ammazzare. Ma credo che faresti il necessario" rispose tranquillo.
E anche lui stesso sperava di non dover arrivare a tanto. Peccato che Aygarth rendesse loro le cose così difficili.
Mentre faceva queste considerazioni, Ulkos era entrato nell'armeria della guardiola: un paio di spade, un'alabarda e uno scudo tondo. Tutte le armi erano in acciaio di buona qualità, anche se non eccelsa.
Senza pensarci troppo, prese la spada, si gettò lo scudo sulle spalle e afferrò l'alabarda. Era abbastanza leggera da poterla usare con una mano sola, a mo' di lancia da combattimento. Questo sarebbe potuto essere un vantaggio tattico non indifferente.
"Bene!" commentò relativamente soddisfatto, aggiustandosi un po' il fodero della spada al fianco. "Direi che possiamo andare. Serve qualcosa a te?" domandò poi.
“Non, non mi serve nulla.” Rispose il guerriero che aveva atteso fuori.
Il necessario. Cos’era esattamente il necessario da fare in una situazione del genere? Galdor non lo sapeva, ma, per la prima volta, avrebbe dato qualsiasi cosa per saperlo. Doveva tanto ad Aygarth, quasi tutto. Incontrarlo aveva portato la vita del guerriero ad una svolta e quanto accaduto un anno prima gli aveva dato la forza di rimettere ordine nella sua vita o, per lo meno, di provarci. Erano cambiate così tante cose da allora e Galdor era tornato ad Athkatla con la volontà di ricostruire la sua vita, di rinsaldare i legami e trovare una stabilità che non aveva mai avuto ma ancora una volta la vita aveva preso una svolta brutalmente inaspettata.
Il guerriero guardo Ulkos venir fuori dall’armeria e fissò distrattamente mentre si aggiustava il cinturone della spada alla vita. “Torniamo dagli altri.”

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#cinquantasfumaturediGaldor
#dovèildistributoredidurexquandoserve

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MessaggioInviato: Sab Gen 17, 2015 1:37 am Rispondi citandoTorna in cima

Lao si chinò su Zadris, passando le dita sulla lama. Un pensiero gli martellava nella testa, diventando sempre più grande e pressante."Era... la Forgia?" chiese con voce quasi inudibile."E' stato come se, se l'alabarda fosse viva di nuovo." si alzò in piedi fissando il Cronista, una muta domanda negli occhi.
Il Vampiro fissò intensamente Zadris, prima di alzare lo sguardo e notare come Lao lo stava osservando. “Ho avvertito..qualcosa.”- iniziò mormorando –“non adesso, ma quando eravamo a Sandras. Quando ne ho toccato la superficie.” Toccò esitante il metallo freddo. Niente. “Come un’eco di risposta al mio appello. Non so dire se sia stata solo immaginazione, se volevo solamente sentire una risposta da parte di Zadris.”
Lao sollevò l'alabarda con l'ausilio della telecinesi."Niente è morto finchè non è sepolto." una strana luce brillava nelle pupille del vecchio."Ci sono regni nell'estremo est di questo mondo, dove i guerrieri vivono in maniera così intensa il loro dovere, il loro servire e il loro onore che arrivano ad affermare che la loro arma è la loro anima." afferrò Zadris, un blocco di ferro dall'assurdo peso ora."Zadris e Aygarth sono legati, più profondamente di qualsiasi legame affettivo. Se quello che abbiamo sentito prima è la Forgia, se anche per un secondo quest'alabarda si è risvegliata vuol dire che Aygarth..." si bloccò di botto, temendo che la sua visione ottimista gli facesse dire stupidaggini.
Il Cronista sbuffò, nel volto un’espressione tra il divertito e il malinconico. “Per la miseria, Lao..d’accordo che sono vestito con una tunica dell’Inquisizione..ma un vecchietto in gamba come te dovrebbe ricordare l’armatura e la spada che portavo quando ci siamo conosciuti. Conosco bene quei regni di cui parli..e ne conosco i guerrieri, la gente comune..” Incrociò le braccia sul petto “Per l’arma e l’anima, confermo quanto dici. E’ il motivo per cui la mia spada non ha un nome.” Senza aggiungere altro si avvicinò a Zadris, ancora retta da Lao, e passò la mano pallida sul piatto della lama. Le sue dita esitarono sul foro al centro, circolare e preciso, nero come la pece. "E questo?" Fu il suo turno di guardare negli occhi l'altro, con aria interrogativa. "Cosa mi sai dire di questo?"
Lao si rabbuiò ancora di più."Quello potrebbe essere un brutto problema. C'era da quando ho ritrovato Zadris. Essere legati ad un oggetto ha vantaggi e svantaggi. Questo." indicò il foro."Potrebbe essere il peggiore degli svantaggi. Tu hai conosciuto Aygarth per più tempo di me, è già successo che Zadris si danneggiasse in questo modo?"
La mano del Vampiro, che scorreva lentamente avanti e indietro sulla lama di Zadris, si arrestò di colpo nell’udire quella domanda. Dopo un attimo di esitazione proseguì nel suo tocco delicato. “Lao, hai la non comune capacità di fare una domanda scomoda ogni volta che apri bocca. Una domanda inquisitoria, per l’esattezza.” Sospirò e proseguì “Sì, è già successo. Ho visto con i miei occhi la lama di questa alabarda piegarsi sotto un colpo e venire trapassata da parte a parte in più punti. E ho visto il petto di Aygarth venire trapassato da parte a parte in corrispondenza di quei punti.”
Inaspettato un sorriso comparve sul volto di Lao."Aygarth e Zadris sono legati anima e corpo quindi." sfiorò il foro sulla lama, e poi ogni graffio sull'acciaio."Forse po’ di tortura non sarebbe stata sufficiente, Aygarth doveva essere destabilizzato molto di più perché Ibrido avesse il sopravvento. Però non l'hanno distrutto." Lao si voltò di scatto."Non l'hanno distrutto. Forse ci sono. Vieni!" e senza darsi pena di attendere il Cronista uscì dall'abitazione trascinando Zadris. S'incamminò per la via principale e superò il pozzo a grandi passi. Grazie alla seconda vista della mente sapeva esttamente dove i suoi compagni si trovavano, compresi due nottambuli che non avevano seguito il suo consiglio di trovare riparo per dormire."Voi due!" esclamò all'indirizzo di Galdor e Ulkos, fermandosi davanti a loro."Abbiamo novità."
Sentendo il vecchio chiamare i loro nomi, Ulkos e Galdor e accorsero allarmati. Compiuta l’ultima svolta si trovarono davanti Lao che trascinava Zadris e Cronista dietro di lui.
“Che succede?” chiese il guerriero.
Sorpreso, Ulkos fissò Lao.
"Che c'è?" chiese, vedendo che il telecineta si piazzava davanti a loro in modo risoluto.
"Zadris si è risvegliata qualche minuto fa." annunciò Lao per poi abbassare la voce."solo per pochi secondi. Ma era la Forgia, me lo sento." DEVE essere la Forgia, pensò tra sé.
“Lao, se anche fosse la Forgia, non per forza dovrebbe essere una cosa positiva.” Sbottò a bassa voce il Cronista. “La Forgia si basa su un patto di sangue. E’ il sangue la chiave, non l’anima. Il fatto che Zadris si sia mossa potrebbe voler dire che la Forgia esiste ancora, d’accordo..ma non è la presenza della Forgia che ci deve far sperare. Abbiamo già avuto modo di sperimentare la Forgia nelle mani del suo nuovo padrone, a Sandras quando abbiamo affrontato l’Ibrido e qui in questa città dove quel mostro ne ha sprigionato tutto il potere. La Forgia è nel sangue di Aygarth, e il sangue di Aygarth è nel corpo di Ibrido al momento.” Toccò l'asta dell'alabarda. "No..la Forgia non ci aiuterà a trovare l'anima di Aygarth, se ancora esiste da qualche parte in questo mondo."
"Ma Aygarth è la materia prima con cui è fatto l'Ibrido. E Zadris ha sempre reagito alle... ricadute emotive e fisiche di Aygarth. E' un arma umorale." Lao piantò l'arma in mezzo a loro, così che tutti potessero vederla."Secondo me la Forgia si è attivata per qualche motivo che noi non sappiamo in maniera autonoma. Forse reagendo a qualche stimolo. Se l'ibrido avesse voluto usarla a distanza contro di noi lo avrebbe fatto già molto prima, e non facendola cadere in mezzo a noi interrompendo il nostro litigio. Un tentativo patetico se rapportato a quello che abbiamo visto del suo comportamento." Lao sorrise sardonico."Solo per bruciacchiarmi i piedi ha vetrificato dieci metri quadri di terra. Se fosse stato l'ibrido a distanza ora al posto di quella casa ci sarebbe una palla di fuoco e le nostre ossa sarebbero già annerite dalle fiamme."
Galdor accolse la notizia del momentaneo risveglio di Zadris con sentimenti contrastanti. Rendeva tutto più difficile. “Cronista ha ragione in parte e in parte ha ragione Lao.” si intromise. “Che il potere della Forgia sia legato al sangue di Aygarth è innegabile e che il legame sia ancora solido lo dimostra il terrificante uso che Ibrido ha fatto del suo potere. Zadris tuttavia è sempre rimasta inerte durante questi eventi; non ha mai mostrato una risposta come faceva invece ogniqualvolta che era Aygarth a scatenarne il potere.”
Il guerriero Portò gli occhi su di Lao. “Se Zadris si è animata, potrebbe esserci ancora speranza.”
"Io... credo che ci sia speranza. Ma non è ancora il momento dei baci degli abbracci e delle calde lacrime. Zadris si è attivata è vero, ma è lungi dal riportarla in vita." carezzò l'alabarda."Si è animata ma forse prima ho detto una stupidaggine. Quando Aygarth usava la forgia queste rune diventavano incandescenti, si accendevano come se fossero luminose. Non è successo prima. Io credo che sia stato qualcosa di incoscio ad averla attivata, non abbastanza forte da ripristinare la Forgia ma abbastanza da ricreare per pochi secondi il legame." Lao rimase chiuso nei suoi pensieri per qualche secondo."Per quanto ne sappiamo Aygarth potrebbe aver preso il posto della sua parte vampirica. Chi di voi sa che cos'è una personalità chimerica?"
"Ehm, io no di certo. Ma sono solo un povero alchimista troppo indaffarato con boccette e filtri. Diccelo tu" rispose il Cronista alzando un sopracciglio.
"Sono due personalità in un solo corpo. Una dominante e l'altra sopita. Potrebbe essere campata in aria come cosa ma se così fosse abbiamo speranza di invertire i ruoli."


“Che succede lì fuori?” Astrea si stropicciò gli occhi, alla fine la stanchezza aveva preso il sopravvento ed era crollata in un sonno profondo, in altre circostanze non avrebbe osato chiudere occhio in un posto che odorava ancora di morte. Aveva le mani e le guance più calde, forse aveva anche ripreso un po’ di colorito, tuttavia le servì ancora l’aiuto di Carnival per rialzarsi. “Ho una sete tremenda.”
"Stanno parlando, di molte cose. Molte cose interessanti, si. Sono qui fuori, non lontano dal pozzo. " rispose la vampira con un'espressione distratta, come se stesse vedendo qualcosa di diverso dalla povera casa dove avevano sostato fino a quel momento. Alla parola "sete" però Carnival sembrò riscuotersi e mettere a fuoco Astrea. "Sete?" ripetè con un'espressione allarmata, poi sorprese la ragazza avvicinandosi ad ella con un movimento repentino quasi troppo veloce per essere seguito da occhio umano. Astrea si ritrovò imprigionata in una stretta d'acciaio mentre Carnival le annusava il collo, prendendo un profondo respiro. Dopo un istante Carnival lasciò la sua presa e annuì fra sè "Non quella sete" disse in tono soddisfatto.
“Ma ti sei ammattita?” Protestò la ragazza “Ho bisogno solo di acqua!” Fissò la vampira per alcuni secondo “Penso che ti saresti accorta se fossi morta o no?” Frugò nella borsa alla ricerca della borraccia. “Almeno sono vicino al pozzo, non ho voglia di mettermi a girare in questo posto”
"Meglio essere sicuri" disse la vampira con un'espressione impenitente sul volto "Non facciamoli aspettare" aggiunse fissando la porta.

Lao allargò le braccia."Sentite, so anche io che è una teoria campata in aria. Ma sento che qualcosa di Aygarth esiste ancora. E non parlo solo del suo corpo. La mente, i pensieri, i ricordi, l'anima se proprio volete chiamarla così sono più duraturi e resistenti della carne. E questa." battè con il palmo sulla lama di Zadris."Quello che è successo prima mi fa pensare che forse potrei aver ragione." si voltò verso il Cronista."Tu c'eri, l'hai vista. Non c'erano le rune è vero, ma non dirmi che quello che è accaduto non ti ha fatto suonare qualche campanello."
Il Vampiro si afferrò la mano sinistra con la destra in una stretta vigorosa, concentrando il suo sguardo verso un punto imprecisato del terreno "Beh..come ho provato a dirti qualche momento fa, un campanello in testa mi è suonato sin da Sandras, quando ho provato a toccare Zadris e ci ho quasi rimesso la mente. Ho avvertito un'eco lontana rispondere all'urlo disumano che ha squassato i miei polmoni -o che almeno mi sono immaginato emettere- e l'ho subito associata..ad Aygarth." Guardò l'asta dell'alabarda, per poi concentrare il suo sguardo sulla lama fino ad arrestarlo sul foro circolare al centro. "Non so dire se sia stata solo suggestione perché desideravo con tutto me stesso una risposta da questa arma, ma.."
Gli occhi castano chiaro si spalancarono appena. La mano destra salì con uno scatto verso la lama, per poi arrestarsi a pochi centimetri dal toccarla. Il Cronista sfiorò con l'indice il bordo del foro, borbottando a bassa voce "Eppure, non è possibile..questo foro è perfettamente circolare, sembra disegnato con un..con un compasso." Spostò lo sguardo su Lao "In merito alla tua domanda di poco fa, sì, ho già visto Zadris così danneggiata..da queste mani che ora la sfiorano per l'esattezza. Ma un foro così grande e così perfetto..non ho idea da cosa possa essere stato generato." Seppur incerto, ne esplorò ancora i bordi "Ed è anche..caldo. Possibile? Ora che ci penso Lao, il..corpo di Aygarth, quello di Ibrido insomma..pareva in salute a Sandras. Così in salute da tenerci in scacco per i minuti bastevoli da farci piombare addosso i Mietitori. Ferite di analoga entità non ne ho viste su quel..corpo. E non mi ha stupito, d'altronde ha la mia capacità di rigenerazione. E allora..perché questo foro?"

Nel momento in cui le dita affusolate del Vampiro sfiorarono il bordo del foro, il calore appena percepito sulla pelle diede un palpito. Uno solo. Cronista avvertì una scossa alla mente. Lontana, come se venisse dall’altro capo del mondo. Ma non flebile. Era un tocco rovente, che non era Forgia. Era qualcos’altro. Era… vuoto.
Vuoto.
E il Cronista vi cadde, con la mente. Si sentì tirato, come se qualcuno gli avesse agganciato la coscienza all’amo e avesse tirato con forza inaudita. Ciò che lo reclamava era antico, potente, tuttavia sepolto in qualcosa di fisico, troppo grande per contenerlo appieno. Le sue orecchie, non seppe perché, si riempirono del rumore di ingranaggi. L’energia che solleticò la sua coscienza era inaudita eppure sopita. Era… concentrata. Su se stessa.
Uno scrigno.

Proteggere, proteggere, proteggere.
Se lo scopre, brucerà.
Non deve saperlo, non deve.

Non erano pensieri veri, ciò che Cronista trovò in quel contatto non era intelletto né coscienza. Non era Forgia, non era Aygarth, né Zadris. Era… altro.
Era puro scopo, pura energia. Posta a difesa… di cosa?
Provò a spingersi e trovò solo il nero. Ma era un buio caldo, non ostile. Un vuoto con uno scopo.
Quel foro era speculare a ciò che c’era dall’altra parte, ne ebbe la certezza.
C’era del vuoto, nel corpo di Ibrido. Un vuoto creato, non da lui, da altro.
Un vuoto in cui qualcos’altro era caduto.
Qualcun altro.

"Nnnnnnnnnnnnnn.." gemette il Cronista. Gli occhi serrati, nel timore di farsi strappare le pupille fuori dai bulbi oculari, sentiva tutto il corpo ancora tremendamente attratto dal foro di Zadris. Il buio che l'aveva avvolto fino a pochi istanti prima era scomparso e attorno a sè avvertiva la presenza dei compagni, tuttavia occhi, naso e capelli ancora erano strattonati in direzione della lama, nella quale l'indice era ancora imprigionato. "NNNNNNNNnnnnooooo lasciami!" ringhiò il Vampiro e con uno schiocco sonoro si trovò liberò da quell'irresistibile attrazione. Fu catapultato all'indietro in modo poco elegante, rovinando nella polvere. Si rialzò lentamente, e ancor più lentamente aprì gli occhi per paura di scoprirsi privo degli occhi, precipitati in quel pozzo senza fine. La base del collo gli doleva terribilmente per lo strattone improvviso con cui si era liberato da quella morsa.

Il suolo gli arrivò in faccia, improvviso.
Aveva mancato il ramo. Eppure il salto era stato calibrato, perfetto. Ibrido si rialzò sul ginocchio e inspirò a fondo l’aria ormai inutile al suo organismo. La cosa più pazzesca era stato rendersi conto di quella sorta di mancamento solo al termine della caduta.
Portò una mano al petto. Che era stato? Aveva avuto la sensazione di avere una spina impiantata nello sterno. Il suo primo pensiero andò agli Inquisitori, a Qain, e a qualsiasi cosa gli avessero inoculato oltre all’utile immunità alle arti magiche. Una reazione tardiva? Non lo sapeva, e non gli piacque.
Provò a sondare, dentro di sé. Il suo sangue rispose al richiamo, come al solito, e stimolò muscoli e nervi. Non trovò nulla di anomalo.
Nulla.
S’alzò scrollandosi il terriccio di dosso e continuò nella sua corsa.

Ad Astrea scivolò di mano la borraccia appena riempita. Rimase interdetta con la mano nella stessa posizione come se tenesse ancora l’oggetto in mano, avevano appena raggiungo il gruppo e osservato la scena.
“Tutto… tutto bene?” Non riuscì a formulare un’altra frase che fosse meno scontata ma la faccia di Cronista rispondeva da sola. “E’ una cosa… diciamo buona… o no?” Chiese posando lo sguardo su Zadris.
Sollecita come sempre la vampira si chinò a raccogliere la borraccia, rimettendola poi in mano ad Astrea, il tutto senza distogliere lo sguardo dal cronista "Come può stare bene dolce sorella? Lui è morto, e da un bel pezzo anche. Quanto al fatto che sia una cosa buona quella che abbiamo visto...beh, dipende. Non è vero Logan?". Le parole erano mordaci come sempre, ma il tono di Carnival era curiosamente spassionato.
Lao fece istintivamente un passo indietro all'attacco di Cronista. Anche se reggeva l'alabarda non riusciva a sentire niente, eppure la sua mente sondava i dintorni come sempre."Che diavolo..." sbottò quando tutto finì. Stava per avvicinarsi al vampiro per sincerarsi delle sue condizioni quando le sue allieve apparvero nella strada. Rivedere Astrea in piedi fece compiere un balzo al suo cuore."Calma. Tutti un passo indietro. Sopratutto voi due!" indicò Carnival e Astrea."Cronista, cosa è successo, cosa hai visto?"
"Per gli déi Carnival, preferirei davvero essere solo morto, pur di non provare quello che sto provando in questo momento!" sbottò il Cronista. Si tastò il petto e l'addome, poi portò le braccia all'indietro e fece leva con le mani sulla parte centrale della schiena, inarcandola. La serie di schiocchi secchi che irruppe nell'aria in un certo modo testimoniò la sincerità delle sue parole. "Sono stato..dall'altra parte. Non so dove sia questa altra parte, ma ponendo come tutt'ora effettivo il legame tra Zadris e Aygarth..o almeno, con il corpo di Aygarth.." Si interruppe e passò uno sguardo sui presenti, prima di continuare "Aldilà di quel foro c'è solo buio. Ma un buio curiosamente non ostile. E poi ho avvertito..ho sentito..un forte fragore nelle orecchie." Sorrise. "Si dice che poco prima di uno svenimento si avverta nelle orecchie un forte suono di campane. Ecco, la sensazione è stata simile -molto più violenta in effetti- ma nelle mie orecchie ho avvertito rumore di..ingranaggi. Di scatti meccanici."
Le labbra della vampira si contrassero in un sogghigno "Dicono che i pazzi e gli innamorati sentano suonare le campane. Tu però hai sentito rumore di ingranaggi, quindi è probabile che tu sia semplicemente suonato."

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Piccolo angelo bellerrimo crudele sanguinario...

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MessaggioInviato: Sab Gen 31, 2015 4:02 pm Rispondi citandoTorna in cima

Astrea alzò gli occhi al cielo e si limitò a lanciare un’occhiata storta a Carnival. “Fammi capire.” Si massaggiò le tempie con indice e pollice. “Hai percepito qualcosa che non è ostile ma sei stato l’unico in grado di farlo.” Scosse la testa “Nessuno di noi quando si è avvicinato a Zadris ci è riuscito… Hai qualche idea del perché?”

Il Vampiro si concesse qualche secondo per strappare lentamente un altro brandello della tunica lacera che aveva rubato al suo carceriere, con sguardo assente. “Posso fare solo supposizioni. Ma credo si tratti del sangue.” Lanciò un’occhiata a Carnival, prima di voltarsi a fissare Astrea per proseguire “il sangue che condivido -o condividevo- con Aygarth. Siamo legati dal medesimo sangue, io e mio fratello. Così Zadris è legata a me, seppur in maniera minore”.

Ulkos fissò un attimo il Cronista, dopo che ebbe dato loro quella breve spiegazione.
Non comprendeva appieno la natura del legame fra Aygarth e quell'alabarda, sebbene avesse capito che doveva esserci una sorta di patto, o qualcosa di simile.
"E il fatto che sia in grado di comunicare ancora con l'arma può esserci di vantaggio?" chiese.
Forse Lao e il Vampiro avrebbero avuto qualche idea su come sfruttare quel legame, anzi, quasi sicuramente avrebbero saputo esporre delle idee sensate; o comunque idee più utili di quelle che avrebbe potuto esporre lui magari, che era decisamente a digiuno di conoscenze riguardo legami e riti di sorta.
"In teoria... può esserlo. Zadris è molto vicina ad Aygarth, sono legati." Lao incrociò le braccia, meditabondo."Le mie sono congetture per la maggior parte. Però attraverso questo legame possiamo riportare in vita Aygarth, o far tornare le cose come prima: Aygarth al comando e l'ibrido confinato nella sua mente. Non so voi ma vista la situazione io lo considero un vantaggio."

“Vorrei poter essere così ottimista, Lao.” scosse la testa il Cronista. “Non credo che sia così semplice arrivare ad Aygarth attraverso il pezzo di metallo che hai tra le mani. Il legame tra lui e l’alabarda non è diretto come un tempo, dubito possa essere svegliato..da qui.” Gettò un’occhiata al pozzo, passando lo sguardo sui vicoli della città deserta. “Mi spiego: quello che ho avvertito quando ho toccato Zadris non è stata un’eco di Aygarth, ma soltanto vuoto. Da qui forse possiamo arrivare solo a quel vuoto..e probabilmente l’anima di Aygarth è inerte. E’ per questo che non l’ho avvertita, ed è per questo che forse esiste ancora: l’Ibrido non ne ha avvertito la presenza all’interno del suo corpo. Ricordarti che ora ha dalla sua la Forgia, potrebbe usarla contro l’anima di Aygarth, così come l’ha usata contro di noi a Sandras.” Si massaggiò le tempie con una smorfia. “Il vuoto che ho avvertito era a protezione di qualcosa, l’ho percepito chiaramente. Possiamo solo sperare che ci sia Aygarth al suo interno. Quel rumore di ingranaggi..richiama alla mente un ricordo non mio. Qualcosa di antico il cui scopo è proteggere..usato per l’ultima volta ad Ainlime, quando ho conosciuto Aygarth.” Voltò bruscamente gli occhi in direzione di Magistra. “Aygarth l’ha visto usare da Honoo per curare Darth Roxx. L’Anchsar! Gliel’ha impiantato all’interno.” Improvvisamente consapevole, si voltò con sguardo truce verso Lao “Ho sentito uno degli accoliti parlare al tuo vecchio amico Qàin proprio dell’Anchsar. Sanno che è nel corpo di Aygarth, ovvero dell’Ibrido. E vogliono estirparlo. Abbiamo poco tempo per salvarlo.”

"Dopo quanto è accaduto, ancora....ancora speri di salvarlo dal suo destino? E come pensi di riuscirci?" disse la vampira, lo sguardo fisso su Cronista, poi scosse la testa in un gesto di deprecazione e proseguì senza attendere una risposta "Si, certo che tenterai, anche se non sai come fare, lo so, lo so che tenterai, lo vedo nei tuoi ricordi." fece un gesto vago con la sinistra, come se stesse allontanando una mosca fastidiosa "Fa pure. Le cause perse ti si addicono."
"Si addicono anche a me Carnival. Tant'è che ho praticamente adottato voi due per un anno." rispose reciso Lao prima di rivolgersi agli altri."Galdor, Astrea, voi conoscete Aygarth da più tempo di me e siete suoi buoni amici. Se c'è una possibilità siete con me? Magari è una causa persa, ma tanto siamo tutti fregati comunque."
Galdor fu sorpreso di essere interpellato in quella maniera da Lao, soprattutto dopo il confronto che avevano avuto dopo l’ultimo attacco di Ibrido. “Sai qual è la mia opinione a riguardo, Lao.” rispose guardandolo. “Se sarà possibile ti aiuterò a salvarlo, ma non è prioritario per me. Voglio solo chiudere la faccenda degli inquisitori il più in fretta possibile e tornare alla mia vita.”
Carnival indirizzò uno sguardo freddo verso Lao. "Non ti sei mai fidato di me." disse con lo stesso tono di qualcuno che commenta il tempo poi scrollò le spalle.
Lao guardò adirato Carnival. Sembrava furioso per quell'ultima affermazione."Quanto poco mi conosci." riuscì solo a dire prima di allontanarsi e sedersi sul bordo del pozzo.
Astrea rispose con una smorfia. “Salvare Aygarth è anche l’unica possibilità che abbiamo al momento per eliminare l’Ibrido, come lo chiama Lao.” Disse rivolta a Galdor e Carnival. “E se ciò accadesse, se potesse veramente tornare a vivere, non so se al suo posto riuscirei a convivere con tutto questo” Indicò con le mani la città devastata. “A proposito di questo, dovremmo andare via, tra poco sarà l’alba e se qualcuno ci trovasse qui sarebbe alquanto imbarazzante spiegare che non siamo stati noi a ucciderli tutti.”
La vampira sbuffò "E tu gli credi. Come quando ha detto che sarebbe morto prima di diventare un mostro come me."
“Eliminare Ibrido è l’altra possibilità per eliminare Ibrido…” precisò Galdor all’indirizzo di Astrea. “Non che preferisca una soluzione all’altra, ma Ibrido è sufficientemente pericoloso da non poterci permettere di tralasciare nessuna possibilità.”
"Mi pareva strano... Non proponevi di ammazzarlo da almeno 12 ore." borbottò Lao prima di sollevare Zadris con l'ausilio della telecinesi."La domanda è: come facciamo a tenere all'oscuro Ibrido dei nostri tentativi? Cercando di rimanere tutti vivi nel mentre ovvio."
“Pericoloso. Non ne dubito.” Alla ladra sfuggì un mezzo sorriso mentre si grattava il collo nel punto in cui Aygarth l’aveva morsa, la pelle aveva cominciato curiosamente a pruderle dal momento in cui avevano cominciato a discutere su quell’argomento. “Non fraintendermi, Galdor. Se avessi la possibilità di scegliere tra ucciderlo adesso, in questo momento, ed evitare che possa uccidere altri innocenti e quella di salvarlo al costo di mettere a rischio la nostra vita sceglierei senza dubbio la prima. Ma il punto è che io non so come fermarlo.” Restò in silenzio alcuni istanti riflettendo, poi scosse la testa. “Non so, Lao. Lui sa come trovarci e noi l’ultima cosa che vogliamo è che venga a scoprire che Aygarth è ancora vivo. Forse dovremmo dividerci se vogliamo avere una possibilità, non può seguirci e controllarci tutti."
Lao scoppiò a ridere a quelle parole. Una breve risata simile ad un latrato."E' successo prima di quanto pensassi. E' quello che vogliono loro Astrea. Divisi siamo più vulnerabili." sbuffò arrabbiato."Dividi e distruggi. Un altra tecnica che abbiamo inventato io e Qaìn..." mormorò
"Sbruffone..." commentò Ulkos sotto i baffi.
“Dividerci è impensabile” convenne Galdor. “Da soli non riusciremmo tener testa nemmeno ai mietitori. Se ci dividessimo sarebbe questione di tempo, ma alla fine ci verrebbe a prendere uno ad uno. Sa che, in fin dei conti, siamo la migliore speranza che questa terra ha di liberarsi di lui e degli inquisitori, ma la loro alleanza, quella tra l’Ibrido e gli inquisitori, ha una data di scadenza e, fintanto che combattiamo Qaìn e i suoi, credo che lui ci lascerà in vita. Abbiamo tutto questo tempo per capire come liberarci di lui.”
"Non contarci troppo" borbottò la vampira "sono certa che lui per primo non punterebbe una moneta di rame bucata su questa alleanza. Ma finchè gli farà comodo, la manterrà. E al momento gli fa molto comodo, si."
“Vero” di nuovo il guerriero “ma lui sa di poterci schiacciare, ce l’ha dimostrato, e questo basta alla sua superbia per considerarci pedine utilizzabili per attaccare gli inquisitori senza la necessità che lui si esponga apertamente. Prende due piccioni con una fava, mantiene un’alleanza comoda e indebolisce il suo alleato nell’attesa che arrivi il momento per mostrare le sue vere intenzioni e uccidere loro e noi.”
"Sarebbe nel suo stile" disse Carnival digrignando i denti.
"Non ci riuscirà. Però questa arroganza potremmo usarla a nostro vantaggio." Lao guardò verso l'alba. Il cielo già cominciava ad arrossarsi." Credo, non so come. Non ancora."
Galdor si rivolse a Lao , sforzandosi di mettere da parte i precedenti. “Qual è il prossimo punto della tabella di marcia nella nostra resistenza contro l’inquisizione? Procediamo con quella, penseremo ad Ibrido strada facendo.”
Lao allargò le braccia."Tutti i precedenti sono contro di noi. Nessuno che abbia tentato di opporsi a loro respira ancora." il vecchio si rimise in piedi."Credo che la mia idea originale sia ancora valida, anche se è la più pericolosa e potenzialmente mortale: Trovare gli Aurei. E tagliare la testa del serpente."
Il guerriero annuì “Anche Damarios poteva vantare un precedente simile...” guardò il resto del gruppo. “Prendete quanto vi occorre, evitate l’acqua del pozzo…” prese al contempo la borraccia dalle mani di Astrea. “… è contaminata.” La svuotò per terra. “Cerchiamola nelle case e nelle cisterne d’acqua piovana. Si parte tra un’ora.”
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MessaggioInviato: Sab Gen 31, 2015 9:25 pm Rispondi citandoTorna in cima

Astrea se ne stava a rovistare lo zaino, seduta con schiena appoggiata al tronco di una quercia, contava le poche e misere provviste che erano riusciti a recuperare tra le tante invece che erano state completamente bruciate e distrutte. Sapeva già quanta carne essiccata e quanti pani aveva, così come lo aveva saputo anche la volta prima, ma lo faceva sempre ogni volta che si concedevano una pausa, era diventato quasi un rito, non ci faceva poi tanto caso.
La foresta era più silenziosa del solito e anche il resto del gruppo, pur distaccato di poco, non si udiva più, o almeno così le pareva. Neanche il fruscio del vento le faceva compagnia. Dopo qualche minuto, mentre ancora rimetteva in ordine le sue provviste, una voce fredda ma con, tuttavia, una nota divertita giunse dalle fronde sopra di lei, eppure così vicino come un sussurro all’orecchio: “Ciao, Astrea.”
Se non avesse avuto un valido sostegno la ladra avrebbe rischiato sicuramente di cadere, tanto cominciarono a tremarle le gambe che non avrebbero sostenuto il suo peso. Fissò Aygarth, o la pallida ombra di quello che ne era, senza dire una parola. Cercava Carnival con la propria coscienza.
“Calma, calma.” Gli occhi rossi di Ibrido la fissavano dall’alto. Il vampiro era comodamente seduto su un ramo a metà altezza, dondolando una gamba. “Se cominci ad avere paura il cuore pompa più forte. E il sangue scorre nelle vene con maggior vigore. Potrei prenderlo per una provocazione, una tentazione.” Il sorriso zannuto fece breccia nel volto in ombra. “Ma io non sono qui per ucciderti, Astrea. Se avessi voluto, non ti starei parlando e tu non staresti più respirando da un bel pezzo.”
Si schiarì la voce. “Vero, almeno la sincerità è una dote che aveva Aygarth e che a quanto vedo non hai perso. Qualità che senza dubbio saprai anche tu usarla a buon fine.” Ironizzo di rimando per prendersi un po’ di coraggio. “Cosa posso fare per te?”

La gamba di Ibrido dondolava avanti e indietro, avanti e indietro. “In virtù di ciò… ero curioso di sapere anzitutto se ti era stato… recapitato il mio messaggio, mettiamola così. E in tal caso…” Una pausa, poi ancora la voce, più sottile ma non certo insicura “mi piacerebbe sapere cosa ne pensi.”
Astrea distolse lo sguardo. “Il prossimo sarà per colpa nostra.” Serrò la mascella. “Hai fatto centro, ma questo già lo sapevi. Farci trovare un’intera città bruciata con tutti gli abitanti non era certo quello che mi sarei aspettata di vedere dopo quello che mi ha riferito Carnival. Sei pieno di sorprese, non c’è che dire.” Le ultime parole le sputò fuori come veleno
“Oh no, io non mi riferivo a quello. Quella città è stata solo una… deviazione sul piano originale, ecco.” Il tono di voce di Ibrido era calmo, indifferente. come se stesse parlando del clima. “Io non mento, Astrea. L’hai riconosciuto anche tu. E non ho mentito, prima di morderti. Non ti ho mentito quando ti ho parlato di morti e relative colpe.”
“Mi ricordo” Tagliò corto. Afferrò la propria borsa con una mano e mentre si alzava da terrà scostò con l’altra il fogliame dai vestiti. “Non sono tenuta a risponderti.” Rispose con nuova calma. “E dato che non mi farai del male non potrai impedirmi di andarmene via, giusto?” Senza nemmeno aspettare la risposta gli voltò le spalle.
“Da cosa fuggi, Astrea?” la fermò di nuovo Ibrido, sempre glaciale.
“Mi sembra abbastanza evidente” Rispose con una calma e indifferenza che sorprese anche lei stessa mentre cominciò a camminare. Avvertiva la presenza di Carnival, era lontana ma non sembrava essere in pericolo. Fu un sollievo, per un attimo aveva creduto di essere l’unica sopravvissuta.
Ibrido lasciò che compisse qualche passo. Infine appoggiò la testa al tronco e mormorò, senza alcun tono di derisione: “Lo hai deluso, ne sei consapevole?”

Astrea si girò “E perché mai? Parli tu di delusione?”
“Chi o cosa dovrei aver deluso?” Ibrido si lasciò cadere a terra e s’appoggiò all’albero con una spalla. “Io faccio solo ciò che mi suggerisce la mia natura, né più né meno. Ma la tua natura, Astrea? Non sei la stessa persona che intravedo nei ricordi di Aygarth, non in quelli recenti. Prima il mondo non poteva darti un ordine, neanche se fosse stato Ramius in persona, e adesso? Sei nel mezzo di un tiro alla fune e subisci supinamente ogni cosa. Fai ciò che ti viene chiesto, ordinato.” I suoi occhi rossi divennero più sottili. “Da quando una come te ha mai chiesto o accettato un… maestro? Un inquisitore, il Portatore di Morte come lui stesso amava definirsi, che ha il sangue di centinaia d’innocenti sulle mani… davvero pensa di potersi definire tuo maestro?” Storse la bocca in un sorriso appena accennato, ma non era canzonatorio: era come se stesse constatando una realtà dei fatti. “Voi avete così tanta paura di me… mi chiamate mostro, abominio, parassita. Ma tra di voi ci sono persone che hanno spento tante di quelle vite che nemmeno con la Sete di un secolo potrei spegnere.”
“Non è così, non sono cambiata nel modo in cui dici. Non sono mai scesa a compromessi.” Scosse la testa. “Lao mi ha aiutata, mi ha protetta, non è solo un maestro. Un uomo che salva una vita non cancella il fatto che ne abbia spezzato cento. Si, lo so. Cosa vuoi da me? Cosa vuoi sentirti dire?”
“Sentirmi dire? Proprio niente. Forse per me è solo divertente vedere le persone che mentono a se stesse, sapendo di mentire. Lo faceva anche Aygarth.” Ibrido non cambiò tono di voce per tutto il tempo. “In effetti forse non so nemmeno perché sono qui. Noia? Curiosità? Chissà. Ma anche a spiegartelo non capiresti. La mente di un vampiro non può essere compresa da quella umana.” Si avvicinò di un paio di passi, la raggiunse, le girò attorno come un licaone con una carcassa. “Da quando Astrea di Athkatla è diventata una merce di scambio? Mi devo essere perso il momento in cui ti sei svenduta. Peccato.”
“Tu non mi conosci e la prima volta che mi hai visto hai tentato di uccidermi.” Astrea fece una smorfia, era più facile restare calma quando lui era a debita distanza. “Non riuscirai a provocarmi.”

Ibrido liberò una risata sincera. “Non ti conosco, dici? Quanto ti sbagli, mia piccola Astrea. Io c’ero, sempre. Proprio qui.” Alzò un dito e le indico la tempia, senza toccarla, come se volesse picchiettarla. “Ho mille ricordi di te. Ricordi del tuo pugnale, ricordi del tuo carattere. Ricordi di molte accuse e molte premure. Poi ovvio, ci sono i momenti vissuti in prima persona. Uno tra tutti… devo a te una cicatrice, qui, dritta nel cuore” e s’indicò il petto. “Aygarth è quasi morto per proteggerti. C’è mancato un soffio, davvero. E poi è morto per proteggere il tuo maestro, che dopo questa spiacevole disavventura è tornato da voi, sorrisi e abbracci, consolazioni e morali spicciole. Dopotutto, tutto è bene ciò che finisce bene, o sbaglio? Lui è vivo. Io no.”
Astrea abbassò la testa, avrebbe voluto dirgli che Lao era stato l’unico a prendere le sue difese, l’unico a disposto rischiare tanto per salvare Aygarth ma non poteva e restò in silenzio. L’ibrido non faceva altro che metterle davanti la verità che lei ha sempre saputo ed evitato. Proprio il morboso attaccamento di Lao, anche alla più piccola e misera speranza, che ha sempre avuto dove gli altri erano scettici, proprio il suo senso di colpa per non essere riuscito a salvarlo le facevano pensare che l'ibrido non mentiva.
"Aygarth è morto, tu sei libero. Di cosa ti lamenti?"
“Tutti gli umani muoiono” la corresse Ibrido. “Ora o fra cinquant’anni, che differenza avrebbe fatto? Io ho solo aspettato che qualcun altro accelerasse il percorso… e l’avete fatto. Oh sì...” e si piazzò davanti a lei, chinandosi quel tanto che bastava perché potesse fissarlo negli occhi rosso sangue, sfavillanti di Forgia. “Su quello non mi avete proprio deluso.”
“Io sono rimasta indietro, con una promessa infranta e un pugno sul ventre. Dato che ricordi, sai.” Lei sostenne il suo sguardo con sui giovani occhi verdi. “Aygarth è andato da solo a recuperare Zadris, è stata una sua scelta.”
“Ma io non parlo di quello, mia giovane, bellissima e ingenua Astrea.” Ibrido inspirò l’aria accanto ai suoi capelli e lei non seppe che profumo stesse apprezzando. Il suo fiato era gelido. Il respiro di un morto. “L’avete ucciso molto, molto prima. Tu, in particolare. E io rido, nella notte, pensando con quale candore tu l’abbia pugnalato nel più profondo del suo animo mentre intanto lo accusavi di insensibilità ed egoismo.”

L’aggirò portandosi alle spalle, camminando lentamente, in tondo. “Ti dava molti nomi, dentro di sé, proprio come fa la tua vampirella. Testa matta. Pazza, scapestrata. Ma anche… com’era? Ah sì. Sorellina.” Fece schioccare la lingua. “Ma ora quella parola l’hai tenuta in disparte solo per chi vuoi tu… per una creatura che ti ha fatto compassione, che ti ha trascinato in un legame che non comprendi e che nel profondo ti spaventa. Lei però è diversa… Come dici? E’ una vampira, Lao la sta addestrando, lei sta cambiando?” Una pausa ancora. “Sorellina, Astrea-che-ha-promesso, così ti chiama. Ora sei tutta sua. Cancellando con un colpo di spugna qualsiasi legame tu avessi con lui, un legame che ha affondato le sue radici molti, molti anni prima. L’hai lasciato solo proprio quando poteva fare la differenza avere qualcuno su cui contare. L’hai lasciato solo…” tornò a fissarla negli occhi “... con me.”
Astrea gli volse le spalle e si strofinò la guancia a forza dove sapeva stava piangendo. Chiuse gli occhi e li riaprì, avvertì il familiare tremore alle gambe ma stavolta la presenza di Ibrido non ne era la causa, anzi, in quel momento fu come se nemmeno lui fosse lì. “Gli sono sempre stata amica, non ho nulla da rimpiangere.” Rispose a lui ma rispose di più a se stessa.
Ibrido si avvicinò con aria confidenziale, fino a essere con le labbra a livello del suo orecchio. “Balle” disse, con voce bassa ma ben udibile: “Posso sentire il tuo cuore, Astrea. So riconoscere i cuori di coloro che mentono. Cambia il ritmo, la pulsazione. In altre circostanze mi aumenterebbe la fame, sì...” Le labbra andarono all’orecchio opposto. “Ma è più divertente così. Stai imparando bene dal tuo maestro, Astrea. Sii orgogliosa di ciò. Stai imparando a renderti menzogna, finanche con te stessa. A quando un bell’allievo da plasmare a tua immagine e somiglianza?”

Astrea alzò una mano di scatto tesa a colpirlo sulla guancia ma non appena incrociò il suo sguardo si bloccò in aria, realizzò solo in quel momento che si sarebbe ustionata. Richiuse la mano a pugno e per un attimo, sempre guardandolo dritto negli occhi, arrivò a pensare se non ne valesse la pena pur di riuscire a colpirlo come lui aveva fatto con lei, alla fine frustrata abbasso la mano lungo il fianco.
Ibrido non si spostò di un millimetro. Contemplò la mano di Astrea prima farsi a pugno e poi abbandonarsi senza più ostilità. "Appunto" mormorò, con un sorriso che mise appena in mostra le zanne acuminate. La affiancò camminando lentamente. "Credo che avrai molto su cui riflettere, Portatrice di Morte" disse infine. "Resterò a guardare mentre ogni tua certezza si sgretolerà un pezzo per volta, senza che io muova un dito. Resterò a guardare mentre qualcun altro ti tappezzerà la mente di false convinzioni, sbandierando la presunzione di chi è soltanto destinato a cadere” La sorpassò, senza più guardarla negli occhi né voltandosi. “Io sono un Vampiro. Ma almeno so cosa sono. Tu non sai neanche chi sei. Come potrai prevedere cosa diverrai? E quante vite si spegneranno prima che tu arrivi a scoprirlo?” Gli occhi rossi le lanciarono uno sguardo obliquo, carico di scherno. “Sarò lì a contarle una per una, Astrea. Una per una.”
Come un’ombra, Ibrido svanì nel nulla. Un solo movimento nelle fronde, poi nient’altro testimoniò più la sua presenza.

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MessaggioInviato: Dom Feb 01, 2015 7:03 pm Rispondi citandoTorna in cima

“Dove sei finito?” Astrea aprì piano gli occhi, era buio pesto. Ricordava che l’Ibrido l’aveva lasciata da sola, ma non ricordava di essersi addormentata. Si guardò intorno mentre la vista si abituava all’oscurità, con stupore c’erano tutti i suoi compagni e quasi tutti dormivano, riuscì a distinguere in lontananza Lao sveglio di guardia. La consapevolezza la colpì come una secchiata di acqua gelida. Aveva sognato, ma era stato così reale, così vivo. Scosse la testa. “Non è possibile.” Mormorò agitata. Prese a camminare per l’accampamento per schiarirsi le idee, ma non c’era bisogno. Ricordava ogni cosa, ogni singola parola. Non era un incubo che svanisce con il risveglio, era un senso di angoscia che le opprimeva il petto.
Si fermò, fece un respiro. Stava dando in escandescenza ma per fortuna nessuno se ne era accorto. Le sembrava di stare per impazzire. Fissò Lao da lontano per alcuni minuti mentre cercava di mettere in ordine i pensieri prima che gli esplodessero. Infine si avvicinò con calma verso di lui, se ne stava da solo in disparte probabilmente a causa degli screzi che vi erano stati all’alba, così almeno ipotizzo lei.
Lao si stiracchiò, tentando di distendere la schiena. Era stanco ma gli era impossibile dormire. La sua mente scavava nei ricordi della sua vita precedente, alla ricerca di ogni momento passato con gl'Inquisitori. E con Qaìn. Lo odiava, lo odiava con tutto se stesso, eppure ora era costretto a riportare tutto davanti ai suoi occhi. Perchè loro erano tornati, e lo stavano di nuovo colpendo dove faceva più male: le persone che amava. Sospirò tentando di calmarsi."Inutile vecchio." mormorò tra sè sedendosi a terra a gambe incrociate.
“Disturbo? Il tuo umore è nero e cupo come il mio, saremmo due ottimi compagni di bevute in taverna, non c’è che dire” Ironizzò la ragazza prendendo posto vicino a lui senza nemmeno aspettare una risposta.
Lao si stese sul terreno, guardando il cielo notturno."Il mondo è ai miei piedi!" puntò il pollice contro la stella polare."Il mio passato è tornato a colpirmi sul grugno, la mia nemesi mi vuole morto, ha preso un buon amico e lo ha fatto diventare un mostro assetato di sangue, Carnival pensa che non mi importi niente di lei ed è diventata una specie di signora delle tenebre. E tu sei stata morsa. Cosa può andare peggio?" si esibì in un sorriso storto."Almeno è una bella notte stellata."
“Va già peggio di così.” Rispose piatta Astrea e istintivamente abbasso il tono della voce. Si strinse le gambe al petto e continuò con lo sguardo perso nel vuoto. “Tra le peggiori ipotesi delle conseguenze del morso cosa includeresti?”
Lao tornò a sedere. Con gesto paterno le avvolse le spalle con il braccio."Astrea, non so cosa ti succederà. Carnival ha detto che non diventerai un vampiro. Però potrebbero esserci altri... effetti collaterali." Lao abbassò la voce."Ti proteggerò anche da quelli, promesso."
La ragazza non reagì al suo braccio. Scosse la testa. “Penso già di sapere quali siano.” Si scoprì il collo e con le dita indicò due piccoli fori scuri. “Carnival ha creato un legame affettivo con me. Sento la sua presenza, sento i suoi sentimenti, così come lei. Ma” Spostò le dita ai segni più grandi, rossi e gonfi. “Che cosa accade quando crei un legame di dipendenza come fa Ibrido con le sue specie di marionette? Le manipola, le controlla e la mia mente non ne è immune, Lao.”
Il vecchio la osservò, tentando di nascondere la sua inquietudine."Non puoi sapere se ti controlla."
Astrea si lasciò sfuggire un mezzo sorriso. “No, non credo possa controllarmi. Ma lui è riuscito a toccare la mia mente mentre dormivo.” Solo allora si voltò verso di lui, il suo sguardo era inespressivo. “E’ curioso come ti accusi di essere la causa della sua morte.”
"Eravamo insieme lì nella piramide. Qàin lo ha torturato per fare del male a me. Lui... lui si è sacrificato per permettermi di fuggire." Lao scosse la testa."Non dovevo dargli ascolto, dovevo rimanere."
Astrea si massaggiò le tempie con la mano. “Lui parla di abbandono, non di sacrificio. Ma vedi…” Prese un respiro. ”L’uso che fa dei ricordi di Aygarth… Se continua credo che riuscirà a frantumare la mia mente come un vetro. ” Era inquieta, era visibile. Dal modo in cui cambiava spesso posizione, al labbro che mordeva in continuazione. “So che hai detto che non avresti più violato una mente ma ho bisogno di sapere. Devo imparare a proteggermi. So violare una mente come ho fatto con Carnival ma non so come evitarlo.”
"Ti posso aiutare a schermare la tua mente. Però..." Lao gli fece abbassare le mani."Vorrei che in cambio tu mi dicessi cosa è successo, l'Ibrido ti è entrato nella mente, lo senti parlare? O sono nitide visioni?"
“Non mi ero nemmeno accorta che fosse nella mia mente finché non mi sono svegliata. Abbiamo parlato faccia a faccia. Era più realistico di quanto tu possa immaginare e non voglio che accada di nuovo.”
"La testa di una persona non è come una scatola, che puoi aprire e chiudere come e quando vuoi. E' come un forziere con milioni di scatolette all'interno. Devo capire come è entrato nella tua testa, e come sbattergli la porta in faccia la prossima volta. Potrei farti male, anche involontariamente."
“Non me ne farai più di quanto me ne abbia già fatto lui.” Lo fissò con occhi stanchi ma determinati. “Fai quel che devi, ti prego.”
"Facciamolo" Lao gli prese la testa tra le mani."Rilassati..." gli diede un bacio sulla fronte."...e scusami tanto." disse prima di entrare nella mente di Astrea, esplorandone ogni angolo.
Un distesa verde a perdita d’occhio, un prato incolto ma così vitale e splendido da incantare per la sua bellezza e incuria allo stesso momento. Al centro si stagliava un piccolo albero, i cui rami si intricavano in modo bizzarro e privo di senso, che sembrava essere la fonte vitale per tutto ciò che lo circondava.
La luce intensa proveniva da un cielo limpido e terso, risplendeva e donava ad ogni cosa centinaia di sfaccettature di luminosità diverse quando il vento faceva danzare le foglie dell’albero e piegare gli steli al suo passaggio.
C’era assoluta calma, un vero paradiso in terra, dove non esisteva dolore o angoscia e nemmeno gioia o amore. Solo pace e armonia.
Il tronco giovane era già ruvido e segnato in diversi punti come se qualcuno avesse cercato di reciderlo eppure era ancora lì, solido e inamovibile.
I rami erano tutti difformi tra loro, con decine di colori e fiori diversi. Tra i tanti, tra le fronde più in basso, ne spiccavano uno piccolo con delle margherite gialle incastrate tra le foglie, come messe lì da un bambino per gioco; e un altro più grande, nodoso e liscio privo di foglie, che appariva ormai secco e morto ma in alcuni punti spezzati rivelava una linfa verde come qualcosa che si aggrappa con tenacia alla vita. Tra quelli in alto ne risaltavano due che si diramavano paralleli sfiorandosi senza mai toccarsi, uno aveva dei fiori di loto così superbi che contrastavano con i delicati boccioli di rosa dell’altro. Non c’era nulla di sensato, di simmetrico o proporzionato in quell’arbusto eppure non si riusciva a non rimanere incantati alla sua vista.
A spezzare quell’armonia era un ramo troncato. Sembrava agonizzante e gemere ad ogni carezza del vento.
La mente di Lao si avvicinò all'albero, tentò di entrare in contatto con la sua essenza. I due rami ornati di loto e di rose e il ramo spezzato lo incuriosivano, anzi lo attiravano.
La coscienza dell’albero si mosse appena. Per ogni ramo che toccava Lao avvertiva i ricordi, esperienze, emozioni legata ad una persona cara ad Astrea. Non appena Lao sfiorò il loto vide se stesso e rivisse alcuni momenti insieme ma dal punto di vista di Astrea, come li aveva vissuti lei e non potette non avvertite il suo grande affetto verso il maestro. La rosa rivelò essere Galdor, sensazioni poco nitide ma decisamente più forti come quello di un amore acerbo. Nulla provenne dal ramo spezzato, qualcosa che c’era e che ha lasciato soltanto un vuoto.
Lao sentì una calda ondata di affetto per la sua allieva quando sfiorò il loto. Qualcosa che si trasformò in uno strano groviglio quando capì ciò che Astrea provava per Galdor. Cominciò a cercare Carnival e Aygarth. Temeva che il ramo spezzato fosse il fabbro, ma pregò con tutte le sue forze di sbagliarsi.
Trovò Carnival nel ramo nodoso e secco ma di Aygarth nessuna traccia.
"Va bene..." Lao borbottò tra se prima di cominciare a cercare segni del passaggio dell'Ibrido."Dove sei stato, cosa hai visto? E da dove sei entrato..."
Il ramo troncato visto da vicino era peculiare. Non era stabile come gli altri, era come se la corteccia fosse denaturata, come se stesse mutando. Il rivestimento cadeva a pezzi sbriciolandosi, ma al contempo il legno sotto era strano e totalmente diverso, si propagava sotto la corteccia fino a un paio di spanne, poi sembrava non mutare più. Secerneva una linfa nera.
Si avvicinò al ramo spezzato ed esitò, senza capirne il vero motivo. Infine eresse alcune difese mentali aggiuntive ed entrò in contatto con l'essenza del ramo spezzato, e della linfa nera che ne trasudava.
Non appena avvenne il contatto la linfa prese a diffondersi su tutta la mano di Lao e continuò lungo il braccio. Era appena iniziato il processo di mutazione, confinato nella mente di Astrea, ma non era così per lui.
Lao attese che la linfa passasse del tutto da Astrea a lui prima di partire all'attacco. Non voleva fare del male alla sua allieva, neanche per sbaglio. La sua mente si espanse al massimo e studiò la linfa, tentandone di risolverne il mistero. Per buona misura la rinchiuse in un angolo remoto di se stesso: un labirinto di ricordi involontari.
La linfa nera era ormai scomparsa, completamente assorbita dal corpo del vecchio. Passarono lunghi istanti in cui non accadde nulla, poi quel liquido nerastro riprese a riversarsi fino al punto esatto in cui si era arrestato precedentemente come se ci fosse qualcosa a bloccarlo.
Poi qualcosa colpì Lao in mezzo al petto come se fosse stato centrato da un pugno, invece non era nessuna forza esterna. Il suo cuore stava semplicemente rallentando il battito, poteva sentirne il ritmo scemare fino ad una fine inesorabile. Boccheggiò, respirava a pieni polmoni ma ne trovava alcun sollievo.
"Interessante..." Lao tentò di controllare quel mare di sensazioni."Uno..." le sue barriere mentali erano intatte, la linfa era ancora rinchiusa lì."Due... Tre... Quattro..." però riusciva comunque a portare al suo corpo, alla sua mente, un attacco molto potente."Cinque... Sei..." ricordò il suo addestramento meditativo, si convinse che era una sua decisione il rallentamento delle sue funzioni corporee."Sette... Otto..." stava riprendendo il controllo, ma ci stava mettendo troppo."Nove..." non ebbe altra scelta. Interruppe il contatto e riaprì gli occhi. Era di nuovo seduto davanti ad Astrea."Un interessante meccanismo di difesa. Non molto ortodosso ma interessante." disse prima di fissare Astrea negli occhi."Lo hai visto anche tu. Era il tuo spirito. Cosa puoi dirmi?"
“Fa male.” Rispose con un gemito. “Tanto.” Si prese la testa tra le mani per contrastare quella brutta sensazione di testa pesante che le aveva lasciato quel contatto appena reciso. “Nulla, non vedo nulla, è un vuoto, non riesco a vedere oltre.” Alzò il viso per guardarlo meglio, aveva la fronte aggrottata e gli occhi socchiusi per il dolore. “Come un’area infettata.”
"E visto che Ibrido è una specie di vampiro possiamo immaginare che tipo di infezione..."Lao rifletté in silenzio per qualche secondo."Credo di poter fare qualcosa per ingannarla e circoscriverla, e posso anche insegnarti come. Ma ci vuole molta abilità."
Astrea annuì. “E’ peggio di quello che pensavi, eh?” Non lo disse, ma la situazione la metteva un po’ a disagio, si sentiva scoperta e vulnerabile. “Potrei essere io ad invadere la sua mente?” Chiese dando voce ad un suo pensiero.
Lao ridacchiò. "Tra una ventina d'anni, forse. Se ti allenerai per bene." il vecchio le sorrise. "Te la senti di provare di nuovo?"
“Mmm” un mugolio fu una chiara risposta. “Dammi mezz’ora di tempo per riprendermi. Due connessioni mentali in una notte, posso anche meritarmi un po’ di riposo.” Rispose al sorriso con una smorfia. “Varrebbe la pena fare un tentativo, magari riuscirei a percepire l’anima di Aygarth nel momento in cui è morto… Oppure, certo, la mia mente finirebbe schiacciata come un insetto sotto uno stivale, nella peggiore delle ipotesi.”
"mi serve comunque tempo per la mia strategia." Lao chiuse gli occhi ed entrò in una profonda meditazione. "Quando sei pronta... prendi le mie mani."
Astrea prese un gran respiro, cercò rilassarsi, ogni volta che chiudeva gli occhi appariva il volto dell’Ibrido. Se ne stava fermo ad osservarla, a studiarla. Era quella la fastidiosa sensazione di sentirsi nuda, di non avere nemmeno più il controllo dei propri pensieri. Osservò Lao, ripensò alle ore passate ad allenarsi insieme e finalmente quando chiuse gli occhi non ci fu più nulla ad inquietarla. Afferrò le sue mani.
Di nuovo le loro menti entrarono in contatto e si fusero. Ma stavolta Astrea non sentì una sola entità, ma due. Davanti alla pianta dai molti rami c'erano due Lao, identici nell'aspetto e nell'essenza. Quello di destra si mosse senza una parola ed entrò di nuovo in contatto con la linfa. Quello di sinistra rimase in attesa.
Nuovamente la sostanza nera cominciò ad avvolgersi intorno al suo braccio e diffondersi su tutto il corpo come era successo in precedenza fino a quando la linfa smise di scorrere.
Il Lao di destra cominciò una strenua lotta contro la linfa, il Lao di sinistra rimase ad osservare la scena. "Uno... Due... Tre..." poi si mosse fulmineo e si fuse con lo spirito di Astrea. "Quattro... Cinque..." lavorava in fretta, tentando di passare dal suo ramo, coronato da fiori di Loto.
Mentre una delle essenze di Lao si scontrava con la linfa l'altra si fuse completamente con quella di Astrea, divenendo quasi una. Rapidamente Lao tentò di erigere delle ulteriori difese mentali per Astrea e di sondarne i pensieri e le emozioni. Alla ricerca dell'Ibrido, della sua intrusione.
In un istante Lao fu colpito da decine di sensazioni e ricordi diversi. Alcuni violenti e dolorosi come quando rivisse il morso dell’Ibrido, altri più amari e infelici come l’incontro e il dialogo tra lui ed Astrea che era avvenuto nel loro primo contatto mentale.
Lao si lasciò travolgere da quel turbine. "Ma che cattivone..." pensò all'indirizzo di Ibrido. Quando ormai aveva appreso tutto il necessario e riparato lo spirito di Astrea uscì dalla sua essenza passando di nuovo dai fiori di Loto. Accanto all'essenza di Astrea una nuovo ne stava crescendo: uguale in tutto e per tutto alla prima ma più piccola e in crescita. "Molto brava, ragazza. Molto molto brava." disperse l'essenza di Lao che ancora lottava con la linfa e attese finché questa non tornò indietro. Dopo qualche attimo di quella che Lao interpretò come esitazione la linfa si avvinghio all'essenza più giovane di Astrea. Lao interruppe il contatto e risvegliò entrambi. "Ce l'ho fatta." disse portando le mani alle tempie. "Che mal di testa..."
Lao la strinse a sé in un abbraccio. "Ti ho detto che non sarebbe stato piacevole." le carezzò con fare paterno la testa. "Una buona notte di sonno e passerà promesso.”

[continua...]

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MessaggioInviato: Dom Feb 01, 2015 7:04 pm Rispondi citandoTorna in cima

Tutte le operazioni nella mente di Astrea si erano riflesse in gemiti e movimenti da parte della ragazza che avevano finito per destare Galdor dal sonno non troppo profondo in cui era scivolato quando avevano deciso di accamparsi per la notte. Ovviamente il guerriero non capì cosa stava accadendo, ma vedendo la ladra e il vecchio, seduti uno di fronte all’altro ripensò all’esperienza che avevano avuto nella mente di Carnival. Era così che appariva da fuori? Si era sempre chiesto cosa fosse realmente successo nella stanza. Cercando di fare meno rumore possibile si era avvicinato. In un primo momento non disse niente, memore della sensazione di disorientamento che era seguita al risveglio e lasciò che fossero loro ad accorgersi di lui.
Lao si rimise in piedi e prese in braccio Astrea. "Non si è mai abbastanza vecchi per certi viaggi, né abbastanza giovani." si voltò alle sue spalle. "Ti ho svegliato io per caso?" chiese a Galdor.
“Lei…” rispose il guerriero. “Sembrava sofferente, ma non vi ho disturbati.” disse aspettandosi che fosse Lao a spiegargli.
Astrea aprì un occhio, aveva le borse sotto gli occhi come di chi non dorme da giorni. “E’ una brutta abitudine quella di entrare e uscire dalla testa di qualcuno, sai?” L’eloquio era più rallentato del normale ma comprensibile. All’improvviso spalancò gli occhi come se avesse avuto un’idea illuminante, e invece le guance cominciarono a cambiare colore e farsi più rosee, un contrasto netto con la pelle ancora bianca ed esangue. Voltò leggermente lo sguardo verso il maestro e poi guardò il guerriero. “Uhm, già. Si scoprono tante cose.”
Lao lanciò un occhiata ad Astrea, sorridendo del suo imbarazzo. "Sono momentaneamente colpito da amnesia e non ricordo nulla di quello che ho visto nella tua testa." sussurrò senza smettere di sorridere. "Non ti devi preoccupare Galdor, ho solo fatto in modo che Ibrido non possa più toccare la sua mente. Una piccola vittoria."
Galdor guardò Astrea capendo poco, poi alzò lo sguardo verso Lao. “Ibrido cosa…?” si lasciò sfuggire incredulo della minaccia che Lao aveva sventato. “Per via del morso?” chiese infine.
"Meglio che sia lei a spiegare. DOPO però che avrà dormito e si sarà riposata." disse Lao, poi guardò il guerriero. “Già che sei sveglio, occupati di lei” disse passando la propria allieva nelle sue braccia come se lei non fosse cosciente. “Ho altro da fare e devo farlo prima che sia domani…”
Astrea gli lanciò un’occhiataccia. “Poteva dire semplicemente che aveva bisogno di riposare.” Bofonchiò quando andò via. “Ci sediamo un attimo, che dici? Ti racconto cosa e successo e poi provo a tornare al mio giaciglio con le mie gambe.”
"Facciamo che ti riporto al tuo giaciglio e provi a riposare... parleremo poi..." le rispose il guerriero.
“Nono, si preoccupa troppo Lao, sai… un tipo apprensivo...” Astrea non sapeva come cavarsela da quel crescente imbarazzo, sentiva il collo e le orecchie andare a fuoco e restare tra le braccia di Galdor non aiutava minimamente. Sperava solo che con il buio non se ne accorgesse. “Insisto, devo parlare con Carnival quando tornerà dalla caccia. Ho bisogno di tempo per riflettere a come dirle di avere un legame con un altro vampiro. Avrà una crisi isterica nella migliore delle ipotesi.”
“Sei sicura? Mi sembri agitata…” disse lui “… e credo che Carnival non tornerà tanto presto. Prova almeno a stenderti, se non riuscirai a dormire ti farò compagnia.” propose comprensivo.
“Va bene, ma non voglio rischiare di svegliare gli altri come ho fatto con te. Resterei in disparte per un po’.” gli rispose.
Il guerriero si strinse tra le spalle. “Va bene, come preferisci.” la posò in un punto dove l’erba sembrava più morbida, un poco distante dagli altri che riposavano e si sedette accanto a lei drappeggiandole il proprio mantello attorno alle spalle.
Astrea si lasciò sfuggire un sospiro di sollievo. Restò in silenzio con gli occhi chiusi aspettando con calma che l’emicrania pian piano si attenuasse. “L’Ibrido ha una connessione mentale con me anzi, spero vivamente, aveva.” Cominciò dopo un po’ tenendo sempre gli occhi chiusi. “Ha accesso ai ricordi di Aygarth. E’ stato penoso. Non credo di averlo capito fino in fondo, aveva bisogno di aiuto ma non me ne sono resa conto.” Aprì gli occhi e c’era un velo di tristezza in essi. “Mi dispiace.”
Galdor le era rimasto accanto alternando la vista di lei a quella del resto del gruppo e dei dintorni, fino a quando non aveva parlato. “Sono contento che Lao sia intervenuto. Siamo stati fortunati.” Distolse lo sguardo da lei. “Per non aver aiutato Aygarth non hai più colpa di tutti noi altri.”
Dopo qualche secondo in silenzio continuò. “… Qualche tempo fa, mentre ero in viaggio verso Athkatla, ho ripensato alle ultime cose che ci eravamo detti con Aygarth quando ci salutammo lo scorso anno.” sospirò “non lo ammise apertamente, ma, ripensandoci, le sue parole suonavano come una richiesta d’aiuto. Allora non avevo orecchie per intendere. C’era una sola cosa che importava per me, ma adesso… mi disse che il vampirismo lo avrebbe mangiato, un pezzetto alla volta.” Tamburellò nervosamente con la mano sul ginocchio. “Che stupido che sono stato…”
“Non accadrà di nuovo una cosa simile.” Replicò Astrea con voce ferma. “Magari ci scuseremo con Aygarth di persona, abbiamo una piccola possibilità, no? Focalizziamoci su quella e lasciamo perdere i sensi di colpa altrimenti cadremo in un vortice.”
Il guerriero si voltò verso di lei. “Credi veramente che voglia essere salvato? E’ divenuto ciò che ha sempre odiato.” Scosse la testa. “Aveva pregato Cronista di ucciderlo qualora fosse diventato un mostro, eppure siamo arrivati a questo. Adesso sono io il mostro perché non nego la prospettiva della sua morte, ad ascoltare Lao.” La voce di Galdor esprimeva tutto il suo dubbio e smise di parlare nonostante non avesse posto ad Astrea una domanda ben precisa.
“No, la penso esattamente come te. Cronista ha intenzione di salvarlo nonostante la volontà di Aygarth, quindi chi sono io per far pendere l’ago della bilancia verso la sua morte?” Astrea si strinse nelle spalle. “Non è quello che vorrei io al suo posto.”
“Mi rincuora sapere che non sono il solo a pensarlo.” Galdor si lasciò sfuggire un mezzo sorriso all’indirizzo della ragazza. “So che non è un pensiero coraggioso, ma spero che la decisione sul futuro di Aygarth si delineerà da sola.”
Astrea annuì. “Non devi vergognarti di pensarla così, è un segno di umiltà e buon senso. Non siamo né carnefici né giudici e quindi non possiamo arrogarci tale compito ” Inspirò a pieni polmoni l’aria fresca notturna stiracchiandosi la schiena e dopo restò in silenzio.
“… forse.” Concluse Galdor. Non si sentiva in linea con questo pensiero della ladra, sentendosi semplicemente un codardo per non riuscire a prendere una decisione chiara sulla faccenda. “Non avere scelta è la consolazione dei codardi.” Sospirò. “Credo che non ci sia molto altro da dire a riguardo… ti senti meglio?” cambiò discorso.
“Si, non ho più la sensazione che la mia testa pesi il triplo del normale e il mondo non oscilla poi così tanto.” Sorrise. “Me la caverò.”
Il guerriero annuì e si avvicinò un poco. “Sembri anche più serena, nonostante il discorso di prima” si sporse per sfiorarle le guance e la fronte con il dorso della mano. “Sembravi agitata e in ansia prima.”
“Ehm sisi, già… Che disavventure, eh.” La ragazza si irrigidì un po’ e perse un paio di battiti. “Condividere la mente con altre persone non è una esperienza piacevole, ci sono cose non vuoi condividere. Lao sa tutto di me e io così poco di lui.”
“Disperati della prima e gioisci della seconda…” disse il guerriero con un pizzico di ironia. “Ci sono cose degli altri che è sempre bene ignorare.”
“Ibrido mi ha detto esattamente il contrario.” Lo fissò negli occhi per un qualche istante e poi distolse lo sguardo. “Non posso voltare le schiena e far finta di nulla ma nemmeno costringerlo a raccontarmi la storia della sua vita.” Alzò le spalle.
“Con la differenza che Ibrido vuole separarci e ucciderci e io, per quanti siano gli attriti, sono qua…” suggerì Galdor. “La verità a tutti i costi è dannosa e non sempre è sincera quanto la si ritiene. Se vogliamo che le cose funzionino abbiamo bisogno di una solida base di fiducia gli uni degli altri e in questo Lao fa un enorme errore, chiedendone molta e concedendone poca… ma è facile da comprendere per un uomo della sua età che ha visto quello che ha visto. Non c’è amicizia, non c’è amore senza fiducia… non c’è niente.” Guardò Astrea. “Tu ti fidi di me o di Carnival perché non ti faremmo alcun male, nonostante ciò non puoi provarlo, non puoi saperlo. Puoi solo fidarti. Credi che sapendo esattamente tutto quello che ho fatto nella mia vita, quello che sono stato, saresti ancora in grado di fidarti di me?”
“Certo.” Alzò un dito per sfiorargli la fronte. “Ho visto un ricordo della tua infanzia più di un anno fa, nella rocca di Damarios, ed è ancora vivido e intenso nella mia mente, non ne hai mai parlato e io non ho mai chiesto. L’unica volta che ti ho sentito parlare del tuo passato è forse quando mi hai dato la lancia.”
“E quel che ti ho detto dovrà bastarti.” rispose il guerriero sorridendo “Preferisco non rischiare, nonostante la tua sicurezza.”
Astrea socchiuse gli occhi ma annuì “Va bene, vada per il fascino del mistero. Nessuna più domanda molesta. Per adesso, ben inteso.” Aggiunse con ironia.
“Vedremo…” disse il guerriero.

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MessaggioInviato: Mar Feb 10, 2015 2:50 am Rispondi citandoTorna in cima

Lao seguiva i compagni nella foresta, tenendo d'occhio sia la schiena di Astrea che quella di Carnival. Erano in marcia da più di sei ore e aveva lasciato volentieri la conduzione della marcia ad Ulkos, prendendo la retroguardia. Con i Mietitori e l'Ibrido in giro era restio ad usare i suoi poteri mentali per sondare la foresta. Il fiuto del compagno era più impreciso, ma del tutto non rintracciabile.
Sebbene non si trovasse attualmente nella sua forma animalesca, il fiuto di Ulkos era un tratto che questi non perdeva. La sua testa si girava di frequente a destra e sinistra, in movimenti abbastanza inquietanti, visto che a farli era un essere umano.
Marciavano abbastanza spediti da ore ormai, decisi a lasciarsi alle spalle i mietitori il più velocemente possibile. Il licantropo sperò ardentemente che le loro gambe fossero migliori di quelle dei loro inseguitori, sebbene la loro efficienza si era immediatamente fatta notare, fin dal loro primo scontro.
Con slancio, quindi, il guerriero continuò ad avanzare, guidando i suoi compagni attraverso gli intrichi della foresta.

Astrea fiancheggiava la vampira, non aveva ancora avuto modo di parlarle faccia a faccia, avrebbe aspettato un momento migliore. In realtà era una scusa per temporeggiare, avrebbe aspettato almeno un giorno per verificare che Lao avesse realmente chiuso il contatto mentale. Parlò poco e niente durante la marcia, risparmiava il fiato per adeguarsi a quei ritmi.
Galdor camminava per conto suo. Era sveglio da ben prima dell’alba e ora marciavano come se non ci fosse un domani. Sbadigliò rumorosamente rassettandosi lo zaino in spalla. “Lao, abbiamo un’idea di dove stiamo andando? O stiamo di nuovo andando alla cieca?” disse sopra la sua spalla all’indirizzo del vecchio.
"Io vi sto guardando le spalle oggi, chiedilo al naso di Ulkos." rispose sarcastico prima di bloccarsi. Smettila, non è colpa sua...
"E' evidente che questa foresta non è sicura. A questo punto sto esaurendo le idee, per il momento andiamo avanti e mettiamo più spazio possibile tra noi e i Mietitori."
Carnival marciava in silenzio, senza voltarsi nè a destra nè a sinistra, e apparentemente senza dare troppa importanza alla direzione in cui il gruppo era diretto. Il suo sguardo però si posava con una certa insistenza sulle spalle del Cronista che camminava poco più avanti, uno sguardo reso indecifrabile da cappuccio e velo che la proteggevano dalla luce del sole.


Chiusa.
Sprangata.
Ibrido riaprì gli occhi. Era stato come sbattere il muso contro un muro. Dopo il contatto della scorsa notte, non era riuscito a riallacciarsi alla mente di Astrea, o per meglio dire, non con la sua parte cosciente. Era lì, ma non interagiva, non concedeva presa.
Ti sei dato da fare, vecchio. Ciò conferma quanto penso. Povera Astrea, pende proprio dalle tue gonne. Ma sta vacillando, oh sì. Cadrà quando meno te l’aspetti.
Il teletrasporto era stato a corto raggio, lasciandolo a qualche chilometro dall’ultima posizione nota del gruppo. Era solo: non aveva voluto nessuno. Gli Inquisitori avevano tacitamente acconsentito, forse con troppa facilità. Ma non importava.
Non importava, quando si trattava della caccia.
Cominciò a correre. Nella sua testa aveva un solo obiettivo e non vedeva l’ora di portarlo a termine. La prospettiva gli aumentò il ritmo della corsa. Ignorava la direzione esatta, ma sentiva l’odore del sangue. E quello di Astrea, anche se secco sui vestiti, lo conduceva senza ombra di dubbio sulla strada giusta. Per di più, la Forgia gli permetteva di vedere lontano, dove altri occhi si potevano sognare di vedere.
Cronista. Logan. Chi-ni-sa-a. La preda, l’unico degno di un vero scontro. Non desiderava altro. Gli altri potevano bruciare... ma non subito. Prima dovevano crollare, uno dopo l’altro. E forse c’era un modo per ottenere entrambe le cose in un colpo solo.
Continuò a correre, e sorrise.

Il guerriero allungò il passo per raggiungere Ulkos in capo al gruppo. “Cosa senti?” Galdor si indicò il naso per chiarire al mannaro a cosa si riferisse. “Pensi che potremmo fermarci per mangiare qualcosa, o è ancora troppo pericoloso?”
Ulkos voltò la testa verso il compagno di sventura.
"Per ora non sento nulla di sospetto...parrebbe una giornata come le altre, se non sapessi che siamo di certo inseguiti" disse però riflessivo, a bassa voce, in modo che solo Galdor potesse sentire. "Non so quanto vantaggio abbiamo effettivamente su di loro...e non so quanto sia saggio fermarsi.." titubò il licantropo, guardando gli altri membri del gruppo e poi nuovamente Galdor.
Il guerriero si passò una mano sulla nuca alzando gli occhi al cielo. “Va bene, procediamo... dove ci stai portando?” gli rimpallò la domanda che aveva fatto al vecchio un attimo prima.
"Il più possibilmente lontano dal villaggio, per ora" fu la risposta.
Il licantropo continuò ad avanzare, un po' più lentamente però. Poi sembrò pensare un attimo.
"Se trovassimo un posto riparato, potremmo anche fermarci, se c'è bisogno.." propose, per venire incontro ad eventuali bisogni di riposo. In effetti, dopo sei ore di marcia ininterrotte, una pausa avrebbero dovuto farla, o non sarebbero arrivati lontani nemmeno con la più grande forza di volontà.
Astrea ci rimuginò ancora e decise che non aveva senso aspettare ancora per discorrere con la vampira. “Carnival, devo parlarti di una cosa.” Iniziò Astrea quando la prese un po’ in disparte mentre Galdor parlava con Ulkos. “Ieri notte...” Deglutì. “Ieri notte l’Ibrido è entrato in contatto con me mentre dormivo.” Cercò di osservare la sua reazione. “Era talmente reale che me ne sono resa conto soltanto quando mi sono svegliata, ma subito Lao ha chiuso quel legame. Ci abbiamo messo parecchio la scorsa notte quando tu eri a caccia ma ha funzionato.” Abbozzò un sorriso.
La vampira si girò a guardare Astrea rimanendo in silenzio per qualche attimo. "Lo so" disse in tono tranquillo, lasciando la ragazza così stupefatta che la vampira non riuscì a trattenere un sogghigno "Dimentichi che io sento quello che senti tu, si? E ho sentito rabbia, angoscia, paura...per un istante, mi è parso di sentire la sua odiosa voce nella tua testa, si. Lui ti ha morso. Ti ha violata. Non mi fa piacere, no..ma quel che è fatto è fatto."
“Ah.” Lei restò a bocca aperta. “Bene, molto bene.” Annuì per rinforzare il concetto. “Stavo dando di matto, sai? Non sapevo come dirtelo ma mi sorprendi sempre.”
Continuarono ad avanzare ancora un po', con Ulkos in testa che tentava di trovare qualche posto riparato in cui riposare. Qualche roccia sporgente dal fianco della collina, una macchia di alberi più fitta..qualsiasi cosa.
Mentre il licantropo continuava ad annusare, qualcosa sembrò cambiare intorno a loro. Ulkos percepì una nuova tensione...qualcosa di completamente dissonante, sebbene difficilmente riconoscibile se non vi si prestava la dovuta attenzione.
Si bloccò immediatamente, quasi delle corde invisibili lo trattenessero, piegandosi leggermente sulle ginocchia e portando le mani alla spada che gli pendeva al fianco.
"Armi!" ruggì soltanto, a nessuno in particolare.
Qualcosa si avvicinava. E lo stava facendo rapidamente.
Al ruggito di Ulkos, Galdor estrasse la propria arma e si portò a metà gruppo, al fianco di Astrea. Senza necessità di indicazioni il gruppo si assestò in una disposizione difensiva, quasi in cerchio. Erano tutti tesi, pronti ad ogni evenienza, soprattutto se ogni evenienza significava combattere.
Le fronde si muovevano nel placido cullare del vento, e così i cespugli. Poi un suono appena marcato, di un ramo piegato, poi un altro. Le ombre sotto il fitto fogliame si mossero. Poi ancora, stavolta dall’altro capo del cerchio difensivo. Infine una voce, ben udibile, praticamente sopra di loro.
”Questa esagerata accoglienza è per me? Potrei quasi sentirmi lunsingato.”
Lao si era spostato accanto le sue allieve e ora aveva le mani attorno alle impugnature dei Kalari. "Immagino che sarebbe troppo chiedere che tu ti offenda per questa esagerata accoglienza, e decida per dispetto di privarci della tua presenza per sempre." disse mentre la sua mente sondava la foresta all'intorno."E' veloce, e riesce a prevedere ogni attacco. Ma non vuol dire che possa schivarli o evitarli o pararli se vengono portati con velocità e potenza maggiori delle sue, o da più direzioni diverse." proseguì rivolto ai compagni, la voce ridotta ad un sussurro."Se si arriva allo scontro, non agite da soli."
”Oh, ma stai zitto...” La voce di Ibrido era quasi annoiata, come se volesse ammutolire un bambino petulante. ”La tua voce comincia a darmi a noia. Non ti stanchi mai di fare la paternale? O forse sbaglio domanda, non si stancano gli ALTRI a farsi comandare a bacchetta da uno spocchioso presuntuoso come te, che non pago di fare da maestro illuminato alle due sbarbatelle vuole anche ergersi a capo assoluto?” Una risata sommessa e finalmente gli occhi rossi comparvero sopra di loro. ”Vi dirò, guardarvi sottomessi a lui è uno spasso. Sarà divertente vedere anche come vi condurrà a morte come ha fatto con Aygarth. Uno dopo l’altro, dicendo ogni volta ‘non è stata colpa mia’. Proprio come coi suoi vecchi compagni, oh sì. Che bella fine.”
"NON OSARE NOMINARLI!" la voce di Lao scoppiò nella mente di tutti i presenti al pari che nelle loro orecchie con la stessa forza di un tuono. Il vecchio si gettò in avanti mulinando le sei lame flessibili contro l'Ibrido."Indegno! Immondo! Infame! Come osi! SEI SOLO UNO SCHIAVO DI QAIN." ad ogni parola corrispondevano almeno tre colpi di Kalari, ma l'Ibrido si limitava a schivare con largo anticipo, forte della sua preveggenza."Sei schiavo dell'uomo che li ha ammazzati tutti solo per torturarmi!" La terra tremò sotto i piedi di Lao, stava perdendo il controllo della sua telecinesi, poteva distruggere centinaia di metri quadrati di foresta all'intorno. Ma non gli importava, voleva solo fare tutto il male possibile all'Ibrido. Voleva distruggerlo, dimentico di ogni prudenza.
A ogni colpo schivato, Ibrido scoppiava a ridere come un bambino. ”Guarda come ti scaldi!” esclamò, giocoso. ”Nulla taglia più a fondo della verità!”
Galdor rimase sconcertato alla reazione di Lao. Bastavano davvero poche parole sul suo passato per fargli dimenticare decenni di addestramento e autodisciplina? Il vecchio era un’arma umana pericolosissima in questo momento e il guerriero non sapeva quanto sarebbe passato prima che la sua telecinesi incontrollata diventasse un pericolo per coloro che non potevano opporvisi come lui, Ulkos o Astrea.
“FERMATI VECCHIO PAZZO O FINIRAI PER AMMAZZARCI TUTTI!” quasi ruggì all’indirizzo di Lao.
"Lao, per gli Dei!" urlò Ulkos, tentando di sovrastare il telecinete furioso."Il branco, rimani col branco!" aggiunse poi.
Astrea cercò di entrare in contatto con la mente di Lao, era tesa come una corda. “Stupido! Non farti provocare, è il suo maggiore divertimento. Controllati. Ci farai ammazzare tutti. ”
Lao sfrerrò due ultimi colpi con un ruggito di rabbia prima di arretrare con il fiato mozzo, le parole di Astrea avevano avuto l'effetto di una secchiata d'acqua gelata. "Vi ho sempre chiesto di seguire i miei consigli, non le mie azioni." ringhiò all'indirizzo di Galdor. "Il mio passato è mio, è un peso solo mio Ibrido."
”I classici due pesi e due misure.” Ibrido era accovacciato su un ramo alla loro sinistra. ”Fate quello che dico io, ma non come faccio io. E guai a sgarrare. Che pena che mi fate. Aygarth aveva un ricordo migliore di voi. E’ da quando avete svegliato quella cariatide dalle fogne di Damarios che si è prefissato di saperne sempre una spanna più di voi solo perché è più vecchio. E voi, come anatroccoli, lo avete seguito. Uno spasso, sul serio.” Si voltò verso Ulkos. ”Uomo-lupo! Mi ricordo molto bene di te. Mi ricordo una promessa, a quanto pare fallita... Ed è sempre una promessa che sottintendi, quando parli di “branco”? E come andrà a finire, stavolta, eh?”
Ulkos fissò con odio profondo quell'essere che se ne stava accovacciato su un ramo a schernirli. L'affermazione lo colpì come una sferzata, portandogli alla mente la breve conversazione avuta con Aygarth poco dopo essersi conosciuti.
"Hai ragione, cadavere saltellante" rispose, nella voce un basso ringhio d'avvertimento. "Ma ancora il tempo scorre avanti, e i fallimenti non sono mai eterni. Finché respireremo entrambi, ricaccia le accuse in gola e strozzatici..." continuò poi, piegandosi impercettibilmente di più sulle ginocchia, pronto ad agire in caso la situazione fosse precipitata.
Ibrido non sembrò minimamente toccato dalla replica del licantropo. Si limitò a piegare la testa da un lato. ”Branco... è buffo che a parlarne sia l’ultimo arrivato. Fossi in te starei attento, quando il tuo naso non sarà più utile ti lasceranno indietro. E non credere, ne sono capaci. Guardò Lao. ”Specie lui. L’ha già fatto. Nuova tacca!” Sorrise con i canini bene in vista. ”Forse non mi credete. Forse pensate che io menta. Ma loro” e guardò Cronista e Carnival ”potrebbero confermarvi ogni cosa soltanto sentendovi battere il cuore a ogni parola. E sono più che sicuro che Lao vi avrà messo in guardia da ogni mia frase, facendovi il lavaggio del cervello su tattiche e provocazioni, che lui stesso tra l’altro ha saputo cogliere con calma, dignità e classe...” Ridacchiò appena. ”Ma alla fine cederete. Nella notte, alla spicciolata, chiederete ai vostri compagni ‘percettivi’ se ciò che ho detto corrisponde alla verità. E lo farete vergognandovi, perché vi renderete conto che l’unione che sbandierate è solo una facciata, uno stupido scherzo. Dentro di voi il dubbio vive. Io lo so. Lo sento.” Annusò a fondo. ”Ce l’avete nell’odore!”
Astrea di istinto afferrò il braccio di Ulkos, un gesto di premura. Non sapeva che reazione avrebbe avuto e cercare un contatto indesiderato come con Lao non sarebbe stato gradito. Gli fece un cenno di diniego con la testa.
Questa volta fu il turno di Galdor di ridere. “Adesso inizi ad annoiarmi, Ibrido. Tu puoi ucciderci in qualsiasi momento, lo sai, ce l’hai dimostrato. Ma a te non interessa solo ucciderci, vuoi anche umiliarci, dividerci... in una parola: spezzarci; e tutto questo deve darti una soddisfazione quasi sessuale, non è così? Eppure non puoi ancora raccogliere il tuo premio, no. Noi ti serviamo, è per questo che non ci hai ancora uccisi. Tu voi sbarazzarti dell’inquisizione, solo allora sarai veramente LIBERO di fare di noi ciò che più desideri.” Il guerriero lo fissò negli occhi. “Hai ragione, inizia a starmi stretta la guida di Lao, che tra l’altro continua a non sapermi dire dove trovare quei babbei dell’inquisizione.” la voce assunse una nota scocciata. “Perché non me lo dici tu a che porta devo bussare? Finiamo questa sceneggiata da due spicci e dicci dove trovare gli... Aurei” pose un’enfasi quasi scaramantica nel proferire l’ultima parola.
Ibrido lo guardò con maggior interesse, ma il sorriso di scherno non abbandonò le sue labbra. ”Non ti dare troppe arie, Uomo di Fuoco. Per ora sei appena una tacca sopra a qualsiasi altra preda che mi aspetta sulla lista. E come ho detto ad Astrea... voi non potete comprendere la mente di un Vampiro. Specie la mia. Ma su una cosa hai ragione: posso uccidervi quando voglio. Sarebbe bastato usare la Forgia un minuto fa e di voi non ci sarebbe stato altro che una catasta di corpi carbonizzati. E potrei farlo ora. Ma sono qui, di certo non come schiavo” e fissò Lao come a rispondere a un sua provocazione precedente, ”ma solo per farvi una proposta.”
Grazie dell'attestato di stima Galdor Lao fissava l'Ibrido con una rinnovata calma, impossibile capire se fosse solo un sottile guscio o qualcosa di più profondo."Tu vuoi farci una proposta." il vecchio si leccò le labbra."Tu o gli Aurei? Conosco come funziona la diplomazia per certa gente. Scelte a senso unico, vicoli ciechi dove il guadagno è solo dalla parte di chi fa l'offerta. E sei tanto strafottente da fregartene se noi non fossimo d'accordo e non volessimo ascoltare. E' il tuo palcoscenico e sei un attore consumato, che vuole tutta la scena per se." distolse lo sguardo dall'Ibrido, disgustato."Avanti, viziato bambinetto. Imponi il tuo volere ai tuoi compagni di giochi..."
La mano di Ibrido mimò la bocca di una papera durante il discorso di Lao. “La proposta è mia” mormorò, abbassandola. “Ma comincio a dubitare se la meritiate o meno. Ma attenti, voglio il parere di ciascuno. La maggioranza deciderà. Quindi, Uomo-Antico, evita d’ora in poi di farti portavoce per il gruppo, o ci metto poco a far bruciare Astrea senza che tu possa muovere un dito. Sono sicuro che per Carnival sarà un divertimento. E per te, un’altra tacca da collezionare. Preziosa come un diamante.”
Astrea si irrigidì e per tutta risposta Carnival emise un lungo ringhio. “Continua” Parlò per la prima volta. “Visto che ti piace tanto parlare, non tenerci sulle spine.”
Il fogliame si mosse. Ibrido sparì dalla loro vista, ma subito dopo la sua voce penetrò le fronde alle loro spalle, costringendoli a voltarsi. “La farò breve” disse. “Vi serve un vantaggio, vi serve un punto di partenza. E soprattutto vi serve tempo. Vi state affannando girando a ritroso, senza sapere cosa fare esattamente se non sopravvivere giorno dopo giorno, notte dopo notte. Finché non crollerete.” La voce si abbassò appena, come se volesse confidare un segreto. ”Posso darvi il tempo. Ti ricordi anche tu, Lao? Il fantomatico mese concesso per fuggire. E chissà, potrei sentirmi anche abbastanza generoso da darvi almeno una direzione.” Sembrò acquisire un tono più serio. ”Nessun Mietitore vi darebbe la caccia, in quel frangente. E neanche io.”
“Un mese e una direzione” fece eco Galdor. “Non so cosa darei per un po’ di tranquillità. Hai la mia attenzione...” Sembravano le parole del peggior mercenario in circolazione.
Lao si girò in direzione della voce."Sento in arrivo un gigantesco Ma... Che cosa vuoi in cambio?"
”Oh, molto semplice.”
La voce di Ibrido, solitamente suadente, si macchiò di un tono cavernoso. Il sorriso era scomparso, gli occhi erano più rossi che mai, ma non c’era rabbia in essi: era lo sguardo di un predatore.
Allungò la mano affusolata e l’indice puntò Cronista.
”Voglio soltanto lui.”

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MessaggioInviato: Gio Feb 12, 2015 3:15 am Rispondi citandoTorna in cima

Un silenzio gelido calò sul gruppo. Il Vampiro inspirò profondamente, senza staccare gli occhi da quelli da predatore di Ibrido, lo sguardo altrettanto terribile. Avvertì su di sè gli occhi degli altri, e si costrinse a parlare prima non di avere il tempo per farlo. "Non posso.." cominciò costringendosi a volgere lo sguardo dall'Ibrido verso i propri compagni, trovando per primo il volto di Lao "Non posso andare..non adesso. E' troppo presto."
Galdor seguì con lo sguardo la direzione indicata dalla mano di Ibrido. Guardò Cronista negli occhi senza esprimere nulla in particolare, poi voltò nuovamente ad osservare l'altro. "Viene con te..." disse con voce glaciale.
"No, io non contratto la vita o la libertà di nessuno." fu la recisa risposta di Astrea.
Carnival scosse la testa in un gesto di sarcastica deprecazione "Giochini, sempre giochini... Ma perchè mai dovrei aumentare il tuo divertimento? Il tuo sporco lavoro fattelo da solo."
Lao sentì un brivido corrergli lungo la schiena. Lanciò una breve occhiata agli altri e tornò a fissare l'Ibrido. Fece un passo avanti, così da essere l'unico nel suo campo visivo."Non sono padrone della vita degli altri. Non deciderò per lui, non puoi venire qui e contrattare la vita e la libertà di uno di noi." allargò le braccia e lasciò cadere le armi."Però posso offrirti un succedaneo. Mi offro al suo posto. Prendi me prigioniero." disse, tentando di infondere tutto il suo orgoglio nelle parole."Pensaci, che trionfo per te. Tornare alla base, tornare dagli Aurei con la loro pecorella smarrita, l'unico uomo che è riuscito a scappare alle loro reti per cinque decadi. E tu lo catturi dopo una settimana."
Ibrido ascoltò ogni risposta con attenzione. Quando parlò Lao, però, il suo sguardo dapprima si rabbuiò. Poi i suoi occhi divennero infuocati. Quasi subito Astrea cacciò un urlo e si ritrasse, gemendo. Tutti poterono udire il calore della Forgia danzare a un centimetro dai loro piedi.
”La prossima volta che oserai pensare cosa davvero voglio”, mormorò il Vampiro, te la ridurrò in cenere. Brucerà viva. ENTRAMBE!” e fissò Carnival, allungandole un bacio volante con una mano per poi tornare a puntare il telepate. ”Non ti stanchi mai, vero? Di fare il finto stratega, di credere davvero di voler fregare ME come stai fregando LORO. Ma io non sono così idiota come le tue pupille, che si fanno mettere sotto da un vecchio in gonnella. Che si fanno incantare dalla tua scena di sacrificio… Comodo farlo quando gli altri possono vederti, comodo fare l’eroe con il pubblico, come se potesse davvero espiare le tue colpe e mondare la coscienza.” Gli occhi tornarono rossi. ”Sei avvertito, Uomo-Antico. Ogni volta che sbaglierai risposta, uno di loro muore. Ora dimmi il tuo verdetto.”
La testa di Lao sfrecciò verso Astrea e Carnival. Non farmi scegliere, non farmi scegliere chi delle due salvare prima. pensò velocemente prima di alzare le braccia in segno di resa."Calma, Ibrido. Tu hai fatto una domanda e volevi sapere la nostra risposta." la voce di Lao era calma e pacata."E so bene che cosa succederà: se approviamo, Cronista scompare, per sempre. Se rifiutiamo, piangeremo su quel rifiuto. Ci braccherai, ci attaccherai, ci farai del male, farai del male ad altri per far soffrire noi. Giusto?" il vecchio riprese fiato. "La mia risposta è no, non posso barattare la vita di altri. Non lo voglio fare più. Ma visto che non te ne andrai senza conseguenze terribili, ti propongo di prendere me al posto di Cronista." si sforzò di sorridere."Post hoc ergo propter hoc. Dopo questo, quindi a causa di questo. Nessun eroismo, nessuna tattica. Semplice logica."
L’espressione di Ibrido non mutò un solo secondo. Era immobile nelle ombre. Si vedevano solo i suoi occhi. D’un colpo, anche le sue zanne.
“Machigatta ōtō” disse all’improvviso in un sussurro.
Risposta sbagliata, fu la traduzione di Cronista dalla lingua dell’Oriente.
In quel preciso istante, Astrea urlò rotolando a terra. I suoi calzari si stavano annerendo a gran velocità e anche toccandoli le sue mani si riempivano di ustioni.
Carnival emise un verso soffocato, per metà un ringhio, per metà un gemito e si mosse per sollevare Astrea da terra, abbracciarla, proteggerla per quanto poteva, apparentemente incurante del fatto che così facendo stava ustionandosi a sua volta. "Lasciala stare, lurido bastardo. Lasciala stare, LASCIALA STARE!".
In quel momento l'unico suo pensiero era il fatto che la sua sorella di sangue stesse soffrendo, sofferenza tanto più angosciante per il fatto che grazie al loro legame poteva sentirla in ogni sua sfumatura.
Lao voltò la testa così rapidamente da sentire scricchiolare il suo collo. Le sue due allieve non erano ancora nel suo campo visivo che già la telecinesi le aveva investite, sollevandole a mezzo metro da terra e spostandole tre metri più indietro, chiudendole in una bolla psichica. Quando tornò a guardare l'Ibrido il suo volto era una maschera di rabbia."Non rifarlo, non rifarlo. E' un consiglio. Hai la mia risposta."
”TU dai un consiglio a ME? Sei ancora arrogante e spocchioso, Lao. Ti credi superiore, credi di valere tanto. Ma sei meno della polvere ai miei occhi.” La Forgia cessò dopo qualche secondo, aleggiando davanti a loro prima di sparire. Il Vampiro si voltò verso Ulkos. ”Sentiamo il lupo.”

Quel Cronista, lui non lo conosceva.
Poteva benissimo essere una brava persona, ma per quanto ne sapeva al momento poteva anche non esserlo affatto. A sentire gli altri aveva contribuito a creare i Mietitori con qualche pratica magica o scientifica di cui non aveva idea alcuna. La logica individuale, a quel punto avrebbe dato uan risposta molto semplice: allontana il pericolo.
Ma poteva esserne certo? Avrebbe davvero potuto dare il suo consenso per mandare a morte una persona che non conosceva?
Il licantropo ringhiò leggermente, sostenendo lo sguardo di Ibrido con fiero disprezzo.
"Sei bravo a parlare, cadavere succhiasangue" esordì. "Sai tutto di tutti, a quanto pare, più di quanto la maggior parte dei presenti voglia ammettere magari. Ma le tue parole sono niente più che veleno. E ad ogni veleno c'è una cura."
Si voltò verso i compagni.
"Sembrate aver dimenticato il valore del vostro branco. Galdor! Non hai un briciolo d'onore? Carnival! Per i processi c'è tempo più avanti. Dobbiamo rimanere UNITI!" sottolineò l'ultima parola, fissando per alcuni secondi l'altro guerriero prima di posare lo sguardo nuovamente su quello che un tempo era Aygarth." Non nego che non mi fido di Cronista. Ma di te...di te mi fido ancor meno. E i nemici non vanno assecondati, se non si è sicuri di vincere. Quindi, per me, la tua proposta sai bene dove ficcartela!" fu infine la decisione del licantropo.
Era avventata? Probabile. Se ne sarebbe pentito? Forse. Ma tutti uniti, avrebbero di certo avuto più speranze che presi uno per volta dai loro dubbi e dai loro rancori personali.
"Tenete la formazione" sibilò, voltandosi poi leggermente verso Lao."Ce la fai a coprirci tutti?" gli chiese senza staccare gli occhi da Ibrido.
"Per i miracoli devo ancora attrezzarmi. Posso solo provare..." mormorò in risposta il vecchio.
"Bè, allora spero che tu sia bravo come sembri" rispose di rimando Ulkos, preoccupato di aver preso la peggior decisione della sua vita.
"Per la miseria, non possiamo difenderci tutti dalla Forgia!" sibilò il Cronista spazientito. "Vecchio, lascia stare quel bozzolo telecinetico. Ci tiene in scacco e non puoi farle svolazzare in eterno dentro questa foresta." Alzò gli occhi verso l'alto, in direzione dell'Ibrido ancora appollaiato sui rami bassi di un albero. "E' interessato ad una sola persona. Se non sono riuscito a sfruttare il tempo a mia disposizione da quando sono scappato dalla ziggurat, è solo colpa mia. Se non era lui, sarebbero stati gli Aurei presto o tardi."
Ibrido era rimasto in silenzio nell’ascoltare gli ultimi pareri. Alla sbottata di Ulkos batté le mani un paio di volte. ”Un po’ di sano, disinteressato orgoglio! Sono quasi commosso. Bravo, lupo! Sei audace, quasi simpatico. Per questo ti ucciderò per ultimo.” I suoi occhi volarono a Magistra, che scosse con forza la testa in risposta, infine su Cronista, socchiudendo appena le palpebre, quasi interdetto e al contempo divertito. ”Sei serio? Ti offri di tua sponte? In effetti… ” contò sulla punta delle dita ”Al momento la maggioranza ha votato per il no. E questo sarà il verdetto. Ma sono sorpreso. Sentiamo, qualcuno vuole cambiare idea alla luce di questo atto?” Non vedendo nessuno pronunciarsi, si rivolse nuovamente a Cronista. ”E sia. A quanto pare resterai con loro, Logan. Vorrà dire che porterò io i saluti a OcchiBlu. Al soggetto 2319. Vuoi che le recapiti un messaggio particolare, già che ci siamo?”
Gli occhi del Cronista persero quasi del tutto il colore castano, virando verso il rosso cremisi. Le pupille, sottili e verticali come quelle dei serpenti, squadrarono sia l'Ibrido, sia il ramo da cui lo irrideva, come a valutare un attacco. Il suo corpo era in effetti proteso verso un possibile balzo verso l'alto. Dopo qualche secondo parve rilassarsi e cambiare idea. Fece due passi verso Carnival e Astrea, fermandosi dinanzi a quest'ultima. Prima che la fanciulla potesse emettere anche solo un suono, il Vampiro le graffiò in maniera superficiale ma decisa il braccio destro con un gesto fulmineo. Al gemito di dolore e sorpresa di Astrea fece un balzo indietro, guardando negli occhi Carnival. Lao e Galdor fecero per attaccarlo "Fermi!" sbottò il Cronista "Carnival, osserva." La Vampira dal canto suo era furibonda e poco incline alle richieste, ma suo malgrado vide il Cronista sfilare dalla cintura un piccolo cilindro di legno e apporvi sopra una goccia del sangue di Astrea. "Sangue del tuo sangue, Carnival, e tu sai cosa significa". Il Vampiro si morse un dito e fece cadere alcune gocce del proprio sangue sul cilindro prima di lanciarlo tra le mani di Carnival. "Lì dentro c'è una cosa importante per entrambi..per noi". Il suo sguardo si allargò ad Astrea pronunciando quell'ultima parola. "E tu sei l'unica a cui possa affidarlo in questo momento. Custodiscilo per me, Carnival. Parleremo al mio ritorno."
Carnival scattò in avanti non appena vide Cronista compiere un gesto, a suo modo di vedere, aggressivo verso Astrea, ma si fermò di scatto nel vedere il sigillo prendere forma. Non che la cosa fosse anche solo lontanamente di suo gradimento, come testimoniavano i denti scoperti in una smorfia rabbiosa. "Avrai molto di cui rispondere quando ci rivedremo...se ci rivedremo, Logan. Molto." disse mentre afferrava al volo il cilindretto che il vampiro le aveva lanciato "Tu e le tue pozioni!" aggiunse ancora, col tono di una imprecazione.
Lao guardò Cronista per qualche secondo prima di avvicinarsi ad Astrea."Verrò a riprenderti. Gliele faccio scontare tutte." sussurrò alle orecchie del vampiro in modo che solo lui potesse sentirlo.
"Qualcosa mi dice di sì, altrimenti troverai il modo di parlare con la mia anima, visto che è una cosa che ti viene naturale. Qualora ce l'avessi davvero, un'anima, sia chiaro" alzò leggermente le spalle il Vampiro, prima di voltarsi.
"Oh certo che ce l'hai, Logan. Non farti ammazzare, ti prego. Voglio il piacere di divorarla io, quella tua anima" disse Carnival.
Ibrido osservò la scena con sarcastica pacatezza. Non disse nulla, ma sorrise a ognuno di loro. “Avrete, credo, molto su cui riflettere… molto su cui discutere. Ma d’altronde ne avete il tempo, oh sì. Ne avrete molto.” Guardò Ulkos e Galdor, guardò Lao e le sue due allieve, spostò lo sguardo più volte tra Carnival e il vecchio, tra Astrea e il vecchio, tra Astrea e Carnival. Poi lo posò su Cronista e gli occhi si fecero colmi di Forgia. Per un attimo. Poi si spensero e tornarono rosso sangue. Lentamente un braccio si sollevò, indicando la foresta.
Nord.
“Abbiamo un patto. Non è che così che volevamo andasse ma ormai è fatta.” Astrea era sofferente e irritata. “Magari la prossima volta eviterei la scenata dei voti, sulla scelta della maggioranza. Passerei subito al ricatto, fa subito effetto. Almeno non ci rivedremo, per un po’ di tempo, questo mi basta.”


Ibrido se ne andò via, seguito da Cronista. Il sorriso delle zanne sembrava una cicatrice che gli attraversava il viso. Solo quando furono da soli, il Vampiro mormorò qualcosa, a bassissima voce: “Idioti. Ci cascano sempre. Compreso il fantomatico “stratega-so-tutto-io”. Caduto nel più becero degli inganni.” Guardò Cronista e sorrise. Rilassati, Nendai-ki henja. Tra tutti, forse, sei quello che arriverà vivo alle ziggurat. Quello che vivrà più a lungo.
Un ricatto, aveva detto Astrea. Nah, un ricatto era troppo spiccio. Era stato divertente vederli scannarsi tra loro. Ed era sicuro che avrebbero continuato, lungo la strada.
Sempre se fossero sopravvissuti.
Nord. Dritti da loro. Accomodatevi.
Aveva detto che né lui né i Mietitori li avrebbero aggrediti per un mese. E avrebbe rispettato il patto, questo era sicuro.
Ma non aveva mai detto che l’avrebbero fatto anche gli Inquisitori.


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MessaggioInviato: Lun Feb 16, 2015 5:40 pm Rispondi citandoTorna in cima

[Quello stesso giorno, prima dell'alba]

Dopo quanto si erano detti, Astrea era andata a riposare mentre Galdor era rimasto di guardia per il poco tempo che separava il gruppo dall’alba. Carnival non era ancora tornata, ma il guerriero sapeva che alla vampira piaceva prendersi tutto il tempo possibile nelle sue uscite di caccia.
Ad un tratto, un lieve rumore, niente più di un lieve fruscio di foglie smosse, attirò l'attenzione del guerriero che si apprestò a controllare la fonte del rumore. Mentre scrutava nella notte, udì una voce familiare, proveniente dalle sue spalle "Fai troppo rumore, Galdor-che-non-dispera. Posso sentirti respirare a un chilometro di distanza".
“Non credevo che mi considerassi alla stregua di una preda, Carnival.” Le rispose. “Una buona caccia?”
"Ci sono prede e prede" rispose la vampira in tono leggero, squadrando il guerriero con aria valutativa. "Ho bevuto il sangue della mia preda, se è questo che mi stai chiedendo" proseguì nel medesimo tono.
“Galdor-che-non-dispera…” il guerriero assaporò quel nome in bocca come se fosse vino di qualità. “… hai più pensato ai nostro patto?”
"Qualche volta" rispose Carnival osservandosi con aria distratta le dita della mano destra. L'unghia dell'indice era sporca di sangue. "Cercare di essere migliori...suonano vuote queste parole, non è vero? Una pia speranza, niente di più."
“Perché dici vuote parole? Ogni giuramento pesa quanto noi vogliamo che pesi…” le fece notare il guerriero con semplicità. “C’è qualche dubbio che ti affligge?”
Carnival si strinse nelle spalle "Quando sono ridiventata Una, pensavo che avrei potuto riprendere a vedere le cose in modo diverso, o almeno a imparare a vederle in modo diverso. Non si torna indietro, oh no, si deve andare avanti, sempre avanti. Ma anche così, mi accorgo che alla fine non si ottiene niente e non cambia niente. Forse certe cose semplicemente non sono destinate ad essere."
Il guerriero si grattò il collo sollevando lo sguardo al cielo pensieroso. “Forse aver riacquistato i ricordi non ti hanno resa Una…” propose dubbioso. “… in fondo è passato molto tempo da quando eri conosciuta come Valeria. Forse c’è un livello più profondo di… convivenza con i ricordi.”
"In quel villaggio molte persone sono state uccise, e io non sento niente" disse la vampira. Nuovamente guardò la mano destra, questa volta accorgendosi del sangue sul dito indice che portò alla bocca e leccò. "Quando uccido, non sento niente" proseguì "Non dovrei sentire qualcosa?"
Galdor valutò la domanda della vampira. “E’ difficile rispondere… ti sei nutrita e hai ucciso per lungo tempo. Credo sarebbe strano se da un giorno all’altro tornassi a provare tristezza e rimorso. So che non è quello che vorresti sentirti dire, ma credo che dovresti sforzarti. Dovremmo…” l’ultima parola lasciò intendere che anche il guerriero aveva subito la vista di tutti quei morti meno di quanto si sarebbe aspettato.
Carnival inclinò la testa da un lato e rifletté in silenzio per qualche istante "Non so" rispose alla fine "Io sono quello che sono. Non è qualcosa che possa essere cambiato né domato. Qualcuno crede che sia bestialità. Non lo è. E' fame. Soltanto fame. O Sete, se vuoi. Ma cosa fai quando il tuo cibo parla e cammina e pensa? Tanto tempo fa io ho scelto di ricordarmi di loro"
Questa volta fu il guerriero a stringersi tra le spalle. “Credo che ricordarsi di loro sia un bene… ma non so aiutarti a trovare questa risposta.” Galdor sembrò realmente dispiaciuto. Guardò il cielo che si era fatto particolarmente scuro. “A breve sarà l’alba… perché non mi racconti qualcosa di te, di Valeria mentre aspettiamo che gli altri si sveglino…”
"Non fa niente" disse Carnival con un cenno vago della destra, come a voler indicare al guerriero di lasciar perdere "Prima non mi facevo queste domande, no. Forse anche questo è un migliorare se stessi, mmh?" la vampira rise piano. "Così vuoi sapere qualcosa di me? La vecchia me, si. Avevo due sorelle e un fratello. E un cucciolo. Mi piacerebbe averne uno anche ora, ma gli animali hanno paura di me, si. Sentono il mio odore, sentono che sono morta" concluse con un tono malinconico nella voce.
“Parlami di loro, la prima cosa che ti viene in mente…” il guerriero cercò di portare Carnival verso un argomento più leggero. “Eri la più grande?”
"No. Al contrario. Ero l'ultima, la più piccola. Quando ero una ragazzina le mie sorelle giocavano con me e mi pettinavano i capelli. Mi trattavano come una bambolina, ma a me non dispiaceva, no." la vampira aveva preso a giocherellare con un ricciolo di candido crine e aveva lo sguardo lontano, perso nei suoi ricordi.
“E così adesso hai scelto di avere una sorella più piccola a tua volta…” disse il guerriero.
"Oh?" la vampira sbatté le palpebre, confusa "Scelto? Non so, non so. L'avevo morsa, e pensavo al suo sangue rosso, così rosso, così bello, nelle mie vene, nelle mie e nelle sue, lo stesso sangue, la stessa vita, la sua vita che era anche mia e se questo era vero, allora dovevamo essere sorelle, no? Ricordavo forse le mie vere sorelle? Ricordo di aver pensato che sarebbe stato bello avere una sorella, una piccola sorella, dopo tanti anni da sola...si l'ho voluto ho voluto che fosse così. Non poteva essere altro perché nessuno prima, li avevo uccisi tutti, tutti quelli che mordevo, ma lei no, lei no..."
“Non so cosa ricordassi o meno in quel momento, ma chiami Astrea sorella, sorellina… ” a Galdor sovvenne una domanda. “Anche se all’inizio era solo per il suo sangue, è ancora solamente per quel legame che si è formato un anno fa nella rocca di Damarios che la consideri tale?”
Carnival emise un sibilo che ricordò a Galdor un gatto inferocito che gli soffiasse contro. "Il sangue è importante! Noi siamo legate, si" la vampira si agitò a disagio "Ma non è l'unica cosa. Lei è stata buona con me. Si fida di me. Io la amo, come una sorella."
“Sai, proprio poco fa ho parlato con Astrea di fiducia.” disse meditabondo il guerriero. “Tu la ami e ti fidi di lei; il legame di sangue è importante ma è anche…” non trovava le parole giuste per rendere il pensiero che si stava formando nella sua testa. “… anche… ingombrante.” concluse in maniera poco comprensibile. “E’ un legame che mi riesce difficile da capire, è… estraneo alle persone.” si interruppe un attimo. “Hai pensato che Astrea potrebbe amarti anche, se non di più, se non fosse in qualche modo… obbligata?”
La vampira sibilò nuovamente, questa volta scoprendo brevemente i canini in un gesto assai poco amichevole "Astrea-che-ha-promesso non è mai stata obbligata. Una volta riunitasi a voi, nella Rocca, avrebbe potuto abbandonarmi, avrebbe potuto dire che aveva fatto ciò che aveva fatto solo per salvarsi la vita. Di certo io non avrei potuto obbligarla a volermi bene. Invece lei ha fatto una scelta differente. Lei ha promesso. E ti dirò un'altra cosa, Galdor-che-non-dispera...se dopo il morso di quello spregevole ibrido lei è ancora viva e non è divenuta uno Sgorbio come gli altri, il merito è proprio di quel legame che vi fa tanta paura, a te e agli altri" disse con scoperta amarezza.
La faccia del guerriero lasciò trasparire chiaramente che non aveva pensato a tutto ciò; del resto erano le cinque del mattino anche per lui. “Scusami…” disse alla fine abbassando lo sguardo. “E’ solo che a me farebbe paura se qualcuno sapesse esattamente cosa provo e cosa penso ogni giorno, ogni momento… Non avevo pensato al fatto che fosse salva per merito tuo…”
Carnival fissò Galdor per qualche istante come se stesse cercando di leggere nel suo animo e capire se lui intendesse davvero le sue parole concilianti, poi fece un gesto vago con la sinistra e parve decisamente rabbonita. "Non importa. Forse anche io sarei preoccupata, al posto tuo. So che cosa sono. Io sono un vampiro. Io divoro la vita. Io sono freddo e buio. Tu sei gentile, ma non puoi dimenticarti di questo, non più di quanto possa io."
Il guerriero rialzò lo sguardo, quasi stupito dall’improvvisa apertura della vampira. “Dimenticare è sempre un male, per quanto doloroso possa essere bisogna custodire i ricordi. Essi ci rendono quello che siamo.” disse Galdor più a se stesso che a Carnival. Era un argomento che avevano già affrontato più volte sia con la vampira che con Astrea.
"Non sempre. Io ricordo la sensazione di camminare alla luce del sole, ma ora questo mi è precluso...a meno che tu non consideri 'camminare alla luce del sole' l'aggirarsi bardata sotto dieci strati di stoffa, si." disse la vampira con un pallido sorriso.
Galdor ridacchiò alla considerazione della vampira. “No, hai ragione, non lo si può considerare, però…” la guardò per un attimo.
“Aspetta…”
Il guerriero portò la mancina con il palmo aperto verso l’alto a poca distanza dal proprio volto e vi si concentrò attentamente. I tatuaggi nel suo braccio iniziarono a brillare e non ci volle molto perché una fiamma comparisse sulla sua mano. Dall’espressione assorbita era evidente che non fosse quello il suo fine. Piano piano la fiamma divenne sempre più simile ad una sfera e si staccò leggermente dalla mano. Si stabilizzò e iniziò a produrre una luce più stabile, ovviamente non aveva nulla a che fare con il sole, ma se Galdor avesse dovuto spiegare cosa fosse il sole a qualcuno che non l’avesse mai visto, probabilmente si sarebbe affidato a quella piccolissima riproduzione. Quando fu soddisfatto portò lo sguardo sulla vampira.
Carnival osservò dapprima con curiosità, poi con un certo disagio l'opera di Galdor. Sebbene la luce della sfera fiammeggiante non potesse ferirla in alcun modo, la vampira alzò istintivamente una mano a schermare il volto dal suo bagliore "Che cosa....che cosa stai facendo?" chiese con un tono di voce a metà fra sorpresa e sconcerto.
“Non posso e non puoi dimenticare di essere una vampira, ma a volte si può semplicemente non pensarci, forse…” disse il guerriero alternando la propria attenzione tra il globo luminoso e la vampira. Era da tanto tempo che non si spingeva nel sentiero del manipolare le fiamme ben oltre la loro semplice creazione e in parte si stupì di riuscire ad essere ancora così bravo. Il potere rimastogli era solo l’ombra di quello che aveva avuto l’anno prima. “… cerco di ravvivarti questo ricordo.” concluse poi.
Carnival alitò un sommesso "Oh" di meraviglia e rimase, una volta tanto, senza parole. Lentamente, con uno sforzo, allontanò la mano e rimase a lungo a guardare ora la sfera, ora Galdor, ora entrambi e sembrò all'uomo che un po’ del calore della sfera di fuoco fosse riuscito a riscaldare gli occhi grigi della vampira.

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Lorenzo Ferretti
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MessaggioInviato: Mar Feb 17, 2015 12:35 am Rispondi citandoTorna in cima

Quando Ibrido e Cronista se ne furono andati, Galdor si diresse in direzione della ladra che aveva subito quell’attacco meschino per sincerarsi delle sue condizioni. Fece per cingerla tra le sue braccia con fare protettivo. “Come stai? Sei ferita?” la voce tradiva molta apprensione.
“Stavo meglio prima.” Rispose lei a denti stretti in modo abbastanza irritato, anche se il suo sguardo si addolcì un poco quando notò la preoccupazione di lui.
Nonostante tutto, Cronista aveva seguito l'Ibrido.
Non che per Ulkos effettivamente avesse un grande impatto emotivo: come aveva già, detto non lo conosceva. Al momento, più che altro, lo avrebbe potuto considerare un potenziale pericolo. Il fatto che si fosse allontanato eliminava per lui la preoccupazione di trovarsi un pugnale piantato nella schiena, alla fin fine. Tuttavia dovette ammettere che non sapeva bene cosa pensare del vampiro, dato il suo apparente sacrificio: magari era solo una tattica concordata in precedenza, o magari era il sacrificio sincero compiuto da una persona buona. Forse un giorno lo avrebbe scoperto. Di certo non a breve.
Il licantropo si voltò verso Astrea e Carnival, cercando di capire se fossero gravemente ferite, ma vide che Galdor era già accorso per sorreggere la più giovane delle due donne.
Rinfoderò la spada, e rimase a fissare gli altri, senza sapere bene cosa dire o fare. Nel dubbio, rimase a riflettere sul perché l'Ibrido avesse loro indicato la direzione da seguire. Un gesto così naturale da non farci quasi caso in genere, ma che compiuto dal loro nemico era tutt'altro che tranquillizzante, sebbene si fosse parlato di una tregua.
Quando il guerriero si fu accertato della condizione di Astrea, sollevò lo sguardo verso il mannaro. “Accidenti Ulkos…” gli disse facendo una breve pausa. “Eri l’unico di cui non ero sicuro di come avresti reagito, ma quella storia sul branco e sull’onore. Non avrei potuto sperare in niente di meglio.” Annuì al suo indirizzo. “Ottimo lavoro.” Il guerriero, sorprendentemente non era minimamente offeso o toccato dalle parole che gli erano state rivolte contro.
"Bè, come vedi non ha funzionato" rispose abbastanza freddamente Ulkos."Non credo sia sensato farmi i complimenti" concluse quindi scrollando leggermente le spalle.
“E tu avresti consegnato Cronista a cuore leggero nelle sue mani?” Si intromise Astrea rivolta a Galdor “Non si parla solo di noi o di lui. Sai perché lo hanno tenuto prigioniero , sai cosa ha fatto e perché lo vogliono vivo.”
Il guerriero rispose dapprima al licantropo. “Scherzi, Ulkos? Sapere che avresti combattuto Ibrido per un membro del gruppo, quello che per te è un perfetto sconosciuto tra l’altro, è la migliore notizia della giornata.” Poi si volse verso la ragazza. “Ibrido non sarebbe venuto a chiederci Cronista se non fosse stato sicuro che se lo sarebbe portato. La nostra risposta era per il suo puro divertimento, come ha poi dimostrato. Volevo evitare che qualcun altro si facesse male.” la guardò più intensamente come a sottolineare quanto era invece accaduto. “In ogni caso Cronista è un vampiro di… che ne so, cento, duecento anni? E’ addestrato nell’arte della guerra e i suoi poteri rigenerativi e di precognizione lo rendono il candidato migliore a sopravvivere alle attenzioni degli inquisitori e alla vicinanza di Ibrido che, se avesse veramente voluto farlo, lo avrebbe ucciso seduta stante.”
Astrea annuì. “Lo immaginavo. Ibrido lo ha fatto per metterci alla prova, per vedere quanto realmente siamo leali tra di noi e soprattutto per indebolire la posizione di Lao. Voleva soltanto che lui restasse a guardare inerme mentre lui poteva fare quello che voleva.” Sospirò. “Ce la farà pagare per ogni torto che Aygarth ha subito. Indovina un po’ chi sono i suoi obiettivi preferiti?”
"Già..." Lao si sedette in terra, fissando il punto in cui il Cronista era sparito, assieme ad Ibrido. "E' tutto un gioco perverso, tutta una distorta barzelletta. Siamo giocattoli, insetti su cui un bambino tiene una lente d'ingrandimento." il vecchio sbuffò. "Io... non sono pronto ad affrontare una follia simile. E' peggio di Damarios, peggio di Qaìn. Ho provato a farlo, a farmene carico anche per voi. Ma ci si è ritorto contro."
Galdor si voltò verso Lao con sguardo serio. “Nessuno ti ha chiesto di fartene carico anche per noi. Non sei la nostra balia.” Disse duramente. “Sei un nostro compagno e le tue conoscenze sull’inquisizione ti avevano candidato come nostra guida, ma forse abbiamo sbagliato, tutti noi, se è passata l’impressione che avessimo bisogno di una balia.”
"Non avete bisogno di una balia, mai pensato." Lao si voltò verso Galdor. "E per quanto riguarda le mie conoscenze sull'Inquisizione, troppe cose non vi ho detto, perché non ne vado orgoglioso."
Il guerriero annuì alle parole del vecchio. “E allora farai bene a parlare… perché la tua reticenza è probabile che abbia fatto più danni di quelli che avrebbe fatto il tuo passato. E soprattutto Ibrido non se ne sarebbe approfittato così. Prova a concederci almeno un decimo della fiducia che ci chiedi ogni giorno...”
"Hai ragione." Lao si rimise in piedi e distese le braccia. "Diamine non lo faccio da anni. Se volete potrete rifiutare il contatto." si girò verso i compagni. "State per avere tutti i miei ricordi di quando ero un Inquisitore. Di quando ero il Portatore di Morte. Te la senti Galdor?"
Ulkos arricciò il naso.
Era finito per qualche minuto nella mente di di Aygarth, alla locanda. Non aveva l'intenzione di ripetere in realtà...ma d'altro canto sarebbe potuta essere una cosa utile.
"Va bene Lao...vediamo questi ricordi" acconsentì annuendo.
“Non voglio vedere il tuo passato, Lao, in tutta onestà non me ne frega un c4%%0.” gli rispose invece Galdor. “I tuoi ricordi sono tuoi e ti hanno reso, nel bene e nel male, quello che sei adesso. Io ho i miei ricordi, mio percorso, la mia vita. Non mi importa cosa sei stato, non ti giudico per il tuo passato. Voglio solo che tu lo accetti una volta per tutte perché, a giudicare dallo spettacolo che ci hai mostrato, sei ancora ben lungi dal farlo.”
"Farebbe perdere le staffe anche a te, se avessi visto quello che ho visto io!" Lao si avvicinò a Galdor, così vicino che i due nasi quasi si toccavano. "Cinquanta persone. Giovani di nemmeno trent'anni. Compagni d'arme, amici e amiche! Qaìn li ha torturati a morte tutti davanti ai miei occhi, per farmi un torto, per farmi crollare." il tono di voce del vecchio si abbassò fino a diventare un sibilo. "Mi ha dato il potere di farlo smettere. Potevo salvarne qualcuno, forse tutti, se solo avessi aperto bocca. E non l'ho fatto, per vigliaccheria. Perché avrei dovuto prendere il loro posto." Lao si allontanò da Galdor. "Ci hanno messo giorni a morire tutti, settimane. E io ho visto tutto, ogni singolo secondo di dolore. Ecco perché ho perso la testa prima, ecco perché odio Qaìn con tutte le mie forze."


Vistosi Lao così vicino, Galdor lasciò andare Astrea, che aveva tenuto ancora vicino a sé fino a quel momento. Accolse la sua storia con un certo distacco ma lo ascoltò comunque attentamente e quando il vecchio ebbe finito, si scostò un poco e disse.
“E quindi pensi che incasinare la testa dei tuoi compagni con i tuoi traumi sia di qualche utilità? Come credi che ne uscirebbero Ulkos o Astrea rivivendo gli stessi eventi che ti hanno sconvolto così tanto? Sono sicuro che starebbero benissimo dopo…” L’ironia nel tono della voce di quest’ultima frase era palese. “Un gesto veramente altruista, da parte tua, mostrarci il tuo tragico passato. Per fare cosa poi? Avere la nostra pietà? Raggiungere ai nostri occhi un nuovo livello di eroica magnificenza? Sii uomo almeno per una volta e preoccupati veramente per quelli che ti stanno vicino, invece di continuare nella stupida recita che dai di te stesso. Mi dispiace per i tuoi lutti, Lao, e comprendo la tua rabbia, ma Ibrido non è Qaìn e offrirti a lui non avrebbe salvato Cronista.” Il guerriero si preparò a tutto, anche ad essere colpito da Lao.
I pugni del vecchio si serrarono tanto da sbiancargli le nocche.”Vi avrei dato tutti i miei ricordi di quando ero un Inquisitore. La mia festa di congedo ve la risparmio volentieri.” rispose Lao gelido. “Pensi che non mi preoccupi di voi? Di Astrea, di Carnival, di Ulkos? E’ proprio per non dover rivivere una situazione del genere che mi preoccupo. Pensi che la mia sia una recita? Che sia tutto un artificio? Proprio tu parli di recite?” lo sguardo del vecchio saettò per un attimo da Galdor ad Astrea. “Tu sei uno degli attori più consumati che abbia mai incontrato.”
A Galdor non sfuggì l’allusione di Lao ad Astrea e scosse il capo sorridendo. Tornando serio disse. “Dici di preoccuparti per tutti noi, eppure non avresti esitato a lasciarci senza informazioni, a lasciare Astrea e Carnival senza il loro maestro e a sguarnire l’intero gruppo del suo guerriero più forte.” Fissò Lao negli occhi. “Non ho bisogno di conoscere tutti i tuoi segreti per fidarmi di te e degli altri, non ti ho mai impedito di tenerne né ho mai detto di non averne di miei. Non sono io a credere che sia una recita, ce l’hai dimostrato poco fa. L’hai ammesso tu stesso quando ci hai detto che dovevamo limitarci ad ascoltare quello che dici invece di seguire i tuoi esempi. Che bel predicatore del c4%%0…” scosse ancora il capo. “Ti ho chiesto quelle informazioni sull’Inquisizione e di studiare un piano che andasse oltre il: per oggi ci limitiamo a sopravvivere, da settimane e solo ora ti decidi a parlare, vuoi addirittura donarci i tuoi ricordi. La mia risposta non cambia: non sono interessato. Ma possiamo parlare come fanno gli uomini se vuoi, invece di nasconderci dietro questi trucchetti e se hai qualcosa da chiedermi su Astrea, i sacrosanti dei ti hanno fatto pure una lingua.”
Lao squadrò Galdor con occhi fiammeggianti. Voleva colpirlo, fargli del male. Ma riuscì a trattenersi.”Hai idee migliori? Qualche strategia geniale che io ti ho impedito di esternare? Dimmi pure sono curioso. Vuoi sapere dove sono adesso gli Inquisitori. Me lo hai chiesto spesso, credo che sia buona educazione da parte mia risponderti. Il vecchio prese fiato prima di urlare con tanta forza da produrre un eco nella foresta.”IO. NON. LO. SO! Un Inquisitore sa solo dove sta il suo quartier generale, e basta. Hanno segreti anche tra loro. Lo Ziggurat che abbiamo visto ne è un esempio, se si trovano in difficoltà spostano baracca e burattini altrove. Vuoi sapere dove si nascondono? Bene, trovami un maledetto Primo Inquisitore combattente o un Aureo e dopo avergli spappolato il cervello posso dirti dove andare a bussare.” Lao si calmò, o almeno così parve agli altri.”Sarà proprio divertente vederti combattere con un Primo Inquisitore. Io avevo quel grado, e anche Qaìn. Vuoi chiedere? Vuoi sapere? Fai pure. Ma non chiedere come se io portassi ancora quell’uniforme.”

La voce del vecchio aveva tuonato come poco altro Galdor aveva memoria di aver udito, e lo aveva portato a compiere un altro passo indietro. Quando il guerriero rispose tutto il furore e il sarcasmo era svanito dalla sua voce. “Ho sempre cercato di fare la mia parte e di dare un perché ad ogni nostro spostamento, ad ogni difficoltà che abbiamo dovuto affrontare, non negarlo come se fossi stato lasciato solo a prendere ogni singola decisione.” Tornò a guardarlo negli occhi. “Spero che ti divertirai quando combatterò contro il Primo Inquisitore, perché puoi giurarci che andrò a cercarlo, mi auguro che quello spettacolo servirà almeno a rimetterti in sesto le palle e il cervello.Perché é di questo che Astrea e gli altri hanno bisogno.” Lo guardò ancora una volta prima di voltarsi per dare un taglio a quella conversazione.

“Lao, tu mi desti uno schiaffo quando persi il controllo, ti ricordi?” Intervenne Astrea quando i toni tra i due sembrarono raffreddarsi un po’. Il suo sguardo era furente ma il tono della voce era calmo. “Adesso te lo rendo, almeno in senso metaforico.” Fece un passo in avanti verso di lui incrociando le braccia, non con aria minacciosa, ma semplicemente per cercare un confronto con il proprio maestro. “Hai perso il controllo alla prima, e sottolineo alla prima, minaccia di Ibrido e sono intervenuta io per calmarti. E come se non bastasse, era palese che Ibrido volesse mortificarci e avere in ogni caso Cronista, ma tu sei stato superbo e questa è stata la conseguenza.” Alzò il palmo della mano ustionato. “Non ragioni lucidamente, Lao. Magari nessuno di noi è in grado di battersi contro un Primo Inquisitore, ma di questo passo non lo sarai nemmeno tu.” Scosse la testa. “Ibrido mi ha detto, come ben sai, che io dipendo completamente da te e che mi sono svenduta e sai una cosa?” Allargò le braccia. “Ha ragione. Tu ti porti il peso di troppe persone sulla coscienza, compresa quella di Aygarth e non riusciresti a sopportare altre perdite. Ti senti responsabile di tutti noi, soprattutto di me e di Carnival, e lui lo sa bene.” Sospirò. “Ma la colpa non è tua, è mia. Sono stata egoista e mi dispiace. Ho lasciato che tu e Carnival vi prendeste cura di me, ma non ho pensato alla conseguenze che ciò potesse avere su di te e sul rapporto che avevo con Aygarth.” Sorrise amaramente. “E ora sto pagando per tutti i miei errori.“

“Errori” disse Carnival, parlando per la prima volta dopo l’incontro con Ibrido “Così divertente.” il tono di voce usato dalla vampira sembrava dire l’esatto contrario “Fammi capire, dolce sorella, cosa intendi veramente. E’ stato un errore lasciare che ci prendessimo cura di te, dici. E’ stato un errore perchè non andava a genio ad Aygarth della Forgia?” la voce di Carnival era gelida “Oh lo so benissimo che a lui non piaceva il fatto che tu mi volessi bene. Io ho bevuto anche il suo sangue, io ho i suoi ricordi, io lo so cosa provava per te e per me, io lo so, oh si. Non mi è mai importato di quello che lui pensava, ma ora tu dici che lui ha ragione e che è stato tutto un errore, che ti sei svenduta. Svenduta a un vecchio assassino che non può fare a meno di vedere la pagliuzza nell’occhio del vicino al posto di vedere la trave nel proprio….e si, svenduta ad una succhiasangue che ti ha ingannata e morsa contro la tua volontà, costringendoti ad un rapporto che tu non hai mai voluto. Una Figlia della Notte, una Senzamorte, Una Divoratrice di Vita, per cui tutti voi siete solo Sangue ed Anime!” la voce della vampira era salita fino a diventare un urlo “Si hai commesso errori, migliaia di errori! Ma il più grosso di tutti è stato quello di liberare una vampira dalla cella dove era stata rinchiusa da Damarios!”
Si voltò verso Lao i denti scoperti in una espressione di rabbia folle “Per un anno abbiamo vissuto insieme nella tua capanna, per un anno ho cercato di seguire i tuoi insegnamenti e tu non mi hai mai voluto dire nulla, nemmeno una parola. Temevi forse che ti avrei giudicato? Che mi sarebbe importato qualcosa delle persone che hai ucciso? Per me le persone che hai ucciso, non sono niente. Io ricordo tutte le mie vittime, tutte, tutte loro!” Carnival si picchiò la mano sulla fronte, con forza “I loro volti, i loro ricordi! Sono tutti qui, tutti, tutti loro! IO RICORDO TUTTI! Non mi importa niente delle tue vittime, ho le mie a farmi compagnia. Ma la verità è un’altra, vero Portatore di Morte? Come avresti potuti farmi la morale ogni singolo giorno quando tu hai probabilmente ucciso più persone di me in vent’anni? Non hai nemmeno la scusa di averlo fatto per placare la Sete. E ora, soltanto ora, dopo tutto quanto è successo ci offri i tuoi ricordi. Va all’inferno! Io non li voglio i tuoi ricordi. Per te non sono mai stata un’allieva, solo una bestia da domare. Tu non sei il mio maestro.”
Al termine di quella sfuriata la vampira accasciò le spalle e crollò il capo, senza guardare in faccia nessuno dei suoi compagni in un silenzio pesante quanto una cappa di piombo che fosse calata sul cuore di tutti i presenti.
“Lasciatemi sola.” alitò infine Carnival, sempre senza guardare nessuno “Io vi odio. Lasciatemi sola” la vampira si voltò e corse via, scomparendo nel folto della foresta con la velocità che soltanto un vampiro può sostenere.

Lao guardò impietrito la vampira allontanarsi. Dentro di sè sentiva un torrente di pensieri agitarsi per uscire. Avrebbe voluto far tracimare quel torrente, riversarlo fuori con forza. Voleva urlare a Carnival che non era un allieva, che neanche Astrea era un allieva. Erano figlie, per un anno gli aveva voluto bene come figlie, e le amava sempre di più. Tentò di parlare, ma non riuscì a proferire parola. Riuscì solo ad allungare un braccio verso Carnival. “Io...non...tu…” balbettò inebetito prima di voltarsi verso Astrea. Si sentiva svuotato, distrutto. “Tu… tu non sei egoista!” esclamò infine con più forza di quanta avesse voluto. “Non sei mai stato un errore, nè un peso. Una sfida, una bella responsabilità. Una compagnia dopo anni di solitudine. Mai, mai mai un peso. Nessuna di voi due.”
“Non un peso” La voce di Astrea era spenta. “Non ho mai detto questo.” Fissava il punto in cui la vampira era sparita. “Soltanto che non sei più razionale, ma tanto a questo punto ha poca importanza.” Strinse i pugni fino a conficcarsi le unghie nella carne bruciata. Sapeva che Carnival concepiva il loro legame in modo diverso, per lei Astrea era sua, le apparteneva, e adesso aveva travisato il senso delle sue parole. “Io non so cosa fare.” Lao si avvicinò a lei e l’afferrò in maniera burbera.”Maledizione…” sbottò stringendola in un forte abbraccio. “Se davvero devo tornare ad essere razionale, ebbene cominciamo riprendendoci Carnival. Io e te.” la lasciò andare.”Ci stai?”
Nonostante Galdor si fosse voltato, non era andato poi così lontano e aveva ascoltato tutto quello che era successo assumendo un'aria sempre più colpevole. Presi dall'intensità del momento né Lao né Astrea si accorsero dei suoi movimenti fino a quando ognuno di loro non sentì una mano stringere la propria spalla. "Tutti insieme..." disse il guerriero con voce sommessa. "Nessuno di noi sarà lasciato solo... Quali che siano i suoi errori." il guerriero guardò Astrea e Lao alternativamente. "Il branco non si divide..." si voltò verso Ulkos e Magistra.

Il licantropo annuì leggermente con la testa, così come Magistra. Sarebbero rimasti uniti, dopotutto. Perchè solo per quel motivo, esisteva un branco: unione, forza, amicizia, comprensione, fratellanza. Più volte si era chiesto nelle ultime settimane cosa ci facesse lì, perchè si fosse legato tanto a quella compagnia eterogenea di assassini, guerrieri e ladri. Guardandoli ora però, la risposta gli sembrava chiara: aveva intravisto una sorta di famiglia, quello che a lui serviva.
Avrebbero cercato Carnival e l’avrebbero fatta rinsavire quel poco che fosse bastato per riconciliarsi con Lao e Astrea. Aveva ragione Galdor.
“ Nessuno resterà indietro, no..” mormorò a mezza voce Ulkos.

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MessaggioInviato: Gio Apr 02, 2015 2:28 am Rispondi citandoTorna in cima

Un fruscio sommesso fu tutto quello che scosse il sottobosco, mentre le due snelle figure si facevano strada tra la vegetazione. Il Cronista sospirò, avvertendo l’ultima eco delle voci del resto del gruppo. –Viene con te..- Il gelo nelle parole di Galdor l’aveva colpito come uno schiaffo. Gli occhi di centinaia di vecchi compagni di battaglia, dapprima pieni di ira e poi di terrore, sembravano spiarlo dietro le cortecce degli alberi. Strizzò le palpebre per concentrarsi sull’attimo presente, la presenza di Ibrido qualche metro sopra di lui che saltava di ramo in ramo.

Rimasero soli.
Due Vampiri, ognuno creato dall’altro, per umanità o maledizione.
Ibrido interruppe la corsa e saltò giù, voltandosi verso Cronista. Gli girò attorno lentamente ma senza mai togliergli lo sguardo di dosso. ”Ti vogliono vivo” disse, ma senza scherno nella voce. ”Insolito, non trovi?”
L’altro accennò un lieve movimento delle spalle. “No. Posso immaginare per quale motivo sono interessati a volermi vivo. E tu? Cosa vuoi invece?” Si costrinse a non muovere un solo muscolo, pronto in ogni momento a scattare in avanti o indietro come un serpente.
”Anzitutto sono... curioso” disse Ibrido, rallentando il suo incedere a cerchio. ”Devi essere davvero indispensabile perché ti lascino in vita. Per gli altri il verdetto è uno solo. Sterminio.” Inclinò appena la testa, ma il suo sguardo era privo di quell’aria impertinente che Cronista era solito vedere. Era serio. Concentrato. ”Sei tu il Creatore. L’Altro. Sei Colui-che-è-come-un-fratello. Così ti chiamava lui.”
“Sì, sono io.” Il Cronista non rifiutò quell’appellativo: inutile negare quel gioco a chi aveva davanti. “Ma questo ai tuoi mandanti non interessa affatto. Dubito anche che conoscano il legame che univa me ed Aygarth. Credo siano interessati al mio operato di questi mesi, e al volerlo concludere.”
”E quale sarebbe? Sentiamo” Ibrido si fermò. Gli occhi rossi lo puntarono.
Accennò un lievo sorriso. "Oh, ti annoierei con descrizioni noiose. Il mio lavoro era perfettamente privo di uno scopo dichiarato. Ma credo che siano comunque frustrati dall'attesa di concluderlo. La mia fuga prematura dovrebbe aver scombinato almeno un po’ la loro programmazione. Ho cercato di fare terra bruciata di quanto ho lasciato nel mio laboratorio quando sono fuggito, ma Lao ha insinuato il dubbio nel mio cuore che possano aver comunque raccolto quanto da me seminato.” Restituì uno sguardo cremisi al suo interlocutore. “E a te è stato rivelato qualcosa?”
Ibrido fece spallucce. ”Niente. Non rientra nei miei... compiti, per così dire, essere edotto su chi devo cacciare. Lo faccio e basta.” Gli occhi rossi tornarono serissimi. ”Ma tu... sei diverso dagli altri. Sì, tu potresti essere degno.” Per un attimo sembrò parlare fra sé e sé, poi si riscosse. ”Ho una domanda che mi martella la testa. Tu hai sempre parlato di cura, quando ti accorgevi che stavo per emergere. Perché?”
L’altro si concesse qualche secondo di silenzio, prima di rispondere. “Perché noi siamo un errore.” Scrutò il volto di Ibrido, come a ricercare i tratti dell’amico fraterno. “Non rientriamo nell’ordine naturale dell’esistenza. Basta osservare il mondo con i miei occhi per capire di cosa sto parlando. Ma dubito che tu capisca o che voglia accettare questo concetto. Sin dal primo momento in cui ti ho visto ho capito qual è l’istinto primario di cui ti cibi. Più di sangue e carne. E’ il desiderio di affermarti in questo mondo. Ho risposto alla tua domanda?”
”Quindi, secondo questo ragionamento, era un errore anche Aelyn?” La domanda arrivò secca e brutale.
Il Cronista annuì con un lieve cenno del capo. “. Ma questo non ti dà il diritto di utilizzare ricordi non tuoi nel tentativo di suscitare in me una reazione.”
”E che reazione dovrei scatenare?” La voce di Ibrido era monocorde. ”Sai, quando mi sono... svegliato, ho provato molte sensazioni. Libertà, prima di ogni altra cosa. Soddisfazione. Ma qualcosa mi ha... contaminato, diciamo così. Ricordi. Emozioni. Atteggiamenti. Dopo aver ottenuto la libertà, ho voluto... pareggiare i conti. Con molte persone. ” Lo scrutò attentamente. ”Ma al contrario degli altri, tu sei diverso. Nei suoi ricordi, nelle mie intenzioni. Sei stato tu a crearmi, anche se mi rinneghi. E per lui...” Inspirò a fondo chiudendo gli occhi. E la voce sembrò tornare quella di prima. “Dove sei, Cronista? Fratello, perché mi hai abbandonato? I denti crescono, gli occhi cambiano, perché mi hai lasciato solo?” Riaprì gli occhi: di nuovo il rosso nelle iridi, di nuovo la voce del Vampiro. ”Eppure non c’è rabbia. Solo paura. E’... insolito. Molto.
“Capisco.” Rispose semplicemente il Vampiro. La mascella si era contratta appena udendo la voce originaria di Aygarth. Era spossato. Il continuo stato di allerta in cui si trovava non l’avrebbe logorato fino al midollo fino a qualche mese prima. “Ho peccato di ignoranza quando ho consegnato l’anima di Aygarth a qualcosa che non sapevo prevedere, solo per salvarlo. Lo stesso peccato di ignoranza che è avvenuto con la mia Creazione. Un altro peccato è stato pensare di proteggerlo senza stare al suo fianco.” Esibì un mezzo sorriso amaro. “Tuttavia tu non hai la tunica da prete né io sono in vena di fare ulteriori inutili confessioni. Come ho già detto, devo chiedere scusa ad una sola persona.”
”Ma quella persona è morta. E io non sono qui per farti confessare alcunché.” Ibrido era sempre concentrato, rigido. La posa del predatore. ”Ti consegnerò agli inquisitori. Vivo. Questi sono i miei ordini. Ma c’è una cosa che voglio per me.” Gli occhi risplendettero di Forgia solo per un istante. ”Tu sei l’unico... l’unico degno. L’unica preda che vorrei davvero. L’unico essere su questo mondo che potrebbe affrontarmi ad armi pari... e lo stesso sono io per te. Niente preveggenza, niente Forgia. Tu sei la prova ultima per capire chi... e cosa sono diventato veramente.”
Il Cronista espanse i suoi sensi quanto più gli fu possibile. Del resto del gruppo nessuna traccia: probabilmente avevano messo sufficiente strada alle loro spalle. Rifletté un attimo sulla richiesta che gli era stata fatta, la disperata volontà di un essere sbagliato. –Come ho potuto pensare di poter vivere anche solo un giorno da umano, con Kyla? Il mio retaggio è questo e queste ne sono le conseguenze. Io non merito altro che questo.- Chiuse gli occhi, inspirando profondamente. "D'accordo."
Ibrido accolse quell’assenso annuendo una sola volta. La sua mano andò alla schiena e slacciò la doppia spada, lasciandola cadere nell’erba. Aggirò il Cronista, un passo al secondo, come a studiare il terreno del combattimento. La sua espressione era concentrata, imperturbabile. Solo dopo un giro completo, una volta tornato nella posizione iniziale, si accucciò nella posa da predatore. Sfoderò le zanne, che si allungarono in un ringhio sommesso, e gli occhi rosso sangue sfavillarono.
Il Vampiro ruotò con apparente calma il corpo per non dare neanche un istante le spalle al suo avversario, mentre questi si divertiva a girargli intorno. Indeciso se sfruttare sin da subito il suo retaggio bestiale per fronteggiare Ibrido, si convinse non appena vide i canini dell'altro allungarsi visibilmente. -Avrò bisogno di tutto l'aiuto possibile.- Afferrò la tunica nera ormai lacera e la strappò di netto, restando a torso nudo, il corpo pallido sotto i pochi raggi di luce che filtravano dal fogliame degli alberi. I muscoli delle braccia e del torso, più sviluppati rispetto ad un anno prima, si tesero nella posa che il Vampiro assunse con apparente distacco dinanzi al suo avversario accucciato come un serpente: il braccio sinistro portato avanti con la mano aperta e le dita chiuse, il braccio destro ripiegato vicino al volto, con il pugno chiuso.
”L’ho aspettato da molto tempo” mormorò Ibrido, con lo sguardo fisso sul Cronista. Lui lo aspettava, nel suo subconscio. Vi confrontaste una sola volta. Ma era nel delirio della follia e dopo si è trattenuto. Ed è morto.” La sua espressione non era la sua solita, strafottente e impertinente: era quella di un gatto attirato da un ninnolo luccicante. ”E anche tu vuoi. Lo so. Ti sei trattenuto per troppo tempo. Aspettavi da cento anni questo momento.”
Il Cronista arricciò un angolo della bocca in una smorfia quasi sorridente "Tu credi di conoscermi, ma l'aver sbirciato nel sangue non basta. Lo capirai."
Ibrido imitò quella sua smorfia, come fosse la sua esatta immagine speculare. In un lampo, tuttavia, tornò serio, le iridi sembrarono farsi ancora più rosse. Snudò zanne e artigli, emise un ringhio e si gettò sull’altro Vampiro. Non compì però un unico salto: il suo scatto fu un zigzag che non sembrava affatto affidato al caso come voleva suggerire. Il colpo arrivò da sinistra, inaspettato e rapido: un’artigliata di quattro dita verso il volto di Cronista.
Quest'ultimo vide con la coda dell'occhio il colpo e ruotò di mezzo giro il busto, i piedi ben piantati al suolo, urtando con il braccio sinistro il polso di Ibrido. Allo stesso tempo la sua mano sinistra, ora con gli artigli sfoderati, si aprì verso l'esterno e afferrò con una presa decisa il polso dell'avversario. Gli artigli di Ibrido passarono a poca distanza dalla testa del Vampiro. Sfruttando tutto lo slancio del suo sfidante, il Cronista completò la rotazione del busto e proiettò l'altra mano direttamente alla gola di Ibrido, gli artigli incredibilmente lunghi.
Ibrido fu lesto. S’abbassò non appena gli artigli di Cronista puntarono la sua carotide, cosicché a essere tranciata fu solo una ciocca di capelli. Con l’avambraccio parò la mano che aveva attentato alla sua vita, lo insinuò nella sua guardia, e gli afferrò il gomito nel tentativo di torcerglielo.
In tutta risposta il Cronista ripiegò il braccio destro e aprì ulteriormente la guardia, vibrando una ginocchiata sul volto di Ibrido, ancora accovacciato. Non potendola evitare a causa della stessa morsa in cui erano stretti, Ibrido spostò appena il corpo per riceverla, anziché in pieno volto, sulla spalla. La violenza della ginocchiata diede uno strattone tale che la morsa di entrambi si sciolse e si ritrovarono faccia a faccia.
Le guardie ancora scoperte, il Cronista si avventò su Ibrido calpestandone volontariamente il piede avanzato e calando sul suo petto una serie di pugni verticali concatenati e fulminei, sogghignando nell'udire lo scricchiolìo delle costole.
Dopo aver subito i primi colpi, Ibrido digrignò i denti e scatenò un autentico ruggito. Non appena capì il ritmo dei pugni, attese che quello di destra calasse, si piegò verso sinistra evitandolo, e con entrambe le braccia deviò le sue verso destra. Il fianco scoperto era lì e nell’attimo successivo gli artigli della mancina di Ibrido si conficcarono a livello del fegato.
In un ringhio di dolore il Cronista afferrò il polso sinistro di Ibrido, gli artigli ancora conficcati nella carne, mentre con la mancina afferrò direttamente la gola del suo avversario. Con uno sguardo rosso di furore e dolore lo sollevò dal suolo e lo proiettò nel sottobosco con tutto lo slancio che ancora gli rimaneva nei polmoni. Un rivolo di sangue gli calò sul mento mentre la ferita al fianco andava a rimarginarsi. Gli occhi rimasero rossi e le pupille a serpente non si staccarono dai movimenti di Ibrido nella vegetazione.
”Questa volta è mio” fu il sussurro proveniente dai cespugli, mentre Ibrido si risollevava. ”Il primo sangue. Sei meritevole, Nendai-ki henja. Ma non basta, no.” Annusò gli artigli imbrattati di vermiglio, accostò le labbra... ma non succhiò quel nettare. Lo lasciò gocciolare sulle felci. ”Scatenati. Puoi farlo. Perché ti trattieni?” Gli occhi rossi lo scrutarono dalle ombre.
La ferita al fianco si stava rimarginando rapidamente; gli artigli non erano penetrati così a fondo nel fegato. -In caso contrario, ora sarei in ginocchio..- "Non tutti i combattimenti si vincono con la forza o l'irruenza..soleva annoiarmi con queste parole un anziano tutto pieno di rughe. Ovviamente all'epoca già ero molto più veloce di lui." Il dolore cessò, e gli occhi tornarono del solito colore castano chiaro. "In me tutto era rabbia, fame e arroganza, grazie alla natura che tanto esalti. Mi è stato insegnato a non essere solo un involucro per queste forze. E la materia prima su cui insegnare era adatta." Un sorriso sarcastico si dipinse sul volto del Vampiro. "Ma che parlo a fare, tu sai già tutto. L'hai visto nel sangue. Il mio appellativo in Oriente e tutto il resto. Ecco perché mi trattengo: nel mio piccolo e modesto ruolo nel mondo, voglio provare una cosa."
Afferrò un sasso appuntito e lo scagliò con forza verso l'alto, verso un ramo di un albero che esplose in centinaia di schegge. Una lama di luce fu proiettata qualche metro più in basso, rivelando il volto di Ibrido acquattato in penombra.
Ibrido avanzò con noncuranza nel cono di luce, che lo accarezzò senza conseguenze. Nel riverbero del sole, sembrava essere tornato l’Aygarth di sempre, ma era il colore degli occhi a rendere vana ogni speranza. “Tu hai detto che mi consideri un errore. Me, te, e ogni altro membro della nostra razza. Un errore da epurare.” I suoi occhi si fecero sottili. “Se davvero lo pensassi ti saresti rivolto gli artigli contro molto tempo fa. Non è così, Logan?” Una pausa, interrotta soltanto dallo sfregare dei suoi artigli, l’uno contro l’altro. ”Ma qualcosa ti fermava. Una ragione. Il tuo punto debole. Su cui è stato facile fare leva, così come ho fatto con Lao poco fa. Tutta la tua disciplina non conta nulla finché ti lasci condizionare dal più becero dei legami. Pensavi di proteggere Occhiblu, sacrificandoti? Consegnandoti a me?” Uscì allo scoperto, un passo dopo l’altro. “Io sono la prova che proteggere chi si ama è impossibile. Tantomeno salvarle!”
Saltò ancora prima di finire di parlare. Trovò appoggio su uno dei rami sovrastanti, spinse con forza coi piedi e si proiettò su un altro ramo, dalla parte opposta. E ancora, e ancora, finché al sesto salto non andò in picchiata su di lui, artigli e canini sguainati. Non ruggì, non accompagnò quel balzo con nessuno scatto furioso. La sua lucidità era fredda, da predatore.
Il Cronista scartò a destra con uno slancio di gambe, artigliò un grosso masso che sporgeva dalla vegetazione e con un unico movimento fluido si portò in cima allo stesso. Suo malgrado rise. "Il fatto di considerare la nostra razza un errore non vuol dire che abbia voglia di suicidarmi. E' solo una consapevolezza." Si accucciò sul posto, gli artigli che abbracciavano la roccia. "Non l'ho mai pensata in termini di sacrificio. Occhiblu merita una vita degna di essere vissuta, lontano da me e da tutti noi. Ho amato solo una persona veramente, in un'altra vita. E ti riconosco una certa saggezza: proteggere chi si ama è impossibile, salvare ancor meno. Lo so bene."
Ibrido si risollevò dall’erba, le dita che si aprivano e chiudevano. “Non è quello che hai detto a LUI” ridacchiò fra sé. “Ciò ha reso il suo declino... e la sua caduta... ancora più dolce. E col tuo nome sulle labbra.”
Alzò la testa e di nuovo scattò in direzione del Cronista. Stavolta, però, fintò, e anziché saltare per agguantarlo balzò oltre, in modo da piombargli alle spalle con un’unica, aggraziata capriola. Solo allora si tuffò con tutto l’impeto di cui era capace, travolgendolo.
Il Cronista ebbe il tempo di voltarsi ma non di scansare nuovamente Ibrido. Buttò il corpo all'indietro e alzò le mani sul volto dell'avversario cadendo di schiena. Frammenti del masso su cui si era adagiato, diventati in un attimo brecciolino sotto le sue dita, schizzarono verso gli occhi dilatati dell'attaccante.
Ibrido serrò le palpebre quell’attimo per non rimanere accecato, grugnendo di dolore quando la pietra gliele scorticò. Tuttavia quell’attimo di distrazione non gli permise di schivare l’artigliata e il successivo pugno che lo colse alla tempia, che causarono dapprima uno squarcio e poi lo allargarono per l’impatto delle nocche. Con un ruggito feroce, cercando di trattenerlo col peso e con un braccio, sollevò l’altro a livello della sua spalla. Cronista glielo fermò appena prima che calasse, bloccandogli il polso, ma la posizione vantaggiosa di Ibrido gli permise di avvicinare gli artigli alla pelle scoperta, a inciderla, infine, con un ultimo sforzo, a penetrarla con un solo movimento secco.
Quella nuova iniezione di dolore strappò un ruggito ferale al Cronista, che riunì le braccia al centro e le proiettò verso l'esterno con i pugni serrati, costringendo il quasi accecato Ibrido ad allargare le braccia a sua volta. Così facendo, il volto del Cronista si avvicinò paurosamente a quello dell'avversario. Senza pensarci due volte, calò le zanne sulla prima porzione di epidermide disponibile, trovando il petto. Morse d'istinto e di rabbia.
E il sangue gli invase bocca e coscienza.

Cade dal letto, ansante. Si risolleva sui palmi, poi sui gomiti e sulle ginocchia. Un nuovo incubo, e di nuovo la sensazione che il suo cuore, per un attimo, abbia smesso di battere.
Zadris è in fondo alla stanza. Le rivolge un muto appello, un tocco mentale, e la risposta è fredda.
Calmati.
Ma non ce la fa. Si artiglia il petto come a convincere il cuore a fare il suo lavoro. Suo padre aveva fatto la stessa cosa, anni prima, dissimulando il dolore, per poi cedervi all’alba del giorno seguente, riverso a terra come un pagliericcio malandato. Ma la sua non è malattia, non per come gli altri la intendono. Gli altri. Gli umani.
Lui non lo è più.
La Forgia divampa in lui, unico laccio possibile a quell’anima maligna che tenta di emergere. Sa che non può più abbassare la guardia. Sono finiti i tempi dei sorrisi aperti, della vita normale. Adesso è un recluso. Dalla Rocca di Damarios era giunto ad Athkatla con la coscienza lacerata, e ora la sua normalità diventa sempre più irraggiungibile ogni giorno che passa.
“Logan...” sussurra alla stanza vuota. “Zadris... Zadris, chiamalo, fallo giungere qui, fallo arrivare... tu puoi farlo, io non... non riesco...non lo sento...” La sua voce si smorza e il cuore salta di nuovo un battito. Un formicolio gli invade il corpo e solo sfogando il suo potere rimane lucido. “Logan... Logan! Logan, aiutami, ti prego...”
Ma il Vampiro è svanito dalla sua vita, assieme alle sue promesse di cura. E lui sta morendo, giorno dopo giorno, cedendo a quella parte di lui che gli è stata inoculata. Resiste solo grazie alla Forgia, ma il suo spirito non ce la fa più, la volontà vacilla, la disperazione lo divora. Affrontare quella situazione da solo, poi, suona come una condanna.
Tocca i canini con la lingua e li sente taglienti. Sono ancora al loro posto, lunghi come la sera prima, ma tagliano.
China la testa e piange, sentendo le lacrime sulle gote. Ne raccoglie una, la contempla a lungo.
“Finché questa” mormora, la voce rotta “non sarà rossa... come il sangue, tu sarai... ancora umano. Finché questa... non sarà rossa come... il sangue... tu sarai ancora umano. Finché questa...” e lo ripete ancora, ansimando, e ancora, e ancora, come la formula di un incantesimo, “non sarà... rossa come il...”

...sangue che gli inonda mani e labbra. Ingurgita con avidità, sollevando il capo dalla sua preda. Si rende conto in ritardo che ha di fronte un ragazzo come lui. Gli ha spezzato il collo, con un solo gesto. Voleva fare male ad Astrea, lui l’ha solo difesa. Ma l’ha ucciso come un animale. Ucciso a sangue freddo, obbedendo all’implacabile furia da Vampiro.
Sgrana gli occhi e si accorge vagamente dell’urlo di rabbia di Carnival. Vede la sua falce ma non la evita. Si lascia andare. Forse lo libererà da quel tormento. La falce lo travolge, gli dilania il fianco, lo scaraventa lontano nell’erba. E lui rimane lì, in bilico tra coscienza e oblio, quasi tagliato in due da quel colpo, un nome sulle labbra come ultima supplica, in un fioco bisbiglio. Meglio morire che rischiare ancora di uccidere, di rivoltarsi come una bestia. Meglio morire come l’umano che non potrà essere mai più...



[Altrove]
Sussulta.
Ha gli occhi pesanti. Ma sono davvero occhi? Sono suoi?
Li apre e di nuovo vede nero.
Ma non ha bisogno di vedere per provare dolore.
Qualcosa lo stritola, denti invisibili su un corpo che non ha consistenza. Si muove senza avere coscienza degli arti, dei movimenti stessi.
Dove si trova, dove si trova?
Tutta la sofferenza è nel petto. L’ultimo ricordo è quello. Una lama che spacca il cuore in due, sfondando le ossa e tranciando i tessuti. Doveva essere morto. Non lo era?
Sapeva cosa lo aspettava, dopo. E non era quello...
D’improvviso uno spiraglio di luce. Lontano, come una lucciola. Dura poco. O fin troppo. Perché tutto ciò che lo circonda diventa di un biancore accecante, più terrificante delle tenebre stesse.
Urla e cade, ancora, stavolta lo sente. Cade in quel pozzo luminoso senza fondo.
E mentre cade, sente.
Capisce che qualcosa, o qualcuno, non sa cosa o chi, è vicino, vicinissimo. A distanza di tocco.
Allunga la mano (ce l’ha davvero?) e cerca di toccare, di attivare quel contatto. Un disperato, tremante gesto. Un ponte verso l’esterno, in quel vuoto.
Grida, e stavolta la voce trova la via. Grida.


Gridò, la bocca inondata dal sangue di Ibrido. Crollò al suolo sputando quel veleno che gli trapanava il cervello e l'erba si tinse di rosso sotto il suo corpo stanco. Gridò ancora, preda di quei ricordi e della propria coscienza. L'urlo che aveva udito in quel morso, debolissimo ma presente, lo strappò alla completa pazzia. Si costrinse ad aprire gli occhi in direzione dell'involucro di carne che ancora conteneva da qualche parte il suo fratello di sangue.

Ibrido si accasciò sul fianco. Il dolore che provava al petto, inspiegabile e improvviso, era mostruoso, come se il cuore si fosse gonfiato punteggiandosi di spine. Inspirò inutile aria nei polmoni, più un riflesso che un reale bisogno, anche se per un attimo non ne fu così tanto sicuro. Portò la mano al punto dove era stato morso, già in via di guarigione. Era come se qualcosa stesse rosicchiando dall’interno.
Ancora per lui, così era successo quando aveva bevuto il suo sangue. Perché? Perché?
Non riusciva a darsi una risposta né a reagire. Il dolore non cessava, e gli intorpidiva ogni arto fino alla punta di ogni dito. Trovò soltanto la forza di rizzarsi su un gomito, la testa china, la bocca zannuta stretta in una smorfia rigida, colma di sofferenza. La sua vista sempre perfetta ora andava e veniva, si appannava senza un motivo concreto. Strizzò le palpebre, avvertendo solo vagamente la presenza di Cronista accanto a sé. Si accorse di non essere in grado neanche di aprire gli occhi, troppo concentrato a dominare quell’inspiegabile ribellione del suo corpo. Attese un colpo che non venne. Inspiegabile anche quello.
“Beh... che c’è?” lo provocò, tra le fitte di dolore. Non aveva le forze per reagire, ma neanche per arrendersi. Non l’avrebbe fatto. Mai. “Non... combatti? Forza! Approfittane! Avanti, perché non mi ammazzi? E' quello che volevi. Epurarmi. Lo sogni da quando sono nato, di liberarti di me. AVANTI!” L’ultima parola fu un ruggito colmo di sfida e sofferenza al contempo.
A quelle parole il Cronista non tentò neppure di rispondere. La sua attenzione fu improvvisamente catturata da una leggera sfocatura dei ciuffi d'erba attorno al gomito di Ibrido. I contorni dapprima del fogliame, e poi del suo intero campo visivo iniziarono a vibrare impercettibilmente, aumentando via via l'intensità dell'oscillazione. Un conato di vomito spontaneo gli gorgogliò in fondo alla gola, riconoscendo quanto stava per accadere. La luce della radura in cui si erano battuti si spense di colpo, e salì un tremore che gli percosse i timpani. Il buio inghiottì i suoi occhi, e quando riuscì a mettere nuovamente a fuoco si trovò nella più completa oscurità. Man mano che le pupille si allargavano a quella nuova condizione di luce, percepì chiaramente le solide mura di pietre umide contro cui aveva inveito negli ultimi mesi.
Una familiare voce metallica lo salutò con scherno.
Bentornato a casa, Vampiro.
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MessaggioInviato: Lun Apr 20, 2015 11:33 pm Rispondi citandoTorna in cima

In testa al gruppo come al solito, Ulkos seguiva la traccia ancora fresca di Carnival. Non era difficile seguire il suo odore: sebbene per un umano normale non sembrava essere evidente, il puzzo di morte di un vampiro era un odore alquanto singolare per chiunque avesse un naso leggermente più potente del normale.
Così, girando la testa a volte da un alto, a volte dall'altro e tendendo le orecchie ad ogni minimo rumore, il guerriero avanzava, senza troppa fretta, per evitare di perdere il resto del gruppo. La fiducia infusa dall'apparentemente riappacificazione fra Astrea, Lao e Galdor aveva portato un clima molto meno teso fra i membri del loro piccolo branco, e di questo il licantropo era contento: un branco nervoso tendeva a fare stupidaggini e loro non potevano assolutamente permettersene.
Astrea camminava un passo dietro al licantropo, se avesse trovato qualcosa avrebbe voluto essere la prima a saperlo. Era cupa. Si sentiva terribilmente in colpa, perché Carnival non riusciva a capire che non voleva ferirla? Perché non percepiva il suo stato d’animo? Perché non tornava indietro da lei? Più si concentrava sulla vampira più avvertiva il suo odio e il suo dolore, era talmente grande che la ragazza temette di esserne sopraffatta e questo la innervosiva un po’. Da un pezzo giochicchiava con la magia, creava qualcosa sul palmo della mano, la elaborava e poi la distruggeva, come un tic nervoso.
Il guerriero, nonostante un’alba di riconciliazione avesse chiuso la discussione accesissima con Lao, procedeva sul fianco del gruppo, in posizione diametralmente opposta alla sua. Non che non credesse a quanto aveva detto all’indirizzo del gruppo prima di mettersi all’inseguimento della vampira, ma era ovvio che l’aria che tirava era ancora tesa. La ragazza, anche se direttamente influenzata dai sentimenti di Carnival, ne era la prova evidente. “Perché non provi a calmarti?” le disse Galdor a bassa voce. “Ti ritroverai esausta senza aver fatto nulla…”
Astrea chiuse il palmo della mano infrangendo la rosa di ghiaccio appena creata e annuì. Alzò lo sguardo verso il guerriero. “Sai, ti invidio un po’” Puntò l’indice verso il braccio di lui e apparve subito una fiamma che brillò sul braccio tatuato. Le scappò un sorriso quando Galdor d’istinto allontanò l’arto. “Le mie migliori creazioni sono per la maggior parte solo illusioni. Realistiche ma la mia fiamma non brucia, né riscalda.”
“Fiamme o illusioni, finirai per stancarti ugualmente…” le rispose il guerriero lasciando correre lo scherzo ricevuto. “C’è poco da invidiare, Astrea.” concluse facendo spallucce. “La… senti?” Le chiese alludendo alla vampira. “riuscite a parlare… o cose così?”

Lei scosse la testa “No, non comunichiamo. Percepisco i suoi sentimenti e le sue emozioni e lei i miei, ma credo che il suo sconforto sia così grande da soffocare i miei in questo momento. Tendo a staccarmi da lei ogni tanto, soprattutto quando è a caccia, ma ora è un tantino difficile.”
“E potresti provare ad influenzarla a tua volta?” propose il guerriero forse in maniera troppo semplicistica. Era una frana con tutto quanto era inerente con poteri al di fuori del proprio. E anche per quello, ce ne aveva messo di tempo per domarlo. Ricordava ancora tutte le volte che aveva perso il controllo in passato.
Astrea scosse nuovamente la testa. “Ci sto provando da quando siamo sulle sue tracce ma è come se fosse un muro. Non so, deve essersi tormentata per mesi altrimenti non mi spiego come sia esplosa così all’improvviso. Le ho visto impuntare i piedi mentre diceva –Lei è mia- riferendosi a me. Per Carnival io le appartengo, è ben diverso dalla mia concezione del nostro legame.” Alzò gli occhi al cielo. “Dei, lo sapevo bene, e quindi riferendomi a Lao in quel modo deve averla presa sul personale.”
Senza pensarci il guerriero le accarezzò i capelli dietro la testa e indirizzò alla ladra un tiepido sorriso. “Non disperarti. Stamattina abbiamo parlato, io e Carnival, e forse non tutto è perduto.”
"Davvero?” Era sorpresa. Poggiò una mano sul petto di Galdor e lo fece voltare verso di lei “Che cosa vi siete detti? Non vorrei sembrare invadente ma perché credi che lei vorrebbe ritornare da noi?”
Il guerriero assecondò la ragazza e si ritrovò a guardarla negli occhi ed esitò un momento prima di parlare. “Abbiamo parlato di ricordi e di fiducia e di…” improvvisamente Galdor prese il viso di lei tra le mani e la baciò. “… te.” concluse alla fine del bacio.
Astrea smise di respirare e annuì con imbarazzo. Continuò a camminargli accanto in silenzio, dopo un po’ cercò la sua mano e la strinse. Angoscia e tristezza erano state all’improvviso spazzate via sostituite da un nuovo sentimento di felicità come non lo provava da tempo e ne era contenta. Lao li superò a grandi passi, mettendosi al fianco di Ulkos. Astrea non ne era sicura, il suo maestro stava sorridendo oppure avevo il viso imbronciato? Il vecchio poggiò una mano sulla spalla del mannaro.”L’ho addestrata per un anno. E’ brava, talentuosa. Ed è un vampiro. Non sarà facile seguire le sue tracce, mi fido di te e del tuo naso.”
Galdor aveva agito senza riflettere molto. Quando si era voltato aveva visto Astrea preoccupata e impaurita così… fragile. Baciarla gli era venuto quasi istintivo, l’espressione di qualcosa che aveva trattenuto per molto, molto, tempo. Avevano continuato a camminare senza parlare, in compagnia del loro imbarazzo che aveva per lo meno offuscato i brutti pensieri, ma mano nella mano. Il guerriero non aveva fatto troppo caso alle reazioni che avevano avuto i loro compagni di viaggio e si ritrovò a spiare la conversazione di Lao e Ulkos in testa al gruppo.

Correva, senza dare troppa importanza alla direzione, come aveva già fatto altre volte in passato. Voleva solo andare lontano. Un avversario, un nemico, qualcuno da uccidere.. sarebbe stato di aiuto in quel momento...ma mai che ci fosse in giro un Inquisitore quando ce ne era bisogno. Ma anche se la sua mente cosciente era confusa, i suoi istinti finirono per guidare la vampira in una direzione ben precisa.
Ad un tratto, Carnival si trovò davanti alla nera apertura di una grotta, nel bel mezzo della foresta.
Un luogo buio.
Un rifugio.

“Si è fermata, almeno così mi sembra.” Astrea riprese a parlare dopo un lungo e imbarazzante silenzio. “Forse ha trovato quello che cercava o si è imbattuta in qualcosa.”
Grazie all’esperienza di Ulkos nel seguire le tracce ben presto si trovarono di fronte l’ingresso di una caverna. “Le tracce conducono qui…” disse il licantropo voltandosi verso il resto del gruppo. “Come procediamo?”
Lao fece un passo in avanti.”Io… io credo che sia compito mio prima che di altri. Non… non ho detto o fatto molte cose che invece Carnival meritava.” si voltò verso i suoi compagni. “Vorrei che Astrea fosse presente. Voi sentitevi liberi di venire o no. Io…” il vecchio si bloccò, imbarazzato.”... non so come reagirà. E se deve fare del male a qualcuno, meglio che si sfoghi su di me.”
“Concordo con Lao” Annuì la ragazza. “Non so come reagirà e sono un po’ preoccupata in realtà.” Fissò Lao e sospirò. “Andiamo.”
Galdor guardò Lao e Astrea alternativamente. “Penso che potrei essere utile, ma se sentite che è qualcosa che dovete risolvere voi tre da soli non insisterò” disse lasciando andare la mano della ragazza.
Lao sorrise alla sua allieva.”Andiamo a subire la giusta ira di Carnival.” senza aggiungere altro prese per mano Astrea e la condusse nella caverna. L’ambiente era umido e buio e il vecchio ci mise qualche minuto prima di riuscire ad abituare gli occhi all’oscurità. Sentiva gocciolare acqua dalle pareti, eppure nella sua mente quel rumore, il pavimento scivoloso, l’aria fredda, persino il respiro di Astrea accanto a lui, erano cose secondarie. La sua testa era concentrata su Carnival, su cosa dire e fare di lì a poco. E sul tentare di dimenticare che poco tempo prima la stessa Carnival gli aveva urlato in faccia tutto il suo odio.

La vampira stava esplorando la caverna, con una certa cupa soddisfazione. Si, quel luogo era un buon posto...dopo una breve galleria quasi orizzontale, la grotta piegava verso il basso spingendosi sempre più profondamente nelle viscere della terra e qui si allargava in un serie di caverne sotterranee a profondità sempre maggiore. Ben difficilmente un uomo o un elfo o un qualunque esponente delle razze cosiddette “civili” si sarebbe spinto in un luogo simile, nè molti animali l’avrebbero eretto a propria dimora...troppo freddo e umido anche d’estate.
Ad un tratto un refolo d’aria dall’esterno colorò l’aria stagnante della grotta dell’odore di una persona che conosceva bene...di due persone che conosceva bene. Carnival si voltò di scatto, fissando il buio dietro di sé, chiedendosi se doveva essere contenta oppure no, sorprendendosi del gelo che sentiva dentro di sé.
“Oh no, non stavolta” mormorò a bassa voce parlando a sé stessa “Stavolta non tornerò da voi. Se volete me, dovrete trovarmi, si.”

“Dobbiamo perlustrarle una ad una mi sa.” Astrea sorreggeva sul palmo della mano un globo di luce e osservava le diverse gallerie che avevano trovato alla fine della discesa. Quel posto metteva veramente i brividi ma l’avrebbero esplorato da cima a fondo pur di trovarla. “Iniziamo dalla prima” Tracciò un segno con l’indice all’entrata e continuarono. Lao scivolò sul pavimento umido e quasi finì a terra, imprecando a bassa voce.”Diavolo. Diamogliene atto, quando si nasconde è davvero brava.” si appoggiò alla spalla di Astrea per meglio conservare l’equilibrio e osservò le buie gallerie.”Io...potrei trovarla con la telepatia. Ma temo che sia controproducente in un momento come questo…” lanciò un occhiata ad Astrea.”Non so con precisione cosa dirgli.” le confidò mentre percorrevano la buia galleria.

Ad un tratto una voce spezzò il silenzio giungendo fino a loro fino ai due, ma talmente distorta dagli echi che era impossibile stabilire da quale galleria arrivasse “Non dovreste entrare in posti come questo...potreste incontrare vampiri o bestie feroci. A volte, entrambe le cose”.
Nonostante gli echi, entrambi parve chiaramente di percepire un tono di amaro rimprovero. Lao lasciò andare Astrea e fece qualche passo in avanti.”Per voi due, Carnival, entrerei anche nella tana dello stesso Drago Verde!” esclamò il vecchio.”Ti prego, è inutile parlare a distanza in questo modo. Non devi nasconderti come un mostro o una bestia feroce. O come se ti stesse cercando un nemico. Parliamo faccia a faccia, lo abbiamo fatto tante volte quando eravamo alla mia capanna, nottate intere a parlare solo con la mente.”
“Perché sei scappata, Carnival? Ti avrei seguito in capo al mondo.” Astrea illuminò le pareti della caverna ma non vide nulla. “Dove sei? Non me ne andrò via finché non mi darai la possibilità di chiarirmi con te.”

Silenzio.
Poi di nuovo “Un cardellino senza macchia, andò per more e si macchiò...forse ci sei già entrato nella tana del drago, solo che non te ne sei accorto...ma che begli occhi che hai….”
la vampira andò avanti ancora un pò, canticchiando alcune canzoni mescolandone le parole, infine tacque. Vicino però, molto più vicino, si udì uno scricchiolio, come di unghie che graffiassero la roccia. Lao si voltò in tutte le direzioni, tentando di individuare Carnival.”Ebbene essia. Ho detto che sarei andato ovunque per voi due no?” si sedette a gambe incrociate e osservò la volta della caverna.”Voglio solo parlare con te, Carnival. Niente insegnamenti, niente prediche, niente critiche stavolta. Voglio solo parlare.”


Voltandosi, Lao vide che la strada dietro a lui e Astrea era ora bloccata da un’orda di scheletri, scheletri di piccoli animali per la precisione, topi roditori, tutte le creature che avevano abitato quelle grotte e vi erano morte. Sul soffitto della grotta facevano bella mostra di sè scheletri di pipistrelli, di varie dimensioni. Le orbite vuote di tutti quegli esseri erano fisse su di lui e su Astrea, innaturalmente immobili, impossibilmente vive.
(Continua...)

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Se non c'è il fiore non ci sarà neanche il frutto, Se non c'è niente allora non farò niente.

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Lao Tsung
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MessaggioInviato: Ven Mag 15, 2015 10:37 am Rispondi citandoTorna in cima

Lao osservò la moltitudine di ossa attorno a sè. Contrasse i pugni e li rilasciò una volta prima di congiungerle."Giudizio, Lao... Giudizio..." mormorò tra sè scrocchiando le dita. Sentì dentro di se crescere una grande inquietudine per Astrea, una paura fredda, pesante, ma la scacciò con forza. Si risiedette a gambe incrociate a terra e chiuse gli occhi. Sono qui per parlare, Carnival. Solo parlare con te. Non faresti mai del male ad Astrea. Su di me... confesso che potrei nutrire dei dubbi Lao sorrise tra sè. Ho fatto parecchi sbagli ultimamente.

"Parlare...mmmh. Si, forse. Ma ascoltare? Non so, non so. Parla pure, se vuoi. E' l'unica cosa che non mi manca, il tempo." la voce della vampira echeggiò a una certa distanza, nel buio. Dopo qualche istante gli occhi di Carnival, luminosi come quelli di un grosso felino e altrettanto imperscrutabili, divennero visibili, anche se ella si teneva deliberatamente al di là del raggio visivo di Lao.

Il vecchio chiuse gli occhi, rimanendo silenzioso per più di un minuto."Per parlare bisogna essere in due. Vorrei che anche tu parlassi con me. Non lo facciamo da un pò..."

"Abbiamo mai parlato noi due?" chiese la vampira, con tono tranquillo e pensoso "Ho mai parlato con nessuno di voi? Avete mai parlato con me? Me lo domando da un pò. Forse non mi hai mai ascoltata. Forse io non ti ho mai ascoltato. Forse in realtà non c'era niente da dire. Ha veramente improtanza? La verità è qui, tutto attorno a noi."

Lao riaprì gli occhi."E cosa c'è qui tutto introno a noi? Vedo morte, vedo spiriti e ossa che dovrebbero riposare ma che non riposano. Sembrano... arrabbiate." il vecchio sospirò."Io sono vecchio, parecchio vecchio Carnival. Nella mio secolo e oltre di vita ho conosciuto più di diecimila persone, e mi sono sempre sentito solo. Solo due volte ho avuto il piacere di godere del conforto umano. Quando comandavo un unità di inquisitori, e quando vi ho accolto in casa mia. Tu e Astrea..."

"Ah, ma questa è la verità. Tenebra e morte e fantasmi. E me." la vampira si avvicinò un poco, quanto bastava a che la sua figura venisse vagamente visibile. Allungò una mano e subito uno dei pipistrelli scheletrici vi si appollaiò, obbediente. Con l'altra mano Carnival seguì il contorno delle ossa della creatura non morta, con lo stesso sguardo assorto che aveva a volte quando fissava le sue mani.
"E' stato bello, il tempo trascorso nella capanna in mezzo al bosco." disse dopo un momento "ma lo è stato poi davvero? Forse è stata solo una finzione, che sarebbe comunque fintia, presto o tardi. Forse è durata così tanto solo perchè qualcuno ha avuto pietà di me e di te."

"Non era finzione, proprio perchè era una cosa bella e vera è finita troppo presto." Lao aprì gli occhi ed estese la destra avanti a se."Vuoi sederti davanti a me? Come quando ti allenavo?"

Gli occhi della vampira ebbero un lampo e la sua voce si fece all'improvviso ostile "Allenarmi o domarmi?. Io non sono cambiata, Portatore di Morte. Sono ancora una belva feroce come lo ero un anno fa. Anche se sono di nuovo Una, la verità è che Io sono Carnival!"

"Domare te?" Lao scoppiò a ridere. Una risata genuina, forte e incongrua in un luogo come quello."Domare Carnival? Sono bravo, ragazza mia anzi diciamoci la verità sono veramente bravo. Ma non posso fare una cosa del genere." Lao sorrise alla vampira."Tu, Astrea, siete indomabili. Non potete essere piegate, nè spezzate. Per questo ho voluto starvi vicino." il sorriso si spense."Se volevo un qualcosa da domare mi sarei preso un cane."

La vampira sbuffò, borbottando qualcosa di inintelligibile fra sè. Agitò la mano e il pipistrello non morto ritornò in mezzo ai suoi pari "E allora, perchè sei qui? Non c'è nulla per te qui. Soltanto tenebra e cose morte e fantasmi."

"C'è una persona a cui voglio bene." Lao si alzò in piedi."Una persona con cui sono stato mancante, che aveva bisogno di me e io ho guardato da un altra parte." si avvicinò a Carnival."Io... sono stato uno str&%$o da quando è cominciata tutta questa folle storia degli Inquisitori."

Carnival fissò Lao con aria incredula "E questo è il modo in cui pensi di rimediare? Scusandoti? qui?!?[i]" la vampira scosse la testa "E poi dicono che [i]io sarei pazza."

Lao continuò ad avanzare verso Carnival."Scusarmi? No, non posso scusarmi con te." cinse le mani dietro la schiena, fermando ad un passo da lei. Era scoperto, per la prima volta era del tutto scoperto e indifeso davanti alla vampira."Ci si scusa con una persona che si conosce veramente. Io provo grande affetto per te. Ma non sono mai riuscito a conoscerti veramente. Vorrei cominciare. Da adesso."


Carnival inclinò la testa da un lato, fissando Lao come se volesse trapassarlo con lo sguardo, poi ad un tratto si mosse con la velocità sovraumana propria dei vampiri, cogliendo l'opportunità che lo stesso Lao le aveva dato abbassando volontariamente tutte le sue duifese. In pochi istanti Carnival attirò a sè con violenza l'anziano guerriero, infliggendogli un lungo graffio sulla guancia destra con le unghie, poi appoggiò avidamente le labbra sulla ferita suggendone alcune gocce di sangue. solo allora, mentre già una nuova ondata di ricordi invadeva la sua mente, la vampira abbandonò la presa.

Lao rimase immobile come una statua al graffio di Carnival e al tocco delle sue labbra. Solo quando la vampira si fu allontanata alzo la mano a toccare la ferita sulla guancia."Mi ero quasi dimenticato quanto fossi veloce." borbottò con un mezzo sorriso.

"Vuoi la mia vita?" chiese Lao senza smettere di fissarla."Vedi qualcosa di interessante tra i miei ricordi?"

"Molte cose interessanti, oh si, molte cose..." lo sguardo di Carnival si fece remoto e per qualche istante sembrò che la vampira si stesse perdendo nel ricordo che aveva Lao della sua vita, poi scosse la testa con violenza e focalizzò di nuovo la sua attenzione sul vecchio guerriero "Così tanti ricordi...mi servirà del tempo, si, per abituarmi. La tua vita. Avrei potuto prenderla, sarebbe stato facile, io sono veloce, io sono forte. Non ho mai voluto la tua vita. Non sono così ingrata. Eppure, avrei potuto." Carnival socchiuse gli occhi "Sono ancora fuoriosa con te. Le cose che vedo nei tuoi ricordi...non me le hai mai dette. Avresti dovuto. Sarebbe stato più semplice. Avresti dovuto avere fiducia in me."

Lao si strinse nelle spalle. "Io ho fiducia in te, per questo non mi sono difeso. Ma non è facile confessare di essere un macellaio di esseri indifesi a qualcuno che si vuole bene Carnival." le sorrise."Certe cose dovrebbero rimanere solo nel mio passato, tormentare solo me."

"I tuoi fantasmi non mi spaventano. Non sono niente , per me. Forse l'ho già detto" Carnival fece un gesto vago in direzione delle creature scheletriche, che rapidamente si dispersero "Il sentiero è libero, vai. Ti raggiungerò fra un poco, devo andare a prendere Astrea-che-ha-promesso. La devo raggiungere, lontano dalla luce."

Lao gli si avvicinò, fa il gesto di posargli una mano sulla spalla ma si blocca."Sono molto per me. Io... vi aspetto all'ingresso della grotta."

La vampira esibì un mezzo sorrisetto “Non preoccuparti per lei, è al sicuro. Forse un pò spaventata, ma al sicuro. Le mie ombre sono insieme a lei.” fece un gesto vago in direzione dell’uscita “Vai, vai. Gli altri saranno rpeoccupati per voi, a quest’ora. Arriveremo fra non molto, si.”

[continua...]

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