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Honoo
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MessaggioInviato: Gio Mag 27, 2010 7:45 pm Rispondi citandoTorna in cima

Ok, ecco dove riprenderemo a scrivere le vicende dei nostri amati personaggi. Vicende che, ricordo, si svolgono un anno dopo la conclusione della trama precedente. Buona scrittura e buona lettura.

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Madre Natura, fai il tuo dovere.

Responsabile Moderatori LotGD
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Lao Tsung
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MessaggioInviato: Gio Mag 27, 2010 7:48 pm Rispondi citandoTorna in cima

Ting! Ting!
Seguiva il ritmo del suo cuore, mentre contava con la mente.
Ting! Ting!
Gli piaceva quel suono secco, acuto, simile al rintocco di una campana. Gli piaceva il colore del metallo uscito dalla fornace.
Ting! Ting!
Gli piaceva il silenzio che lo circondava mentre era al lavoro. Gli piaceva la notte fredda che si insinuava tra le persiane abbassate e portava alle sue membra accaldate un po' di sollievo. Gli piaceva lavorare da solo.
Ting! Ting!
Non proprio da solo.
Ffffssshhhh!
Dall'acqua della tempra si innalzò un pennacchio di vapore che andò a stuzzicargli la fronte già madida di sudore. Alzò la barra di metallo e la studiò con occhio critico. Era un pezzo difficile da lavorare e doveva maneggiarlo con cura.
Corrugò la fronte.
La lega del kaar... Da quanto non forgiava qualcosa con quel metallo... L'ultimo pezzo era stato Gilravien.
Bastò quel nome per riportargli a galla mille ricordi. Scrollò la testa e riprese il lavoro. Cacciò il metallo nelle fiamme della fornace, attese con pazienza, finché non diventò nuovamente bianco. Allora lo riportò sull'incudine e ricominciò a darci sotto col maglio.
Silenziosa, nell'angolo buio, un'altra anima assisteva alla magia della forgia.
Poi, diede un segno. Qualcosa che lui non avvertiva da molto tempo. Si bloccò per un istante, rimanendo col maglio a mezz'aria, finché non lo calò con violenza e riprese il ritmo, plasmando la barra di metallo nella forma di una lama.

La porta si aprì silenziosamente, spinta da una grande mano ruvida e callosa quasi quanto il legno. "Il mondo è piccolo e malfrequentato dicono." disse una figura appoggiandosi allo stipite, contro il nero della notte."Chissà perchè quando mi hanno detto che il migliore fabbro di Atkhatla era un ragazzo un pò matto che per quasi un anno era sparito dalla circolazione ho subito pensato ad una certa testa focosa..." l'uomo entrò bottega."Ciao Aygarth, è bello rivederti." disse Lao con un caldo sorriso.
Il maglio del ragazzo rimase di nuovo a mezz'aria, poi calò con violenza. La prima cosa che si notò nel buio della stanza fu un lieve bagliore nell'angolo. Rune, fin troppo familiari: rune su una lama gigantesca. Il fabbro arrestò il lavoro, ma non si voltò ancora. "Ciao, Lao. Sei solo?"
"Non ci vediamo da un anno...da quella notte nella radura, appena fuggiti dalla Rocca di Damarios."il vecchio osservava la bottega con occhi penetranti."Sono da solo. Ogni tanto torno qui, tanto per ricordarmi com'è la civiltà."
Il maglio venne deposto sull'incudine e la barra finì nuovamente nel barile della tempra. Ancora vapore, caldo e umido, poi la lama grezza finì nuovamente nella fornace. Solo allora il fabbro si voltò. Benché, come aveva detto Lao, fosse passato solo un anno, del ragazzino imberbe e impaurito che era stato prigioniero di Damarios c'era rimasto ben poco, se non quell'espressione impertinente e gli occhi grigi e penetranti come quelli di un lupo. Si era rinvigorito maggiormente, e i tratti del volto e del corpo lo facevano sembrare a un solo passo dalla completa maturità, benché avesse soltanto ventidue anni. Una zazzera di capelli gli sfiorava le spalle, il ciuffo screziato di bianco gli pendeva sulla fronte grondante di sudore. Era a torso nudo e sembrava tollerare sia il caldo della fucina, sia il freddo della notte che entrava dalla porta aperta. "Sei andato via senza salutare. Abbastanza scortese, non trovi?" Un'ombra di sorriso andò a piegare le sue labbra.
Il vecchio aprì e braccia con fare colpevole "Sono un cafone che vuoi farci. Sei cresciuto ragazzo. Sei quasi un ometto ormai." Lao scoppiò in una risata."Come te la passi giovanotto? Sembri piu' calmo rispetto a quando ci siamo separati"
"Si lavora. Si guadagna da vivere" rispose semplicemente il ragazzo, pulendosi le mani con uno straccio già abbastanza lurido di suo. Lo gettò sul tavolo da lavoro e ammiccò verso le rastrelliere in parte vuote. "Ultimamente non so che è successo, ma c'è stata quasi una corsa agli armamenti. Mi hanno richiesto cento spade entro un mese. Sono monete, per carità... ma è un ritmo assolutamente massacrante. Sono giorni che non metto il naso fuori dalla bottega, e ho sbattuto la porta in faccia a tutti gli altri clienti..."
"Sempre meglio che correre per corridoi e stanze che hanno volontà propria scappando da mostri creati dalla fantasia di un pazzo no?" Lao si appoggiò alla parete."C'è una radura ad una quindicina di chilometri nel folto del bosco...ho una casa lì. Pesco. Coltivo un bell'orticello...e offro ospitalità ad Astrea e Carnival. Ha imparato parecchie cose durante quest'anno"
Al nome di Carnival l'espressione gioviale di Aygarth si oscurò, anche solo per un attimo. Dal fondo della stanza, un lieve bagliore rossastro fece capolino, per poi spegnersi. Il ragazzo controllò la barra nella fornace e si sedette per metà lungo il bordo del tavolo. "Ho preferito restare da solo. Troppe domande, da tutti. Molti credono che sia stato per un anno nell'esercito e che poi sia stato sbattuto fuori." Fece spallucce. "Sinceramente, glielo lascio credere. Almeno non mi punzecchiano con la loro curiosità. E' difficile negare quando c'è lei." Accennò verso il fondo della stanza, e di nuovo rune color del fuoco baluginarono per qualche secondo prima di tornare nel buio.
"Chi ti ha commissionato quell'arsenale?" chiese Lao cambiando discorso. Aveva notato lo sguardo del ragazzo quando aveva nominato la vampira e non voleva che quell'incontro si concludesse con una discussione. "Le ho insegnato a tenere a freno la rabbia, e la sete...ci ho provato almeno"
"Bravo, continua a provarci" fu la risposta secca di Aygarth. Quasi immediatamente, il bagliore color fuoco in fondo alla stanza si fece più vivo. Il giovane volse lo sguardo da quella parte e infine si avvicinò. Afferrò qualcosa nell'ombra e tornò indietro. Al chiarore delle fiamme della fornace, la sagoma imponente di Zadris sembrò sfavillare di luce propria, tanto era lucido il metallo. Aygarth si risedette sul tavolo e la depose in grembo, accarezzandone l'asta con un lieve movimento dei pollici. "Non so il nome del mandante. Ma credo sia qualcosa di ufficiale. L'ordine recava un sigillo e accanto ad esso quello del governo cittadino. Forse un nobile altolocato che intende armare la sua scorta personale... ma potrebbe essere qualsiasi cosa. Davvero, non lo so."
"Dovresti imparare a perdonare...e dimenticare."disse semplicemente Lao."Cosa sai degli altri?" chiese dopo qualche secondo di meditabondo silenzio."A parte te e le ragazze non ho piu' rivisto nessuno. C'è ironia nel fatto che tutta la gente lì fuori semplicemente non si renda conto del pericolo che ha corso...e di quanto vi deve."
Aygarth ignorò la prima affermazione. "Nether è stato qui per un po' di tempo. Si è ripreso dopo la lotta finale. Poi è...partito. Tornato nella sua terra. Non senza prima strapparmi un regalino di addio." Fece spallucce. "Nella fattispecie, un martello da guerra. Un altro. Spero almeno non faccia la fine del suo predecessore..."
"Nether..."disse Lao con un sorriso."Io spero che lui impari a non farsi ammazzare." si voltò dando le spalle al giovane."C'è qualcosa di profondamente sbagliato nell'aria. Ecco perchè sono venuto in città. Ho una pessima sensazione ultimamente. E non è dovuta al fatto che sotto il mio stesso tetto vive un vampiro e una ladra. E' qualcosa di remoto."
"Tutte le volte che fai un commento o una previsione, porti più scalogna dei gatti neri.." mormorò Aygarth con disappunto. Osservò l'alabarda: era rimasta quieta per giorni. Mesi. Quasi per tutto l'anno, a parte sporadiche occasioni in cui qualche malintenzionato era piombato nella bottega per derubarlo e aveva avuto il fatto suo. "Non abbiamo percepito niente. Nè io nè lei. Athkatla è tranquilla da parecchio tempo. Hai visto o sentito qualcosa?"
"E' una sensazione te l'ho detto. E' come un formicolio alla nuca. Ogni tanto i miei poteri mentali si attivano da soli...quando la mia mente è serena e quiescente. Quando dormo per esempio."spiegò Lao voltandosi verso il ragazzo e guardandolo fisso negli occhi."Potrebbe essere qualunque cosa, da un palazzo che va a fuoco a un'orda di barbari che saccheggia la città. Ma qualcosa succederà..."prima di continuare a parlare il vecchio si bloccò come se temesse di non essere creduto."Ho sognato il dolore...e l'ignoranza l'altra notte"
Aygarth era rimasto pensieroso, poi si riscosse all'improvviso rendendosi conto che il metallo nella fornace era pronto. Deponendo l'alabarda sul tavolo, si precipitò alla forgia ed estrasse la barra ponendola sull'incudine. Il maglio si sollevò in aria nuovamente, e nuovamente andò a cozzare contro la lama grezza.
"Un po' vaghe come percezioni, non trovi?" rispose, senza distogliere lo sguardo dal lavoro che stava facendo. Accennò un secchio vuoto vicino al barile. "C'è un largo catino in fondo alla stanza. Riempilo e versalo nel barile."
Lao eseguì riempiendo il secchio."Anche se ne ho avuta la possibilità non ho mai...mmm...approfondito la branca della veggenza. Ho sempre pensato che conoscere il proprio futuro fosse una noia mortale. E poi...se avessi saputo che Damarios mi avrebbe imprigionato non avrei mai viaggiato dalle parti della Rocca...e non vi avrei mai incontrato di conseguenza no?"disse poggiando il secchio accanto ad Aygarth."non prendere le mie percezioni alla leggera comunque"
"Non ho voglia di ricordare Damarios" mormorò Aygarth mentre svuotava il secchio nel barile, vi aggiungeva il liquido di un'ampolla e vi immergeva la barra di metallo, sprigionando nuovo vapore. "Preferisco dimenticare e, se non mi è concesso, almeno non parlarne." Aygarth rimase a contemplare la propria immagine nel riflesso dell'acqua del recipiente. La lama grezza vi giaceva come un relitto abbandonato. "Non prendo le tue percezioni alla leggera. Solo che non le condivido. Se ci fosse qualcuno che minaccia la mia vita, lo percepirei. Invece niente: tutto tranquillo, tutto calmo. Anche il mio sonno è sgombro." Guardò l'alabarda. "E anche Zadris è quieta. Non so che pensare di fronte alle tue affermazioni..."
"Spiacente di aver risvegliato brutti ricordi." disse Lao con contrizione."Dimmi...Zadris ha mai...toppato?"chiese con estrema riluttanza."Insomma non ha mai preso un abbaglio? Riconosciuto come alleato un nemico o non presagito un pericolo imminente?" le parole uscivano a fatica dalla sua bocca. Sapeva quanto il ragazzo era orgoglioso della sua alabarda. E a ragione.
Aygarth guardò Lao dritto negli occhi. Sorprendentemente, sorrise. "Lo stai chiedendo alla persona sbagliata. Perché non lo chiedi a lei?"
Il vecchio osservò alternativamente il ragazzo e l'alabarda, poi scrollò le spalle e poggiò le mani sull'impugnatura."Con la fortuna che ho avrà il tuo stesso brutto carattere e mi arrostirà perchè si sente offesa" disse stringendo l'elsa tra le mani.
Per un istante l'alabarda vibrò sotto le sue mani, ma dopo un istante tornò quieta. Poco lontano, si udì la lieve risata che Aygarth cercava di trattenere a stento. "Non ti farà nulla, finché io non ti considererò un nemico. E io non ti farò nulla al tocco se per lei non sei ostile." Tolse la barra dall'acqua della tempra.
Ma hai paura ugualmente. La voce dell'alabarda fece breccia nella mente di Lao. Non hai fiducia in lui, Uomo Antico? Temevi davvero che ti lasciasse bruciare?
Ho imparato a fidarmi di lui. E' un bravo ragazzo. Ma non conosco te. Sei un incognita per me,[/i ]riuscì a formulare Lao nella sua mente dopo qualche secondo di sorpresa. Era come sedere accanto ad un fuoco ristoratore. [i]Tu puoi sentire le mie percezioni attraverso di me, pensò come se fosse una cosa logica, un dato di fatto.
Due vite... ma siamo la stessa anima. Condividiamo poteri, dolori, percezioni. La sua vita è la mia esistenza, la sua morte è la mia fine. Un lieve bagliore sulle rune. Alleanza. Così è stato sancito, col sangue. Ci fu una pausa, rotta soltanto dai rumori del maglio sul metallo: Aygarth aveva ripreso a lavorare, come se quella discussione mentale non lo interessasse, ma Lao non era del tutto sicuro che in qualche modo stesse origliando la conversazione, anche se gli sfuggivano i meccanismi di come potesse farlo. Io sento gli alleati. Sento i nemici. Sento le loro anime e in virtù del patto, agisco. Tu sei un alleato, quindi non devi temere nulla da me. Non finché non cercherai di nuocere al Detentore della Forgia.
"Lui ci sta ascoltando" chiese Lao roso dalla curiosità, aprendo contemporaneamente un occhio per osservare una qualsiasi reazione in Aygarth a quella domanda."Io so che sta per succedere qualcosa, non so cosa, quando dove e perchè ma so che succederà." i suoi pensieri si indirizzarono di nuovo alla strana sensazione e ai sogni che lo avvertivano da qualche giorno."Tanto volte avrei voluto sbagliarmi, ma almeno in questo sono infallibile" pensò.
"Di solito era il Cronista a prevedere il futuro." La voce di Aygarth interruppe il flusso dei pensieri. Il giovane abbandonò un attimo il lavoro e si voltò verso Lao. "Lui potrebbe dirci qualcosa di più, ma non ho idea di dove sia adesso. Potrei... 'rintracciarlo' grazie al nostro legame. Ma non sarebbe facile. E intendo farlo solo se avessi gli indizi di una minaccia concreta."
Lao rimise a posto l'alabarda."L'ho definita un arma primitiva una volta, mi sbagliavo evidentemente."disse tra sè."Bhè Aygarth, non credo sia il caso di lanciare un allarme generale per...solo perchè mi formicola il sesto senso però..."il vecchio si avvicinò al ragazzo poggiando la sua mano callosa sulla sua spalla."Io mi fido di poche cose a questo mondo. E una delle cose di cui mi fido è questo."disse battendosi sul naso."E questo mio amico mi dice che c'è puzza da queste parti."
Aygarth guardò l'alabarda a sua volta. "Se qualcosa ci minaccerà...saremo i primi a saperlo. Ma per ora non ho visto nulla che possa darmi sospetto. A parte quelle..." accennò alle rastrelliere stipate di spade, tutte identiche. "Ma ciò non significa che verranno utilizzate qui ad Athkatla. Il regno è troppo vasto per poter prevedere dove spunterà il conflitto, giorno dopo giorno."
Lao alzò le spalle e si girò verso la porta."Tu mi hai detto un paio di volte che porto sfortuna. Io preferisco pensare che sono portato ad andare dove i guai succedono."disse alzando il cappuccio e nascondendo le mani nelle ampie maniche della tunica."C'è un proverbio dei barbari che andrebbe bene per un occasione del genere: quando sei in pace, per il guerriero è il momento buono per stringere i legacci dell'armatura. Tienilo presente."


Aygarth non rispose mentre Lao imboccava la porta, scomparendo dalla vista. Rimase per qualche minuto in silenzio, poi afferrò Zadris e andò nella propria camera, attigua alla fucina. Su una cassa in un angolo giaceva il suo unico guanto, pieno di tagli, dovuti alla follia della Forgia. E accanto ad esso, due spallacci nuovi di zecca, neri come la pece, completi di giustacuore lungo il crociato di cinghie. Era stato Nether a forgiarglieli prima di partire: un suo dono prima di dirgli addio.
Nether. Il suo pensiero volò a lui. Chissà come se la cavava. Si era ripromesso di visitare il suo luogo natio, ma lo stesso middenlander glielo aveva sconsigliato. ‘Se ti dovessero vedere, ti sbatterebbero in cella e butterebbero via la chiave, nella più rosea delle ipotesi’ gli aveva detto. ‘Dalle mie parti quelli come te sono trattati peggio della feccia. I “mutanti” non sono visti di buon occhio. A dire il vero, neanche io’ aveva concluso con un mezzo sorriso.
Aygarth sospirò. Il middenlander era stato come un padre per lui, e la sua lontananza cominciava a farsi sentire. Si era trattenuto ad Athkatla solo il tempo necessario per riprendersi dalle ferite, e una volta ristabilito aveva espresso il chiaro desiderio di tornare nel Middenland. Il giovane fabbro non lo aveva trattenuto, anzi, gli aveva addirittura forgiato una nuova arma: un martello da guerra, ancora più possente del precedente. Un martello che portava un nome elfico quasi impronunciabile, ma altisonante. Significava “furia nel sangue.”
Furia nel sangue... Il ragazzo ripensò alla propria e pregò che la sua fosse finita o che, almeno, ci fossero state meno occasioni di rischio. Erano mesi e mesi che non usava la Forgia, perché non ne aveva mai avuto bisogno, ma anche perché sapeva che lasciarsi andare alla sua furia sarebbe stato concedere quartiere al vampirismo che si faceva strada in lui, centimetro dopo centimetro, mutamento dopo mutamento. Tuttavia, almeno in questo, il middenlander gli aveva fatto un grande dono... Si massaggiò la mascella, perso in quel ricordo.

Il pugno che lo raggiunse lo sbilanciò e lo fece cadere a terra. Un gancio perfetto che gli fece mordere la lingua. Si rialzò parzialmente a sedere, massaggiandosi il volto. "Ehi! Ma che diamine ti è preso? Sei uscito di testa?"
Il middenlander lo fissava, calmo. Lo aveva attirato nel cortile con una banale scusa e, non appena giunto, gli aveva rifilato uno dei suoi migliori destri. Migliore solo in tecnica: se ci avesse messo tutta la forza di cui disponeva, della testa di Aygarth sarebbero rimaste ben poche ossa sane.
"Questo è per la tua incoscienza" spiegò. "E per la tua lingua. A volte parlare troppo frega un uomo. Specie se non sa esattamente cosa rischia e cosa provoca con le sue parole."
Aygarth lo guardò senza capire.
"Tu hai giurato qualcosa. Mi mangio l'armatura, se non l'hai fatto."
Lentamente, il ragazzo cominciò a capire, ma non lasciò intendere la cosa. Quel giuramento era segreto... doveva rimanere segreto. Come aveva fatto il middenlander a scoprire il patto tra lui e Ulric? Non ne aveva fatto menzione con nessuno, e il Cronista, che era l'unico ad esserne a conoscenza, non si sarebbe mai azzardato a rivelare così alla leggera un segreto del genere.
A meno che...
Il suo sguardo si posò sull'alabarda. Uno sguardo accusatore, a cui la voce di Zadris non rispose, quando il tocco mentale del giovane si fece breccia in lei.
Il middenlander interpretò il silenzio del ragazzo come una conferma. "Il pugno è per insegnarti che a volte non puoi prendere decisioni alla leggera e pronunciare giuramenti senza avere piena coscienza di tutti i risvolti a cui andare incontro. Specie se lo scotto è crepare o impazzire ogni volta per proteggere il sottoscritto che comunque, te lo ricordo, è sopravvissuto per molti anni senza l'aiuto di nessuno." Tese la mano e afferrò quella del ragazzo stringendola con forza in segno di gratitudine. "Questo invece è per dirti grazie. Per quanto hai fatto là sotto, sebbene sia stata l'azione più avventata e stupida che abbia mai visto... ma anche coraggiosa. Questo devo rendertene atto." Si alzò in piedi trascinando il ragazzo con sé e gli pose una mano sulla fronte. "Ho quindi un ultimo debito, e poi me ne andrò."
Aygarth lo guardò senza spiccicare parola. Fu Nether a parlare.
"Tu mi hai protetto finché non mi sono ristabilito, mi hai salvato la vita in più occasioni. Considero quindi rispettato il giuramento che è stato sancito." Fece un passo indietro. "Sei libero."


Era libero, dunque, sempre se quanto fatto dal middenlander fosse stato sufficiente, dato che lui aveva giurato proprio al cospetto di un dio, ma non aveva avuto più alcuna crisi, quindi credeva avesse funzionato. Niente più giuramenti, niente più baratro della follia.
Fino a quando?
Preferì non rispondersi. Si appoggiò allo stipite e rimase in silenzio. Mille pensieri gli ronzavano attorno. Mille ricordi. E una sola, sgradevole sensazione inesplicabile risvegliata dalle parole del vecchio.
"Spero ti sbagli, Lao" mormorò alla stanza buia. "Ti prego, sbàgliati. Sbàgliati."

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Basta una giornata storta per trasformare il migliore degli uomini in un folle. Ecco quanto dista il mondo da me. Una giornata storta.
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Honoo
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MessaggioInviato: Gio Mag 27, 2010 7:51 pm Rispondi citandoTorna in cima

[Due giorni dopo]

Aygarth spostò il peso da un piede all'altro. La pazienza cominciava a venir meno. La fila era stata lunga, massacrante, davanti all'emporio al centro del quartiere est. Una fila che quasi iniziava dalla parte opposta. Si guardò la mano, chiedendosi se davvero dovesse sopportarla per una tale inezia. Poi ricordò il perché era lì e cercò di non pensarci.
Una vecchietta uscì dalla porta caracollando rapida verso la strada. Toccava a lui.
Entrò nell'emporio. Lo accolse una penombra quasi rassicurante, spezzata solo da qualche raggio di sole che faceva breccia tra le persiane socchiuse. L'uomo dalle ampie vesti con il lungo grembiule pesante gli dava le spalle, armeggiando con qualcosa sul tavolo stracolmo di alambicchi. Sul volto di Aygarth comparve un sorriso sornione. Eccolo, il cerusico che tutto poteva. Di cui tutti parlavano. Di cui lui era l'unico a sapere di chi si trattasse.
"Di tutti i posti al mondo, questo è l'ultimo in cui ti avrei immaginato" mormorò e assottigliò gli occhi. "Come va, Honoo?"
"Bene, amico mio. Bene" Honoo si voltò appoggiandogli una mano sulla spalla "E a te? Dubito tu sia qui è perchè ti sei ferito sul lavoro, il tuo fisico ha retto molto di peggio." Una giovane donna uscì dal retrobottega, salutando Aygarth con un caloroso abbraccio. "Come stai giovanotto?"
Per poco il ragazzo non rimase senza parole. "Magistra!" La strinse forte nelle braccia, con affetto. "Per gli Dèi, non sapevo fossi qui anche tu!" La guardò in viso, sinceramente felice di rivederla. Si voltò quindi verso Honoo. "A dire il vero, sbagli" ammise, sollevando il braccio su cui si intravedeva una fasciatura sporca di sangue fresco. Prima che Honoo potesse replicare, aggiunse: "Colpa di un cliente idiota. Ha voluto saggiare una spada senza calcolare le dovute distanze. Se non avessi alzato il braccio mi avrebbe cavato un occhio" raccontò mentre srotolava le bende: sotto di esse, a dispetto della macchia rossa estesa sul lino, non rimaneva che uno squarcio quasi superficiale. "A dire il vero si è già rimarginata.. la fila è stata lunga e ne ha avuto tutto il tempo. Sono qua solo perché ha insistito per portarmici. E non potevo certo dirgli che non avevo bisogno di un cerusico e che guarivo da solo, ti pare?" Fece spallucce. "E' stato anche furbo... mi ha portato dall'unico cerusico di Athkatla che non si fa pagare per i suoi servigi. Confesso che stai spopolando grandemente... non sapevo fossi tu finché non ti hanno descritto" e indicò le due gemme sulla fronte. "D'altronde, chi poteva mai essere così pazzo da guarire gli altri gratis?"
"E' più pazzo il pazzo, o il pazzo che gli ha dato l'ispirazione? Tutto questo è merito tuo in un certo senso. Quel discorso sulla pietà umana che hai fatto alla Rocca. Mi ha fatto pensare e il pensiero è diventato un obiettivo. Ho indirizzato la mia sapienza a scoprire nuovi modi per curare le ferite e le malattie. Dopo tante morti sulla coscienza, ho deciso di mettermi a salvare qualche vita... Prima o poi pareggerò i conti..." Honoo prese un vasetto da uno scaffale e ne estrasse una manciata di unguento giallino. La mise in una piccola scatola di legno e la porse ad Aygarth "Se dovesse farsi male qualcuno vicino a te spalmalo sulla ferita, impedisce le infezioni e stimola la guarigione naturale."
Aygarth accettò l'unguento, sollevando un sopracciglio. "Merito mio? Pareggiare i conti? Non ti credevo così riflessivo, Honoo. L'ultima volta che ti ho visto credevo avessi voluto staccarmi la testa. Eri rosso di rabbia. In tutti i sensi" aggiunse facendo capire a cosa si riferisse menzionando quel colore.
"Non mi piace che mi si dia dell'umano. Non lo sono. E questo non è cambiato. Ma molte altre cose si..."
"Lo vedo, quanto sono cambiate" disse il fabbro girando lo sguardo attorno alla stanza. "Per tutti, credo. Tornare allo stile di vita è stata una gioia...ma anche difficile. E' come aver imparato a correre come il vento, averlo fatto a lungo e rimettersi a camminare. Ti sembra che il tempo non passi, vero?"
"Lo credi davvero? Non hai idea allora di quanto le persone siano fragili. Ti garantisco che non è solo perchè mi faccio pagare con un pollo ogni tanto che ho tanti pazienti. La prima volta che ti annoi, fai un salto qui, ti trovo di certo dei tagli da cucire o ossa da steccare. Zadris come sta? Bene immagino, visto che tu sei più che in forma. Hai ancora contatti con qualcuno degli altri? Nether o Cronista?"
Aygarth si mise a ridere. "Ho anche io il mio bel da fare, non credere! Solo qualche giorno fa mi è arrivato un ordine di cento spade. Pagamento anticipato, per carità, ma farle entro un mese è un vero massacro. Oggi sono in uscita straordinaria, come si suol dire..." Anche Magistra rise. "Zadris? Sta bene. E' lei, più che altro, che si annoia. E' comprensibile, non è un luogo in cui un'arma del genere possa essere utilizzata ogni giorno. E la tengo ben nascosta... non si sa mai. L'ultima volta, dovresti saperlo, mi è andata male." Ridiventò serio. "Nether è partito un mese fa, verso la sua terra natia. E Cronista non lo sento da parecchio... spero stia bene. Almeno... credo lo sia. Lo sentirei se qualcosa fosse andato storto."
"Cento spade? E pagate in anticipo? Ci si arma un reggimento di soldati con tante armi. Chi te le ha chieste? Se puoi dirlo, ovviamente..."
"Se lo sapessi, te lo direi. E' uno stemma che non ho mai visto, accompagnato da quello del Senato. Il sigillo appartiene a una casta nobiliare non autoctona... lo so, perché conosco tutte le araldiche della città a memoria, posso inciderle a occhi chiusi. Il funzionario che mi ha commissionato l'ordine non ha fatto parola sul committente. D'altronde, io ho imparato a farmi gli affari miei." Sospirò. "Spero solo non si tratti di qualche conflitto tra città del regno... ma sarebbe strano: l'esercito si sarebbe mobilitato. Davvero, non ne ho davvero la più pallida idea."
"Strano, molto strano. Chiunque sia, spero per lui che non intenda mettere a soqquadro il mio quartiere, mi vedrei costretto a fargli un ripasso sull'etica e le buone maniere. Se ti va lasciami uno schizzo dello stemma, non si sa mai."
Aygarth ci pensò su ripescando nella memoria, poi si avvicinò al tavolo e prendendo un foglio di carta e un carboncino tracciò un cerchio su cui sovrappose tre triangoli gemelli, disposti a trifoglio, con alcuni segni all'interno. "Era pressappoco così. C'erano anche altri dettagli, ma nel sigillo era impossibile distinguerli, e non me li ricordo." Si rialzò dal tavolo. "Ah, quasi dimenticavo. Due giorni fa è passato Lao a trovarmi. Si è stabilito a poche miglia da qui, a quanto ho capito. Con Astrea e la Vampira."
"Davvero? Beh, farò molta più attenzione per strani casi di dissanguamento allora. Grazie dell'informazione. Stammi bene." Honoo accompagnò Aygarth alla porta "Un ultima cosa. Avrei bisogno di una catena. Lunga circa 10 metri, del metallo più duro che riesci a forgiare e con un peso alle due estremità, di almeno un paio di chili. Fra quanto pensi di potermela finire?"
Aygarth ci pensò su. "Posso forgiartela fra tre giorni, non prima. Ho un primo scaglione di spade da consegnare entro quella data. E posso usare la lega del kaar... sempre se me ne sia rimasta abbastanza. Ma ci vuole tempo, per una catena. Direi almeno tra una settimana, non prima." Alzò il braccio: il taglio era ormai completamente rimarginato. "Ora se vuoi scusarmi... vado a decantare le tue incredibili doti da cerusico che mi hanno rimesso in sesto questo squarcio orribile" sghighazzò e, dopo una strizzata d'occhio a Magistra Ro, si avviò oltre l'ingresso, sempre ridendo.

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Akhayla
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MessaggioInviato: Gio Mag 27, 2010 7:55 pm Rispondi citandoTorna in cima

[La notte dopo]

Aygarth si agitò nel sonno. Era stanco morto, eppure aveva ancora quella dannata abitudine di rimanere con un'orecchio sempre all'erta.
Un fruscio all'esterno.
Aygarth si rigirò nel giaciglio. Non riusciva nemmeno lui a capire se era desto o se stava sognando.
Il rumore si ripeté ancora. Qualcosa che si spostava, furtivo. Un suono strano, come il verso di un cane randagio che razzola nei rifiuti e starnutisce per i troppi odori penetranti e disgustosi.
Un raschiare lungo il muro. Poi rumori, ancora, dalla parete vicina. Altri. Questa volta dal soffitto.
Aygarth si svegliò. Da quando i cani si arrampicano sui tetti?
Si drizzò lentamente a sedere, evitando di fare rumore. Ascoltò. Tutto tacque. Ci fu un silenzio infinito, ma c'erano dei piccolissimi rumori che davano segno che, là fuori, qualcosa si muoveva. Un crepitare di un sassolino, il fruscio sul selciato. Lo scricchiolio di assestamento sull'asse del soffitto, lieve ma percettibile.
Dopo quasi un anno dall'ultima volta, Aygarth ricorse ai sensi della Forgia.
Il mondo divenne grigio. Tutto era neutro, non percepiva niente di ostile. Aggrottò la fronte e si voltò verso Zadris, deposta accanto al muro. Era silenziosa: nessun segno di nemici in vista. Il pensiero che tutto ciò fosse dovuto a un semplice branco di gatti lo fece sorridere.
Movimento. Parete nord. Qualcosa che grattava. Qualcosa che sbruffava.
Il sorriso di Aygarth sparì subito. S'alzò definitivamente e lesto s'infilò maglia e stivali. Ascoltò ancora. Niente per qualche secondo, poi il suono si ripeté.
Non gli piacque per niente.
Pensò di controllare di persona l'esterno della bottega, ma si fermò quasi istantaneamente. Lo sguardo gli cadde su Zadris e sulla corazza deposta sulla cassa lì vicino. Si sentì addosso una sensazione strana, come se in quella maniera, senza protezioni, fosse nudo, indifeso. Benché una voce nella sua testa lo avvertisse che forse era un'esagerazione ricorrervi, muovendosi come un automa raccolse i paraspalle e li indossò. Si calò bene il guanto rinforzato sulla man dritta e imbracciò l'alabarda. Sentirsi addosso la corazza analoga a quella che aveva indossato per almeno un anno, durante la peggiore battaglia della sua vita, lo fece sentire strano. Diverso. Un altro.
Imbracciò Zadris e si mosse lentamente verso la porta della bottega. Cercava di non fare rumore per non far capire a chiunque fosse all'esterno che si era accorto della potenziale minaccia. Forse erano ladri: non era la prima volta che tentavano di rubargli l'incasso. Praticamente il suo nome era noto in tutta Athkatla, dato che non era un fabbro solo a parole. Ed era consapevole che dietro, nel ripostiglio, c'era una piccola ricchezza che poteva far venir gola a chiunque.
Raggiunse l'ingresso e poggiò l'orecchio sul legno. Non percepì nulla. Stette in ascolto per un bel pezzo, ma nessun rumore provenne dall'esterno. Sbuffò, seccato. Forse il sonno cominciava a fargli brutti scherzi. O il troppo lavoro gli dava facendo fondere il cervello. Oppure...
Due spanne sopra la sua testa, il legno dell'uscio esplose.
Aygarth gridò, involontariamente, e d'istinto si lanciò indietro, perdendo l'equilibrio e finendo a terra. Osservò con occhi sgranati l'apertura che si era formata nella porta, un grosso buco dal quale spuntava una sorta di zampa, che artigliava l'aria. Un secondo tonfo, e dalla persiana alla sua sinistra accadde lo stesso.
Il giovane fabbro era stato preso di sorpresa. Si era aspettato tutto, ma non quello. Strisciò fino al muro cercando di alzarsi in piedi, ma non appena poggiò la schiena sulla parete, sentì l'argilla vibrare e si tuffò in avanti di riflesso. Sul muro si stava aprendo una larga crepa, come se qualcuno lo stesse martellando dall'esterno con una mazza immensa.
Nel frattempo, la zampa che aveva mutilato la porta diede uno strappo, e l'uscio venne letteralmente divelto. La figura che occupò la soglia fece fermare il cuore nel petto di Aygarth. Era una sorta di creatura umanoide, con una postura da scimmia, che si reggeva e camminava sulle nocche. La pelle era liscia, di colore grigio cadaverico; era nuda a parte un perizoma lercio. La testa e il corpo erano glabri e gli occhi inesistenti: nè palpebre, nè ciglia, nè sopracciglia. Alle orecchie sembravano fossero stati staccati i lobi, mentre il naso era un foro nel centro della faccia diviso a metà da un lembo di cartilagine. La bocca era enorme e sbavante, così larga da essere cucita ai lati da cinghie di cuoio. Dalle mascelle spuntavano denti aguzzi e affilati, come quelli degli squali.
Anche la persiana a sinistra cedette sotto la forza di una seconda creatura, che saltò sul davanzale e gli ringhiò contro. Dopo i primi secondi di smarrimento iniziale, Aygarth riuscì a riprendere il controllo di sé e fu lesto ad imbracciare Zadris, pur sentendo le palme delle mani viscide come olio.
Dèi! Era meglio essersi immaginato tutto. Da dove diavolo spuntano questi affari?
La creatura sulla soglia fu la prima ad attaccare. Non appena si mosse, il giovane si accorse che dietro di essa ce ne erano delle altre. Non ebbe il tempo di contarle né di chiedersi come avrebbe fatto ad affrontarle tutte, che già dovette occuparsi del primo assalto. Frappose l'asta dell'alabarda fra lui e la bocca sbavante: le mascelle si chiusero sull'arma e strattonò con forza per qualche secondo. Aygarth dovette mettercela tutta per non farsi strappare Zadris dalle mani, accorgendosi subito di un particolare inquietante.
La Forgia!
Il bestione era illeso e il potere che lui condivideva con Zadris sembrava non sortire alcun effetto. Incredulo, Aygarth ebbe un attimo per ricorrere ai propri sensi speciali. Era... niente. Era come se quella bestia fosse addirittura invisibile ai suoi occhi.
"La...scia...la!"
Usò tutte le sue forze per liberare l'alabarda dalla presa, ma la creatura lo anticipò e aprì le mascelle. Sbilanciato, Aygarth cadde al suolo sbattendo l'osso sacro sul pavimento. In quello stesso istante la seconda creatura gli balzò addosso. Ebbe appena il tempo di rotolare di fianco prima che gli strappasse via la carne della faccia con un solo, breve scatto della mascella. Altre tre creature entrarono nella bottega, restringendo sempre più lo spazio a disposizione. Nel frattempo, i boati alle sue spalle lo informarono che la parete non avrebbe resistito per molto ad altri esemplari che, di là a poco, sarebbero entrati a forza.
Gli saltarono addosso quasi in contemporanea. Aygarth riuscì ad alzarsi appena in tempo. Roteò l'alabarda, una rapida falciata orizzontale. La lama incontrò il muso di uno dei bestioni e gli fece saltare la mascella inferiore, per poi conficcarsi nella spalla di quella immediatamente successiva. La creatura mutilata indietreggiò guaendo, mentre la seconda si disincagliò balzando all'indietro, seguita dalle altre, che si erano accorte della mossa. Aygarth ci vide una fredda intelligenza in quell'azione. Ricordava i Fusi, di come si lanciavano sempre addosso al nemico, incurante di parare o di effettuare delle contromosse: si gettavano all'attacco con il solo obiettivo di uccidere, senza criterio né tattica. Questi erano diversi. Gli giravano attorno, studiandolo, senza attaccare alla cieca, quasi valutando il loro avversario. Proprio come i lupi. Proprio come...
Un branco.
Nell'attimo di quel pensiero, sentì qualcosa toccargli la testa. Alzò il volto e fieno e segatura gli piovvero sulla faccia. Ebbe appena il tempo di capire cosa stesse succedendo e di scansarsi che il tetto franò, facendo piovere nella stanza altre due creature. Non fu però abbastanza rapido. Una mascella incontrò il suo corpo e la bestia morse. Per un caso fortuito aveva centrato il paraspalle, tuttavia l'effetto che ebbe fu atroce. Aygarth gridò, e la voce di Zadris si unì a lui nella sua mente. I denti superiori strinarono la corazza; quelli inferiori solcarono la sua carne in profondità. Per un attimo fu come se i due stessero danzando, nel centro della stanza, la bestia addosso ad Aygarth, che cercava di scrollarlo via. Poi la creatura torse il collo e con un salto, che sbilanciò il ragazzo mandandolo nuovamente a terra, si scansò riportandosi nel gruppo. Un brano di carne e pelle sanguinolenta pendeva dalla sua mascella, assieme alla bava schiumante.
Aygarth sentì che sarebbe impazzito per il dolore. La bestia gli aveva strappato via un buon lembo di muscolo, lungo la scapola sinistra. Urlò nel tappeto di cenere e polvere di metallo che ricopriva la sua fucina, quasi sgolandosi. Era accaduto tutto troppo in fretta perché potesse anche solo essersi conto di essere stato ferito così seriamente.
Movimento, attorno a lui.
Digrignò i denti, cercando di rimanere lucido. Di non svenire. Sarebbe morto di sicuro se fosse accaduto. Aprì gli occhi e inquadrò Zadris, abbandonata sul terreno. Allungò la mano. Bava gli colò sul volto.
Zadris! Aiutami!
La mano si strinse sull'asta, appena sotto la testa, nel momento in cui lo attaccarono. Per quanto quella mossa costasse molto in termini di dolore, Aygarth rotolò sulla schiena e fece scattare il braccio. Con un così corto allungo, la lama dell'alabarda non ebbe problemi a centrare il muso della creatura, aprendogli un largo squarcio nella testa. Il giovane non si fermò e continuò a menare colpi alla cieca, nel tentativo di tenersi lontane quelle fauci. Le creature indietreggiarono di fronte a quei colpi menati a casaccio, ma che intanto davano al ragazzo secondi preziosi per pensare. Doveva uscire. Gli serviva spazio. Gli serviva aiuto.
Aiuto. Soprattutto quello.
Solo in quel momento si accorse che la parete a cui era finito contro era quella che stava franando. Di lì a un secondo, pietra e legno cedettero in un boato e una nuvola di polvere e calcinacci. Aygarth si sentì soffocare. Una presa d'acciaio gli afferrò le spalle e lo trascinò all'indietro. Di riflesso, impugnò Zadris come se volesse conficcarsi lo sperone in faccia, ma anziché verso il suo volto lo proiettò alla cieca all'indietro. Fu la mossa che gli salvò la vita. Lo sperone dell'arma si conficcò dritto dritto nella gola del mostro che l'aveva afferrato e aveva spalancato la mascella per staccargli la testa in un colpo solo.
Fu un vantaggio che Aygarth non sprecò.
Rotolò di lato e rizzandosi su un ginocchio districò lo sperone e menò un tondo orizzontale che si schiantò contro il fianco della creatura, recidendo tendini e muscoli. L'essere cacciò un urlo e perse l'equilibrio, ansimando. Per Aygarth fu comunque la gioia di un attimo: alcune bestie stavano già precipitandosi fuori dalla porta divelta, mentre altre, con due precisi colpi di spalla, avevano già allargato il foro nella parete per poter passare.
Troppi.
Aygarth si voltò e si mise a correre, con il dolore alla schiena che lo frustava senza pietà. Faticava a rimanere in piedi, ma più che la forza ormai era l'adrenalina che gli dava la spinta per avanzare. Correva senza una precisa direzione, col solo intento di mettere più spazio tra lui e i mostri. Quasi non riconosceva le strade che imboccava, come se lo stordimento per la grave ferita gli togliesse ogni capacità di ragionare. Su una cosa, però, era sicuro: non li avrebbe mai seminati correndo. Già li sentiva guadagnare terreno. Non sarebbe mai stato così veloce da...
Un verso caratteristico accese una scintilla nella nebbia mentale di Aygarth.
Sono nella zona est... Pensò per un millesimo di secondo e ricordò. Milyor. La fattoria. I cavalli!
Si sforzò di correre più velocemente e superato l'angolo lo vide. Un'area circondata da uno steccato di legno, parzialmente coperta da una tettoia, dove Milyor ci teneva i suoi stalloni. Quella vista rinfrancò l'animo del giovane, che si trascinò fino alla barriera e la scavalcò, anche se a fatica.
Non appena si avvicinò agli stalloni, questi nitrirono, fuori di sé. Aygarth cercò di calmarli, quando all'improvviso si rese conto che non era lui la causa del loro nervosismo. Si voltò e vide ombre informi muoversi rapide nell'oscurità: udì il respiro affannoso e rauco delle bestie. Quella vista gli aumentò la scarica di adrenalina e lo costrinse ad agire in fretta. Stava per occuparsi dell'enorme catena che teneva il cavallo legato alla stanga, quando uno scricchiolio sulla tettoia lo paralizzò. Alzò lo sguardo e bava schiumante gli colò sulla guancia.
Gridò, e la creatura gli saltò addosso.
Aygarth si tuffò di lato. Urlò di dolore fino a sgolarsi quando la schiena si fece sentire. Le zampe della bestia fendettero solo l'aria, un colpo che avrebbe potuto staccargli la testa in un attimo. Subito si rialzò, scalciando nella terra e nel letame per ritrovare l'equilibrio. La bestia balzò nuovamente su di lui, un solo salto, preciso. Aygarth agì con la forza della disperazione e sollevò l'asta. Il tallone andò ad incontrare la bocca spalancata della creatura, spaccandogli le ossa del palato. Il balzo dell'essere venne frenato e questi franò accanto a lui, ma già si contorceva per rialzarsi.
Aygarth capì di non avere più tempo. Con le ultime energie rimaste, si gettò letteralmente sul cavallo e si issò in groppa nonostante le sue rimostranze. Alzò Zadris proprio mentre la bestia si rizzava sulle quattro zampe e si raccoglieva per saltargli addosso e disarcionarlo. Quando l'arma calò, tuttavia, la creatura fu obbligata a balzare indietro per evitare il colpo. Aygarth, però, non aveva mirato a lei, ma alla catena. La lama dell'alabarda frantumò l'acciaio come fosse stato legno.
"VAI!"
Non ci fu nemmeno bisogno di incitarlo. Lo stallone, fuori di sè dal terrore, partì al galoppo. Si diresse nella direzione opposta a quella delle bestie, che avevano già scavalcato lo steccato e come un branco di lupi affamati si gettarono al loro inseguimento. Ignorarono case, animali, le persone che abitavano nelle dimore: puntarono dritto su di lui.
Aygarth si resse quanto poté, mentre già la vista gli si annebbiava. Si rese conto solo all'ultimo che il cavallo avrebbe superato lo steccato saltando. Si aggrappò come una scimmia al collo dell'animale, e quando ci fu il balzo, sentì lo stomaco salirgli in gola. Non fu disarcionato per un soffio, ma quel sobbalzo andò a rendere insopportabili le sue condizioni. Ora la schiena era un'unica fornace di dolore, bruciante e spossante.
Dove andare?
A nord! A nord! Un pensiero, come un’àncora di disperata salvezza, incarnata in un nome. Honoo!
Il cavallo nitrì nella città deserta. Le creature si gettarono all'inseguimento, cercando di tagliare la strada anche sui tetti, nei vicoli più stretti; tuttavia, la velocità del galoppo dell'animale era nettamente superiore. Aygarth lo guidò, come in un sogno, attraverso i quartieri, con la perenne sensazione del fiato delle bestie sul collo. Se la schiena non gli facesse un male del diavolo, avrebbe controllato la loro posizione, ma ora gli premeva solo affrettarsi.
La dimora di Honoo apparve nella sua visuale. Aygarth fece arrestare il cavallo proprio davanti all'uscio: persiane chiuse e serrate, nessuna traccia di luce. "Honoo!" gridò, battendo il tallone dell'alabarda sull'uscio con violenza. Nessuna risposta. "HONOO!" chiamò con voce più forte, ma niente.
Honoo non c'era.
E il verso delle creature che lo inseguivano si elevò nell'aria. Più vicine di quanto si fosse aspettato.
Aygarth si accasciò sulla groppa. Era sfinito. In pochi minuti gli avevano quasi fatto la pelle e l'unica sua speranza era chissà dove...
Vai...
Il ragazzo aprì appena gli occhi.
Vai, Detentore...vai. Non fermarti... vai...!
Con un ultimo brandello di lucidità, Aygarth diede di talloni. Il cavallo nitrì e si gettò nuovamente al galoppo. Attraversò diversi quartieri e imboccò d'istinto la strada maestra, ma di questo Aygarth non si rese conto. Rimase semincosciente sulla groppa, stretto come un'amante al corpo del destriero, mentre questi sfrecciava lungo la via principale, imboccando il cancello delle mura e dirigendosi nello spazio aperto, in direzione della foresta di Sindar.

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Io sono una creatura del Caos. Ma dal Caos nasce la saggezza, e dalla saggezza il potere.

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MessaggioInviato: Gio Mag 27, 2010 7:55 pm Rispondi citandoTorna in cima

Il cavallo era uno stallone pregiato e correva come il demonio, ma Aygarth non sapeva cavalcare. Non aveva mai provato in vita sua, almeno non al galoppo o peggio, alla carriera. Soprattutto, non lo aveva mai fatto da ferito.
Sindar era buia e le nuvole nascondevano le tre lune. Chino sul destriero, il giovane si reggeva alla sua criniera, le gambe piantate nei fianchi lottando disperatamente per non cadere. Teneva Zadris tra il suo corpo e il collo dell'animale, ma non sapeva per quanto avrebbe retto l'equilibrio. Né per quanto avrebbe resistito.
Il morso della bestia gli aveva portato via un bel lembo di carne. Se non fosse stato per lo spallaccio, gli avrebbe strappato via la spalla in un solo gesto: ora, come ricordo, aveva profonde incisioni sul metallo nero della corazza, mentre in corrispondenza della scapola sinistra correvano squarci profondi che fiottavano sangue, imbrattando la groppa dell'animale il quale, sentendone l'odore, era ancora più spronato nella corsa. Il fattore rigenerante era già all'opera, ma la perdita di sangue e lo shock lo avevano indebolito parecchio.
Cosa... diavolo...erano...?
Perché la Forgia non aveva agito? Perché? Perché? Perché?
Il cavallo eseguì una virata troppo brusca e Aygarth si ritrovò sbilanciato. Ruzzolò a terra, fortunatamente in un tratto erboso abbastanza soffice da impedirgli di spezzarsi l'osso del collo. Udì in lontananza i nitriti del destriero che si allontanava senza meta. Provò ad alzarsi ma il dolore lo accecava, lo disorientava. Doveva riposare. Riprendersi.
Zadris...
Nell'erba, l'alabarda era muta. Sulla lama, insieme alle rune, spiccavano lunghe strinature che correvano sul metallo: il riflesso della sua ferita. Il sangue delle bestie che aveva ferito, nero e opaco, si stava essiccando lentamente. Aygarth lo guardò come se non capisse bene cosa fosse, poi chiuse gli occhi, stremato.
Devo avvertire... devo..
La mano corse all'alabarda. L'afferrò.


L'uomo era immobile sotto la cascata, l'acqua fredda e gelata sferzava il suo corpo ma Lao non se ne curava. La sua mente vagava in tutte le direzioni nella foresta da ore ormai. A indurlo a meditare lì in cerca di tranquillità era stato il silenzio sceso tra gli alberi, niente si muoveva non un uccello o un animale. Carnival era in caccia e Astrea dormiva saporitamente nella capanna ma quel silenzio, come il lungo momento di tranquillità prima che scoppi una tempesta lo opprimeva. Ad un tratto aprì gli occhi e scattò in piedi, noncurante dei sassi scivolosi. Con un salto fu in acqua e con poche rapide bracciate raggiunse la riva del lago."Sta succedendo qualcosa." disse mentre si rivestiva della tunica.
Poco lontano, avanzava una figura curva, appoggiandosi di volta in volta ai fusti degli alberi. Procedeva senza l'ausilio della luce, ed era incredibile come riuscisse a non incespicare in cespugli e radici. Quando giunse in prossimità di una cascata, si fermò. Nell'aria tiepida si udiva soltanto il suo respiro affannoso, mentre l'odore del sangue gli danzava attorno.
Guardò verso la cascata e vide una figura emergere dall'acqua e rivestirsi. Lo vide e lo riconobbe, anche solo da quella distanza. Aveva sensi speciali che gli permettevano di farlo.
"...Lao..."
Avanzò a fatica appoggiandosi all'asta dell'alabarda gigantesca che si portava appresso.

Lao osservò la figura per qualche secondo prima di riconoscerla."Aygarth!" esclamò correndo verso di lui.
Il ragazzo si bloccò e inspirò profondamente prima di parlare. Aveva la schiena inondata di sangue. Sembrò quasi che un sorriso impertinente spiccasse sul suo volto, ma era strano. "Tu..." Avanzò di un solo passo. "Tu... porti... una dannata.. scalogna..." finì appena in tempo prima di cadere in avanti.
Il vecchio non disse niente ma lo afferrò prima che franasse al suolo. Rapidamente lo fece appoggiare con il braccio buono sulle sue spalle e lo liberò del peso di Zadris. Solo quando lo ebbe trascinato in casa, fatto sedere e svegliato Astrea aprì bocca."Quanto mi secca avere sempre ragione" disse poggiando l'alabarda accanto alla porta e guardando fuori dalla finestra."Ti hanno seguito? Quanti erano?" cominciò prima che Astrea lo zittisse."Lascia almeno che riprenda fiato." La ragazza si alzò dal letto e si portò dietro le spalle di Aygarth."Dobbiamo chiudergli la ferita"esclamò preoccupata prendendo da uno scaffale un contenitore pieno di erbe odorose e un tessuto di lino."E' bello rivederti" disse imbarazzata.
Aygarth aprì gli occhi e inquadrò il viso della ragazza. Sorprendentemente la sua mano scattò ad afferrarle il volto. La giovane gridò per la sorpresa, mentre Aygarth spingeva delicatamente le labbra a scoprirle i denti. Osservò per qualche istante, poi, come sollevato, si lasciò cadere sui cuscini, madido di sudore. "Sì... anche per me... adesso... " mormorò prima di volgersi verso Lao. Stava riverso su un fianco, per evitare di poggiare la schiena ferita sul lenzuolo: gli faceva un male del diavolo. "Erano...tanti. Non li ho sentiti. Erano.. mostri. Mostri ad Athkatla...!"
Il vecchio non si mosse, continuando ad osservare la radura dalla finestra."Hanno attaccato la città?" chiese dopo un lunghissimo silenzio mentre Astrea stringeva la ferita di Aygarth nelle bende di lino. Prese le fruste metalliche da sopra il camino e le arrotolò attorno alla vita. Sembrava avesse una cintura d'acciaio adesso."Kalari - Urmini"spiegò al giovane che le osservava."Nel caso ti abbiano seguito."
"No." Aygarth sputò quella risposta come fosse veleno. "Le strade erano tranquille fino a pochi minuti prima che mi svegliassi. Ho sentito qualcosa attorno alla casa. Fortuna che mi sono armato o mi avrebbero staccato la testa..." Gemette quando Astrea premette troppo. "Mi hanno attaccato su più lati. Hanno... sfondato le persiane senza colpo ferire." Chiuse gli occhi qualche istante per non badare al dolore, poi proseguì. "Cercavano me, maledizione. Anche dopo che sono fuggito in strada... inseguivano sempre e solo me. Me!"
"Raccontami tutto quello che è successo dopo che sono venuto a trovarti. Qualsiasi cosa, anche un sussurro sentito in osteria." chiese riprendendo la sua posizione di vedetta."Zadris non ha sentito nessun pericolo, io non ho sentito niente...ma voi giovani non la ascoltate mai la saggezza che viene dall'età?" chiosò imitando la voce di Aygarth. Astrea rivolse un occhiata di pura brace a Lao mentre faceva stendere Aygarth sulla pancia e terminava la medicazione."Potevi dirmelo che andavi a trovarlo...un momento Carnival è nella foresta. Da sola" concluse con un brivido nella voce.
Accanto alla porta, Zadris mandò un cupo riflesso, come irritata dalle parole del vecchio. Aygarth trattenne un'imprecazione tra i denti e scosse la testa quando Astrea si scusò con un cenno, temendo di avergli fatto male. Sembrò ignorare la preoccupazione della ragazza riguardo a Carnival. "Te l'ho detto Lao... non sono uscito da quando ho avuto quel massiccio ordine di spade. Anzi, solo una volta, per andare all'emporio di Honoo. Ma non c'era motivo... per sospettare di me. E per il resto non ho.. fatto altro... che lavorare. E per la Forgia... è stato strano... AH!" si lasciò sfuggire inarcando la schiena. Aveva sopportato ferite ben peggiori, ma quella gli sembrava eroderlo dall'interno. Astrea gli scostò i capelli bagnati di sudore dalla fronte e lui la rassicurò con un cenno del capo. "Non... non ha funzionato, Lao. Non mi ha avvisato...del loro arrivo. Né li ha feriti... in alcun modo. Quei bestioni... è come se non avessero anima. Sono a metà tra l'uomo e la bestia ma... non hanno occhi. Né orecchie. Solo un naso strano e... le fauci. Quelle erano grandi...quasi quanto la testa." narrò, interrompendosi di tanto in tanto per dominare le fitte lancinanti che gli frustavano la schiena. "Eppure... erano troppo intelligenti... per non avere anima. Quei cosi... quegli affari erano in branco. Hanno letteralmente assediato casa mia. Non erano... burattini. Erano astuti, rispondevano alle mie mosse. Mi anticipavano, addirittura... prevedevano cosa avrei fatto e agivano... di conseguenza. Ho dovuto fuggire... non ce l'avrei mai fatta contro tutti... quegli esseri."
"Agivano come lupi...eri la vittima designata Aygarth. Se dici che non hai fatto altro che lavorare possiamo escludere che tu abbia pestato i piedi a qualcuno. Aygarth...sei sicuro che non fossero Fusi?" l'ultima domanda uscì sforzata dalle sue labbra, come se non volesse pronunciarla. Poggiò una mano sulla spalla di Astrea, visibilmente preoccupata."Non aver paura per lei, sa cavarsela. I vampiri sono come i grandi squali bianchi." disse rivolgendole un sorriso di incoraggiamento."E ora ha un anno di addestramento con il sottoscritto non dimenticarlo."
Il giovane fabbro sembrò accogliere malamente quell'insinuazione. Si sollevò sui gomiti sporgendosi verso Lao: "DAMARIOS E' MORTO! La Rocca è stata distrutta, polverizzata, è scomparsa dalla faccia del mondo! Fusi... è impossibile! I Fusi erano comandati dal loro padrone e senza quel controllo, non erano altro che burattini. Questi non sono Fusi. Li conosco troppo bene da saperli distinguere!" Quello sfogo sembrò prosciugargli le forze e ricadde sulle coperte, ansimando. Le bende erano già macchiate di sangue. Il fattore rigenerante era sempre al lavoro, ma mai al livello di un vero vampiro: sempre troppo lento.
"Se non ti calmi e non stai fermo ti do una botta in testa." Lao era serio, lo avrebbe fatto davvero. "Spero che abbiano perso le tue tracce...questi esseri non sembrano tipi da concedere quartiere a qualcuno. Almeno per stanotte dovresti riposare." Il suo sguardo si accigliò mentre guardava fuori."C'è fumo ad Est...Atkhatla brucia."disse in tono piatto, ma le sue mani strinsero lo stipite della finestra con forza, quasi con rabbia.
. Astrea lasciò il capezzale di Aygarth e si affiancò al vecchio. Le stelle sopra le cime degli alberi erano velate da un denso fumo, lontano molti chilometri perchè si spargeva in ampie volute. Strizzò i begli occhi e notò un tenue bagliore sopra la cima degli alberi."Che cosa facciamo?" chiese a tutti e a nessuno.
"Cosa?!" Alle parole di Lao, Aygarth si rizzò nuovamente sui gomiti. Inspirò un paio di volte e con un colpo di reni si drizzò a sedere. Barcollò, ma non desistette e da lì si proiettò in piedi, rapido, come se temesse di non avere il tempo di farlo. Astrea se ne accorse e cercò di fermarlo, ma lui alzò il braccio come a volerla allontanare. "Ce la faccio, lasciami!" proruppe, più duro di quanto avrebbe voluto. Era chiaro comunque che la sua rabbia non era rivolta a lei, ma era dovuta a quanto stava accadendo. Con uno sforzo, si appoggiò al muro e guardò fuori. Lao aveva detto il vero: un filo di nero fumo si alzava dalla zona est della città. "C'è la mia fucina da quelle parti...!" mormorò con rabbia, e il suo volto si contrasse in una smorfia di rabbia e odio profondo. "Cani! Bastardi figli di una buona donna! Che diavolo sta succedendo?! Che diavolo succede?!"
"Li prendiamo Aygarth, e ci faremo pagare i danni. Te lo prometto."Lao lo alzò di peso e lo riportò a letto."Ma ho bisogno che tu stia calmo, e che stia fermo finchè non ti si sarà richiusa la ferita. Prenderemo quei bastardi." si voltò verso Astrea, rimasta immobile alla fiinestra."Tutto bene Astrea? ASTREA" chiamò il vecchio ad alta voce e solo allora la ragazza si riscosse."Sì...credevo di aver visto qualcosa ma debbo essermi sbagliata...sì non era niente. Sono preoccupata per Carnival. Lao voglio andare a cercarla."il vecchio si limitò a scuotere il capo."Tu non vai da nessuna parte. Mancano ancora quattro ore all'alba. Ragiona, sarà a miglia di distanza adesso. Aygarth, su chi possiamo contare ad Athkatla?"
"Ora come ora? Non ne ho la minima idea!" esclamò ferocemente il ragazzo, seccato di non potersi muovere da letto. " Honoo è ad Athkatla, ma non sono riuscito a trovarlo... Maledizione! Era tutto tranquillo fino a stanotte. Tutto tranquillo fino a un'ora fa. Non ho sentito nemmeno l'allarme delle guardie, quando sono stato attaccato... nessuno che..." Sbattè un pugno sul cuscino. "Dèi! Nessuna di quelle bestie poteva passare inosservata ad Athkatla... le strade sono pattugliate giorno e notte! Perché non è stato lanciato l'allarme cittadino?"
"Mi sembra abbastanza evidente..."la rabbia montava dentro Lao come un onda. "Le guardie di Athkatla non saprebbero trovare una tetta in un postribolo, ma stavolta credo proprio che sapessero di quegli esseri...e non hanno fatto nulla per fermarle. Sono in combutta con loro, o con chi le comanda." Il vecchio tirò un pugno contro il muro in un moto di collera, il legno si scheggiò con uno schiocco sordo.
Astrea si scostò dalla finestra trattenendo il respiro."C'è qualcosa nella foresta."disse in un rantolo. Lao dette uno sguardo fugace alla finestra e corse fuori dalla porta."Muoviti e ti ammazzo." disse ad Aygarth prima di uscire. A grandi passi si portò al centro della radura. Una creatura usciva dal folto ringhiando e sbavando, sembrava un essere umano, ma la pelle era grigio cadaverico e camminava come una scimmia, sulle nocche delle mani. Il vecchio rabbrividì quando sentì il naso della creatura, un foro in mezzo alla faccia diviso a metà dalla cartilagine, che annusava rumorosamente l'aria. La testa della creatura era ripugnante, oltre al naso scavato le orecchie senza padiglioni e lobi e la bocca enorme, sproporzionata e irta di denti a piolo da cui colava bava biancastra, il vecchio fu' sorpreso dagli occhi, o meglio dalla totale mancanza di occhi, dove dovevano esserci le palpebre c'era solo pelle tesa. Quando il vecchio stava per muoversi sentì un fiato caldo sul suo collo, un altra creatura gli si era avvicinata dal fianco silenziosamente."Non l'ho percepita...non è possibile non l'ho percepita" pensò mentre l'essere accanto a lui annusava rumorosamente la pelle del vecchio. Una lingua biforcuta uscì dalla bocca ghignante e passò sopra il collo di Lao, umida e rasposa. Era piu' di quanto il vecchio potesse sopportare. Con uno scarto fulmineo si abbassò e dette una manata alla giugulare della creatura, seguita da una scarica di pugni contro il suo torso. L'animale tentò una reazione cercando di artigliare l'uomo con la destra. Lao la afferrò e torse il braccio finchè non sentì le articolazione che uscivano dalla loro naturale collocazione. Il vecchio si portò dietro la creatura e le prese la testa. Usando la sua spalla come ponte la scagliò contro l'altra, le vertebre del collo della bestia schiocchiarono come legna secca quando si spezzarono."AVANTI!" urlò alla creatura rimasta, che si limitò a emettere alcuni richiami gutturali. Nella foresta, ora lontani ora vicini altri richiami rispondevano. La creatura in terra cominciò a tremare, dopo tre secondi di convulsioni si rialzò, come se i colpi di Lao non l'avessero scalfita."Due costole rotte, tre incrinate, un polmone perforato, la milza spappolata, il fegato collassato, tre vertebre cervicali rotte e sei ancora in piedi...che cosa sei?" chiese Lao.

Aygarth si rizzò a sedere non appena udì i rumori della lotta. Scese dal letto e Astrea lo bloccò. "No! Fermo! Hai sentito cosa ha detto Lao? Sei ferito, non devi uscire!"
"Se vuole uccidermi, deve anche essere capace di farlo!" sbottò il ragazzo e barcollò verso l'uscita. Almeno ora vedeva distintamente, mettendo a fuoco. Scorse Lao al centro della radura, e di nuovo il cuore gli si fermò quando scorse le due creature che stava affrontando. "Sono loro!" esclamò con voce roca. Avanzò; Astrea lo trattenne, ma lui se la scrollò di dosso con poco garbo. "Resta qui!" le ordinò.
Stese un braccio e l'alabarda gli piovve in mano senza bisogno di gridare alcun comando. Si inoltrò all'esterno, imbracciandola a due mani. Provò a usare i sensi della Forgia una seconda volta, e per la seconda volta tutto gli risultò distorto: vedeva la forma luminescente di Lao, ma nulla che rivelasse le altre due. Nemmeno il consueto grigio dovuto agli oggetti inanimati.
"E va bene." il vecchio afferrò le impugnature dei Kalari Urmini e srotolò le dodici lame lunghe tre metri l'una, flessuose come serpi."Aygarth, quando ti ho detto resta dentro, volevo dire proprio resta dentro...sembra che si affidino all'odorato, visto che non hanno occhi. E tu puzzi di sangue da fare schifo"il vecchio alzò la sinistra e le sei lame a frusta rombarono come un tuono lontano. Le creature sembravano interdette a quel rumore improvviso, una di loro continuò a lanciare sordi richiami allla foresta e l'altra caricò a testa bassa i due guerrieri. Le lame a frusta rombarono quando la creatura spiccò un balzo verso Lao e il braccio sinistro della bestia volò via in quattro tronconi, per ricrescere quasi instantaneamente dal moncherino. La creatura ruggì spalancando le fauci. Un verso che mai la foresta aveva sentito.
Rigenerazione! Per poco quella constatazione non fece perdere la concentrazione ad Aygarth, che si ritrovò quasi a sorpresa la bestia in carica. Agì di riflesso e scoccò un affondo con lo sperone, ma all'ultimo momento la creatura scartò di lato e lo attaccò sul fianco scoperto. Aygarth dovette ringraziare i suoi riflessi per accorgersi di quella mossa e rispondere a sua volta con una falciata orizzontale. La lama sfiorò il capo della bestia, che si era abbassata all'ultimo momento per evitare il colpo; subito questa spiccò un balzo su di lui, ma non aveva calcolato il tallone dell'alabarda che Aygarth aveva immediatamente alzato in difesa. Lo ricevette sulla fronte liscia con un tonfo sonoro di ossa incrinate. La bestia barcollò all'indietro, ponendosi in distanza di sicurezza, e scrollò la testa più volte come a riprendersi. Aygarth si riportò in posizione di difesa. Le bende di lino erano zuppe di sangue, ma almeno ora si sentiva abbastanza forte da reggere l'alabarda e menare colpi sufficientemente forti da spezzare il tronco di un albero.

La seconda creatura si unì alla lotta, caricando a testa bassa Lao. Il vecchio portò le braccia dietro di sè e scagliò in avanti le dodici lame. La creatura compì una serie di scarti a destra, a sinistra e in basso così veloci che Lao appena li vide, riuscendo a superare il turbine di lame. Con un balzo fu' addosso al vecchio che solo grazie al suoi riflessi riuscì a portare le gambe in avanti nella caduta, catapultando via la bestia prima che potesse ferirlo. con un arco del braccio sinistro le lame incisero profondi squarci sul torace della creatura. Lao cominciò a mulinare gli Urmini, ogni volta che una lama toccava terra creava un solco che produceva un rumore infernale.
Aygarth e la creatura giravano in circolo studiandosi. Al ragazzo non sfuggiva il movimento continuo del naso della bestia, come se stesse perennemente annusando. Ad un tratto l'essere drizzò il tozzo collo e si voltò verso la capanna di Lao. Aygarth fece appena in tempo a realizzare le sue intenzioni che la creatura si gettò in corsa verso il nascondiglio di Astrea. Subito si gettò al suo inseguimento. "ASTREA!" urlò con quanta voce aveva nei polmoni. "CHIUDI LA PORTA! CHIUDILA!"
La ragazza sgranò gli occhi dall'orrore quando vide la creatura correre verso di lei. Serrò la porta e vi si appoggiò con tutto il suo peso. Dieci artigli penetrarono il solido legno quando la creatura vi si gettò con tutto il suo peso, scuotendo il battendo e ringhiando. Altre creature emersero dalla foresta."Aygarth salva la ragazza. SALVALA!" urlò Lao parandosi contro i nuovi arrivati, roteando gli urmini come un pazzo.
La creatura si era letteralmente avvinghiata alla porta. Aygarth sentì le urla di Astrea provenire dall'interno. "ASTREA! VIA DALL'USCIO!" La ragazza lo udì e si scostò verso la finestra, proprio mentre Aygarth caricava, alabarda in resta. Lo sperone tagliò l'aria fino a conficcarsi nella schiena della creatura. L'impeto fu tale che la porta, ormai indebolita, si scardinò. Piovvero entrambi in avanti, Aygarth sulla bestia, franando sul pavimento di legno, nel coro dell'urlo di Astrea.
Per un attimo il giovane fabbro credette di perdere i sensi: la ferita stava riscuotendo il suo tributo e benché reintegrasse le energie più velocemente degli altri, si indeboliva al loro pari. Si alzò a fatica tenendo inchiodata la bestia a terra col suo peso, ma proprio quando districò l'alabarda per darle il colpo finale, l'essere diede un colpo di reni e lo scaraventò a terra, per la gioia della sua schiena. Tuttavia, la creatura sembrò perdere interesse per lui, e si rivolse ad Astrea, che si ritrovò spalle al muro, senza possibilità di fuga o difesa.
"ASTREA!"
L'urlo di Aygarth combaciò con le mosse di entrambi. Alzò Zadris proprio mentre la creatura si gettava sulla ragazza. La lama affilata incontrò la carne del collo e vi penetrò senza alcuna difficoltà, decapitando la bestia in un sol colpo. Il corpo mutilato franò sulla ragazza, che scalciò e menò pugni alla cieca per levarselo di dosso. Il muso rotolò a qualche metro di distanza, fermandosi in un angolo e grondando sangue dall'estremità mozzata. Aygarth diede un forte calcio al corpo per allontanarlo dalla giovane e si pose in sua difesa, aspettandosi che si rigenerasse come aveva visto. Tuttavia, il cadavere rimase immobile.
Morte per decapitazione. E' l'unica...!
Un tonfo sordo, proprio sul tetto. Aygarth imprecò e tirando Astrea a sé si posizionò al centro della stanza per avere una distanza di sicurezza almeno dalle pareti. Per un attimo il dolore lo fece mancare; Astrea gridò quando lo vide cadere su un ginocchio e lo aiutò ad alzarsi.
"Come stai...?"
"Come un dio! Ma non è questo il problema, adesso."
Un rumore di unghie che grattavano, scavavano, perforavano. Entrambi guardarono verso il soffitto. Dalle travi cominciò a piovere segatura.
"Dèi e Demoni" mormorò il ragazzo sottovoce. "Qui si mette male."


Una serie di urla e rumori poco rassicuranti provenivano dalla capanna, ma Lao non aveva il coraggio di voltarsi, due creature si erano unite a quella che aveva lanciato i richiami, mentre altre due avevano corso come frecce verso casa sua, saltando sul tetto. Le braccia di Lao continuavano a mulinare i Kalari - Urmini fornendogli una protezione fatta di lame affilate come rasoi, le bestie cominciarono a girare intorno a lui come lupi voraci ringhiando e Fischiando a turno"Stanno comunicando...mettono assieme una strategia" pensò con un brivido Lao. Non poteva lasciare quel vantaggio alle creature oltre al vantaggio del numero e si lanciò per primo all'attacco. La creatura dietro di lui gli balzò addosso ma Lao giocò d’anticipo, si gettò in terra e facendo leva con le mani si gettò indietro con i piedi uniti, colpendo in faccia la bestia che crollò a terra. Le altre balzarono su Lao cercando di prenderlo ai fianchi. Il vecchio si abbassò scagliando la mancina verso la bestia, le sei lame si avvolsero attorno ad essa come spire di un serpente. Con un rapido scatto del polso si ritirarono, scorticando viva la creatura. Lao ebbe appena un attimo per rallegrarsi che sentì gli artigli della terza bestia penetrare nella sua schiena. Sfruttando il corpo del vecchio come un trampolino saltò accanto alla compagna ferita, il cui organismo si stava rigenerando a velocità incredibile. Lao si rialzò immediatamente."E' ovvio che voialtri non sapete contro CHI VI SIETE MESSI." urlò il vecchio mentre la terza creatura, ripresasi dal colpo di Lao si rialzava. Il vecchio allargò le braccia, dalla foresta si sentì un rumore di rami spezzati mentre un grosso masso, pesante quasi cinquanta chili volava sul torace della creatura che lo aveva ferito. Lo slancio mandò in acqua pietra e bestia. "Telecinesi. Adesso vediamo quanto ci mette a rigenerarsi." disse Lao maligno mentre si metteva in guardia fronteggiando le due creature rimaste.




Carnival saettava fra un albero e l'altro, muovendosi sicura fra le tenebre della foresta come soltanto una figlia della notte può essere. Nonostante l'esito positivo della sua solita caccia notturna la vampira non era soddisfatta, da troppo tempo non assaggiava il sapore del sangue umano ed era costretta ad accontentarsi degli animali che catturava e le cui carcasse dissanguate solitamente riportava ad Astrea. Carnival sorrise fra sé ripensando alla sua sorella di sangue. Le piaceva che la ragazza condividesse il suo cibo
La vampira era ormai arrivata nei pressi della capanna di Lao quando si bloccò all'istante...rumori di battaglia, rumori di lotta, spezzavano il silenzio della notte. Carnival digrignò i denti...chiunque avesse attaccato il suo rifugio, minacciato la sua bloodsister sarebbe morto quella notte, uomo o bestia che fosse.
Quando emerse dalla foresta nella radura dove si ergeva la dimora del suo maestro Carnival si trovò davanti uno spettacolo che non vedeva da un intero anno...tre creature grottesche dalla forma solo vagamente umanoide stavano assalendo Lao ma grida di guerra provenivano anche dalla casupola dove presumibilmente Astrea stava combattendo per la propria vita.
La negromante fremette...soltanto un anno prima si sarebbe gettata nella mischia senza pensarci due volte, come una belva infuriata ma ora invece si prese qualche istante per studiare la situazione.
“Controllo” mormorò ripetendo le lezioni che Lao aveva cercato di inculcarle nella testa per mesi“Controllo. Il mio corpo è un'arma, la mia mente è la mano che la impugna. L'arma è forte solo se la mano è forte. Si. Si.”
Doveva aiutare Lao, poi, insieme, avrebbero salvato Astrea. Non avrebbe risolto nulla gettandosi allo sbaraglio. Con calma deliberata la vampira puntò una mano contro una delle creature e mormorò le parole dell'incantesimo negromantico che avrebbe risucchiato la sua vita dal corpo.
Nulla accadde.
Carnival rimase sbalordita...lei aveva il Potere “Cosa succede? Io non capisco” si lamentò. Ripetè l'incantesimo ma anche stavolta non accadde nulla e intanto le creature si erano ormai accorte del suo arrivo e si stavano preparando ad affrontarla.

Come se rispondessero ad un richiamo le creature che fronteggiavano Lao voltarono di scatto la testa verso la nuova arrivata. Gli occhi del vecchio saettarono in quella direzione e un sorriso storto gli si dipinse in faccia."Mia allieva, vediamo se riesci ad applicare quelle quattro cosette che ti ho insegnato"furono le sue parole mentre dietro di lui la bestia gettata dal masso in acqua riemergeva dal lago con un balzo ed un ruggito. Questa scattò contro il vecchio mentre le altre due corsero verso Carnival."Non così in fretta" fu' l'urlo di Lao seguito dallo sferzare dell'Urmini mancino. Una delle creature si trovò prigioniera delle lame flessibili. Con una rapida torsione del busto Lao allungò la gamba destra e smorzò lo slancio della terza creatura con un calcio nel petto, facendola ruzzolare in terra. Mentre tratteneva una bestia con la sinistra cominciò a flaggellare con il kalari - urmini libero la creatura a destra."Mi...hai...fatto...male...dove...diavolo...è...la...vostra...educazione." ogni parola era accompagnata da una sferzata che squarciava la carne della bestia, che si dimenava in cerca di difesa contro quelle sei velocissime lame.

"Astrea, stai... dietro di me. Non ti allontanare... hai capito?"
Aygarth aveva il fiatone. Era di nuovo debole, e gli era venuta improvvisamente la voglia di stendersi e dormire. Il senso di frustrazione per non riuscire a fronteggiare quelle creature come voleva davvero era però una sensazione più forte. Non capiva perché la Forgia non funzionasse contro di loro, benché la loro intelligenza gli facesse supporre che avessero un'anima, per quanto primordiale.
Il soffitto scricchiolò. Astrea ebbe la tentazione di porsi nuovamente spalle al muro. Aygarth le afferrò il braccio e la strinse a sé. "Stai..qui!"
Lei mormorò qualcosa che non comprese. Solo quando lo ripeté il giovane poté sentirlo. "Carnival! E'... vicina! La sento! Devo andare da lei!"
"STAI..."
Con uno schianto, il soffitto cedette. Aygarth era stato distratto da Astrea e non era pronto ad affrontarla come avrebbe voluto, tuttavia dovette ringraziare i suoi riflessi per non essere sopraffatto. La bestia si catapultò dentro la casupola, e il giovane fabbro ebbe la prontezza di alzare l'alabarda a incontrarla. La bestia venne letteralmente impalata sullo sperone, a causa della forza di gravità e dell'impeto del salto. Pesava terribilmente e Aygarth si chiese come diavolo facessero a muoversi così agilmente, prima di puntare il tallone dell'arma al suolo e scagliare la creatura contro una finestra, che andò in frantumi. Sapeva però che era tutt'altro che fuori combattimento: avrebbe dovuto mozzarle la testa, solo così l'avrebbe uccisa definitivamente.
"ATTENTO, AYGARTH!"
L'avvertimento di Astrea giunse troppo tardi. Aygarth comprese di aver commesso l'errore di pensare che ci fosse solo una creatura sul tetto. Una seconda gli balzò addosso, rovinandogli sulla schiena, proprio come aveva fatto il proprio simile nella fucina. Il dolore esplose nelle membra di Aygarth, che stavolta agì per puro instinto: anziché cercare di scrollarsi di dosso il parassita, si lasciò cadere all'indietro, preparandosi mentalmente al male che ne sarebbe derivato.
Il lampo di dolore accecante per poco non lo fece svenire, ma funzionò. Si udì chiaramente lo schiocco delle ossa dell'essere che si incrinavano a causa dell'impatto e dello stesso peso del ragazzo che gli era franato addosso. Aygarth cercò immediatamente di districarsi, ma non aveva neanche fatto a tempo a sciogliersi dalla presa che la bestia gli fu di nuovo sopra. Il giovane fabbro riuscì a frapporre Zadris tra lui e quelle mascelle fameliche. I denti si chiusero sull'asta, rovinandola; squarci sanguinolenti comparirono simultaneamente sulle braccia del ragazzo. Rimasero avvinghiati sul pavimento, ognuno cercando di vincere la forza dell'altro, mentre Astrea gridava aiuto disperatamente.

Un sorriso sbilenco si dipinse sul volto della vampira alle parole di Lao “Io ho imparato, io sono brava” mormorò fissando la creatura che le correva incontro, l'enorme mascella spalancata e sbavante. Quando l'essere le fu quasi addosso Carnival spiccò un balzo caprioleggiando su sé stessa ed atterrando alle spalle del mostro. Questi si voltò di scatto, giusto in tempo per incassare in pieno un calcio laterale che lo fece barcollare stordito per un attimo.
La creatura non si diede comunque per vinta, scrollò la testa con un gesto incongruamente umano e ripartì in avanti cercando di afferrare la vampira in modo da averla alla protata della sua impressionante dentatura, senza però avere alcun successo..Carnival infatti evitò gli attacchi del msotro balzando di volta in volta indietro o di lato, e sempre sfruttando i momenti in cui l'assalitore era sbilanciato per sferrare un pugno o un calcio.
“Ti sei divertito abbastanza” mormorò la vampira dopo che l'ennesimo attacco della creatura era andato a vuoto “ora tocca a me giocare un pò”
con queste parole Carnival passò dalla difesa all'attacco...afferrò il braccio della creatura quando questa cercò di afferrarla per l'ennesima volta e voltandosi fulmineamento lo spezzò facendo leva sulla propria spalla. Poi girò di colpo su sé stessa per infiliggere al mostro un pugno alla nuca seguito a breve distanza da un altro pugno al ventre. Infine alzò la gamba destra in verticale e la calò sul cranio dell'essere fratturandone la calotta cranica e mettendolo, almeno per un po', fuori combattimento.

La creatura si rimise in piedi sotto i colpi di Lao, nonostante le orribili ferite. Con un digrignare di denti lanciò un gutturale ringhio verso l'uomo."Mi sfidi a colpirti, ti accontento." fu la risposta di Lao che cominciò a roteare le lame sopra la sua testa, producendo un sibilo metallico inquietante. La creatura sembrò capire quello che stava facendo il vecchio e si lanciò contro di lui correndo ventre a terra."Troppo tardi" pensò malignamente Lao abbassando la destra che roteava a gran velocità. Le braccia tese dela creatura furono investite dalle lame turbinanti, venendo ridotte a brandelli. Lao si accontento per il momento di averla fermata e rivolse la sua attenzione all'altra, ancora bloccata dalle lame mancine attorcigliate attorno al suo corpo. Con uno scatto del polso destro di Lao altre sei lame la imprigionarono, bloccandogli testa, gambe e braccia."A volte anche gli asceti debbono fare macelleria" sbuffò Lao allargando le braccia e portando le impugnature dietro la schiena, accompagnando quel gesto con un urlo, dovuto più alle ferite sulla schiena che allo sforzo. La creatura si contorceva in quell'abbraccio metallico ululando di rabbia. Al movimento di Lao le ame si srotolarono scivolando sulla pelle grigio cadavere, aprendo solchi profondi. Quando le lame si srotolarono del tutto gambe, braccia, testa e torso della bestia finirono rotolarono sull'erba separate una dalle altre. Lao si girò ansimando verso l'altra creatura, le cui braccia si erano quasi del tutto rigenerate."Tocca a te."


I denti affilati sfioravano ormai il suo volto. La forza della creatura era nettamente superiore alla sua e stava vincendo il contrasto. Aygarth gemette, sicuro che sarebbe bastato un semplice scatto delle mascelle per strappargli via la faccia.
"Ast..rea..scap...pa.." mormorò. La ragazza era tuttavia talmente sconvolta che non riusciva a reagire. La bestia continuava a spingere, artigliando il legno del pavimento pur di darsi maggiore slancio. Il giovane strizzò gli occhi per lo sforzo. Non riusciva a districare l'arma per reagire, e senza la Forgia, si sentiva impotente. La creatura continuava ad addentare l'alabarda, scavando solchi su solchi nel metallo e, di conseguenza, aprendo ferite su ferite sulle sue braccia.
Zadris... a..iu..ta..mi..
L'alabarda era muta, come se anche lei fosse provata da quello sforzo estremo. Anche Aygarth si sentiva strano. Svuotato di ogni energia, come se avesse un masso sul petto che gli impediva quasi il respiro. Ben presto le braccia cominciarono a cedere, mentre le mascelle si avvicinavano sempre più. Sentiva il caldo alito fetido della creatura, la sua bava che gli inondava il torace, mentre il sangue che sgorgava dalla sua schiena tingeva di rosso il legno del pavimento...
Un grido, un impatto.
Aygarth se ne rese conto solo qualche minuto dopo, quando la bestia mugolò di dolore e abbandonò la presa sull'alabarda. Astrea si era gettata su di lei e con il pugnale aveva reciso i legamenti artificiali che ne sostenevano la mandibola, la quale ora penzolava, inservibile, come un arto monco.
"Andiamo...! Andiamo!" lo spronò lei, quasi in lacrime, cercando di tirarlo su. Aygarth si alzò a fatica, sentendo un po' di vigore ritornare nelle membra.
Uccidila! Ora!
Non se lo fece ripetere. Alzò l'alabarda con tutte le energie di cui disponeva e la fece calare. La lama spaccò ossa, carne, cartilagine e aprì il cranio del mostro, che si divise in due sgorgando nero icore. Aygarth portò l'arma in posizione orizzontale e con una falciata completò l'opera, mozzandogli la testa che andò a fare compagnia a quella del suo predecessore, mentre il resto del corpo si accasciava al suolo, senza più vita.
Un ringhio, da fuori, distrasse entrambi.
Benché faticasse persino a mettere a fuoco, Aygarth si trascinò fino all'ingresso. Scorse la figura di Lao che, imbracciando quelle sue strane fruste, stava fronteggiando un'altra bestia. Più in là vide qualcun altro, e quando la riconobbe, trasalì. Era Carnival. Il bruciore che sentì nel cuore gli fece più male delle ferite che aveva addosso: vecchie cicatrici si riaprirono, come ustioni infette, ricolme d'odio e rabbia che tracimavano anche solo alla vista.
Un guizzo, e vide qualcosa muoversi dietro di lei. Uno dei mostri che la Vampira doveva aver abbattuto si stava rialzando in piedi, rigenerandosi rapidamente. Non visto dalla sua preda, era pronto per eseguire il suo balzo.
Aygarth protese il braccio armato all'indietro, inarcò il corpo e lanciò. Zadris sfrecciò come un enorme giavellotto. Carnival ebbe solo la percezione di un bagliore metallico, l'aria che veniva spostata a pochi pollici dalla sua guancia, dopodiché ci fu solo l'urlo della bestia che, centrata in pieno dallo sperone, veniva scagliata all'indietro.

Carnival si voltò di scatto nel sentire il verso orribile emesso dalla creatura colpita da Zadris.
“Non sei ancora morto? Lo sarai presto...oh, si lo sarai. Ma prima...” la frase rimase in sospeso ma quali fossero le intenzioni della vampira fu presto evidente. Per prima cosa strappò a viva forza i tendini artificiali che muovevano la spropositata mascella del mostro (imitando inconsapevolmente Aygarth) e dopo averla resa innocua le azzannò la gola, dando sfogo alla brama che aveva faticosamente represso per tutto quel tempo. Non si accontentò di bere il sangue che scaturiva dalla ferita. La vampira squarciò la gola della sua vittima, squarciando e lacerando la carne fra le strida di dolore della cratura.. Infine, quando fu sazia, la vampira afferrò i lati della testa del mostro e la torse fino a strapparla dal torso che ricadde al suolo, scosso da un paio di violente convulsioni prima di rimanere, finalmente, immobile.
I mostri superstiti a quel punto abbandonarono l'attacco, formarono rapidamente un gruppo compatto e fuggirono, scomparendo tosto fra le ombre della foresta...la vampira non ritenne di doverli inseguire. Invece, camminò lentamente nella direzione da cui aveva veduto il fabbro fino a quando due paia di occhi grigi si fissarono l'un l'altra con intensa ostilità a dispetto del fatto che avessero combattuto dalla stessa parte fino a un secondo prima.
Infine Carnival rivolse un sorriso storto, irridente al fabbro. Il sangue della creatura che aveva ucciso in maniera tanto cruenta le lordava il suo volto e gli abiti dandole un aspetto demoniaco nella luce pallida della luna e delle stelle.
“Ben ritrovato, Aygarth della Forgia” disse piano “E' un vero piacere incontrarti di nuovo...”

Le braccia di Lao caddero inerti ai fianchi quando vide le creature fuggire. Si mise in ginocchio riprendendo fiato mentre il sangue sgorgava dalle ferite sulla schiena imbrattando la bianca tunica e gocciollando in terra."Non succederà niente, non abbiamo sentito niente...dannati gli dei che nervi."disse tra sè a bassa voce prima di riuscire a rimettersi eretto."CARNIVAL. Prima dammi una mano poi i convenevoli. Dove diavolo eri brutta sanguisuga castana mentre noi eravamo sotto assedio?"


"Accidenti... un centro perfetto!" si lasciò sfuggire Astrea, nel vedere il lancio effettuato da Aygarth. Abbracciò il braccio del giovane fabbro con gratitudine. "L'hai salvata... grazie...se non fossi intervenuto avrebbe potu..." Si interruppe quando il giovane la scostò bruscamente. Aygarth si voltò verso di lei, cupo in volto.
"Che diavolo...stai dicendo?" mormorò con voce roca. "Ho...sbagliato...mira..." Tornò a guardare verso Carnival. Tutto tremolava davanti ai suoi occhi, tutto era sfocato. "E' che non... non vedo molto...molto..." Stese una mano tremante per richiamare l'alabarda. Sarebbe bastato un semplice movimento autonomo dell'arma, un solo guizzo in direzione della schiena della Vampira, e avrebbe avuto la sua vendetta...
Il dolore lo spezzò in due. Troppa fatica. Vuoto, senza forze. Ebbe la sensazione di cadere nel nulla. Una sensazione strana...e altrettanto strano e istintivo fu il suo mentale richiamo d'aiuto, pensato come fosse una promessa di salvezza. Un nome che avevano invocato una sola volta, lui e Zadris, quando erano entrambi a un passo dalla morte.
Lo..gan..
Quasi subito il braccio si abbandonò e lui stramazzò nell'erba come un albero segato, a faccia in giù, sordo alle grida di Astrea che lo chiamava a gran voce.

La ladra gridò nel vedere il ragazzo accasciarsi e perdere i sensi “Aygarth!! Aygarth!” chiamò più volte ma il fabbro non le rispose. Carnival dal canto suo rimase immobile, squadrando spassionatamente il fabbro, indugiando in particolare sulla ferita alla spalla. La vampira si leccò le labbra come se avesse di fronte una leccornia particolarmente deliziosa.
Dopo un momento di esitazione la negromante si chinò in avanti e Astrea, vedendola, temette che stesse per fare qualche pazzia “Carnival..” cominciò a dire ma subito si accorse che l'obiettivo della mano tesa della negromante non era il fabbro privo di sensi ma lei, Astrea. Le dita della vampira sfiorarono lievemente il volto della ladra asciugandone le lacrime , gentili, incoraggianti.
“Non essere triste sorellina” disse Carnival “Lui è vivo, sì lo so, lo sento. Solo svenuto” guardò ancora la ferita del ragazzo e un lampo di desiderio balenò nei suoi occhi ma la vampira si controllò reprimendo i suoi istinti quasi senza sforzo. L'effetto dell'addestramento di Lao, pensò Astrea con un impeto di riconoscenza verso il vecchio.
“E' una ferita profonda. Va chiusa” commentò prima di rialzarsi e incamminarsi lentamente verso il suo maestro.
“Avevo da fare.” gli rispose “Io sono Carnival”.
"E non voglio finire questa frase o risulterei un cafone." rispose prontamente il vecchio. Si appoggiò alla spalla della vampira e con il suo aiuto si avviò verso la capanna, osservando lo sfacelo dell'abitazione sconfortato."Astrea mia cara, porta dentro il ragazzo e rinnovagli la fasciatura, io ho bisogno di sedermi." si rivolse a Carnival."Quelle...cose potrebbero tornare e noi dobbiamo andarcene da qui. Tra qualche ora sarà l'alba."gli disse mentre il gruppo entrava in casa. Lao rialzò una sedia da terra e vi crollò sopra."Sotto il letto c'è un cassettone con qualcosa per te. Prendilo ci servirà" disse con un sorriso storto. La vampira tirò fuori la scatola di legno e l'aprì: all'interno vi era un mantello di cuoio con cappuccio e un velo per coprire il volto."Astrea ha avuto l'idea e io le ho procurato il materiale. Con quello puoi viaggiare alla luce del sole senza grandi impedimenti. Buon compleanno...mese di piu', mese di meno."

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MessaggioInviato: Gio Mag 27, 2010 10:38 pm Rispondi citandoTorna in cima

[Quella stessa notte]
Una figura incappucciata attraversò indisturbata i cancelli cittadini che era ormai notte inoltrata, con la città totalmente immersa nel caos dovuto all’incendio che arrossava il cielo visibile già da qualche miglio fuori città. Un fagotto sulle spalle dall’aria piuttosto pesante e una lancia usata per accompagnare il passo affaticato dai precedenti giorni di viaggio.
Man mano che si inoltrava nella città l’aria si faceva sempre più pesante e, finalmente giunto alla piazza del mercato si decise a fermare un passante con un secchio vuoto che, come tutti gli altri, accorreva dai pozzi e le fontane verso l’ala della città consumata dal rogo.
“Dov’è la bottega del fabbro?” gli chiese afferrandogli un braccio con stretta vigorosa. Quello fu costretto a fermarsi e decise di rispondere con garbo alla vista del suo interlocutore.
“E’ quella che sta andando in fiamme, quello sbarbatello del fabbro deve aver lasciato la fucina accesa o s’è ubriacato. Lo sa Varda che diamine è successo ora mollami però!”
Il guerriero strinse per un attimo la presa sul braccio. “Non ho finito. Del ragazzo ci sono notizie?”
“Non ne ho idea amico, quel posto brucia più dei sette inferi, maledizione! T’ho detto di lasciarmi, e vedi di renderti utile anche tu invece di fare domande!”
Galdor mollò la presa spingendo un po’ il popolano e si allontanò lasciandolo senza una parola di più. Lo udì distintamente lamentarsi e mandarlo al diavolo ma non se ne curò anzi accelerò il passo verso le fiamme e la calca.
Le persone armate di secchi e panni in tessuti pesanti si rincorrevano e spintonavano cercando di spegnere le fiamme e più di una volta il guerriero fu costretto a farsi largo a spallate per cercare di raggiungere la fucina di Aygarth.
“Che sarà successo? Ci credo ben poco che abbia combinato un casino così grosso tutto da solo…” intanto erano di questo genere i pensieri che si affollavano nella sua mente e lo fecero scoprire in apprensione per la salute dell’amico.
Quando giunse infine davanti all’edificio le fiamme si elevavano decisamente più in alto di tutte le altre case del circondario probabilmente agevolate dalle scorte di legname ben asciutto e conservato sul retro dell’edificio.
Sulla lato sulla strada c’erano già parecchie squadre all’opera e altre in quello sul retro, fu ciò che notò il guerriero ad una prima occhiata.
“Che ne è stato del ragazzo?” domandò nuovamente a quello che sembrava il direttore delle manovre e che non smetteva di indirizzare le persone in più punti in modo da arginare le fiamme meglio che potevano.
Questi lo guardò squadrandolo dall’alto in basso poi si decise a rispondergli senza smettere però di intercalare qualche indicazione tra una frase e l’altra.
“Non lo so… Ehi! Tu e l’altro sul retro! Voi tre girate dall’altro lato! Da qui non è uscito proprio nessuno… Veloci con quei secchi o va a fuoco tutta la città, dannazione! Se stava dormendo deve essere morto asfissiato o carbonizzato, c’è ben poco da fare ora però lasciami lavorare che sono visibilmente impegnato!”
Detto ciò si diresse verso alcuni membri della milizia che spegnevano le fiamme “Usate quei secchi come delle signorine! L’acqua alla base del fuoco, non sulle fiamme alte!”
La tentazione di entrare dentro per indagare sulle sorti di Aygarth era forte, in fondo le fiamme non lo avrebbero minimamente sfiorato, ma decise che era però più utile fare un giro intorno all’edificio che esporsi di fronte alle decine, forse un centinaio, di persone che si accalcavano. Non dovette completarlo del tutto che si accorse che una porzione della parete laterale era ceduta, forse a causa delle fiamme, in un lato più appartato della casa.
”Ora o mai più!”
Si gettò tra le fiamme dopo aver respirato profondamente e aver preso una boccata d’aria che gli aveva riempito i polmoni.
Anche se le fiamme non lo uccidevano i fumi che producevano avevano ancora il potere di asfissiarlo, soprattutto in luoghi chiusi come un edificio in fiamme.
”Aveva ragione quel popolano, mé£$@! Qui brucia peggio dei sette inferi” pensò d’istinto appena dentro.
L’aria tremava per il calore e, dove le fiamme erano più intense, non si riusciva a distinguere nulla. Si portò verso il retro ma lì le scorte di legname accatastate bruciavano come una pira funebre anche se non gli impedivano il passo le fiamme alte rendevano comunque inutile un’ispezione e data ben misera disponibilità di fiato non vi si inoltrò.
Dopo secondi che sembravano infiniti scorse la porta che portava alla camera da letto di Aygarth. Il giaciglio era un grande falò di coperte e assi di legno ma sul letto non c’era traccia del corpo del ragazzo così come nelle rastrelliere e nelle pareti nessuna traccia di Zadris, della quale, era sicuro, non si sarebbe mai separato.
”Qui non c’è nessuno per fortuna, ora torniamo fuori!” si disse con un certo sollievo.
Avvicinatosi ad una delle finestre si sporse per prendere fiato e tornò dentro buttandosi a capofitto tra fiamme.
Ora che osservava meglio la fucina qualcosa colse la sua attenzione. La parete collassata verso l’interno, così come le imposte delle finestre e la porta d’ingresso, altri fori nei muri e tracce molto strane nel pavimento.
Vi si avvicinò e si chinò a tastarle. Aveva qualche dubbio, ma quello che c’era a terra poteva essere con buona probabilità sangue anche se il colore lasciava intendere che non fosse del tutto umano.
”Eh già, nei guai ci si ficca sempre in compagnia quel ragazzo, mai da solo”Constatò.
Un rumore sopra la sua testa ed ebbe il tempo esatto per spostarsi prima che una delle travi che sorreggevano il soppalco crollasse carbonizzata e in fiamme.
”Fuori di qui!”
Con un colpo d’occhio individuò il foro da cui era entrato e vi si fiondò. In un attimo era fuori e tossendo lasciò che i polmoni si riempissero di aria. Si disperse tra i vicoli; doveva essere successo qualcosa, ma era inutile indagare adesso, per ora doveva trovare un posto dove passare la notte anche se ormai volgeva al termine.

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MessaggioInviato: Gio Mag 27, 2010 10:55 pm Rispondi citandoTorna in cima

[Alba]

Il gruppo si muoveva silenziosamente in fila indiana attraverso la foresta. La prima luce dell’alba riusciva a malapena a superare l'intricato tetto di rami e foglie sotto cui si muoveva il gruppo. Nessuno sembrava avere voglia di parlare e da come si muovevano sembrava che la marcia pesasse come un macigno su di loro."Fermiamoci un attimo. La schiena mi brucia." disse Lao sedendosi lentamente su di una grossa pietra, sentiva il torace e la schiena compressi dallo stretto bendaggio. Abbracciò con lo sguardo Astrea Carnival e Aygarth con occhi stanchi. Proprio al ragazzo lanciò una borraccia piena d'acqua."Tu come ti senti? Ah tanto per fartelo sapere...mi devi una capanna nuova."
Aygarth accettò da bere senza una parola. Guardava la borraccia per non guardare alla sua sinistra. Carnival. Al suo risveglio c'era voluto l'intervento di Astrea per evitare che le saltasse addosso. Doveva aspettare. Rimandare. A quando fossero soli, e senza nessuno a disturbarli. E soprattutto, a quando fosse del tutto ristabilito: la ferita si stava chiudendo lentamente, ma non voleva sforzarla troppo.
"Prenditela con i Mietitori, non con me" replicò, lapidario. "E poi... non è colpa mia se porti una scalogna tale che anche i gatti neri scappano alla tua vista. Ogni volta che hai un presagio, si avvera. Non è che li attiri tu?" Cercava di essere scherzoso, ma non gli riusciva. La Forgia divampava in lui, in Zadris, senza che potesse farci alcunché. Avrebbe voluto obbedirgli e manovrare l'alabarda, colpire e colpire fino a nobilitare l'espressione "fare a pezzi". Sapeva che era l'unica maniera per uccidere un vampiro e, con l'arma che aveva a disposizione, non era difficile.
“La tua capanna era uno schifo” disse Carnival, la voce attutita dal paludamento informe che Lao le aveva dato e che al momento era l'unica cosa che la proteggeva dal finire arsa viva dalla luce del Sole. Avvolta da capo a piedi nel pesante tessuto, le mani guantate e il cappuccio, dotato di velo, calzato sul viso la vampira non sembrava neppure più una donna “piccola, brutta, sudicia...degna al massimo di mezza moneta di rame” proseguì. Non occorreva un genio per vedere che era profondamente a disagio...i suoi istinti le urlavano di trovare un luogo buio dove rifugiarsi, magari con una preda umana da dissanguare, preferibilmente l'odioso umano che le stava al fianco.
"Controllo ragazza. Conta fino a dieci, respira e rilassati." le rispose prontamente Lao prima di chiudersi in uno stanco silenzio. Sapeva come si sentivano i suoi compagni e non dette nessun peso alle parole della vampira."Dobbiamo rientrare ad Athkatla. Non possiamo rimanere in questa foresta a nasconderci. Quelle...creature sono cacciatori dannatamente abili. E in città possiamo trovare qualche informazione."disse infine chiudendo gli occhi e aspettando la risposta alle sue parole."Dobbiamo cooperare e mettere a punto una strategia"
"E a chi vorresti estorcerle, le informazioni?" Aygarth passò la borraccia ad Astrea. La spalla gli faceva male e ciò non gli migliorava il carattere. "Hai visto anche tu il casino di ieri sera. Senza contare che guardiani e borgomastri non avranno né mosso un dito, né messo il naso nella faccenda." Appoggiò il capo al tronco del grosso faggio accanto al quale era seduto e carezzò l'alabarda che vi aveva posato. La sentiva tremare, e cercò, con quel contatto, di tranquillizzarla. Nella mente dell'arma c'era solo il nome di Carnival e dovette lottare anche con se stesso per non lasciarla andare. "Sto pensando a Honoo. E' ad Athkatla, lo sapevi? Non so se lui sa qualcosa più di noi. In tal caso sarebbe meglio riuscire a raggiungerlo."
"Io non respiro" borbottò stizzosamente la vampira spostando a destra e a sinistra il suo sguardo velato. Lao la fulminò con lo sguardo prima di rivolgere di nuovo lo sguardo su Aygarth."Ho una teoria. Qualcuno deve sapere il perchè è successo quello che è successo alla tua forgia. Troviamo questo qualcuno, risaliamo tutti gli anelli della catena" il vecchio sfoggiò un sorriso luciferino che provocò emozione tra gli ascoltatori." E cominciamo a fare domande. Una due tre volte. Dalla quarta in poi cominciamo a spezzare dita delle mani, e troviamo qualcosa."
“Il loro sangue. Oh si, il loro sangue, per me” mormorò la vampira in tono basso e minaccioso ”Le domande si possono fare anche dopo. I Morti rispondono, più dei vivi se si sa come domandare.” lo sguardo velato di Carnival si fermò su Lao “Ci sono metodi, ci sono vie, per chi sa dove guardare. Io lo so, tu lo sai.”
Lao fissò per un tempo che sembrò infinito alla vampira."Te l'ho detto un anno fa e te lo ripeto ora se sei dura di memoria mia allieva."disse infine con tono duro."Niente salassi ai passanti." sottolineò le parole con un veloce gesto della mano."Abbiamo due domande a cui dare risposta. Come entriamo in città in incognito e come contattiamo Honoo...sempre che sia vivo e che sia ancora ad Athkatla." aggiunse in tono sfiduciato.
Si rialzò lentamente, con un grugnito e si rivolse ad Aygarth."La tua spalla come sta?"
"Passerà. La fasciatura regge, diamogli tempo. " Si passò una mano sul volto. "Non sappiamo nemmeno se Honoo sia stato coinvolto in questa faccenda. Non preoccupiamoci anzitempo... sa comunque il fatto suo, anche se ha preferito il mestiere del cerusico" proferì. "Per quanto riguarda l'entrare in incognito... non so nemmeno se dopo quanto accaduto ieri ci saranno controlli più massicci. In ogni caso, non è prudente girare armati. Dopo un vespaio del genere, ce le sequestrerebbero prima ancora di varcare i cancelli, e io non ho intenzione di lasciare Zadris nelle mani di chiunque." Guardò Lao di sottecchi. "Possiamo andare io e te in avanscoperta."
"Lasceremo le armi ad Astrea e Carnival. Ed entreremo dalle fogne. Ci sono dei canali di scolo che attraversano le mura." sorrise sardonico al pensiero."Non credo che lascino le pattuglie nella feccia, quindi potremmo entrare facilmente...speriamo" congiunse le braccia sospirando. Detta così sembrava una passeggiata ma poteva andare male qualunque cosa in qualunque momento con conseguenze spiacevoli. Si avvicinò alla vampira dando le spalle al giovane."Ce la farai a non creare un casino mostruoso se mi allontano una mezza giornata?" chiese paternamente.
Il sorriso sbilenco della vampira era inconfondibile, anche attraverso i molteplici veli che le schermavano il viso “Mi piacciono le feste movimentate” disse in tono ironico “Ma non qui, non adesso. Odiosa, maledetta luce.”
“Mentre vi aspettiamo cercheremo un luogo riparato” intervenne Astrea “ci sarà pure una grotta o una casupola abbandonata o qualcos'altro....un posto dove Carnival possa ripararsi e riposare mentre voi entrate in città”
"Va bene." Aygarth afferrò l'alabarda e la strinse nei palmi. "Zadris." Un lieve chiarore sulle rune. Il ragazzo rimase immobile, ma ci fu un mutamento nei suoi occhi, che divennero a specchio. Le rune baluginarono un paio di volte, mandando calore, poi si spensero. Aygarth si alzò in piedi e consegnò l'alabarda nelle mani della giovane. "Le ho ordinato di proteggerti" le disse. "Se dovessi essere attaccata, impugnala, e lei ti aiuterà. Non avere paura di non avere mai usato un'arma ad asta in vita tua: ci penserà lei a lottare al tuo posto. Ti difenderà." Un guizzo nei suoi occhi. "Te. E te soltanto."
“Non che ce ne sia bisogno” disse la vampira e Lao notò che mentre parlava Carnival stava aprendo e chiudendo le mani, lentamente, ripetutamente come se quel gesto avesse suscitato in qualche modo la sua ira.
Come in effetti era. Lei aveva promesso di proteggere Astrea, Lei l'avrebbe difesa. Non c'era bisogno di nessuna arma incantata, di nessun artificio, di nessun aiuto e in modo particolare non del suo aiuto.
“Pensa a proteggere te stesso, Cosa Vivente” aggiunse con aria di sfida.
Lao si volse verso Est dando le spalle agli altri."Aygarth andiamo. Sento un certo bisogno di sfogarmi, e anche tu scommetto." disse infine senza voltarsi."Carnival, Astrea. Siete state due ottime allieve, torniamo presto."
“E tu un buon maestro, anche se sei un gran bastardo” disse Astrea con un sorriso che mascherava solo in parte la sua preoccupazione per i due compagni.
“Lo sarai ancora” disse invece la vampira abbassando il capo in quello che poteva essere un saluto. Non era chiaro se la vampira intendesse dire che sarebbe stato ancora un buon maestro o un gran bastardo, pensò Lao. Tipico di Carnival.
"Non cominciate con gli addii strappalacrime" li rintuzzò Aygarth. "Torneremo. Astrea!" Lei si voltò dalla sua parte. "Zadris saprà se ci è accaduto qualcosa. Ascoltala. E se non dovessi sentirla più, prendete le vostre cose e andate via da qui. Significa che i Mietitori sono già sulle vostre tracce." Scoccò uno sguardo alla Vampira, il primo da quando si era svegliato. E non era amichevole. "Ma non credete che ci facciamo ammazzare tanto facilmente. Ci sono molte cose in sospeso, ancora, da fare."
"Bando alle chiacchiere." proruppe Lao con forza, per scacciare quel clima pesante. Si lanciò in corsa verso est."Adesso questo vecchietto ti lascia dietro a mangiare la polvere ragazzino." disse dietro di sè correndo a lunghe falcate. Aygarth lo affiancò dopo un centinaio di metri e corsero di buon passo in direzione della città, fermandosi solo il necessario per rifiatare e far tacere il dolore delle ferite.
“Sarei delusa se ti facessi ammazzare così in fretta Aygarth della Forgia...così delusa. Io non ti auguro buona fortuna ma, sì, ritorna. Ritorna. Io aspetterò.” concluse Carnival in tono sinistro cominciando ad incamminarsi insieme ad Astrea. Prima che le due figure sparissero alla sua vista la vampira si voltò un'ultima volta a guardarli “Aspetterò te.”

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MessaggioInviato: Gio Mag 27, 2010 11:36 pm Rispondi citandoTorna in cima

[nel frattempo... ]

L'armatura faceva male. Male. Male. Rimasticava quella parola piu' e piu' volte, ormai aveva quasi perso di senso per lui... In giro vedeva gente che gemeva di dolore per ogni piccola cosa, per essersi punta con un ago, per essere inciampata... e allora non poteva che chiedersi cosa avrebbero fatto provando quello che provava lui ogni ora di quella che non osava chiamare vita.
Gli ultimi giorni, se possibile, erano stati ancora peggiori, con quelle....cose....che lo seguivano ininterrottamente. Le regole che lo legavano all'armatura erano molto precise, sottili, e dai diversi significati... Una fuga non era un combattimento, lui non era in grado di ingaggiar battaglia con quegli esseri, in quanto non era propriamente in combattimento.
Per questo scappare era l'unica via, ma quando correva i bulloni bruciavano come lava nelle sue ossa, e il cuore batteva forte, troppo forte,non era normale... la milza gli stava per scoppiare, e stava correndo da cinque minuti scarsi.
Sapeva che a momenti sarebbe caduto nel fango della foresta, lo sapeva e non poteva evitarlo. Doveva fermarsi. Solo un momento, avrebbe ripreso subito, si', non c'era altra possibilita'. Si fermò ansimando vicino ad una grande quercia. Un urlo squarciò la notte, un urlo non umano, poco ma sicuro.
"Ecco, mi ci mancavano i mostri della foresta", penso' sconsolato Mentheler, mentre riprendeva a correre. Ma ormai era allo stremo, non aveva possibilita' di scampare, e quel che era peggio non aveva idea del perchè. Del perchè di tutto questo, non c'era uno stramaledetto motivo a quelle cose, alla sua fuga disperata.Era lì,nel bosco, a pensare sconsolato all'armatura quando qualcosa di grigio e curvo aveva attraversato il suo campo visivo. Si era alzato, spaventato, pensando a un lupo o qualcosa del genere, quando dalla boscaglia era spuntata una di quelle cose. E da li' era iniziata la fuga.
Ora che ci ripensava non sapeva spiegare perchè non aveva impugnato Lethannon e non aveva ingaggiato battaglia, ma era andata cosi'. La paura di esser stato sopreso in quel momento di debolezza era stata troppo forte.
E ora correva, ma non a lungo,anzi non piu'. Era disteso a faccia in giu' sull'umida terra della foresta, aspettando l'inevitabile. Ma urla, questa volta umane, e grida di avvertimento lo svegliarono.
Faticosamente,si alzo' e avanzo' verso la colonna di uomini e donne e carri che procedeva innanzi a lui, alzando una mano per farsi vedere.

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Dio ha creato il gatto per dare all'uomo il piacere di accarezzare la tigre.
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MessaggioInviato: Ven Mag 28, 2010 2:45 am Rispondi citandoTorna in cima

[Circa tre mesi prima]


Camminava da poco meno di un'ora, quando, in lontananza, apparve la collina che stava cercando.
La curva dolce del colle non nascondeva, ai suoi sensi, il baratro di morte che rappresentava; sensazioni che sconvolgevano tutti e cinque i sensi si estendevano dalla sommità del rilievo nell'aria circostante, un'aura invisibile che terrorizzava qualunque essere vivente nel raggio di miglia. Ne raggiunse la cima seguendo la scia di sangue e sterco che macchiava l'erba della prateria, digrignando i denti spasmodicamente. In bocca, il sapore del ferro.
Si voltò verso sud-est, cercando con gli occhi da predatore il suo accampamento lontano, dove i fratelli di guerra lo aspettavano. Aveva preferito recarsi in quel luogo maledetto da solo, e i suoi compagni l'avevano assecondato. Sapevano che sarebbe bastato lui per svolgere il lavoro, ed era grato che non gli avessero domandato come avrebbe fatto. Ancora una volta, la riservatezza di quel popolo l'aveva stupito.
Trovò quello che stava cercando quasi immediatamente: un'apertura della larghezza di un metro e mezzo, un cunicolo che si inabissava nella terra verso la base della collina. Scendeva quasi in verticale e un tanfo nauseabondo raggiunse le sue narici; ringraziò la sua natura e serrò i polmoni in una stretta ermetica; l'aria era come velenosa.
Si affacciò ai lati del cunicolo e ritrasse le mani dall'erba del bordo: i palmi erano completamente rossi. Un sordo ringhio iniziò a crescergli dal profondo della gola, e sguainò lentamente la spada che portava appesa alla cintola. Si calò giù nelle tenebre, silenzioso come un fantasma.

Frammenti di carne gocciolavano liquame dal soffitto in terra della grotta. Sul rozzo altare di pietra al centro della sala giaceva supino un demone decapitato, probabilmente il capo clan. Si guardò attorno camminando tra i cadaveri, l'armatura ormai quasi interamente imbrattata dal sangue che colava dalle pareti, studiando le entrate dei vari cunicoli secondari.
Era arrivato tardi, qualcuno aveva svolto il lavoro al posto suo. Passi lenti lo fecero voltare verso una galleria alla sua destra, e vide apparire un'ombra.
L'essere era coperto di sangue quasi completamente, ma non sembrava avere alcuna ferita; impugnava una spada simile a quella che brandiva a sua volta, e la portò alta davanti a sé, squadrandolo con occhi penetranti. Occhi rossi e fiammeggianti, che gli ricordarono quelli della sua metà oscura.
“Chi sei?” ringhiò il mezzo demone che aveva davanti, i capelli scuri gocciolanti liquame e sangue. “Chi diavolo sei tu.” rispose semplicemente l'altro, fissandolo con freddo sospetto attraverso le sue iridi di ghiaccio. Gettò un'occhiata alla sala, soffermandosi sui pezzi di carne che erano ancora attaccati al soffitto, e tornò a guardarlo “Hai fatto un bel lavoro, e suppongo di doverti ringraziare per questo. Ci tenevo, tuttavia, a uccidere personalmente questi cani rognosi.”
L'altro fece una mezza risata, tra il sarcastico e l'impertinente “Uccido demoni di questo tipo. Ho i miei motivi. I tuoi, quali erano?”
Prima di rispondere alla domanda, fece un azzardo, rinfoderando la spada. Un gesto distensivo, nella migliore delle interpretazioni; un gesto di sfida, di invito aperto ad attaccarlo, nella peggiore. “Hanno massacrato tre interi villaggi nel territorio del mio damyo. Non abbiamo idea di cosa facciano con quelli che non uccidono sul posto, e hanno mandato me per scoprirlo. E per mettere fine a tutto, ovviamente.”
L'altro annuì con calma, e rinfoderò la sua arma, non senza continuare a squadrarlo “I prigionieri sono morti, ho già controllato i cunicoli secondari. Tu sei il demonio che cavalca con il clan Ishikawa..si dicono cose terribili sul tuo conto. E' una terra di leggende questa, ma..ora che ti ho davanti, capisco che alcune di queste sono vere.”
Esibì un amaro sorriso “Non sono l'unico demonio da queste parti, a quanto pare. Sei un mezzo demone giusto? La tua natura è più unica che rara.”
“Mi chiamo Nexor. E il tuo nome lo conosco, o meglio, il tuo appellativo. 'Nendai-ki henja'..il Cronista.” Il Vampiro sorrise, mostrando i canini “Un tempo ero umano, e avevo un nome umano. Ora non mi serve più quel nome, sono diventato altro. Ma fammi indovinare..quei pezzi di cadavere sul soffitto..telecinesi? Devono essere esplosi molto bene questi infami..” Il mezzo demone rise, passandosi una mano sul volto per pulirlo.




“Logan, sono tornata.”
La voce delicata di Kyla che lo chiamava dal piano di sotto interruppe bruscamente il suo flusso di pensieri. Afferrò il foglio vergato con grafia nervosa e lesse attentamente le ultime righe che aveva scritto; scosse la testa, sorridendo al ricordo dell'incontro appena narrato.
Ripulì la penna con un panno e la abbandonò con fare distratto sulla piccola scrivania in legno scuro, ingombra di carte ricolme di scritte minuscole, schizzi e disegni. La luce che filtrava dalla piccola finestra tonda sopra la sua testa illuminava il tavolino, lasciando in penombra il resto della mansarda, alle sue spalle. Osservò il pulviscolo illuminato dalla luce della finestra, esercitando per un momento il suo potere di percezione su qualcosa di così piccolo, infinitesimo. Infine si alzò, dopo aver richiuso con cura la boccetta di inchiostro ed averla riposta in un cassetto.
Si voltò verso destra: in un angolo della stanza, appena toccata dal cono di luce della finestra, la sua armatura da combattimento ammiccava di strani riflessi, quasi offesa per il suo inutilizzo. “Perdonami amica mia..” mormorò sorridendo il Cronista, un sorriso che si congelò sulle labbra quando alzò gli occhi verso l'alto incontrando la spada, appesa con cura sul muro alle spalle dell'armatura.
Voltando le spalle a quei ricordi di altri tempi, si avvicinò all'altro tavolo presente nella mansarda, molto più grande dello scrittoio. Alambicchi di ogni tipo ingombravano il piano da lavoro, carte con formule scritte d'istinto, cancellate, riscritte. Il fumo che usciva sottile da una boccetta di vetro, ricolma di un liquido verdastro, gli ricordò per l'ennesima volta il fallimento della notte prima. Strinse spasmodicamente il pugno destro, soffocando la rabbia, e in un attimo uscì dalla stanza, richiudendo la porta alle sue spalle. Scese le scale sulla sua sinistra lentamente, cercando di concentrarsi su altro, ma invano; solo la scrittura, quel trasporre su carta e inchiostro quel secolo di vite altrui, sembrava isolarlo completamente dalle preoccupazioni che lo affliggevano in quei mesi. Tuttavia, ogni volta che smetteva di scrivere, la nostalgia si faceva più forte.
E le preoccupazioni ritornavano: dopo quasi un anno di tentativi, non era ancora riuscito a trovare una formula alchemica che facesse al caso di Carnival. Intuiva che il problema fosse tutto nella natura particolare di figlia della notte plasmata da un negromante. Là dove si incontravano mutazioni e magia, tutto si faceva più oscuro. E dire che la magia non l'aveva mai tollerata, considerandola un guazzabuglio di illusioni e inganni per modificare la realtà..ai suoi sensi, le vibrazioni che lo circondavano erano completamente stravolte quando subentrava la magia; l'ordine, la precisione, l'esattezza del reale scomparivano.
Con il suo corpo e la sua Sete era stato quasi facile. Era stato necessario tutto l'aiuto possibile dell'elfo alchimista di Ainlime, ma era riuscito a mutare le sue fattezze e la sua ferocia di Creato nel rigido e controllato Cronista, Vampiro diurno e resistente alla Sete, che aveva camminato sulla terra per oltre un secolo. Ma in lui non erano stati apportati cambiamenti dalla Negromanzia..in Carnival sì. E così, senza averla rivista e senza il suo sangue, era praticamente impossibile trovare una cura per la sua Sete e per la sua ferocia; l'unica cosa che era quasi certo di essere riuscito a fare era una pozione per poterle permettere di esporsi alla luce del sole, cosa ben meno importante rispetto alla sua Sete e alla sua follia sempre in agguato. Sperò che Lao avesse posto almeno dei freni mentali alla Vampira, con o senza il suo permesso.
Al pian terreno, Kyla aveva già apparecchiato la tavola. Per due, come al solito. Il Vampiro non sopportava l'idea di farla mangiare da sola, così dopo i primi giorni di imbarazzo, avevano deciso di apparecchiare sempre per entrambi, anche se le posate del Cronista venivano riposte nel cassetto senza neanche essere toccate. Lei annusò lo stufato che stava cucinando, poi si voltò verso di lui. Sorrise divertita studiando il suo volto “Logan, è cresciuta ancora un pò!”
Il Vampiro si passò una mano sulla mascella, rispondendo al suo sorriso “Già..” Detestava fingere con Kyla, ma non partecipava a quella gioia davanti ai profondi cambiamenti del suo corpo che erano saltati fuori in quei mesi. La parte di umanità latente in lui, donatagli da Aygarth attraverso il suo sangue, aveva dato il via ad un processo di cambiamento, i cui risultati avevano iniziato a comparire dopo mesi dall'uccisione di Damarios, e dalla separazione dai loro compagni. Il Vampiro intuiva che gran parte del cambiamento era dovuto alla perdita della sua immortalità: non più immortale, anche il suo corpo risentiva degli effetti, e non era più immutabile, cristallizzato nel tempo. Ma rimaneva morto. E nonostante il suo corpo si fosse irrobustito nelle fattezze, i capelli si fossero fatti più lunghi, raccolti in una coda fin sotto le spalle, e sul suo volto fosse iniziata a spuntare, molto lentamente, una barba castana, il suo corpo non avrebbe mai potuto essere..vivo. Quella falsa vita era ancora più straziante, perché dava speranze a Kyla che un giorno il Cronista potesse tornare del tutto umano, quando questo era impossibile.
L'unico vantaggio era che il Vampiro dava meno nell'occhio, una volta fuori dalla porta di casa, ed era un vantaggio non da poco. I figli della notte, Nati e Creati, odiati e temuti da sempre dagli umani a causa delle crudeltà dei secondi, bestie senza controllo, erano cacciati dovunque, e Garmya, la città dove si erano stabiliti, non faceva esclusioni. Il Cronista, nonostante conservasse uno strano pallore ed evitasse di sorridere in pubblico, poteva farsi vedere in giro quel tanto che bastava per mettere a tacere ogni dubbio. I suoi capelli, la barba e soprattutto gli occhi non più freddi come il ghiaccio, sembravano quelli di un essere umano, seppur taciturno e bianco come un cadavere.
Si sedette al tavolo, studiando il volto di lei che si serviva da mangiare. In un anno si era fatta crescere i capelli, quasi per fargli compagnia nella sua 'trasformazione'. “Alla locanda mi hanno proposto un nuovo lavoro, una scorta fino a Nehimlein..” disse lei, sedendosi al suo posto, di fronte a lui. Il Vampiro le prese la mano, e fischiò, un gesto del tutto umano “E' quasi un mese di viaggio..”
La città elfica si trovava sui monti a nord di Garmya, ed era collocata in un posto particolarmente impervio. La strada per arrivare alla città-roccaforte non era molto pericolosa, ma il percorso da fare, attraverso i passi di montagna, richiedeva numerosi giorni di cammino.
“Non credo che accetterò, comunque. Non te la sapresti cavare così a lungo senza di me!” disse lei, dandogli un buffetto sul naso. Lui sorrise e incrociò le braccia. Si erano trasferiti a Garmya per permettere a Kyla di continuare il suo lavoro come guida e di gestire i contatti dalla famosa locanda dove era scoppiata una rissa, un anno prima, della quale ancora la gente parlava in città. Avevano comprato una piccola casetta ai margini del paese con i risparmi della ragazza, e avevano coperto i debiti con i primi mesi di lavoro del Cronista. Le sue pozioni alchemiche erano richieste in tutta la città, e già la voce si stava espandendo nel territorio.
Il Vampiro ricordava dolorosamente cosa era accaduto più di un secolo prima, ma nonostante la sua preoccupazione crescesse di pari passo con la sua fama, non osava allontanarsi dalla città per costringere la fanciulla ad un vita di isolamento dal mondo civile. Così, aveva iniziato a farsi vedere in giro, per mettere a tacere le voci riguardo la sua natura e rendersi meno misterioso agli occhi degli altri. Fissava appuntamenti per tutti i suoi lavori di alchimia, che spaziavano dai banalissimi filtri per coltivare meglio le verdure fino a veri e propri elisir di guarigione. Il giorno lavorava per i clienti, si documentava nella biblioteca cittadina, scriveva i suoi ricordi su carta e cercava di rendere felice Kyla, per quanto un'anima errante come lui riuscisse a fare. La notte attendeva che lei si addormentasse al suo fianco, e sgattaiolava nella sua mansarda laboratorio, a lavorare su quello che era il suo cruccio più grande: una soluzione per Carnival, una per Aygarth..e una per se stesso.
Se sulla prima aveva compiuto dei progressi, ma solo riguardo la tolleranza al Sole, sulle altre due era incappato in un vicolo cieco. Il vampirismo che minacciava sempre il giovane e i cambiamenti inquietanti del suo corpo restavano ancora un'incognita per lui. Si trovò a pensare al giovane amico, e si chiese perché non avesse ancora risposto alle sue lettere: negli ultimi sei mesi gliene aveva spedite quattro, e ancora non c'era stata risposta. Il legame con la Forgia, con Zadris e con Aygarth stesso non era percepibile a quella distanza, e il Cronista intuì che in parte fosse dovuto al fatto che l'amico non aveva più scatenato il suo potere.
“Logan, mi stai ascoltando..?” chiese Kyla, un sopracciglio alzato. Il Vampiro si ridestò dai suoi pensieri, e mormorò una scusa. “Stavo dicendo che sono un po' preoccupata per te. Ultimamente sei sempre nervoso, ed è inutile che cerchi di nascondermelo con un sorriso da perfetto attore. Che cosa ti preoccupa?” Lui si strinse nelle spalle “Il mio lavoro, tutto qui. L'altra cosa di cui mi sto occupando.” Kyla scosse la testa “Non ti sento sereno. Capisco che cerchi di trovare una soluzione per Carnival e per Aygarth, ma non devi portare tutto il peso del mondo sulle spalle..” si alzò e iniziò a sparecchiare. “Un'altra cosa. Due notti fa mi sono svegliata, un brutto sogno. Tu non c'eri. Mi sono affacciata in mansarda per vedere se stavi lavorando, ma non eri neanche lì. Ho fatto il giro della casa e mi sono rimessa a dormire, e la mattina dopo eri di nuovo accanto a me. Dove sei stato?”
Il Cronista corrugò la fronte, in un'espressione assolutamente sincera. “Ricordo di aver lavorato. Probabilmente ho agito in modo distratto, mi capita ultimamente. Sarò andato un attimo fuori, a controllare qualche rumore strano.” Kyla a quella spiegazione annuì, convinta. -Com'è possibile che io non me lo ricordi? La mia mente non è quella umana, dovrei ricordarmi con precisione qualunque dettaglio..-rifletté tra sé il Cronista, mentre la fanciulla gli dava le spalle per riporre con cura le sue stoviglie immacolate nel cassetto.
“Sei..sei sicuro della tua scelta?” la sentì mormorare, quasi un soffio dalle sue labbra.
Il Vampiro non si scompose; era l'ennesima volta che lei gli faceva quella domanda, e lui per l'ennesima volta rispose con voce ferma “Assolutamente sì. Non cambierei un istante di questo ultimo anno.”
“Non c'è mai un granello di polvere sulla tua armatura, e neanche sulla tua spada. Se le lucidi di continuo, come posso credere che non provi nostalgia per la tua vita di prima?” Il Vampiro chiuse gli occhi prima di rispondere. Li riaprì che lei stava ancora attendendo una risposta, stavolta guardandolo in volto. “Io non..” mormorò il Cronista, prima di voltare di scatto la testa verso la porta d'ingresso.
Spalancò gli occhi, come per mettere a fuoco i contorni della porta, o qualcosa che poteva esserci aldilà di essa. Si alzò improvvisamente e in un attimo fu davanti a Kyla. La baciò sulla fronte e un attimo dopo era in cima alle scale, per chiudere la porta della mansarda a chiave. Tornò al piano di sotto, e si mise la chiave in tasca. Guardò la porta d'ingresso e ne studiò ancora una volta i contorni.
“Tesoro, abbiamo visite. Vengono per il mio lavoro..ma c'è qualcosa in loro che non mi piace per niente.” sussurrò.
Un attimo dopo, qualcuno bussò alla porta.


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Lao Tsung
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MessaggioInviato: Ven Mag 28, 2010 2:51 am Rispondi citandoTorna in cima

Altrove...

Le grandi torce tremolavano sui muri della stanza circolare. L’uomo, ritto in piedi esattamente al centro di quella grande sala teneva lo sguardo fisso sugli scranni in ombra di fronte a lui: sette alti seggi disposti a semicerchio occupati da uomini in ombra, muti e silenziosi. Non del tutto. L’occupante dello scranno centrale, l’uomo riusciva a vederlo meglio degli altri nella penombra perché proprio lì fissava lo sguardo, era seduto scompostamente e tamburellava sul bracciolo con dita veloci, come se si annoiasse.
“Rapporto Osservatore.” La voce, autorevole e forte, venne da un punto imprecisato del semicerchio di scranni, il buio e l’eco della stanza non permettevano di identificare il proprietario. “La notte è stata fruttuosa, fratelli. I mietitori hanno dato buona prova di loro. Quasi tutti le aberrazioni sono state eliminate o catturate, con perdite minime.” Si affrettò a rispondere l’uomo, cercando di dare la minore importanza possibile alle ultime tre parole. “Comunque perdite ci sono state. Esponi.” La voce aveva commentato come se esprimesse un opinione su uno scroscio di pioggia. “Un gruppo esplorativo di sei Mietitori ha intercettato un aberrazione nel quartiere Est… l’aberrazione è fuggita nella foresta. Io e gli altri osservatori abbiamo seguito lo scontro fino alle mura della città. Del gruppo solo due sono tornati…” l’uomo si bloccò qualche secondo in attesa di una domanda, che non arrivò “…inoltre un secondo gruppo, di ricerca e distruzione stavolta, risulta mancante. Uno dei fratelli osservatori ha avanzato l’ipotesi che siano rimasti vittima dell’incendio divampato stanotte e che solo poche ore fa abbiamo domato.”
“Impossibile. I suoi fratelli peccano di fantasia.” Il commento suscitò sussurri ben poco lusinghieri all’Osservatore posto al centro della stanza. “Forse i nostri fratelli hanno ragione. E avete ragione anche voi.” Queste parole ebbero il potere di azzittire l’assemblea. Era la prima volta che l’occupante dello scranno centrale parlava, con voce gelida e annoiata continuando il suo ritmico tamburellare. “I mietitori hanno fiutato una grande aberrazione magica nella città. E’ probabile che chi ha causato l’incendio abbia anche eliminato i Mietitori.” Il brusio di commenti riprese un secondo dopo che l’uomo aveva terminato di parlare. “Dieci perdite in una notte e non abbiamo neanche una spiegazione plausibile. I fratelli osservatori sono responsabili di tutto questo.” Il volto dell’uomo sull’attenti avvampò di collera. “Fratelli vorrei far presente che con le nostre esigue forze pattugliamo in incognito tutta la città e il regno da molti mesi, controlliamo a distanza i mietitori e facciamo sparire le tracce quando hanno finito e questo è il nostro primo errore…” “Speri che sia il primo e l’ultimo, o le conseguenze saranno ovvie e spiacevoli.” Era un congedo e l’uomo non potè fare altro che inchinarsi e uscire a grandi passi dalla stanza.
Rimasti soli gli uomini sugli scranni si chiusero in un riflessivo silenzio, interrotto solo dal tamburellare incessante delle dita proveniente dallo scranno centrale. “Dobbiamo integrare immediatamente le perdite.” Fu’ la frase che spezzò quel silenzio. Le parole volavano nell’alta volta della stanza, senza che nessuno capisse chi le aveva pronunciate. “Abbiamo abbastanza materia prima per coprire le perdite. Una nuova covata è stata ultimata ieri e altre cinque sono a buon punto. Gli ordini per loro non cambiano: cercare, trovare e distruggere qualunque aberrazione, a meno di casi particolari.” Finalmente le dita smisero di tamburellare, cosa che fece scendere un silenzio carico d’attesa tra gli scranni. “Notizie della nostra pecorella smarrita?” chiese la voce gelida. “Nessuna. Le ricerche sono ancora in corso. I piu’ ottimisti tra noi credono che dopo cinquant’anni sia finalmente morto. Ma comunque continuiamo a cercare.” “Gli Dei non ci faranno la grazia di liberarci di una tale aberrazione così facilmente dopo aver contribuito alla sua creazione. E’ un obbiettivo secondario ma importante. Continuiamo a cercare.” La voce dimostrava superiorità ed insofferenza mentre le dita ripresero a tamburellare.

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MessaggioInviato: Ven Mag 28, 2010 2:55 am Rispondi citandoTorna in cima

Là sotto l'odore non era meglio del paesaggio. Aygarth svoltò l'angolo, camminando curvo, mentre cercava quanto più possibile di tenere alta la torcia. Era più che certo, tuttavia, che se fosse scivolato, il fatto di lasciar spegnere il fuoco che gli illuminava la strada sarebbe stato l'ultimo dei suoi problemi.
Lao lo seguiva senza fiatare. Erano riusciti a calarsi da una grata esterna alle mura e ora cercavano di orientarsi quanto più possibile per cercare di giungere nella zona desiderata della città. Cosa non facile, visto che là sotto i tunnel maleodoranti, stretti e oscuri, sembravano tutti uguali. Animali sotterranei e altre schifezze aberranti del sottosuolo scivolavano tra i loro stivali, nuotando nella leggera corrente melmosa in cui affondavano i piedi.
"Spero che la tua idea funzioni" mormorò il ragazzo. "Posso solo consolarmi che questo fetore possa coprire il nostro vero odore... e quegli esseri non ci possano fiutare."
"A volte i miei piani funzionano sempre." la voce di Lao giungeva al ragazzo smorzata, il vecchio si era schermato il volto con il cappuccio per combattere l'olezzo."E se quegli esseri dovessero venire qui sotto...dovranno vedersela con i ratti, grossi come cagnolini" lo punzecchiò mentre avanzava nel liquame. Camminarono silenziosi per una ventina di minuti scegliendo apparentemente a caso dove girare nel labirinto fognario finchè non si trovarono ad un vicolo cieco."Forse ci siamo."disse Lao passando la mano sopra un grosso tubo d'ottone gocciolante umidità."Questo è un tubo che rifornisce una fontana. Cerchiamo un tombino e usciamo...con circospezione."
Aygarth fece luce con la torcia e seguì il tubo. Svoltarono un paio di volte e camminarono per un bel pezzo fino a ritrovarsi a una sorta di crocevia. Il tubo risaliva verso un condotto che si estendeva, verso l'alto, per una buona manciata di metri. Ai lati del condotto c'erano dei pioli di metallo.
"Ci siamo" disse il ragazzo, e saltò. S'afferrò ai pioli e con una spinta riuscì a issarsi quel tanto che bastava per poter guadagnare i successivi. Lao lo seguì a ruota. In pochi minuti furono in cima.
Aygarth esaminò il tombino metallico. "La chiusura è a incastro, niente lucchetto. Siamo fortunati." Prese il coltello da caccia che portava sempre alla fondina e lo insinuò nell'interstizio tra il terreno e il coperchio. L'umidità e la ruggine l'avevano letteralmente incollato all'apertura, ma dopo alcuni tentativi riuscì a sbloccarlo. Quando capì di avercela fatta, rinfoderò l'arma e spinse leggermente. Il coperchio si issò senza troppa fatica e lui lo fece scivolare di lato, sbirciando appena all'esterno.
All'inizio vide solo fumo. Capì di stare guardando il cielo: il grigiore dell'alba si confondeva con la nube di cenere, residuo dell'incendio di quella notte. Sentiva il gorgogliare di una fontana. Si girò e la vide. Quando la riconobbe, capì che si trovava in uno dei quartieri più limitrofi dell'ala est. Osservò attentamente, ma non scorse nessuno nei paraggi.
"Vieni, Lao. Fai piano."
Il vecchio si issò fuori e richiuse silenziosamente il tombino. Guardò attorno a sè con circospezione, l'aria puzzava di cenere ed era densa di fumo, le strade semideserte. Si tolse il mantello con il cappuccio e la buttò sotto la fontana."Puzziamo troppo persino per i mendicanti di Atkhatla." spiegò. Si rimise il mantello zuppo addosso con un piccolo brivido di freddo."Non conosco bene la città, Aygarth guida tu. Cerchiamo di evitare l'incendio."
"Non è l'incendio che mi preoccupa. Non mi fiderei neanche dei passanti." Si sciacquò il viso nella fontana per togliersi dalla bocca quell'odore disgustoso delle fogne. "E non mi fido nemmeno dei reggenti. Quello che è accaduto stanotte è fuori da ogni logica. Se vogliamo cercare un responsabile... beh... iniziamo da chi è responsabile di quest'area di città." Indicò una direzione col pollice. "Il borgomastro del quartiere est. La sua dimora non è lontana. Seguimi."
Lo condusse nel dedalo di vicoli, nascondendosi prontamente quando qualcuno rischiava di incrociare la strada con loro. In lontananza si sentivano ancora grida ed esclamazioni, che poco avevano a che fare con il mercato mattutino che si svolgeva quotidianamente in città. Aygarth adocchiò la colonna di fumo e calcolò la posizione dell'incendio domato. Imprecò quando si rese conto che era proprio quanto temeva: poteva davvero trattarsi della sua fucina.
"Aspetta."
Si appiattì contro il muro, stando al riparo di alcuni barili accatastati lungo il viottolo. "Ci siamo. E' qui. Ma aspetta, sento qualcuno parlare."
Il vecchio si portò un dito alla bocca e guardò in alto. Erano sotto uno stretto balcone e da quello che il vecchio poteva vedere le imposte erano accostate. Con pochi cenni spiegò senza parlare al ragazzo il suo piano. Aygarth congiunse le mani facendo scaletta e Lao con un piccolo slancio e l'aiuto del giovane riuscì a saltare aggrappandosi alla balaustra del balcone. In due secondi si era arrampicato e tese le mani al ragazzo che le afferrò con un salto. Sempre in silenzio i due accostarono la finestra con le orecchie tese. Ora riuscivano a distinguere nitidamente la conversazione che si svolgeva un piano piu' sotto.
"Si era parlato di azione discreta. Come si spiega quell'incendio?"
La voce del borgomastro Keent; Aygarth la conosceva bene. Un rumore, come qualcuno che tamburellava le dita sul bracciolo di uno scranno. Poi un'altra voce, completamente sconosciuta. Quasi antica, flemmatica. "Discrezione, direi. Non c'è altra definizione."
"Ma volete prendermi in giro? Ho mobilitato mezzo quartiere per riuscire a domare le fiamme! Per non parlare di..."
I due udirono chiaramente il suono di una sedia che volava a terra e subito dopo un gemito strozzato, come di una persona che sta soffocando.
"Non arrogarti il diritto di alzare la voce con me" sentenziò la voce aliena, senza tuttavia perdere un solo briciolo della calma che la pervadeva. "Quando ti do un ordine, tu esegui. E se ti dico che non deve restare nulla, così deve accadere. Le fiamme cancellano. Le fiamme uccidono, senza sangue né colpevoli. Almeno, così deve essere agli occhi di tutti. Cara, semplice, fatalità. Sei d'accordo, vero?"
Un singulto strozzato sembrò essere la risposta.
"E tu non discuterai le nostre decisioni. Piuttosto, hai altri elementi. Provvedi, ma sii cauto. Anche sui guardiani. Non c'è silenzio per un uomo sbronzo. Se trovi mele marce nel corpo di guardia, gente con la lingua sciolta da ubriachi, sopprimili. Questo è tutto. Domande?"
Qualcosa piombò sul pavimento. I due udirono i colpi di tosse del borgomastro. "Ai... vostri... ordini..." sputò a fatica.
"Bene. Ora dammi la lista." Il fruscio di un foglio. "Raddoppia il corpo di guardia, piuttosto. Il numero 16 è ancora uccel di bosco."
"Come sarebbe a..."
"I Mietitori sono tornati senza preda, questa notte. Qualcosa è andato storto. Stanotte ci sarà un'altra incursione. Quindi, se fossi in te, terrei le chiappe ben piantate in casa e i guardiani a pattugliare dove concordato. Non oltre."
Aygarth trasalì. Aveva capito di chi stavano parlando.
"Ma come posso..."
"Fallo. Non discutere. E non commettere ancora lo stesso errore. Non possiamo permettercelo. La prossima volta, è una testa che salta. E non sarà la mia."
Rumore di passi che si allontanavano. Una porta che si apriva, al piano di sotto. Lo spigolo del palazzo impediva di vedere chi fosse uscito. Aygarth ebbe solo l'impressione di vedere il lembo di una tunica nera, come quella di un sacerdote; poi anche quella svanì dalla vista.
Lao aveva sussultato quando aveva sentito la voce che minacciava il borgomastro. Una rabbia antica, fredda, cominciò a montargli dentro come una tempesta. Digrignò così forte i denti che persino Aygarth lo sentì. Appena si sentì la porta sbattere i due entrarono nella stanza, una grande camera da letto. Il vecchio si portò al lato della porta e tese l'orecchio, alzando la mano verso il ragazzo."Resta lì, sta salendo." disse mentre pesanti passi salivano la scala e si avvicinavano. Il Borgomastro Keent entrò nella stanza e rimase impietrito alla vista del ragazzo che lo fissava. Prima ancora che potesse aprire bocca una mano enorme gli si posò sulla spalla e gli fece compiere un giro di 180 gradi. L'uomo ebbe appena il tempo di vedere una lunga treccia bianca prima di ricevere una testata in piena faccia che lo fece barcollare all'indietro fino a cadere steso pancia all'aria sul letto. Lao gli saltò sopra passandogli una mano sulla bocca."Se urli sei morto, sbatti una volta le palpebre se sei da solo. Aygarth, chiudi la porta a chiave e anche la finestra"
Il ragazzo ubbidì. Il borgomastro rimase immobile sotto la minaccia di Lao. Quando Aygarth lo raggiunse, vide che aveva gli occhi fuori dalle orbite. Era sorpreso e terrorizzato. Decise di approfittarne.
"L'ultima volta che ci siamo visti è stato per aumentarmi la tassa sulla produzione di spade" sentenziò. "In cosa ho mancato, stavolta, che mi è stata addirittura data a fuoco la fucina e mi sono stati messi dei bestioni alle calcagna per farmi la pelle?" Lo fissò, truce. "Sentiamo la risposta. Lao, lascialo parlare, ma se urla, sai cosa devi fare."
Il vecchio annuì e tolse lentamente la mano dalla bocca di Keent, che tremava come una foglia dalla paura."C-c-che volete da me?...Io s-s-s-sono un povero funzionario...non sono ric..." Prima che potesse finire la frase Lao gli tirò un ceffone."NON vendermi balle. Cosa è successo ieri notte, cosa c'entri tu e chi è che comanda." gli sibilò in faccia."Se mi vendi balle ti taglio un dito a cominciare dal mignolo della mano destra. Ora comincia a dire la verità." Tutti ma non loro tutti ma non loro, pensava ansiosamente il vecchio, fissando il borgomastro con occhi di brace.
"Un..un incendio! Un incidente! Non..non avete visto?" tentò ancora di giustificarsi il borgomastro, ma prima ancora che potesse finire la frase Aygarth l'aveva afferrato per il bavero e caricato il braccio. Il pugno che Keent ricevette in piena mascella lo scaraventò all'indietro, facendolo ruzzolare sul pavimento.
"Ultima possibilità, borgomastro" mormorò Aygarth con voce lapidaria. Alzò una mano e la strinse a pugno. "Al tuo prossimo tentativo di mentirci o di fregarci, giuro sugli Dei dei cieli e degli inferi che ti farò comprendere cosa si prova ad essere divorati dalle fiamme di un incendio." Avanzò di un passo. "Quella era la mia fucina. Qualcuno voleva me. Mi voleva morto. Mi hanno cacciato, quei figli di meretrice. E tu ci sei dentro fino al collo. Parla, ora. Oppure muori."
"Se parlo sono un uomo morto" biascicò con la faccia tumefatta il borgomastro, strisciando all'indietro per allontanarsi dai due interrogatori. Lao gli mise una mano alla gola e lo costrinse ad alzarsi, sbattendolo contro il muro."Io invece non ti ammazzo perchè non sono affatto una brava persona." sempre tenendo in una morsa l'uomo si girò verso Aygarth."Il coltello." chiese semplicemente. Il ragazzo glielo lanciò e Lao tornò a fronteggiare Keent, puntando la lama sul suo inguine."Stammi a sentire, tu sei un porco se difendi chi ha creato quel casino di ieri. E sai come finiscono i maiali? Castrati con un limone in bocca e una carota nel deretano. Vuoi perdere prima quello destro o quello sinistro?" Il borgomastro cominciò a piangere e a tremare ancora di piu'. Quando Lao premette il coltello ancora di piu' sul suo inguine aprì gli occhi e urlò una sola parola."Inquisitori." con tutto il fiato che aveva. Lao lo lasciò andare con un espressione attonita facendo due passi indietro."L'inquisizione, hanno una lista...dei nomi...gente da uccidere....erano gli ordini."
Lao si passò una mano sul volto come se non credesse a quello che aveva sentito."Sai chi era l'uomo che è venuto a farti visita? Sai di cosa è responsabile? Sai come si chiama ?" chiese retoricamente al Borgomastro con voce irriconoscibile dall'ira.
"Non lo so! Non so il suo nome! Si è presentato come un 'Aureo'. Non so cosa significhi." Quasi piagnucolava. "Ho ricevuto degli ordini, non posso disobbedire. Non posso..."
"Ordini da CHI?" la voce di Aygarth frustò la stanza. "Athkatla non ha padroni! Ha un governo immutato da anni! Da dove arrivano questi inquisitori? Che cosa cercano?" Guardò Lao e lo vide sconcertato. Corrugò la fronte. "Li conosci?" chiese a bassa voce.
Lao non badò alla domanda del giovane e si avventò come una furia contro il borgomastro."Non lo sai? NON LO SAI? Gli Inquisitori faranno un massacro e trasformeranno questa città in un cimitero. E questo lo sai benissimo invece. E tu li stai aiutando." gli sputò in faccia quelle parole stringendogli il collo con le mani. Il borgomastro gorgoogliò alcune parole incomprensibili e fu scosso da convulsioni tremende.
Aygarth fu costretto ad avventarsi su Lao e strappargli il borgomastro dalle mani prima che lo soffocasse. L'uomo cadde al suolo tossendo. "I morti non parlano!" sibilò al compagno, prima di chinarsi davanti a Keent.
"Hai parlato di una lista. Dammela."
"Non..."
"Dammela!"
Col braccio tremante, Keent additò il cassetto della scrivania accanto a loro. Aygarth lo aprì e ne tirò fuori alcuni fogli. Vi diede una veloce letta. Alcuni riportavano dei nomi, a lui sconosciuti, altri delle semplici indicazioni sull'identificazione di altre persone. Volò al numero 16. Non c'era un nome, ma la descrizione era inequivocabile.
"Soggetto 16. Razza umana, sesso maschile. Età compresa tra i venti e i venticinque anni di età. Professione: fabbro." Uno scarabocchio che non comprese completamente: vi lesse solo "fucina" e "distretto". Poi una frase che gli fece gelare il sangue.
"Possibile attività anomala segnata dai tatuaggi cutanei di dubbia provenienza e significato. Possibile minaccia rilevata nell'arma ad asta in possesso. Stato attuale: vivo. Decreto: eliminazione."
Guardò Lao con occhi morti. "E' una lista di future vittime" mormorò. "E ci sono anche io."
"Non merita di vivere Aygarth. Io so di cosa è capace questa gente." prese la lista dalle mani del ragazzo e lesse con attenzione."Non il tuo solo. Anche quello di Honoo...ma non il mio...che sia una faccenda personale?" parlava a se stesso come se fosse solo nella stanza.
Aygarth corrugò la fronte e si voltò verso Keent. Vide che sorrideva. Poi guardò la sua mano e vide una fialetta di vetro seminascosta dalle dita. L'uomo cominciò a ridere e il ragazzo si maledisse per averlo perso di vista. Si gettò su di lui e gli strappò la fiala di mano. L'odore che emanava era fin troppo eloquente: veleno.
"Figlio di...!"
Keent rise. "Meglio questo... altrimenti..." Tossì spruzzando sangue. Nello stesso istante si sentirono dei colpi alla porta, dapprima delicati, poi più insistenti.
"Mastro Keent? State bene?"
Milizia cittadina di sorveglianza. O forse soldati a rapporto. Aygarth capì di non avere più tempo. Si avventò sul borgomastro.
"Perché ci vogliono morti!?" gridò, fuori di sé. Lo colpì, e lo colpì ancora. "Parla! Parla per gli Dèi, o.." In realtà era a corto di minacce. Non poteva minacciare di morte un uomo che aveva scelto di condannarsi da solo.
Keent sogghignò. Sangue gli uscì dal naso e dall'angolo dell'occhio. "Perché..."
Spirò con un ultimo sussulto. Aygarth assistette impotente al suo rantolo di morte, poi sferrò un ultimo pugno al suo volto. Ogni livido era contrassegnato da una bruciatura, come se avesse preso dei cazzotti da delle nocchie di fiamma. La Forgia all'opera. Infine si voltò verso Lao, la sconfitta negli occhi.
La porta scricchiolò pericolosamente.
Il vecchio si scosse come se si sveglisse da un sogno."Andiamo." disse semplicemente dirigendosi verso la finestra. Voci concitate accompagnavano forti scossoni della porta che tremava visibilmente. I due si buttarono dalla finestra atterrando pesantemente e cominciando a correre nel dedalo di vie e vicoli. Solo dopo molti minuti si fermarono per riprendere fiato. Nessuno sembrava averli seguiti."Aygarth devi lasciare la città immediatamente. Trova Carnival e Astrea e portali via."disse infine Lao. Durante la fuga si era chiuso in un ostinato silenzio e ora il suo volto esprimeva viva preoccupazione.
"E tu che vorresti fare da solo? Non sapresti nemmeno ritrovare la via per uscire dalla città." Aygarth si voltò oltre l'angolo. Nessuno. Tuttavia sentiva degli strepiti in lontananza e non era del tutto certo che fossero al sicuro. "La morte del borgomastro non passerà inosservata. Raddoppieranno la sorveglianza. E se è vero quello che ho letto qui" e sventolò i fogli "c'è Honoo tra i prossimi. Dobbiamo avvertirlo."
"Ho qualcosa da fare con gli Inquisitori. Da solo" lo ammonì con lo sguardo."Tu devi avvertire gli altri. L'uomo che parlava con il fu borgomastro...si chiama Qaìn. E' un mostro peggiore dei Mietitori e va fermato."
Aygarth lo afferrò per il bavero. "Stammi a sentire Lao: non farne un mistero. La mia fucina non esiste più, dei mostri mi sono piovuti addosso nella notte, per poco non mi hanno strappato una spalla e per poco non mi hanno fatto la pelle al secondo tentativo. Non venirmi a dire che è solo affar tuo."
La discussione venne troncata da un latrare furioso. Aygarth e Lao si voltarono in ogni direzione, per capirne la provenienza. Il suono si fece più insistente, e il giovane intuì: le guardie si stavano servendo di mezzi più tradizionali per scovare i colpevoli.
Mastini da caccia.
"Corri."
"Cosa..?"
Aygarth girava lo sguardo da una parte all'altra. Poi scattò. "Corri!" Lo afferrò per un braccio e insieme si lanciarono in corsa. "Corri! Non ti fermare, continua a correre!"
I latrati si fecero più forti. Il giovane fabbro faceva strada, correndo a capicollo, quasi spintonando le poche persone che incontrava sul suo cammino, se non si ritraevano spaventate al suo passaggio. Eppure, anche accelerando l'andatura, gli sembrava di perdere sempre più terreno.
Quando svoltò in un vicolo, sentì un braccio stringergli la gola. Venne scaraventato di lato, attraverso una porta. Atterrò lungo una pila di sacchi impolverati. Dopo un secondo anche Lao subì la stessa sorte. La porta si chiuse togliendo luce all'ambiente.
"Chi diavolo sei?" proferì il vecchio.
“Ma sì, anche per me è stato un piacere togliervi dall’imbarazzo di un inseguimento con due mastini inalberati e ringhianti, ma non c’è bisogno che mi ringraziate così calorosamente.” Disse ironico la figura che li aveva trascinati dentro intanto che armeggiava con una botola che avrebbe permesso l’accesso di un po’ di luce dal soffitto. “Suvvia è trascorso solo un anno e già vi siete dimenticati di me? Potrei anche rimanerci male.” Sogghignò mentre finalmente si rendeva visibile agli altri due.
Aygarth riconobbe la voce e per un attimo non trovò più la sua. "Galdor...?" Si alzò in piedi e quando la luce rischiarò il volto dell'altro, per poco non scoppiò a ridere. "Galdor! Brutto figlio di..." Si alzò e gli andò incontro, stringendolo in un abbraccio fraterno. "Ma quando sei arrivato ad Athkatla?"
Lao sfoggiò un caloroso sorriso e strinse la mano di Galdor quando questi si fu liberato dell'abbraccio di Aygarth."Sei arrivato appena in tempo per prendere un casino bestiale tra i denti...poi quello che porta sfortuna sono io."
Il guerriero sorrise alle parole del vecchio. “Evidentemente il destino non vuole che mi annoi, finita una questione se ne apre un’altra.” Quindi si voltò all’indirizzo del giovane fabbro “Sono arrivato ieri notte cercandoti e credevo di averti trovato bello e arrostito, a casa tua non c’è più nulla da recuperare temo, ha bruciato per tutta la notte, da fuori non sembrava ma da dentro era chiaro fosse stata incendiata, qualcuno ti ha fatto un bello scherzetto” poi indicando col mento alla spalla “ma penso te ne sarai accorto. Mi raccontate che sta succedendo? A cosa ho dato un salutare morso?”
"Io non ne so molto più di te" rivelò Aygarth. "Ti dico solo che la fucina non è bruciata per un incidente. Mi hanno attaccato. Bestie. Da quel che ho capito, si chiamano Mietitori. Mi hanno anche inseguito...per farmi la pelle. Ci sono quasi riusciti" concluse, accennando alle bende. "Credo che l'incendio alla fucina sia soltanto un diversivo per confondere le acque. Far sembrare che sia successa... una fatalità." Si voltò verso Lao. "Ma credo che qui qualcuno sappia più di quanto voglia far credere. Lao..."
Il vecchio scrollò le spalle e rimase silenzioso per qualche secondo."Aygarth...quell'uomo che parlava con il Borgomastro si chiama Qaìn. E' la voce piu' autorevole in un consiglio di sette individui che comandano un ordine chiamato Inquisizione. Pazzi assassini che si spostano di regno in regno e di città in città. Tutto quello che lasciano dietro di loro sono cadaveri e macerie. Capiscono solo la loro legge. Pensano che la magia sia prerogativa di pochi, da tenere sotto controllo, e ogni altro uso sia da bandire, con qualsiasi mezzo...compresa la repressione. E sembra che stavolta non abbiano voluto sporcarsi le mani e hanno messo in campo i Mietitori..." disse tutto d'un fiato senza guardarli. Quando si voltò verso di loro vide che i due lo fissavano interrogativamente."Io ero uno di loro...anzi a dire tutta la verità una cinquantina di anni fa ero il loro Esecutore migliore."
"E quando pensavi di DIRCELO?" sbottò Aygarth, gironzolando per la camera. La rivelazione appena appresa lo aveva scosso più di quanto desiderava ammettere.
Galdor poggiò una mano sulla spalla buona del ragazzo per placarlo leggermente. “Ho sempre immaginato che tu fossi stato un gran figlio di meretrice Lao, ma non mi immaginavo nulla del genere.” Disse con tono indeciso tra il serio e il divertito. “Ora siamo veramente in un mare di guai.” Aggiunse.
“Cosa diamine sono questi mietitori, queste bestie di cui parlava Aygarth?” domandò gettando involontariamente un’occhiata al fagotto che avvolgeva con cura Elrohir.
Lao lanciò un occhiataccia ad Aygarth."Non era necessario che ti raccontassi tutti quello che ho fatto in centotrentasette anni di vita ragazzino." gli si parò davanti quasi minacciosamente."Vuoi un assaggino del mio passato? Gli inquisitori mi hanno trasformato nel killer migliore della loro storia, mi hanno riempito la testa di stupidaggini e per loro ho ammazzato tanta di quella gente da riempire tre cimiteri. Donne, vecchi e bambini non mi sono fermato mai."la rabbia cresceva tanto dentro di lui che per un attimo gli balenò anche il pensiero di colpire Aygarth."Loro mi hanno trasformato nel Portatore di Morte, finchè non mi sono fatto schifo da solo abbastanza e sono scappato." Lao camminava a grandi passi su e giu' per la stanza."Non sapevo che fossero qui, ne ho avuto la conferma quando ho sentito la voce di Qaìn."disse infine fermandosi e respirando profondamente.
Aygarth lo afferrò per il bavero. "Senti" mormorò. "Non mi interessa il tuo passato. Non mi interessa quanti morti hai fatto. Non è a me che devi risponderne. Quello che so è la situazione attuale, che sta andando letteralmente allo sfacelo! Quello che voglio capire è con chi ho a che fare, di che armi dispone, che tattiche usa. Qui è una questione molto semplice, o li ammazzo o mi faranno secco. Senza se e senza ma. Quali saranno i prossimi? Honoo? Astrea? Chi altri?" Stava alzando la voce e cercò di dominarsi. "Ci sarà uno sterminio ad Athkatla e nessuno se ne accorgerà, te ne rendi conto? Quindi ora parla, Lao. Dimmi come possiamo contrastarli."
Galdor li afferrò uno per il polso e l’altro per la spalla e li staccò. “Ora che vi siete detti che vi volete tanto bene e inizio ad aver dolore ai denti dalla dolcezza di questa scena possiamo parlare più pacatamente.” Guardò Aygarth. “Anche perché se le cose stanno così non ci vorrà molto che anche io o Nexor e molti altri finiamo nei guai, quindi meglio stare uniti, forse avremo più possibilità di sopravvivere.” Poi guardò Lao. “Avanti, rispondi.”
"Dovreste imparare la parola 'per favore'" sbottò Lao lisciandosi la tunica."Gli Inquisitori sono esseri umani, e si combattono come tutti gli altri nemici...ma i Mietitori...sono bestie senza punti deboli. Non li ho mai visti prima dell'attacco di ieri." guardò alternativamente Galdor e Aygarth."Proprio sicuri di non volervene andare? Io resto per motivi personali ma voi non avete scuse...a parte una casa a fuoco."
"Questa è la mia città" sbottò Aygarth. "Qui sono nato, è la mia patria. Non la lascio in mano a questi Inquisitori. E non lascio i miei amici alla loro mercé. A partire da Honoo." Raggiunse una delle persiane e sbirciò fuori. "Il suo emporio non è molto lontano. Possiamo provare a raggiungerlo. Va avvisato, entro stanotte. Hai sentito anche tu, Lao: i Mietitori torneranno in caccia. E le sue prede siamo noi."
"Sai le risate ora che ci vede: Ciao Honoo abbiamo un piccolissimo problema con delle bestie assassine e dei fanatici, mica puoi darci una mano?" borbottò Lao tra sè avvicinandosi alla porta e socchiudendola. I cani che li inseguivano erano spariti già da parecchio ma era meglio essere preparati a tutto. Fece un cenno affermativo a Galdor e Aygarth e i tre uscirono fuori, mescolandosi ben presto alla folla.

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Piccolo angelo bellerrimo crudele sanguinario...

Io sono una creatura del Caos. Ma dal Caos nasce la saggezza, e dalla saggezza il potere.

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Ian
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MessaggioInviato: Sab Mag 29, 2010 12:50 pm Rispondi citandoTorna in cima

[Notte, un'ora prima dell'alba]

Un viaggiatore, coperto da mantello e cappuccio neri era in cammino sulla strada per Atkathla. Viaggiava attraverso la foresta, per non dare troppo nell'occhio, anche se si manteneva non troppo lontano dal sentiero Più volte, lungo il tragitto, si era fermato di colpo, come se sentisse la presenza di qualcuno o qualcosa che lo spiava. Inoltre, da giorni, ormai, sentiva ben chiara una sensazione spiacevole, come una strana pesantezza nell'aria, una cappa di oscuro orrore, un pericolo incombente. Proprio per questo aveva deciso di recarsi ad Atkathla. Non sapeva bene perché, ma temeva che i compagni con i quali aveva combattuto contro Damarios potessero essere in pericolo.
«Già, compagni pensò». Non ne aveva mai avuti e non si era mai fatto un problema della cosa, ma, ora, non poteva negare di essersi affezionato a quella combriccola male assortita. Elfi, Maghi, vampiri, Umani, vittime di strani incantesimi e ora in possesso di poteri straordinari.
«Infine tu, un mezzo demone». Un sorrisetto sarcastico gli affiorò in volto, ma subito la sua espressone mutò. In lontananza, attraverso gli alberi, vide un bagliore rosso, persistente. E fumo. «Dannazione».
Si lanciò in corsa verso il sentiero per poter andare più speditamente. Aveva percorso pochi metri dopo essere uscito dalla selva, quando sentì, alle sue spalle, un verso strano, che lo fece arrestare di colpo. Sembrava un ringhio sommesso, alternato a lamenti, quasi vagiti di neonato. E un respiro raschiante, soffocato, come se chi emettesse quei suoni agghiaccianti facesse fatica a respirare. Si voltò, e ciò che vide gli fece gelare il sangue nelle vene. Una creatura orribile, dalla pelle grigia, totalmente glabra. Camminava accovacciata. Ma la cosa peggiore era il volto, se di volto si poteva parlare. Niente occhi ne palpebre, solo le cavità orbitali. Al posto del naso, solo la cavità nasale, con un esile cartilagine nel mezzo. Anche le orecchie mancavano. La bocca, piena di denti affilatissimi, era enorme. Sembrava quasi che la mandibola fosse stata separata dalla mascella, tant'è che, ai lati, era sorretta da cinghie di cuoio, cucite nella carne.
«Ma che carino!» commentò il viaggiatore, mentre la creatura lo fissava. Un attimo dopo, i versi cominciarono a provenire da più punti e le bestie aumentarono. In tutto ne sbucarono fuori sei, accerchiandolo.
«Va bene... vediamo di fare alla svelta.» disse il viaggiatore slacciando il mantello e preparandosi allo scontro, senza però sfoderare la spada. Quasi come se le creature lo avessero sentito, gli si lanciarono addosso, dimostrando un'agilità inaspettata. Il viaggiatore riuscì a schivare l'attacco saltando e levitando all'indietro. Le creature cozzarrono una contro l'altra, senza però dare segno di stordimento. Furono più stupite dal constatare le capacità della loro preda.
«Eh si, faccette d'angelo. Con chi credevate di avere a che fare?» chiese sarcasticamente il mezzo demone. I suoi occhi brillarono, rossi come il fuoco. Le creature sembrarono agitarsi, ma la cosa durò pochi secondi. Gli occhi del mezzo demone tornarono normali e un espressione attonita e di orrore affiorò sul suo volto. Non era riuscito a penetrare nelle loro menti.
«Non è possibile... che razza di bestie siete?» chiese più a se stesso che alle creature, mentre si decise a sguainare la spada. Gli strani mostri partirono di nuovo all'attacco e il mezzo demone schivò alla stessa maniera di prima. Questa volta, però, due di esse saltarono insieme a lui, riuscendo ad afferrarlo e ad atterrarlo. Finì con la schiena a terra e senza spada. Una delle due creature che lo avevano preso, spalancò la bocca, colando bava fetida e cominciò a tastare il volto del mezzo demone. Un odore di putrefazione pervase le narici del viaggiatore che cominciò a sentirsi stranamente debole. Cercava di scansarsi di dosso quegli abomini con i suoi poteri ma non ci riusciva. Improvvisamente si sentì un verso acuto, come di un rapace. Un falco piombò sulla testa di uno dei due mostri affondando gli artigli nella carne e costringendolo a scansarsi. Il mezzo demone colse l'occasione, afferrò uno dei pugnali che portava appesi al petto e lo piantò nella gola dell'altra creatura, che si accasciò al suolo gemendo orribilmente.
«Nycar, vai via!» il mezzo demone impartì l'ordine al falco che subito si allontanò.
«Ora facciamola finita.»
La spada volò in mano al viaggiatore che si lanciò all'attacco, con un 'espressione ferina a deformargli il volto. Le creature non si aspettavano una furia simile e la prima che si trovò sotto la traiettoria della lama ricevette un fendente che gli squarciò il ventre. Dalla ferita uscì sangue scuro e purulento e le interiora penzolavano come un macabro ornamento. La creatura, che si era gettata al suolo gemeva e tremava, scalciando violentemente. Un colpo del genere avrebbe ucciso chiunque, ma successe una cosa strana. La ferita cominciò a fumare e le carni intorno a essa sembravano ribollire. La bestia, sempre scossa da violenti spasmi, spinse le interiora al loro posto e, pochi secondi dopo, la ferita si rimarginò. Il mezzo demone osservò la scena, più stupito che disgustato. Anche la creatura che aveva pugnalato si era ripresa e si stava sfilando il pugnale dalla gola. Tre delle creature si lanciarono in avanti. Il mezzo demone tentò di bloccarle con i suoi poteri, ma fu un'impresa vana. Schivò appena in tempo gettandosi sulla sinistra e rotolando per terra
«Vi hanno fatto bene... chiunque sia stato.» Spada in una mano, pugnale nell'altra, il viaggiatore scattò all'attacco, facendo ricorso al suo alto più bestiale. Una delle bestie si lanciò su di lui a braccia tese e se ne ritrovò una mozzata. Non ebbe il tempo di riprendersi dal dolore e di rigenerarsi che un fendente letale le staccò la testa dal collo. Il corpo si afflosciò, senza dare alcun segno di rigenerazione
«Non tanto bene, dopotutto» Altre due creature attaccarono, ma lo scontro durò pochi minuti e anch'esse finirono decapitate e, prima che il viaggiatore potesse attaccare, le tre bestie rimanenti si dileguarono nel folto della foresta a una velocità notevole. Il mezzo demone tornò indietro ad osservare i resti dei nemici «Uhm, brutta storia...». Poi alzò il braccio ed emise un fischio di richiamo. Il falco arrivò immediatamente posandosi sulla fodera in cuoio spesso. Il mezzo demone prese un pezzo di carne da una sacchetta appesa alla cintola e lo diede al rapace, che mostrò di gradire.
«Ti devo la vita, amico mio» gli disse accarezzandogli il petto «Ora vai, ma stai attento.» alzò il bracciò e il falco si librò in volo verso la città. Il mezzo demone raccolse mantello e armi e si lanciò in corsa verso Atkathla.

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MessaggioInviato: Sab Mag 29, 2010 8:25 pm Rispondi citandoTorna in cima

Erano mercanti, viaggiavano da villaggio in villaggio vendendo di tutto, dalle pelli ai tegami. Pochi giorni all'anno affrontavano il lungo viaggio attraverso la foresta per arrivare in citta' per i rifornimenti.
In un primo momento, vedendo Mentheler uscire dal folto della boscaglia ancora sanguinante e sudato, si erano spaventati e avevano estratto le poche e rozze armi che avevano a disposizione.Ma quando Mentheler si accascio' a terra esanime, ogni traccia di ostilita' spari', e lo caricarono su un carro, sopra morbide pelli.
Mentheler si sveglio' dolorante come sempre poche ore dopo, a causa del sobbalzare del carro sull'acciottolato.Subito, spaventato, estrasse le armi, ma appena vide dov'era si rilasso'. Era salvo, e non riusciva a crederci! Nonstante sapesse che una carovana di mercanti quasi disarmati non rappresentava nessun pericolo per le creature che lo avevano inseguito, si sentiva al sicuro come fosse stato in una roccaforte inespugnabile.
Notava con piacere che i mercanti,nonostante parlassero benissimo la sua lingua, avevano evitato domande sull'armatura e sulle sue orecchie a punta, cosa di cui gli era infinitamente grato. Era stanco di tutti quegli sguardi curiosi che si fermavano sui bulloni e sul sangue che ogni tanto ne usciva...uno dei motivi per cui aveva deciso che la foresta era dove voleva vivere, gli animali non lo guardavano mai.
Il filo dei suoi pensieri fu interrotto da un suono diverso dagli altri, un ramo spezzato fuori dal raggio del carro,nel folto che fiancheggiava la strada. Gli altri sembravano non essersene accorti, ma no dopotutto non erano come lui,non ora almeno. Era in combattimento.

Una figura incappucciata avanzava tra gli alberi. Lo spazio circostante era pieno di vita, quindi di Kayani, e più Kayani aveva intorno a sé più si sentiva rinvigorito, sano. Si sentiva veramente bene. Shrakan aveva capito quanto gli mancasse quella sensazione solo quando si era addentrato nel bosco quella notte, nonostante avrebbe preferito un’occasione migliore per ritrovarsi: La sera prima era stato attaccato da una serie di mostri orribili: somigliavano a delle scimmie, con la pelle grigia e senza occhi, ma con delle zanne da far paura pure a uno come lui, anche a uno che di sofferenze ne aveva patite tante: la maledizione, la maledizione che lo aveva condannato a patire una sofferenza pura, eterna. Non aveva speranze di farlo smettere, e per qualche strano motivo legato a quella stregoneria non poteva togliersi la vita da solo.
Era fuggito dalla città inoltrandosi nella foresta, per scappare da quei mostri. Aveva scoperto che il loro punto debole era la testa, ma ancora non capiva cosa stava succedendo… e lui odiava non capire le cose.
Shrakan si fermò all’improvviso: non poteva avere più di ventidue anni, portava i capelli biondi spettinati e aveva due occhi di un blu intenso. Il ragazzo avvertiva una strana interferenza nei suoi sensi di Kayan: alcune forme di vita diverse dagli animali e dalle piante si erano fermate davanti a lui. Erano umani, ma la cosa che sorprese Shrakan era che stavano combattendo.
Sguainò la spada e corse verso la battaglia, si fece largo tra gli alberi e vide davanti a sé una carovana: era stata presa d’assalto da alcune persone con il volto coperto, probabilmente dei banditi. Shrakan ringhiò e si gettò nella mischia.
Definire i banditi inesperti rasentava il ridicolo.Erano incapaci.Ma erano tanti.Prese l'arco si alzo' e scocco'. La freccia sibilo' nell'aria e ando' a conficcarsi nell'occhio del primo bandito uscito dalla foresta.
Calcolava tre morti prima di dover combattere corpo a corpo. Calcolava giusto:tre cadaveri giacevano a terra quando inizio' a risuonare il clangore delle armi. Erano una dozzina, e Mentheler non era abituato a combattere corpo a corpo. Sarebbe potuta finire male. Un sibilo, e un pugnale sporgeva da uno dei nemici vicini a Mentheler. Stupito,si giro' e vide un ragazzo biondo e dagli occhi azzurri al margine della foresta rivolgergli un cenno. Ricambio', e torno' a gettarsi nella mischia.

Shrakan fece roteare la sua spada, Niawe’Detar, e si avvicinò rapidamente a uno dei banditi. Quest’ultimo alzò la mazza chiodata e tentò di colpirlo dritto in testa. Il ragazzo scansò al lato e colpì di striscio l’avversario, ferendolo abbastanza gravemente. Si girò e affrontò un altro nemico, che lo mise più in difficoltà. Il Kayan fu costretto ad arretrare e a lanciare il secondo dei suoi cinque coltelli, che colpì il petto del nemico, uccidendolo. Si girò di nuovo e puntò un gruppo di mercanti che stavano per avere la peggio contro gli assalitori. Scattò verso di loro e con un balzo si frappose tra le prede e i predatori, uccidendo un avversario con un rapido movimento di spada.
Ne mancavano pochi,forse aveva esagerato inizialmente...Il ragazzo si muoveva bene, doveva riconoscerlo. Ora che i banditi erano distratti, ne uccise facilmente un altro con Lethannon. Alla fine due di loro decisero che rappresentava il problema maggiore, o forse che piu erano vicini a me meno erano in pericolo. Mentheler corse al riparo dei carri. Nel frattempo i banditi avevano quasi finito i mercanti,in quanto per quanto inesperti erano in superiorita' numerica e meglio armati. Cerco' di proteggerli come meglio poteva, ma non c'era molto da fare, dato che se ne stava occupando in parte il ragazzo. Corso al riparo dei carri si giro' e scocco' due frecce in rapida successione,abbattendo cosi' i due banditi.
In quel momento i banditi capirono che c’era poca storia: quasi metà di loro era stata eliminata e uno era gravemente ferito.
I mercanti, passato il momento di eccitazione dell'attacco, presero a valutare i danni. Avevano subito poche perdite in termini di uomini ma uno dei carri, quello di testa risultava danneggiato. I cavalli, impauriti dallo scontro, con uno strattone avevano portato una delle ruote a sbattere contro una grossa pietra. Il mozzo si era storto e ci sarebbe voluto qualche tempo per rimetterlo in condizione di girare di nuovo. Shrakan scansò i ringraziamenti che gli venivano rivolti per la sua inaspettata comparsa e si avvicinò all'elfo.<<Sei molto abile con l'arco>>disse posando l'occhio sui bulloni che sembravano fare corpo unico con l'armatura. Mentheler fece un gesto di sufficienza alzando le spalle e si sedette per terra. Il Kayan osservò pensieroso la carovana. <<Non si muoveranno che tra molto tempo. Conosco una via piu' breve.>> Mentheler si incammino' verso un sentiero che si snodava nella foresta senza attendere una risposta. Shrakan sorrise e disse <<Non ti spiace se ti seguo vero? Ho un po’ di fretta, recentemente ho avuto qualche incontro spiacevole>>fece enigmatico. <<Anche io>>rimandò Mentheler e insieme i due si incamminarono per la foresta.

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MessaggioInviato: Lun Mag 31, 2010 12:10 am Rispondi citandoTorna in cima

Astrea portò una mano alla bocca e sbadigliò spalancando così tanto le bocca da far venire invidia ad un leone. Seduta sull’erba poggiò la schiena al tronco di un arbusto, Zadris poggiata gelosamente sulle sue gambe. Lanciò un’occhiata a Carnival che stava appena uscendo dalla catapecchia semidistrutta e abbandonata che avevano trovato dopo una breve ricerca nella foresta nei pressi di Atkathla. “Approfitta di questa pausa e del giorno per riposarti un po’…” Spostò lo sguardo lontano verso la capitale. “Nonostante essere diventata la sorella di sangue di una vampira, nonostante avere trascorso un anno per la maggior parte del tempo in reclusione, nonostante un anno di allenamento a cercare di imparare un minimo di telecinesi e telepatia da un vecchio e di controllare l’empatia di una vampira non avrei mai immaginato di ritrovarmi in una situazione del genere.” Sbuffò. “Non di nuovo.” Puntualizzò.
“La vita è così strana” disse Carnival, la voce attutita dal velo che indossava “Tanto, tanto tempo nello stesso posto. Una volta ne sarei stata contenta. A Lei piaceva viaggiare, ma col tempo, mi sono stancata di scappare sempre, da una città all'altra. E non ho mai visto la capitale” concluse in tono malinconico.
La vampira si sedette al fianco della ladra e rimase in silenzio per un po'.
“Un anno fa non avrei mai pensato di di avere una sorella, una piccola sorella con cui parlare. Anche la...la non-vita...è strana”. Astrea si voltò a guardare l'amica...non poteva esserne certa ma avrebbe scommesso che in quel momento sul volto pallido della negromante spiccava un sorriso sbilenco.

La ragazza sfiorò la spalla della vampira con le dita, ai suoi occhi talvolta appariva come una bambina e come tale aveva bisogno costantemente di sentirsi protetta, “Ho una sorella… una famiglia da qualche parte, sai? Ma lasciai casa mia qualche anno fa per andare a vivere proprio qui, nella capitale.”
Al contatto della mano della ladra la vampira si strinse maggiormente vicino alla ladra, le piaceva il fatto che Astrea le parlasse, che non avesse paura di lei. In quell'anno passato nella capanna di Lao le due donne avevano parlato quasi ogni sera, dell'addestramento, delle le città che aveva visto Carnival, di qualsiasi argomento saltasse loro in testa. Raramente però, quasi per un tacito accordo, avevano parlato del loro passato.
“Lei aveva due sorelle” disse la vampira aggrottando le sopracciglia dietro al velo “Due sorelle e un fratello... è passato tanto tempo, loro sono lontani, loro sono perduti...una famiglia...deve essere bello. Lei ha tanti ricordi. Oh si, io ricordo. Come mai hai lasciato la tua famiglia, sorellina? Come mai sei andata lontano, lontano?”
La ladra alzò le spalle. “Mia madre mi proibiva di usare la magia, Sono cresciuta in una famiglia di contadini e come ogni famiglia umile e povera anche noi non eravamo di certo dediti all’istruzione o allo studio. E mia madre non voleva che qualcuno scoprisse quello che sapevo fare, era ossessionata da questo, ma non la biasimo. Ognuno teme quello che non riesce a comprendere, non è vero? E Mio padre appoggiava in silenzio mia madre, mia sorella era ancora troppo piccola ed io senza pensarci due volte sono andata via di casa. E ti assicuro che non è stata la scelta più sconsiderata che abbia fatto in vita mia…” Esibì un mezzo sorriso.
Carnival ridacchiò “Uno potrebbe dire che la scelta più sconsiderata sia stata quella di aprire la porta di una certa cella, nelle segrete di Damarios” disse la negromante col suo solito fare irridente “Oh si, molti lo direbbero.” la mano guantata di Carnival sfiorò la guancia di Astrea “Io anche lo direi, si. E' stata una scelta molto sconsiderata sorellina. Ma sono felice che tu la abbia fatta. Non sono più stata sola, da quando ho incontrato Astrea-che-ha-promesso.”
La ladra alzò un sopracciglio. “Peccato che avresti voluto dissanguarmi quella volta, ma è acqua passata. Vedi piuttosto di stare lontano da Aygarth il più possibile.” Ripensò all’ultima volta che aveva visto il fabbro un anno fa e il sorriso le si spense, l’aveva deluso per avere scelto di difendere la vampira, perché le aveva dato fiducia. Ed era ben consapevole che le cose non sarebbero cambiate anche se il fato ha deciso che le strade dei tre si incrociassero. “Riposiamoci adesso e aspettiamo gli altri.”
“Io non temo Aygarth della Forgia” ringhiò quasi la vampira “Io non temo nessuno" Carnival strinse i pugni...era palese che avrebbe avuto molto altro da dire ma si asteneva per non offendere Astrea, perchè sapeva che il fabbro era suo amico...fosse stato per lei, Aygarth non sarebbe stato più un problema, dalla scorsa notte quando era esanime dopo l'attacco di quelle strane creature che li avevano assaliti, se non prima.
Mentre si rialzavano per tornare verso la catapecchia che avevano eletto a rifugio temporaneo la vampira afferrò Astrea per un braccio “Ascolta, sorella, ascolta” disse a bassa voce come se temesse che ci fosse qualcuno in ascolto dietro agli alberi “Lao ha detto no, non leggere, ma io ho sfogliato ancora il Libro, si, per sapere il destino della mia sorella, per essere certa che lei mai, mai sarà come me.” esitò per un istante “Il Libro mi ha parlato, tu non ti trasformerai, no. Ma poiché ti ho morso, il tuo sangue è corrotto...il veleno scorre nelle tue vene, come nelle mie. Se mai dovessi bere il mio sangue, allora, solo allora la trasformazione sarà completa e tu sarai come me.”
“Mi dispiace” disse la vampira abbassando lo sguardo a terra, dopo che il silenzio si fu prolungato per diversi istanti.

Astrea fece un lungo sospiro. “è una buona notizia.” Rispose con calma. “Io non berrò mai il tuo sangue, per alcun motivo.” Le strinse un braccio con forza. “Carnival, dovrai arrenderti all’eventualità che io possa morire, per una malattia, per un veleno, per una ferita o semplicemente perché il tempo farà il suo corso e tu non potrai fare nulla per impedirlo. Nulla.” La guardò dritta negli occhi.
“Lo so. Ho promesso” rispose la vampira in tono pieno di malinconia mentre si avviava nella stanza più buia della capanna, dove avrebbe potuto finalmente abbandonarsi al suo riposo diurno. In silenzio la vampira si spogliò del mantello che la proteggeva dalla luce solare abbandonandolo in un angolo della stanza.
Indugiò ancora a guardare Astrea, per alcuni lunghi istanti “Mi mancherai” disse alla fine “Sarò sola. Sarò triste. Ma non ti chiedo tanto, oh no, non lo chiedo. Il prezzo è alto, troppo alto e io voglio bene a mia sorella.” Carnival si distese a terra e appoggiò le mani sul petto, il Liber Mortis stretto fra di esse, come sempre
“Sarai qui quando mi sveglierò?” alitò prima di chiudere gli occhi, poi rimase immota nel buio della piccola e sporca stanzetta. Astrea rimase a guardarla a lungo. Sospirando la ladra tornò all'aperto, alla luce solare che era morte per la sua amica..era felice di non avere più dubbi sul suo destino ma il dialogo con la vampira l'aveva comunque rattristata. Era questa la vita eterna che molte persone bramavano? Ai suoi occhi sembrava più una condanna.
Ritornò a sedersi e guardò l’alabarda in silenzio per un minuto, accarezzò l’impugnatura con la mano in cui indossava il guanto borchiato di Aygarth, quell’arma la incuriosiva abbastanza. Arricciò le labbra mentre pensava. Appoggiò la testa al tronco dell’albero e chiuse gli occhi, la sua mente corse rapida a Lao e a quando il vecchio era avvezzo a meditare anche ore in silenzio senza mai distrarsi, il suo maestro le aveva insegnato di farlo. Svuotò la mente e si concentrò soltanto su Zadris, su lei soltanto. Voleva sentirla, voleva percepire la sua essenza e sperava che la sua eccessiva curiosità le fosse perdonata. Ma non passò molto tempo che la stanchezza prendesse il sopravvento e si addormentò tenendo stretta Zadris al petto.

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MessaggioInviato: Mar Giu 01, 2010 10:30 am Rispondi citandoTorna in cima

Procedevano nel folto gia' da diverso tempo, Shrakan spedito e Mentheler piu' lento, quasi zoppicando. Si stavano dirigendo verso la capitale, nella speranza di trovare una locanda, vitto e alloggio.
All'improvviso' un fruscio, poi un grugnito spezzarono la quiete della foresta, e le ormai familiari sagome grige corsero fuori dalla boscaglia. Questa volta erano piu' del solito, in sei.
Shrakan si giro' e sguaino' Niawe’Detar, preparandosi all'inevitabile scontro.
Mentheler indietreggio' di qualche passo,si posiziono' dietro un faggio, e inizio' a mirare alle creature che assalivano il ragazzo. Mirando alla testa ne abbatte' una, prima che due di quelle iniziassero a dirigersi verso di lui. Mentheler, preso dal panico, incocco' una freccia e la scaglio' contro i due in avvicinamento, mancandoli. "Sono troppo veloci" penso' rapidamente Mentheler, estraendo il corto pugnale preso a uno dei banditi. Nonostante sapesse che non gli sarebbe servito a molto, decise che non aveva altra scelta.
Schivo' un fendente di quegli artigli e affondo' il pugnale nella cassa toracica del mostro, con l'unico risultato di perdere l'arma, che rimase conficcata nella creatura, senza che lui se ne preoccupasse.
Shrakan, accortosi del pericolo che correva il compagno di viaggi, stacco' di netto la testa della creatura con cui stava lottando e corse verso l'elfo, piegandosi per dare piu' slancio all'imminente colpo.
La spada trapasso' la nuca del mostro da dietro, uscendo dalla bocca aperta nell'ultimo urlo.
Mentheler si rilasso' vedendo i nemici ritirarsi, senza chiedersene il perche'.
Avanzo' verso l'amico per ringraziarlo dell'aiuto quando si accorse che Shrakan era fermo e non dava segni di vita, il mostro ancora attaccato alla spada. Con un orribile sospetto Mentheler si avvicino' e sposto' la carcassa del mostro. Quello che vide lo sconvolse. Uno degli artigli di quelle creature era conficcato nel torso di Shrakan:uno dei mostri, dopo il colpo inflitto e nella fretta di ritirarsi, l'aveva perso. Il sangue ne usciva a fiotti, e non ci voleva un medico per capire che era una ferita mortale.
Shrakan si accascio' senza un gemito, era morto ancora prima di toccare terra. Senza sapere bene cosa fare, troppo sconvolto per agire, Mentheler si slego' il mantello e ricopri' il volto del giovane con questo, in modo che gli fosse concessa un minimo di dignita'. Con un ultimo saluto alla salma del giovane che, seppur non lo conoscesse bene, gli aveva salvato la vita, si diresse incespicando verso le imponenti mura della grande citta'.

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Dio ha creato il gatto per dare all'uomo il piacere di accarezzare la tigre.
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